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Marshall McLuhan

(39 risultati)

Negantropocene / Il virus è il messaggio della società automatica

La potenza comunicativa di questo virus, di certo il più mediatico della storia, va ben oltre la sua capacità di tenere in ostaggio le routine produttive dei media. Esso modifica progressivamente la percezione dello spazio-tempo, creando un effetto di sospensione in cui tutto può accadere e difatti tutto accade. Un processo in cui persino le categorie fondamentali di spazio/tempo si modificano all'avanzare dell'infezione. Da ciò deriva l’oscillazione inaudita dell’essere dinnanzi alla sua avanzata, quell’apriamo tutto o chiudiamo tutto che ha caratterizzato il punto di vista della politica e del cittadino comune, alle prese con un insostenibile e continuo riadattamento cognitivo. Questa capacità del virus di plasmare e riplasmare l'intera sostanza del sociale, lo avvicina a ciò che M. McLuhan considerava come un mezzo puro. In quel caso era la velocità della luce elettrica, che rappresenta un medium senza messaggio, informazione allo stato puro, in questo caso anche il virus si presenta come un mezzo senza messaggio.   Del resto il virus produce una percezione quasi relativistica del tempo, cosicché ciò che vediamo oggi – come gli effetti del lockdown...

La biblioteca di Atlantide / Oltre il senso del luogo, di Joshua Meyrowitz

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Dobbiamo a Marshall McLuhan l’idea che i media siano in grado di costituire dei veri e propri ambienti immateriali in tutto e per tutto simili a quelli fisici. Nel corso degli ultimi decenni, tale idea si è progressivamente diffusa e ha dato vita a un importante filone di analisi relativo al ruolo sociale esercitato dai media. Tra gli autori che si collocano in questo filone di ricerca, lo statunitense Joshua Meyrowitz dev’essere senz’altro considerato uno dei più significativi. È nato nel 1949 e ha insegnato prevalentemente nel dipartimento di Comunicazione dell’Università del New Hampshire di Durham, pubblicando numerosi saggi relativi agli effetti sociali prodotti dai media. È conosciuto in Italia soprattutto per il volume Oltre il senso del luogo. Come i media...

Joël Pommerat a Nanterre / “Questo non è un ragazzo”: racconti e leggende

Parigi. Una cascata di oscenità, snocciolate a una velocità sorprendente, investe lo spettatore all'inizio di Contes et Légendes di Joël Pommerat, in scena al Théâtre des Amandiers di Nanterre, una delle più celebri sale di cintura parigine, e a spiazzarlo è che siano lanciate da un ragazzino alto poco più di un metro e quaranta all'indirizzo di una ragazza che fisicamente è già una donna e con una serietà quasi liturgica, che non ha nulla di caricaturale: è il calco di un gergo che nelle banlieue è una specie di lingua madre, dove la veemenza del ritmo si accorda perfettamente alla rabbiosa violenza dei contenuti; spalleggiato da un coetaneo di origini africane, nella tipica veste del gregario esitante, il baby teppista assalta la sua preda – che lo fronteggia con inedita fermezza e poche ironiche parole che scatenano il riso nel pubblico – perché vorrebbe toccarle i seni. E già qui, nel crudo realismo di un dialogo che sembra estratto di peso da una scena di strada e affidato a una gesticolazione da rap suburbano, si insinua una parola incongrua che, senza spostarla dal suo territorio linguistico, fa levitare la situazione in quella sospensione fantastica, al limite della...

