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Leonardo Sciascia

(42 risultati)

Sciascia Trenta / Cruciverba

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Non è certo il libro più noto di Sciascia. Però l’autore assicurava (nella quarta di copertina dell’edizione originale, Einaudi 1983) che scrivere alcuni dei saggi di cui si compone questa raccolta, la sua terza del genere, gli era costato un impegno sicuramente non inferiore a quello...

Sciascia Trenta / La nuova casa della Nuci

A un certo punto la vecchia mitica casa della Nuci cominciò a cadere a pezzi, non fu più possibile passarci le estati.  Solo dopo alcuni anni, anche a causa della insistenza nostalgica delle figlie per le vacanze alla Nuci, decise di fare costruire una casa nuova a pochi metri dalla vecchia. Il modo in cui lo fece fu davvero singolare. Il genero del suo vicino e amico Carmelino Rizzo era ingegnere. Gli commissionò la casa.   A Racalmuto con il suo vicino e amico Carmelino Rizzo.   Come sarà questa casa? Gli chiedevamo. Non lo so, rispondeva: una casa. Credo che di fatto non se ne sia mai occupato, e nemmeno Maria, fino a quando, nel 1973, non fu finita.  Una volta mi aveva raccontato con divertimento che Pirandello, dovendo metter su casa a Roma, aveva telefonato a un negozio di mobili e aveva ordinato un letto, un tavolo, delle sedie, un armadio. Il negoziante gli chiese se non li voleva prima vedere. Pare che Pirandello abbia risposto: le sedie sono sedie, un tavolo è un tavolo, un letto un letto, un armadio un armadio.   Sciascia con Rizzo. Il tramonto sulla campagna dalla terrazza della casa nuova alla Nuci.   In  Il volto sulla maschera,...

Sciascia Trenta / Il giorno della civetta

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Quando capomafia non era un unico sostantivo e Leonardo Sciascia lo divideva in due; quando cioè la mafia era davvero «nella fantasia dei socialcomunisti» e la Commissione Antimafia solo una proposta parlamentare, Il giorno della civetta arrivò nelle librerie come, esattamente venti anni...

Sciascia Trenta / Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   L’unico posto dove sono me stesso è Racalmuto, ripeteva spesso. Io qui sono Nanà Sciascia, il figlio di mio padre, il nipote di mio nonno, i compagni di scuola, gli amici, i ragazzi cui ho insegnato da maestro alla scuola elementare e sono diventati uomini, i salinari, il circolo, le...

Leonardo Sciascia / Una storia semplice

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   “Nessuno ha una vita degna di considerazione di cui non si possa raccontare una storia”, scriveva Hannah Arendt in un saggio su Karen Blixen; e, allargando, si potrebbe affermare che qualsiasi vita diventa degna in forza della storia che la redime. Questo perché, sempre citando la...

Sciascia Trenta / La vecchia casa della noce

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   La prima volta che ho incontrato Leonardo Sciascia non ho fatto fotografie. Non riesco ancora a darmene una ragione.  Era il 16 di agosto del 1963. Avevo da poco compiuto vent’anni.  Avevo cominciato da circa tre anni a fotografare abbastanza sistematicamente le feste religiose...

Il romanzo poliziesco / Leonardo Sciascia, Il metodo di Maigret

«Io vagheggio da sempre uno stato che abbia una polizia come quella guidata da Maigret, intelligente e umana al tempo stesso». Parole di Leonardo Sciascia, lettore fedele dei libri di Georges Simenon ma, ancor più, scrittore che vigilava sull’andamento della cosa pubblica, sul rispetto dei diritti civili, sull’equilibrio tra i poteri. Parole, affidate da Sciascia a un’intervista del 1982, che bene illustrano il senso complessivo (squisitamente, intrinsecamente politico) dei suoi interventi dedicati al romanzo poliziesco, ora raccolti da Paolo Squillacioti – con la perizia filologica che i lettori dei libri adelphiani di Sciascia ben conoscono – nel volumetto Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo (Adelphi, 2018, 191 pp., € 13).  Al commissario creato da Simenon e, più in generale, alla storia, al ‘funzionamento’ e agli stereotipi del romanzo poliziesco Sciascia ha dedicato un’attenzione ben più che trentennale, se consideriamo il lungo apprendistato da lettore vorace di ‘gialli’ e poi le scritture saggistiche, più o meno brevi, qui raccolte: che vanno dal 1953 fino alla morte, considerando che l’ultima, una Nota al bellissimo romanzo di Geoffrey Holiday Hall La fine...

