A trent’anni dalla morte di Pier Vittorio Tondelli / Pier a Novembre

16 Dicembre 2021
0:00
18:50

Non dimenticherò le domeniche di fine ottobre e di novembre 1991 quando, viaggiando da Firenze verso Treviso, dove avevo iniziato un nuovo lavoro, deviavo e mi fermavo all'Ospedale di Reggio Emilia. Lì, nel reparto Infettivi, era ricoverato il mio amico Pier Vittorio. 

Quei viaggi in solitudine nella nebbia della pianura, con la mente dominata da pensieri cupi, domande senza risposte, furono il mio primo contatto con il dolore. Un dolore duro, che colpiva in modo diverso due persone, amici in quel modo indifeso in cui si può esserlo da giovani.

Si è parlato di una “conversione” di Pier Vittorio in punto di morte. Non si può entrare nell’intimità di una persona, nemmeno se gli si è stati molto vicini. Racconto ora un episodio che è accaduto una di quelle domeniche che potrebbe avvalorare questa ipotesi. Certo, alla fine, è sicuro che si raccomandò l’anima a Dio, come forse faremo tutti, perché l’ateismo più convinto può incrinarsi davanti all’oscurità della morte. Ma non so se Pier si convertì, né se smise mai di essere cattolico in quel modo in cui lo siamo stati tutti, senza quindi aver bisogno di tornare alla fede.

 

COGNENTO

 

- Vorrei chiederti un favore.

- Certo, dimmi.

- Poi però non mi stressare.

- E perché dovrei?

- Cominci col fare domande, al tuo solito.

- Che domande?

- Vabbè.

- Allora?

- No dai, lascia perdere.

- Perché, che favore ti devo fare? Se posso te lo faccio volentieri.

- Senza troppe domande, ok?

- Mah, senti...

- No perché già è difficile.

- Ma difficile cosa? Cosa vuoi dire?

- Mi porti a Cognento?

- Come ti porto a Cognento?

- Sì.

- Dov’è Cognento?

- Vicino a Modena.

- Ma quando?

- Ora.

- Ora? ...non capisco.

- Sì, voglio andare a Cognento.

- Ma scusa a far che?

- Ecco vedi...

- Ma sei in ospedale, come fai a uscire?

- Parla tu con la caposala.

- Che le dico? Che vuoi andare a Cognento?

- Le dici che voglio fare una passeggiata, che mi accompagni qui fuori e che torniamo tra un’ora.

- Cerca di ragionare...

- Sto ragionando.

- Ma credi ti lascerà uscire? E poi... ti senti in forza per farlo?

- Vedrai che mi farà uscire, te lo dico io.

- Ma ce la fai?

- Sì, ce la faccio.

- Senti, non scherzare.

- Non scherzo.

- Che c’è di così importante a Cognento?

- Te lo dico mentre siamo in macchina; non perdiamo tempo.

- Ti faccio una proposta: vado io a Cognento, mi dici cosa devo fare là e io eseguo.

- No, non mi fare incazzare. Ti ho detto che voglio andare a Cognento, ti ho chiesto per favore di portarmi.

- Ti rendi conto?

- Sì, mi rendo conto, e allora?

- Fa freddo, non mi sembra una buona idea uscire per...

- Forza, ora basta. Vai dalla caposala, io intanto mi vesto.

 

***

 

- Buongiorno.

- Ah, giusto lei, il 42 deve fare la flebo. Veda di non lasciarlo solo come l’altra volta, che ha rischiato una trombosi. Per quanto...

- Senta, avrei una richiesta da farle.

- L’immobilizzazione prolungata accentua il fattore rischio, con la diuresi forzata cui è sottoposto...

- Vorrei chiederle un favore.

- Prego.

- Non credo sia possibile ma devo chiederglielo.

- Cosa?

- Magari mi aiuta lei a farlo desistere.

- Ma cosa? Chi?

- Il 42 vorrebbe uscire per fare una passeggiata.

- Cosa?

- Sì, mi ha detto di chiederle il permesso di uscire un’ora con me; glielo riporto prima delle quattro.

