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Massimo Cacciari

(17 risultati)

Politica e negazione / Per una filosofia affermativa

La riflessione che Roberto Esposito svolge in Politica e negazione. Per una filosofia affermativa, si colloca all’interno di quel dibattito del pensiero italiano contemporaneo, che comprende la riflessione di Giorgio Agamben attorno ai concetti di inoperosità, potenza-di-non e potenza destituente, quella di Paolo Virno sulle implicazioni etico-politiche della negazione e quella di Massimo Cacciari sulla categoria negativa del potere che frena in S. Paolo. Tuttavia Esposito aggiunge un ulteriore contributo al tentativo di attenuare il carattere escludente – e al limite annichilente – del paradigma della negazione, facendo confluire la specificità e la portata della sua proposta nel concetto di immunizzazione, emblema di una negazione che, più che escludere, “include parte di ciò che intende escludere per vanificarne la forza d’urto”.    L’esito teorico di Politica e negazione non sarebbe comunque pensabile senza l’operazione storico-critica condotta da Esposito nei due capitoli iniziali. L’intimo intreccio di filosofia e politica, dalla Grecia antica fino al primo Novecento, viene riletto a partire dal registro negativo che segretamente lo percorre. In particolare viene...

Mi agito quindi penso / L’Umanesimo secondo Massimo Cacciari

L’ultima fatica di Massimo Cacciari, La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo (Einaudi, Torino 2019), è un saggio che ha lo scopo di ripensare l’Umanesimo del Quattrocento. Ripensarlo per riconoscergli la piena dignità di pensiero filosofico che finora gli è stata negata. In modo intenso e originale, il filosofo veneziano compie la sua raffinata meditatio in omaggio a chi, come Eugenio Garin, lo ha illuminato e avviato sul rovesciamento di un canone o, sarebbe il caso di dire, stereotipo interpretativo, che ha sempre ricondotto la rilevanza dell’esperienza culturale dell’Umanesimo, in quanto sprovvisto di un’identità filosofica, all’ambito artistico-letterario e alla pratica erudita e filologica degli studia humanitatis. Non si tratta, allora, solo di recuperare, seguendo le indicazioni di Garin, la filosofia depositata proprio nella filologia, nella pittura, nell’architettura, nella storia, degli umanisti e il modo vivificante in cui essa le innerva, ma di allontanare l’ombra di eclettismo sulle stesse dispute e sui sincretismi filosofici di quel tempo, considerandoli, invece, in stretto rapporto con l’autocoscienza della crisi della cristianità, e quindi dell’Europa, e della...

A cento anni da La politica come professione di Max Weber / L'ultimo eroe. Conversazione con Massimo Cacciari

Cento anni fa, il 28 gennaio del 1919, nelle aule dell’università di Monaco di Baviera, un anno prima della morte, Max Weber tenne una delle sue più celebri conferenze: La politica come professione. In occasione dell’anniversario, la Mondadori ha da poco ristampato l’edizione che contiene questa conferenza e quella tenuta due anni prima, nella stessa università, La scienza come professione, con il titolo: Il lavoro intellettuale come professione, a cura e con l’introduzione di Massimo Cacciari. Il politico vero, secondo Weber, è chi, con perseveranza, senza mai scoraggiarsi, tenta di conciliare vocazione, dedizione alla causa, adesione convinta a determinati valori, con spirito progettuale, professionismo, responsabilità rispetto ai fini, previsione dei mezzi adeguati alla loro realizzazione e delle conseguenze dell’azione. Un traguardo originale che Weber indica agli studenti e ai giovani che lo ascoltano, in un momento storico drammatico per la Germania, nel passaggio dalla monarchia alla repubblica, e per la città stessa di Monaco, scossa da agitazioni rivoluzionarie, consapevole di come l’agire politico, nel contesto della società di massa, possa generare tanto democrazie...

