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Varsavia

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Siegfried Lenz, un narratore di storie

Siegfried Lenz, scomparso lo scorso 7 ottobre, era, con il collega Günter Grass e l’amico critico Marcel Reich Ranicki (scomparso nel 2013), uno dei tre “grandi vecchi” della letteratura tedesca contemporanea. Del secondo, deportato a Varsavia durante la seconda guerra mondiale, Lenz promosse l’approdo al mondo letterario della Germania occidentale postbellica, con entrambi partecipò per molti anni agli incontri del Gruppo 47, e con Grass condivise il sostegno all’SPD di Willy Brandt. L’opera più celebre di Lenz, il romanzo Lezione di tedesco, riedito in Italia da Neri Pozza nel 2006, apparve in un momento propizio: era il 1968, e fare allora i conti, anche in termini di confronto generazionale, con i temi del dovere, dell’autorità e della responsabilità sotto il nazismo valse all’autore la consacrazione in patria e la notorietà all’estero. Oggi, dopo una vita interamente dedicata alla scrittura, lo scrittore originario della Masuria e di stanza ad Amburgo è ancora tra i più popolari e, grazie a un felice connubio di complessità e sobrietà stilistica...

Giorgio Falco. La gemella H

La foto in copertina, di Sabrina Ragucci, mostra tre mele appoggiate su un piano. Non sono freschissime; una anzi – la prima da sinistra – mostra pronunciati i segni del tempo. Ma il modo in cui sono riprese – il bianco e nero, lo sfumato dei contorni, l’ombra incerta sul piano – è proprio da una collocazione precisa nel tempo che le allontana.     Di nuovo delle mele sono chiamate in causa dalla prima frase che si legge (un refrain che tornerà, in seguito, con quieta ma tenace insistenza): «Noi mangiavamo le mele solo nello strudel, prima». È la frase che canticchia fra sé la protagonista e (per lunghi tratti) voce narrante del nuovo romanzo di Giorgio Falco (il secondo, dopo l’esordio con Pausa caffè – scoperto da Giulio Mozzi nel 2004 – e dopo i magnifici racconti de L’ubicazione del bene nel 2009), La gemella H. Cioè Hilde Hinner: che misteriosamente sin dalla nascita – nel 1933 – si mostra in grado di descrivere la vita propria e della sorella Helga, nata pochi istanti prima di lei.   Le loro vite, dopo un tentativo di Hilde di rendersi...

Kapuściński e io

Ryszard Kapuściński era un uomo molto inquieto: non riusciva a star mai fermo. Dopo pochi giorni che era nella sua bella casa zeppa di libri, sulla ulica Prokuratorska, a Varsavia, trovava sempre un pretesto per ripartire. Ho sempre pensato che sua moglie, la dottoressa Alicja, fosse una santa. Le prime volte che lo cercai per telefono mi rispondeva che non sapeva bene dove fosse suo marito e che, forse, lo avrebbe sentito tra un paio di settimane. Si perdeva nel mondo. Del resto, per scrivere aveva bisogno del movimento. E anche del fiato sul collo dei redattori. I capitoli dei suoi libri sembrano puntate di reportage, scritte come se fosse all’ultimo momento (anche quando sono il frutto di lunghe e meticolose rielaborazioni     Sono passati ormai sei anni dal quel freddo 23 gennaio del 2007, quando arrivò la notizia che Kapuściński non era sopravvissuto a un’operazione chirurgica non più rimandabile. Mi manca molto l’amico e, allo stesso tempo, sento una grande amarezza per dover esser stato, purtroppo tra i non molti, a doverlo difendere dal fango che, passati appena pochi anni dalla sua scomparsa, gli ha gettato addosso il...

Varsavia, il ghetto e la mappa di Atlantide

Trovare quel che resta dei chilometri di muro che chiudevano ermeticamente il ghetto di Varsavia non è impresa facile. Una volta trovata ulica Sienna, una piccola traversa di aleja Jana Pawła II, trafficata arteria che taglia il distretto finanziario della capitale polacca, si deve riuscire a penetrare nel cortile interno e privato di un condominio. È lì che si trova il muro: minuscolo sullo sfondo dei grattacieli ultramoderni di Varsavia.     Per trovarlo le mappe turistiche servono a poco. Molto più utile invece usare come mappa un graphic novel: Noi non andremo a vedere Auschwitz di Jérémie Dres, pubblicato da Coconino Press. Un graphic novel che è la mappa di qualcosa che non c’è quasi più, di quella che i due fratelli Dres, Jérémie e Martin, chiamano “Atlantide ebraica”.   Copyright Jérémie Dres e per l’edizione italiana Coconino Press-Fandango 2012   Prima della seconda guerra mondiale a Varsavia vivevano 375000 ebrei principalmente concentrati nella zona nord della città: si trattava della più grande comunit...

Benvenuti nel ghetto: Moni Ovadia e gli Stormy Six

Il 19 aprile del 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia – uomini e donne, vecchi e bambini - si ribellavano alla violenza delle SS e tenevano loro testa, armi in pugno, per quasi un mese. Si tratta del primo episodio di resistenza armata contro i nazisti; un episodio tanto più significativo perché a esserne protagonisti –in condizioni di disperata inferiorità militare e di quasi totale isolamento- sono le vittime designate della persecuzione razzista e del genocidio, i “subumani senza onore” dai quali le truppe di Hitler si attendevano solo viltà e sottomissione.     Quando Moni Ovadia ha proposto a noi Stormy Six di progettare insieme  una serata di rievocazione di quell’episodio (Reggio Emilia, Teatro Ariosto, 20 aprile 2013), ci siamo messi subito al lavoro. I legami tra il gruppo e Moni risalgono agli anni ’70, ma questa era la prima occasione per una collaborazione diretta, e oltretutto il tema è strettamente legato a quello del nostro disco più conosciuto, Un biglietto del tram (1975), dedicato alla Resistenza. Le canzoni di Benvenuti nel ghetto sono nate come una sorta di...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...