- Prima delle quattro?

- Sì, prima delle quattro.

- Ma cosa dice?

- Vuole che glielo ripeta? Non mi faccia sentire stupido.

- Ma si rende conto?

- Appunto, glielo dicevo.

- Certo certo, questo è un hotel a cinque stelle, se i pazienti vogliono uscire per una passeggiata o per lo shopping si accomodino pure. Non scherziamo, venga con me che andiamo a infilargli l’ago, piuttosto.

- Aspetti.

- Non mi faccia perdere tempo. È domenica, lo vede che ci sono solo io al piano?

- Appunto, è domenica. 

- Sì e allora? Cos’è, ora la domenica i pazienti fanno le passeggiate?

- È un paziente terminale.

- Appunto... sotto la mia responsabilità, e da qui non si muove. Se vuole glielo dico mentre lo sistemo per la flebo.

- Mi ha detto che lei gli avrebbe dato il permesso.

- Ma per andare dove? Ma roba da pazzi... È la prima volta, questa poi non mi era mai successa.

- Vuole andare a Cognento.

- Doooove?

- Non lo so, dice che vuole andare assolutamente a Cognento, che lo devo accompagnare, io non so nemmeno dove sia Cognento.

- A Cognento?

- Sì, a Cognento, vicino a Modena ma io non le ho detto niente.

- Senta, a che gioco giochiamo?

- Lui mi ha detto di dirle che vuole uscire solo per una passeggiata.

- Madonna santissima, credo di capire.

- Capire cosa? Mi scusi, che c’è a Cognento?

- Andiamo di là.

 

 

***

 

- Ah, vedo che siamo già bell’e pronti! Perfino col cappotto e la sciarpa!

- Grazie.

- Ascolti, io la lascio andare ma è cosciente del rischio che mi assumo?

- Non c’è nessun rischio, il mio amico mi accompagna, in un’ora andiamo e torniamo.

- E se avete un incidente? 

- Perché dovremmo avere un incidente? La domenica le provinciali sono vuote.

- E se viene suo padre e non la trova?

- Mio padre è venuto stamani, non torna oggi pomeriggio.

- E se venisse suo fratello?

- È a Bologna con la famiglia al matrimonio di un nostro cugino.

- E se le viene un colpo mentre è fuori e invece dovrebbe essere qui?

- Senta, per favore, mi lasci andare.

- Gesù Giuseppe Maria e tutti i Santi mi siete testimoni...

- Non se ne pentirà.

- E lei cosa sta lì imbambolato a guardare? Si muova, lo porti via.

 

***

 

- Appoggiati a me, sei a letto da quindici giorni, è già tanto se stai in piedi.

- Mi sento bene, l’aria mi fa bene.

- Fa brutto chiederti che cazzo ti sei messo in testa?

- Ti ho detto che te lo dico quando siamo in macchina.

- La caposala ha detto che aveva capito.

- Capito cosa?

- Perché avevi chiesto di andare a Cognento.

- Perché glielo hai detto? Che volevo andare a Cognento?

- Sì.

- Ma porca puttana, ti avevo detto di dirle che uscivamo qui fuori per una passeggiata.

- Certo, mi ha detto lei, come no...una passeggiata, lo shopping e perché no un cinema.

- Che cazzo sei andato a dirle?

- Credi che sono tutti scemi? E poi sei stato tu stesso a dirle delle provinciali vuote e che ci mettevamo un’ora.

 

 

- Sono una trentina di chilometri, in mezz’ora ce la facciamo.

- Sei tu che non sai dire le bugie; altro che passeggiata qui fuori.

- Non importa.

- Io non so niente, non so dov’è e cosa devi andare a fare in questo posto.

- Devi seguire le indicazioni per Campogalliano, anzi no...

- Cioè non capisco. Uscire dall’ospedale, in queste condizioni.

- Giusto in queste condizioni ti chiedo di farmi uscire dall’ospedale.

- Non ci si arriva in autostrada?

- Infatti, stavo per dirtelo, prendi l’autostrada direzione Bologna, usciamo a Modena e facciamo un pezzetto di provinciale.

