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Gianni Celati

(83 risultati)

Speciale Gianni Celati | Alberi e parole

C’è una pagina in Avventure in Africa che rileggo spesso. Celati arriva a St Louis in Senegal, osserva quello che ha davanti e lo descrive. Mi piace immaginare che il suo sguardo sia collegato alla mano, che registra nell’ottavo taccuino le cose e le azioni che avvengono davanti ai suoi  occhi. Cose qualunque e azioni normali, raccolte senza aggettivi né affettazione né giudizi: “Una donna che spulciava il figlio sul gradino di casa, le capre che mangiavano bucce di banana,… la sfilata di alberi dell’Avenue Mermoz,… le ombre della grandi acacie, tamerici, cespugli di eucalipti”. Si va avanti così per diverse righe, regalando a chi legge la possibilità di vedere quello che lo scrittore registra con il pudore e il rispetto dell’osservatore curioso e discreto. E il quadro di quella città prende forma nella mente del lettore seguendo il ritmo lento della matita che anziché disegnare scrive nomi. Nelle ultime tre righe della pagina c’è uno scarto improvviso, e quel mondo è violato da un furto: “Finché non è arrivato rombando il fuoristrada...

Speciale Gianni Celati | La postura sbagliata

Quando son capitato sul sito di doppiozero e ho visto che c’era una rubrica speciale dedicata a Gianni Celati, con ricordi e interventi vari, mi son detto: ora scrivo qualcosa anch’io. Mi sono spremuto le meningi, ci ho pensato su a lungo, ma niente. Più che altro mi passavano in mente concetti o ragionamenti letterari di nessun interesse.   Poi invece mi è venuto in mano un libretto postumo di Thomas Bernard, I miei premi – in cui lo scrittore austriaco racconta le sue avventure idiosincratiche nel milieu dei premi letterari - e solo in quel momento mi è rivenuta in testa l’immagine di Gianni Celati ad un premio letterario, che per me, forse per effetto di imprinting, è l’immagine che meglio rappresenta Gianni Celati, ché è la prima che ho di lui.   È andata così: io allora dello scrittore Gianni Celati sapevo ben poco. Come tutti avevo letto alcuni suoi libri - Guizzardi, la Banda, il Lunario, i Narratori, forse sfogliato qualche suo saggio - ma insomma, lo avevo per lo più archiviato in qualche rubrica della memoria, magari nella cartella scrittori contemporanei, o...

Speciale Gianni Celati | Dormire con Celati

È molto vera una cosa ripetuta dalle persone che stanno raccontando il loro rapporto con Gianni Celati, e cioè che – rispetto ad altri autori magari più amati, o a torto o a ragione considerati più “importanti” – la sua scrittura fa appello a qualcosa di profondo e intimo, o magari nient’affatto profondo e forse neppure così intimo, ma che sentiamo ci riguarda a un livello molto personale. Qualcosa nella sua scrittura, ribadisco; anche se questo qualcosa di personale si precisa solo una volta che di Gianni si sia fatta la conoscenza di persona.   La prima volta che l’ho visto avevo letto, credo, solo Verso la foce. Eravamo alla fine degli anni Novanta, anzi era il ’98, il centenario di Leopardi. Quel libro, Verso la foce, mi aveva lasciato alquanto incerto. Proveniva da quella che mi appariva, ancorché così recente, un’altra epoca – anni che mi facevano antipatia. Ma già non mi sfuggiva il suo fascino. Sia come sia, Gianni venne alla «Sapienza» a parlare appunto di Leopardi. Ricordo che alla pomposa Aula Uno di Lettere lo presentò un vecchio...

