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Josef Albers

(6 risultati)

Scolpire la fotografia: Incontro con Mari Mahr

Mari Mahr nasce a Santiago del Cile nel 1941. Otto anni dopo si sposta a Budapest con la famiglia. Oggi vive e lavora a Londra, ma divide il suo tempo tra Londra e Berlino.   Life chances_12, in http://marimahr.com/   Questa geografia frastagliata, ripercorsa con passo lieve e giocosa scrittura fotografica, deve essere un formidabile apprendistato all’arte sommessa della non appartenenza. È la prima cosa che penso guardando le opere esposte alla Kunststiftung Poll di Gipsstrasse 3, nel quartiere di Mitte a Berlino, in un palazzo storico che fino ai primi anni Trenta del secolo scorso ospitava una scuola di musica per bambini ebrei e dall’edificazione del Muro alla sua caduta diventa parte della Berlino orientale.   Persecuzione degli ebrei e costruzione del socialismo, “due eventi cruciali nella storia europea dell’ultimo secolo”, mi dice Mari Mahr, “che sono parte della mia storia personale. Le mie immagini non potevano trovare una collocazione migliore. Tutto il mio lavoro parla di sradicamento, ma anche della capacità di reinventarsi, di ricominciare a vivere, mettendo in discussione il tema dell’...

Botho Strauß. L'inizio perduto

Nell’Inizio perduto di Botho Strauß – testo del 1992, da poco tradotto in italiano per i tipi di Mimesis (a cura di Eugenio Bernardi) – le «riflessioni» annunciate nel sottotitolo vertono su un concetto che a una considerazione sommaria potrebbe apparire anodino. «Beginnlosigkeit», letteralmente l’«assenza di inizio», è infatti l’argomento centrale della riflessione straußiana. Titolo «geniale» secondo Eugenio Bernardi, curatore dell’edizione italiana, inseritosi in maniera inattesa nella poliedrica produzione di un autore, classe 1944, noto a livello internazionale soprattutto per le sue virtù di drammaturgo abile a cogliere per mezzo di sagaci strutture dialogiche le tendenze profonde della contemporaneità senza il beneficio della distanza storica.     Osservando da vicino la morfologia del titolo, si ricava immediatamente una tesi – ammesso che di tesi si possa parlare – fortemente assertiva, si direbbe quasi perentoria: non esiste inizio. Vi è, piuttosto, un’ineluttabile assenza di inizio, una carenza radicale di principio...

Josef Albers a Milano

In contemporanea a Milano sono in corso due esposizioni di Josef Albers (Bottrop, Germania, 1888 - New Haven, USA, 1976), realizzate in collaborazione con la Josef & Anni Albers Foundation, che ripercorrono la duplice faccia della ricerca artistica e didattica di questo artista modernista ed esponente del Bauhaus: “Sublime Optics” allestita alla Fondazione Stelline (26 settembre 2013-6 gennaio 2014; prima monografica a Milano del pittore tedesco), e “Imparare a vedere. Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale”; presentata nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Belle Arti di Brera (2 ottobre - 1 dicembre 2013).   Assieme ad alcune opere originali dell’artista, riguardanti la serie degli omaggi al quadrato, la mostra dell’Accademia di Brera, curata da Samuele Boncompagni e da Giovanni Iovane, presenta un numero significativo di materiali e lavori didattici eseguiti dagli allievi, il cui scopo è quello di documentare ed esemplificare l’innovativo metodo d’insegnamento di Albers professore che, dopo averlo sperimentato durante le lezioni tenute al Bauhaus, ha continuato ad applicare prima al Black...

Brian O’Doherty. Inside the White Cube

È uscito in libreria il libro di Brian O’Doherty, Inside the White Cube. L’ideologia dello spazio espositivo (traduzione italiana di I. Inserra e M. Mancini, Johan and Levi editore, Milano 2012, pp. 146, € 20). Il volume raccoglie e traduce per la prima volta in italiano i saggi pubblicati dall’artista irlandese sulla rivista Artforum a partire dal 1976. Presentiamo qui il testo attraverso due contributi di Alessandra Sarchi e Riccardo Venturi e ne anticipiamo la postfazione.       Lo spazio dell’arte   “Una scena ricorrente dei film di fantascienza mostra la Terra che si allontana dall’astronave fino a diventare un orizzonte, un pallone, un pompelmo, una pallina da golf, una stella. Questo cambiamento di scala si accompagna a un passaggio dal particolare al generale. All’individuo si sostituisce la razza, rispetto al quale noi siamo un’inezia, un brulicare di bipedi mortali ammassati quaggiù come un tappeto steso per terra. Vista da una certa altezza, generalmente la gente appare buona. La distanza verticale favorisce questa generosità, mentre l’orizzontalit...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Pagine zittite

Forse è giusto cominciarla così, una rubrica su internet: con un tipo che cancella i siti. Si chiama Niko Princen, classe 1979, e gioca su quel campo un po' rischioso fra la tecnologia e le arti visive, fra script, grafie indecifrabili e chincaglierie tecniche di ogni tipo. Fra le tante magie (segnalo, su tutte, Lorem Scriptum), ha inventato un sito che ha l'unico compito di "ammutolire" altri siti: Abstract-O-Matic. Digiti una url, invii, e lui ti restituisce una (splendida) griglia colorata, senza testo né immagini. Vuota e muta, come un Albers d'inizio secolo. E' pieno il Novecento di artisti che hanno lavorato sulla cancellazione, restituito tele bianche (Malevic), pensato l'assenza (Parmiggiani), tagliato e bruciato tele (Fontana e Burri) o cancellato interi libri (Isgrò). Ma qui, in questo lavoro che lavoro non è, o non sembra esserlo, c'è qualcosa di più. C'è il piglio tecnico di una restituzione in codice, linguaggio per linguaggio (cancellare con la stessa materia con cui è scritto), dentro e oltre l'alchimia scientifica e mestierante. Codice che svuota codice...