- Metti la cintura.

- Già.

- Mi avevi detto...

- Potresti resistere e non chiedermi niente?

- Ma perché...

- Te ne sarei grato.

- Va bene.

- Quando arriviamo tu mi aspetti in macchina.

- Senti, non credo...

- Ti ho detto che mi aspetti in macchina, ci metto cinque minuti.

- A far che?

- A far che? A far che? Ti ho detto di lasciar perdere. Saranno pure affari miei.

- Per carità.

- Prendi direzione Modena.

- Lì c’è un cartello Formigine.

- Sì, va bene anche Formigine, comunque dovrebbe comparire l’indicazione “Autostrada”.

- Scandiano va bene?

- Sì, va bene anche Scandiano, la direzione è quella.

- Senti, preferisco prendere la provinciale invece che l’Autostrada. Metti davvero che in Autostrada troviamo un incidente o qualcosa... rimaniamo bloccati... Meglio la provinciale, sei d’accordo?

- Solo che con l’Autostrada...

- Certo, si farebbe prima, ma l’Autostrada è un’incognita, le provinciali, lo hai detto tu, la domenica sono deserte.

- Allora svolta a sinistra, lì dove vedi quel capitello.

- Va bene.

- È vicino a Rubiera, mi pare di ricordare.

- Ma cosa è vicino a che? Mi sento scemo.

- Sei scemo.

- Grazie.

- Dai, lasciami stare, fammi questo favore e basta. Muto.

- C’è anche la nebbia ora.

- C’è sempre la nebbia qui.

- Bisogna tornare per le quattro, quattro e mezzo al massimo.

- Certo.

- Se sale la nebbia dovremo andare piano.

- Ma non vedi che sembra il deserto?

- Già... sembrano paesi abbandonati.

- Non c’è un cane.

- È domenica pomeriggio presto, la gente ha appena finito di mangiare.

- Sono sul divano.

- Davanti alla tv.

- Giro qui, verso Maranello?

- Sì, la direzione è giusta.

- Se lo vengono a sapere i tuoi...

- E perché dovrebbero venire a saperlo?

- Penseranno che mi sono bevuto il cervello.

- ...

- Mi daranno la colpa.

- Di cosa?

- Se magari stai peggio.

- Peggio di così.

- Dai non stai male, ci vuole pazienza lo sai.

- Tu non fai che dirmi che ci vuole pazienza, pazienza un cazzo.

- Stai reagendo bene all’ultima cura.

- ...

- Filippo è tornato a Roma, ma viene il prossimo fine settimana.

- Quello lì, si siede e mi guarda.

- Ti vuole bene, lo sai.

- Prendi lo svincolo a sinistra, gira lì, dove vedi i silos.

- Ecco, Cognento, undici chilometri, siamo quasi arrivati.

- ...

- Tra poco ci siamo.

- …

- Non voglio più andare.

- Dove?

- Riportami indietro, non voglio più andare.

- Ma...

- Ti ho detto che non ci voglio più andare, voglio tornare in ospedale.

- Ma ormai ci siamo.

- Dio santo che pazienza, ora lo dico io.

- Abbiamo fatto tutto questo casino...

- Forza. Riportami indietro ti ho detto.

- Siamo arrivati fin qui, manca poco, tra dieci minuti ci siamo.

- Per favore.

- Fai quello che devi fare e torniamo indietro, no?

- ...

- Dai.

- Voglio tornare. Non ci voglio più andare.

- Mi fai paura così.

- Ecco, non mi fare incazzare.

- Ma si può sapere...

- Torna indietro.

- Va bene...

- Girati lì, dove vedi quel rientro, a quel cancello.

- Lo so io dove girarmi, non faccio un’inversione prima di una curva.

- Non c’è nessuno.

- Non importa.

- Forza, girati.

- Ti ho detto che mi giro, appena possibile: la strada è stretta.

- Guarda che nebbia.

- ...

- Non vuoi proprio dirmi cosa ti era venuto in mente e perché, tutto a un tratto, hai cambiato idea?

- No, non te lo voglio dire.

- Ma ormai stiamo tornando.

