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Spagna

(31 risultati)

Cartolina da Madrid / Le ferite della Spagna

Di ritorno da una breve vacanza a Madrid, propongo ai viaggiatori curiosi di storia contemporanea un itinerario in tre tappe nella memoria spagnola recente. Prima tappa: Istituto Cervantes, Calle Alcalà 49. Nella sala all’ingresso del massiccio edificio, che ospita fino al 14 gennaio la mostra “Como se imprime un libro. Grafistas e impresores a Buenos Aires 1936-1950” dedicata al meraviglioso lavoro grafico e fotografico di Attilio Rossi, Horacio Coppola e Grete Stern, è possibile accedere a un’altra esposizione, “Imprentas de la patria perdida”, aperta fino al primo febbraio. Vi si racconta la storia poco conosciuta delle iniziative editoriali e culturali messe in piedi a Tolosa dalla comunità dei repubblicani sconfitti nella guerra civile. Era il febbraio del ’39, 450000 ex combattenti per lo più anarchici con figli e mogli a seguito avevano fortunosamente attraversato i Pirenei ed erano stati accolti nel sudovest della Francia (molti in realtà furono internati a Le Vernet e a Gurs). A Tolosa, diventata la ‘capital del exilio’, avevano costruito una rete di scuole, pubblicato riviste, album fotografici, raccolte di poesie e racconti, fondato biblioteche, organizzato...

Un inedito / Rafael Alberti: marinaio a terra

La terza edizione di Cremonaletteratura sarà interamente dedicata ad Antonio Tabucchi, e si  terrà sabato 27 e domenica 28 ottobre presso l’Archivio di Stato di Cremona dalle ore 16 alle ore 19,30 (a cura di Giovanni Catelli e del Lyceum Club Internazionale).   Una grande testa con una bianca criniera leonina, corpulento, il sorriso largo e un po’ stereotipato alla Vittorio de Sica, cordiale, estroverso, la voce forte: Rafael Alberti me lo ricordo così, quando lo conobbi in quella sua casa di Trastevere che era a metà fra lo studio del bohémien, il salotto intellettuale e il rifugio del poeta in esilio. Era la fine degli anni Sessanta, non ricordo esattamente l’anno, Franco sembrava non dovesse morire più (e infatti lo tennero ancora abbastanza in vita quando era già morto davvero), e il ritorno nella Spagna fascista forse era ormai per Alberti un sogno già abbandonato. Me lo fece conoscere Murilo Mendes, a suo modo un altro esule, anche se il suo era un esilio obliquo e reticente, una scelta più che una costrizione, e che principalmente non aveva alle spalle il trauma di una guerra civile, della scelta delle armi, della persecuzione poliziesca. Alberti e Murilo Mendes...

Barcellona / Il monaco Gaudí

Il monaco Gaudí vive nel cuore di Barcellona, a Parc Güell. Mi è presto chiaro che ho scelto il periodo peggiore dell’anno per rendergli omaggio. Da quando Barcellona non è più una città, ma una marca, la solcano torme di turisti mezzi nudi, con la musica sparata da casse bluetooth, sudati e famelici di vedere i luoghi-che-devono-essere-visitati. Sembrano perennemente in cerca di luoghi da sbranare e divorare. Quei luoghi puntualmente coincidono con i consigli delle guide turistiche in tutte le lingue del mondo. Li trovi ovunque, torvi e rumorosi, ridanciani e spaesati, in coda per mangiare o per il bagno, o che più semplicemente la fanno qua e là nei giardinetti pubblici. Hai voglia di fare il monaco qui, Gaudí. Per un numero sempre maggiore di città il turismo oggi è la disgrazia in senso assoluto: il cancro che le divora, la fabbrica che le mortifica, l’apocalisse che le impoverisce, come non riuscivano a fare nemmeno le cavallette bibliche con i campi coltivati. Poco importa che l’apocalisse abbia oggi nomi ariosi come appunto Airbnb: i locali non vi trovano tetto sotto cui vivere perché tutto si è ormai bed-and-breakfastizzato (vedi Venezia, summa di questo processo mondiale...

