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Andrea Pazienza

(11 risultati)

Una biografia a cura di Stefano Cristante / Paz, un genio in fuga

Correva il 1977. L’anno delle occupazioni delle università, della cacciata di Luciano Lama, il segretario della Cgil, dalla Sapienza di Roma, poi dell’assassinio di Francesco Lorusso e dell’incendio di Bologna, occupata militarmente dagli autoblindo di Kossiga (così si scriveva sui muri, con le s disegnate come quelle delle SS) a mettere fine alla ribellione e a minacciare di seppellire sotto una pietra tombale, con la benedizione del Partito Comunista Italiano, alcuni mesi di esperimenti politici ed esistenziali. Correva l’aprile e su “alter alter”, rivista della Milano Libri collegata a “Linus”, uscivano le tavole di un giovane disegnatore di San Severo che in quella Bologna ribollente viveva e frequentava il Dams. La storia si intitolava Le straordinarie avventure di Pentothal, dal suo protagonista, e il suo autore era Andrea Pazienza. Lui “nel 1977 è una specie di bomba H dell’arte contemporanea pronta a esplodere portandosi dietro un talento certo, grazie al quale immette nella carta segni rimasticati in ogni dove, accompagnandoli con una scrittura infantile e fascinosa, ebete e profonda”.      Paz o della sovversione   Così racconta quel debutto Stefano...

Lucca Comics & Games 2016

A un anno esatto dal nostro primo reportage siamo tornati a Lucca Comics & Games, l'evento più importante in Italia dedicato al fumetto e al vasto universo dei prodotti d'intrattenimento che ruotano intorno a serialità e grandi franchise.   La manifestazione, giunta all'edizione del cinquantennale celebrato con la presenza di pesi massimi come l'indomito e intensissimo Frank Miller, continua a moltiplicare numeri e biglietti venduti e nel suo gigantismo ha ormai ampiamente superato il semplice confine di appuntamento rivolta agli appassionati: Lucca oggi è ormai tanto fenomeno di costume quanto ghiotta occasione per nuove opportunità di business da parte dei grossi gruppi multimediali, che sempre più investono in prodotti declinati su piattaforme differenti e rivolti a un pubblico assolutamente trasversale per gusto ed età. I numeri non mentono: parliamo di 271.208 biglietti strappati e di oltre 500.000 persone che hanno attraversato la città e i suoi allestimenti in soli 5 giorni con oltre 10.000 presenze per le iniziative legate al cinema dell'area Movie. Sono dati impressionanti e in tempi di campanilismi e conflitti consumatisi fra Milano e Torino intorno alle vecchie...

Sottsass a fumetti

Quando hai annunciato di lavorare a un fumetto su Ettore Sottsass, ho pensato che questa relazione tra fumetto e design era una storia tutta italiana, nel senso che in questi modi si è manifestata solo qui. Il tuo caso è esemplare perché sei fumettista e anche designer. Ad ogni modo mi è venuto in mente un precedente. Ricordavo che Alessandro Mendini ti aveva chiesto di disegnare un fumetto quando aveva saputo che tu e Maurizio Cattelan eravate stati compagni di scuola e che avevate condiviso buona parte dei vostri pomeriggi padovani di giovani adolescenti. Tu però avevi spostato la scena a Milano per raccontare di Cattelan e le sue incursioni nel design degli anni Ottanta. Il racconto si avvia mentre si dirige verso l'Atelier Mendini con i suoi progetti sotto braccio per sottoporli al giudizio del maestro (una lampada che cammina e un armadio a forma di bara). Quanto c’è di vero in questa storia?   Dal punto di vista strettamente storico non sono neanche sicuro che al tempo raccontato dalla storia ci fosse già un Atelier Mendini perché nella metà degli anni Ottanta c’era lo Studio Alchimia. Se...

L’equivoco del graphic novel

Graphic novel, ossia romanzo grafico: da qualche anno questa nuova, ancorché vecchia definizione si è imposta con tale forza che non c’è libreria di varia senza uno scaffale dedicato alle nuvole disegnate. Ma se già ben prima che questa espressione si imponesse le librerie più fornite non esitavano a ospitare di tanto in tanto qualche bel fumetto, va aggiunto che la storia del graphic novel comincia nel non più vicinissimo 1978, in corrispondenza della pubblicazione di quel che è unanimemente considerato il primo romanzo grafico, quel A contract with God di Will Eisner che in realtà fu una raccolta di quattro racconti brevi del celebre fumettista statunitense. Will Eisner, A Contract with God È opinione comune che la differenza fondamentale tra i fumetti e i graphic novel consisterebbe in una maggiore elaborazione di scrittura, illustrazione e soprattutto contenuti nei secondi rispetto ai primi. Maggiore densità che farebbe dei graphic novel non un genere del fumetto, ma un linguaggio a sé stante rispetto al fumetto stesso, qualcosa di altro e soprattutto di “alto”, degno di suscitare nel lettore il senso del sublime, di sviluppare tematiche universali o quanto meno di...

