festival scarabocchi 2020

Categorie

Elenco articoli con tag:

Pier Vittorio Tondelli

(13 risultati)

Pier Vittorio Tondelli / Trent'anni di camere separate

Nel 2019 ricorre il trentennale di quello che probabilmente non è il romanzo migliore di Pier Vittorio Tondelli ma di sicuro è il più importante: Camere Separate.  Il libro uscì nove anni dopo quel 1980 che segnò l’esordio deflagrante dello scrittore emiliano: con Altri Libertini, Tondelli aveva mostrato una tecnica sopraffina al servizio di storie pruriginose, di provincia, talmente contemporanee da essere un insulto per una parte dell’opinione pubblica italiana, che non tardò a indignarsi e ad accusare l’autore. Altri Libertini venne ritirato dopo un anno dalla pubblicazione dal procuratore di L’Aquila per oscenità e rimane ancora oggi una delle vette della letteratura italiana della seconda metà del Novecento.  Tondelli compariva sulla scena letteraria armato di una capacità di modellare il linguaggio unica: sapeva piegare al suo volere le parole, con la consapevolezza dello scrittore navigato, pur avendo solamente venticinque anni. L’uso della lingua tondelliana diviene subito materia di dibattito e di curiosità, nascendo da quella fucina di creatività che vedeva due enfant prodige, abitanti di Bologna e animatori della sua scena culturale, conquistare la ribalta;...

Il 14 e il 15 dicembre a Correggio / Leggere Tondelli, oggi

Il 14 e il 15 dicembre si terrà a Correggio, sua città natale, un convegno sull'opera e sulla figura di Pier Vittorio Tondelli. Interverranno docenti universitari e critici letterari che hanno seguito sin dall'inizio il suo lavoro.    Ho scritto diverse volte dell'opera di Tondelli e con il passare degli anni confermo tutte le mie impressioni di lettura. Tondelli è stato un grande scrittore, forse il migliore della nostra generazione, certamente il più curioso e anche il più battagliero. Eravamo veramente quattro gatti, e non voglio ripercorrere qui le nostre vicissitudini. Da Del Giudice a Tondelli ognuno ha portato avanti liberamente il suo lavoro. Nessuno si è trasformato in maestro, nessuno ha chiesto agli altri di associarsi a una tendenza particolare e ognuno andrà valutato individualmente. Avevamo tutti fortissime influenze italiane e internazionali, ci sentivamo parte di un flusso e anche di una tradizione, così come la concepiva Pasolini. Peraltro nessuno di noi è stato scrittore pasoliniano. Lascio le considerazioni estetiche agli studiosi, come è giusto, e mi limiterò a ricordare alcuni tratti umani di Pier. Ci eravamo conosciuti a Milano, nei corridoi...

Forza tutti insieme incontro all’avventuraaaaa! / Tondelli: Sette parole per Altri libertini

1. Presenza    Non tutto è andato perduto, come diceva uno slogan. Non tutto è sparito o è stato fatto cadavere dai decenni successivi e dalla retorica dominante del buio con cui troppe volte si è oscurata l’epoca del Settantasette, usando l’immagine unica della lotta armata e occultando, a distanza, la molteplicità di esperienze e i colori che animarono quel periodo. Di tale policromia, di tale vitalismo a tratti anche autodistruttivo, ma non per questo monotonale, resta, per esempio, la scrittura di uno dei libri più significativi usciti da quegli anni, Altri libertini: uno tra i migliori e, forse, il più capace di formalizzare e trasmettere un sentimento di “presenza” con il proprio tempo.    Altri Libertini esce nel gennaio 1980 (pochi mesi dopo Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Calvino; nel medesimo anno de Il nome della rosa, di Eco, e del film di Giordana Maledetti vi amerò). L’editore è Feltrinelli, che lo manda in stampa dopo una laboriosa riscrittura guidata da Aldo Tagliaferri. Il libro segna l’esordio di un venticinquenne nato a Correggio e iscritto al corso di laurea in Discipline Arte Musica e Spettacolo (DAMS) dell’Università di Bologna...