Speciale Gianni Celati | La liberazione di Baratto

Prima di tutto, devo dire una cosa poco letteraria ma semplicemente umana. Io amo i libri di Gianni Celati perché mi fanno stare bene. Fin da quando lessi il primo, negli anni ottanta. E’ uno “stare bene” che ha a che fare con una migliore comprensione del mondo: il senso che, leggendo, uno capisce meglio cosa ci sta a fare qui. Per essere più precisi, come stiamo qui, giorno per giorno, incontro dopo incontro. A questo sentimento di fondo si è aggiunta negli anni la fortuna di una conoscenza diretta dell’uomo; e anche quella di aver lavorato insieme.   Credo che noi registi abbiamo un modo particolare di manifestare la soddisfazione per la lettura di un libro. E’  l’immediata formulazione di un pensiero: “Voglio farne un film”. Con i lavori di Gianni Celati questo pensiero mi è venuto spesso. Ma la prima, e più convinta, occasione fu dopo aver letto l’ultima riga del racconto Baratto in Quattro novelle sulle apparenze. La storia dell’insegnante di educazione fisica che un giorno smette di parlare perché, semplicemente, si stufa dell’inutile cicaleccio di cui...

Speciale Gianni Celati | Un padre scapestrato

A quell’epoca andavo all’università in via Guerrazzi 20, a Bologna. La prima lezione della giornata e della settimana cominciava alle 9.00 del lunedi. Arrivavo alle 8.50 e mi sedevo sulla panca bianca di fianco all’ingresso dell’aula C. Ero l’unico studente che si vedesse in giro a quell’ora nel corridoio del DAMS. Alle 8.55 il professore imboccava il corridoio e mi concedeva, nel suo filare diritto verso la porta dell’aula, un mezzo sorriso compiaciuto e insieme un po’ sorpreso che, a una matricola e mezza come me, non poteva che apparire un segno di predilezione. Perciò mi infilavo in aula subito dopo di lui, salvo constatare che da quel momento in poi e in rapida successione arrivavano tutti gli altri studenti.   Ma giustizia era già stata fatta: il primo giorno di lezione, con l’aula C traboccante, un Celati irritato fino alla collera aveva messo bene in chiaro che il suo corso sarebbe stato una strage - “e cosa venite a fare qui; qui si parlerà della letteratura inglese e se non sapete l’inglese andatevene a casa...”. Forse non disse esattamente queste cose, ma...

Speciale Gianni Celati | Narratori in città

A Bologna avevo amici, no: amiche, che frequentavano assiduamente le lezioni di Gianni su Bartleby. Io avevo già dato l’esame, in un inglesuccio vergognoso che si rivelò bastevole sia a prendere il voto pieno sia ad aiutarle nella traduzione dei brani loro assegnati. Mi veniva inspiegabilmente facile. Tradurre letteratura, scoprivo lì, non era molto diverso da comporre enigmi. Discorso lungo.   La soggezione per il soave e focoso non-professore non mi era invece per nulla passata. Questo neppure dopo che un coetaneo che incontravo in treno pendolando tra Ferrara e Bologna, una di quelle conoscenze che a quell’età sono così facili, mi aveva raccontato che Gianni era un amico di suo padre, che suo padre compariva nel Lunario del paradiso e che una volta, quando il mio coetaneo era poco più che bambino, si erano anche presi una divertentissima mezza ciucca assieme, lui e l’amico del padre.   Penso di avere acquistato da Montroni, sotto le Torri, una delle prime copie dei Narratori delle pianure. Un evento, Gianni non pubblicava libri da molti anni. Non mi era piaciuto: mi aveva incantato, è una...

Gianni Celati. Matrimonio Bellavista

Esce oggi per doppiozero il racconto di Gianni Celati Matrimonio Bellavista.   Nel quadro astrale della famiglia Marcocesa, le posizioni degli ascendenti e le triangolazioni della Luna con il pianeta Saturno non promettevano niente di buono. Le due serie di cause erano gli amori extraconiugali del padre e le pretese della madre di non essere considerata una donna da buttar via. Perché aveva dei fianchi che attiravano ancora le occhiate maschili, e questo veniva notificato al marito per intimargli che se lui continuava i tresconi con altre donne, lei poteva benissimo rendergli la pariglia: “Stai attento Massimiliano, io non sono ancora uno straccio da buttar via, e puoi avere brutte sorprese”. Era una sfida che spuntava anche a tavola, davanti ai figli, con risposte del sospirante signor Marcocesa, il quale a tavola aveva l’abitudine di leggere la gazzetta sportiva e non gli interessava altro: “Margherita, per piacere, ti prego, lasciami mangiare in pace! È mai possibile che neanche quando torno a casa io possa stare tranquillo un momento?”. Il mio compagno Marcocesa, che noi a scuola chiamavamo Cesa, assistendo a quelle...

