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Pablo Picasso

(31 risultati)

Due mostre / Magritte Berger, storia di un nome

Dal nove ottobre è in corso alla Fabbrica del Vapore di Milano “Inside Magritte”, un percorso espositivo multimediale, curato dalla storica dell’arte belga Julie Waseige, di centosessanta immagini di opere di René Magritte (1898-1967), dagli esordi fino agli ultimi capolavori. L’undici ottobre, il Palazzo Blu di Pisa, ha inaugurato la mostra “da Magritte a Duchamp.1929: il Grande Surrealismo dal Centre Pompidou”, curata da Didier Ottinger, che ospita circa centocinquanta opere – dipinti, sculture, disegni, collage, installazioni e fotografie – dei maggiori esponenti dell’avanguardia surrealista, tra cui: René Magritte, Salvador Dalí, Marcel Duchamp, Max Ernst, Giorgio De Chirico, Alberto Giacometti, Man Ray, Joan Miró, Yves Tanguy, Pablo Picasso.  La presenza di Magritte sia a Milano che a Pisa, mi ha fatto ripensare alla vita del pittore belga e all’esortazione «Vieni a fare un giro!», che il quindicenne René rivolse alla dodicenne Georgette Berger, figlia del macellaio di Charleroi. In questa città, dove dal 1913 andò a vivere la famiglia Magritte, si svolgeva una fiera che ospitava una giostra. Il primo gesto che avvicinò René alla sua futura moglie Georgette fu l’invito a...

Tate Modern, Londra / Picasso 1932. Love Fame Tragedy

Il 26 Febbraio 1932 il dipinto La Coiffure (1905) di Pablo Picasso è venduto all’asta a Parigi per 56.000 franchi, cifra che simboleggia l’avvio della ripresa economica dopo il crollo di Wall Street nel 1929 e della Grande Depressione. Con questa notizia, Achim Borchardt-Hume, curatore della mostra Picasso 1932. Love Fame Tragedy insieme a Nancy Ireson, apre il suo saggio in catalogo in cui illustra eventi politici, economici e culturali che si stanno verificando in Europa e nel mondo in parallelo con l’esperienza personale di Picasso e la sua produzione artistica.    Per molti anni Picasso  non esprime un impegno politico né in prima persona né attraverso le sue opere. Il cambiamento è segnato dal 1937, anno in cui realizza Guernica per il Padiglione Spagnolo dell’Esposizione Internazionale di Parigi, e dal 1944 quando s’iscrive al partito comunista francese. Nel 1932, a 52 anni, Picasso ha ormai raggiunto notorietà artistica e fortuna economica. Vive e lavora a Parigi al 23 di rue de La Boétie con la moglie Olga Khokhlova e il figlio Paulo. L’abitazione e lo studio, collocati a due piani diversi, sono descritti dalle fotografie e dalle parole di Brassaï...

Tempo di libri - maestri / Jannis Kounellis. La potenza del frammento

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Domenica 11 marzo alle ore 11 Massimo Recalcati parlerà di Jannis Kounellis.   Di fronte alla perdita del Centro, all’impossibilità di conservare la centralità del quadro, non si tratta di rimpiangere nostalgicamente alcuna totalità. Piuttosto la poetica di Kounellis ricerca attivamente il frammento senza la pretesa di compiere una sua unificazione finale. L’immagine che lo interessa non evoca alcuna compiutezza ma deve saper testimoniare l’impossibilità di ogni compiutezza. Questo non significa però distruggere l’opera o fare della distruzione l’unico senso possibile dell’opera. Kounellis si schiera contro ogni “estetica della catastrofe” per restare fedele allo spirito del Novecento, al “dogma della forma”. La storia resta dispersa, in frammenti, anche se il pittore...

