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Monica Piseddu

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Massimiliano Civica rilegge la tragedia greca / Antigone e il corpo del fascismo

Nel 1977, in Germania, un volo della Lufthansa viene dirottato da alcuni militanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nei giorni successivi, tre membri detenuti della RAF (gruppo terroristico di estrema sinistra, legato al Fronte) si suicidano nelle loro celle. Nel clima politicamente incandescente, nessun cimitero tedesco accetta di accogliere i tre cadaveri: per giorni i corpi dei terroristi rimangono senza sepoltura.  L’anno successivo a questi avvenimenti, un gruppo di autori tedeschi – tra loro anche Fassbinder – dà vita a un film collettivo (Germania in Autunno, 1978). Nell’episodio Antigone rinviata, scritto da Heinrich Böll e diretto da Volker Schlöndorff, si mette in scena una discussione fittizia in un emittente nazionale; qualcuno propone di trasmettere una riduzione per lo schermo dell’Antigone di Sofocle, ma si decide poi di non correre il rischio di infiammare o influenzare l’opinione pubblica. La tragedia greca non andrà in onda: la parola di una delle più celebri eroine tragiche viene ritenuta troppo pericolosa per il contesto politico nazionale.    Il diritto alla sepoltura appartiene all’essere umano? È un diritto inalienabile...

Veronika Voss, Latella, le scimmie

Non per forza una domanda, un'illuminazione, o un po' di dolore, o di gioia, ma almeno un colore, una consistenza, un formicolìo, a casa, dopo aver visto uno spettacolo, dovremmo avere il diritto di portarli. Quando questo non accade vuol dire che qualcosa non va. Lo spettacolo in questione è Ti regalo la mia morte, Veronika, scritto da Antonio Latella e Federico Bellini a partire dal film di Rainer Werner Fassbinder, Veronika Voss, per la regia di Latella, prodotto e distribuito da un teatro nazionale, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione. A maggio il debutto a Modena, e dalla scorsa settimana in tournée: prima tappa, Arena del Sole di Bologna.   Carpio, Piseddu, Acca, ph. Brunella Giolivo   Sforziamoci almeno per un momento, con pazienza, di osservare nel dettaglio la drammaturgia: luci accese in sala, sul fondo un telo di pelliccia bianca, in scena una fila di sedie di legno da vecchio cinema-teatro, sulla destra una macchina da presa retrò. Una donna magra, diafana, con una sottoveste cipria coperta da un cappotto rosso, interviene in proscenio, senza microfono, sul vocìo del pubblico appena arrivato e nell'...

Nelle stanze dell'Ade

La recita di Claudio Morganti ed Elena Bucci   Benvenuti nell’Ade, nel mondo catacombale di un teatro che segue la regola evangelica “quando due o tre di voi si riuniranno…”, due o tre, trenta al massimo, i viaggi iniziatici sono per definizione limitati, le discese agli inferi si fanno da soli, seguendo il bagliore di una candela accesa nella notte o aspettando dietro una porta, nei sotterranei dell’Istituto Magnolfi di Prato che un qualche guardiano (questo ha la faccia conosciuta del Jakob Lenz di un anno fa) vi venga ad aprire e vi introduca nell’universo dell’attore Vecchiatto Attilio, al secolo Claudio Morganti, e di sua moglie Carlotta, la premurosa, materna, predestinata Elena Bucci.   Recita dell’attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto scritto nel 1995 da Gianni Celati scatta quasi senza soluzione di continuità con i frugali convenevoli dell’ospite, senza che i pellegrini, accomodati ai tavoli davanti al vino, abbiano il tempo di rendersi conto che sono già a teatro e che gli attori stanno già leggendo: comincia, piuttosto ricomincia, qualcosa che forse non è mai finito,...

