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Alberto Abruzzese

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Attualità di Michel Maffesoli, tra sociologia e filosofia / Tribù, reti, passioni

Nonostante i grandi sconvolgimenti tecnologici, organizzativi ed estetici che hanno interessato le società contemporanee, il pensiero di Maffesoli pare ancora in grado di rendere conto del presente, proprio perché egli non ha voluto enfatizzare la determinante tecnologica del mutamento. La variabile indipendente che egli utilizza per spiegare il mutamento sociale è la società stessa. In tal modo, a rischio di cadere in una sostanziale tautologia, egli è stato in grado di formulare una visione onnicomprensiva che, seppure ragionando in termini di grandi categorie, giunge a spiegare i fenomeni nella sfera del “micro”. La riedizione de Il vuoto delle apparenze di Michel Maffesoli, nella collana iMedia di Edizioni Estemporanee (curata da Tito Vagni) con postfazione di Nuccio Bovalino, è una buona occasione per tornare a riflettere sulla particolarità dell’approccio di questo filosofo-sociologo, la cui produzione ha saputo resistere all’usura del tempo, per corrispondere in modo quasi adattivo al cambiamento sociale e culturale che oggi viviamo.   Con il Tempo delle tribù (1988), Michel Maffesoli esprimeva un punto di vista alternativo sulla postmodernità, rispetto a quello di...

La folla / Hawthorne e Poe: all’origine dei media

Lo scrittore americano Nathaniel Hawthorne ha descritto nel racconto Wakefield l’originale comportamento di un uomo londinese che ha improvvisamente deciso di abbandonare la sua abitazione e la moglie, ma di rimanere comunque a vivere per vent’anni, seppure in incognito, nelle immediate vicinanze. Ha voluto cioè lasciare il suo ambiente quotidiano per vivere nello spazio urbano e per confondersi con la folla che lo abita. Come ha scritto però Alberto Abruzzese «La folla londinese accoglie in sé Wakefield, lo ospita, lo divide e insieme preserva, lo danna e insieme salva». Si può dire dunque che la massa opera in qualche misura come i media. In essa ci si perde, ma ci si può anche ritrovare. A patto naturalmente di accettare senza remore quello che essa propone: entrare totalmente in un’altra dimensione. Cioè evadere da quel territorio fisico che appartiene alla realtà quotidiana per passare nel regno della fantasia e del fantastico. Non a caso Wakefield, come ha scritto Hawthorne alla fine del racconto, può essere considerato il «Reietto dell’Universo» e lo è perché è entrato in un altro mondo, ha deciso di annullare la sua identità e uscire temporaneamente dalla sua dimensione...

Non solo food. La semiosfera di EXPO 2015

Per lunghi mesi, l’EXPO 2015 di Milano è stato nei media soprattutto una specie di genere discorsivo, sinonimo di malversazioni, corruzione, loschi progetti di palazzinari a spese dei contribuenti, disastro ambientale, incapacità organizzativa. Dopo l’inaugurazione, fa molto meno scalpore l’indiscutibile successo di un evento che dovrebbe invece attrarre potentemente la riflessione critica, dato che si tratta di uno di quei fenomeni densi, capaci di offrire un precipitato e uno spaccato dello stato delle cose del mondo a livello locale e globale, in cui davvero esercitare uno sguardo semiotico di largo respiro – sui concept, gli spazi, gli allestimenti, gli spettacoli, le identità, i comportamenti, la comunicazione e quant’altro, insomma la “cultura” che esso esprime. Per giunta una Milano accogliente e risanata in questa occasione ci mette del suo, ad esempio con la bellissima mostra alla Triennale, curata da Germano Celant, Arts & Food. Rituali dal 1851, il cui ingresso è compreso nel biglietto. Sospesa la lettura ideologica contraria per principio al genere grande evento, è dunque possibile tentare...

Jonathan Glazer. Under the skin

“Mi trovi carina?”, chiede retoricamente Scarlett Johansson ai ragazzi che carica sul suo furgoncino, per le strade fredde e umide della Scozia. Una domanda inutile, un artificio seduttivo ingenuo che rivela la facilità con cui riesce ad attirare gli uomini e a portarli con sé, grazie alle sue sembianze. Il corpo di questa ragazza senza nome, interpretata dalla diva americana, è infatti la maschera assunta da una creatura misteriosa che si rivelerà, sotto la pelle, soltanto alla fine. Il regista Jonathan Glazer procede per continue ellissi e reticenze, mostrandoci soltanto la misteriosa apparizione di questo corpo in un ambiente bianco e senza dimensioni, dove per la prima volta si veste da donna, per poi affrontare le strade di Glasgow e dintorni, allo scopo di catturare uomini.     Ciò che sappiamo è soltanto ciò che vediamo: il peregrinare rituale con il furgoncino, l'accostamento a ragazzi solitari che camminano per strada, la seduzione immediata e l'arrivo “a casa”. La scena che segue, nell'ambiente intimo in cui lei invita le sue conquiste, è in uno spazio nero...

Today, the voice you speak with may not be your own

Oggi, la voce con la quale parli potrebbe non essere la tua. In un post apparso il 4 febbraio 2007 sul suo blog, il produttore, filosofo e musicista hip-hop statunitense DJ Spooky, al secolo Paul D. Miller, avviava una riflessione sulla pratica culturale del remix, con una doppia interpretazione. Da una parte negativa, intendendo nella fattispecie la voce come uno dei simulacra dell’epoca digitale, baudrillardianamente parlando. Dall’altra ottimistica, nella prospettiva di un “web 2.0 share-all style”, dove il diritto di remixare e di appropriarsi della voce altrui si trasforma in una pratica estesa a tutti.   La questione posta dal dj originario di Washington investe la ridefinizione stessa dei concetti di originalità ed autorialità nell’era contemporanea: “Dal momento che la storia umana delle idee, del progresso, dell’arte è una storia di pratiche di remix, possiamo considerare il ‘remix’ stesso come una voce autentica o non autentica?”   È da questa domanda che parte la riflessione di Vito Campanelli in Remix It Yourself, saggio edito da CLUEB nella collana Mediaversi,...

McLuhan sarebbe il mago dell'iPad

Strano destino, quello di Marshall McLuhan. Tra gli autori più citati del Novecento, aspetta ancora qualcuno che ne spieghi il portato intellettuale. A trent’anni esatti dalla sua scomparsa, deve arrivare chi sappia valutarne non solo l’incidenza teorica ma anche il carico morale e politico, ideologico e religioso di tutto il suo lavoro.   Tuttavia questo qualcuno, a conti fatti, non arriverà mai. Ed è bene che sia così. Se un giorno si materializzasse, costui finirebbe per riportare l’eccentricità del personaggio McLuhan entro gabbie interpretative che ne svilirebbero il senso e il valore. La natura di Marshall McLuhan è infatti, prima di ogni altra cosa, quella di essere non una persona ma, appunto, un personaggio, un tipo psicologico, una divertita caricatura di se stesso. Si potrebbe dire, per esempio, che questo acuto autore di libri celeberrimi come Understanding Media o La Galassia Gutenberg, questo geniale produttore di fortunati slogan teorici (la differenza fra media caldi e freddi, l’opposizione fra occhio e orecchio, l’uomo tipografico, il villaggio globale e simili) abbia lavorato tutta...