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Michel Foucault

(129 risultati)

Giovanni Leghissa. Neoliberalismo

La crisi dell'economia mondiale potrebbe avere quantomeno la funzione di creare le condizioni di attenzione per un'analisi critica dell'aspetto dogmatico assunto dall'economia come la conosciamo. Essa è nella sua struttura logica e nei quadri mentali dei suoi attori alla radice dei problemi drammatici dell'Italia e più in generale dell'area geopolitica che si vuole modello di sviluppo universale.   Tra le ricerche recenti il libro di Leghissa, Neoliberalismo. Un'introduzione critica (Mimesis, 212) filosofo nell'ateneo torinese, è un'agile e densa disamina che chiarisce le idee sulla questione fornendo una preziosa sintesi operativa, avvicinando le orbite degli studi filosofici e di quelli economici e permettendo di recuperare bibliografia internazionale ignota ai non specialisti.         Neoliberalismo aggira, tenendola sulla sfondo, l'analisi marxiana del reale, spuntata nella misura in cui lo stesso marxismo si è configurato come verso di una medesima concezione economicista. Nella rappresentazione sociale un sogno del marxismo, sempre più confuso, è...

Pensiero in rivolta

Insieme con Alessandro Fontana, recentemente deceduto, quasi dimenticato, Mario Galzigna è tra i più affezionati allievi italiani di Michel Foucault. Le sue ultime imprese lo hanno visto tradurre e curare alcuni tra i più importanti corsi al Collège de France e, sopratutto, la nuova  edizione della Storia della follia, che include una serie di inediti e fa di quest'opera oggi la migliore edizione esistente al mondo.   Rivolte del pensiero, uscito presso Bollati Boringhieri, è invece il suo libro più recente. René Magritte, Ronald Laing, Darcy Ribeiro, Antonin Artaud, Eduardo Viveiros de Castro sono tra le maggiori fonti ispiratrici del libro, come afferma lo stesso autore nel poscritto. Più che davanti a un saggio, nel senso classico di una trattazione lineare tematica e dimostrativa, immaginate di essere alle porte di una miniera, di un deposito pieno di pietre differenti, diversamente colorate, con differente malleabilità, durezza, dimensione. Oppure, se l'immagine della pietra evoca una certa durezza, in un giardino botanico (quello di Rio de Janeiro per esempio). Pietre, piante accomunate da...

Pop Porn

Tutto sarebbe cominciato con Linda Lovelace che pratica la fellatio nella scena madre di Deep Throat, Gola profonda. Era il 1972. Negli Stati Uniti il film fu subito processato, e contemporaneamente dilagò la polemica sul porno tra chi si schierava contro ogni censura in nome della libertà d’espressione e chi invece condannava il film per il legame che suggeriva tra pornografia e violenza sessuale.     Come ricorda Bruno Di Marino all’inizio di Hard media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel web (Johan & Levi), lo stesso fronte femminista si divise tra chi chiedeva la fine della censura e chi accusava il film d’istigare i maschi all’aggressività verso le donne. A quarant’anni di distanza il porno è dilagato diventando, grazie al web, uno dei prodotti visivi più consumati anche dal pubblico femminile, senza che sia più soggetto a persecuzioni giudiziarie, rifiuti morali o sensi di colpa personali. Un terzo di coloro che vedono abitualmente siti porno, scrive Di Marino, sono infatti donne. Il libro descrive il dilagante fenomeno del Pop Porn, e si domanda se questo tipo di...

Post-anarchismo

Che tempi sono questi? Sono i tempi delle proteste in Turchia, in Bulgaria e in Brasile, i tempi di Anonymous, del movimento No Tav e dalle lotte in difesa dei beni comuni. Forse gli anarchici non sono più meno dell'uno per cento, come cantava Léo Ferré, ma certamente coloro che si interrogano criticamente sui presupposti teorici e sui fondamenti delle pratiche anarchiche non sono molto numerosi. Stranamente, verrebbe da dire, perché questa modalità di mettersi in discussione fu inaugurata da un gigante dell'anarchismo classico, Errico Malatesta (e da Camillo Berneri subito dopo) che già nel 1920, sulle pagine di Umanità Nova scriveva «L'anarchia non si fa per forza: volerlo, sarebbe la più balorda delle contraddizioni». E un paio di anni dopo «L'anarchia è l'ideale che potrebbe anche non realizzarsi mai, come non si raggiunge mai la linea dell'orizzonte […], l'anarchismo è metodo di vita e di lotta e deve essere, dagli anarchici, praticato oggi e sempre, nei limiti delle possibilità variabili secondo i tempi e le circostanze». C'è da...

