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Roma

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Una raccolta di scritti sull'arte di Tommaso Pincio / Le carte del caso T.P., ovvero come si diventa se stessi

Come è ormai d’obbligo in questi casi, devo qui premettere un disclaimer: dei fatti, delle persone, dei luoghi di cui si tratta in Scrissi d’arte di Tommaso Pincio, mio peraltro coetaneo, sono stato testimone e in alcuni casi anche complice. Mai imparziale comunque. Ma se questo potrà rendere al mio punto di vista la sua implicita dose di partigianeria, resta che da questo libro riemergo con una netta sensazione di sorpresa. Ero pronto a una lettura piuttosto conciliante – un’autoantologia di scritti dispersi, dedicati a un ambito, l’arte visiva, tutto sommato tangente al dominio letterario in cui Pincio è oggi saldamente acquartierato (si veda, uscito nel 2015, il più recente suo romanzo, Panorama) – e invece eccomi a riferire di quella che Andrea Cortellessa chiama nel risvolto “un’autobiografia per interposta quadreria”, una narrazione dove l’arte degli altri, scrive Pincio, diventa un’occasione per raccontare se stessi, e, aggiungerei, un tentativo di comprendere il carattere della propria generazione e più in generale quello di una Roma (e di un’Italia) colta a un tornante decisivo della sua vicenda recente.   Alighiero Boetti, Autoritratto (1993)   Ovvero, e solo...

La targa del “Pasticciaccio”

A Milano una ne ricorda la nascita, «nei pressi della casa del Manzoni»; a Firenze un'altra ne ricorda il decennale soggiorno, fra «anni bui» e «scelte amicizie»; ma a quanto mi dicono, nessuna targa è stata posta sull'ultimo domicilio di Gadda in via Blumenstihl 19, nella zona di Monte Mario a Roma: «luogo ameno e salubre», scriveva l'Ingegnere, «presso il manicomio di Nostra Signora della Pietà, che confido abbia pietà anche di me».   Esclusa la tomba al cimitero degli inglesi, per trovare una testimonianza di Gadda nella Capitale non rimane quindi che visitare il luogo dove volle ambientare il suo romanzo più celebre.   Poche settimane fa, durante una visita-lampo a Roma in compagnia di alcuni amici, decidiamo insieme di recarci al “Palazzo degli Ori”. Puntiamo sicuri verso il 219 di via Merulana: ci troviamo davanti un videonoleggio e una copisteria, ma nessuna traccia di lapidi o targhe. Percorriamo la strada in su e giù; qualcuno di noi rispolvera persino sepolte competenze storico-filologiche, ricordando che nella prima versione del...

Miglior film 88ª edizione: Spotlight

La gestazione è durata all'incirca 14 anni. È il tempo che separa l'inchiesta del Boston Globe sui preti pedofili di Boston dall'uscita di Spotlight, film di Tom McCarthy che quell'inchiesta racconta, la cui pubblicazione, avvenuta il 6 gennaio del 2002, innescò una reazione a catena i cui effetti si riverberarono nel resto del mondo fino a lambire piazza San Pietro: centinaia di vittime, infatti, trovarono il coraggio di denunciare gli abusi subiti da sacerdoti cattolici. Il Boston Globe diede loro voce pubblicando, nel corso del 2002, altri 600 articoli sull'argomento. A galla affiorò un sistema fatto di violenza, omertà e corruzione al cui vertice risiedeva il cardinale Bernard Law, uno degli uomini più potenti della Chiesa statunitense. 249 fra preti e frati dell'Arcidiocesi di Boston furono accusati di pedofilia. Mille furono le vittime stimate a Boston, una città grande come Palermo. Law cercò in un primo tempo di arginare la crisi pagando 30 milioni di dollari alle famiglie delle vittime. Ma la maggioranza dei cattolici, secondo un sondaggio promosso dal Boston Globe, criticò il tentativo...

