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John Carpenter

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Il 20 aprile 1893 nasceva il pittore catalano / Joan Miró. Stuprare la pittura

Joan Miró, Senza titolo, 1950. Inchiostro di china e gouache su carta. Direção Geral do Património Cultural, Portogallo.   “Questo lo potrebbe fare anche mio figlio” commenta una signora indicando un dipinto di Joan Miró, nel quale le membra delle figure sono assemblate tra loro senza formare un vero e proprio organismo unitario. Un signore di una certa età le lancia uno sguardo d’intesa mentre una giovane coppia sorride per l’ingenuità dell’opinione. In una tesi di dottorato presso il Laboratoire de Psychologie dell’Università di Poitiers, Corinne Girard sostiene che i bambini disegnano la figura umana per unità significative (unités signifiantes) articolate tra loro secondo regole grammaticali e poi sintattiche (citata da Ruggero Pierantoni in Verità a bassissima definizione, Torino, 1998, p.36). Le figure dipinte da Miró sembrano appartenere a una fase grammaticale nella quale le unità significative non sono state ancora legate sintatticamente tra loro.  Secondo il filologo Bruno Snell, i Greci dei primi secoli non avevano un’idea di corpo ma di membra, come si riflette nella lingua oltre che nelle arti visive: “Soltanto l’arte classica del V secolo rappresenta il...

Non solo carta

L’estate, intesa più come periodo di vacanza che come stagione, è una specie di scusa generale – soprattutto per chi legge poco o quasi mai – per recuperare il terreno perduto, e così nella famosa valigia si mette qualche volume scelto per l’occasione, o meglio si caricano gli e-book sul reader, che occupa molto meno spazio dei libri fisici (così ci stanno un paio di t-shirt in più) e incide poco sul peso del bagaglio (un esempio a caso: vuoi mettere la leggerezza del file dei Karamazov contro il suo equivalente cartaceo?). Può darsi che la comodità offerta dalla tecnologia abbia influito negativamente sul principio di scelta, un po’ come per l’iPod e l’atteggiamento compulsivo degli ascoltatori, che riempiono ogni byte disponibile di canzoni per ascoltarne poi solo un decimo, così ora possiamo farcire i nostri lettori di volumi che probabilmente rimarranno solo titoli di una playlist letteraria.   Le cosiddette “letture estive” evocano il ricordo delle liste di titoli lasciate in eredità dai docenti agli studenti al liceo prima di salutarsi per le vacanze,...

Per un chicco di caffè a Parigi

“Le café est un torréfiant intérieur”, così Honoré du Balzac nel Traité des excitants modernes (1839). Povero Balzac. Ogni italiano che vive a Parigi deve presto affrontare una verità assai amara alla quale non era preparato: il caffè fa schifo – “jus de chaussette”, succo di calzini, come dicono da queste parti. Lo spettro gustativo oscilla dal terroso all’asprigno, da un non so che di copertone al truciolato. Un drink acquoso o legnoso che lascia la “camicia” sulle pareti interne della tazzina e soprattutto la bocca impastata per ore. Il tutto per due euro e cinquanta circa.   Latte Art   Nei momenti di sconforto confesso di esser passato alla cicoria. Poi mi sono adattato al male minore, il “noisette”. Trattasi, con grande approssimazione, di un caffè macchiato, chiamato così per via del colore, in realtà assai limaccioso. Il gusto del latte a lunga conservazione e il cioccolatino fuso al posto dello zucchero stempera un poco l’acidità del caffè. A dir il vero, da queste parti, per distinguere un...

Gaia, il futuro secondo Casaleggio

Due anni fa Silvio Berlusconi si presentò in tv esibendo una visualizzazione grafica per dimostrare lo sbilanciamento nelle dispute giudiziarie a suo sfavore. Raffigurava degli omini dentro i due piatti della bilancia. I medesimi omini, in forma più stilizzata, ora li trovate in Gaia. Il futuro della politica, il video realizzato da Gianroberto Casaleggio. Nella versione web sono diventati silhouette più stilizzate: uomini che indossano una tunica e si trasformano nel corso della animazione in frecce, per indicare la convergenza futura della web-democrazia. Quello che hanno in comune le due comunicazioni è l’ambiente PowerPoint, mentre siamo passati dall’immagine fissa a quella in movimento.     Edward R. Tufte, genio della comunicazione visiva, critico del pensiero dell’immagine, ha spiegato in The Cognitive Style of PowerPoint (2003) che questo sistema grafico, adottato dalle aziende per la loro comunicazione, obbliga a esprimere i concetti in schermate che ammettono un massimo di quaranta parole, e che devono essere lette in una manciata di secondi, per lo più con un tono icastico, così che il...