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Ettore Sottsass

(16 risultati)

Triennale / Il “nuovo” museo del design italiano

Nella prima metà del Novecento, il modernismo ha avuto una notevole diffusione in Europa e negli Stati Uniti. Portava con sé l’idea di una forma e un’estetica degli oggetti strettamente legata alla funzione svolta. L’oggetto non era più un simbolo di appartenenza famigliare, ma si legava strettamente al suo valore d’uso. La Scuola del Bauhaus ha avuto un ruolo centrale nella messa a punto di tale concezione, ma è stata l’Italia ad applicarla sistematicamente, a partire dal secondo dopoguerra, attraverso una diffusa rete di piccole imprese capaci di trasformarla in prodotti industriali realizzati in serie. Come ha scritto il designer Ettore Sottsass nella recente raccolta di scritti Molto difficile da dire (Adelphi), era un’Italia dove “finito di fare cannoni bisognava pure far qualcosa”. Il design italiano ha così preso vita per effetto dello stabilirsi di un magico equilibrio tra la rete delle piccole imprese e giovani e creativi designer. Grazie alla presenza di tale equilibrio, per circa un trentennio il design italiano ha potuto godere di un momento particolarmente felice.    Ma in seguito per il modello del modernismo è arrivata una fase di crisi e così anche il...

TDM Triennale Design Museum / Gli oggetti che parlano

Lo si è atteso per anni, ormai non ci si sperava più. Molte volte annunciato, evocato, sognato, auspicato, finalmente Milano ha un Museo del Design. Ospitato al piano terra del Palazzo dell'Arte, progettato da Giovanni Muzio nel 1931 quale sede della Triennale, il museo occupa la splendida galleria semicircolare, illuminata da grandi finestroni collocati molto in alto, che la irradiano di una luce quasi zenitale, conferendo magia alle cose che ospita. Dopo decenni di aspettative deluse, a rendere possibile questo ‘miracolo a Milano' è stata la determinazione di Stefano Boeri, che di Triennale è il presidente, sorretta dalla volontà del Consiglio di Amministrazione dell’omonima Fondazione e da quella del comitato scientifico composto da Paola Antonelli, Mario Bellini, Andrea Branzi, Antonio Citterio, Michele De Lucchi, Piero Lissoni, Claudio Luti, Fabio Novembre, Patricia Urquiola, con il sostegno del MiBAC.   Il Museo del Design Italiano, con la direzione artistica dell’architetto inglese Joseph Grima (dal 2011 al 2013 il più giovane direttore di Domus), in questa fase d'esordio, si intitola ‘Parte Prima’ e ospita 200 pezzi, risalenti tutti ad un periodo compreso tra il 1946...

Una mostra giocosa / Il centenario di Achille Castiglioni in Triennale

“Circa il costume antico di celebrare il dì natalizio o genetliaco delle persone insigni per letteratura ec. anche dopo la loro morte” (Leopardi), ecco che Milano, la sua città, rende omaggio al centenario della nascita di Achille Castiglioni (1918 - 2002). E lo fa in una delle sue sedi espositive più prestigiose, la Triennale, dove, dal 6 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019 è possibile visitare la mostra A Castiglioni, curata da Patricia Urquiola – che di Achille è stata dapprima allieva e quindi assistente al Polimi – in team con Federica Sala e con il progetto grafico di Dallas (Francesco Valtolina & Kevin Pedron). Catalogo Electa (pagg.288; euro 39,00).   Il 16 febbraio di quest'anno, giorno del suo compleanno, Doppiozero aveva già trattato delle celebrazioni in onore del maestro, iniziate con la mostra 100 x 100 Achille, (si legga qui) organizzata dalla Fondazione che reca il suo nome e ci si era lasciati con la promessa di tornare ad occuparci di lui quando la preannunciata mostra presso la Triennale avesse aperto i battenti.   A Castiglioni, uno scorcio della mostra allestita in Triennale (ph. MLG). Una mostra giocosa   Quella allestita in Triennale è una...