“Com’era nuovo nel sole Monteverde Vecchio”

Ho chiesto a T. di fare una passeggiata con me a Monteverde. L’ultima volta che ci siamo visti è stato a Torino sette mesi fa. Siamo andati a cena in un ristorante vicino alla stazione di Porta Nuova. Il cameriere ci portava le cose e ci diceva: “Grazie”. Noi provavamo a dire “grazie” prima di lui, ma il suo “grazie” era prevaricatore, era un “grazie” che non lasciava scampo. T. è uno scrittore. “Ci torniamo anche quest’anno”. Intende dire nel ristorante vicino a Porta Nuova. Intende dire durante i giorni del Salone del Libro. Lo dice mentre mi indica la strada. Sono passato a prenderlo in macchina a casa sua perché fa freddo e lui abitualmente si muove in motorino. È domenica mattina, e c’è il mercato di Porta Portese, ma T. conosce le scappatoie per raggiungere Monteverde senza restare intrappolati nelle deviazioni del traffico. “Cominciamo da via di Donna Olimpia?” dice, dove i ragazzi di vita di Pasolini passavano i pomeriggi “a giocare al pallone lì sullo spiazzo tra i Grattacieli e il Monte di Splendore, tra centinaia di maschi che...

Il Vangelo di Pippo Delbono

All’inizio, sul palco del Teatro Argentina di Roma ci sono soltanto undici poltroncine foderate di rosso disposte sulla linea del proscenio (due ai lati, le altre nove al centro) e un grande pannello bianco alle loro spalle. Vuote e promettenti, aspettano i corpi che le devono occupare. In avanscoperta entra un uomo elegante, allure da maturo tanguero, che le sistema e le accarezza come un cerimoniere: è Pepe Robledo, uno degli attori storici della Compagnia di Pippo Delbono. Poi gli invitati arrivano, uomini in abiti da sera, donne con mise smaglianti e vistose, pettinature curate e parure di gioielli scintillanti, si siedono e osservano la sala incuriositi, sono tutti perfettamente in parte, anche Nelson Lariccia che, lunghi capelli rossi e un lampo di ironica follia nello sguardo, ricorda Peter O’Toole in un vecchio film che si chiamava La classe dirigente. È una perlustrazione muta e imbarazzante, un vuoto felice prima che irrompa la musica che negli spettacoli di Pippo Delbono sutura ogni intervallo, totalizza ogni durata, drammatizza ogni immagine accrescendone la temperatura drammatica o sgretolandola in un’euforica polvere di stelle....

Balduina, Roma. Che cosa sono venuto a cercare?

Due giorni fa mi ha scritto F.: “Ci vediamo a Belsito. C’è un’edicola, si chiama Lo Strillone, è in viale delle Medaglie d’Oro 429. Non ci sarà nessuno, sarà bellissimo”. F. è la mia guida, è cresciuta fra queste strade, ha insistito affinché ci vedessimo di domenica per fare il giro del quartiere: “A Balduina è una perenne domenica pomeriggio”. Belsito è la zona di piazzale delle Medaglie d’Oro che si affaccia sulle pendici del parco della Vittoria, rientra nella categoria dei toponimi confidenziali (Roma ne è piena: “piazza Quadrata”, “l’Esedra”, “la Rotonda”…), ossia è uno di quei nomi propri di luogo che fanno riferimento ad antiche definizioni sopravvissute al progresso, in genere chi ne fa uso tende a rimarcare la propria appartenenza territoriale. Ma F. non è tipo da “appartenenza territoriale”, il sentimento che prova verso il clima sonnacchioso che ammanta il quartiere è netto: “Qui l’atmosfera è da strage nella bifamiliare”.    ...

