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David Graeber

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Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo

In un recente articolo intitolato How to change the course of human history (at least, the part that's already happened)*, l’antropologo David Graeber e l’archeologo David Wengraw prendono di mira, sforzandosi di decostruirla, l’interpretazione standard – identificata in alcuni lavori di Francis Fukuyama, Jared Diamond e altri – dei nostri ultimi 40.000 anni; la prospettiva minima, diceva il poeta Gary Snyder, per provare a capire qualcosa di ciò che siamo e di come si sia costruita la nostra esperienza del mondo. Il punto, sostengono, è che il modo con cui di solito si racconta lo svolgimento della storia umana – riassumibile in una sequenza limitata di fasi: un presunto stato di natura dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, mobili e egalitari; una “rivoluzione” agricola che lo sostituirebbe; l’emergenza di un potere centralizzato nella formazione delle città... – è sbagliato non tanto e non solo per una mancanza di informazioni (in particolare per il periodo precedente al Paleolitico superiore), quanto per la difficoltà di assumere, nella formulazione di quelle che restano comunque ipotesi, le informazioni già esistenti per quanto ovviamente frammentarie, disperse e “...

Tesi No Tav. Una condanna assurda / Fuciliamo i pronomi sovversivi!

Strano Paese quello in cui un senatore della Repubblica può affermare che con la bandiera si possono fare pulizie intime, in cui un ministro può dare del “rompicoglioni” a un giurista che chiedeva la scorta e per non averla avuta è stato assassinato, senza che nulla accada. Se invece una studentessa si azzarda a scrivere una tesi su un movimento, quello No-Tav, che fino a prova contraria non è ancora stato dichiarato fuorilegge, viene condannata perché nel suo lavoro ha usato il pronome “noi”, offrendo così «un concorso morale alle azioni di disturbo del movimento». Un “noi” che Roberta Chiroli, oggi ex studentessa dell’Università Ca’ Foscari, ha usato non solo come dichiarazione di adesione al movimento, ma anche per il fatto che una ricerca antropologica coinvolge necessariamente in qualche modo chi la svolge.   Non conosco Roberta, né ho letto il suo lavoro, ma qualcosina sulla ricerca in qualche decennio l’ho imparata. Per studiare una comunità, non importa dove, è necessario trascorrere lunghi periodi a contatto, condividerne la quotidianità, contrarre relazioni e anche amicizie. Solo così si guadagna la fiducia della gente che porta a farvi entrare nella loro sfera...

Mattoni afgani

In un mondo in cui centri e periferie non sono più facilmente distinguibili, la relazione tra forze e processi di rilevanza planetaria e dinamiche locali si fa sempre più complessa. Se gli effetti esasperanti del neoliberismo in termini di instabilità dei mercati finanziari sono stati negli ultimi anni un fatto di cronaca, meno di frequente ci si sofferma sulle sovrapposizioni tra politiche globali neoliberali e forme locali di sfruttamento del lavoro e riduzione in schiavitù. Negli ultimi dieci anni, scavando per motivi di studio e ricerca sotto le macerie simboliche prodotte da interminabili guerre, mi sono spesso ritrovato a osservare “situazioni sociali” che non solo mi spingevano a mettere in seria discussione il processo di ricostruzione dell’Afghanistan iniziato nel 2001, ma gettavano ombre sullo stesso futuro della regione. I “mattoni afgani” rappresentano a buon titolo una di queste situazioni sociali.   Rirkrit Tiravanija, Untitled, 2015   Il fenomeno dello sfruttamento del lavoro in Afghanistan ha attraversato i (bruschi) cambi di sovranità e regime che hanno segnato la storia del paese. A...

Economia del dono

Quando si deve fare un regalo, si corre nelle cattedrali del consumo, i grandi supermercati, gli outlet, i mall, oppure si scelgono le piccole nicchie, le botteghe artigiane, i negozi del commercio equo e solidale e così via. Si comprano dei doni. Ci si rivolge al mercato per esprimere un gesto d’amore. In cosa consiste la differenza tra il dono e lo scambio? Cosa c’è di diverso dal comprare un dono e qualsiasi altra cosa?   È capitato a tutti, credo, di ricevere qualcosa che non ci si aspettava: un regalo troppo bello e costoso o un misero cucchiaio di legno da un possibile – forse - affascinante fidanzato. Il dono lascia sempre interdetti e pieni di domande. Parla di noi, della relazione che nasce, esiste, si dipana e si svolge così, tra un dono e l’altro, tra un’attenzione e un’idea. Il dono è un fatto essenziale, che tutti noi abbiamo incontrato, sul quale ci siamo scervellati, annoiati, stupiti, divertiti.   Eppure all’università del dono non si parla mai. E anche gli esami di economia (micro, macro, politica economica, econometria ecc.) non ne accennano. Il dono non piace all...

David Graeber. Debito

Ora più che mai, forse è il caso di zittire anche solo per un attimo i tecnici dell'economia e le loro formule magiche. Magari per dare la parola a un antropologo come David Graeber che, nel suo Debito. I primi 5000 anni (il Saggiatore, Milano 2012), scardina alcuni miti della storia economico-politica e teologico-politica, come il baratto, recitato in ogni testo universitario di economia, o il debito primordiale nei confronti di dèi e Stati. Così come la storia economica non inizia con il baratto, il debito non è alla base della società e delle relazioni umane, ma arriverebbe invece in un secondo tempo – costruzione dell'origine effettuata a posteriori e capace ora di dialogare nuovamente e proficuamente con il presente che l'ha composta e proiettata all'indietro, con buona pace di Adam Smith e Hobbes, dei loro contemporanei ed epigoni presenti.     Parlare di debito significa anche parlare di denaro. Questo secondo elemento introduce una fredda calcolabilità, tale da renderlo non solo un semplice obbligo morale, ma un fattore misurabile con esattezza. Le mitologie del debito hanno...