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Georges Perec

(33 risultati)

Jon McGregor, Bacino 13

“Si trovarono al parcheggio un’ora prima dell’alba e aspettarono che qualcuno gli dicesse cosa fare. Faceva freddo e si parlò poco. Certe domande restarono non dette. La ragazzina scomparsa si chiamava Rebecca Shaw. L’ultima volta che l’avevano vista portava una felpa bianca con il cappuccio. Sulla brughiera aleggiava una foschia bassa e il terreno era indurito dal gelo.”  Così inizia, come un thriller, Bacino 13 (trad. it Ada Arduini, Guanda, 2018), notevole quarto libro del quarantunenne inglese, ma nativo delle Bermuda, Jon McGregor, accolto benisssimo in patria da critica e pubblico come i precedenti. Il romanzo, diviso in 13 capitoli, uno per ciascun anno successivo alla scomparsa della ragazza avvenuta durante una passeggiata con i genitori, narra la vita della comunità che abita nel paese immerso nelle brughiere di un distretto di bacini idrici e cave, dove Rebecca era ospite per le vacanze natalizie.   La scomparsa, con le indagini che si protraggono per anni, fa da esile filo conduttore all’interno di una composizione strutturata come un’elaborata partitura musicale; o piuttosto costituisce la linea melodica che ritorna nelle improvvisazioni dei solisti jazzisti...

Jouer / Jean Echenoz. Inviata speciale

Inviata speciale, di Jean Echenoz è uno stravagante, euforico romanzo, sospeso fra noir e spy story: protagonista è Constance, moglie dell’ex musicista Lou Tausk, il suo misterioso rapimento, la sua futura missione spionistica. Ecco come si presenta Constance: «Camicetta azzurra attillata, pantaloni skinny antraci­te, scarpe basse, taglio alla Louise Brooks e curve alla Michèle Mercier – un insieme che sembrerebbe stri­dente, e invece no, sta d’incanto. Trentaquattro anni, poco attiva e poco qualificata – a malapena un diploma di scuola superiore –, moglie di un uomo i cui affari vanno o perlomeno andavano a gonfie vele, ma è la vita con quest’uomo che non va affatto a gonfie vele: vita materiale facile, vita matrimoniale per niente». Domina la rievocazione di un tema pop, Excessiv, scritto molti anni fa dallo stesso Tausk in collaborazione con Frank Pélestor e interpretato da Constance: questo tema percorre il libro come leitmotiv e ogni volta assume connotazioni ed espressività diverse. «Un tempo, ma ne è passata di acqua sotto i ponti, la collaborazione tra Pélestor e Tausk aveva prodotto diversi successi. Firmate Tausk-Pélestor e in­terpretate da Gloria Stella, Coco Schmidt e...

Collezionisti di storia / I francobolli di Elisabetta Di Maggio e Flavio Favelli

Rispetto ad altre forme di collezionismo iscritte nelle opere d’arte, la filatelia ha uno statuto ambivalente. Al pari di ogni collezionista quello di francobolli è un malinconico (se non altro perché, come ogni collezione, anche la sua è costitutivamente destinata allo scacco dell’incompletezza e della morte, come il puzzle di vita del Bartlebooth di Perec nella Vita, istruzioni per l’uso).   Greetings from Venice, ph Matteo De Fina. Eppure permane sempre in lui un tratto espansivo, che deriva dalla radice infantile di ogni collezione di francobolli, «mossa insieme dalla passione per l’esotismo e da quella per la sistematicità della serie». Così scriveva il Calvino di Collezione di sabbia commentando l’opera di Donald Evans (pittore americano morto trentenne nel ’77, e specializzatosi nella pittura – a matite e acquarelli – di francobolli d’invenzione scrupolosamente ascritti, appunto per serie, a paesi e periodi storici altrettanto immaginari). Sicché «questo preteso introverso era un uomo nient’affatto ripiegato su se stesso ma proiettato sul fuori, sulle cose del mondo, scelte e riconosciute e nominate una per una con delicatezza e precisione amorosa». La filatelia non...

