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Julianne Moore

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S. Lelio, “Gloria Bell” / Gloria & Gloria

Non credo che il regista cileno Lelio, al suo settimo lungometraggio, possa essere definito soltanto l’autore di un cinema dedicato alle donne. È vero, le sue storie nella maggior parte dei casi mettono al centro una protagonista, come accadeva anche nel lavoro fino ad oggi più bello Una donna fantastica (Una mujer fantástica, 2017, Orso d’Argento per la Migliore Sceneggiatura e Oscar come miglior film straniero), o nella prima versione di Gloria (del 2013, miglior attrice protagonista a Berlino: Paulina García), o, ancora, in Disobedience (2017). Tuttavia la definizione resta riduttiva, generica e paragonabile, per ambiguità o confusione ideologica, alle situazioni in cui si incontra l’espressione “al femminile” (un cinema, una letteratura, una rassegna, un insieme di testi) in risposta a un bisogno di precisare che di solito funziona a senso unico, perché non agisce anche al contrario (non si sente la necessità della determinazione “al maschile” quando registi o autori in gara, in esame, o a convegno, poniamo, sono tutti uomini). Gloria Bell, insomma, ci fa vedere la forza di volontà di una donna, ma questo non significa automaticamente che parli di donne e basta, anzi. ...

David Cronenberg. Maps to the Stars

È curioso come quest’anno al Festival del Cinema di Cannes fossero praticamente scomparsi i film che riguardavano la paternità e la crisi del ruolo del padre, che erano stati tra i grandi temi del cinema degli ultimi anni. La nostra impressione però è che non fossero propriamente scomparsi, ma fossero semplicemente stati rovesciati. Al loro posto sono comparsi molti film che parlano di rapporti incestuosi o di rapporti di competizione narcisistica tra le generazioni: non solo Mommy di Xavier Dolan o il discusso film israeliano Loin de mon père, che mostrano esplicitamente rapporti d’amore tra madre e figlio o tra padre e figlia, ma anche Sils Maria di Olivier Assayas dove diverse generazioni non sono in una posizione di insegnamento e trasmissione verticale, ma sono in competizione e rispecchiamento orizzontale l’una nell’altra. Ma perché questi due temi sarebbero l’uno il rovescio dell’altro?   Il ruolo del Padre – se facciamo lo sforzo di disincarnarlo dalle sue manifestazioni concrete e rimaniamo alla lettera della sua formulazione teorica psicoanalitica – è infatti soprattutto quello di rendere operativa una Legge: impedire gli investimenti erotici che un bambino...

Scatti su una malattia senza nome

Ciò che maggiormente ci inquieta è quando l’ordinario mostra un lieve attrito, un segnale trascurabile all’inizio, ma dal quale emerge presto - attraverso il corpo - qualcosa di spaventoso, in grado di stravolgere le certezze della quotidianità. Il rimprovero rivolto al mondo contemporaneo è una malattia del nostro tempo, l'MCS, intolleranza alle sostanze chimiche di sintesi e alle onde emesse da segnali radiotelevisivi, telefonici, Wi-Fi.     La malattia è più diffusa di quanto si pensi: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, coinvolge il 3% della popolazione mondiale, ma in molte nazioni, fra cui l'Italia, è ignorata dagli enti governativi, sanitari e dai media. Safe, il film del 1995 interpretato da Julianne Moore e diretto da Todd Haynes, racconta la storia di Carol White, una donna borghese che sviluppa la MCS e vive un incubo letterale e allegorico. Soffre di sensibilità chimica multipla e non tollera più nulla di tossico, dai gas di scarico fino all'aria stessa. Tutto questo costringerà Carol verso un’auto-isolamento, trasformando la sua...

NYC 1993

Una delle opere più belle di NYC 1993: Experimental Jet Set, Trash and No Star (al New Museum, New York, fino al 26 maggio 2013), è anche la più modesta: l’album di immagini raccolte da Todd Haines mentre scriveva la sceneggiatura del film Safe. Esposto in uno dei mezzanini del museo, si può sfogliare in solitudine quasi fossimo nello studiolo di un collezionista. Sono immagini di case suburbane, autostrade avvolte nello smog, fotografie di templi new age di provincia, la pubblicità con una casalinga scosciata e sorridente che lustra ginocchioni il pavimento della cucina. Nel 1993 Haines era a New York, testimone della “disintegrazione del ventesimo secolo americano” e dell’emergere di un clima in cui le “nozioni di sicurezza, immunità e sopravvivenza avevano cambiato completamente significato.” Da quel clima nacque Safe, la storia di una casalinga californiana, interpretata da Julianne Moore, che sviluppa una malattia misteriosa causata da tutto quello che la circonda. Per sopravvivere si rifugia in un convento sterilizzato guidato da un santone sieropositivo, dove passa il suo tempo davanti a uno...