La biblioteca di Atlantide / La sposa meccanica di Marshall McLuhan

Marshall McLuhan viene solitamente considerato il più importante studioso dei media. Nato nel 1911 a Edmonton, in Canada, ha studiato lingua e letteratura inglese a Cambridge e ha insegnato in diverse università, tra cui principalmente quella di Toronto, dove ha operato tra il 1946 e il 1979. Le sue vastissime conoscenze, relative soprattutto alla letteratura e alla cultura classica, gli hanno consentito di interpretare in maniera innovativa e originale il ruolo sociale svolto dagli strumenti di comunicazione. La sposa meccanica. Il folclore dell’uomo industriale è stata la sua prima opera ed è uscita negli Stati Uniti nel 1951. Si tratta di un lavoro che solitamente non viene molto considerato, ma che è invece estremamente importante, in quanto in esso McLuhan ha tentato per la prima volta di smontare i miti presenti nella cultura della società di massa.   Non è stato infatti Roland Barthes, come spesso si ritiene, a mettere per primo sotto accusa i miti della cultura di massa, in quanto il celebre volume Miti d’oggi è stato pubblicato dal semiologo francese sei anni dopo il testo di McLuhan. Questo testo, però, non ha goduto di una grande fortuna, perlomeno in Italia. Si...

Fulvio Carmagnola / L’economia dell’immaginario

Fulvio Carmagnola è un filosofo che s’interroga da tempo sul ruolo ricoperto dall’economia dell’immaginario nella società. Un’economia che presenta una natura paradossale, in quanto tiene insieme due elementi opposti ed è proprio ciò a renderla affascinante, ma è anche inspiegabile da parte di un pensiero come quello della modernità, che funziona sulla base della logica razionale. Carmagnola, inoltre, è da sempre attratto dagli oggetti, da quelli cioè che rappresentano il principale interlocutore dell’essere umano e occupano vistosamente il mondo in cui questi vive e opera. Si è occupato perciò frequentemente di merci, merci di culto, gadget, auto, moto, ecc. Da qualche anno, però, la sua riflessione si è concentrata in maniera ancora più incisiva sugli oggetti. Nel 2015, ha prodotto un libro di piccole dimensioni ma estremamente denso: Dispositivo. Da Foucault al gadget (Mimesis). In tale libro, Carmagnola condivideva la posizione di Giorgio Agamben (Che cos’è un dispositivo?, Nottetempo) secondo la quale nel mondo esistono due grandi gruppi o classi: gli esseri viventi e i dispositivi. I soggetti sono il risultato della relazione dialettica che si instaura tra gli esseri viventi...

Ligaland / Ligabue e Presley

È uscito in questi giorni, presso l’editore Mimesis, il volume di Vanni Codeluppi Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue. Pubblichiamo in anteprima un estratto da questo volume relativo al rapporto esistente tra il cantautore emiliano e il cantante americano Elvis Presley.     Elvis Presley ricorre frequentemente nei discorsi di Ligabue. Si potrebbe quasi dire che è stato per questi un punto di riferimen­to costante. Il film Radiofreccia si conclude con la scena del funerale del prota­gonista Freccia, accompagnato dalla banda musicale di Correggio che suona Can’t help falling in love, il celebre brano con il quale Presley solitamente terminava i suoi con­certi. E all’interno di questo film è presente anche il cantante correggese Little Taver, sorta d’imitazione “alla buona” di Presley. E che dire delle luccicanti giacche tipiche dell’ultimo Presley che sono state più volte indossate da Ligabue durante i concerti? E delle canzoni Un figlio di nome Elvis, Buon compleanno, Elvis!, ma anche Ultimo tango a Memphis, una personale versione della celebre Suspicious Minds del cantante ameri­cano? Soprattutto, però, Presley è presente nel titolo dell’album Buon compleanno El­vis,...

Cile, Turchia e oltre / La guerra contro le donne. Ultime notizie

In Cile   Riceviamo un medium vocale:   “Desidero inviarvi questo comunicato che spiega la situazione in Cile, che non stanno comunicando nei mezzi di comunicazione ufficiale: i militari, a Santiago, senza controllo, hanno sparato a civili, a giovani manifestanti. In maniera illegale, stanno torturando diverse persone, in luoghi provvisori, nelle stazioni metropolitane che sono state attaccate e incendiate. Sono scomparse molte persone, sono state violentate donne, senza controllo. È una cosa programmata dal governo per mettere in ginocchio questo paese… i disordini sono stati fatti da professionisti, organizzati dal governo. C’è un programma forte di prova, su una nazione come il Cile, che ha enormi risorse ed è in pieno sviluppo, per mettere in ginocchio il popolo, ma il popolo non si ferma. Questo audio lo invio perché i mezzi di comunicazione non lo stanno dicendo, stanno continuando a sparare addosso ai civili, stanno continuando a torturare persone, a violentare donne. Vi chiedo con tutto il cuore, di continuare a comunicare la verità”.    Una voce di donna ci giunge da un network di psicologi, è una psicologa che lavora in Cile. Mentre scrive, assiste a...