Amore e incomunicabilità / Javier Marías, Berta Isla

“Noi siamo come il narratore in terza persona di un romanzo […] È lui che decide e racconta, ma nessuno può interpellarlo né mettere in dubbio quello che dice”. A parlare è Mr Tupra, misterioso agente dei servizi di sicurezza inglesi, mentre tenta di arruolare il giovane Tomás Nevinson, il protagonista maschile di questa storia.  La storia di cui si parla è quella narrata nell’ultimo romanzo di Javier Marías, Berta Isla (Einaudi, traduzione di Maria Nicola, p. 488, € 22,00).  Tom è per metà spagnolo e per metà inglese. È fidanzato con Berta dall’età di quattordici anni, ma entrambi non sono arrivati vergini al matrimonio. Entrambi hanno consumato la loro prima volta all’oscuro dell’altro: Berta con un banderillero dalla vischiosa sensualità conosciuto a Madrid, nel 1969, durante una contestazione studentesca; Tom, studente a Oxford, con la commessa di una libreria dell’usato a sua volta fidanzata con un uomo politico di Londra.   I due tradimenti si pongono all’origine della relazione tra Berta e Tom, sono gli eventi primordiali che segnano inesorabilmente il loro futuro matrimoniale. Un futuro che si fonderà sul silenzio, sul riserbo che sconfina apertamente nel...

5 giugno 1927 - 5 giugno 2017 / Emilio Tadini, Picasso. L’immortale da vivo

La generazione degli anni difficili è il titolo di un volume del 1962 in cui Ettore Albertoni, Ezio Antonini e Renato Palmieri raccolgono i testi di un’inchiesta condotta tra il 1959 e il 1960 per la rivista «Il Paradosso». L’inchiesta era mossa dalla necessità di comprendere le scelte e le posizioni di fronte alla Storia da parte di «coloro che l’ultima guerra sorprese […] nell’età dei primi ripensamenti e delle maturazioni giovanili», e che alla fine degli anni Cinquanta si presentavano, volenti o nolenti, come «la spina dorsale della nazione». È la cosiddetta “generazione di mezzo” di cui fanno parte Italo Calvino, Oreste del Buono, Rossana Rossanda, Franco Fortini o Fulvio Papi: intellettuali nati negli anni Venti, che alla chiamata della Storia hanno risposto non con il ragionamento e la volontà di una scelta politica matura, ma sulla spinta degli “astratti furori” di gioventù. E alla fine della guerra si ritrovano troppo grandi per demandare ai fratelli maggiori le responsabilità della ricostruzione, ma anche troppo giovani per incaricarsi senza tentennamenti di tracciare la rotta per le generazioni a venire. Sono intellettuali che vivono con profonda sofferenza l’urgenza di...

La libertà deve essere nell’uguaglianza / Scrittore o intellettuale? Intervista a Javier Cercas

Javier Cercas ha appena pubblicato Il sovrano delle ombre (Guanda), tradotto ottimamente da Bruno Arpaia,  romanzo dedicato a Manuel Mena, un giovane spagnolo  morto diciannovenne nella battaglia dell’Ebro durante la guerra civile il 21 settembre 1938. Era lo zio della madre, un falangista che combatteva nelle file dell’esercito di Francisco Franco. Manuel, come Javier, era nato a Ibahrnando, un piccolo paese dell’Estremadura, regione poverissima della Spagna, da cui lo scrittore se n’è andato da bambino per trasferirsi con i genitori a Gerona. Si tratta di una vera e propria inchiesta storica, la ricostruzione della vita di questo giovanotto che ha combattuto dalla parte sbagliata della storia, e si è immolato per valori come la Patria, la famiglia, la solidarietà. Cercas ha posto sotto il titolo del suo libro la parola “romanzo”. Ed è davvero un romanzo, nei modi e nello stile che lo scrittore spagnolo ci ha resi consueti con Anatomia di un istante, dedicato al fallito colpo di stato del colonnello Tejero, un capolavoro, e L’impostore, romanzo dedicato alla figura di Enric Marco, un uomo che si è finto deportato in un campo nazista ed è diventato uno dei...