Speciale Gianni Celati | Verso la foce

“Fatevi una storia” Raccontare i libri di Gianni Celati attraverso le parole dei suoi lettori. Dare voce alle storie di chi legge e ama i suoi libri: un capovolgimento di ruolo che vede i lettori, amici, compagni di viaggio nel ruolo di narratori di uno dei più importanti scrittori italiani contemporanei Leggere i libri di Gianni Celati e raccontarne la propria più personale esperienza, dai fatti minimi alle scelte che quella lettura ha determinato. Raccontare perché si è preso in mano quel tal libro di Celati e poi come mai vi si è rimasti legati, l’umore di un giorno, un entusiasmo giovanile come la sorpresa di una (ri)scoperta ad anni di distanza. Scriveteci, i pezzi migliori (max 3000 battute da inviare a info@doppiozero.com) verranno pubblicati da doppiozero in occasione degli incontri che dal 7 marzo fino al 27 novembre animeranno La dispersione delle parole. Una rassegna organizzata dal Comune di Bologna in collaborazione con la casa editrice Einaudi dedicata a Gianni Celati per la pubblicazione della sua traduzione dell’Ulisse di James Joyce.       Comincerò dall’...

Il comico come strategia in Gianni Celati

L’ultimo numero della rivista Nuova prosa, Le strategie del comico in Gianni Celati & co, raccoglie gli atti del convegno di Copenaghen dedicato a Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.     Lo presentiamo attraverso un’intervista di Aurora Capretti a Gianni Celati ed un breve video, di Gianni Canali, in cui Nunzia Palmieri introduce il volume. Nuova prosa è edita da Greco&Greco (info@grecoegrecoeditori.it) che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l'intervista a Gianni Celati.     Negli anni Sessanta inizia a collaborare e a scrivere su una serie di riviste; tra queste, molte delle quali vicino alla Neoavanguardia, anche “il Caffè” diretta da Giambattista Vicari. Può parlarmi della sua esperienza a riguardo?   L’avanguardia aveva uno sfondo ideologico, anche se questa tendenza era evitata da molti, oppure astratto-fenomenologico, con tendenze abbastanza accademiche. Nelle poche volte che ho avuto a che fare con i suoi promotori, mi sono trovato a disagio. “Il Caffè”era invece una nave in mezzo al mare, senza dottrine, veramente anarchica...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane #2

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle fiabe italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane (le stesse riprese anche da Italo Calvino), per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.     L’idea di riscrivere per twitter le Fiabe italiane è venuta da una conversazione con alcuni amici. Nessun testo del novecento italiano mi sembrava più adatto. Poi c’era il precedente dei fratelli Grimm-Twitter del Goethe Institut italiano. Perciò mi sono messo al...

Santarcangelo: il fantasma dell’attore

Dopo vari spettacoli impegnati a cercare la realtà, è apparso il fantasma dell’attore. Di colui che la realtà la travisa, la traspone, la moltiplica, la nega, la svuota, la esalta.   Era notte a Santarcangelo di Romagna. Per caso, fuggendo da uno spettacolo sonoro di Fuocofatuo tutto giocato su sfrigolare di graticole e ribollire di acque elettrificate e amplificate, siamo incappati sotto le stelle in quella che sembrava una conferenza di Piero Giacché, studioso anticonvenzionale e ammaliante, su Carmelo Bene. Ma quasi subito il sipario della notte è stato aperto sulla visione della voce dell’Attore, registrata alla radio nella Salomè del 1964. Teatro della memoria, dell’assenza, che si trasformava in vita pulsante man mano che si sviluppava la storia, con quel profeta Iokanaan che in barese stretto ripeteva a pappagallo, deformandole, le frasi che una voce (Dio?) gli suggeriva, con Salomé bambina viziata, tra le volute levantine della voce di Carmelo, sardonica, disperata, fino a quella parola finale - P-A-U-R-A - rallentata, dilatata: e poi il vuoto.     Il festival Santarcangelo·12...

