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Scandinavia

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Statistiche invidiose e suicidi scandinavi

1. Ha colpito il fatto che i paesi europei a cui tende la valanga di profughi dall’Asia e dall’Africa sono in effetti soprattutto la Germania e la Svezia. E questo non solo perché la Svezia è un paese particolarmente accogliente, ma anche perché è considerato – non a torto – uno dei paesi europei in cui è meglio vivere (clima a parte, forse). In certi paesi, come la Francia, xenofobi a parte, ci si è chiesti preoccupati perché i profughi non puntino più sui paesi famosi per dare asilo: “Ma allora, la Francia non attrae più nessuno!” si chiedono sconsolati.   Parlando di questo con amici, alcuni paiono perplessi e mi dicono “…ma in Svezia hanno un alto tasso di suicidi.” Sono decenni che, quando capita di parlare di paesi scandinavi, sento questo refrain, in pratica un riflesso pavloviano: se si accende la luce rossa “Scandinavia” – e soprattutto “Svezia” – allora nell’italiano o italiana con cui parlo spesso si produrrà una salivazione che darà “Alto Tasso di Suicidi”. Che gli Scandinavi...

Alexander Masters. Un genio nello scantinato

Come è possibile scrivere la biografia di una persona che «si rifiuta di parlare […] non ha ricordi d’infanzia […], non è portato per gli aneddoti, non è interessato a analizzare le sue capacità, il suo stile di vita o le sue relazioni con le persone e lavora su un argomento di importanza cosmica che nessuno capisce tranne lui»?   Alexander Masters, che già si era cimentato in una biografia sui generis con il suo primo libro Stuart: A Life Backwards, ci riesce con successo in Un genio nello scantinato. Biografia di un uomo felice (Traduzione di Andrew Tanzi). L’“uomo felice” è Simon Norton, matematico brillante, già bambino prodigio che a soli tre anni si dilettava con calcoli vertiginosi e totalizzava 185 punti nel test del quoziente intellettivo (140 punti sono in genere sufficienti ad essere considerato un genio). Dopo trent’anni di strabilianti successi scolastici e accademici, nel 1985, Norton perde all’improvviso il posto di ricerca all’Università di Cambridge, in seguito a un tracollo nervoso scatenato, si racconta, dal primo errore di...

Ceneri e lapilli: o del Lapo Pensiero

Dopo tante interviste e dichiarazioni, gli appassionati e gli estimatori non devono più passare in rassegna i fashion blog per avere il lapo-pensiero, ora esso è comodamente racchiuso in un volume. Eccolo qui: il formato è quello di un diario degli anni ’70, con le figurine da aggiungere, in forma di contenuti da aggiungere. La scrittura, firmata insieme a Michela Gattermayer, reca come etichetta: Le regole del mio stile. Ogni particolare è studiato, come i bottoni di sartoria che differenziano immediatamente lo smoking di panno verde che indossa il protagonista di questa avventura nel mondo del dettaglio. Le pagine, infatti, sono alla giapponese, vanno dal fondo verso l’inizio, scandendo immancabili appuntamenti.     I primi titoli sono dedicati senz’altro agli indirizzi immancabili: le pagine 2-6, spiegano al futuro dandy (ops, scordavo: l’autore odia essere definito con questa parola), dove recarsi a mangiare, a fare shopping, e perché no anche a vedere qualche museo, che male non fa. Immancabile anche la sezione onomastica, che indica la lapocentricità dell’universo, attraverso una...