Nel quarantennale del sequestro / Le tre foto di Moro

L’editore Guanda ripubblica il volume Da quella prigione. Moro, Warhol e le Brigate Rosse, di Marco Belpoliti, che analizza le fotografie scattate ad Aldo Moro dai brigatisti. Uscito otto anni fa, rilegge quelle immagini con cui ancora oggi ricordiamo l’avvenimento del sequestro del Presidente della Democrazia Cristiana, il più importante politico dell’epoca. Nella nuova edizione sono comprese nuove pagine. In occasione di questa uscita, nel quarantennale del sequestro di Moro, Marco Belpoliti discute con il fotografo Ferdinando Scianna di quegli scatti.    Scianna: Tu scrivi che nessuno degli autori, scrittori compresi, all’epoca del sequestro, e anche dopo, si sono occupati delle foto di Moro, non c’è stata un’analisi delle immagini. Tutti si sono occupati dei testi, delle lettere, delle oltre novanta missive scritte da Moro. In quel momento, come del resto tu ricordi, l’attenzione era concentrata su cosa stava dicendo Moro. Ma in certo senso mi pare di vedere in modo evidente che quella discussione su “è lui o non è lui”, ovvero se Moro era ancora Moro o invece era manipolato dai brigatisti, parte dalle fotografie. È a causa delle due foto che nasce il problema. Tra...

Speciale aqua / Quante cose conosce l'acqua!

"Acqua, ti adoro!  Cos'è la vita se non acqua organizzata? Cos'è un albero se non un fiume verticale che sale verso la luce? Il nomade si arresta accanto a te, nel punto sacro in cui la ninfa e la fonte preparano la nascita della civiltà. Anche il linguaggio canta le tue lodi, quando parla di trasparenza, sete di verità, torrenti di parole. Il tempo stesso ha attinto dal tuo corso la figura con cui lo immaginiamo". Tanto lirismo per una réclame. Queste riflessioni sono tratte da un breve testo che Paul Valéry compose nel 1935 per la Perrier. In copertina stava un bicchiere della celebre acqua minerale, con la scritta: "Al gas naturale". E' l'apoteosi del seltz. Eppure, benché partito dalla pubblicità, Valéry elaborò un'ipotesi affascinante: "Quante cose conosce l'acqua! La sua sostanza si fa memoria. Assimilando ciò che ha sfiorato, bagnato, trascinato, assorbe le potenze primitive delle rocce, e porta con sé briciole di atomi, tracce d'energia pura". Sembra di ascoltare le strofe in cui Philippe Soupault esorta il poeta a tramutarsi in acqua. Ma sembra anche di risentire le polemiche che qualche anno fa accompagnarono la presunta scoperta di Jacques Benveniste: lo scienziato...

Palermo, Palazzo dello Steri / Graffiti dell’Inquisizione

Nel 1906, mentre si compiono lavori per l’ampliamento delle stanze del Tribunale di Palermo nel Palazzo dello Steri, emergono disegni e scritte. Subito è avvisato Giuseppe Pitrè, grande studioso del folclore. Arriva e si mette a scrostare personalmente i muri delle stanze del primo piano. Vi lavora sei mesi, e man mano affiorano iscrizioni, versi, disegni. A lavoro finito si trova davanti quattro pareti intere fino all’altezza delle mani di un uomo “fitte di manifestazioni grafiche”. Per dieci metri quadrati in ogni parete non c’è solo un dito di spazio libero, scrive ancora emozionato della sensazionale scoperta: “linee sovrapposte a linee, disegni a disegni davano l’idea d’una gara di sfaccendati ed erano sfoghi di sofferenti”. Li battezza: “palinsesti del carcere”. Dopo due secoli e mezzo riappaiono così i graffiti dei prigionieri sepolti nelle segrete del palazzo: “erano uomini che tornavano a parlare in versi e in mozzi accenti, a rivelarsi con ghirigori, volute ed accartocciature”.   Sono, come recita oggi una dedica, ebrei, luterani, musulmani, quietisti, rinnegati, negromanti, guaritrici, prostitute, ecclesiastici, bestemmiatori, eretici. Stavano stipati nelle otto...