Capelli, denaro, lacrime / Alan Pauls, Trilogia della perdita

Pianto, capelli e denaro hanno in comune la facoltà di essere persi. Oppure la perdita stessa è leitmotiv della vita: si perdono lacrime e soldi ma si perdono anche la speranza, la salute, la memoria, la vita stessa – la propria e quella degli altri. Non si fa altro che perdere qualcosa.    La prima metà degli anni settanta in Argentina, racconta lo scrittore argentino Alan Pauls in un'intervista a “ilmanifesto”, fu caratterizzata dalla guerriglia urbana e dal ritorno al governo di Peron dopo sette anni di giunta militare: periodo da lui definito come “utopico, convulso e radicalizzato”. La seconda fu invece quella di Videla, della violenza, dei desaperecidos, dell'inflazione. E però nella memoria di quel decennio si è perso, secondo Pauls, il ricordo della prima metà: così il passato si fa monco, sfigurato, e per lui, che in quegli anni si è formato umanamente e artisticamente, prende corpo l'esigenza di ricucire la ferita di quel periodo storico. Per parlare della sua Trilogia della perdita è necessario partire da qui, dal suo sguardo su quel decennio e dall'intreccio tra mondo esterno e percorso individuale o, per usare i suoi termini, tra pubblico e privato....

Palazzo della Misericordia (Bg) | 9 giugno - 1 luglio 2018 / Back to space

Lo spazio è un dubbio, scriveva Georges Perec. Non esistono luoghi stabili, immobili, intangibili ed è proprio perché non esistono che lo spazio diventa problematico, smette di essere pura evidenza. Lo spazio è “obliquo, vergine, euclideo, aereo, grigio, storto”. Per questi autori ripensare lo spazio significa cogliere l’istante in cui appare l’inafferrabile, l’inclassificabile, l’aleatorio. Le immagini così diventano l’indice di un’apertura che va al di là della mera rappresentazione. Ed è proprio in quella frazione di non rappresentabile che si fonda ogni rappresentazione. Il dispiegarsi della presenza. La sorpresa suscitata dagli spazi di questi sei fotografi infrange l'esperienza e ci devia dal corso normale delle cose: è data dall'imprevisto e dal meraviglioso, che emana una forza insolita coinvolgendo tutti i sensi.  Uno stupore da intendersi come origine e come elemento costitutivo. Non tanto un principio che sta lì all'inizio, causa qualcosa e poi se ne va, ma un principio che segue ciò che era all'origine, che è legato al tempo, sta nel tempo e anche nello spazio. È quanto ci suggerisce Francesca Rigotti, a proposito dello stupore come stato d’animo che si pone...

L'uomo dietro lo studioso / Claude Lévi-Strauss, lettere ai genitori

C’è un passaggio del capitolo “Come si diventa etnologi” in Tristi tropici (1955), che quando l’ho letto mi è rimasto molto impresso (perché mi sembrava riguardasse anche me). Scrive Lévi-Strauss che nel 1928, quando lui aveva vent’anni, esistevano due razze di studenti universitari: quelli di medicina e diritto da una parte, e quelli delle discipline letterarie e scientifiche dall’altra. I primi, spesso di destra, vivevano pienamente la giovinezza in modo “chiassoso, a volte aggressivo”, vitalistico e tutto votato al divertimento (la goliardia identifica molto bene questa categoria di studenti), consapevoli com’erano che grazie ai loro studi, di lì a poco, sarebbero entrati nella società con una precisa funzione. Gli altri, viceversa, spesso di sinistra, erano “adolescenti prematuramente invecchiati, discreti, riservati”, che tentavano invece di imitare gli adulti; ma questo era paradossalmente legato al fatto che scegliendo quegli studi “non dicevano addio all’universo infantile: si applicavano piuttosto a rimanerci”; essendo l’insegnamento e la ricerca le sole possibilità di restare a scuola, continuare a studiare, e così protrarre la condizione di studente. Dunque, da una...

Cose, merci, forse esseri umani / Oggetto

Lo scrittore Georges Perec ha documentato negli anni Sessanta, nel celebre romanzo Le cose, quel potente choc psicologico e culturale che è stato causato dalla crescita abnorme degli oggetti determinata nelle abitazioni private dalla produzione industriale di massa. All’epoca appariva evidente infatti che con la nuova società dei consumi le merci crescevano costantemente in quantità e in dimensioni e tendevano sempre più ad occupare anche lo spazio quotidiano di vita delle persone. Da allora però gli oggetti hanno notevolmente accresciuto sia il loro numero, che la loro capacità di comunicare. Oggi veicolano pertanto numerosi significati, che provengono dal marketing e dalla cultura del consumo, ma anche dalla cultura sociale. Con il risultato di rendere difficoltoso per le persone orientarsi rispetto ad essi. Di rendere difficoltoso cioè gestire il flusso vischioso dei significati che riguarda gli oggetti. Vivere nell’ipermodernità vuole dire infatti, tra le altre cose, dover imparare a vivere immersi all’interno della cultura degli oggetti.      Il concetto di funzione utile della merce tende pertanto a diventare sempre più obsoleto, messo in crisi dall’avanzata...