I clichés di Balthus

La nuvola Balthus   L’opera di Balthus – il pittore più crudelmente anacronistico del XX secolo – vive di una prodigiosa imbalsamazione. Le adolescenti dei suoi dipinti sembrano provenire da un mondo senza vita, la loro natura esangue non stemperata dalle pose maliziose. Le superfici sono trattate come fossero un affresco, con quell’impasto di olio, calce e caseina steso prima di applicare il colore. Ancora, il conte Balthasar Klossowski de Rola ha avvolto la sua pittura e la sua figura in un alone di mistero creato ad arte, opposto ma complementare all’aura di Andy Warhol: la reclusione del primo e la forsennata esposizione del secondo, il silenzio spocchioso e la fenomenale logorrea, il kimono o la rustica lana e la parrucca o il giubbotto di pelle, il Castello e la Factory e così via. Balthus e Warhol: due artisti abilissimi nel mantenere viva l’equivocità riguardo al senso della loro opera, due maschere dell’arte del XX secolo, due irresistibili “impostori”.       Un’ultima patina è stesa infine dalla letteratura critica: Artaud e Rilke, Pierre Klossowski e...

L'autunno a Parigi

Strano constatare quanto la realtà e la sua crudezza necessitino di risuonare attraverso la memoria per trovare le parole. Cerco di mettere ordine tra i pensieri di questa stagione costellata di cadaveri mentre ascolto in maniera compulsiva “Sign O' the Times”, una canzone di trent'anni fa che parla di AIDS e di ragazzini fatti di crack, di fucili mitragliatori e di bombe atomiche, di destino, di ingiustizia e di speranza. Questione di pochi giorni, poi come al solito va a finire con i Sangue Misto a ripetizione, come se la chiave per uscire da questo labirinto di morte e di follia stesse nascosta in qualche piega degli anni ‘90, in quei concerti improvvisati negli spazi dismessi delle borgate, nei miei viaggi in motorino verso le periferie di Roma alla scoperta di interi universi dei quali, essendo cresciuto al centro della città, non sospettavo nemmeno l'esistenza.    Réamur - Sébastopol, Paris 2013   E dunque, di nuovo a parlare dei fatti propri? Ancora in prima fila a dire "c'ero anch'io"? Va bene, la nostra civiltà sta declinando verso un delirio di egotismo; va bene...

Visita a Testaccio

Tempo fa, a Testaccio, mentre languivo in macchina alle pendici del monte dei Cocci, passò una carrozza trainata da un cavallo, e udii la voce del cocchiere che borbottava: “Daje che nella prossima vita io so’ er cavallo e tu er vetturino”. Il cavallo era schiantato dalla calura, e in quel momento il pungolo del padrone dev’essergli sembrato l’unico conforto. Per tratteggiare con una battuta una scena che si svolge in un’era futura di reincarnazione, dove cavallo e vetturino si scambiano i ruoli in una forma di compensazione delle fatiche terrene, ci vuole un dialogo delicato, una teatralità tutta romanesca, nutrita da scherno, affetto e sapienza popolare. La romanità in questo è molto simile alla napoletanità, con una sola, sostanziale differenza: il teatro della romanità non prevede un pubblico. E in effetti il cocchiere testaccino pronunciò la sua battuta dal sedile della botticella da cui non poteva vedere me, che me ne stavo rinchiuso in macchina, e insomma, a eccezione di me e del cavallo, nessuna creatura vivente era in grado di assistere alla commedia, il che depone a favore della sua...

