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Lazzaro Spallanzani

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Speranza e immaginazione / Se una zolla è rapita dal mare

In questi giorni sono salito in Appennino ma l’Appennino non c’era più. Tutto era lì, identico a prima. Le faggete, i denti di arenaria, le nevi residuali. Ma l’Appennino non era più lì perché qualcosa mi impediva di stabilire un ponte tra quello che avevo sotto gli occhi e quello che in più di quarant’anni si è raccolto, tra desiderio e memoria, nel mio paesaggio mentale. Le cucine delle osterie erano ancora calde, le piste tra i cuscini di foglie erano identiche a quelle che percorrevano i manipoli celtici o le brigate partigiane, l’odore del fumo dai comignoli era quello di mio padre e di mio nonno. Ma l’Appennino era scomparso. Non potevo più contare su di lui, vaporizzato. Dall’alto del Crinale guardavo giù la cappa lenticolare su Modena, sul polo ceramico, sulla Pianura padana. Ma non era solo la nube delle polveri sottili e delle zattere di CO2 alla deriva sopra cervelli e polmoni. Era come il 1962, come se una nuova Rachel Carson collettiva avesse scoperchiato il vaso di Pandora su una verità inconfutabile: non c’è angolo della Terra che sia salvo. Ieri erano le molecole di DDT, oggi è il virus pandemico, che sta impattando come un iceberg di panna contro il Titanic di...

Lo sguardo infinito / Lo sguardo fenomenologico di Leonardo

L’occhio nelle debite distanzie e debiti mezzi meno s’inganna nel suo uffizio che nessun altro senso.   Non avrebbe nessun senso commisurare l’eccezionalità dello sguardo di Leonardo alla giustezza delle sue descrizioni del funzionamento dell’occhio e alla precisione delle sue componenti anatomiche: queste mancanze, come abbiamo già accennato in precedenza, sono da ascrivere allo stato delle conoscenze scientifiche del momento e ai limiti degli strumenti d’indagine di cui si poteva disporre all’epoca. Nonostante queste oggettive difficoltà il Vinciano ha comunque tentato, con ammirevole ostinazione, di elaborare una spiegazione coerente del funzionamento dell’occhio, seppure basata su inesattezze anatomiche relative alla forma e alla posizione effettiva del cristallino. La fisiologia, in quanto scienza indipendente dall’anatomia, non era ancora nata. Al tempo di Leonardo non esisteva nemmeno il vocabolo, nato poi nel XVIII secolo con Albrecht von Haller (1708-77), autore degli Elementa Physiologiae, e con Lazzaro Spallanzani (1729-99) e le sue opere sul cuore e sulla circolazione. Leonardo ha dato un rilevante contributo alla conoscenza dei meccanismi visivi e delle strutture...

Il silenzio dei mari / L'anguilla e l'antropocene

Tutti conoscono le anguille per averle viste almeno una volta in un acquario, oppure offerte sul banco di un pescivendolo o addirittura per averle mangiate. Le anguille sono pesci che non lasciano indifferenti per la loro forma e colore. Nessun animale è così misterioso come loro. Patrik Svensson, scrittore svedese, ha scritto sull’anguilla un intero libro, Nel segno dell’anguilla (tr. di Monica Corbetta, Guanda, pp.281), che unisce i suoi ricordi di giovane ragazzo iniziato alla pesca dell’anguilla dal padre con una approfondita ricerca intorno a questo animale, di cui si sono occupati molti scienziati e filosofi a partire da Aristotele, padre della scienza antica. Un libro con due passi narrativi diversi, in cui si alternano le storie del genitore ai capitoli in cui Svensson ci racconta i segreti dell’anguilla. Un vero e proprio romanzo di formazione sia umana che intellettuale. Ma andiamo con ordine.      Cominciamo dal luogo da dove vengono le anguille: il Mar dei Sargassi. Nome arcinoto, ma se chiedete a qualcuno di dirvi dove si trova non avrete sempre la risposta esatta. Del resto questo è un mare senza confini precisi, delimitato solo da correnti e non da...

Carnet geoanarchico 12 / Appennino imprendibile

La domanda è semplice: esiste una letteratura appenninica come esiste una letteratura ligure o lombarda, o come si sente parlare di letteratura insulare e alpina? Direi proprio di no. L’Appennino è refrattario alle produzioni dell’immaginario, funziona più come ingombro geografico che come luogo della mente. E non dico che non esistano testi letterari sull’Appennino, voglio dire che per lo più si tratta di testi in transito, scritture che, prima o poi, vanno altrove. Prendiamo ad esempio l’Appennino settentrionale attorno alla sua cima maggiore, il monte Cimone. Siamo nel Modenese, tra il Bolognese e il Reggiano. Includendo il Parmense e il Piacentino è un blocco piuttosto omogeneo da un punto di vista geologico, culturale e paesaggistico, una vera Bioregione Nord-Appenninica, ma si tratta anche di una terra che, pensando alla letteratura, viene sbirciata quasi sempre da lontano. Rutilio Namaziano un accenno, Dante al volo sulla Pietra di Bismantova, Boccaccio un po’ più diffusamente sul Lago Scaffaiolo, una manciata di versi tra Shelley e Heine, un po’ Carducci, un po’ Pascoli.   Certamente abbiamo alcuni autori che riconoscono l’Appennino settentrionale come un luogo a...

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