Tre anni e tre giorni. Per Irene Babboni

È letterario notarlo? Ha qualche senso? Sarebbe stato bello poter discutere proprio di questo, e casomai addirittura riderne, con Irene Babboni, la meravigliosa Irene, che anche su certe cose scabrose non era né cinica né fatua ma dispiegava la potente e ridente razionalità della letteratura. Ora non importa neppure tanto quale sia l’occasione numerologica a cui alludo ma del resto, e per la precisione, ora non c’è proprio nulla d’altro che importi minimamente. Irene se n’è andata, dopo prove che aveva superato con il suo inimitabile sorriso e dopo aver esperito pressoché tutte le prescrizioni a cui ci si sottopone quanto meno per dimostrare agli altri di «aver reagito». Una vicenda patologica pluridecennale crudele e davvero maligna (maligna, dico, anche in senso morale) ha infine prevalso ed ecco che Irene non c’è più e a noi tocca piangerla senza neppure saper immaginare cosa la sua morte possa significare per chi gli era molto più vicino.   Non di tutte le persone mi ricordo con precisione il momento in cui le ho conosciute. Con Irene invece mi càpita, ed è quasi buffo (lei di sicuro ne riderebbe) che si trattasse di un importante funerale, il primo di altri tre in cui la...

Anniversari. Tentativo di esaurimento di un luogo parigino / Georges Perec, 18 ottobre 1974

È il 18 ottobre 1974, venerdì. Il cielo sopra Parigi è grigio.   Per tre giorni Georges Perec siede a un caffè di Place Saint-Sulpice. Elenca ogni dettaglio, annota quello che vi accade in maniera meticolosa. “Ci sono molte cose a Place Saint-Sulpice”. Tentativo di esaurire un luogo parigino è una lunghissima lista: due taxi vuoti alla stazione dei taxi; una betoniera arancione; orme indistinte; un 87 vuoto, un 70 pieno, un altro 87 vuoto; il vento che fa cadere la pioggia accumulata sulla tenda del caffé; un’ambulanza che fa ‘pim pom’; i piccioni che si lavano nella fontana ed anche una bambina che piange tra i suoi genitori (o i suoi rapitori); un carro funebre davanti alla chiesa e una porzione non troppo grande di cielo. Osservare la strada, annotare il luogo, l’ora, la data, le condizioni meteorologiche. Osservare il resto di place Saint-Sulpice, quello che non ha importanza, l’infraordinario che fa da sfondo al passare del tempo.   Lo sguardo non vede che quello che incontra. Ma cosa succede quando non accade niente? Bisogna, scrive Perec, registrare cose prive di interesse: i grattacieli che non crollano e la terra che non trema, i mattoni, il cemento, gli orari....

A Parigi “Dans l’atelier” / L’artista fotografato: da Ingres a Jeff Koons

Perec non ne parla, almeno esplicitamente. Fra le specie di spazi che accuratamente enumera, c’è il letto e la camera per dormire, gli anfratti dove fumare nell’appartamento in disordine, il quartiere cittadino con brasserie dell’angolo e mercatino d’ordinanza. Eccetera. C’è perfino lo studiolo di san Gerolamo dipinto da Antonello. Ma l’atelier dell’artista, in senso stretto, non c’è. Eppure, con buona probabilità, Perec non parla d’altro. Se (come lui sa bene) lo spazio è per l’uomo tana e rifugio, specchio e scenario, compagno d’avventure e palcoscenico per metterle in gioco, misura di tutte le cose e via di fuga per riclassificarle senza sosta, non c’è luogo moderno più significativo – funzionale e simbolico al tempo stesso – dell’atelier dell’artista. Non a caso ampiamente narrato e rappresentato, discusso e illustrato, ricercato e aborrito, ma soprattutto vissuto e ammirato, per più di duecento anni, da pletore di scrittori, filosofi, gazzettieri, artisti stessi. Diversamente da molti altri luoghi di lavoro sociale – dall’ufficio alla fabbrica, dal cantiere al supermercato, dall’ospedale alla scuola –, spazi divenuti sempre più ansiogeni anche grazie a una cappa martellante...