Storia di un elemento architettonico / Architettura del baldacchino

Che cos’è un baldacchino? L’etimologia del nome è di quelle capaci di farci compiere un giro del mondo (o quantomeno, di una bella porzione di esso) in una sola parola. Baldacchino deriva da Baldac, o Baldacco, che in origine indicava una stoffa proveniente da Baghdad, uno dei principali centri di produzione della seta e di altri tessuti preziosi del mondo antico. Ed era appunto un pezzo di stoffa quadrato, sostenuto da quattro aste di legno, a costituire la forma originaria del baldacchino. A che cosa questo servisse è abbastanza evidente: si trattava di un riparo, qualcosa come una tenda trasportabile sotto la quale avere un provvisorio ricovero. Il baldacchino, dunque, era un soffitto portatile, una protezione più vasta di un ombrello e soprattutto dotata di un ben maggiore valore simbolico. Chi stava sotto un baldacchino aveva e insieme assumeva una speciale dignità e importanza, al pari di chi – nell’iconografia tradizionale, a tutte le latitudini – stava seduto in confronto a chi stava in piedi. E non è un caso che spesso le due condizioni si trovassero unificate.  Da sinistra: Barca sacra egizia, Tomba di Sennefer, XVIII dinastia Sheikh Abd el-Qurna; Taddeo...

L'Expo e il giubileo

L'Expo e il Giubileo non sono la stessa cosa, anzi. L'Expo (o esposizione internazionale) è un evento promozionale a carattere economico-politico, costituito allo scopo di mettere in vetrina alcuni aspetti culturali, scientifici e tecnologici raggiunti dall'epoca che tale esposizione organizza, finanzia e presenta. Si svolge a partire dal 1851 in luoghi diversi, assegnati in virtù di una specie di concorso. L'esposizione del 2015 si è svolta a Milano e ha celebrato questioni di nutrizione e alimentazione. Il giubileo è invece un evento religioso, concernente la comunità dei credenti della chiesa cattolica coi suoi funzionari, che si svolge dal 1300 sempre nello stesso posto, a Roma, cui non partecipano rappresentanze di diversi paesi e che poco ha a che fare con la società civile e la democrazia secolare. È un'occasione di pellegrinaggio nel luogo santo di una religione monoteista (la cattolica «romana», appunto) e serve a purificare l'anima dai peccati. È una festa anche, ma di questo in seguito. Date tali eclatanti diversità delle due realtà, non si capisce bene in base a...

Indelebile Alberto Sordi

La targa, per una casa che non c’è più, si trova in via di San Cosimato a Roma. Proprio di fronte all’edificio demolito, dato che il palazzo che ne ha preso il posto è un’enorme costruzione d’epoca fascista di proprietà del Vaticano, che gode della extraterritorialità. Perciò la lapide che ricorda la nascita di Alberto Sordi (15 giugno 1920) è sulla casupola trasteverina proprio sopra a un cartello di pubbliche affissioni e una cassetta che custodisce verosimilmente contatori del gas o dell’acqua. Ma che importa, Sordi è Sordi, per quanto le vicende delle sue abitazioni non siano così semplici: sui giornali di questa settimana imperversa la questione annosa della sua villa in via Druso e della contesa eredità, con tanto di truffa della domestica e dei soldi ricevuti alla morte dell’attore. Sordi e le truffe? Quanti personaggi al limite dell’illegalità, della cialtroneria, dell’inganno e della menzogna ci sono nella galleria dei suoi ritratti degli italiani? La vigliaccheria sembra uno dei dati comuni a molte delle sue maschere. La targa posta dal Municipio (...

Lungo la Via Traiana

Anno 109 d.C., Calende di giugno       Il cavallo si impennò. Se Quinto Pompeo Falco[1] non fosse stato un cavallerizzo provetto, lo avrebbe di sicuro disarcionato. «Buono, buono» gli mormorò accarezzandogli la folta criniera nera lucente. Il magistrato era uscito in ricognizione lungo la strada, fortemente voluta dall’imperatore Traiano, che si stava costruendo per collegare Benevento a Brindisi con un tracciato perfettamente rettilineo in grado di dimezzare i tempi di percorrenza richiesti dalla Via Appia, più lunga e più tortuosa. Per ora ne erano state messe in cantiere due sole tratte, quella che da Benevento arrivava ai Monti della Daunia e quella che da lì si dipartiva per raggiungere Aecae[2]. Ma i lavori fervevano.     Quinto Pompeo era a Benevento da due sole settimane e già non vedeva l’ora di ritornarsene a Roma: la vita di provincia lo annoiava. Si era imbarcato a Miseno e il suo naviglio, solcato un breve tratto di mare, aveva imboccato il fiume Volturno alla sua foce, navigandolo poi controcorrente sino a poche miglia dal capoluogo sannita, dove, deviato per il suo...