Fenomenologia di una politica in frantumi / L’anomalia italiana

È possibile intravvedere, individuare il momento, o meglio: il contesto, l’atto d’inizio, le condizioni di insorgenza in grado di spiegare e far comprendere le ragioni che hanno determinato quella che, semplificando, potremmo declinare nei termini dell’attuale condizione italiana? Cos’è che fa del “caso italiano” una condizione permanentemente irrisolta, inscritta e ascrivibile nella ‘cifra’ di una strutturale precarietà? Dentro l’orbita insuperabile di un implacabile stato d’emergenza? Non sembra essere questa la cifra specifica – di là dalle differenti manifestazioni che carsicamente costringono a confermare una tale immagine del paese – con cui l’Italia sembra proiettarsi nell’immaginario mondiale? Queste brevi note non sono mosse dall’intenzione di scavare dentro le trame storiche di una controversa (a nostro avviso, già difficile da definire) “identità italiana” (sul tema: Ernesto Galli Della Loggia, L’identità italiana, il Mulino; Aldo Schiavone, Ernesto Galli Della Loggia, Pensare l’Italia, Einaudi) – la qual cosa sarebbe, peraltro, ben al di là delle nostre stesse competenze –, bensì dall’idea di capire più modestamente se, nel corso di un tempo più breve (all’incirca, l’...

Chi vince nella società dell'esasperazione? / Dopo Fassino niente diluvio

Dopo il primo turno delle elezioni amministrative a Torino, il 5 giugno scorso, si era capito che Fassino avrebbe perso. Nel centro-sinistra che sosteneva il sindaco uscente, ovvero PD, Lista Civica (borghesia educata), Moderati (un tempo Comunione e Liberazione, oggi non è ben chiaro) e Progetto Torino (un pezzo “governativo” di Sinistra Ecologia Libertà capeggiato dall’ex assessore al Bilancio e al Patrimonio, Gianguido Passoni, che si è rifiutato di fare opposizione per i prossimi cinque anni con il Fiom Airaudo candidato sindaco) si è scatenato il panico. La campagna elettorale fatta di discorsi concreti, di garbati pro-memoria delle tante buone cose fatte dagli ultimi sindaci di centro-sinistra (Castellani, Chiamparino, Fassino), di lungimiranza sui progetti che sarebbero proseguiti e partiti, ha persuaso poco più del 40% dei torinesi che hanno votato; invece nelle otto circoscrizioni hanno vinto tutti i candidati presidenti del centro-sinistra, anche nei famosi quartieri periferici dove l’immigrazione storica operaia di origine meridionale, che si era guadagnata una decorosa vita con i soldi messi da parte, si è trovata invasa dall’immigrazione africana, maghrebina, islamica...

Leopardi “terzo-istruito” / Gaspare Polizzi. Io sono quella che fuggi

“Giacomo aveva assistito a sei anni, da bambino curioso, a un’eclissi solare e a tredici anni al passaggio di una cometa, due fenomeni celesti che ancora impaurivano i popolani di Recanati, ma non il giovane Leopardi, educato dal padre Monaldo a studi severi e in grado di leggere, nella Biblioteca di famiglia, i migliori e più aggiornati trattati di astronomia”: è il suggestivo incipit dell’ultima fatica leopardista di Gaspare Polizzi (Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la Natura, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma luglio 2015), dedicata al ruolo che il contatto fecondo e mai interrotto con le scienze ha avuto nella formazione, nella maturazione del pensiero filosofico e nella stessa “officina” poetica del Recanatese, che intenzionalmente riecheggia le annotazioni delle Lezioni americane di Italo Calvino, secondo il quale “la contemplazione del cielo notturno che ispirerà a Leopardi i suoi versi non era solo un motivo lirico; quando Leopardi parlava della luna sapeva esattamente di cosa parlava” (Italo Calvino, Lezioni americane, Oscar Mondadori).     Convinto che lo stesso si possa dire non solo per la luna, bensì per la Natura in generale, in questo volume...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Necessità dei ponti