Il romanzo e il paesaggio / Visioni in dissolvenza

Un edificio enorme, attraversato da un groviglio di scale e di corridoi che si ripetono ovunque uguali e forse ogni tanto si spostano quando qualcuno cerca di rientrare nel suo appartamento e si ritrova invece nei gabinetti del McDonald o in un’aula dell’università. Siamo al numero 3874 di Mystic Avenue, in una città americana immaginaria, distesa tra fiume e collina, dove i personaggi di questa storia, intellettuali che hanno perso la memoria e che gravitano attorno a un fantomatico “Istituto di Cultura Atre Letteratura Filosofia Eccetera”, sbarcano senza sapere bene il perché, delusi dalla vita, incerti di tutto, convinti di aver perso le illusioni e forse il loro stesso nome: da quando hanno messo piede in città hanno cominciato a sentire delle voci, voci femminili che ricordano il canto delle sirene e voci inquietanti che rimbombano negli spazi semideserti del casermone. Ogni tanto, nel corridoio che porta alla camera da letto, passa sfrecciando la sagoma di un cane: viene il sospetto di essere arrivati all’inferno e che il cane sia una creatura dell’oltremondo inviata a Mystic Avenue per portarsi via le loro anime.    Roma   La città che Daniele Benati...

Rete

«L’ipotiposi della catena delle cause va emendata e guarita […] con quella di una maglia o rete: ma non di una maglia a due dimensioni (superficie) o a tre dimensioni (spazio-maglia, catena spaziale, catena a tre dimensioni), sì di una maglia o rete a dimensioni infinite. Ogni anello o grumo o groviglio di relazioni è legato da infiniti filamenti a grumi o grovigli infiniti».     1928. Carlo Emilio Gadda, ingegnere con la passione per la scrittura, turbato dal demone della filosofia e dalle “tentazioni dissolutrici dell’Enciclopedia” (L’Adalgisa), lancia il suo proclama ontologico e di metodo. Mentre abbozza la sua tesi di laurea, dedicata a Leibniz – il filosofo della modernità cui più si è richiamato il Novecento –, il Gran Lombardo procede alla stesura della Meditazione milanese: testo esemplare dell’emergere di un “rivolgimento” del modo di pensare rispetto al procedere analitico della scienza moderna. La transizione dalla catena alla rete è traduzione in figura del passaggio da Cartesio a Leibniz: da un pensiero ancora dominato dall’...

Liberal di Paolo Sortino

Leggere un libro in cui si ripongono grandi aspettative è sempre un esercizio rischioso. È banale ricordarlo, ma anche utile nel momento in cui ci si accinge a commentare il secondo romanzo di Paolo Sortino, lo scrittore che più di tutti, nella sua generazione, ha saputo incidere con il libro d’esordio. Quando uscì quattro anni fa, Elisabeth  [Einaudi 2011, n.d.r.] fu un pugno nello stomaco per tanti critici e lettori: lo fu per chi ne amò la poesia e la potenza, così come per chi rimase sconcertato o infastidito dall’audacia con cui l’autore si appropriava di una storia vera per farne finzione. Al di là di ogni giudizio, Sortino aveva saputo dimostrare una lucidità e un rigore stilistico rari, capaci di trasformare in opera letteraria una storia che sembrava non poter essere suscettibile di riscritture. Chi già conosce Sortino, quindi, non può arrivare a Liberal (il Saggiatore 2015) senza condizionamenti, senza il bisogno di verificare ad ogni riga se la scommessa è stata mantenuta, se l’autore è finalmente sbocciato. Ma non è questo, almeno nell’immediato...

