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Marshall McLuhan

(41 risultati)

Che cos'è un medium

In senso lato, i media sono tutti quegli strumenti che durante la storia delle civiltà sono stati utilizzati dagli esseri umani per interagire in maniera efficace con l’ambiente in cui si trovavano. Generalmente, però, per media si intendono soltanto i mezzi di comunicazione, cioè quegli strumenti che sono comparsi in Occidente a partire dagli anni Trenta dell’Ottocento e che si sono caratterizzati per la loro capacità di diffondere grandi quantità di messaggi nella società. Tra questi strumenti, è arrivato prima di tutto il quotidiano popolare e a esso sono seguiti poi la fotografia, il cinema, il telefono, la radio e la televisione.   Marshall McLuhan, negli anni sessanta, scriveva all’interno del volume Gli strumenti del comunicare che ogni nuovo medium, quando compare sulla scena sociale, non dispone di propri contenuti ed è costretto ad assorbire quelli generati dai media che l’hanno preceduto. Per questo era convinto che «il “contenuto” di un medium è sempre un altro medium». Da questa concezione della relazione esistente tra i media è nata l’...

Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...

Schermi

In uno degli spot pubblicitari con cui la Apple presenta i suoi prodotti – vere e proprie opere d’arte contemporanea e insieme “testi” ideologici della azienda di Cupertino –, uscito nel 1984, una platea guarda su un grande schermo un personaggio che parla senza tregua. Poi entra una ragazza e lancia un martello contro lo schermo.   Nell’interpretazione che ne dà Vanni Codeluppi, all’inizio del suo L’era dello schermo (Franco Angeli), lo schermo rappresenterebbe il “nemico” di quel momento, l’IBM, mentre la ragazza è Apple stessa che combatte il Grande Fratello. Il risultato di quel colpo è mandare in mille pezzi lo schermo. Da allora la profezia si è realizzata: oggi siamo in presenza di tanti piccoli schermi, dall’iPhone all’iPad, dai tablet allo smartwatch, quest’ultimo presentato pochi giorni fa. Le persone oggi trascorrono molto tempo davanti agli schermi presenti in casa e in ufficio, in viaggio, lungo le strade, nelle stazioni, nelle piazze. Siamo sempre davanti a uno schermo sia che scriviamo o che comunichiamo, che guardiamo la pagina Facebook o cerchiamo...

La marca Isis

Il concetto di marca è nato all’interno del mondo aziendale, ma oggi rappresenta una specie di “concetto passepartout”. Può essere rintracciato infatti in fenomeni sociali dalla natura molto differente. Questo perché il modello comunicativo e di marketing della marca, data la sua notevole efficacia, è stato adottato negli ultimi anni da parte di numerosi soggetti: dai partiti come dalle rockstar, dalle società di calcio come dalle università. Non deve sorprendere allora che anche un’organizzazione armata come l’Isis possa essere interpretata alla stregua di una vera e propria marca. Come questa, infatti, è un soggetto che compie una serie di azioni.   Nel caso di Isis, tali azioni sono prima di tutto di natura bellica e in questa sede verranno trascurate, perché non attribuiscono loro una particolare identità, in quanto, come la storia c’insegna, sono simili a quelle praticate in passato da molti eserciti. Altre azioni invece permettono di considerare Isis come una marca e si tratta delle attività di comunicazione sviluppate mediante i video che vengono periodicamente diffusi online: siano essi propagandistici, o con scene di decapitazioni di persone occidentali. Attività...

Garage

Nel suo recente viaggio in California Matteo Renzi non è andato in pellegrinaggio al 2066 Crist Drive di Palo Alto per scattarsi un selfie davanti all’ingresso del bianco garage della famiglia Jobs. Lì, in questo luogo molto americano, West Coast, è sorta la leggenda di Apple, una delle marche più famose del mondo, il brand più prestigioso dell’età del personal computer. La mancata visita non ha nessuna importanza, perché nel brand-Renzi la parola garage probabilmente c’era già: rimanda all’idea di due ragazzi californiani, Steve Jobs e Steve Wozniak, che hanno cambiato il mondo nella autorimessa dei genitori, progettando e assemblando i primi cinquanta esemplari dell’Apple I, usando come progettisti, operai e promoter, se stessi, la sorellina di Jobs, Patti, e i figli dei vicini. Una sorta di bricolage casalingo che è diventata una delle icone del XXI secolo, con i suoi annessi e connessi di leggende metropolitane.   Trasformando la Leopolda.05 in un garage, Renzi prosegue la sua politica di marketing, dove il messaggio vale più di ogni altra cosa, quasi avesse mandato a...

