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Emilio Gentile

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Settantacinque anni / Le madri della Costituzione

Mettere insieme una costituzione è un compito serio e importante. La costituzione è una delle istituzioni essenziali dello stato moderno, quella che lo costituisce, appunto, che presenta le condizioni necessarie per il suo esserci, il suo stare. Ora stare, stato, istituzione e costituzione fanno parte, insieme a molte altre parole, della famiglia di termini legati all’idea di stabilità e derivati dal verbo greco ἵστημι, hístemi, stare, stare in piedi, tenersi eretti. E già ci rendiamo conto che verticalità e stabilità non sono ritenute faccende da donne, le quali sono sempre un po’ inclinate, di sbieco, e comunque instabili e volubili e mutanti d’accento e di pensier.  Anche fondare uno stato, o anche una semplice città, è una attività importante, seria e costitutiva. Siamo sempre all’interno della famiglia delle idee e delle parole solide, giacché fondare vuol dire poggiare una costruzione sul fondo stabile di un terreno scavato, per esempio dall’aratro di Romolo. Anche fondare uno stato o una città non è faccenda di donne e infatti di donne fondatrici non ce ne sono a parte la famosa Didone che fondò, grazie all’astuzia della pelle di toro, la città di Cartagine. Sì, però...

Un libro di Claudio Vercelli / Neofascismo in grigio

Nell'Europa sovranista e populista il riferimento ai fascismi storici e la più diffusa trasversale e sensibilità destrorsa, nazionalista e identitaria sono modelli di mobilitazione e azione politica: una ragione urgente per fare i conti con le destre del presente, tanto più in situazioni di emergenza prolungata come quella attuale. Se nei diversi neo e post-fascismi sembra emergere un tratto di continuità con il Novecento, molti sono i tratti di discontinuità con quel passato e i recuperi, gli innesti che mettono insieme altri passati e danno vita a nuove sintesi. L'assalto di Capitol Hill a Washington il 6 gennaio 2021 da parte di una composita schiera di esponenti della destra americana è stato un fenomeno rivelatore e sintomatico di come le categorie politiche tratte dalla storia del Novecento siano insufficienti e dunque poco efficaci per la messa a fuoco e per la comprensione dello scenario attuale.      La presa di distanza storicizzante che negli ultimi anni ha denunciato l'eccesso di allarmismo nei confronti dell'uso del termine 'fascismo' rischia di essere una sottovalutazione della presenza delle minacce al pluralismo e alle democrazie contemporanee: si ha...

Un libro di Emilio Gentile / Totò, de Curtis e la Storia

Un illustre storico dell’età contemporanea, che si occupa di Totò? Perbacco, a prescindere. Emilio Gentile, studioso acuto del fascismo, compone una commedia storico-pirandelliana con protagonista il comico, servo di Antonio de Curtis, che alle spalle di quel buffone dal quale si tiene a debita distanza conduce la sua vita principesca di discendente degli imperatori di Bisanzio, chiamando come convitata di pietra la Storia, con la S maiuscola? Quisquiglie? Pinzillacchere? In questo periodo di teatri chiusi, più delle ambigue e noiosissime consolazioni di streaming, letture online, commedie, drammi, pillole e favole in rete, si è aperto – drammaticamente, certo, per tutta la gente di teatro a spasso o chiusa in casa, colpita duramente nelle economie – uno spazio che forse meglio il silenzio, il pensiero, la lettura possono riempire. E tra le non molte proposte segnaliamo un libro fuori dai canoni della teatrologia (nome aspro, sempre a rischio di refuso in tetrologia), scritto con levità profonda: Caporali tanti, uomini pochissimi. La storia secondo Totò, pubblicato dagli editori Laterza.     Gentile è nato nel 1946. Quindi fa parte della generazione cresciuta a pane e...

Passato e presente / Se il fascismo è di moda

Dovremmo finalmente far entrare il fascismo a pieno titolo nel nostro patrimonio culturale. Sarebbe l’unico modo per interrompere, almeno per un po’, il meccanismo inceppato della sua evocazione per descrivere il presente. Come un dente di un ingranaggio che scatta indietro dopo un movimento apparentemente coordinato, la moda del fascismo non passa. Se il fascismo è di moda, il fascismo fa la storia della contemporaneità: ma non perché sia riprodotto o ne siano reiterati gli elementi strutturali, piuttosto perché esso viene evocato come una forma del pensiero (malefico) che da settant’anni a questa parte non ha conosciuto periodi di bassa stagione. Questo continuo riferirsi non va, come si potrebbe ingenuamente pensare, nel senso di un lavoro di memoria, ma piuttosto a reificare il significato di un’epoca senza il beneficio di allontanare il suo ritorno, con l’effetto contrario di vivere il nostro presente parzialmente in funzione di essa.   La demonizzazione del fascismo, innescata con forza inaudita dalla formula crociana che lo relegava a una “parentesi” della storia italiana, ha contribuito non solo a un suo studio fortemente ideologizzato ma, più grave, a un deposito di...