A cosa gioca Georges Perec

Ci si salva (talora) giocando   Nel 1969, al Moulin d’Andé, luogo d’incanto in Normandia attorno a cui si era raccolta spontaneamente a partire dal 1966 un’informale comunità di scrittori, pittori e cineasti, Georges Perec e Jacques Roubaud, insieme al matematico Pierre Lusson, redigono il primo manuale francese sul gioco del go.   Pubblicato in Francia nel 1969 il Breve trattato sulla sottile arte del go esce ora in Italia, edizioni Quodlibet, tradotto e curato da Martina Cardelli, con una postfazione di Tiziana Zita, giocatrice abile del gioco del go, e un’intervista a Georges Perec del 1980 (A cosa gioca, Georges Perec?).   I tre autori del Breve trattato non sono esperti del gioco, come sottolinea Tiziana Zita, e del resto Georges Perec, nell’intervista riportata, sottolinea come la condizione per diventare un giocatore dignitosamente mediocre del go sia quella di dedicarvi almeno due ore al giorno.   Moulin d'Andé (qui è anche stato girato Jules e Jim)   Questo piccolo trattato, insomma, “nato dalla passione e dalla goliardia di tre dilettanti”, è ricco di...

Pistoia ovest come Berlino Est

Il rompicapo dell’adolescenza   Ci sono vite che sono fuori dal radar, non entrano nelle rappresentazioni collettive dell’epoca in cui siamo, come ci fosse un casting per essere testimoni del proprio tempo e qualcuno non lo sappia, non gli interessi, non abbia voglia di stare in file. Per esempio chi da ragazzo non è né vittima né eroe, non è sulle barricate delle case occupate né dipendente da internet, non è talent né cervello in fuga, chi non ha fatto una start up e non abita in una smart city, chi non è stato abusato da piccolo né ha minacciato nessuno, chi non è un “angelo del fango” né in una gang di strada… Ogni tanto il dubbio ci viene, che l’universo sia assai diverso dalla sua rappresentazione attraverso il campione della cronaca, della saggistica e del discorso pubblico: in fondo eravamo avvisati, in un delizioso libro dal titolo L’infraordinario Geoges Perec notava che i quotidiani si occupano di tutto tranne che del nostro quotidiano, che l’informazione privilegia lo straordinario per stupirci, e si separa così da noi, dalle vite...

Leopardi e la compassione. Intervista con Antonio Prete

Ho appuntamento con Antonio Prete alle 16.30, in città studi. Mi muovo con largo anticipo, con quel misto di desiderio e ansia che mi impegna, mi distrae, mi porta sempre a nuove questioni, e so che per la quantità di dubbi che mi sono appuntata non basterebbero giorni di conversazione.   Antonio Prete ha insegnato a Parigi e a Yale, al Collège de France e ad Harvard, e ancora a Montpellier, Salamanca e soprattutto, per molti anni, a Siena. Sono innumerevoli i suoi contributi a riviste letterarie e filosofiche: «aut aut», «Il piccolo Hans», «Il semplice», «l'immaginazione»; nel 1989 ha anche fondato e diretto una bellissima rivista semestrale di letteratura e poesia, «Il gallo silvestre», durata fino al 2004.   Il pensiero poetante. Saggio su Leopardi (Feltrinelli, Milano 1980) è il primo suo libro che ho incontrato, una riflessione attorno allo Zibaldone: la Natura, il desiderio, il rapporto tra filosofia e letteratura. Un libro importante, che ha cambiato il modo di leggere il poeta di Recanati, cui ha poi dedicato altri volumi, come Finitudine e Infinito. Su Leopardi (Feltrinelli, 1998), o Il deserto e il fiore. Leggendo Leopardi (Donzelli, 2004). Studioso, poi, di...

Città in crisi

Il titolo che mi è stato assegnato per questo incontro è “Città in crisi”. È un tema incredibilmente vasto e complicato, sul quale è molto difficile dire cose sensate e non troppo ovvie.   Ma intanto, il titolo stesso è già discutibile: le città sono davvero in crisi? Ci sono molti studiosi e cosiddetti esperti che non lo pensano affatto. Per esempio c'è un economista di Harvard, Edward Glaeser, che ha scritto un libro, tradotto in italiano da Garzanti, che si intitola addirittura Il trionfo della città: per lui le città contemporanee, anche le megalopoli più allucinanti, rappresentano una fase di splendore ineguagliato nella storia urbana, e i dati che le riguardano in materia di consumi, scambi commerciali, crescita economica e urbanistica, valore finanziario, sarebbero dimostrazioni “oggettive” del loro stato di salute e del grado di benessere dei loro cittadini.   Ci sono anche un sacco di architetti entusiasti della città contemporanea. Fuksas, uno degli architetti più amati dai media italiani (è l'erede della rubrica di...

