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Margaret Thatcher

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Rivendicazioni / Personagge

Nelle lingue in cui è categoria manifesta, il genere grammaticale è servitù obbligatoria. Scrivi un rigo e hai già dovuto rendergli molti tributi. Fin qui, per esempio, una decina (lingua, f.; categoria, f.; genere, m. e così via). L’italiano è esuberante, in proposito. Non va dappertutto così.  Ci son lingue che fanno a meno del genere. Ce ne sono tante (e prossime all’italiano) in cui a una risorsa di variazione siffatta si ricorre più parsimoniosamente. Chi nasce e cresce in italiano subisce invece una mitridatizzazione. Assuefattosi al veleno, l’antico re del Ponto gli era insensibile. Chi parla italiano non è sensibile alla pervasiva presenza del genere grammaticale e, di norma, non l’avverte. “Una persona onesta”: persona è di genere femminile e l’accordo lo ribadisce più d’una volta. Quanto a riferimento, la “persona onesta” sarà poi dotata di baffoni a manubrio, di seno prosperoso, di qualsiasi altra caratteristica materiale o morale che la infili nella casella prevista all’uopo da una morale sociale variabile nel tempo. Nella politica britannica del Novecento, “una figura significativa” fu Margaret Thatcher tanto quanto Winston Churchill. La prima ne fu “un...

Brexit / Lettera da un citizen of nowhere

Il nuovo libro di Jonathan Coe, Middle England (Feltrinelli, pp. 400, € 19) si sovrappone, quando letto in Italia, alle perplessità di fronte a quanto sta accadendo in Inghilterra con la Brexit. Si fa torto al libro, che ha una sua autonomia artistica, una vena comica e l’affidabile prosa, chiara e lucida, di un autore pieno di qualità. Per chi non conosca l’Inghilterra è un percorso istruttivo, ma per me è impossibile leggerlo. Troppe emozioni già prima di aprirlo per quello che sta avvenendo lassù da ormai due anni e mezzo e che trascina gli europei come me, che in Gran Bretagna hanno speso una buona parte della vita, anni di lavoro, amicizie e passioni, in una condizione difficile. Siamo schiacciati sull’orlo di un balcone e temiamo di essere i prossimi ai quali verrà chiesto di saltare. La soglia è inevitabilmente politica e personalmente umiliante. La settimana scorsa ho riempito un questionario che deve stabilire se ho diritto o meno di restare in Inghilterra, dopo averci lavorato per quasi quarant’anni. Da quando il primo ministro ha parlato degli europei come citizens of nowhere, cittadini di nessun luogo, echeggiando le accuse di Stalin e in generale i temi che hanno...

Domani sera al Circolo dei lettori di Torino / La disuguaglianza nelle società capitalistiche contemporanee

Domani 25 ottobre 2018, alle ore 18.30 al Circolo dei Lettori di Torino, Andrea Brandolini - Capo del Servizio Analisi statistiche, nel Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia - per il ciclo Parole del contemporaneo: salario.   Nel 2015 appena 62 individui disponevano della stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone – la metà più povera dell’umanità (Oxfam, 2016). La disuguaglianza dei redditi e della ricchezza è tema di grande attualità. Non passa giorno senza che il rapporto di un’organizzazione internazionale, un’inchiesta giornalistica, un blog ne sottolineino il valore elevato o l’inesorabile tendenza crescente, nei paesi avanzati e a livello globale. L’espressione “1 per cento” è entrata nel lessico quotidiano per indicare i ricchissimi, in contrapposizione alla massa assai più povera costituita dal rimanente 99 per cento della popolazione. Il successo di pubblico, oltre che accademico, del monumentale volume di Thomas Piketty Il capitale nel XXI secolo è l’esempio forse più rappresentativo di un’attenzione impensabile fino a un decennio fa.    È in larga parte una conseguenza della Grande Recessione del 2008-09 e della difficoltà...

Strano, inquietante vivere / Mark Fisher postumo: uno sguardo senza futuro

Mark Fisher si è suicidato il 17 gennaio 2017: la sua scelta di non vivere pertiene ovviamente alla sua sfera intima e privata, ma negli scritti onesti e sinceri, febbrili e lucidissimi di questo critico culturale britannico torna spesso il tema della sua sindrome maniaco-depressiva, e il suo lucido e implacabile pessimismo sul nostro tempo era privo di prospettiva e speranza anche in due suoi lavori ora disponibili in traduzione italiana: Realismo capitalista (Non c’è nessuna alternativa? Il sottotitolo originale) uscì nel 2009 ed è stato tradotto per le edizioni Nero da Valerio Mattioli, che firma anche la prefazione; The Weird and the eerie: lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo, è di fatto l’ultima pubblicazione di Fisher in vita, ed è appena uscito da minimum fax con la postfazione di Gianluca Didino e l’ottima traduzione di Vincenzo Perna, protagonista dei cultural studies italiani, che regala molte note del traduttore che permettono una completa contestualizzazione del testo di Fisher.   Prefatori e postfatori italiani testimoniano in modo non rituale quanto il brillante docente del Department of Visual Cultures alla Goldsmiths University di Londra fosse...