Globalizzazione

Anthony Giddens ha definito nel volume Le conseguenze della modernità la globalizzazione come «l’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa» (p. 71). È evidente dunque che la globalizzazione si manifesta in conseguenza del verificarsi di intensi processi di scambio a livello planetario per merci, tecnologie e conoscenze scientifiche e culturali. E che essa comporta la costituzione a livello internazionale di mercati sempre più omogenei e globali.   Non si tratta perciò di un fenomeno nuovo, come apparentemente potrebbe sembrare. Infatti, esso ha operato per migliaia di anni, in quanto si è generalmente manifestato in conseguenza degli scambi resi possibili da viaggi, migrazioni e attività commerciali. Addirittura, attorno all’anno Mille, la globalizzazione seguiva un percorso che non si originava dall’Occidente verso il resto del mondo, ma andava nella direzione contraria. Ad esempio, strumenti d’uso come la...

Web apocalittici e Social integrati

La marcia trionfale di Internet dagli anni 90 fino ai giorni nostri ha ripopolato il mondo di apocalittici e integrati distogliendoli dall’intorpidimento dovuto all’overload televisivo. Anche se le pagine web assomigliavano a disordinati lenzuoloni, la rete era avanti. Nelle chat, nei forum e nei newsgroup la discussione divampava, coinvolgendo i soggetti più disparati. Loschi figuri, casalinghe annoiate, venditori di fumo proliferavano unitamente ai soliti appassionati di cinema, letteratura, computer o giardinaggio alla ricerca delle affinità elettive.   Di fronte a uno scenario di questo genere, il mondo si divideva, costringendo, come si diceva, gli intellettuali ad alzarsi dal divano minimalista in cui erano sprofondati. Tutto avveniva secondo il copione scritto nel 1964. Apocalittici profeti di sventura annunciano la fine del mondo, preconizzano terrorismo e pornografia, avvertono sui rischi di perdita del senso del tempo e dello spazio, ammoniscono sui pericoli di straniamento e promiscuità sessuale, proprio mentre i loro colleghi integrati si consumano in apologie della liberazione dell’uomo-massa, pontificando sull’imminente democratizzazione del mondo, su nuovi...

Il libro era lì

Dove stai leggendo questo articolo? Stampato su carta, sul visore del tuo computer oppure un iPad? Come saprai si tratta di tre situazioni molto diverse, anche se sui tre supporti le parole che stai leggendo saranno sempre le medesime. Com’è possibile? Parecchi anni fa Marshall McLuhan ha riassunto tutto questo in uno slogan efficace: “il medium è il messaggio”. Voleva dire che a dominare era il “mondo della struttura e della configurazione”. Le parole sono diverse a seconda del medium su cui le leggi.   “Segmenti di attenzione specializzata si sono trasferiti in un campo totale”, scriveva nel 1964 l’autore della Galassia Gutenberg, per spiegare il cambiamento avvenuto con l’era elettronica già annunciato all’inizio del XX secolo dal cubismo. Ecco, proprio quella frase semioscura diventa comprensibile se consideri il supporto su cui leggi queste frasi (ammesso che tu sia un lettore digitale): il campo totale.   Chiaro? Non abbastanza. Allora prendi in mano il libro di Andrew Piper, giovane studioso di letteratura tedesca alla McGill University in Canada, intitolato Il libro era l...

Renzi, l'uomo in Smart

L’uomo smart in Smart. Così si è presentato l’altro giorno all’uscita da Palazzo Chigi Matteo Renzi, prossimo Presidente del Consiglio, arrivato a questo incarico senza passare per il bagno delle urne, ma conquistando la segreteria del PD attraverso le primarie. In realtà, la macchina che guidava, la piccola city car, non è sua, bensì di un deputato del suo cerchio. Però a tutti è apparso evidente che quel mezzo di trasporto, agile, piccolo, veloce, malandrino, era l’abito perfetto con cui Renzi si mostrava nel momento del passaggio da leader di un partito a capo del governo nazionale.   Smart è una parola inglese la cui traduzione non è molto facile. Vuol dire: intelligente, abile, brillante, alla moda, ma anche furbo e insieme veloce. Non è più un termine, piuttosto un vero e proprio campo semantico, che copre di sé una vasta gamma di significati, tutti connessi alla novità, alla velocità, alla bravura. Le Smart City sono le città intelligenti, che secondo gli urbanisti crescono senza ledere il territorio circostante, che smaltiscono bene i...