La sottomissione dell'apparire all'essere / Gli inganni della trasparenza

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la trasparenza sia la retorica dominante di questo primo scorcio di Nuovo Millennio. Numerosi gli studi che hanno affrontato tale questione, pressoché infiniti gli esempi offerti dalla quotidianità politica e cronachistica a sostegno di questa tesi. Parlamento come casa di vetro, riunioni in streaming, accesso diretto ai dati, quantificazione compulsiva delle informazioni, imprescindibili esigenze confessionali: ecco un piccolo ventaglio della mania di trasparenza che irrora i discorsi sociali. Ma questa visibilità virtualmente illimitata non rischia di essere anche una trappola, come ammoniva Michel Foucault più di quarant'anni fa nella pagine di Sorvegliare e punire? Il filtro invisibile della perfetta trasparenza, denegando la sua stessa presenza, non finisce per essere nient'altro che un trompe-l'oeil, inganno insieme sensoriale e cognitivo?   Laurent Grasso, Visibility is a Trap, 2012.    Questi pensieri si rincorrono mentre sfoglio le pagine che compongono La trasparenza inganna (Luca Sossella Edizioni, 2015), una raccolta di interventi curati da Maria Albergamo, corredati da un interessante apparato iconografico che...

Autobiografia e fumetti. Una conversazione / Paco Roca. Memoria in vignette

L'ultimo graphic novel dello spagnolo Paco Roca s'intitola La casa ed da poco uscito nelle librerie italiane per i tipi di Tunué. Un libro estremamente personale, nel quale Roca ha deciso di affrontare un momento difficile e importante della propria vita e riflettere, come spesso accade nel suo lavoro, sullo scorrere del tempo e sul ruolo imprescindibile della memoria e del suo esercizio. La casa narra l'elaborazione di un lutto: tre fratelli si ritrovano nella vecchia casa delle vacanze di famiglia. Venuto a mancare il padre, quell'insieme di mobili e cianfrusaglie racchiuse fra quattro mura sembrano sulle prime un fardello di cui sbarazzarsi il più presto possibile. Ma saranno proprio quegli oggetti e lo spazio delimitato dai muri di cinta della casa a riattivare in ciascuno dei protagonisti ricordi a lungo sopiti. La dimensione fisica del libro non è casuale. Contrariamente a tutti i suoi lavori precedenti, quest'ultimo fumetto di Roca ha uno sviluppo orizzontale della pagina. Una foggia questa che non può non ricordare quella di un vecchio album di foto di famiglia, dove le vignette si susseguono come tante immagini che segnano i momenti importanti della vita di un gruppo...

Campagne a colori

Nonostante l’Unione Europea dedichi attraverso la Politica Agricola Comune il 40% del proprio budget per promuovere lo sviluppo rurale e mantenere la popolazione nelle campagne, l’agricoltura e il mondo rurale in Europa soffrono da decenni un importante fenomeno di declino, invecchiamento e abbandono. Il fenomeno è paradossalmente più grave nei paesi dell’Europa mediterranea, per i quali il cibo e il paesaggio rappresentano due pilastri importanti della cultura e dell’economia locali (si pensi all’importanza che hanno per il turismo).   Un elemento chiave che ha permesso di limitare lo spopolamento delle campagne e del lavoro agricolo è stata l'immigrazione da altri paesi, e oggi gli stranieri, legali ed illegali, rappresentano una porzione sempre più importante della popolazione rurale. Queste tendenze sembrano destinate ad aumentare, per questioni demografiche e congiunturali. La popolazione immigrata nelle aree rurali ha infatti proporzioni in età attiva e tassi di fertilità che sono superiori alla media della popolazione residente. Durante la crisi economica molti stranieri che hanno perso il...

