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Il Coccodeista

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Centre d’art contemporain di Ginevra (22 febbraio - 30 aprile) / Roberto Cuoghi, il pozzo di Babele

È un segno del destino che la parabola ricca e strana di Roberto Cuoghi inizi sotto il segno dell’equivoco. Fra il 1996 e il ’98, quando frequenta l’Accademia di Brera, Cuoghi si sottopone a una serie di prove iniziatiche alle quali resta ancor oggi legata la sua fama. Nell’arco di sette anni, a partire dal ’98, trasforma artificialmente il proprio aspetto, appesantendosi e invecchiandosi sino a far coincidere la propria immagine con quella di suo padre. L’anno prima, per undici mesi, aveva smesso di tagliarsi le unghie delle mani. Ma ogni volta che ne ha occasione Cuoghi nega a questi gesti lo statuto di “opere”: né performance né “sculture viventi”. Non si tratta (solo) di un vezzo d’artista, in fuga da un mitobiografema a rischio di stereotipo. Credo davvero non siano opere bensì, semmai, loro preliminari: esercizi spirituali che (come nella tradizione fondata da Ignazio di Loyola o in quella antica dell’esicasmo) si fondano su un allenamento del corpo, una sua predisposizione «antropotecnica» (come Peter Sloterdijk ha rideclinato, in Devi cambiare la tua vita, Cortina 2009, questa tradizione di lungo periodo).    Roberto Cuoghi al museo del Louvre.    La...