Roma, 22 settembre 2017 - 21 gennaio 2018 / Picasso-Parade: il sipario a Palazzo Barberini

La mattina del 18 Maggio 1917, al Théâtre du Chatelet a Parigi, a beneficio del Fondo per la Guerra, si apre il sipario con il preludio di una musica solenne. A sorpresa, invece di mostrare la scena, si scopre un secondo sipario: un grande telo ritrae i membri di un circo, animali compresi, in un momento di pausa. Una cavalla, con indosso il suo costume alato, si occupa del suo piccolo, una ballerina, alata anche lei, gioca con una scimmia arrampicata su una scala, un cane dorme mentre gli artisti si riposano, parlano, consumano insieme un pasto a base di frutta e caffè, avvolti nelle stoffe gonfie di velluti cremisi e viola sullo sfondo di un paesaggio arcadico italiano. La scena dura pochi minuti, è il primo atto del nuovo spettacolo dei Balletti Russi. Il libretto è di Jean Cocteau, le coreografie di Léonide Massine, le musiche di Erik Satie, i costumi e le scenografie di Pablo Picasso: il titolo è Parade, ovvero “parata”.    Non sarà un grande successo: i costumi, la danza, la musica sono troppo moderni, la trama è ostica – una sequenza di personaggi si esibisce una domenica pomeriggio all’esterno di un teatro, con lo scopo di attirare spettatori – e il finale è...

Da oggi in libreria Confabulazioni / Come opporsi a uno stato di smemoratezza

L’11 maggio scorso il quadro Le donne di Algeri, dipinto da Picasso nel 1955 (sessant’anni fa), è stato venduto per centottanta milioni di dollari a un’asta di Christie’s. Per Picasso la decisione di dipingerlo fu, in parte, ispirata dal desiderio di annunciare che sosteneva il popolo algerino nella sua lotta e nella guerra, iniziata l’anno prima, contro il colonialismo francese.      La festa dell’Ascensione, che cade quaranta giorni dopo Pasqua, è passata. Secondo i Vangeli, fu allora che Cristo, come è testimoniato dai suoi discepoli, ascese al cielo, al paradiso. Sulla terra, adesso, dovevano cavarsela da soli. Nel corso delle ultime settimane ho disegnato, perlopiù fiori, spinto da una curiosità che ha poco a che vedere con la botanica o con l’estetica. La domanda che mi assillava era se le forme naturali – un albero, una nuvola, un fiume, un sasso, un fiore – possano essere considerati e percepiti come messaggi. Messaggi – inutile dirlo – non verbalizzabili, né indirizzati specificamente a noi. È possibile ‘leggere’ le apparenze naturali come testi?  Per me non c’è niente di mistico in questo esercizio. Si tratta di un esercizio gestuale, il cui intento...

Interrogare l'indistinzione / Picasso e il suo demone

Jeder Mensch ist ein Künstler. Non credo potesse immaginare Joseph Beuys a che punto la posterità avrebbe adottato la sua celebre massima, secondo la quale, appunto, “ognuno è un artista”. Non certo nel senso da lui auspicato, e fatalmente impervio, della liberazione di una creatività che potesse non solo esercitarsi senza limiti, ma, tratto essenziale, fosse alla base di un nuovo patto tra umanità e cosmo, cui l’arte, ormai trasfigurata in “scultura sociale”, avrebbe conferito illimitate energie spirituali. Piuttosto, la creatività diffusa della nostra epoca sembra al contrario perversamente confermare i presupposti di quell’ordine alienante che per Beuys, e prima ancora per Nietzsche, costituiva la patologia originaria dell’uomo moderno. La convergenza, compulsiva, radicale, estatica, tra la natura spettacolare del neocapitalismo, i suoi nuovi strumenti di produzione e partecipazione immaginaria e cognitiva, la sua capacità di mobilitare e usare la spinta creativa individuale, ci attira sempre più in un territorio in cui i social networks rappresentano solo la seducente parte visibile di un immenso, cruciale sommovimento, in cui, avvertono i filosofi, ormai dissipata...

5 giugno 1927 - 5 giugno 2017 / Emilio Tadini, Picasso. L’immortale da vivo

La generazione degli anni difficili è il titolo di un volume del 1962 in cui Ettore Albertoni, Ezio Antonini e Renato Palmieri raccolgono i testi di un’inchiesta condotta tra il 1959 e il 1960 per la rivista «Il Paradosso». L’inchiesta era mossa dalla necessità di comprendere le scelte e le posizioni di fronte alla Storia da parte di «coloro che l’ultima guerra sorprese […] nell’età dei primi ripensamenti e delle maturazioni giovanili», e che alla fine degli anni Cinquanta si presentavano, volenti o nolenti, come «la spina dorsale della nazione». È la cosiddetta “generazione di mezzo” di cui fanno parte Italo Calvino, Oreste del Buono, Rossana Rossanda, Franco Fortini o Fulvio Papi: intellettuali nati negli anni Venti, che alla chiamata della Storia hanno risposto non con il ragionamento e la volontà di una scelta politica matura, ma sulla spinta degli “astratti furori” di gioventù. E alla fine della guerra si ritrovano troppo grandi per demandare ai fratelli maggiori le responsabilità della ricostruzione, ma anche troppo giovani per incaricarsi senza tentennamenti di tracciare la rotta per le generazioni a venire. Sono intellettuali che vivono con profonda sofferenza l’urgenza di...