Tornano sempre le primavere, no? / Ettore Sottsass. Impegno e meraviglia

Era solito inviare dei brevi messaggi, impreziositi da piccoli disegni e dalla sua impareggiabile grafia. Erano messaggi che Ettore Sottsass faceva pervenire ad amiche e amici per un grazie, un augurio, un ricordo o più semplicemente per un saluto; brevi frasi, mai comuni, sempre stupite e vicine a chi leggeva. Un gesto tra i tanti attraverso i quali Sottsass amava la gente e la vita. Un giorno, nell’ormai lontano 1987, ho ricevuto un biglietto. Gli avevo spedito delle foto scattate in occasione della vernice di una sua mostra; il biglietto era un foglio bianco formato A4.     In quella breve scritta c’è tutto Ettore Sottsass. Intendo dire che Ettore Sottsass per tutta la sua lunga vita è vissuto dentro due trame, peculiari in sé e tra di loro interconnesse, una militanza: la sua fede profonda nell’opera, nel lavoro, nella pratica quotidiana di una professione, quella dell’architetto designer, testimoniata con un rigore appassionato e uno sguardo in avanti; e la sua mai sopita meraviglia nei confronti della vita, delle espressioni diverse della realtà, culturali e naturali.  Le due trame, il credere nel mestiere e la meraviglia esistenziale, l’hanno tenuto per mano...

Son cento. Son dieci / Il Contro Design di Ettore Sottsass

Una storia piccolina   In nessuno dei numerosi libri pubblicati negli anni su Ettore Sottsass (Innsbruck, 1917 - Milano, 2007) e neppure nelle migliaia di articoli a lui dedicati, troverete la piccola storia che state per leggere, semplicemente perché non è mai stata scritta, in quanto la conoscono soltanto i diretti protagonisti, insieme a una ristretta cerchia di persone. Il contesto generale in cui si colloca è invece arcifamoso e riguarda un gruppo di designer milanesi (d’adozione), capeggiati dal loro leader carismatico (Ettore Sottsass, appunto) che l'11 dicembre del 1980, aveva dato vita a quel Movimento Culturale battezzato con il nome di Memphis, in omaggio alla canzone “Stuck in a mobile with the Memphis blues again” di Bob Dylan.   “A forza di camminare nelle zone dell’incerto … a forza di colloquiare con la metafora e l’utopia … a forza di toglierci di mezzo, adesso ci troviamo con una certa esperienza, siamo diventati bravi esploratori … adesso possiamo finalmente procedere con passo leggero, il peggio è passato.” Così scrive Sottsass, in quello che può essere considerato il certificato di battesimo di Memphis, ovvero nel testo di...

Giancarlo Lunati, un manager

Giancarlo Lunati accoglieva il visitatore nel salotto della sua abitazione milanese dalle parti del Tribunale mostrandogli le foto di Benedetto Croce e Adriano Olivetti, insieme a una targa che celebrava la tiratura record raggiunta da «Il Sole 24 ore» negli anni della sua gestione. Tre simboli a ricordare le principali tappe di una vita ricca di impegni professionali e di occasioni culturali. Dichiarava che «un manager deve avere curiosità intellettuali, deve cercare di non essere mai troppo settoriale». Una certa bruschezza monferrina (era nato a Rivarone nel 1928) lo induceva ad andare al nocciolo delle questioni che riguardavano il suo passato olivettiano, affermando che quello che aveva da dire lo aveva scritto in Con Adriano Olivetti alle elezioni del 1958. Come dargli torto? Nella ricca memorialistica olivettiana, un filone forse non ancora estinto, il libretto di Lunati ha il pregio di fondere riflessione e ricordo, oltre al fatto di essere stato scritto in un periodo, gli anni Ottanta, in cui il mito di Adriano Olivetti era in una fase declinante e andavano spegnendosi gli echi di una stagione irripetibile.   Lunati arriva in Olivetti...

Ugo La Pietra, il disequilibrista

La mostra dedicata dalla Triennale a Ugo La Pietra, mi piace leggerla come celebrazione del carattere ‘contro’, militante, critico e sovversivo radicato nella tradizione del design italiano che ha sempre espresso accanto alla produzione di manufatti una fittissima produzione sperimentale, magari meno conosciuta, ma rivelatrice di un’attività libera, antagonista, testarda, ribelle, impegnata a registrare ogni segnale emesso da territori sfuggiti al controllo della rigida disciplina dettata dalle istituzioni, dalla tecnocrazia.     Insomma l’attività di registrazione di segnali sommersi svolta nel corso degli anni da La Pietra con curiosità e grande generosità (si parla di più di mille progetti/reperti), pone anche la questione di come dare corpo a questo poderoso flusso di rilevamenti: prende forma e si fissa, infatti, in una molteplicità di espressioni mutevoli. Disegni, pitture, fotografie, collage, sculture, ambienti, interni, riviste, filmati, performance, fumetti, ceramiche… appaiono tutti come grandi e piccole mappature che tentano di mettere in luce le possibili relazioni di queste...

