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Elizabeth Bishop

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Tradurre dalla moglielingua

La ballerina bianca non si esibisce nei teatri. Suo palcoscenico è la natura, ed è capace di adattarsi sia alle temperature polari che a quelle torride dei deserti. Si tratta di un uccello dalle dimensioni simili a un passero, ma con una caratteristica “maschera” bianca nel maschio, quasi da carnevale veneziano. Si avvicina facilmente all’uomo, non lo teme, ha imparato a conviverci. Con la Coazinzola ha imparato a convivere anche Riccardo Duranti, traduttore che ha chiamato la sua casa editrice come il minuto volatile, impostandola proprio come un nido sicuro, «ove il passero piega | sul chiarore del canto», per usare due versi di Libero de Libero del volume bucolico d’esordio, Solstizio.    Per anni docente di Traduzione alla “Sapienza” di Roma, Riccardo Duranti ha portato in Italia l’opera omnia di Raymond Carver e autori come John Berger, Philip K. Dick, Cormac McCarthy, Elizabeth Bishop. Oggi vive sui monti Sabini con le sue coazinzole e la sua Coazinzola Press, dove prosegue autonomamente la sua attività di traduzione, dalla terra in olive e dalle olive all’olio, e dal cibo per il corpo a quello per la mente: «Bisogna affidarsi alle stagioni – confessa Duranti a “Il...

Seamus Heaney, poesia ed esperienza

“Preservare l’esperienza”, ecco una ragione per scrivere, diceva Philip Larkin, poeta ammirato da Seamus Heaney, della generazione subito prima della sua. E Heaney lo citava ancora recentemente. La sua poesia infatti è sempre stata strettamente legata alla sua esperienza: l’infanzia rurale, il cattolicesimo profondo e vissuto conflittualmente dell’Irlanda del Nord, gli studi classici, le letture dei maestri del moderno, lo stato di assedio, gli amori, il senso del passato, gli amici, i compagni di strada, gli inarrivabili esempi: Yeats, Joyce, Eliot, Beckett... Heaney divenne amico dei suoi confratelli Ted Hughes, Josif Brodskij, Derek Walcott, Czeslaw Milosz e del più anziano Robert Lowell alla fine della vita disordinata dell’americano. Nella poesia Ostriche ricorda un pranzo memorabile con Lowell sulla costa irlandese, quando “preparano un bell’evento da ricordare”. E intanto le ostriche fanno pensare ai romani che le facevano arrivare dall’Atlantico, alla “sazietà del privilegio”. E mangiare quello iodio significa divenire “verbo, puro verbo”.     In...

La poesia di Wislawa Szymborska

Quando vinse il Nobel nel 1996 molti, non conoscendola, si stupirono. In realtà di Wislawa Szymborska, già famosa all’estero, era stata pubblicata dall’editore Vanni Scheiwiller nel 1994 e tradotta, con un legame che solo la morte di entrambi, a poca distanza l’uno dall’altra, ha spezzato, da Pietro Marchesani. Il libro si intitolava Gente sul ponte. L’immagine sulla copertina era tratta da una tavola del pittore giapponese Utagawa vissuto nella prima metà del l’Ottocento e ammirato da Van Gogh. Rappresentava alcune persone sorprese da un acquazzone su un ponte. Non si vedevano i visi, ma solo i corpi descritti con precisione tra gli aghi di pioggia. Una scelta perfetta che sembrava sintetizzare il tratto di questa poesia: essenziale, nitida, complessa.   C’era in Wislawa Szymborska, e la conoscenza della persona lo confermava, qualcosa della Cordelia shakespeareana. La sua poesia, non a caso forse così traducibile, non ha nulla di compiacente, né di arrogante, ma prova a dire la verità a costo di essere sgradevole, con se stessa prima di tutto. La sua franchezza non ha bisogno di...