A futura memoria / Sciascia politico. Fra le palme dell’antimafia

S’è discusso molto, negli scorsi mesi, delle palme a piazza Duomo di Milano. Botanici e climatologi, esperti di marketing territoriale e testeduovo di marche planetarie, amministratori locali e politici nazionali, paesaggisti e giardinieri, fancazzisti su Facebook e cittadini comuni: tutti a dire la loro, ché sembrava quasi di stare al bar dello sport durante un mundial prima dei fatidici rigori della semifinale. In pochi hanno però notato che, per ironia della storia, con quel curioso impiantamento nelle brume meneghine s’è avverata, alla lettera, la nota profezia di Leonardo Sciascia. La palma va a Nord, recitava il titolo d’un suo prezioso libro di trent’anni e passa fa – chissà perché mai più ristampato. E adesso sappiamo che c’è proprio arrivata, da quelle parti, sistemandosi benissimo, comodamente e orgogliosamente, a dispetto dei soliti detrattori sbraitanti in nome di un etnocentrismo deteriore che, per ulteriore ironia, oggi emana da tutti i pori tristi vampate di esoticità. Il monito di Sciascia, in quell’immagine delle palme viaggiatrici, era chiaro: non solo la più infida meridionalità, quella del malaffare sedicente politico e della criminalità organizzata, si espande...

Nato il 15 novembre 1920 / Così ci accorgemmo di Gesualdo Bufalino

Se oggi leggiamo Gesualdo Bufalino lo dobbiamo forse a una scommessa giocata al numero 50 dell’allora via Siracusa di Palermo: una sera lo scrittore di Comiso ricevette la telefonata di Elvira Sellerio, che gli riferiva come in casa editrice qualcuno stesse puntando, non sappiamo cosa, sul fatto che Bufalino avesse certamente un romanzo nel cassetto. «Se me lo avesse semplicemente chiesto – dichiarò l’autore poco dopo l’uscita di Diceria dell’untore – avrei risposto di no. Ma c’era la scommessa, ammisi l’esistenza di qualcosa...». Forse fu solo un trucco ben riuscito. Sia come sia, ce la immaginiamo, Elvira Sellerio, seduta al tavolo con in mano la cornetta, mentre una luce le attraversa gli occhi nel momento in cui lo scrittore confessava. E chissà se quella luce sia stata intravista da Leonardo Sciascia, in piedi accanto al telefono, chino in avanti, con le mani sulle ginocchia per cercare di intuire cosa stesse accadendo dall’altra parte della cornetta. Si suole attribuire a Sciascia e alla Sellerio il merito di aver scoperto Bufalino, in seguito alla lettura di una sua lunga e molto apprezzata prefazione al volume fotografico Comiso ieri. Ma a dare ascolto alle parole del “...

Buon compleanno Natalia / La qualità della vita

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Posta di fronte alle urgenze della cronaca o ai casi giudiziari più complessi, Natalia Ginzburg ha tentato, sempre, di scioglierne le trame aggrovigliate, facendo chiarezza, provando a ricostruire dentro di sé la fisionomia dei fatti e degli attori coinvolti (Le vittime di Lucca, «La Stampa», 11 gennaio 1984). Una volta convinta dell’innocenza di qualcuno, non ha esitato a prendere posizione in sua difesa: ora urlando i suoi dubbi sulla sentenza di condanna di Panzieri (Dubbio su una sentenza, «Corriere della Sera», 10 marzo 1977), ora vedendo «offesa la verità» (Un antico sdegno, «La Stampa», 21 novembre 1971) nella persona di Valpreda, ora riconoscendo all’indomani della prima sentenza di condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani «l’accento della verità e dell’innocenza» risonante, «limpido e cristallino» (L’errore, «Il Manifesto», 15 febbraio 1997) nelle parole di Sofri, fino a schierarsi apertamente a favore dei coniugi...

Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari / Sciascia cruciverba barocco

«Perché questo è da tener presente: delle cose scritte da Savinio non c’è briciola che non splenda d’intelligenza, che non solleciti – per dritto o per rovescio – a riflettere, a pensare; e a dare quel godimento che pensiero e riflessione danno a chi sa pensare e riflettere». Lo scriveva, nel 1988, Leonardo Sciascia, in un articolo pubblicato da “Tuttolibri” che viene adesso riproposto dal curatore Paolo Squillacioti in Fine del carabiniere a cavallo. Saggi letterari (1955-1989) (Adelphi, 2016, 23 euro). E sono parole che si potrebbero adattare tranquillamente alle “cose scritte da Sciascia” sì da spiegare perché è molto utile, a più di 25 anni dalla morte dello scrittore, la pubblicazione di questi saggi letterari che erano stati pubblicati sulle più varie pagine ebdomadarie o in forma di prefazione a libri altrui ma mai prima d’ora raccolte in volume.    I lettori fedeli di Sciascia riconducono la sua attività saggistica a tre volumi: La corda pazza, dedicato a “scrittori e cose di Sicilia” (e, come tale, evoluzione del più lontano Pirandello e la Sicilia); Cruciverba, magnifica selezione di saggi che incrociavano su immaginarie (ma ben avvertibili alla lettura)...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

Digitalizzare il vivente

Guido Ucelli, fondatore a Milano del Museo nazionale della scienza e della tecnologia, era un ingegnere immerso nel proprio secolo. Conclusi gli studi politecnici, impiegatosi nel 1909 per l'impresa meccanica Riva, lottò per portare in Italia la cultura scientifico-tecnica appresa durante i viaggi europei. Ucelli conobbe e frequentò Guglielmo Marconi mentre la crisi del 1929 tracimava nel vecchio continente. Secondo quest'ultimo – che ne scrisse nel 1932 sulla neonata rivista del Consiglio nazionale delle ricerche – la crisi in corso era «una delle più grandi che la storia ricordi» le cui cause, certo complesse, «le possiamo far dipendere in massima parte dagli errori degli uomini stessi, in preda ad un pessimismo senza limiti e in gran parte ad un egoismo senza precedenti. Come può la scienza – si chiedeva – spingere l’umanità ad uscire da questa grave situazione?». Se le risorse scientifiche per assisterci nella vita quotidiana sono infinite, «forse non sarà lontano il giorno in cui l’uomo riuscirà a governare nuove forze della...

Vincenzo Consolo. Cento possibilità, un solo destino

I quadri posti sull’unica parete libera, nello studio della vecchia casa milanese nei pressi di via Solferino – il disegno di un San Girolamo nella caverna immerso nella lettura, un libro aperto posto dentro una teca di plexiglass con le parole cancellate e un solo brandello evidente “raccon” (opera di un artista concettuale), due planimetrie secentesche di Palermo e Messina tirate via dal Siciliae antiquae di Cluverio – aiutano a descrivere e rappresentare l’autobiografia pubblica dello scrittore siciliano; e, peraltro, assai meglio della puntuale e per molti irrinunciabile citazione iconica del Ritratto d’ignoto di Antonello da Messina, paradigma descrittivo tradottosi in luogo comune sull’autore, da quando Sciascia lo usò in quel delizioso articolo intitolato L’ignoto marinaio.   Proiezione di un Consolo, novello San Girolamo, immerso nell’archeologico scavo nei giacimenti della lingua e della storia; l’opera concettuale a significare, e insieme esorcizzare, il pericolo massimo di essere defraudati della memoria (con il connesso rischio dell’afasia); le mappe, infine, a indicare la finisterre tra un Occidente e un Oriente, la storia e la natura, il fatto nudo e crudo e la...