Fare sociale

Da qualche anno a questa parte anche in Italia si parla molto di impresa e innovazione sociale, e il proliferare di eventi come il WIS (workshop sull’impresa sociale) promosso da Iris Network, o di luoghi come The Hub – presente adesso in cinque città italiane (Rovereto, Milano, Roma, Firenze e Bari) - oltreché di iniziative come Che Fare e piattaforme tipo Che Futuro, ci suggerisce che siamo di fronte a un fenomeno crescente, e sempre più rilevante. Ma di che fenomeno si tratta? Accademici e professionisti, manager e artisti, giornalisti e comunicatori, radical-chic e business guru, paiono affannarsi per cercare una risposta. Risposta che spesso prende la forma di una definizione. E quasi tutti, mentre definiscono, affermano che in fondo non si può definire. Il topos dell’ineffabilità colpisce ancora. E non è difficile capire perché: impresa e innovazione sociale può voler dire CSR (compagnie petrolifere che investono in piste ciclabili), green economy (più pannelli solari per tutti), open source production (da Linux in poi), cooperative di tipo A e B, iniziative di micro-economia sostenibile (...

Yves Citton. Mitocrazia

Al centro del discorso sta il rapporto tra mito e politica, che è fondativo della dimensione del politico stesso e che si rivela sempre più attuale in anni di attività politica mediatizzata, spettacolare e 'liquida'. Nelle società contemporanee lo spazio pubblico è stato egemonizzato da una civiltà delle immagini di derivazione televisiva, e via via digitali, multimediali e transmediali, capace di mettere in crisi una consolidata tradizione di pensiero critico. In Italia, la cui crisi politica può essere pienamente spiegata da vent'anni di mitologia berlusconiana trionfante (farsesca versione di quella neoliberale) che hanno oscurato nel senso comune oltre cento anni di epos dell'emancipazione legata al movimento operaio e sindacale. […] In ogni caso, anche in Europa, è in gioco la questione della legittimazione delle democrazie moderne con i suoi diversi addentellati, che siano la crisi della sinistra o il dominio della destra. Il problema principale rimane il fatto che se da un lato è  necessaria la critica di un modo di comunicare autoritario e ideologico, incantatorio e mitologico...

Un orgasmo doveroso

Recentemente su Liberation è apparso un dibattito intitolato Abbasso l'orgasmo. Che succede, ci si domanda: Parigi, la patria indiscussa del libertinismo? Invero gli autori di Abbasso l'orgasmo sostengono che la liberazione sessuale oggi altro non sia  che una variante del sistema capitalistico che vende protuberanze, dildi, vibratori, oggetti in puro lattice, orgasmi telefonici, viagra e cialis  presso pornoshop, farmacie, chirurgie estetiche, linee telefoniche e siti internet. Un sistema di doveri e raccomandazioni che sessuologi televisivi, giornali porno, trasmissioni hard e semi-hard impongono al vasto pubblico. Dai tempi della disputa tra Agostino e Giuliano - vescovo pelagiano, di Eclano - la civiltà cristiana occidentale è ossessionata dall'orgasmo. Agostino lo descrive in questo modo: Questa concupiscenza si appropria non solo del corpo tutto intero né solo esternamente, ma anche internamente agita tutto intero l’uomo associando e fondendo la passione dell’animo con la voglia del corpo; ne consegue quel piacere che supera tutti gli altri piaceri materiali, tanto che nell’attimo stesso in cui si...