Impossibili visioni / Tempo breve

La contrapposizione tra gli apocalittici e gli integrati non è molto convincente. È schematica e semplifica enormemente la realtà delle cose. Eppure, forse proprio per questo, ha avuto negli scorsi anni un notevole successo e continua ad essere largamente impiegata ancora oggi. Com’è noto, tale contrapposizione deriva dal titolo del libro Apocalittici e integrati che è stato pubblicato da Umberto Eco nel 1964. Lo stesso Eco non era convinto della bontà di questo titolo e ha raccontato che gli era stato sostanzialmente imposto dall’editore Valentino Bompiani. Mettere gli apocalittici contro gli integrati può essere a prima vista convincente, ma non permette di analizzare efficacemente l’articolazione e la complessità della cultura di massa contemporanea. Per questo motivo non mi identifico nell’etichetta di apocalittico. Non mi riconosco cioè in quanto hanno recentemente sostenuto le curatrici del volume Il tempo breve: narrative e visioni (Iacobelli editore).    Per Monica Luongo e Giuliana Misserville, infatti, io sarei un apocalittico. Ma se ho scritto, come ho affermato in un passo da loro citato, che “anche tutti gli altri media, a cominciare da Internet, tendono a...

Media e Illusione / Le tetradi perdute di Marshall McLuhan

Appunto per un prossimo viaggio a Toronto: andare alla Roberts Library dell’Università, dirigersi verso la sezione Thomas Fisher e cercare il settore Rare Books and Collections. Sembra che lì dentro sia conservato un appunto di Marshall McLuhan sul cavallo a bastone, il famoso manico di scopa usato dai bambini a mo’ di cavallino che tanto piaceva a Ernst Gombrich. Chissà che non si riesca trovare interessanti connessioni, e relativi cortocircuiti, fra il grande studioso dei media (quello della Galassia Gutenberg e di Understanding Media) e il grande studioso di storia dell’arte e delle immagini (quello di Arte e illusione, Immagini simboliche e Il senso dell’ordine). Si tratterebbe di un dialogo comunque intrigante, di una bella sinapsi in più nella rimpianta cultura del Novecento. Il geniaccio canadese, cattolicissimo e irriverente, che studia le invenzioni umane come protesi del corpo, da un lato. Il compassato connoisseur austriaco, emigrato al Warburg Institute di Londra e divenuto sir studiando il nesso fra norme e forme, dall’altro.    Il brogliaccio in questione avrebbe dovuto far parte dell’ultimo progetto di ricerca di McLuhan, lasciato in eredità al figlio Eric...

Icona

L’immagine viene solitamente considerata uno strumento che può essere utilizzato per riprodurre efficacemente la realtà. Ma può presentarsi anche come un’entità che è dotata di un’esistenza autonoma. Ha affermato infatti lo storico dell’arte tedesco Horst Bredekamp, nel volume Immagini che ci guardano: «Mentre la lingua parlata è propria dell’uomo, le immagini gli vengono incontro sotto il segno di una corporeità aliena» (pp. 9-10). Ne consegue che le immagini sembrano ricavare dal fatto di godere di un’apparente autonomia rispetto agli esseri umani una notevole capacità di suscitare sensazioni ed emozioni. Tutte le immagini devono essere considerate efficaci dal punto di vista espressivo, ma ciò appare particolarmente evidente in alcune di esse che riescono a imporsi nella cultura collettiva. Si tratta d’immagini che possono essere definite “iconiche”, in quanto sono particolarmente intense e in grado di entrare nella memoria di tutti, influenzando così fenomeni sociali, comportamenti e relazioni.  Già Marshall McLuhan aveva sviluppato ne Gli strumenti del comunicare il concetto di «icona», la quale, a suo avviso, doveva essere considerata non semplicemente un’immagine, ma...