Jack Frusciante è tornato nel gruppo, peró intanto Fuori piove

C’era una volta il vecchio Alex che leggeva Due di due dell’Andrea De Carlo, correva in sella alla bici con l’energia disperata d’un Girardengo e via giù a precipizio per la Saragozza avenue. Il vecchio Alex scriveva con l’uniposca la bella scritta Clash City Rockers in caratteri gotici sull’asse di un cesso, mentre Martino viveva nella tana pubblicitaria delle Timberland con poster, libri, dischi, vestiti e videocassette dappertutto. C’erano una volta le telefonate degli amici che iniziavano per “Casa D.?”, poi c’erano quel kranio elettriko del vecchio Hoge e i compagni dei pomeriggi nichilisti, del mal di testa cyberpunk e delle notti da cani giovani. C’erano le amichette della confraternita delle Semprevergini in assorbente esterno, ma soprattutto c’era Lei, Aidi. Avevano parlato del Fenomenale Cummings e di Baudelaire, e adesso il vecchio Alex e la soave Adelaide vivevano il loro strano sogno e si raccontavano tutto e camminavano e parlavano e ridevano e camminavano e parlavano, quei matti. C’era una volta Jack Frusciante è uscito dal gruppo, quel libro tardo-adolescenziale che gi...

Buon compleanno, Giuliano!

Oggi, 18 luglio, Giuliano Scabia compie ottant’anni. Una buona parte di questi suoi anni li ha passati a sperimentare e a immaginare con la poesia, con il teatro, con l’azione partecipata, con la narrazione, con il disegno, con la costruzione di fantastici oggetti di cartapesta, in un viaggio incantato nel mistero, giocato non a fare teatro ma a farsi teatro, ad agitare i sogni. Doppiozero dal 6 maggio ha dedicato alla sua figura di padre del Nuovo teatro, alla sua arte di incantatore e suscitatore, uno speciale che si conclude oggi con un’intervista realizzata da Marco Belpoliti quando Scabia è andato in pensione dall’insegnamento universitario a Bologna (2005) e con tre scritti inediti di Scabia: l’introduzione alla giornata di studio a cura di Silvana Tamiozzo Goldmann e Paolo Puppa Camminando per le foreste con Nane Oca  (Venezia, Ca’ Foscari, 19 maggio 2015); l’elenco completo delle opere del ciclo Teatro Vagante; una lettera in cui rivela la struttura segreta del suo Canzoniere.       Le puntate precedenti dello speciale comprendono l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la...

Io sono tropicale, metafisico, sovietico

Quinto appuntamento con le Bolle di Sapone di Michele Dantini, rubrica-inchiesta dedicata all’arte italiana contemporanea. In scena Marcello Maloberti. La riflessione sull’identità italiana e sui rapporti tra memoria e infrazione si riformula in una prospettiva inattesa: quella del rapporto tra immagini e parole. I bizzarri personaggi che Maloberti evoca in una raccolta di brevi testi, annotazioni e aforismi dal titolo Marcello: Scritti 1990-2014 gettano luce sui metamorfici smembramenti del Mito e insieme sulla ricerca, da parte dell’artista, di sentimenti o reminiscenze condivise. Marcello: Scritti 1990-2014 è anche il titolo della personale di Maloberti che si apre alla Galleria Raffaella Cortese, 24 settembre 2014; e a cui questa conversazione introduce.       Più vado a sud più vado a nord   Marcello Maloberti, Marcello. Scritti 1990-2014     Eccoci qua, a distanza di alcuni anni dai nostri primi incontri, prime discussioni, prime stesure. Ho trovato inventivo e spassoso Marcello. Scritti 1990-2014. E mi è parsa rilevante la scelta di presentarti in pubblico attraverso parole, non...