Intorno a Ettore Sottsass

L’incontro con Andrea Branzi è stato uno dei momenti centrali della mia scrittura su Ettore Sottsass, che ho cercato di vivere come un viaggio.   Ricordo da bambina uno strano programma televisivo dove un omino ridotto in dimensioni microscopiche, come colpito da una strana magia, riusciva a viaggiare dentro un corpo umano attraversando organi, cellule, tessuti, membrane e scoprendo parti immaginifiche che abbiamo tutti dentro di noi e che ci appartengono nel profondo. Mi sono sentita un po’ così: un essere microscopico che viaggia dentro il pensiero di un gigante.   Mi ha sempre incuriosito il meccanismo del pensiero. Esiste un libro bellissimo di Giorgio De Chirico che si intitola proprio così, dove lui spiega con una certa ironia e sprezzo per l’opprimente protervia del pensiero dominante, come parlare con le immagini, i disegni, la pittura e gli oggetti non sia altro che un modo diverso dalla parola per pensare. Anzi. Forse più profondo e universale.   Questi sono stati i miei modelli. Sono partita con la scrittura per capire come fosse possibile raccontare il pensiero di un autore che pensa, disegna e lavora a...

Tutto Sottsass

Il 18 settembre 1981 Ettore Sottsass e Barbara Radice arrivano in taxi alla Design Gallery di Milano. Sono emozionati e anche un poco terrorizzati. S’inaugura nel pomeriggio la mostra di Memphis, il gruppo di designer fondato nel dicembre dell’anno precedente nel loro appartamento milanese, che comprende Martine Bedin, Aldo Cibic, Michele De Lucchi, Matteo Thun e Marco Zanini. Non credono ai loro occhi: oltre duemila persone occupano lo spazio dello showroom. Dentro ci sono: trentun mobili, tre orologi, dieci lampade, undici ceramiche.   La folla dilaga per le strade attorno bloccando il traffico. Ettore e Barbara non capiscono cosa stia succedendo; pensano a un incidente. Nessun evento di design ha mai radunato tanta folla, e soprattutto nessuno sa dire come abbia fatto ad arrivare sin lì tutta quella gente. Sull’invito della mostra c’è un Tyrannosaurus Rex con la bocca spalancata, i denti bianchi ben in mostra e l’occhio vivo. Una promessa suggestiva, quasi una provocazione: Memphis come un dinosauro divorerà il design moderno? Quel giorno di settembre degli anni Ottanta rappresenta il punto culminante nella popolarit...

Sottsass. Tornano sempre le primavere, no?

  Beaubourg Il 27 aprile 1994 fu inaugurata la mostra di Ettore al Beaubourg a Parigi, tre anni dopo quella del padre a Trento. Era la prima mostra antologica dedicata al suo lavoro che Ettore aveva accettato di realizzare. In quei tre anni era cambiato. Da mitteleuropeo ad architetto-designer radicale, con codino e barba. L’ho accompagnato in un giro – a porte ancora chiuse all’autorità e al pubblico – dentro la “fossa” centrale del piano terra del Centre Pompidou, che ospitava quella cascata di meraviglie. 
Lui con Fernanda Pivano e io a distanza con la mia Nikon. Più tardi sono iniziati i riti ufficiali, Ettore 
si è prestato con infinita disponibilità. Guardandolo attraverso l’obiettivo, si poteva cogliere un fremito di paura. Mi aveva bisbigliato, come di sfuggita: «Sai, ti fanno l’antologica alla mia età, quella giusta, e poi ti seppelliscono». Da allora ho cercato di cogliere quel tremore, come nell’immagine in cui sorride un po’ restio, e sembra volersi proteggere, non si sa da cosa, con il gesto della mano, o come quando se ne sta appartato davanti a un suo vaso a sognare a occhi aperti, o insieme al vecchio 
amico Brugola, suo artigiano di fiducia: sembra guardare...