All’ombra delle maggioranze silenziose / Jean Baudrillard nel buco nero del sociale

La riedizione di All’ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale (Mimesis, 2019) è un’occasione per rileggere alcuni aspetti dell’opera di Baudrillard che, al di là della centralità simulacro, congiunge due approcci fondamentali: la filosofia della scienza e la sociologia. Il testo in questione fissa alcuni punti chiave che saranno poi ripresi e spinti vero le loro più logiche conseguenze in L’illusione della fine (Anabasi 1993), rispetto al quale questo testo si pone in una relazione complementare.     Il filosofo pare quasi cogliere il paradosso secondo cui la società di massa si afferma proprio quando il paradigma cartesiano-newtoniano entra in crisi. Così, a dispetto di una sociologia positivista da cui deriva l’idea di una società, di un mercato, dei media di massa, la visione del nostro è molto più complessa. Il mito di un osservatore obiettivo, l’atomizzazione degli individui, la fisica sociale, il determinismo economico e tecnologico ecc., sono tutti esempi del tentativo di applicare un paradigma obsoleto a un fenomeno che per complessità compete o supera quelli fisici (aspetto che persino i sociologi classici, da A. Comte a T. Parsons,...

Quell'intervista a Playboy / McLuhan, cinquant’anni dopo

Per diverse serate, tra il dicembre del 1968 e il gennaio del 1969, Marshall McLuhan ha ricevuto nella sua casa di Toronto il giornalista Eric Norden, che poco tempo prima aveva intervistato il regista Stanley Kubrick. Fuori faceva molto freddo e McLuhan e Norden hanno chiacchierato per parecchie ore davanti al tepore del caminetto acceso. Ne è uscita una lunghissima intervista pubblicata sul numero del marzo 1969 di Playboy, che all’epoca era una rivista alla quale collaboravano alcuni degli intellettuali statunitensi più importanti, compreso McLuhan, che nel dicembre del 1968 vi aveva pubblicato l’articolo Il capovolgimento dell’immagine surriscaldata.    Quella pubblicata da Playboy può essere considerata la più famosa intervista rilasciata da parte di McLuhan e si tratta di un lungo dialogo nel quale il più importante studioso dei media ha riassunto con efficacia il suo originale pensiero. L’intervista è apparsa per la prima volta in italiano all’interno del volume Percezioni. Per un dizionario mediologico (Armando), curato alla fine degli anni Novanta da Gianpiero Gamaleri, ed è poi uscita in una nuova versione nel libro Intervista a Playboy. Un dialogo diretto con...

Dimenticare McLuhan / McLuhan: nell’occhio del ciclone

È probabile che noi – convinti cultori della figura di McLuhan in quanto vero grande padre fondatore della mediologia – costretti a combattere la frigidità o più spesso ancora l’ostilità mostrata nei suoi confronti dagli studiosi di comunicazione di etichetta accademica, abbiamo abusato sin troppo dei suoi splendidi slogan. Alla fine di queste note, mi sarà difficile non ricorrere ancora a qualcuna delle sue “illuminazioni”. Ma – celebrandolo ora in un quadro talmente frequentato e esteso di occasioni pubbliche che parrebbe finalmente dimostrare un universale consenso nei suoi confronti – penso sia venuto il momento di intrattenerci con lui in modo radicalmente diverso. Controtendenza. Anzi, lo confesso, da tempo mi frulla nella testa l’idea che – a volere essere responsabili del nostro presente e quindi sentire l’urgenza di leggere i destini che si celano nei linguaggi digitali – bisognerebbe cominciare a “dimenticare McLuhan”.   Credo che sia il modo migliore per sfruttarne l’insegnamento e onorarlo. C’è una notevole differenza tra quello che si intende quando diciamo “il sapere” e quello che si intende quando diciamo “cercare di sapere”: nel primo caso prevale l’idea di...