#OccupyGezi. Revolution will be tweeted

"Se lo Scià finirà per cadere ciò sarà in gran parte dovuto alle cassette".   Questa frase l'ha scritta Michel Foucault da inviato per il Corriere della Sera in Iran, nel 1978, riferendosi alla rapida circolazione dei discorsi di Khomeini sotto forma di audiocassette facilmente duplicabili e trasportabili.   Chissà cosa avrebbe detto Foucault del ruolo che i social media stanno giocando nelle proteste di piazza che dal 2011 nascono e si riproducono continuamente dall'Egitto alla Spagna, dagli Stati Uniti alle periferie di Londra, dalla Tunisia alle 67 città turche che nell'ultimo weekend di maggio hanno visto le loro strade invase da migliaia di persone?   Primo movimento: ci vuole una prospettiva storica   In realtà questa storia delle “rivoluzioni di Facebook” è stata finora molto banalizzata, discussa, sottostimata o sovrastimata, ma mai analizzata a fondo, se non in contesti accademici. Non credo esistano rivoluzioni di Facebook ma “rivoluzioni” che, come dei software, girano su hardware (tecnologie di comunicazione) differenti. E,...

Peppe Dell'Acqua. Il lavoro di salute mentale

Peppe Dell'Acqua è stato, fino a poco più di un anno fa, il Direttore dei servizi psichiatrici di Trieste. Quei servizi che, nel lontano 1971, sette anni prima della legge 180, avevano aperto e chiuso definitivamente il manicomio. Allora il direttore era Franco Basaglia (1924-1980). Basaglia, nel mondo, è conosciuto quanto Foucault. Due grandissimi intellettuali. L'uno sul piano pratico, l'altro sul piano teorico, hanno cambiato il modo di pensare la follia. In America Latina Basaglia è considerato con Paulo Freire un maestro di liberazione. Lui aveva capito che la rivoluzione parte dal modo di pensare e si fa cambiando le istituzioni oppressive presenti nelle moderne democrazie. Chi a Buenos Aires o a Rio de Janeiro, tra medici e filosofi, giuristi e psicologi, non conosce bene le opere di Franco Basaglia?     Possiamo pensare a Dell'Acqua come a un erede, un continuatore di Basaglia, ma anche di Freire e di Foucault. La sua conferenza inizia con queste parole: “Dobbiamo imparare a dire sempre la verità”. Esercizio di parresia. Inoltre Dell'Acqua ha contribuito, insieme a Franco Rotelli, a...

Territorio nemico

È difficile, per me, scrivere di In territorio nemico – soprattutto ora che tanti, e ben più quotati di me, ne scrivono in ogni sede – e lo è per due ragioni. La prima è che faccio parte della lista dei 115 autori del romanzo, in qualità di consulente dialettale e revisore; per questo solo motivo, una recensione che portasse la mia firma sarebbe di per sé parziale. La seconda ragione risiede nella consapevolezza che la prospettiva da cui guardo al libro, alla sua storia, al metodo adottato per scriverlo, è una prospettiva ancora – e, lasciatemi aggiungere, paradossalmente – minoritaria. La prospettiva, cioè, di chi mette l’Opera dinnanzi all’Autore.   Provo a spiegarmi meglio. Venni a sapere del progetto della Scrittura Industriale Collettiva (SIC) nel 2007, quando Vanni Santoni (co-fondatore insieme a Gregorio Magini) era uno scrittore esordiente ed entrambi frequentavamo il gruppo degli anobiani fiorentini. Lessi il manuale del metodo SIC, lo trovai articolato e interessante. Mi chiesi se aderire o meno, non fosse altro che per mera curiosità intellettuale, e risolsi che...

Icone di città

Quando Walt Disney, già sul finire degli anni Cinquanta, iniziò a sognare la sua città del futuro, parco dei divertimenti come forma in cavo per l’edificazione di una comunità pianificata, certo non dovette impiegare molto tempo prima di comprendere come la difficoltà maggiore sarebbe stata quella di estendere la felicità di un divertimento passeggero alla durata di un’intera vita in comune. Non stupisce pertanto lo zelo con cui i progettisti si siano prodigati per dotare una città come Celebration, sorta in pochi anni dal nulla nella Florida centrale, di tutto lo spessore opaco che solo una stratificazione storica può fornire. L’inaugurazione fastosa della piazza principale, le case dai tratti tanto fiabeschi quanto tradizionali, le mirabolanti leggende diffuse ad arte in merito alla fondazione della città – sopravvissuti al naufragio di un galeone spagnolo? eroici veterani della Guerra di secessione? – tutto sembra concorrere al tentativo di rendere reale l’esperienza urbana che in essa si sarebbe svolta. Ma come un qualsiasi parco dei divertimenti, anche una città sorta...