"Inappropriato". La Censura ai tempi di Facebook

Grazie Facebook. Grazie a te, anche doppiozero può orgogliosamente appuntare la scritta “censurato” sul proprio petto. È accaduto il 31 agosto 2013 a un post nella nostra pagina Facebook che rilanciava un articolo di Maria Nadotti che parlava di autoritratti femminili e ... censura. È accaduto perché nel post c'erano alcune immagini (d'autore) di nudi femminili.   Facebook l'ha giudicata “inappropriata” e l'ha censurata senza preavvisi.   Censure come questa, che riguardano post violenti, immagini “oscene” e commenti razzisti e altre forme di linguaggio “inappropriato” avvengono tutti i giorni e colpiscono migliaia di utenti.   Il ricercatore e giornalista bielorusso Evgenij Morozov, diventato ormai l'intellettuale di riferimento dei critici della Rete, sostiene che la censura sia uno degli aspetti distintivi (insieme alla propaganda e alla sorveglianza) dell'uso di internet da parte di governi e corporations.   Ma qualcuno si è mai chiesto come funziona la censura di Facebook? Chi c'è dietro l'Inquisizione contemporanea?...

Speciale Gianni Celati | Camminare con Celati

Per parlare di Gianni Celati devo cominciare dal camminare. Dentro e fuori le storie, storie che camminano. E camminare e raccontare. Insomma cominciare prima e un po’ lontani dalla scrittura, in una visione del mondo in movimento che precede, per chi guarda il mondo muovendosi, qualunque storia. Ci vediamo adesso forse una volta l’anno qui in Inghilterra, e neppure tutti gli anni. Ci mettiamo a camminare lungo il Regent’s Canal, verso est, dove Londra diventa un immenso svincolo stradale tra capannoni industriali, chiuse dismesse, vegetazioni acquatiche, e parliamo di tutto, a ruota libera.     Io so bene quali sono le mie difficoltà con Gianni: vorrei riassumere la mia vita, i miei progressi ma anche  ammettere che non c’è mai nessun progresso, che sono lo stesso di quando ero un suo studente. Questa è una traccia del periodo in cui Gianni era il mio professore, ma sarebbe forse più giusto dire maestro.   All’idea di scrivere e fare della letteratura un mestiere sono arrivato al Dams attraverso Gianni e, come chiunque di fronte a un mondo sconosciuto, ho cercato di capire attraverso lui...

Speciale Gianni Celati | Un padre scapestrato

A quell’epoca andavo all’università in via Guerrazzi 20, a Bologna. La prima lezione della giornata e della settimana cominciava alle 9.00 del lunedi. Arrivavo alle 8.50 e mi sedevo sulla panca bianca di fianco all’ingresso dell’aula C. Ero l’unico studente che si vedesse in giro a quell’ora nel corridoio del DAMS. Alle 8.55 il professore imboccava il corridoio e mi concedeva, nel suo filare diritto verso la porta dell’aula, un mezzo sorriso compiaciuto e insieme un po’ sorpreso che, a una matricola e mezza come me, non poteva che apparire un segno di predilezione. Perciò mi infilavo in aula subito dopo di lui, salvo constatare che da quel momento in poi e in rapida successione arrivavano tutti gli altri studenti.   Ma giustizia era già stata fatta: il primo giorno di lezione, con l’aula C traboccante, un Celati irritato fino alla collera aveva messo bene in chiaro che il suo corso sarebbe stato una strage - “e cosa venite a fare qui; qui si parlerà della letteratura inglese e se non sapete l’inglese andatevene a casa...”. Forse non disse esattamente queste cose, ma...

Fiammante

Dopo otto anni Christian Raimo torna a pubblicare un libro in proprio. Che è poi anche il suo primo romanzo. Non un esordio dunque, ma – diciamo, alla maniera di Stanley Cavell – un “ri-esordio”. L’esordio vero e proprio (a ventisei anni, nel 2001) aveva i connotati della frammentarietà, del virtuosismo ritmico e metaforico, di un’ironica allusività. Di quel giocoliere scatenato e malinconico, oggi, qualcosa è rimasto – e qualcosa s’è capovolto (ma come mantenendo il calco di quanto non c’è più).   Resta per esempio uno scrittore ironico (e anzi un vero talento comico), Raimo, senza essere più uno scrittore obliquo. Al contrario ha preso il partito d’un realismo emotivo che di recente – riprendendo David Foster Wallace – ha paragonato alla pittura iper-realistica di Simon Estes o Mark Goings. Questo anche se uno stile emotivo – per dirla con Tondelli – gli appartiene da sempre (a partire dall’abuso di puntini di sospensione portato, qui, a un parossismo fastidioso). L’allusività d’un tempo, però,...