OdB: un narratore ironico

Era un vero ragazzino, Oreste, tutto preso dai suoi libri, giornali e fumetti e pieno di patacche su giacca e calzoni. Era un ultras d’altri tempi e se voleva fare uno scherzo a un interista, lui che era stato responsabile del tifo organizzato milanista e che si era fatto cacciare dalla direzione di Playboy pubblicando copertina e intervista a Gianni Rivera in veste di “playmate” con tanto di servizio fotografico sotto la doccia, lo invitava a pranzo da Giannino, il tempio della gastronomia milanista. Frequentava registi, grafici e artisti ma non ricordava mai doveva aveva messo le opere che gli regalavano (conservava un Francis Bacon infilato sotto al letto e il Dino Buzzati non sapeva dov’era finito). Aveva tradotto molti romanzi francesi, inglesi e americani, da Georges Bataille a Benjamin Costant a Oscar Wilde a Desmond Morris ma quelli a cui teneva di più erano Arthur Conan Doyle e Raymond Chandler… fu il primo in Italia a pensare che la distinzione tra “alta” e “bassa” per la letteratura fosse un’idiozia: esistevano buone storie e bravi scrittori, tutto il resto era l’eredità di professori in...

Freak Antoni: una questione di vocali

Questo pezzo verrà letto dall'autore in occasione dell'incontro Gli altri Ottanta organizzato da Agenzia X all'interno di InEdito 2014 a Macao, domani, sabato 24 alle 21.00. All'incontro che prende spunto dal libro di Livia Satriano, Gli altri Ottanta (Agenzia X, 2104), interverranno, con performance musicali e letture: Federico Fiumani, gianCarlo Onorato, Johnny Grieco, MisS xoX, Carlo Casale e Steve dal Col (Frigidaire Tango), Ivan Carozzi, Ariele Frizzante, Massimo Giacon, Roberto Manfredi, Marco Philopat, Oderso Rubini, Livia Satriano     Conosco pochissimo Freak Antoni. Tantomeno gli Skiantos. Lo conosco quasi per sentito dire. Lo intuisco come chiunque abbia letto una storia di Andrea Pazienza o di Filippo Scozzari o qualche cronaca della Bologna del Dams o dell'arrivo dei carri armati in via Zamboni l'11 marzo '77. Non m'interessa il rock demenziale. Mi ha sempre insospettito. Però il 12 febbraio scorso, quando su internet ho letto la notizia della morte, sono stato male. Molto più di quanto avrei pensato. Ho cominciato a rivedermi le sue interviste, specie quelle recenti. L'ho guardato in faccia. E mi...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...

I ragazzi del ’77

Vedi scorrere tutti i volti di quell’anno, il 1977 a Bologna, le case, le manifestazioni, l’università occupata, l’immaginazione al potere e le fiamme degli scontri. I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook ora è un librone di oltre 500 pagine con 1272 fotografie. Ma si è formato giorno per giorno, riannodando sul più diffuso social network i fili di una memoria che appariva dispersa se non cancellata.     Tutto è iniziato il 5 febbraio di quest’anno, quando Enrico Scuro, il fotografo di quel movimento ormai lontano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la foto dello spettacolo di Dario Fo che concluse il convegno contro la repressione del settembre 1977. Chiudeva, quella manifestazione europea, l’anno iniziato con le occupazioni delle università, culminato con la drammatica uccisione da parte di un carabiniere dello studente Francesco Lorusso in via Mascarella a Bologna e con l’espugnazione della barricate della cittadella universitaria con gli autoblindo inviati dal ministro degli interni Kossiga mentre un pianoforte suonava Chicago.    ...

Nella stupenda notte della crisi

Che fare: Milano. Nell’Italia degli anni settanta e ottanta era prassi che le città medie e grandi avessero una politica culturale fatta di mostre, concerti, incontri, per arrivare fino ai corsi delle 150 ore. Un desiderio di acculturazione diffusa che valeva tanto più per Milano se si pensa alla tradizione del Piccolo Teatro e della grande stagione di mostre di Palazzo Reale. Quello che è successo dopo lo descrive, da par suo, Giovanni Agosti in Le rovine di Milano, appena uscito da Feltrinelli. Ora nella città lombarda, dopo l’inaspettata vittoria di Pisapia alle elezioni comunali di primavera e la nomina di Stefano Boeri , ben noto in molti ambienti culturali, ad assessore alla Cultura, non è però più tempo di cahiers des doléances o di aggirarsi per rovine fumanti, anche perché singoli e piccoli gruppi hanno continuato ad agire. Doppiozero ha chiesto a chi lavora nella Milano della cultura di indicare un singolo progetto nel proprio settore e la strada per arrivarci per migliorare la qualità dell’offerta culturale e, di conseguenza, la convivenza civile. Lo abbiamo chiesto ad under 40,...

Abruzzo / Viaggio in Italia

Chi abita al nord, o meglio, è originario del nord Italia, di norma non fa differenze: per capirsi, a Torino si dice che da Cuneo in giù sono tutti terroni. Abitudine ormai talmente radicata che addirittura Flaiano ironizzò sull’argomento in questo articolo del '45 dal titolo Terroni e polentoni: “In questi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia di un manifesto che circolerebbe nel Nord, incitante quelle laboriose e integerrime popolazioni contro i ‘terroni’. I terroni sarebbero quegli italiani che vivono al di qua della linea Spezia–Rimini. La notizia ha fatto il suo chiasso. Qualcuno l’ha commentata con amarezza, scagliandosi contro i campanilismi, un giornale ha preso addirittura le cose al tragico. Pacifici lettori hanno visto, nell’immaginazione, chiudersi le porte delle città degli affari, altri hanno meditato in cuor loro le più tremende rivalse. Intanto occorre notare che gli autori del manifesto hanno fatto le cose troppo in fretta. Stabilendo una linea di demarcazione Rimini–Spezia, hanno lasciato insoluto il più grande problema della nostra storia e cioè se...