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Pietro Aretino

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André Schiffrin / La vocazione editoriale ai tempi della rete

Vent'anni fa Editoria senza editori di André Schiffrin (1935-2013) innescò un acceso dibattito. Ad accendere l'attenzione sul pamphlet era stata in primo luogo la figura dell'autore, figlio di Jacques (1892-1950), esule dalla Russia, inventore a Parigi della Pléiade e poi, in fuga dal nazismo, editore a New York della giovane e subito prestigiosa Pantheon Books. Anche André, dopo aver iniziato la carriera alla New American Library (una casa editrice che pubblicava tascabili, compresi molti classici), nel 1961 era approdato a Pantheon, a quel punto già inglobata da Random House. Ne era stato “scacciato” a causa delle nuove politiche aziendali nel 1990. Due anni dopo fondò The New Press, combattiva casa editrice senza scopo di lucro ispirata a ideali democratici e progressisti (di queste vicende ha lasciato una narrazione autobiografica in Libri in fuga. Un itinerario politico fra Parigi e New York, Voland, 2009). Cosa era per Schiffrin l'“editoria senza editori”? Alla fine degli anni Novanta il processo di concentrazione neocapitalistico approda alla creazione di cinque grandi colossi (di cui tre in mani europee), che alla vigilia del nuovo millennio controllano l'80% del mercato...

L'infinito senza farci caso / Un appunto e un Manifesto

I poeti hanno perso la poesia   Io credo che non esista un’idea di poesia che possa mettere d’accordo tutti. E non è importante neppure trovarla questa idea. Importante che ci siano testi che diano nutrimento intellettuale o emotivo a delle persone. E trovo anche assurdo che la poesia debba militare per la chiarezza o per l’oscurità, per la semplicità o per la difficoltà. Le poesie vengono dal corpo di chi le scrive e prima ancora dall’aria in cui girano tante cose, le nuvole e le parole degli uomini. Le poesie sono delle forme in cui le parole vengono imballate in un certo modo, come il fieno.  A me sembra che oggi in Italia molti poeti scrivono le loro poesie come ubbidendo a delle regole che non hanno più senso. Molte poesie hanno un’aria ostile, come se la cordialità fosse un segno di banalità. Molte poesie hanno un additivo intellettuale che i lettori non chiedono, come se il poeta avesse paura di non essere abbastanza sofisticato. Ma la poesia è un moto ondoso che viene dalla contentezza o dalla disperazione di un corpo, non è la gara a chi meglio conosce la metrica.   Il lettore non è interessato alla nostra sapienza ma a un testo che gli consente di vedere...

Il demonio dell’iconologia / Jean-Claude Lebensztejn, Figure piscianti

Nel 2013 Jean-Claude Lebensztejn aveva raccolto in volume una serie d’interventi disparati (e alcuni inediti) che tracciavano un perimetro d’azione a prima vista difficilmente identificabile. Vi si trattava, fra l’altro, della punteggiatura di Lautréamont, delle diverse versioni di Perdita del centro dello storico dell’arte nazista Hans Sedlmayr, della magia dell’arte secondo Diderot. Osservando il sommario si poteva essere colti dalla stessa sensazione di spaesamento suscitata da un’ideale bibliografia completa dell’autore. Che cosa riusciva, infatti, a tenere assieme quelle pagine? Tutti gli scritti del volume erano riuniti esplicitamente sotto il segno degli “spostamenti” – Déplacements, appunto, il titolo del libro. Fra i testi si poteva scorgere un contributo, centrale, sul decorum, scaturito da una rilettura della lettera (novembre 1545) di Pietro Aretino a Michelangelo. Per le brevi: l’accusa a Michelangelo era di aver dipinto figure che avrebbero dovuto stare altrove – «in un bagno delitioso, non in un choro supremo si conveniva il far vostro». Da qui, in Mauvais lieu (p. 136 e sg.), Lebensztejn ripercorreva proprio le occorrenze e possibili accezioni di “decoro” in...

La reputazione

L’identità di ognuno ha una faccia interiore e una esteriore, la privacy e la pubblicità. I due poli opposti, uno centripeto e l’altro centrifugo, trovano un punto di contatto nell’area di ciò da cui la privacy viene difesa e su cui la pubblicità compie un’opera di costruzione: la reputazione. È un buon periodo per parlare di reputazione. “It’s not about the money”: la battuta di Wall Street 2 è stata ripresa dalla filosofa Gloria Origgi in un articolo (il Fatto quotidiano) in cui ha mostrato come le poste reali del gioco finanziario siano affidabilità, credibilità, credito e quindi reputazione. Fra gli arbitri di tale gioco grande peso ha un’agenzia che il cui nome, “Moody’s”, per una coincidenza a modo suo illuminante, allude all’essere umorale e lunatico.   “Le imprese si governano con la riputazione”: non a imprese commerciali, industriali o finanziarie, allude il proverbio, né alle imprese amorose a cui si potrebbe pensare sapendo che ne è stato autore Pietro Aretino (che in realtà parlava di...