Scianna e la fragilità esistenziale del selfie

Chiunque ami la fotografia ha formato il suo sguardo con le immagini di Ferdinando Scianna. Scianna è stato il primo italiano ad entrare nell’agenzia Magnum. Di lui, Leonardo Sciascia scrisse: «È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e – in definitiva – al suo stile».     Eppure sono pochi i grandi fotografi che hanno anche scritto molto sulla fotografia e che hanno riflettuto sul suo linguaggio. C’è chi fa foto e chi scrive di fotografia, così come c’è chi fa cinema e chi ne scrive, chi suona e chi fa il musicologo. Il confine fra l’artista e il critico, non solo in fotografia, è molto discusso e lo scambio dei ruoli poco praticato e spesso deludente. Quando questo scambio di ruoli e di casacche avviene, è più facile che un...

Israele/Palestina: in medio stat virtus?

Su Internet e Facebook circolano video che trasudano saggezza e verità. Con la consapevolezza di essere nel giusto perché, si sa, “la virtù sta nel mezzo”, si chiarisce l’origine e il protrarsi del conflitto palestinese-israeliano. È piuttosto semplice, tutto si spiega con la testardaggine di palestinesi ed ebrei israeliani che non riescono a mettersi d’accordo. La testardaggine degli esseri umana è una gran brutta cosa. Per fortuna che alcuni di noi, scevri da dogmi religiosi e ispirati da ideali liberali e progressisti, capiscono che non c’è nessun senso nelle barbarie perpetrate perché la terra è di tutti e non ha senso rivendicarne la proprietà. Soprattutto in Medio Oriente, e in particolar modo in Palestina.   E nemmeno a farlo apposta, in questi giorni ha spopolato un video che in modo molto divertente riassume la questione palestinese in una sorta di storia animata che si dipana dai tempi biblici fino ai giorni nostri. Abbigliati in abiti diversi a indicare le differenti popolazioni che storicamente si sono avvicendate nella zona, una serie di personaggi s’insedia in...

Una voce nel tempo

Non accetto però lo faccio. Però non accetto. (Valeria Parrella, Tempo di imparare) Persona, spazio, tempo. Una voce senza nome, la voce di una donna, parla da una città che pure non è nominata. È Napoli: continuamente allusa, descritta per dettagli, parti per il tutto, scorci; additata da qualche riferimento esplicito, ma sporadico (a Posillipo, per esempio); proclamata, di fatto, dall'espressione della voce, che ha giri di frase napoletani soprattutto nel riportare dialoghi ma – a tratti e più lievemente – anche nel suo monologare («E stavamo tutte donne sul bagnasciuga»). È il caso di parlare di una voce, prima che di una scrittura, perché si tratta di un romanzo tanto scritto quanto trascritto. La scrittura è di Parrella, della narratrice è la voce, o meglio la narratrice è la voce stessa, senza che ciò consenta minimamente di parlare di monologo interiore: non c'è flusso di coscienza, bensì narrazione controllata e strutturata. Tempo di imparare è un romanzo su come ci raccontiamo le cose che ci capitano: su come la cognizione e la memoria...

Primo Levi: il 5 maggio (1986)

1. Breve storia del Gusto dei contemporanei   Il gusto dei contemporanei nacque nel 1980 per iniziativa di un gruppo di insegnanti pesaresi; dopodiché coinvolse per oltre vent’anni tutte le scuole superiori cittadine, sempre in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale. Semplice e rigorosa la formula: individuato di comune accordo un autore, lo si contattava al termine dell’estate per invitarlo a Pesaro; dopodiché si leggevano/studiavano i suoi libri per un intero anno scolastico, con confronti periodici tra docenti e studenti. L’incontro finale completava un percorso di studio in maniera non banale: a “interrogare” l’autore infatti erano gli studenti. Il primo incontro, con Leonardo Sciascia, risale al 1980; l’ultimo, con Giovanna Marini, al 2003.   Il gruppo promotore era formato da otto insegnanti, impegnati nei diversi istituti superiori: Maria Annunziata Brugnettini, Anna Brunori, Elisabetta Cappelletto, Luciana Costantini, Laura De Biagi, Adina Santini, Orietta Togni e Paolo Teobaldi: tutte donne tranne il sottoscritto (le “quote rosa”, a me, mi fanno un baffo). Questi gli...