Un'analisi delle elezioni inglesi / Theresa May. Stupidità al potere

Dunque alla fine appena un pugno di voti (13,6 milioni contro 12,8) e un paio di punti percentuali (42,4 a 40) separano i Conservatives dal Labour. Anzi Theresa May da Jeremy Corbyn, perché nel bene (il secondo) e nel male (la prima) sono stati loro due a giocarsi la partita. Nemmeno lo sciagurato maggioritario secco inglese, che allunga in modo sproporzionato le distanze in termini di seggi (una sessantina in più al partito “maggiore” anche se di poco) stravolgendo il principio di rappresentanza, assicura una governabilità certa (mito di tutti gli aspiranti oligarchi). Il parlamento britannico rimane hang, “appeso” come si dice in gergo: in questo caso appeso all’alleanza con gli unionisti irlandesi del DUP (Democratic Unionist Party), che – se la May sopravviverà al voto di fiducia - sosterranno (“caso per caso”) il futuro governo conservatore come la corda sostiene l’impiccato, garantendogli con i loro 10 seggi una risicatissima maggioranza (di 2 voti). Sono fondamentalisti protestanti, ultrareazionari, antiabortisti, omofobi (“right-populists” sono definiti), nemici degli human rights, secondo l’imprinting impostogli negli anni settanta dal fascistoide reverendo Paisley, che...

Entro, oltre, ai bordi della città mondo

Lungi dal presentarsi come discorso sulla scomparsa e sulla dissoluzione di confini e frontiere, la globalizzazione manifesta una loro incessante produzione. O meglio, una incessante moltiplicazione e diversificazione delle frontiere. Queste frontiere non sono più intese semplicemente come i limiti territoriali degli stati nazionali: emergono invece come spazi mobili, relazionali, come processi sociali, culturali e politici complessi prodotti, ma ad un tempo anche in grado di produrre identità individuali e collettive. In questo senso, il rapporto fra processi globali e costruzione di confini (bordering) assume un profilo molto interessante: l’intensa circolazione dei flussi di merci, denaro, persone, conoscenze, simboli, lungi dal generare una scomparsa delle frontiere del mondo, è all’origine di una vera e propria diffusione delle delimitazioni spaziali. Nel contesto globale, i confini non scompaiono: sono invece ridisegnati, ricollocati, non solo fra gli stati, ma anche negli spazi urbani.   Le città oggi, soprattutto le grandi città globali, sembrano estendersi senza limiti, diffondendosi in modo incontrollato sul...

La nostalgia dei freelancer

Una volta li chiamavano “cani sciolti”, “battitori liberi”, “spiriti liberi”, di loro si diceva che non possono stare sotto padrone, che non possono scegliere un gruppo di appartenenza. In inglese – quando l’inglese era una lingua, e non una terminologia da interpolare all’italiano – sarebbero freelance workers, ove freelance è aggettivo, o, in sostantivo, freelancers, lancieri liberi. Il termine risale al romanzo Ivanhoe di Walter Scott. Significa soldato mercenario, letteralmente “libera lancia”, al servizio di chi la paga, indipendente da ogni servitù permanente. In epoca antica cavaliere, da quando prevale l’arma da fuoco, lanzichenecco, al servizio del territorio (Land), cavaliere (Knecht) senza cavallo, fante al soldo, servo. Johannes Hofer (1669–1752) diagnosticò il male di questi fanti svizzeri: nostalgia, dolore del ritorno, dal termine omerico nóstos (ritorno a casa) e álgos (dolore).   Oggi l’uso del termine “freelance” serve a evitare di dire “precario”. La vicenda è legata al progetto ideologico inventato da...

Politics is so overrated. Michael Dobbs e lo storytelling

Guida – dice – una “purple Panda”. Perché nel traffico grigiofumo di Londra ama “poter uscire dalla House of Lords e individuarla in un lampo, senza possibilità di errore, tra le file di berline tutte identiche, nere e blu”. E lo ripete divertito, sottolineando sonoramente la casuale allitterazione, resa più gustosa dalla verve consonantica dell’accento “very british” e beandosi del vezzo, tipicamente aristocratico, di fare dell’understatement un assoluto segno di distinzione.   Ma l’aneddoto, raccolto insieme a questa intervista nel corso dell’ultimo International Communication Summit a Roma, non è una semplice trivialità. Michael Dobbs, il creatore di House of Cards, è un furbo, sveglissimo, gioviale lord inglese: a lungo braccio destro di Margaret Thatcher, alla fine degli anni Ottanta, insoddisfatto da letture troppo banali e sfidato dalla sua (ex) moglie a fare di meglio, si scola una bottiglia di vino e scrive il primo capitolo della saga di House of Cards, che diventerà prima una miniserie inglese, poi la serie cult di Netflix prodotta da David...