Intervista a Mario Cresci / Fotografia del no

Attendo Mario Cresci in una stanza della GAMeC di Bergamo, dove sta allestendo la sua mostra antologica. Giungo nella sala espositiva più piccola e intima del museo. Qui sono collocate, agli angoli, due grandi fotografie: Campo riflesso e trasparente (1979). Al centro della sala divengo un punto d’osservazione tra due opere collegate concettualmente. Guardo la reale lunghezza di un metro da muratore che prolunga la sua misura nella superficie di uno specchio. Alle altre due pareti sono appesi ulteriori campi riflessi, scatti che documentano un lavoro site-specific fondato sui diversi spostamenti e gradi della percezione. E qui penso che Cresci, nel suo articolato percorso di ricerca, ha compiuto spostamenti continui al di là dei consueti recinti disciplinari, con una metodologia basata sull’intreccio tra vari linguaggi. Pur privilegiando il medium della fotografia ha innescato anche sperimentazioni extra-fotografiche, migrazioni di ipotesi e di verifiche. Con il coraggio di chi dà molta importanza all’onestà intellettuale e al desiderio di scoprire nuove vie e intuizioni, ha spesso messo in discussione i suoi risultati formali, andando incontro anche alla prossimità del...

Meacci: Il cinghiale che uccise Liberty Valance / Si può dire amore in cinghialese?

Siamo nella primavera del 1917, e Igor Stravinskij, come leggiamo nelle sue memorie, dopo aver soggiornato a Napoli e a Roma sta viaggiando verso la Svizzera; presso la frontiera, a Chiasso, gli succede un’avventura che non dimenticherà mai più:   Portavo con me il ritratto che Picasso mi aveva disegnato a Roma. Quando le autorità militari ispezionarono il mio bagaglio i loro sguardi caddero su questo disegno, che per nessuna ragione al mondo vollero lasciar passare. Mi chiesero che cosa rappresentasse, e quando dissi loro che era il mio ritratto disegnato da un eminente artista, non vollero assolutamente crederci: «Non è un ritratto, ma un piano» mi si rispose. «Sì, il piano della mia faccia, non altro» replicai io. Ma non riuscii a convincere quei signori. Questa discussione mi fece perdere la coincidenza e mi costrinse a restare fino all’indomani a Chiasso. Quanto al mio ritratto, dovetti spedirlo all’Ambasciata britannica, a Roma, indirizzandolo a Lord Berners, il quale me lo rispedì più tardi a Parigi a mezzo della valigia diplomatica. (Cronache della mia vita, SE, traduz. di Alberto Mantelli)     Vale la pena di ripartire da questa vicenda per cominciare...

Una scultura che non è una. Anish Kapoor e il sesso

Punto cieco   A pochi mesi dall’affaire Paul McCarthy, con il suo anal plug eretto al centro dell’elegante Place Vendôme (vedi Jeff Koons è un aspirapolvere), Anish Kapoor – estraneo allo spirito di provocazione che segna la carriera di McCarthy – espone a Versailles. Dirty Corner è una scultura d’acciaio, un tunnel rosso ruggine lungo 60 metri, protetto da enormi blocchi di pietra di 25 tonnellate. Già presentata alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2011, è ora installata nei giardini regali. In un’intervista rilasciata prima dell’apertura al Journal du dimanche, Kapoor ha dichiarato trattarsi della “vagina della Regina che prende il potere” e che mira a “bouleverser l’équilibre” e “inviter le chaos”, insomma la vendetta di Marie-Antoinette.     Paul McCarthy, Tree, Place Vendôme, 2014,   Il caos ha risposto all’invito: come l’aquilone di McCarthy, sgonfiato e reciso, privato del suo potere fallico, il 17 giugno la scultura di Kapoor era macchiata da schizzi di pittura gialla. Il vandalo inseminatore è rimasto anonimo. Mentre la stampa s’interrogava sulla vague pudibonda della società francese, su “Le Figaro” (era da tempo che questo quotidiano non...