Perchè Podemos

Un giorno a metà febbraio 1982, sicuramente di sabato o di domenica, siamo andati con amici a visitare, la fiera d’arte contemporanea ARCO di Madrid, poi consolidatasi e cresciuta sino ai nostri giorni. Promossa da Juana de Aizpuru, una gallerista molto innovativa, ARCO nasceva come la prima uscita dell’arte spagnola sul piano internazionale, in chiara lotta contro il localismo. A solo sette anni dalla morte di Franco, sentire la parola ‘internazionale’ suscitava in noi forti aspettative. In effetti, in quei giorni, e in parallelo alla fiera, sono venuti per discutere sulla “rottura del dopoguerra spagnolo” diversi critici, galleristi e artisti stranieri: tra gli altri, Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva, Lucio Amelio, Rudi Fuchs, direttore quell’anno di Documenta di Kassel, Marcelin Pleynet, che da vent’anni si occupava di Tel Quel, e il catalano esiliato e appena ritornato Alexandre Cilici Pellicer. Un importante salto culturale, che va valutato insieme all’entusiasmo provato alla vigilia delle elezioni generali che avrebbero portato la sinistra al governo dopo più di quarant’anni. Sentivamo l’...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Indipendenza per la Catalogna?

Già dal primo viaggio a Barcellona un madrileno capisce che è giunto in un’altra cultura. Era come trovarsi in Francia – ho pensato la prima volta che ci sono andata, nei primi anni settanta, camminando per i grandi viali della capitale catalana in un’atmosfera tutta europea – una città con dimensioni di apertura a un mondo che non solo dava sul mare e riportava a un ricco medievo, ma anche ricca di scrittori in una lingua brillante, dove l’urbanistica del Piano Cerdà mostrava un modello accogliente e egualitario di città, con architetture liberty e interventi di contemporaneità davvero notevoli. Poi c’era il grande Miró e, per la prima volta, tanti Picasso. Un altro mondo.     Era un altro mondo anche nella vita quotidiana, abitudini diverse, diversi orari, diversi negozi. Un esempio banale: a Madrid si erano appena inaugurati con grande successo ben 5 o 6 VIPS, locali del tipo drugstore che rimanevano aperti fino alle tre di notte con ristorante cafetería dove prendere anche uno spuntino, una rifornita libreria con una sezione non trascurabile di saldi di piccoli...

Momenti fatali a Madrid

 È da qualche tempo che andando per librerie si trova sul banco delle novità una grande abbondanza di riedizioni di Stefan Zweig. Corredate dalle fascette rosse con la scritta 12ª edizione, 7ª edizione, 5ª edizione, se si va a cercare l’anno di stampa, si legge 2011, 2012, 2013. Mi faceva pigrizia in questi momenti riprendere i titoli abbandonati sugli scaffali delle case dei genitori, di quando eravamo adolescenti e cercavamo invece i nostri autori e ci rifiutavamo di leggere i loro autori dei nostri, o quelli dei nonni. Ma presa dalla curiosità, e superato il sospetto che queste “novità” si dovessero solo all’opportunismo editoriale di evitare il pagamento dei diritti una volta superato il periodo legale dopo la morte di un autore, sono andata – non senza la dovuta nostalgia – a cercare tra i vecchi libri della vecchia casa.     Leggere per ore senza uscire di casa è una scelta che assume sempre più forza da tanto tempo, qui da noi, e poi in questi giorni non è bello andare in giro per le strade del centro, dove il pattume dilaga per mancanza di una...