Peppa Pig post-cinema

La scorsa domenica pomeriggio io e mio figlio siamo andati al cinema a vedere Peppa. Fra le opzioni possibili, ho scelto il multisala nei pressi del Centro Commerciale, già pieno di suo in questo periodo di sconti. Risultato: tutto esaurito. La prima volta al cinema del mio piccolo Nino è stata, così, dentro un cinema pieno. Roba, a quanto pare, difficile da replicare in questi tempi di magra e ancor più improbabile in un prossimo futuro in cui il cinema, come posto e forse come arte, dicono alcuni, non ci sarà più.   Accompagno per la prima volta mio figlio al cinema pensando alla folgorazione della mia di prima volta: era il lontano 1979 e si trattava della riedizione disneyana della Carica dei 101. Di amore duraturo si sarebbe trattato: molto più della letteratura e diversamente dalla onnipresente televisione, il cinema, anche in vhs, è stato, per quelli della mia età, strumento di educazione, di scoperta del mondo, di socializzazione. Indispensabile.   Peppa Pig, vacanze al sole ed altre storie è al cinema per mostrare al popolo il cinema dopo la morte del cinema. E non si tratta della solita tirata moralistica per ossessivi del content delivery, siano essi onanisti...

L'impertinenza democratica

Nel luglio del 2013 due amici e colleghi si sono incontrati in un convegno; uno era Derrick de Kerckhove, noto teorico canadese dei media e l’altro Luca de Biase, elegante osservatore della società digitale. Al secondo le tesi del primo sono interessate, così ha pubblicato un post sul suo blog dal titolo Ipertinenza di Derrick de Kerckhove. Conosco questo termine coniato da Derrick, in quanto fa parte delle mie lezioni, ne riconosco il valore euristico, riconoscendo negli studenti le connessioni che attiva.   L’Ipertinenza è un gioco di parole creato da Derrick de Kerckhove che richiama l’impertinenza. Impertinente deriva dalla voce dotta del latino tardo (sec. IV) impertiněnte(m), ʻche non (in-) è pertinente’, participio  presente del latino pertinēre, che essendo composto da pĕr e tenēre vuol dire ’estendersi fino a, applicarsi a, riguardare, concernere’. Colui che è impertinente quindi è colui che non riguardando, è fuori luogo, è colui che fa ciò che è fuori proposito, e la cosa, o il concetto impertinente è la cosa o il concetto che sono fuori proposito...

Creative Commons in musica

Creative Commons e la volontà dell’autore   “L'idea di base di Creative Commons è che la regola automatica che governa il diritto d'autore, "all rights reserved" (tutti i diritti riservati) automaticamente e fino a 70 anni dopo la morte dell'autore, non sia sempre e comunque quello che l'autore stesso vuole. Non tutti gli autori, dunque, sono sempre interessati a vietare a chiunque, salvo il loro editore, di fare alcunché con le loro opere. Al contrario, molti - soprattutto tra i creativi che utilizzano la Rete come mezzo per trovare ispirazione e collaboratori, confrontarsi con gli altri e diffondere i loro lavori - preferiscono un approccio più flessibile, in cui solo alcuni diritti sono riservati. Non a caso, si parla spesso di licenze "some rights reserved", con alcuni diritti concessi automaticamente al resto del mondo, fintanto che le condizioni della licenza sono rispettate. Dunque, da un lato Creative Commons è una generalizzazione a qualsiasi opera creativa degli strumenti legali (licenze) nate per favorire la collaborazione tra i creatori di software libero, dall'altro...