Piero Manzoni 1959: mitografo e “scienziato”

Quarto appuntamento con le "Bolle di sapone" di Michele Dantini, serie dedicata all'arte italiana contemporanea nei suoi molteplici intrecci con eredità culturale, società e politica. I primi tre interventi hanno riguardato Giulio Paolini, Marisa Merz e Francesco Vezzoli. Adesso è la volta di Piero Manzoni: la cui importanza, nell’ambito della discussione sull’“identità” italiana postbellica è tanto grande quanto passata sottotraccia. La posizione di Manzoni è innovativa e spiazzante. Tuttavia neppure questa rubrica avrebbe potuto chiamarsi “Bolle di sapone” (la citazione è da Pascali, che definisce così le sue Sculture bianche) se Manzoni non avesse escogitato i suoi Achromes.     “Oggi la conoscenza sperimentale sostituisce la conoscenza immaginativa... Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica” Lucio Fontana, Manifiesto blanco, 1946   “Quando noi abbiamo cominciato ad avere un po’ di spazio e, come tutte le generazioni, abbiamo definito le nostre ascendenze i due casi riportati in...

Picasso e i bambini (via Pistoletto)

Complice una fuga all’inglese dagli impegni di rito, una visita al Reina Sofia si prospetta come insperata ora d’aria. Raggiungo il museo alle dieci del mattino, scalpitante al botteghino, e per gli spagnoli è una specie di insulto. Là tutto è posposto (che non significa rimandato o mai realizzato, ma solo fatto – e bene – un po’ dopo), dagli orari dei pasti a quelli degli uffici, dalla siesta alle cinque del pomeriggio a, appunto, le visite alle mostre d’arte. Risultato: in giro per le sale ci sono solo io e frotte di scolaresche di tutte le età, uniformi e colore, accompagnate dalle maestre d’ordinanza che indicano dettagli invisibili nelle tele di Dalì, Mondrian o Mirò interpretandoli con inaudita competenza e incantevole curiosità.   Le scene cui assito sciolgono il cuore. Le docenti – sorridenti come mai – pongono ai bimbi domande sofisticatissime sul senso del post-impressionismo, sulla rottura cubista dello spazio o sulla poetica implicita nel blu Klein. E i discenti si disputano fieramente il tempo della risposta. Tutti alzano la mano cercando di dire la...

Al tavolo

Quanti tavoli possiede uno scrittore? Italo Calvino, racconta Pietro Citati, ne aveva tre nella sua casa di Campo Marzio, a Roma, poiché lavorava nel medesimo tempo a diversi progetti; a detta di Giuseppe Conte le scrivanie sarebbero state invece cinque. In una foto di Ugo Mulas, scattata all’autore del Barone rampante, quando ancora abitava a Parigi, anni prima, lo si vede scrivere con la penna, una cartellina di fogli aperti davanti a sé, altre carte intorno: una confusione ben ordinata.     Anche Pasolini di tavoli ne aveva più di uno: nella casa romana, ma anche nel buon ritiro di Chia. Anche qui uno scatto, foto di Dino Pedriali (Pier Paolo Pasolini, Johan & Levi): il poeta sta correggendo un dattiloscritto a penna, la sua fedele Lettera 22, libri impilati sul tavolo di legno, una copia dell’Espresso. La concentrazione calma e fattiva dell’autore al lavoro.     Ma non c’è solo il tavolo dello scrittore. Nell’atelier del pittore c’è spesso un ripiano su cui Picasso, Miro o Henry Moore lavorano, disegnano, scrivono, e anche leggono. Uno spazio fisico e insieme...