Declinazioni del presente

Il presente, il tema affrontato quest'anno da Fotografia - Festival Internazionale di Roma, ha il duplice merito di trattare una caratteristica specifica del medium fotografico e di riflettere su una dimensione temporale che oggi si è dilatata fino a riempire tutto il nostro spazio esistenziale. I dilemmi sociali di quest'epoca, dilaniata fra la problematica di un pianeta al collasso naturale da una parte e le crisi politico-culturali dall'altra, assegnano al futuro una connotazione fortemente precaria: non rimane che il presente in cui rifugiarsi, lenendo con un numero enorme di possibili gratificazioni immediate – offerte in buona parte dalla rete virtuale – l'angoscia di poter creare progetti stabili per il domani.   Sabrina Ragucci e Giorgio Falco, Trenta novembre   La fotografia si costituisce come cristallizzazione del presente: ogni immagine, prima di essere un segno del passato, è una rappresentazione di un “adesso” che si è mantenuto identico arrivando a noi senza mai evolversi, se non unicamente sul piano linguistico e non visivo della sua interpretazione. In virtù dello stato eternamente...

Nostalgia

Nel Quarticciolo, ex-borgata romana, ex-estrema periferia, ex tutto, mancano anche le latterie, quelle con le diacce luci al neon. Però in quel luogo disperato vive una specie di mondo del futuro, civile sul serio. No, non si tratta qui della vecchia mitologia delle borgate: il mondo del futuro civile è piccolo e sta rinchiuso nella scuola “Benedetto Croce”, dove c’è dentro una strana Preside bella e allampanata, e forse un po’ malata, giovane e magra, molto ma molto pallida. È lei che ha chiesto che venisse un ebreo per raccontare ai suoi bambini le antiche tragedie “micenee” della prima metà del secolo scorso. Ed eccomi qua, al Quarticciolo, ancora una volta a fare da capra, “una capra dal viso semita…” perché quei bambini sentano “querelarsi ogni altro male, /ogni altra vita”… (Umberto Saba, “La capra”. Da “Il Canzoniere” ed. Einaudi, 1957).   Nelle campagne d’una volta, quando bussava il povero, e bussava in un certo modo convenuto e nell’ora prestabilita, la contadina avvolgeva il pane secco nel grembiule, non lo faceva...

Transformers

Per il secondo anno consecutivo, doppiozero organizza a Roma un ciclo di incontri in collaborazione con il MAXXI - Museo delle Arti del XXI secolo. Il ciclo Potenziali di trasformazione chiama critici, studiosi, artisti a riflettere insieme su come la rete sia capace oggi di offrire nuove opportunità alla creazione letteraria e artistica, di produrre nuovi luoghi di partecipazione, critica e commento, esplorando le diverse forme di scrittura che rigenerano e trasformano lo sguardo sul mondo contemporaneo.   In occasione del primo apppuntamento, Come si diventa indipendenti (oggi pomeriggio alle 18 presso la Galleria 3 del MAXXI), pubblichiamo un estratto dal testo di Hou Hanru pubblicato nel catalogo Transformers, edito da Corraini Edizioni, che ci è stato gentilmente concesso.   Didier Faustino, Body in Transit     La nostra epoca è piena di cambiamenti, addirittura mutazioni. Non solo la nostra percezione del mondo si sta spostando dalla “realtà analogica” alla “realtà virtuale”, ma il mondo reale in cui viviamo si sta rapidamente trasformando in una nuova realtà, in cui...