Un'analisi degli oggetti della cultura di massa oggi / Critica

La tradizione di pensiero della modernità ha attribuito un ruolo importante alla capacità dell’essere umano di esercitare un ruolo critico verso la cultura della società in cui vive. Ciò è risultato evidente soprattutto nelle riflessioni che sono state sviluppate nei confronti della cultura generata dai media. Roland Barthes, ad esempio, ha fatto vedere già negli anni Cinquanta, nel celebre testo Miti d’oggi, come sia possibile criticare i miti della cultura di massa. Ha mostrato cioè che si può tentare di «demistificare» i messaggi dei media e dell’industria culturale. A dire il vero, prima ancora di Barthes, era stato Marshall McLuhan a indicare già nel 1951, con il volume La sposa meccanica, che i messaggi della cultura di massa potevano essere trattati esattamente allo stesso modo dei testi letterari e dunque sottoposti a una rigorosa analisi critica. E dopo McLuhan e Barthes, com’è noto, anche Umberto Eco e altri intellettuali hanno fatto vedere la possibilità di un’analisi critica dei messaggi della cultura di massa. L’approccio sviluppato da Barthes ha influenzato anche l’attività di ricerca esercitata dalla cosiddetta “Scuola di Birmingham”. Scuola dalla quale è derivato...

Buoni e giusti / Shopping online

"La cliente potrà sintonizzarsi su vari negozi. La sua tessera di credito sarà automaticamente ripresa dalla televisione. Le saranno mostrate le merci con tutti i loro colori fedelmente trasmessi. La distanza non sarà più un problema in quanto entro la fine del secolo il cliente riuscirà a mettersi direttamente in contatto televisivo con chi vorrà, indipendentemente dal numero di miglia che lo separeranno da esso".  Questo stralcio di un articolo del New York Times del 1963, citato da Marshall McLuhan in un capitolo dimenticato e interessantissimo del suo Understanding Media, la dice lunga sul potere di fascinazione che l'idea di fare acquisti a distanza ha potuto riscuotere strada facendo fino all'avvento di Internet e alla realizzazione di cotanto sogno. Salvo scoprire che, una volta realizzato – lo aveva già intuito lo stesso McLuhan – difficilmente il senso profondo di una tale pratica sarebbe rimasto lo stesso: "invece di pensare a fare la spesa per televisione, dovremmo renderci conto che il video-telefono segnerà la fine dell'andare a fare spese e anche la fine del lavoro come lo intendiamo oggi" (ibidem). Con il privilegio di guardare al fenomeno con il senno di poi...

Un mondo aptico / Touch

Se si cerca sui dizionari oggi in commercio la parola “aptico”, non la si trova, o almeno non in tutti. Eppure il termine indica qualcosa di fondamentale nell’azione del toccare. L’etimo della parola è “tocco”; Haptikos il termine greco da cui deriva. Indica la capacità di “venire in contatto con qualcosa”. Il termine inglese equivalente è “Touch”, anche se non ha la medesima origine etimologica, termine che certamente tutti conoscono facendo uso di quel “tocco” ogni giorno, più volte al giorno, manipolando i dispositivi elettronici: smartphone e tablet. L’aptico è una funzione della pelle, come ha scritto Giuliana Bruno in Atlante delle emozioni (Johan & Levi edizioni), costituisce il “mutuo contatto tra noi e l’ambiente”. Quel tocco, Tuoch, riguarda il riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto.   La percezione aptica, come spiegano gli psicologi e gli studiosi di percezione, deriva dalla combinazione di due aspetti: la percezione tattile, per cui gli oggetti toccati suscitano sulla pelle una sensazione (ad esempio, se una superficie è rugosa o scabra) e la propriocezione, che deriva dalla posizione che la mano ha rispetto all’oggetto toccato. Grazie a questo...