Federico Campbell, Mexico City 1991

Federico Campbell è messicano. Ma è anche un  uomo e uno scrittore cosmopolita, come quasi tutti gli scrittori latinoamericani.   Alla fine degli anni sessanta si trovava a Barcellona, in Spagna, mentre ancora ferocemente sopravviveva Francisco Franco. Frequentava un gruppo di giovani scrittori arrabbiati e pieni di talento. Non avevano ancora pubblicato quasi nulla. Nel 1971 Federico li raccontò in un libro, Infame Turba , erano Vazquez Montalban, Juan Marsè, Biedma, e molti altri che sareb;ero diventati i protagonisti della letteratura della nuova Spagna postfranchista.   Federico sente l’odore della qualità lontano un miglio. È lui che ha fatto conoscere in Messico e fatto scoprire a tanti scrittori latinoamericani Leonardo Sciascia e la sua letteratura che racconta l’inscindibile simbiosi tra potere e criminalità. A me ha fatto capire che le fotografie di Juan Rulfo sono una porta fondamentale per entrare in quel capolavoro che è Pedro Paramo. Mi ha insegnato che ricordare è lo stesso che immaginare e mi ha regalato calorosa amicizia.   Ricorda e immagina meravigliosamente...

Partigia. L'ibrido e il grigio

Il commento lucidissimo di Marco Belpoliti uscito su doppiozero sul libro Partigia di Sergio Luzzatto e sullo strano rapporto in esso tra autobiografia, estetica del racconto e ricerca storiografica segna un momento importante nel dibattito accorato, traumatico per alcuni, esploso intorno al libro dal 16 aprile scorso in poi.     Puntando sulla presenza di Luzzatto stesso come personaggio principale del racconto, Belpoliti sposta l'attenzione dall'impossibile giallo dell'uccisione dei due giovani partigiani da parte della banda di Levi nel 1943 – lasciato irrisolto nei suoi elementi essenziali da Luzzatto, come ci spiega Belpoliti – e verso il valore attuale, di cui il libro e' un sintomo illuminante, della Resistenza, della figura di Primo Levi, e della Shoah in generale nell'Italia stravolta del nuovo millennio. Sono le confusioni del presente nei suoi rapporti col passato, a segnare l'importanza il libro, oltre all'abile operato dello storico di mestiere. Come risposta a Belpoliti e in dialogo con Partigia, riprendo qui un intervento pubblicato il 13.09.2013 su "Storicamente" [Robert S.C. Gordon, Shoah, letteratura e zona grigia in Partigia, «Storicamente», 9 (...

Giulio Ferroni, l’importante è finire

Alla fine dello scorso maggio, dopo molto tempo, ho rimesso piede all’Università dove vent’anni fa studiavo (e dove non ho mai lavorato): alla Facoltà di Lettere della «Sapienza» di Roma. L’occasione cui non ho resistito è stata la lezione di congedo di quello che è uno degli ultimi suoi grandi docenti, Giulio Ferroni. Che non è stato il mio “maestro”, come si dice in termini accademici, ma dal quale certamente ho imparato molto.   Il 14 agosto ha compiuto settant’anni, ed è stata l’occasione di una bellissima festa a casa sua. Ma non poteva non colpirmi, piuttosto, l’ultima lezione di quello che è stato anzitutto un grande docente. Ci penso solo ora, ma in un’altra occasione solamente non sono voluto mancare all’ultima lezione di un maestro: e fu la volta di Edoardo Sanguineti, a Genova nel 2000. Il comportamento dei due è stato opposto, a chiasmo: l’algido, il tagliente Sanguineti si emozionò sino alle lacrime; il passionale, l’irruente Ferroni è stato lieve, lesto, quasi giulivo. Ma il titolo scelto, Come si finisce...