Dalla Regola alla sregolatezza

Sono rimasto molto colpito della vicenda, di cui parlano tutti i giornali, relativa all'ex-abate di Montecassino, che ho conosciuto e intervistato quando stavo scrivendo Sulle strade del silenzio, e di cui sono stato ospite quando reggeva quel monastero. L’ex-abate è indagato per aver sottratto all’abbazia, dalla quale millecinquecento anni fa si è diffusa nell’Occidente la Regola benedettina, mezzo milione di euro destinati ai poveri e alle opere di culto. Ora si scopre che ha sperperato somme folli in incontri e festini gay, da Roma a Berlino, nei quali era la star.   Mi sembra un'immagine assolutamente vertiginosa, adeguata ai tempi assai interessanti che stiamo attraversando, quella che vede l'abate di Montecassino, tra un incontro col papa Benedetto XVI che visita il monastero e il governo della più prestigiosa comunità monastica occidentale, farsi star delle "dark room" berlinesi, cercare giovanotti nelle chat e portarli nei club e ristoranti più sibaritici di Roma. La vicenda mi conferma nella certezza assoluta che, più che rincorrere plot fantastici, bisogna raccontare la realt...

Papartheid?

Mi chiedo se la notizia sia arrivata via fax. Gentili anime del Limbo, vi comunichiamo che la vostra dimora sarà evacuata definitivamente. Tutti coloro che vi risiedono dovranno pertanto trasferirsi in un nuovo alloggio, la cui ubicazione vi verrà indicata a breve. Si prega di mantenere la calma e di prepararsi ordinatamente al trasferimento. Immagino la commistione di euforia e panico che si è diffusa tra le anime coinvolte. E poi, l’abolizione del Limbo, decretata da Papa Benedetto XVI nel 2007, non ha significato solo un cambio di residenza per miliardi di anime, ma anche la cancellazione di un’intera dimensione spazio temporale. Cosa c’è ora al posto del Limbo? Un deserto? Un buco nero? Per un sistema ideologico che si basa sui dogmi, cioè principi non soggetti a discussione, è stata sicuramente una mossa audace. A questo punto, mi sorge spontanea una domanda. Se è possibile mettere mano sulla conformazione dell’Al di là, ristrutturando nei fatti un progetto originale firmato dal sommo architetto, Dio l’Onnipotente, come mai è così difficile per la Chiesa Cattolica cambiare...

Ti scrivo. Dal paese di Silvio D'Arzo

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle.   Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al...

Ti scrivo. Uomini di uomini

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Interviste, lettere e poesie. Oggi proseguiamo con la seconda: lettere che scrittori e saggisti indirizzano a Pier Paolo Pasolini, come se lui potesse leggerle. Apriremo questa sezione agli interventi dei lettori: potranno scrivere a loro volta delle missive (massimo 5000 battute) indirizzate al poeta e scrittore, la redazione vaglierà quali pubblicare sul sito di...

Piccola nota su Claudio Caligari seguita alla visione di Non essere cattivo

Francesco Demichelis, Isola Sacra, Fiumicino, 2006   Una brezza marina scivola lieve verso il quartiere Prati: ha un che di dolce e di salmastro, e si muove con l'allegria e la leggerezza delle promesse mantenute. Dalle baracche dell'Isola Sacra e dalle macerie dell'Idroscalo, risale il gioco misterioso delle anse del Tevere fino al viadotto della Magliana, dove si intrufola in città. Scavalcato il ponte del Gasometro, lambisce l'Isola Tiberina e pare dissolversi, per qualche istante, tra il colonnato di Piazza San Pietro, per riprendere corpo proprio sotto ai nostri nasi, messi in fila davanti al cinema di Viale Giulio Cesare. Io la sento quando arriva e subito la riconosco, ma non mi volto a cercarne l'origine con lo sguardo: mi capitasse di vedere il mare, magari poi ne seguirebbero i pensieri. Ritrovo qui Claudio Caligari, in un'umida sera di fine estate, poco distante dal luogo in cui sentii parlare di lui per la prima volta. Claudio Caligari: e chi cazzo sei, chi te conosce? pensavo io, pischelletto, tra le panchine dei giardinetti della Mole Adriana. Era l'Estate Romana e il ruolo del mattatore quella sera lo giocava Nanni...