John Berger

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     “Il numero delle vite che entrano nella nostra è incalcolabile”, ha scritto John Berger in una pagina di Qui, dove ci incontriamo. Intorno a queste parole non ha voluto altro, se non la cornice bianca del foglio, per mettere meglio in risalto quella che potrebbe sembrare una semplice constatazione ed è invece un riconoscimento emozionato e emozionante. L’io di ciascuno di noi è il prodotto in continuo divenire della relazione che abbiamo con gli altri, con chi è entrato ‘materialmente’ nella nostra vita – per amicizia, amore, legame politico o professionale – e con tutte e tutti coloro che l’hanno...

Gianni Celati. La notte

La libreria di doppiozero continua a crescere: esce oggi un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Vi proponiamo, un racconto inedito di Gianni Celati, La Notte, breve storia di Pucci che galleggia tra follia, sogno e amore per la vita. Qui il link per scaricarlo gratuitamente.    “Quando l’avevano dimesso dal reparto neurologico, Pucci era sui diciannove anni e non se la sentiva più di abitare con i genitori nel vicolo del voltino, dunque si era trasferito nel giardino di suo nonno, dormendo nel capannone degli attrezzi. S’era portato un vecchio materasso doppio con la paglia dentro, e passava molto tempo sul materasso a fumare. Durante la giornata ogni tanto ascoltava il nonno, poi tornava a sdraiarsi sul materasso, fumando una sigaretta dopo l’altra.
Ogni giorno a mezzogiorno sua madre arrivava in bicicletta a portargli da mangiare la minestra e la pietanza dentro due gamellini; poi restava lì qualche ora a prendersi cura del figlio. Da quando il marito era diventato un delegato nazionale del partito cattolico, lei parlava spesso di Dio: “Dio ha voluto... Dio provveder...

Gulliver

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     È probabile che «Gulliver», la rivista internazionale immaginata alla fine degli anni Cinquanta da tre gruppi di scrittori appartenenti a tre diverse nazioni, sia l’unica rivista europea del secondo dopoguerra. Certo, di riviste europee ce ne sono state più di una, ma sempre realizzate da una redazione ben radicata in uno dei paesi del vecchio continente e sempre con collaboratori stranieri; tutte riviste che si proponevano, e spesso avevano, un respiro sopranazionale. Ma una rivista interamente progettata, scritta e redatta da una redazione francese, una italiana e una tedesca, non c’è mai stata. Per questo «Gulliver...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...

Speciale ’77. Gorilla, draghi e mongolfiere. Conversazione con Giuliano Scabia

Bologna e Trieste, l’aula e la piazza: il Settantasette raccontato da Giuliano Scabia in un’intervista/conversazione con Stefano Chiodi e Andrea Cortellessa.     Stefano Chiodi: Com’è cominciato il tuo lavoro all’università di Bologna?   Giuliano Scabia: Nel ’72 facevo teatro vagante, un’azione chiamata Forse un drago nascerà. Nei paesini dell’Abruzzo fondavo città che duravano tre giorni, il terzo giorno la città si trasformava in un drago. In ogni posto portavo un teatrino che poi restava lì. Un giorno ero sul Monte Velino, in un paesino che si chiama Massa d’Albe, facevo il cavaliere e combattevo col drago quando arriva un messo comunale e dice: C’è uno che vorrebbe parlare con lei al telefono, da Bologna, un certo Squarzina. Ho detto va bene, finisco e vengo. Era Squarzina che mi invitava al DAMS. Ti piacerebbe venire a Bologna a insegnare?, mi fa; e io: non è la strada che ho scelto, studiare mi piace ma adesso sto facendo il drago. Lui insiste e gli dico: lunedì vengo a Bologna col furgone.   Andrea Cortellessa: In quante...