Il Grande Fratello entra in noi / Marshall McLuhan. In pochi minuti passano anni

Nella primavera del 1965, seduto nel giardino di un lussuoso ristorante francese di New York, Tom Wolfe guarda ipnotizzato la cravatta a scatto, con affari di plastica applicati, che indossa Marshall McLuhan. Un tipo di cravatta, aggiunge lo scrittore, da 89 cents, con il nodo già preparato: qualcosa di dozzinale e insieme involontariamente snob. Siamo alla vigilia dell’esplosione di celebrità del professore dell’Università di Toronto. Tra qualche mese sarà trasformato in un guru, e il suo nome diventerà di colpo noto ai lettori dei giornali e delle riviste illustrate di tutto il mondo. Puntualmente, Wolfe racconta tre anni dopo la folgorante apparizione dell’astro, l’autore di Galassia Gutenberg (1962), in un lungo articolo intitolato non a caso “E se avesse ragione?”. Vi riporta una frase di McLuhan, a sua volta citata da un altro autore: “La celebrità è una persona nota per la sua notorietà”. A questa celebrità collabora, del resto, il ritratto stilato da Wolfe, impeccabile cronista mondano, in pagine folgoranti.   Lo scrittore americano – diventato a sua volta noto per aver inventato l’espressione “radical  chic” e per aver dato un perfetto ritratto degli anni...

I media creano i luoghi / Cosa ci può dire ancora McLuhan?

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Vanni Codeluppi, lunedì 12 marzo alle ore 16.oo, parlerà di Marshall McLuhan.   Il canadese Marshall McLuhan è stato probabilmente il più importante studioso dei media. È scomparso quasi quarant’anni fa, nel 1980, ma i principali concetti teorici che ha elaborato sono ancora notevolmente conosciuti e continuano in gran parte a essere efficaci per spiegare il funzionamento della comunicazione contemporanea. Certo, vanno sviluppati e aggiornati, dato il consistente tempo che è passato dalla loro comparsa. Ha dunque senso parlare ancora oggi di McLuhan se si è in grado di riprendere e migliorare le sue idee, come ha fatto in passato il suo allievo Derrick De Kerckhove in alcuni dei suoi migliori libri. Ma McLuhan può anche essere ripreso per collocarlo all’interno dell’...

Strategie fatali / Le tre fasi del terrorismo

Il terrorismo non può fare a meno dei media. Questi, infatti, gli offrono un fondamentale spazio di visibilità sociale. Osservando il rapporto che si è storicamente sviluppato in Occidente tra terrorismo e media, si possono distinguere tre diverse fasi. E ciascuna di esse è strettamente legata alle caratteristiche di uno specifico medium.    La prima fase è quella del gesto singolo. Dell’atto ideato e portato a termine da un individuo che in molti casi era anche anarchico e dunque, in quanto tale, non legato a una vera organizzazione. In un’epoca in cui esistevano solamente i quotidiani, la notizia dell’evento arrivava a una parte limitata della popolazione: quella alfabetizzata. Arrivava però all’élite che contava e dunque riusciva comunque a essere efficace. Al punto che un attentato di un singolo ha potuto trascinare l’intera Europa verso la prima Guerra mondiale.    La seconda fase è quella in cui l’attentato era percepito come frutto di un complotto, cioè di una strategia concepita e realizzata da un’efficiente organizzazione, politica, religiosa o comunque mossa da un’unica ideologia. Ne sono un esempio le azioni portate a termine alle Olimpiadi di Monaco...