Parigi: la Valise Mexicaine e Manifesto

Quando Lucio Fontana squarciò il teatro della tela aprì nuove dimensioni. Dentro a quei tagli c’erano cose nuove, come delle intimità ancora inedite che potevano finalmente sprigionarsi, uscire alla luce. Ma anche il fuori poteva entrare da quei nuovi pertugi a esplorare qualcosa di sconosciuto. Viene effettivamente da collegare l’operazione di Fontana all’extime lacaniano, quel luogo dove interno ed esterno si rimandano l’un l’altro.     Camminando per Parigi pochi giorni fa, ho avuto la precisa sensazione di stare ficcando la testa dentro a uno di quei tagli, il fuori entrava in un dentro che poi sarebbe uscito con me. Davanti al Musée d’art et d’histoire du Judaisme c’era la locandina, ben visibile ma per nulla altisonante, della mostra ospitata al suo interno La Valise Mexicaine - Les négatifs retrouvés de la guerre civile espagnole, organizzata dall’International Center of Photography di New York, fino al 30 giugno.       4500 foto mai viste sulla guerra civile spagnola, materiali inediti a lungo celati in una valigia e rinvenuti in...

Note dall’Andalusia

Trentuno luglio, mattina presto. Sbarcato a Siviglia con la famiglia, mi propongo di trascorrere due settimane in Andalusia. La macchina noleggiata è una Polo che profuma di nuovo. La meta è Cadice, dove la mia figlia più giovane è impegnata in uno stage di cinque settimane presso un gigantesco albergo a quattro stelle. Ho in mente di completare il tour delle coste atlantiche europee, che negli anni ho percorso dalla Normandia ai Paesi Baschi, dalla Galizia all’Algarve. Nella valigia ho messo La verità di Agamennone, raccolta di articoli di Javier Cercas uscita da poco; un vecchio romanzo di Paco Ignacio Taibo I sulla guerra civile nelle Asturie, Per fermare le acque dell’oblio, e un altro vecchio libro, Bartleby e compagnia di Enrique Vila-Matas. Conto su questi amati scrittori spagnoli per entrare meglio in sintonia con una terra che non visito da più di vent’anni.   Cadice è intasata dai turisti, decidiamo di sistemarci a Porto Santa Maria, sul lato opposto della Baia gaditana. I primi giorni, in attesa di un appartamento con l’indispensabile aria condizionata, ci si piazza all’Hotel...

Spagna. Le leggi e la memoria

Madrid o Barcellona? si domanda il magnate Sheldon Adelson, presidente della compagnia Las Vegas Sands che ha scelto la Spagna come sede del suo progetto di Eurovegas. I politici locali parlano di grandissime opportunità, posti di lavoro e ricchezza, e ognuna delle due regioni fa a gara per venire incontro a Adelson, sempre che come nuovo paese di cuccagna sia scelta la propria zona.   La Spagna come meta turistica di sole e spiaggia è un’invenzione franchista degli anni sessanta che si rinnova in questi giorni con l’aggiunta del gioco d’azzardo e degli altri piaceri che lo accompagnano. Ma per insediare Las Vegas in Spagna si dovrebbero cambiare tante leggi, come quella che decreta il divieto del fumo in luoghi pubblici, e soprattutto andrebbero stravolti i diversi piani regolatori che ne impediscono la costruzione. Ci vorrebbero leggi fatte su misura per Adelson, perché vuol fare le cose a modo suo: grandi alberghi di lusso in zone rurali non urbanizzabili e tabacco in luoghi chiusi, a cui sarebbero esposti clienti ed impiegati. Basta far capire a Pinocchio che il Paese dei Balocchi merita un adattamento delle leggi: “Ecco...