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo borderline di personalità o la sindrome di burnout, derivano da un eccesso di positività. È il terrore di non essere all’altezza delle proprie aspettative, qui ed ora, immediatamente, nella situazione di performance che ogni singolo individuo sente di dover offrire, ma che in effetti pretende prima di tutto da se stesso.   Questo non significa che il cambiamento di...

La regia, i sofisti, la città

La filosofia si addice al teatro. Claudio Longhi fonde vari dialoghi di Platone in uno spettacolo vivacissimo, Il sofista, che inizia provocatoriamente con immagini di talk show, con un Marco Travaglio sfinge e un Giuliano Ferrara profeta cinico a dividersi lo schermo, intervistati da un ammiccante Enrico Mentana. Sofisti, opinionisti, intellettuali (TUI: Tellekt-Ual-In, li ribattezzava Brecht nelle sue cineserie metaforiche):spacciatori di false verità?   Il regista quarantenne, allievo di Luca Ronconi, salito agli onori della cronaca per una rilettura di grande intelligenza e divertimento dell’Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini, dimostra che i dialoghi di Platone possono essere materia pulsante per le scene, per ricercare i fondamenti della nostra etica e smascherare i meccanismi della nostra comunicazione. E soprattutto si interroga - con un gruppo di attori giovani, fedeli, entusiasti, bravi, pronti a cimentarsi con leggerezza calviniana in imprese ardue - su un teatro nuovo, che abbandoni le sicurezze di ieri e si misuri con le domande di una società che sembra poter fare a meno del teatro (dell’arte, della cultura).  ...

Foucault e lo striscione degli studenti

Questa frase appare nell'opera Nietzsche, la genealogia, la storia, tradotta in Microfisica del potere,  1977. Una lettura che fece riflettere molti giovani intorno ai ventitré, ventiquattr'anni, disseminandoli fuori dal solco dell'ormai frusta sinistra extraparlamentare. Invero si tratta di uno scritto del 1971 all'interno di Hommage a Jean Hyppolite. Stiamo evocando – Jean Hyppolite (1907-1968) e Michel Foucault (1926-1984) - due maestri della cultura francese del Novecento, tra i più importanti. Che cosa vuol dire Foucault in quella frase? Vediamo le premesse: “La storia 'effettiva' - scrive – si distingue da quella degli storici per il fatto che non si fonda su nessuna costante; nulla nell'uomo – nemmeno il suo corpo – è abbastanza saldo per comprendere gli altri uomini e riconoscersi in essi” Niente più possibilità di cogliere la storia nel movimento della sua totalità, niente più possibilità di 'ritrovare' qualcosa, niente più continuità. Si tratta di discontinuità, in noi, nei nostri sentimenti, negli istinti,...

Il comico come strategia in Gianni Celati

L’ultimo numero della rivista Nuova prosa, Le strategie del comico in Gianni Celati & co, raccoglie gli atti del convegno di Copenaghen dedicato a Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.     Lo presentiamo attraverso un’intervista di Aurora Capretti a Gianni Celati ed un breve video, di Gianni Canali, in cui Nunzia Palmieri introduce il volume. Nuova prosa è edita da Greco&Greco (info@grecoegrecoeditori.it) che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l'intervista a Gianni Celati.     Negli anni Sessanta inizia a collaborare e a scrivere su una serie di riviste; tra queste, molte delle quali vicino alla Neoavanguardia, anche “il Caffè” diretta da Giambattista Vicari. Può parlarmi della sua esperienza a riguardo?   L’avanguardia aveva uno sfondo ideologico, anche se questa tendenza era evitata da molti, oppure astratto-fenomenologico, con tendenze abbastanza accademiche. Nelle poche volte che ho avuto a che fare con i suoi promotori, mi sono trovato a disagio. “Il Caffè”era invece una nave in mezzo al mare, senza dottrine, veramente anarchica...

