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Dave Eggers

(4 risultati)

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru digitale, ma poi si rende conto di quanto profonda e traumatica possa essere la trasformazione della sua esistenza in un live streaming permanente. Per questo decide di sabotare tatticamente il sistema, utilizzando i media digitali contro l’ideatore del progetto. La narrazione riflette sul doppio livello di dipendenza degli utenti dei social network dalle piattaforme digitali: quello di un'espressione...

La Valle del Perturbante / Uncanny Valley, Silicon Valley

La Valle del Perturbante, in inglese “the Uncanny Valley”, è una curiosa distorsione cognitiva ipotizzata dallo scienziato giapponese Masahiro Mori nel 1970, quando in Giappone si lavorava a film e cartoni animati con effetti speciali sempre più realistici. Man mano che queste creature assumevano forme sempre più simili agli esseri umani, il gradimento dello spettatore cresceva. Ma a un certo punto quelle creature diventavano sempre più inquietanti e repellenti e mettevano ansia, finché la tendenza si invertiva. Per definire questo effetto, Mori ha utilizzato uno dei termini chiave del lessico psicanalitico: per Freud i l perturbante (Das Unhemlich) è “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (Il perturbante, 1919). È qualcosa che ci inquieta e atterrisce, perché lo conoscevano già. Ma non sappiamo riconoscerlo. La controversa ipotesi della Valle del Perturbante ha affascinato i maghi giapponesi della robotica come Hirata Ishiguro, lo scienziato che tiene conferenze in tutto il pianeta grazie a un suo doppio che egli stesso anima da remoto, a migliaia di chilometri di distanza. Più di recente i Rimini Protokoll, in uno...

Letto in un'altra lingua / La morte non è un’opzione

Tra Francia e Stati Uniti – lo sappiamo tutti – non corre buon sangue. “La Francia non può essere Francia senza grandeur”, diceva De Gaulle, ed è chiaro che l’universalismo americano è sempre stato scomodo ai francesi, percepito più come una minaccia al suo famoso narcisismo, che come un alleato o un modello a cui allinearsi. Ovviamente, l’antipatia è corrisposta: gli americani considerano i francesi “effemminati e pelandroni, corrotti e sprovvisti di idealismo, troppo teorici, elitisti e collettivisti”, scrive il giornalista Brian Palmer, e il cosiddetto “french bashing” dei giornali anglosassoni nei confronti delle 35 ore lavorative o le feroci critiche allo “Stato assistenziale” francese sono storia recente; ulteriori e costanti motivi di contrasto tra due visioni del mondo che – al netto di eventuali e reciproci complessi di inferiorità – pretendono di essere diverse l’una dall’altra.   Non sorprende, quindi, che la mitica Silicon Valley, con le sue aziende multimiliardarie e i suoi visionari geni del web, siano, molto più che in Italia, sotto la lente di ingrandimento dei politici e degli intellettuali d’oltralpe. Simbolo della potenza americana e, nello stesso tempo,...

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva storica   In realtà questa storia delle “rivoluzioni di Facebook” è stata finora molto banalizzata, discussa, sottostimata o sovrastimata, ma mai analizzata a fondo, se non in contesti accademici. Non credo esistano rivoluzioni di Facebook ma “rivoluzioni” che, come dei software, girano su hardware (tecnologie di comunicazione) differenti. E,...