Il sentimento oscuro del barocco

Chi per educazione ha ricevuto il gusto del classico come eredità e metro principale con cui vivere i gesti e le forme artistiche dell’Occidente, non ha vissuto l’incontro con l’arte gotica o quello con le avanguardie di ogni epoca come capaci di destabilizzarne le originarie convinzioni. Più facilmente questo è accaduto nel primo incontro con il barocco. Fin dal semplice ingresso in una chiesa barocca: l’enfasi dei fregi, delle dorature, il ripetersi delle volute e il trionfo di forme ridondanti come realizzazione dell’idea di bellezza possono essere stati uno shock visivo per chi fino a quel momento aveva visto nella compostezza del segno classico l’origine di ogni riferimento artistico. Una sensazione in grado di ripetersi ogni volta, anche se, lentamente, con il tempo, potrà essere subentrata la possibilità di comprendere come alla base del barocco ci sia un sentimento diverso da quello dell’arte classica così come di quella rinascimentale.   Il Seicento è stato il secolo del barocco ma può bastare? Forse potrebbe esserci in questa forma d’arte qualcosa di...

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...

Lega a Berlino

Anche attraverso la buona alimentazione, le buone cure, noi uomini possiamo aumentare di poco la nostra statura. Ma abbiamo inventato il prestigio. Chi sale sulle spalle di un altro impressiona. Per istinto – quello per cui l’animale china la testa di fronte al maschio alfa – rispettiamo chi è più alto. Ciò vale anche in economia: il suo primo fattore è l’inconscio collettivo, che include gli impulsi non consapevoli né razionali della società. Niente è più solido di lui: neppure un metallo. Niente vale più di lui: neppure l’oro. Per lungo tempo la valuta della economia più forte – il Re Dollaro – è rimasta seduta sull’oro. Poi, 40 anni fa, Nixon abolì la convertibilità del dollaro in oro. Da quel momento il dollaro sedette sulle spalle di se stesso. Conservò la sua alta statura come il Barone di Münchausen che, dice la fiaba, riusciva ad alzarsi prendendosi per i capelli e tirandosi su. Così ha agito il prestigio dell’economia americana nel suo insieme. Quando le autorità europee decisero la creazione dell...

Madrid - Jorge Semprún

  Qualche giorno fa all’Istituto Francese di Madrid si è tenuta una serata dedicata alla memoria di Jorge Semprún. La sala era non molto grande, perciò parte del pubblico è rimasta fuori, mentre alcuni amici spagnoli parlavano dello scrittore. Seduti al tavolo le autorità francesi. Ricordi personali e discorsi sull’identità di questo scrittore che è stato una delle memorie di un secolo tragico, il XX: lo sguardo della memoria. “Este país no tiene solución”. Non c’è niente da fare, la Spagna non ha soluzione, aveva detto alla scrittrice Rosa Regás, l’ultima volta che si erano visti. Una frase che ha fatto ricordare ai presenti le parole pronunciate da Felipe  Gonzáles a Parigi, pochi giorni dopo la morte di Semprún, il 31 maggio di quest’anno, quando l’ex presidente e politico socialista ha messo in rilievo il modo ingiusto con cui la Spagna aveva sempre trattato lo scrittore.   Semprún aveva lasciato scritto di esser sepolto a Biriatu, un piccolo paese basco-francese, sulla riva del Bidasoa, la linea di frontiera...

Continuità e modificazioni del raid nel novecento

Nel Novecento l’uso sistematizzato del raid in guerriglia continua, ed anzi si amplia geograficamente a livello globale, trovando pure diverse codificazioni teoriche. In Europa, come già nella Spagna antinapoleonica, le nazioni sconfitte da prima sul piano della guerra regolare adottano queste ulteriori forme di lotta quando l’occupante nazista, impegnato ormai su troppi fronti, dà iniziali segni di cedimento. Così in Italia, nei Balcani o in Francia proprio la guerra dei pochi salva l’onore di tutti o ribalta destini già scritti nel senso di definitive umiliazioni in campo aperto. Può viceversa essere una carta da giocare quando l’esito dello scontro è ancora aperto, come in Russia secondo le direttive di Stalin basate sul ripiegamento, la tenuta delle città e l’azione di partigiani infiltrati aldilà delle linee avanzanti dei tedeschi. In tutti questi casi il raider diviene, in misura anche superiore che nell’Ottocento in cui la spinta rinnovatrice del Romanticismo incontrava ancora molte riserve, figura positiva e leggendaria di liberatore, supportata a livello popolare nonché...