- Appunto.

- Non per essere curioso, ma muovere questo casino... e poi non farne niente...

- Ma quale casino.

- Beh insomma, giusto perché abbiamo trovato una comprensiva, dice che lei aveva capito... me lo farò spiegare da lei.

- Lascia perdere.

- Un’altra non ti avrebbe lasciato. Metti se c’era Armando, te lo sognavi di uscire.

- ...

- Quando arriviamo...

- Puoi star zitto, per favore.

- Va bene, va bene.

- …

- Accosta.

- Scusa?

- Puoi accostare per favore? Ora, fermati! Fermati, ora!

- Cristo santo...

- Ecco. Aspettami qui.

- Ma che fai? Senti... Mi dici, che cazzo succede?

- Scendo un attimo.

- Devi pisciare?

- ...

- ...

- Potevi dirmelo che avevi sete; ci fermavamo a un bar a bere un bicchier d’acqua.

- ...

- Ma era potabile l’acqua di quella fontana, almeno?

- ...

- Hai guardato?

- Cosa?

- Se l’acqua era potabile...

- ...

- Vabbè, non ti chiedo più nulla.

- ...

- Spero che tu non abbia preso freddo.

- ...

- L’acqua di quella fonte sarà stata gelata.

- ...

- Ok, ho capito, me ne sto zitto... oggi è andata così...

- ...

- ...

 

 

***

 

- Siete già qui?

- Sì, alla fine non è più voluto andare a Cognento.

- Ah no?

- No, eravamo a dieci chilometri, mi ha fatto fermare e tornare indietro.

- Davvero?

- Sì, non c’è stato verso.

- Ha fatto bene ad assecondarlo.

- Perché?

- Se non voleva più andare.

- Non ha voluto dirmi cosa andava a fare a Cognento. Lei mi ha detto che aveva capito, lei lo sa perché?

- Sì, credo di saperlo.

- Allora me lo spiega anche a me, per favore? Mi sento scemo: vai, fermati, girati, torna indietro... poi a un certo punto si è voluto fermare a bere a una fontanella che ha visto mentre stavamo tornando.

- Ah sì?

- Sì.

- Mi lasci misurargli la febbre e mettergli la flebo, mi aspetti qui. Poi le spiego.

 

***

 

- La febbre non ce l’ha.

- Meglio così. Mi sentivo responsabile... pensavo che uno stress non fosse il massimo...

- Credo che la responsabilità sia di Don Eugenio.

- Di chi?

- Del cappellano che viene a far visita ai malati, guardi qua... Lo ha lasciato sul comodino di tutti i malati.

 

“La Fonte miracolosa di Cognento è uno dei luoghi più misteriosi della nostra provincia. Il complesso architettonico risale al 1800 ad opera dell’architetto Mignoni, ma le sue origini sono molto più antiche. In quel luogo infatti sono diversi gli eventi miracolosi avvenuti, che la tradizione attribuisce a San Geminiano. Storia e leggenda si fondono nei poteri taumaturgici posseduti dalla fonte. L’acqua svolge un ruolo fondamentale, la leggenda dice che la madre stessa di San Geminiano ne beneficiò riacquistando la vista, dopo essersi bagnata gli occhi. È proprio a Cognento che Dio donò a San Geminiano, secondo la tradizione, i poteri. Scrive infatti il Vandelli: Di questa fonte raccontano cose prodigiose, di lebbrosi mondati, storpi raddrizzati, ciechi illuminati e di altri da varie infermità guariti. Ciò continuamente vi si vede con un numeroso concorso di gente da parti anche remote, e sino dalle più scabrose Alpi.”

 

Pier Vittorio morì quella domenica di novembre, quando improvvisamente volle tornare indietro dal viaggio verso Cognento, perché il miracolo, dopo averlo ardentemente desiderato, gli dovette sembrare tutto a un tratto impossibile. Ma si fermò lo stesso a bere alla fontana sulla strada. Morì davvero poche settimane dopo, il 16 dicembre 1991.

 

Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un solo euro per noi significa molto. Torna presto a leggerci e SOSTIENI DOPPIOZERO