Che cos’è un ponte (o meglio, un Ponte, con l’iniziale maiuscola)? Il libro di Alberto Giorgio Cassani, Figure del Ponte. Simbolo e architettura (Pendragon 2014) fornisce risposte articolate ed esaurienti a questa domanda. Non tanto in direzione di un’illustrazione dei suoi aspetti tecnico-costruttivi, quanto piuttosto in quella di una piena immersione nei suoi significativi simbolico-figurativi. Il titolo del libro, da questo punto di vista, rende perfettamente l’idea dell’approccio adottato e dei contenuti trattati.   Il Ponte è analizzato da Cassani sotto molti punti di vista diversi: il Ponte che unisce, il Ponte che divide, il Ponte sospeso, il Ponte abitato, il Ponte isolato, il Ponte che crolla, il Ponte che si muove: tanti “stati fenomenologici” differenti, corrispondenti ad altrettante figure, appunto. Ogni “stato”, o condizione, del Ponte è accompagnato da un’adeguata collocazione all’interno della sfera mitologica, simbolica o letteraria, e da un altrettanto esauriente corredo di esemplificazioni architettoniche, vuoi semplicemente immaginate nei disegni e nei progetti degli...

Occhio alato

Nel manifesto di un concerto di Jimi Hendrix insieme a John Mayall (1968) e in un altro di Captain Beefheart (1972) compare, tra varie e sovrabbondanti decorazioni, un occhio provvisto di ali; a quanto pare il motivo è presente, con varianti, anche in poster di Frank Zappa e Alice Cooper. Troviamo i due manifesti in un libro che non si occupa di storia del rock, ma di storia delle immagini, L'occhio alato. Migrazioni di un simbolo di Alberto Giorgio Cassani. L’autore ha raccolto una serie di immagini di occhi alati per tutta l’epoca moderna e fino alla contemporaneità.     In questa serie c'è appunto un versante schiettamente pop: il simbolo di uno squadrone della R.A.F., la targhetta pubblicitaria del marchio Von Dutch, un'avventura di Dylan Dog (1995), diversi episodi dei manga giapponesi. Ma non è finita: Cassani ha scelto due foto-ritratto degli anni '60, Sophia Loren e Brigitte Bardot: l'occhio viene truccato in modo che sembri sormontato da un'ala scura che si apre verso l'esterno del volto. E anche oggi, provate a digitare su un qualsiasi motore di ricerca "winged-eye": compariranno...

Le scarpe di Van Gogh

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli   Questa storia comincia con L’origine dell’opera d’arte che Martin Heidegger stila alla metà degli anni ’30: che cos'è un'opera d'arte? Quale la sua origine? Heidegger si interroga a partire da un quadro di Van Gogh che raffigura delle scarpe. Uno storico dell’arte americano, Meyer Schapiro, gli contesta l'interpretazione dell'opera e inizia un dibattito che sottende da allora in poi il rapporto tra arte e filosofia, ripreso dai grandi del pensiero della seconda metà del XX secolo e qui ricostruito e ripercorso: Jacques Lacan, Jacques Derrida, Fredric Jameson, Massimo Cacciari, Gottfried Boehm... Le scarpe di Van...