Il nemico non c'è / Nessuno ha ucciso Tiziana

Andiamo subito al punto: se vogliamo capire davvero la vicenda di Tiziana Cantone, dovremmo mettere da parte questo sentimento divenuto oramai mantra costante della Rete: l’indignazione morale. Una volta Marshall McLuhan disse: “L’indignazione morale è la strategia adatta per rivestire di dignità un imbecille”. Mai parole furono più appropriate: indignarsi è il più facile degli stratagemmi retorici, quando non si ha poi molto da dire, ma lo si vuole dire con la voce più alta possibile. E in una logica da economia dell’attenzione quale è quella che guida i social network, basta gridare più forte per ottenere il numero più alto di like e commenti compiaciuti dalla propria cerchia di pubblici connessi.   Per cui – mi spiace – ma non trovo grande differenza tra le predicazioni morali che in queste ore hanno voluto interpretare forzatamente la vicenda di Tiziana, incanalarla nel proprio frame valoriale, con l’unico risultato di tracciare linee di confine tra giusto e sbagliato, individuare il barbaro contro cui scagliarsi. Ci sono quelli che hanno fatto passare Tiziana come una vittima – il nemico sceglietelo voi: la Rete, il cyberbullismo, il giornalismo di costume, i milioni di...

Erving Goffman. Rappresentazioni di genere

Pubblichiamo in anteprima la postfazione di Vanni Codeluppi al saggio di Erving Goffman, Rappresentazioni di genere in uscita per Mimesis.     Uno degli ambiti nei quali la pubblicità esercita i suoi maggiori effetti sul piano sociale è probabilmente quello della rappresentazione delle donne e dei loro corpi. Non stiamo parlando solamente delle cosiddette «donne-oggetto», cioè quelle donne che appaiono prive di personalità perché il loro valore sembra dipendere unicamente dalla bellezza fisica e dalla carica erotica e che sono da sempre numerose in pubblicità come nell’intero flusso mediatico. Stiamo parlando soprattutto di qualcosa che è meno evidente, ma che configura nell’insieme dei messaggi pubblicitari un’analoga situazione di subordinazione della donna rispetto all’uomo e che è probabilmente ancora più problematico sul piano etico proprio perché subdolo e non esplicitamente evidente. Stiamo parlando, cioè, di qualcosa che, in qualche misura, “naturalizza” un’immagine di inferiorità della donna.   Nel corso dei decenni...

Naomi Baron. Words Onscreen: pensare e scrivere new normal

Leggere sulla carta e leggere in digitale non sono per nulla la stessa cosa. Questa la tesi di Word Onscreen. The Fate of Reading in a Digital World, saggio con cui Naomi S. Baron – Executive Director del Center for Teaching, Research and Learning dell’American University di Washington D. C. – studia i cambiamenti che il digitale sta apportando proprio alla pratica della lettura. Come nel famosissimo Apocalittici e integrati di Umberto Eco, anche in questo libro si contrappongono gli integrati, pro digitale, e gli apocalittici, che lo accusano di essere la fonte della (presunta) rovina della cultura. L’autrice si pone nel mezzo, consapevole che l’eBook è parte di un processo tecnologico inarrestabile, curiosa ma anche preoccupata («And so the migration began from reading in print to reading onscreen. I watched with curiosity – and concern», p. X) perché il medium uniforma i libri a qualsiasi prodotto digitale (un filmato su YouTube, un post su Facebook, un tweet, un videogioco) di cui ormai la vita, soprattutto dei lettori più giovani, è satura.   Il “concern” dell’autrice riguarda...

Che cos'è un medium

In senso lato, i media sono tutti quegli strumenti che durante la storia delle civiltà sono stati utilizzati dagli esseri umani per interagire in maniera efficace con l’ambiente in cui si trovavano. Generalmente, però, per media si intendono soltanto i mezzi di comunicazione, cioè quegli strumenti che sono comparsi in Occidente a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento e che si sono caratterizzati per la loro capacità di diffondere grandi quantità di messaggi nella società. Tra questi strumenti, è arrivato prima di tutto il quotidiano popolare e a esso sono seguiti poi la fotografia, il cinema, il telefono, la radio e la televisione.   Marshall McLuhan, negli anni sessanta, scriveva all’interno del volume Gli strumenti del comunicare che ogni nuovo medium, quando compare sulla scena sociale, non dispone di propri contenuti ed è costretto ad assorbire quelli generati dai media che l’hanno preceduto. Per questo era convinto che «il “contenuto” di un medium è sempre un altro medium». Da questa concezione della relazione esistente tra i media è nata l’...

Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...