Intervista a Playboy

Pubblichiamo un estratto da Marshall McLuhan, Intervista a Playboy. Un dialogo diretto con il grande sacerdote della cultura pop e il metafisico dei media pubblicato da Franco Angeli.     Playboy: Sembra sostenere che praticamente ogni aspetto della modernità sia diretta conseguenza dell’invenzione della stampa a caratteri mobili da parte di Gutenberg.   McLuhan: Ogni aspetto della cultura occidentale meccanica ha preso forma dalla tecnologia della stampa, ma l’età moderna è l’età dei media elettrici, che danno forma ad ambienti e culture antitetiche rispetto alla società dei consumi meccanica derivante dalla stampa. La stampa ha strappato l’uomo dalla sua tradizionale matrice culturale, mostrandogli come incolonnare individuo su individuo in un’enorme agglomerato di potere nazionale e industriale, e la trance tipografica dell’Occidente è durata fino a oggi, quando i media elettronici ci stanno finalmente facendo uscire dall’ipnosi. La galassia Gutenberg sta per essere eclissata dalla costellazione di Marconi.   Playboy: Ha discusso questa costellazione in...

Londra: La radio sullo schermo

Sono dentro la nuova Broadcasting House della BBC, in Portland Place, Londra. Sto entrando negli studi della radio. Per quelli come me è come essere dentro una cattedrale gotica del Trecento a dodici navate. Al posto degli affreschi, le foto dei padri fondatori del servizio di broadcasting più famoso del mondo. Al posto dell'altare, i mixer digitali. Al posto del leggio, il primo microfono dal quale tutto ha avuto inizio.     Sono qui insieme ad altri studiosi e producer di radio di tutta Europa, riuniti per un convegno nel college londinese della Sunderland University, uno di quei college che le università britanniche aprono a Londra per attirare i figli dell'upper class globale che hanno solo bisogno di una scusa per trasferirsi a vivere qui per un paio d'anni. Il giorno prima è venuto in visita il direttore di BBC One (la stazione pop creata nel 1967 per contrastare la rivoluzione delle radio pirata e dei dj), Ben Cooper, un uomo atletico tra i quaranta e i cinquanta, con la faccia da marine americano.   Ben Cooper   Il direttore (che qui si chiama controller) esordisce così: “Da piccolo...

Il tablet sfida la Medusa della realtà

Perseo, dopo aver rubato alle tre Graie l’unico occhio che hanno in comune, e il dente, lo scambia con doni magici in loro possesso: i sandali alati,  Kibisis la bisaccia, e l’elmo d’Ade che rende invisibili. Con queste armi, e una roncola d’acciaio molto tagliente, va incontro alle Gorgoni. Se le si fissa in volto, si resta pietrificati. Perseo deve decapitare Medusa e portare la testa a Polidette. Solo Medusa, dal collo coperto di squame di drago e zanne da cinghiale, è mortale; perciò sarà lei che attacca. L’aiuto definitivo glielo fornisce Atena, che regge sopra la Gorgone uno scudo levigato, che funge da specchio.   Perseo guarderà la sua avversaria in modo indiretto senza restare catturato dal suo sguardo. Con colpo secco la testa cade. Dal collo reciso esce Pegaso, il cavallo alato e un gigante, Crisaore. Riposta la testa nella bisaccia riparte, inseguito dalle sorelle di Medusa: l’elmo lo fa scomparire alla loro vista. Così il mito. Nel 1985, preparando le sue Lezioni americane, Italo Calvino ripartì da Medusa per raccontare il mondo che stava di colpo diventando leggero. Erano...

Il web non esiste

Una delle cose più sconcertanti di questi giorni è il parlare della rete. Grillo, partendo da un blog, è arrivato al 25%, e quindi tutti giù adesso ad analizzare “il web”, come lo chiamano quelli che non lo frequentano.   Alcuni hanno fatto analisi molto precise, e acute (Vincenzo Cosenza, Serena Danna, Fabio Chiusi, Evgenij Morozov). Altri, considerazioni giuste, ma di routine (Gianni Riotta e Riccardo Luna, per dire). I più, però, tendono a una ottusa (e fuori tempo massimo) generalizzazione su “il web” (uno fra i tanti, Michele Serra).   “Il web vince le elezioni”, cosa si è detto “sul web”, “il web influenza il voto”, “non si fa politica sul web”, “la comunicazione sul web”, eccetera eccetera. Oceani di righe generaliste, che hanno tutte un unico problema principale, e un presupposto sbagliato: la rete è un mass medium.   Chiunque minimamente la frequenta, capisce che il punto di partenza è insensato. La rete non è la tv, o i giornali, o i libri, la rete è una tecnologia in cui si trovano...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...