doppiozero lancia la libreria

Un anno fa, doppiozero si formava come associazione culturale non-profit impegnata in un progetto preciso: utilizzare le potenzialità della rete per far crescere nel nostro paese un’idea di cultura fondata sull’accessibilità e la condivisione.   Nell’avventura di doppiozero c’è ora un nuovo capitolo: i libri. Siamo diventati editori e nella nostra libreria digitale offriamo ebook in formato aperto, leggibili cioè su tutti i dispositivi, senza restrizioni, e libri in pdf, da scaricare ed eventualmente stampare.   Una libreria dove pubblicare in modo nuovo, lontano dai circuiti tradizionali. Un luogo in cui trovare libri di qualità, scoprire nuovi autori, rileggere testi dimenticati. E dove i lettori possono scambiarsi opinioni, darci suggerimenti, aiutarci a crescere.   Acquistando i nostri libri si diventa soci di doppiozero. L’acquisto si fa per mezzo di una tessera ricaricabile (dal valore di 10, 25 o 50 euro) che vale anche come iscrizione all’associazione. Quando il credito iniziale viene esaurito, la tessera si ricarica con un semplice pagamento attraverso PayPal.   I...

I libri di doppiozero

Inauguriamo oggi la nuova libreria doppiozero, questi sono i primi quattro ebook disponibili. La tessera per acquistare i libri si compra qui.   Ai Weiwei Il blog. Scritti, interviste, invettive 2006-2009   Iniziato nel 2006 e chiuso d’autorità tre anni dopo, il blog dell’artista e architetto Ai Weiwei si è imposto all’attenzione internazionale come una delle testimonianze culturali e politiche più coraggiose della Cina contemporanea.   “I blog non riproducono la realtà, la producono. Ai Weiwei è senz’altro una delle guide migliori in questo territorio sconosciuto e grazie ai suoi post, raccolti giorno per giorno,il lettore vedrà il mondo sotto una luce nuova, assolutamente inedita.” Hans-Ulrich Obrist   “Un libro dal valore inestimabile, come prospettiva critica e come cronaca, e nello stesso tempo un contributo straordinario sul paesaggio politico della Cina contemporanea”. David Roberts     Marco Belpoliti Visioni   Una raccolta di articoli e brevi saggi sul vedere il contemporaneo: dall’architettura al...

Videointervista a Gianni Celati

Una video intervista di Marco Belpoliti a Gianni Celati

I ragazzi del ’77

Vedi scorrere tutti i volti di quell’anno, il 1977 a Bologna, le case, le manifestazioni, l’università occupata, l’immaginazione al potere e le fiamme degli scontri. I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook ora è un librone di oltre 500 pagine con 1272 fotografie. Ma si è formato giorno per giorno, riannodando sul più diffuso social network i fili di una memoria che appariva dispersa se non cancellata.     Tutto è iniziato il 5 febbraio di quest’anno, quando Enrico Scuro, il fotografo di quel movimento ormai lontano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la foto dello spettacolo di Dario Fo che concluse il convegno contro la repressione del settembre 1977. Chiudeva, quella manifestazione europea, l’anno iniziato con le occupazioni delle università, culminato con la drammatica uccisione da parte di un carabiniere dello studente Francesco Lorusso in via Mascarella a Bologna e con l’espugnazione della barricate della cittadella universitaria con gli autoblindo inviati dal ministro degli interni Kossiga mentre un pianoforte suonava Chicago.    ...