Ludwig Josef Johann Wittgenstein

Lo scorso inverno mi è capitato di leggere un libro molto bello: Wittgenstein. Una biografia per immagini, curata da Michael Nedo e pubblicata da Carocci. Non leggevo più il filosofo austriaco dalla fine degli anni Ottanta, dopo il termine dell’università, quando, insieme a Walter Benjamin, Wittgenstein era lettura obbligatoria: Benjamin ai seminari con Luciano Anceschi e i suoi allievi; Wittgenstein nelle letture che ne facevano Massimo Cacciari e le persone del suo giro, Michele Bertaggia e Giorgio Franck, da cui ho imparato l’importanza di Della certezza.   In quegli stessi anni Aldo Gargagni lo traduceva e ne scriveva in modo affascinante; poi la rivista “Nuova Corrente”, da cui appresi molte cose. Prima ancora c’era stata la tesi di laurea di Mario Porro sul Tractatus, discussa con Giovanni Piana; l’ho letta alla fine dei Settanta, ma non era molto facile. L’ultimo libro del filosofo austriaco che avevo preso in mano era stato Pensieri diversi (Adelphi), che mi sono trascinato dietro per un decennio, o quasi, con letture e riletture, e annotazioni a margine (oggi del tutto incomprensibili). Poi più...

Tavoli | Massimo Cacciari

Al primo colpo d’occhio l’impressione che ci restituisce questa visione dall’alto è quella della densità. Lo sguardo non sa esattamente dove posarsi, vaga incerto da un punto all’altro finché un certo disorientamento, un senso di abdicazione, si accompagna a un incanto d’insieme. Più che un’impossibilità a tenere in forma unitaria la propria visione, sopraggiunge il piacere di un abbandonarsi a quell’insieme avvolgente, perché qualcosa di indiscutibilmente intenso aleggia nello spazio visivo di questo tavolo da lavoro. Proviamo allora a procedere per alcuni dettagli d’insieme. Il primo è quello evidente dei libri. Troppi per un utilizzo ordinato e finalizzato a un unico progetto, dicono così il tempo dello studio come il tempo di una vita. È un accumulo fatto di necessità e di abbandoni, come se ognuno di quei libri aspettasse il momento opportuno per ritornare in primo piano, magari per essere ancora una volta la fonte effettiva di una nuova ispirazione. La presenza poi evidente dei fogli, certo sparsi, ma senza per questo non cogliere una certa simmetria...

Cher ami

Copyright Quando mi è arrivata la raccolta di racconti La sindrome di Tourette (Garzanti 2005) di Vincenzo Cerami ho avuto un momento déjà lu, ombra della passata gioventù. Leggevo una strana storia sulla famiglia di un archeologo, e mi pareva di conoscerla già, quella storia; anzi, mi pareva di saper risolvere un po' troppo facilmente il piccolo enigma che ci stava sotto; anzi, mi pareva proprio di averlo inventato io. Solo dopo qualche minuto di straniata inconsapevolezza ho recuperato il ricordo di un divertimento estivo di parecchie estati prima. A Tuttolibri mi avevano chiesto quattro enigmi attorno a cui altrettanti scrittori avrebbero potuto intessere altrettanti racconti e Cerami era stato della partita.   Esterno, MT L'ho conosciuto qualche anno dopo, forse per La vita è bella, dove pure era stata questione di enigmi e indovinelli. Ogni volta che lo vedevo gli chiedevo di raccontarmi di nuovo una storia: di quando faceva da factotum a Pier Paolo Pasolini, che stava girando a Matera il suo Vangelo. Per una scena panoramica, il compito di Vincenzo era di fermare le auto perché non entrassero in campo. Ma...

Pizza e pasta every time

Raffaele Liucci ha scritto un pamphlet su Cacciari che nessuno vuole pubblicare, un implacabile j’accuse che fa risalire all’ex sindaco quasi tutti gli attuali mali della città. Ne ribadisce, accalorandosi, le tesi seduti in un bar per gondolieri dietro piazza San Marco. “Fino a venti-venticinque anni fa Venezia era una città che aveva un futuro”. Mah, io qui non sono più d’accordo e ripenso ai fantasiosi piani di De Michelis e, ancora di più, all’alluvione del 1966. Save Venice: fu allora che l’anacronismo divenne stridente e si capì che la città da sola non ce l’avrebbe fatta, consegnandosi così nelle mani del mondo.   In realtà la civiltà veneziana è finita nel 1797 e quando guardo la statua di Garibaldi davanti ai Giardini mi pare un abusivo, mentre Ippolito Caffi che ritrova la luce di Venezia in ogni parte del mondo o Carlo Scarpa che la imprigiona e ne restituisce i colori nei vetri di Venini, proseguono dopo di allora la grande civiltà veneziana, difendendola dalle oscurità romantiche e dai presagi decadenti dei forestieri....

