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Marco D'Eramo

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Fotografare e guardare / Turismo

La cultura moderna si è da sempre caratterizzata per un forte orientamento verso il movimento. Cioè per la sua ferma volontà di promuovere gli spostamenti delle persone in tutte le loro forme. Anzi, come ha sostenuto il sociologo francese Rodolphe Christin nel recente volume Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera), nelle società contemporanee la mobilità viene addirittura considerata una garanzia di soddisfazione psicologica, un obbligo senza il quale non si può aspirare ad essere pienamente realizzati come esseri umani. Vale a dire che «la mobilità è diventata un fattore che dà efficacia alla propria performance esistenziale, è un modo per riempire la propria vita e realizzarne gli obiettivi, è un mezzo per conseguire la felicità personale e sociale e per materializzare i propri fantasmi» (p. 29). Non vale cioè la pena accontentarsi di quello che è collocato vicino, perché quello che si trova lontano, che dev’essere raggiunto tramite un viaggio, può sicuramente possedere un valore superiore.    Di conseguenza, lo sviluppo della mobilità favorisce l’espansione del capitalismo contemporaneo, permettendo l’ampliamento della zona d’influenza del mercato. Ma,...

Domani a Mudima alle 17.30 (Bookcity Milano) / Instaturisti (non) per caso

Nel momento in cui scrivo (16 ottobre 2017) le ultime statistiche su Instagram indicano in ottocento milioni il numero di persone che, con cadenza variabile, spesso molte volte al giorno, usano l'applicazione di condivisione delle fotografie creata nel 2010 da Kevin Systrom e Mike Krieger e acquisita nel 2012 da Mark Zuckerberg. Ma è probabile che dalla fine di settembre, quando i dati sono stati resi pubblici, a oggi, la cifra sia cresciuta. E lo sarà di sicuro quando queste righe verranno stampate e – forse – lette.  Tra giugno 2016 e aprile 2017 gli utenti di Instagram sono aumentati di venti milioni al mese, con un’accelerazione continua e progressiva. Presto un umano su sei sarà in grado di mostrare nel giro di pochi secondi i suoi scatti e le sue “stories” a una platea che copre l’intero pianeta. Molto più di altri social media, Instagram ha una diffusione globale: l’80 per cento dei suoi utenti si trovano fuori dagli Stati Uniti e in paesi come l’Indonesia, l’Iran o il Mozambico superano in numero quelli di Facebook o di Twitter (World Map of Social Networks, gennaio 2017).  Quanto alle ragioni di questo successo, si riassumono rapidamente: l’ubiquità e la...

Una lettura sociologica / Verso una definizione operativa di “populismo”

Quanto più si consolidano i successi delle formazioni populiste, specialmente nell’Occidente avanzato, tanto più gli intellettuali si interrogano sul significato di tale fenomeno e sulla plausibilità di tale concetto che, a ben vedere, significa cose diverse in contesti diversi ma pare conservare un suo nucleo di caratteristiche stabili. Una sorta di DNA mutevole che rimane riconoscibile nel suo excursus storico e nel suo adattamento geografico, come nel movimento che esso attua all’interno della stratificazione di classe, nei diversi sistemi sociali esaminati. Dunque, alla polisemia del concetto corrisponde una proteiformità dei fenomeni a cui esso si riferisce. Manuel Anselmi, nel suo libro Populismo. Teorie e problemi (Mondadori università, 2017), recupera la categoria wittgensteiniana di “somiglianza di famiglie”, che il filosofo austriaco sviluppava a partire dalla nozione di gioco linguistico (e ripresa anche dalla prefazione di C. Ruzza), proprio per mostrare come le diverse forme di populismo esprimono forti assonanze tra loro ma mai una sostanziale identità.    Nell’introduzione al testo, l’autore esordisce con uno studio di Marco D’Eramo che esamina il numero...