Maurizio Lazzarato. La fabbrica dell’uomo indebitato

In questo periodo in cui la crisi economica è al centro delle speculazioni della più vasta gamma possibile di teorici ed “esperti” (economisti, politologi, giornalisti, economisti, talvolta, persino, filosofi) il libro di Maurizio Lazzarato (“La fabbrica dell’uomo indebitato”, Deriveapprodi, 2012, pp.180, € 12,00) sembra essere lo strumento giusto al momento giusto. Malgrado esso sfrutti l’attualità del tema del debito, il libro del ricercatore italiano emigrato da molti anni in Francia non è (o meglio, non è solo) un libro che sfrutta l’onda lunga dell’interesse creato dalla bruciante situazione economico-sociale presente.   Lazzarato infatti riesce ad unire due approcci (apparentemente) distanti come quello filosofico e quello socio-economico a una vis da polemista che rende il libro non solo uno strumento descrittivo, ma anche un’opera dall’evidente carattere “prescrittivo”.   Lazzarato si prodiga, fin dalle prime pagine, nella demitizzazione del “virtuoso” modello sociale tedesco, mostrando come in Germania lo stato sociale sia...

Michel Foucault, Parigi, 1975

Due interviste, due incontri.   La prima, dopo l’uscita di Surveiller et punir, non è partita molto bene. Aveva un tono scortese e furioso. Dopo un po’ mi spiegò scusandosi che da una settimana riceveva giornalisti che sì e no avevano letto del suo libro soltanto il titolo.   Poi si accorse che avevo due carnet pieni di appunti e domande. Diventò cortese e disponibile. E pronto a discutere e rispondere alle questioni. Sempre furioso, però.   Tanto denso e complesso e meditato risultava il suo pensiero scritto, tanto, nel dialogo diretto, dava l’impressione che quel pensiero nascesse dal furore della passione, come se emanasse direttamente dal suo corpo piccolo e nervosissimo. Uno spettacolo.

Andrea Cortellessa. Narratori degli Anni Zero

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di un’antologia, il poderoso volume Narratori degli Anni Zero (numero triplo della rivista L’illuminista, Ponte Sisto, pp. 704, € 30), curato da Andrea Cortellessa, non è solo una fotografia dello stato attuale del genere romanzo in Italia. È qualcosa di diverso: un flusso ininterrotto di testi e riflessioni critiche, dalla cui prossimità scaturisce l’impressione di un moto perpetuo.   Il saggio introduttivo è il vero motore dell’antologia. I modelli da cui Andrea Cortellessa trae ispirazione e da “mis-interpretare”, come direbbe Harold Bloom, sono due: il volume curato da Angelo Guglielmi nel 1981 dal titolo programmatico: Il piacere della letteratura. Prosa italiana dagli anni 70 a oggi e quello posteriore di Antonio Franchini e Ferruccio Parazzoli del 1991, Antologia dei nuovi narratori.   I “narratori degli anni zero” (Pincio, Nori, Cornia, Pascale, Permunian, Lagioia, Raimo, Pica Ciamarra, Pugno, Arminio, Morelli, Trevi, Falco, Samonà, Baroncelli, Vorpsi, Ricci, Rastello, Saviano, Jones, Bajani, Pecoraro, Vasta, Pedull...

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives Nationales con le idee molto chiare su cosa aspettarmi dall’esposizione Fichés: come recita il sottotitolo, tratta di Photographie et identification du Second Empire aux années soixante. Fichés, ovvero schedati, ripercorre la creazione, la diffusione e la definitiva affermazione della fotografia segnaletica, giudiziaria e criminale. In questo modo mostra la saldatura...

Tra storia dell'arte e invenzione visiva / L’immagine inquieta: una conversazione con Georges Didi-Huberman