Cos’è la cultura di destra?

Cos’è, oggi, la cultura di destra? La domanda non è poi peregrina. Quando Furio Jesi, nel 1979, compilava il suo Cultura di destra (ripubblicato dall’editore Nottetempo in un’edizione ottimamente curata da Andrea Cavalletti), poteva rispondere indicando un panthéon di scrittori, filosofi e intellettuali di riferimento che avevano declinato questa cultura.   Oggi invece avremmo qualche problema in più. Allora erano vivi e vegeti alcuni valori, gridati ad alta voce e scritti con l’iniziale maiuscola: Tradizione, Cultura, Giustizia, Rivoluzione, Libertà. Come disse lo stesso Jesi in uno dei testi acclusi alla nuova edizione, “una cultura, insomma, fatta di autorità, di sicurezza mitologica circa le norme del sapere, dell’insegnare, del comandare e dell’obbedire”. Esser di destra significava poter contare sul passato, sulla sua autorità – che è poi autorità del Padre. Oggi invece pare essersi compiuto l’omicidio rituale di quel padre: al Passato si è sostituito il Futuro. La cultura di destra non è più tradizionale, conservatrice,...

Che razza di destra

“Quella stessa nave che risaliva il Nilo verso Abu Simbel, e che avrebbe potuto benissimo suscitare miti egizi di navi sulle acque dell’al di là, era di fatto ancora una delle navi sopravvissute che erano servite a portare le truppe inglesi a reprimere la ribellione del Sudan. Se di mito si doveva parlare, in quell’occasione c’erano molti miti del potere che si affollavano verso i confini nubiani, sotto le costellazioni”.   Questa pagina, tra le più belle di Furio Jesi (germanista, storico delle idee, antropologo culturale, morto a soli 39 anni di enfisema polmonare), riassume bene il rapporto con il mito di una delle intelligenze più sottili, eclettiche e inquiete del dopoguerra. L’improvvisa associazione fra remoto e presente, fra numi egizi e colonialismo, illumina i due lati di Jesi che “nel mito vede un richiamo simbolico al profondo, a una struttura originaria carica di senso e di destino” (Gianni Vattimo) e al tempo stesso coglie le mistificazioni e i giochi di potere di cui il mito nella storia delle civiltà antiche e moderne è stato strumento. È un passo, quello sul Nilo,...

I maestri della destra

“Ma come, davvero esistono ancora la destra e la sinistra? Non era stato tutto archiviato, passato in giudicato, chiuso e sepolto?”. La voce di Massimo Cacciari tradisce uno stupore genuino. Sembra passato un secolo da quando, ed era soltanto una decina d’anni fa, i suoi interventi ai convegni della “nuova destra” accendevano discussioni furibonde tra gli intellettuali di sinistra. Eppure è bastato che Garzanti riproponesse a quattordici anni di distanza un testo come Cultura di destra dello scomparso germanista Furio Jesi per suscitare una reazione furibonda tra gli esponenti italiani di quell’area un tempo definita appunto “nuova destra”. Si tratta di una bieca “operazione commerciale”, tuona dalle colonne dell’Italia settimanale Gianfranco de Turris, un tentativo dei “residui dell’intellighenzia marxista di mettere ancora alla sbarra gli antichi nemici” e di “far compiere alla cultura italiana un balzo indietro di tre lustri, ricreando un clima di caccia alle streghe”. Insomma, una vera e propria demonizzazione, attuata “nonostante crolli e controcrolli” e...