La congiura contro i giovani

La congiura contro i giovani è un libro radicale e importante che arriva dopo più di dieci anni di studi dal primo libro del suo autore, Il furto. La mercificazione dell'età giovanile (L'ancora del Mediterraneo 2000). Quello di Laffi è un libro radicale per l'estrema consapevolezza, più antropologica che sociologica, su quanto le regole del mercato abbiano mutato il nostro rapporto con le cose e con i consumi. La congiura contro i giovani, è vero, è un libro che capovolge – l'autore direbbe smaschera – il ritornello dei media, degli esperti e dei genitori sulla crisi dei giovani. La crisi è del mondo e della società degli adulti, il rifiuto dell'esperienza, delle menzogne e delle aspettative di questo mondo è una difesa legittima da parte dei giovani.   Per arrivare a demistificare quello che è definito l'ultimo "fotogramma" di una rinuncia a una vita autentica giovanile, Laffi ripercorre tutto il film già visto, dalla culla ai trent'anni, per scoprire che c'è una regia già decisa, una sceneggiatura già scritta che i...

Némirovsky & Perec

Due nuovi ebook Starter doppiozero: Irène Némirovsky di Cinzia Bigliosi e Georges Perec di Anna Stefi   La libreria di doppiozero è un nuovo modo per trovare in rete libri di qualità, scoprire nuovi autori, rileggere testi dimenticati. La libreria è per doppiozero un’occasione di condivisione e di crescita comune, un impegno con i lettori, un’anticipazione di futuro per la cultura. Contribuite con noi a renderlo possibile.   Cinzia Bigliosi. Irène Némirovsky     Con uno stile narrativo molto chiaro e coinvolgente, il saggio di Cinzia Bigliosi ripercorre la vita della scrittrice e lo sviluppo della sua opera nel loro intreccio. Il successo; i difficili rapporti famigliari (con la madre soprattutto); il tentativo fallito di diventare francese, ma quello riuscito di salvare le figlie; le polemiche sull'immagine a volte feroce degli ebrei nella sua opera, dimenticando che solo a un ebreo è concesso essere così maligno con il suo popolo, anche se i tempi poi hanno cambiato le carte in tavola... il recupero postumo e il ritorno della fama, moltiplicato a livello mondiale, grazie anche o soprattutto a una delle figlie. Un appassionante viaggio a ritroso nella vita e...

Tom McCarthy. Déjà-vu

Nel 2007 ISBN aveva dimostrato di essere tra gli editori italiani più attenti in fatto di avanguardie portando con incredibile prontezza nel nostro paese questo Déjà Vu (traduzione di Anna Mioni), che Zadie Smith ha definito una volta “uno dei grandi romanzi inglesi degli ultimi dieci anni”. Il suo autore, Tom McCarthy, è infatti piuttosto noto alla stampa anglosassone, e tuttavia ai tempi la traduzione italiana era passata quasi inosservata. La recente pubblicazione per Bompiani del suo ultimo romanzo C  ha fornito l’occasione per una ristampa di questo esordio fulminante, e si spera servirà anche per accostare il pubblico di casa nostra a una delle voci più interessanti della narrativa britannica contemporanea.        McCarthy (Londra, 1969) ha la particolarità di provenire dal mondo dell’arte, e di essere giunto alla narrativa dopo la pubblicazione di due testi di non-fiction entrambi firmati a nome della società semi-fittizia che presiede insieme al filosofo Simon Critchley, la International Neucronatical Society. Déjà Vu, che in originale si...

Progetto Grafene

Giorni fa, una trasmissione radiofonica mi ha chiesto di commentare un’immagine inedita. La curiosa fotografia a colori rappresentava, a dire il vero in maniera un po’ kitsch, un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio. Che cosa ci fa un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio? mi sono domandato ingenuamente.   Ho subito pensato a un fotomontaggio, ma la didascalia, insieme a qualche nota di contorno, ha chiarito subito ogni cosa. Si trattava di un pezzo di grafene, il più leggero materiale solido esistente, appena sviluppato in un laboratorio cinese, un materiale, appunto, così lieve da poter essere posto su un fiore senza neanche incurvarlo. Una materia grezza, rugosa, nera, immobile sui petali, senza neanche piegare lo stelo.     Le spiegazioni lo definiscono come il materiale che potrebbe cambiare il nostro futuro. A riprova di ciò, e nella speranza di riposizionare il vecchio continente al vertice della ricerca e dell'industria hi-tech, la Commissione Europea ha deciso di stanziare un miliardo di euro in dieci anni per finanziare la ricerca su questo sottilissimo foglio di grafite. Un rozzo masso...