Chichita Calvino. L'altra metà di Italo

Chichita Calvino è un'opera d'arte vivente. Si può stare a sentirla per ore, come ipnotizzati davanti al getto inesauribile di una cascata. Ma è un'opera d'arte di tipo particolare: di quelle che cambiano ogni giorno e non puoi sperare di portarti via impacchettata. Non puoi sperare di fermarne il flusso continuo, appendendola a una qualche parete della tua testa o della tua casa.   Quanto sia disperante per noi questa particolare forma d'arte, quanto lontana dalla nostra cultura e dalla nostra mente, ci vuole poco a capirlo. Basta andare una volta nel suo appartamento in Campo Marzio, a due passi da Montecitorio a Roma. Salire le scale, entrare nella casa che lei e il marito comprarono all’inizio degli anni Ottanta, sedersi vicino a questa donna argentina nata a Buenos Aires nel 1925 e cominciare ad ascoltarla. Poi raccogliere le proprie cose, quando è l'ora del congedo, uscendo beati nel crepuscolo romano. Beati e disperati.   Di non aver preso carta e penna, di non aver portato un computer, un registratore, fermato un'immagine, una scena, una frase. Di aver perso tutto questo ben di Dio. Ti viene l'...

Short Theatre: riti di sacrificio

Dicono che quando era ormai entrato nel cono d’ombra della sua demenza precoce, Vaslav Nijinsky venisse portato a vedere i Ballets Russes e non riconoscesse nulla di quello che accadeva sulla scena. Ora, chi è e che ci fa sul palcoscenico della Sagra della primavera un’anziana signora che con compiaciuta sciattezza si trascina appresso un aspirapolvere come se tirasse un cagnolino riluttante?     She She Pop: i fantasmi delle madri   È forse se stessa in quella fiera dell’equivoco realistico che ormai sono diventati i nostri teatri, epifenomeni del tardo reality televisivo? A dire il vero no: il suo corpo per cominciare non sta esattamente sul palco, non tocca terra, è sospeso a qualche centimetro dal suolo, proiettato su quattro lenzuoli che scendono dal soffito e che all’inizio, prima di rivelare la loro funzione di schermi, sembravano soltanto quattro lunghi arazzi che le luci dipingevano di sgargianti colori piatti. Se la sua immagine digitale ci appare così vivida da scambiarla nel ricordo per una figura reale, come talvolta accade con i trompe-l’oeil della pittura iperrealista, un po’...

David LaChapelle. Dopo il Diluvio

Celebrating di Veronica Vituzzi   La fine di una civiltà porta sempre con sé un cumulo di macerie, cadaveri, rovine semi carbonizzate di un'epoca colma di corpi e oggetti. Dopo il Diluvio, retrospettiva sul lavoro di David LaChapelle in mostra fino al 13 settembre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, cattura in immagini il crollo fantasticato della nostra cultura ipermediatica e lo racconta secondo quello che a prima vista potrebbe essere considerato il canone estetico più diffuso del nostro tempo, ovvero quello di una società dello spettacolo estremamente fotoritoccata. La trasposizione nel contesto del presente di un'icona o un topos narrativo sedimentati nella coscienza culturale è un evento necessario per estrapolare dal passato quei dati emotivi o concettuali che continuano ad agire dentro l'essere umano; e la morte di una civiltà presuppone, ben più degli specifici decessi biologici, la fine delle idee, dei pensieri, e soprattutto della capacità di immaginazione di un popolo, lasciando solo i resti dei prodotti culturali da esso realizzati. In Il diluvio, David LaChapelle descrive la distruzione...