Il pirata romantico

  La risemantizzazione romantica raggiunge pure il pirata secondo le linee tracciate nel capitolo precedente. Un alone funereo e fatale avvolge il reietto dei mari, sia il Clement Cleveland di Walter Scott (1822), i Kernok e Szaffi di Eugene Sue (1830 e 1832 in Salamandre), fino al fratello di Euphrasia nell’omonimo racconto di Mary Shelley del 1839 e alle estreme propaggini salgariane (Il corsaro nero 1899, Le tigri di Mompracen 1911). Prototipo infinitamente imitato ci pare però il Conrad della novella in versi Il corsaro di Byron (1814) che si apre con una specie di coro dei pirati che riflettono sulla loro condizione. In prima battuta viene messo in evidenza il mutevole errare dell’avventura (“Qui è l’irrequieta nostra vita, che divisa è sempre / fra gli affanni e l’ozio, sempre gioiosa al mutar/ della sorte”), collegato al vitalistico ballo negli spazi infinitamente aperti e spaesanti dei mari: “Oh, chi può dir, se non colui che ha sperimentato nel / suo cuore, / in trionfo danzando sull’oceano vasto, / il senso pieno della vita, il folle battere del polso, / il fremito che coglie chi solca...

La risemantizzazione romantica del bandito

Il merito di Walter Scott, in Ivanhoe, è stato quello di rimettere in auge, tra i primi e con maggior successo, l’età dei raid, il Medioevo, nella sua versione idealizzata, fatta di “tanti prodi campioni, ben montati e fastosamente armati”, pronti all’impresa e all’avventura, da ammirare “fermi sulle loro selle da combattimento come colonne d’acciaio”. In più ha gettato un ponte tra il mondo dei cavalieri e quello delle “bande di gagliardi fuorilegge” che vivono nelle foreste nelle canzoni popolari. Per esempio Gurth s’imbatte nei banditi di Robin Hood, che decidono di lasciargli i denari del suo padrone e protagonista del romanzo, ed anzi dichiarano: “È troppo simile a noi perché noi si possa dargli delle noie: i cani non aggrediscono i cani là dove ci sono in abbondanza volpi e lupi”. Inoltre danno la possibilità anche al servo di conservare i propri averi battendosi ai bastoni ferrati contro uno di loro in singolar tenzone; quando Gurth atterra l’avversario “ Bel colpo – esclamano i banditi – Vivano sempre i bei combattimenti e...

Traiano Boccalini / Ragguagli di Parnaso

Per una volta, in questo Ragguaglio del capolavoro barocco di Triano Boccalini, non ci si lamenta di una ennesima aggressione militare al territorio italiano o di un dominio straniero esercitato con le armi: stavolta a fare le spese dell’invasione subita (a opera degli Spagnoli) sono gli abiti, la lingua e addirittura il cibo nazionale, scalzati dalla voga esterofila. Ma ancorché l’attentato alla libertà e all’indipendenza sia stato perpetrato sugli usi e costumi nazionali, i suoi effetti non sono meno esiziali . Una accorata denuncia di quello che qualche secolo dopo si sarebbe chiamato imperialismo culturale, insomma.     Parte Terza, Ragguaglio XXXIII   Dopo un importantissimo avviso portato in Parnaso da un poeta italiano, Apollo per pubblico bene d’Italia fa ammonire quella nazione a non usar abiti né costumi stranieri, come quei che sono di pessima conseguenza alla libertà di lei.   Sono già passati sei giorni, che una mattina fu veduto un poeta italiano sopra un velocissimo cavallo correr verso il real palazzo della Maestà di Apollo, tutto affannato, gridando all...