Autobiografia del dolore

Georges Perec, sdraiato sul divano dello psicoanalista Jean-Bertrand Pontalis, ritrova il suo ricordo più doloroso. Un ricordo d’infanzia, riguardante la deportazione della madre. In W ou le souvenir d’enfance, sua opera autobiografica pubblicata nel 1975, consegna il compito di dire quel dolore straziante a una casella vuota. Non un capitolo, ma un taglio tra un capitolo e l’altro: tre puntini di sospensione che interrompono una struttura che intreccia un racconto di finzione a una collezione di ricordi. La lacerazione più grande si consegna in un vuoto che toglie l’aria.Primo Levi nella prefazione di Se questo è un uomo scrive il suo passo indietro rispetto al dolore: testimoniare e cercare di comprendere per restituire «uno studio pacato dell’animo umano».Ma la poesia che precede, soglia ulteriore, ordina al lettore di considerare, meditare, ripetere.La comprensione è impossibile, e insostenibile il ricordo come esperienza individuale. Per ricordare è necessario pensare all’esperienza come zona di irrealtà.Simonetta Fiori e Massimo Recalcati sono intervenuti sulle pagine di Repubblica in questi giorni rinnovando un dibattito cui avevano preso parte l’anno scorso, sul...

Al tavolo

Quanti tavoli possiede uno scrittore? Italo Calvino, racconta Pietro Citati, ne aveva tre nella sua casa di Campo Marzio, a Roma, poiché lavorava nel medesimo tempo a diversi progetti; a detta di Giuseppe Conte le scrivanie sarebbero state invece cinque. In una foto di Ugo Mulas, scattata all’autore del Barone rampante, quando ancora abitava a Parigi, anni prima, lo si vede scrivere con la penna, una cartellina di fogli aperti davanti a sé, altre carte intorno: una confusione ben ordinata.     Anche Pasolini di tavoli ne aveva più di uno: nella casa romana, ma anche nel buon ritiro di Chia. Anche qui uno scatto, foto di Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini, Johan & Levi): il poeta sta correggendo un dattiloscritto a penna, la sua fedele Lettera 22, libri impilati sul tavolo di legno, una copia dell’Espresso. La concentrazione calma e fattiva dell’autore al lavoro.     Ma non c’è solo il tavolo dello scrittore. Nell’atelier del pittore c’è spesso un ripiano su cui Picasso, Miro o Henry Moore lavorano, disegnano, scrivono, e anche leggono. Uno spazio fisico e insieme...

Lettera di Italo Calvino a Marco Belpoliti

Caro Belpoliti,   provo a risponderle per il tramite del mio follower Ernesto Ferrero. Le avessimo avute noi, le tecnologie digitali, ai tempi dell’Oulipo, il laboratorio di letteratura potenziale in cui ci scambiavamo formule di sfidecombinatorie con Perec, Queneau, il matematico Roubaud, e si giocava a chi riuscivaa liberarsi piùingegnosamentedalle contraintes, le costrizioni, le gabbie, gli impedimenti sempre più sofisticati che ci davamo. Era un oulipiano anche Dante, che riusciva a cavare un massimo di poesia dagli obblighi severi della terzina. Lavorare senza calcolatori allunga i tempi ma favorisce la sottigliezza del calcolo, l’arditezza delle soluzioni.   Le fiabe sono il regno della velocità, della densità, della concentrazione, e quindi si prestano bene alla prova delle gabbie di Twitter. Arrivo a dire che Twitter dovrebbe essere usato esclusivamente a scopi letterari. Lo scrittore guatemalteco José Monterroso ha prodotto un microracconto che nessun utente di Twitter mi risulta abbia ancora eguagliato. Esso recita: “Quando si risvegliò, il dinosauro era ancora lì”.   La...