In ricordo di Lidia De Federicis

  All’inizio della scorsa estate è scomparsa Lidia De Federicis. Ottantunenne, torinese, per lungo tempo insegnante di lettere al Liceo Gioberti, ha legato il suo nome al manuale di letteratura per la scuola superiore Il materiale e l’immaginario, progetto condiviso con Remo Ceserani. Un monumentale libro-antologia per il triennio, ormai mitologico, edito da Loescher nel 1981, rivoluzionario nell’impostazione e straordinario per l’offerta, capace di mettere in moto virtuosi circoli testo-critica e di fungere da soglia che dischiude mondi per moltissimi studenti. De Federicis lo considerava un’opera ‘illuminista’, nata nel mondo della scuola, e di fatto è il precipitato della sua attività letteraria e della passione civile e politica, nella sinistra socialista, nella Cgil, nel Comitato per la laicità della scuola.   Era un’intellettuale che ha sempre considerato strategico e prioritario il momento pedagogico ed educativo della scuola rispetto a quello della ricerca che pure ha praticato con gusto e perizia, a una certa distanza dall’Accademia. E dopo la scuola si è dedicata...

Gianni Celati. Passar la vita a Diol Kadd

Oggi a Milano, a la Feltrinelli Libri e Musica in Piazza Piemonte 2, doppiozero presenta Gianni Celati e il suo Passar la vita a Diol Kadd. Insieme all’autore intervengono Marco Belpoliti e Nunzia Palmieri.   Scarica l’invito.   Leggi l’estratto La voce di Celati, a cura di Mario Sesti (copyright Feltrinelli 2011).   In attesa dell’incontro di stasera pubblichiamo qui un link al “nostro” Gianni Celati: articoli, interviste, recensioni che presentano l’autore così come è apparso fra le pagine di doppiozero.   Segnaliamo infine Riga, dove c'è il più vasto archivio online di testi di e su Gianni Celati: merita davvero il tempo di una visita.  

Ritratto di Franco Arminio

È difficile fare un ritratto di Franco Arminio. Servirebbe che stesse fermo almeno un attimo, che si limitasse a fare una cosa, o due, non di più. Ma per fermarlo bisognerebbe legarlo. Anche a scattargli un’istantanea verrebbe solo una scia: di un atto o di un gesto, più che un’incerta silhouette della figura; la traccia di una sfaccettatura più che di una faccia. Ma proprio questo potrebbe essere un tratto che lo caratterizza. Invece della descrizione di come è, a definirlo meglio è allora l’insieme di ciò che fa, con i suoi effetti: cosa che negli ultimi decenni agli scrittori capita sempre meno, e con sempre minore incisività. Normale, con i mutamenti della società e delle forme di comunicazione, spiegano gli esegeti più autorevoli. Ciò non toglie che a molti, incluso il sottoscritto, questo non piaccia. Senza nostalgia; per l’oggi e per il domani. Armino, mi pare, è uno che la pensa così: e si comporta di conseguenza.   Comportarsi con coerenza, qui, significa agire nei campi di competenza in modo che l’effetto dell’azione non si fermi ad...

Marco Cavallo e la luce a Parigi

Cammina Dario reggendo la testa di Marco Cavallo, cammina Charli, cammina Donatella, cammina Claudio, cammina Ferrari, cammina Pino, cammina Giulia, cammina Cinzia, cammina Vincenza, cammina l’Accademia della Follia verso il Grand Périphérique per far vedere a Marco il traffico di Parigi. Qui dove tante teste furono tagliate per fraternità e uguaglianza, qui sempre penso a quei fiori del male che sbocciano nella mente e che qualche volta un cavallo azzurro può trasformare in luce. Oggi, 25 settembre 2011, abbiamo portato al Festival du Futur Composé La luce di dentro. Viva Franco Basaglia - nato da un breve testo di Gianni Fenzi, regia e drammaturgia di Claudio Misculin con me, debutto nel 2009 al Teatro Sloveno di Trieste. Narra la nascita di Marco Cavallo nel 1973, in scena c’è Basaglia.   Mi viene in mente quando sono venuto per invito di Jacques Lang (1975) dopo undici giorni di teatro continuo del Gorilla Quadrumàno al Festival di Nancy da lui diretto - voleva un spettacolo nuovo per il Théâtre de Chaillot, ho ideato Comedie des Italiens con Gianni Celati. Siamo venuti a Parigi a parlarne con...

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