La differenza teatrale

Perennemente interconnessi, sempre ovunque e in nessun luogo. Trasparenti, scrive Byung-Chul Han, sovraesposti alla comunicazione, vittime del bisogno di prestazione e di presenzialismo nella società della competizione e dello spettacolo globali. L’antiveleno c’è, ed è antico, secondo Massimiliano Civica, regista quarantenne autore di spettacoli di scabra potenza e penetrante intelligenza, con un rigore formale e un’ansia d’interrogazione che ricordano i film di Robert Bresson. Civica si appresta a rappresentare una tragedia greca, Alcesti di Euripide, la storia della regina che immola agli dei la propria vita per salvare il marito, subito strappata al regno di Thanatos e restituita alla luce da Eracle. Lo fa fuori dai canoni, in un modo che non nasconde pensieri puntuti e ambizioni.   Va in scena esclusivamente a Firenze, nel Semiottagono dell’ex carcere delle Murate (una colonna di ballatoi sui quali si affacciavano le celle), per soli venti spettatori ogni sera. Accompagnano il regista Daria Deflorian e Monica Piseddu, due attrici pluripremiate che copriranno i diversi ruoli grazie a maschere, come ai tempi di Euripide,...

The play is memory

Si è creato, in queste settimane, un involontario ma splendido dialogo tra due spettacoli in scena a Milano. Si tratta de Lo zoo di vetro diretto da Arturo Cirillo al teatro Menotti, e di Morte di un commesso viaggiatore firmato da Elio De Capitani all’Elfo Puccini, due produzioni – ottime, va detto subito – che propongono un gioco di vicendevoli e suggestivi rimandi.     Sono del resto le due pièce a dialogare, fin dalla creazione: Tennessee Williams scrive The Glass Menagerie nel 1944, mentre Arthur Miller firma Death of a Salesman pochi anni dopo, nel 1949. Le dense riflessioni che Williams annota a mo’ di didascalia in apertura (“la scena è memoria, quindi irreale. La memoria si concede molte licenze poetiche: omette particolari e altri ne esagera”) descrivono bene anche le atmosfere rarefatte del Commesso viaggiatore. In entrambi i casi troviamo una narrazione ipersoggettiva, che sfuma i contorni, altera i dialoghi, non pretende di raccontare il vero; e poco importa, quindi, se ci troviamo in America, perché lo scenario è innanzitutto la mente umana. Il Tom de Lo zoo di vetro riporta...

La crisi, il buio

Il suicidio è l’affermazione di una negazione. Non posso, non devo, non voglio andare avanti. Mi fermo qui. Basta. Per me è troppo. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini con Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni, presentato in prima nazionale al Palladium di Roma per Romaeuropa Festival, fanno lo stesso al teatro, lo suicidano: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo interpretare la crisi economica greca intorno e – soprattutto – dentro le salme di quattro donne, pensionate, che si sono tolte volontariamente la vita con barbiturici e vodka.     ph. Claudia Pajewski   La rappresentazione scenica è un’arma spuntata, non riesce più a dare la vita per la morte, a restituire gli occhi chiusi, il buio e poi il riposo inseguito oltre la sofferenza di r-esistere. Su un palcoscenico, al massimo, si può discutere dei dubbi irrisolti, delle difficoltà insormontabili, di tutti quegli inciampi che hanno portato alla decisione di non mettere in scena lo spettacolo. Una combinazione dissacrante e intima, ironica e precaria del talento di non riuscire a fare niente né a essere nessuno...

Nella camera della tortura di Ruccello

Ferdinando di Annibale Ruccello sotto le vesti del dramma storico nasconde abissi di desiderio. In questo testo soffocante del 1986 qualcuno ha rintracciato atmosfere pinteriane o influenze pasoliniane (come in Teorema un intruso va a sconvolgere un tran tran familiare). Arturo Cirillo lo mette in scena portandolo dalle parti del ritualismo di Genet, facendone una recita al massacro con riferimenti alle Serve. Con questo spettacolo il regista-attore napoletano si avvicina per la terza volta, dopo la farsa L’ereditiera e dopo la surreale tragedia camp Cinque rose per Jennifer, all’autore di Castellammare di Stabia. Di lui gli interessa non solo la lingua napoletana, sia quella borghese ottocentesca, sia quella contemporanea degradata dei trans di Jennifer, sia quella arcaizzante di Ferdinando. Penetra, Cirillo, nel mondo en travesti di Ruccello, dove i ruoli sessuali, di genere, e quelli relazionali si danno come maschere per nascondere realtà indicibili, da rivelare col procedere implacabile del meccanismo drammatico.     Rispetto alle altre due messinscene (e a paragone dei suoi acuminati, acidi Molière) questo allestimento sembra pi...