Tavoli | Alberto Alessi

Tempo fa, azzardando un ipotetico parallelo fra mobili e scrittura, mi ero convinto che l’armadio, con la sua capacità di conservare e restituire ricordi che emergono da misteriose ed odorose profondità, fosse in qualche modo l’equivalente della stratificazione narrativa del romanzo, impasto inestricabile di vite e di vicende. Alla fascinazione fantastica dell’armadio contrapponevo invece l’esibita chiarezza delle scrivanie, la cui accumulazione più o meno ordinata di carte e di oggetti mi faceva pensare alla struttura lineare del saggio, esposizione a tema in cui le conclusioni sono già implicite nelle premesse stesse dello scritto.   Non so se le cose stiano davvero così, ma quel pensiero mi è tornato alla mente guardando il tavolo di lavoro di Alberto Alessi, anima dell’omonima azienda del Verbano, capofila del migliore design italiano.   Lungi dall’essere nitida e sgombra come un tavolo operatorio, l’ampia superficie  è popolata da un’eterogenea moltitudine di cose: un fornito campionario di varia cancelleria; fogli, libri, biglietti da visita; un calibro,...

Franco Toselli, gallerista re

Franco Toselli dal 1967 organizza mostre d’arte nella sua galleria a Milano, attraverso la quale sono passati i nomi più importanti dell’intero panorama dell’arte contemporanea. Solo per aver lavorato con gli artisti più rappresentativi della storia dell’arte recente, aver organizzato mostre memorabili e prodotto libri d’artista leggendari, Franco Toselli già merita di sedersi tra le prima fila nell’olimpo dei galleristi. La sua avventura nell’arte dura da 45 anni. È iniziata con Gio Ponti passando per l’arte concettuale (Vincenzo Agnetti, Michael Asher, John Baldessari, Mel Bochner, Gino De Dominicis, Jan Dibbets, Joseph Kosuth, Sol LeWitt, On Kawara, Lawrence Weiner), l’arte povera (Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Gilberto Zorio), la “transavanguardia” (Francesco Clemente, Nicola De Maria, Mimmo Paladino), artisti come Daniel Buren, Giuseppe Chiari, Dan Graham, Joan Jonas, Jan Knap, Gordon Matta Clark, Luigi Ontani, Charlemagne Palestine, Gianni Piacentino, Salvo, Richard Serra,...

Eco cinetico

Inaugura giovedì 8 novembre presso la Sala Archivi del Museo del Novecento di Milano, la mostra Programmare l’arte. Olivetti e le Neoaanguardie cinetiche a cura di chi scrive e di Marco Meneguzzo. La mostra arriva dal Negozio Olivetti di Venezia ma è stata completamente riallestita con molte opere in più e documenti inediti. Proseguirà fino al 3 marzo 2013 in un momento in cui Milano torna ad occuparsi di arte cinetica e neoavanguardie.   La mostra celebra i 50 anni dell’Arte Programmata di cui Umberto Eco fu il primo critico. Cinquant’anni dopo siamo andati a intervistarlo.   Il Gruppo T nel 1959   Genealogia di una mostra. Intervista a Umberto Eco     Opera aperta fu pubblicato nel 1962, lo stesso anno in cui fu allestita a Milano la mostra “Arte Programmata”, e alcuni degli argomenti affrontati nel suo libro si rispecchiavano nei lavori degli artisti. L’introduzione all’ultima edizione del volume ne ripercorre la genesi e ricostruisce il vivace dibattito critico che ne accompagnò la prima uscita. Ci pare molto interessante perché così...

Ettore Sottsass. Scritto di notte

“Come si diventa ciò che si è”: così recita il sottotitolo dell’Ecco Homo di Friedrich Nietzsche. Forse ogni autobiografia potrebbe rivendicare il diritto ad usarlo, ad appropriarsene. Ma l’Autobiografia come testamento di Ettore Sottsass, pubblicata postuma da Adelphi nel 2010 con il bel titolo di Scritto di notte, lo può rivendicare forse ancora a maggior diritto. E non certo perché - come Nietzsche - egli si consideri un “destino”. Semmai per la ragione esattamente opposta. Perché se il destino di Sottsass è stato quello di rimanere in una costitutiva ambiguità (tra architettura, arte, artigianato, design, fotografia, scrittura), la sua autobiografia proprio questa ambiguità, questa incertezza, questa indecisione racconta.   Un’indecisione, naturalmente ben lungi dal mancare di prendere posizioni e di produrre frutti molteplici. E tuttavia, derivanti entrambi più dalle “circostanze” che da scelte vere e proprie. Quasi come se tutto ciò che Sottsass ha fatto, ha progettato, ha prodotto nel corso della sua...

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....

Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.     A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due...