Ho dato inizio al progetto di mettere insieme i risultati delle mie ricerche - che hanno a che fare con l’influenza dell’Antico nella cultura europea - in un grande Atlante tipologico. Una pubblicazione di questo genere permetterebbe di fornire una solida cornice, pur sempre elastica, a tutto il mio materiale.   Aby Warburg     Negli ultimi anni della sua vita, tra il 1924 e il 1929, Aby Warburg lavora al progetto di un atlante figurativo, Mnemosyne, composto da una serie di tavole in cui si trovano accostate, senza alcun apparente nesso causale o cronologico, centinaia di riproduzioni fotografiche (opere d’arte, reperti archeologici, pagine di manoscritti, tarocchi, ritagli di giornale, etichette pubblicitarie, francobolli). Mnemosyne, “la memoria del mondo”, opera incompiuta di estremo fascino visivo, diventa così il paradigma vivente, tangibile, del pensiero estetico di Warburg, un pensiero in cui l’atlante, forma visuale e sinottica di conoscenza, si trova a essere un vero e proprio centro di irradiazione del reale, il luogo privilegiato - ambiguo e illuminante insieme - in cui riuscire a intravedere la complessità dolorosa della storia.   A quasi cento...

Elettra Stimilli. Il debito del vivente

“Non vi fate sedurre: / non esiste ritorno. 
/ Il giorno sta alle porte, 
/ già è qui vento di notte, 
/ altro mattino non verrà”. Per quanto, ormai, qualcosa in più del mero computo di un secolo segni la nostra distanza da esso, il monito di Brecht insiste tenacemente nell’interpellarci, e nel costringerci ad affrontare ciò che di seducente si annida nel potere, ciò che di esso ci cattura senza alcuna costrizione apparente, obbligandoci ad aderire interamente ad esso nel momento stesso in cui lo si accoglie, in cui si dona ad esso il proprio credito, in cui ci si dona con fede.   Attraverso un corpo a corpo con le differenti scritture dei teorici del capitalismo, con i fondatori e i teologi della pratica ascetica, in dialogo con filosofi come Bataille, Benjamin e Agamben, Elettra Stimilli ricostruisce con Il debito del vivente. Ascesi e capitalismo (Quodlibet, Macerata 2011), quella che si potrebbe definire come la “storia di una seduzione”: la seduzione provata dall’uomo nei confronti di quel potere che procede dall’affermare il proprio sé, la propria verità, nella...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...

Parigi. Lo spazio del populismo

Che l’esercizio del potere non sia (soltanto) un atto coercitivo, pura e semplice imposizione di una volontà esterna calata dall’alto, ma sia qualcosa di ben più “intimo”, direttamente agganciato alle corde interne della nostra condizione psichica, è un dato di fatto. Che il Sovrano-Leviatano di Hobbes non sia composto altro che dalla molteplicità mostruosa dei corpi dei suoi cittadini, lo sappiamo benissimo. E non soltanto perché abbiamo imparato con Foucault a riconoscere le manifestazioni del potere ben al di là del semplice rapporto repressivo e duale tra Re e Cittadino, o perché filosofi recenti come Maurizio Lazzarato o Yves Citton hanno mostrato come la politica può, di fatto, riassumersi in un’incessante attività di canalizzazione da parte delle istituzioni di quella che è la dimensione affettiva e cognitiva dell’insieme dei cittadini.     Che il potere abbia un qualche legame più o meno remoto con i desideri, le paure, il senso di umiliazione o di benessere del singolo è perfettamente leggibile nella strutturazione stessa delle...

Dove migrano i Golem quando s’installano nella soffitta di casa

  L’aleph di Alzheimer   Il nome s’installa nella malattia come un Golem nella soffitta di casa, ma i Golem a volte prendono vita propria.   1906. Alzheimer seguiva da tempo una paziente che si chiamava Auguste D., morta a cinquant’anni circa, età avanzata per l’epoca. Dopo la morte della paziente, Alzheimer intraprese l’analisi dei tessuti cerebrali. Scoprì i nodi neurofibrillari, tipici di questa demenza. Da quel momento Alzheimer non designa più il medico, ma la malattia. Implosione linguistica, nome proprio e diagnosi precipitano nel nome della malattia. Alzheimer diventa una demenza. Nella Storia della Follia, Foucault dedica diverse pagine, poco frequentate, alla demenza. La demenza – dementia, amentia, fatuitas, stupiditas, morosis - è assenza del pensiero (parte seconda, capitolo terzo, paragrafo primo). L’opposto della malinconia che è un pieno (Satur nous).   La leggenda del Golem parla di un gigante eteropoietico di argilla, una scultura che prende vitaquando la parola verità - emef in ebraico - viene scritta sulla sua fronte e muore quando l’...