Nuova spettacolarità

Diverse definizioni possiamo rievocare per figurare la scena degli anni ottanta, una realtà in esaurimento e in movimento, in trasformazione. Giuseppe Bartolucci, critico-guru di varie generazioni della sperimentazione teatrale, parla di “nuova spettacolarità”; Oliviero Ponte Di Pino, in un libro che raccoglie le esperienze più significative del periodo, sottolinea la ricerca di “una grammatica del presente”.   Magazzini Criminali, Sulla strada (1982)   O forse dobbiamo piuttosto scattare varie istantanee. Una coreografia ossessiva e barbara, sotto cieli tropicali e ardori desertici, con luci coloratissime, musiche iterative a avvolgenti, in Sulla strada dei Magazzini Criminali di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi e Marion D’Amburgo, il nomadismo elettronico innestato sul tronco del vecchio Kerouac (1982). Un correre dei personaggi attraverso ambienti disegnati con tratto da fumetto in Tango glaciale di Falso Movimento con la regia di Mario Martone (1982). Il balletto antigravitazionale, nella metropoli incombente, in vari spettacoli della Gaia Scienza e di Giorgio Barberio Corsetti. Il teatro si fa danza. La...

Pier Vittorio Tondelli. Altri libertini

Il lettore che nel giugno del 1979 fosse uscito dal bar della stazione ferroviaria dove ha inizio Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, tra spie e vecchie mondane, per entrare di lì a poco in un altro bar di un’altra stazione, quella di Postoristoro, con cui si apre Altri libertini, libro di esordio di Pier Vittorio Tondelli, nel gennaio del 1980, avrebbe misurato di colpo il cambio di stagione accaduto nel giro di quei mesi. Gli anni di piombo sono al loro culmine; a Bologna esplode la bomba neofascista nella stazione, ma il declino del terrorismo è già cominciato. Sta per iniziare il “riflusso” o, come si diceva allora, il “trionfo del privato”. Il bar della stazione di Reggio Emilia, baricentro geografico dell’intero libro di racconti di Pier Vittorio, è il ricettacolo di eroinomani, piccoli delinquenti, spacciatori, checche e travestiti, giovani abbandonati da tutti e da tutto. Come ha scritto Fulvio Panzeri, suo editore postumo, il romanzo del venticinquenne ragazzo correggese pone al centro della narrazione “un immediato che non sembra avere né passato né futuro...

Un weekend postmoderno

In apertura di Un weekend postmoderno. Cronache degli anni ottanta (Bompiani 1990), libro che raccoglie articoli di giornale, testi critici e “cronache” culturali di Pier Vittorio Tondelli, troviamo descritta una bizzarra impresa. Luogo dell’azione: Correggio. Protagonisti, oltre a Tondelli stesso, un gruppo di amici, studenti del D.A.M.S. bolognese e altro. “Una quindicina di ragazzi s’è presa la briga di fare carnevale senza avvertire nessuno, senza finanziamenti, senza manifesti per le vie del borgo o strombazzamenti in giro: nessuna radio libera ci ha messo lo zampino, nessun inviato stampa. Così un sabato pomeriggio arrivano in piazza un carro trainato da una piccola ciuca, gente stranissima ma riconoscibile, due oche tenute al guinzaglio e lerce di pantano, qualche gallina che razzola tra i coriandoli e scavalca i ranghi scassati del corteo inseguita dai bambinetti che provocano, i crudeli, facendo: ‘Coccodé’”.   Il corteo mascherato, se stupisce gli adulti, incontra l’urlante favore dei più piccoli. Promette premi di conoscenza a chi si espone al contagio e accetta, sia pure per un...