festival scarabocchi 2020

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Antonio Stoppani

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Carnet geoanarchico 12 / Appennino imprendibile

La domanda è semplice: esiste una letteratura appenninica come esiste una letteratura ligure o lombarda, o come si sente parlare di letteratura insulare e alpina? Direi proprio di no. L’Appennino è refrattario alle produzioni dell’immaginario, funziona più come ingombro geografico che come luogo della mente. E non dico che non esistano testi letterari sull’Appennino, voglio dire che per lo più si tratta di testi in transito, scritture che, prima o poi, vanno altrove. Prendiamo ad esempio l’Appennino settentrionale attorno alla sua cima maggiore, il monte Cimone. Siamo nel Modenese, tra il Bolognese e il Reggiano. Includendo il Parmense e il Piacentino è un blocco piuttosto omogeneo da un punto di vista geologico, culturale e paesaggistico, una vera Bioregione Nord-Appenninica, ma si tratta anche di una terra che, pensando alla letteratura, viene sbirciata quasi sempre da lontano. Rutilio Namaziano un accenno, Dante al volo sulla Pietra di Bismantova, Boccaccio un po’ più diffusamente sul Lago Scaffaiolo, una manciata di versi tra Shelley e Heine, un po’ Carducci, un po’ Pascoli.   Certamente abbiamo alcuni autori che riconoscono l’Appennino settentrionale come un luogo a...

Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così / Libertà di migrare

Dopo essere rimasti a lungo puntati in maniera pressoché esclusiva sul sisma che ha devastato il Centro Italia, i riflettori mediatici hanno ripreso gradualmente a volgersi altrove; e, com’era facile prevedere, tra gli obiettivi principali ci sono le acque del Mediterraneo, solcate dai barconi dei migranti. Accanto alle macerie, alle tende, alle lacrime dei sopravvissuti sono tornati sui nostri schermi i relitti, i salvataggi, i visi stremati dei naufraghi, i campi di raccolta, i muri.  Nessun argomento come quello dell’afflusso dei migranti sollecita meccanismi istintivi di reazione. In certa misura questo è inevitabile, e sarebbe bene che tutte le forze politiche ne tenessero conto: non solo quelle xenofobe, che da sempre fanno leva sui moti irriflessi di repulsione verso l’estraneo e il diverso, tanto più che ora la tragedia del terremoto offre loro un facile spunto retorico. Non occorre un profeta per indovinare che di qui in avanti, per ogni futura somma destinata ai migranti, ci sarà chi recriminerà sulle risorse sottratte alla ricostruzione, all’assistenza ai terremotati, alla prevenzione antisismica. Ma poiché il fenomeno migratorio è davvero – insieme ai mutamenti...

Dante Alighieri / Identità italiana

“L’Italia non fu fatta da re o capitani; essa fu la creatura di un poeta: Dante. [...] Non è un’esagerazione dire che egli fu per il popolo italiano quello che Mosè fu per Israele”. Così ebbe a scrivere Giuseppe Antonio Borgese. Comunque la si pensi sulle virtù profetiche del poeta di Beatrice, non c’è dubbio che la Commedia abbia svolto per gli italiani, soprattutto in età moderna, quella funzione civile di “Libro nazionale” che altrove – e non solo in Israele–  è stata attribuita proprio alla Bibbia. E Dante, suo malgrado, quella di padre della patria, sebbene per lui la ‘patria’ fosse Firenze e lo stato l’impero. Pertanto, giacché della Divina Commedia quale repertorio di italianità si è già fatto grande uso (se non abuso), nella congerie di possibilità che il capolavoro dantesco offre, nonché nella ridda di suggestioni interpretative più o meno fondate che continua a suscitare, forse può essere più utile limitarsi a rinnoverare quei passi del poema, di durevolissima fortuna, dai quali...