Elio Grazioli. Picasso e i suoi poeti

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un volume a cura di Elio Grazioli, Picasso e i suoi poeti, che raccoglie testi di Max Jacob, Guillaume Apollinaire, Pierre Reverdy, Louis Aragon, Rainer Maria Rilke, Paul Eluard, Roger Vitrac, Benjamin Péret, Jorge Guillén, Vincente Aleixandre, Gerardo Diego, José Angel Valenti, Pablo Neruda, Luis de Cañigral, André Frénaud, Fabio Pusterla, Giuliano Scabia. Qui il link per scaricarlo.    “Picasso amava i poeti e anche noi li amiamo.  I poeti hanno un rapporto  particolare con le immagini e con le opere d’arte, senz’altro dovuto alla sintonia che condividono in quella che in mancanza di metafore migliori osiamo chiamare ancora ‘creazione’.  Questo non solo dà loro libertà nella scrittura sull’arte, ma soprattutto permette loro di vedere e cogliere altro da quanto riusciamo a fare noi. I poeti pensano diversamente, toccano punti del pensiero che noi non osiamo sfiorare. Picasso lo sapeva e si...

Manganellate tramviarie (con piccola cinese e due mostre)

Sale sul tram un signore sui settant’anni, se non più. Ha una faccia da topastro manganelliana, la corporatura robusta anche se non debordante come l’originale, le guance un po’ meno gonfie, lo sguardo appena appena meno vivace: per il resto ci siamo. Si avvicina al sedile dove sono accomodato un po’ di traverso, le gambe accavallate, e sto leggendo. Postura da gran signore. Ma c’è spazio. Lui si installa di fronte senza guardarmi. Con la destra si regge al corrimano del sedile davanti a me, mentre la sinistra impugna un bastone verso cui inclina impercettibilmente il corpaccione. Alzo lo sguardo per vedere se qualcuno ha intenzione di cedergli il posto, ma poiché nessuno si muove, mi offro io, che sono il più anziano tra tutte le persone sedute nello scompartimento. Lui mi ringrazia, ma rifiuta. Sedersi e poi alzarsi gli creerebbe più difficoltà che stare in piedi. Le parole sono cortesi; il tono e lo sguardo tradiscono un remoto fastidio. Mi pare. Fatto sta che quasi subito si sposta sul lato opposto del tram, accanto a un tizio dai capelli grigiastri, lunghi e sporchi, con il quale scambia un paio di...

Martin Gayford. A Bigger Message

Un solo altro titolo poteva calzare altrettanto bene per A Bigger Message (Einaudi, Torino 2012) di David Hockney: ed era “Et in Arcadia Ego”. Il libro-intervista (a cura di Martin Gayford) mette in effetti in scena l’instancabile curiosità dell’artista per tecniche e materiali, la sua versatile attività, la gioia molteplice che lo sospinge, la compagnia di giro che lo segue nei numerosi spostamenti tra Londra, New York o Los Angeles, dove ha conservato l’ufficio, e Bridlington, piccola cittadina dello Yorkshire occidentale affacciata sul mare del Nord. Ma pur nell’affabilità del discorso, il libro non è aneddotico né di quelli che si dimenticheranno facilmente: e non solo per il meraviglioso dipinto dal titolo profetico (A Bigger Message, appunto), paesaggio cosmico di terre, acque, moltitudini e nubi concepito in omaggio a Claude Lorrain. No. Le “conversazioni” di Hockney sono rese memorabili proprio da ciò che il tono loquace e divagato nasconde: e cioè la smisuratezza del proposito, l’ambizione di eternità, la brama di museo per sé e le proprie opere....

Artisti per Bertagnolli / Olimpia Zagnoli. La leggerezza è pop

Un segno, tracciato su un foglio, può farsi segno di molte cose: può dare vita a un volto e costruirgli intorno una storia, può intagliare un marchio o definire un progetto grafico. E dietro il packaging di un prodotto può esserci lo stesso lavoro che c’è dietro una copertina del New Yorker.Disegnare, ovvero, può dirsi in molti modi. E l’impero dei segni e dei disegni, per strizzare l’occhio a Roland Barthes, ha confini frastagliati, che separano e allo stesso tempo mettono in contatto mondi molto diversi tra loro: l’illustrazione, la grafica editoriale, il fumetto.Puntata dopo puntata cercheremo di esplorare questi territori, raccontandoli attraverso le parole e le immagini di quanti, in Italia e all’estero, si sono distinti come autori di graphic novel o di libri per ragazzi, come illustratori o grafici. Per tracciare la rotta, sempre in movimento, di alcuni dei più importanti protagonisti del disegno e contemporaneamente mettere insieme un piccolo atlante di questi mondi, divisi solo da un sottile filo di matita.   Campiture piatte, senza sfumature. Linee decise, senza esitazioni: se non sono curve, allora sono spigoli. Figure stilizzate, bidimensionali,...

Gabriel Orozco. Sculture involontarie

PULSIONI DELLA SCULTURA. Nel corso di un’intervista con l’artista messicano Gabriel Orozco nel 1998, Benjamin Buchloh ha individuato tre grandi momenti che segnano la storia della scultura nel XX secolo. Nel primo, la scultura è intesa in senso tradizionale come pratica artigianale; nel secondo, questa s’identifica con il gesto avanguardistico del ready-made; nel terzo viene esaltato l’aspetto propriamente costruttivo della scultura. Ognuno di questi tre momenti ha dei capofila: il primo spazia da Constantin Brancusi a Henry Moore; il secondo risale ovviamente a Marcel Duchamp; il terzo si origina nel Costruttivismo russo, passa per la scultura di Picasso, Julio Gonzàlez e David Smith e si spinge fino al minimalismo. Il vantaggio di questo schema è che i tre momenti non sono autonomi né tantomeno ordinati secondo una progressione storica lineare. Non segnano dei movimenti precisi ma delle tendenze, delle pulsioni ricorrenti e spesso compresenti nella scultura del XX secolo. Lo dimostra l’opus di Kurt Schwitters oppure, è un esempio dello stesso Buchloh, un artista quale Piero Manzoni. Non solo è difficile...

Transavanguardia

A più di un trentennio dalle sue prime manifestazioni, la Transavanguardia appare, ed è certo un paradosso, il convitato di pietra della scena artistica italiana. Il movimento artistico, il gruppo, il brand, che più ha segnato l’ultima decade del nostro secolo breve, certo il più internazionale e di maggior successo, ha fatto sì un precoce ingresso al Museo, convertito all’istante in fenomeno storico – sebbene non ancora storicizzato –, ma è anche, da buoni vent’anni ormai, restato marginale nel dibattito critico, ovvero mutato all’occasione in una specie di elemento di sfondo, di arredo demodé, di comodo bersaglio. Tale è ad esempio nella lettura di Nicolas Bourriaud, che in saggio del 2002 scorgeva nell’avventura transvanguardista, epitomizzata nella pittura di Enzo Cucchi e, un po’ incongruamente, di Julian Schnabel, la restaurazione di un’autorialità eclettica e ipertrofica, il trionfo di un’estetica cinica per la quale «la storia dell’arte appare come una gigantesca pattumiera di forme vuote, amputate del loro significato», una “...

Michel Leiris, la vita e il suo doppio

«Ci sono momenti che si possono chiamare di crisi e che sono i soli che contino in una vita. Sono momenti in cui il fuori sembra rispondere all’improvviso all’intimazione che gli lanciamo dal dentro, in cui il mondo esterno si apre perché tra lui e il nostro cuore si stabilisca una subitanea comunicazione. Ho alcuni ricordi di questo genere nella mia vita e tutti si collegano ad eventi apparentemente futili e, se vogliamo, gratuiti». Così scrive il ventottenne Michel Leiris sul quarto numero di Documents, la rivista fondata in quello stesso 1929 dall’amico Georges Bataille e della quale è da poco divenuto redattore. Segue un piccolo catalogo di questi eventi-crisi: una nave si stacca lentamente dal molo, in una rovina greca si aggira una lucertola gigantesca … E commenta, Leiris: «la poesia non può sprigionarsi che da simili “crisi” e solo le opere che ne danno degli equivalenti sono quelle che contano». Sta scrivendo, il giovane redattore, di uno scultore suo coetaneo proveniente dalla Svizzera e che nessuno ancora conosce; un artista le cui figure gli sembrano evocare, appunto, «quei...

L’immaginazione selvaggia: Pablo Picasso

Luglio 1967. Il fotografo Gjon Mili visita Pablo Picasso nella sua mas, un’antica fattoria trasformata in residenza a Notre-Dame-de-Vie nei pressi di Mougins, in Provenza, e lo ritrae nello studio al piano terra. Le sue fotografie, oggi visibili su Google Images, ci mostrano un Picasso ottantacinquenne dai gesti sempre vivaci, che siede, gesticola, ride, del tutto a suo agio in camicia (con firma “Picasso” ricamata), calzoncini ed espadrillas, lanciando verso l’obiettivo la sua l’inconfondibile, anche se a tratti appena velata, mirada fuerte – lo sguardo profondo e penetrante che è uno dei tratti più caratteristici della sua fisionomia e un ingrediente primario del suo mito.     Nelle istantanee a colori e in bianconero, di accento molto diretto, quasi colloquiale, assai lontane dalle più note arditezze sperimentali del fotografo americano, il vecchio artista si muove in uno spazio disordinato, una via di mezzo tra un classico atelier e un ambiente quotidiano, ingombro di piccoli mobili, tavolini, poltrone, libri, vasi, soprammobili, piccoli trofei, fotografie, souvenir, tra cui spicca, unica concessione al gusto del tempo, il bianco dell’iconica sedia Tulip di Eero...

#noteprimadegliesami

Come ogni anno, l’inizio dell’estate è scandito, sulle pagine dei giornali, dalle notizie sulla maturità, che presto verranno seguite dalla ricerca del tormentone musicale, dalla calura (o dal freddo), dal ritorno dei sandali o dal salvataggio di qualche cucciolo. Inossidabile nel tempo il topic ‘maturità’, evento che coinvolge circa 500.000 famiglie italiane, per circa tre giorni avrà anche la prima pagina oltre una serie di speciali collegati e il coinvolgimento di alcuni di noti intellettuali. Il fatto che io stesso sogni ancora ogni tanto lo scritto di matematica e che stia per partecipare a una cena di reduci nel ventennale della mia maturità, mi induce a ribadire che comunque è davvero un momento di passaggio importante che si colloca a chiusura di un ciclo, che è anche l’apertura di un altro. Forse davvero uno degli ultimi grandi riti di passaggio di massa, tale da catalizzare immaginario e produrre eccedenza di significati. Il boato delle trombe da stadio dei miei studenti e i fiumi di lacrime delle mie studentesse che hanno preceduto i loro gavettoni dell’ultimo giorno di scuola me lo...

Una conversazione con Fabio Mauri / Senza paura del buio

Ho incontrato Fabio Mauri a Roma, nella sua casa di Piazza Navona, nel gennaio del 2007. Stava lavorando all’opera che avrebbe poi esposto pochi mesi dopo all’Hangar Bicocca di Milano in una mostra intitolata Not Afraid of the Dark. Era la prima volta che lo intervistavo, anche se avevo ascoltato molte volte dalla sua bella voce profonda i racconti di una vita fuori dal comune, trascorsa a stretto contatto con i più importanti artisti e intellettuali nei decenni chiave del secondo dopoguerra italiano. Artista, critico, editore, insegnante, fondatore di riviste ormai storiche (“Quindici”, “La città di Riga”), a quasi 82 anni non aveva perso nulla della curiosità per le cose nuove, del rigore e anche di quella cifra inconfondibile, fatta di precisione, inadattabilità e acutezza di sguardo, che lo aveva sempre accompagnato.   Fabio Mauri ha rappresentato in Italia un modello di artista-intellettuale largamente in anticipo sui suoi tempi, impegnato in un dialogo senza remore con la storia, la cultura della modernità e le sue fatali contraddizioni. In lui sensibilità religiosa, vocazione artistica, dandysmo, sottigliezza intellettuale, inclinazione didattica e capacità...

Fichés

Ha fatto in tempo Ando Gilardi a visitare Fichés. Photographie et identification du Second Empire aux années soixante, la mostra agli Archives Nationales di Parigi chiusa a fine gennaio di quest’anno? E in caso positivo, cosa ne ha pensato, lui che in Wanted! (Bruno Mondadori 2003) ha ripercorso la storia della fotografia segnaletica, mostrando come questa corra parallela alla storia della fotografia tout court e giunga ininterrotta fino ai giorni nostri? La visita di Fichés mi ha lasciato con tante domande aperte, di più, mi ha scosso e persino emozionato. Quel giorno di gennaio mi è mancato un compagno di visita come Gilardi, un privilegio che avrebbe dato un’altra coloritura alle impressioni che seguono.   Entro agli Archives Nationales con le idee molto chiare su cosa aspettarmi dall’esposizione Fichés: come recita il sottotitolo, tratta di Photographie et identification du Second Empire aux années soixante. Fichés, ovvero schedati, ripercorre la creazione, la diffusione e la definitiva affermazione della fotografia segnaletica, giudiziaria e criminale. In questo modo mostra la saldatura...