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Plauto

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La diversità è una ricchezza / Immagini dell'altro nella letteratura latina

“La diversità culturale, religiosa e sociale è una ricchezza e non una minaccia”. Chi l’ha detto?  Il Papa, nell’udienza alle Guardie svizzere il giorno quattro maggio 2019. Ma come si poneva il mondo romano antico, di cui, anche secondo Dante, la Chiesa Cattolica è erede naturale, di fronte alla questione del diverso, dello straniero, in una parola: dell’Altro. Ecco qualche esempio, tratto da una vicenda secolare.   Ythalonim valon uth sicorathisyma comsyth Chym lachunythmumys thyal mycthi varuimy sehi… Se un copista medievale si fosse trovato davanti a un testo siffatto avrebbe gettato la spugna, anzi la penna d’oca ma prima avrebbe almeno scritto Graecum est non legitur: è greco non si legge. In tal caso si sarebbe sbagliato di grosso, il copista. Perché non di greco si tratta, bensì di punico. Così inizia infatti il quinto atto di una commedia di Plauto non per niente intitolata Poenulus, ossia il Cartaginesuzzo, come traduce Ettore Paratore, il quale a ragione nel suo commento definisce questo attacco dell’atto quinto come la “singolarità più clamorosa del teatro plautino”. Sono venti versi in punico. I primi dieci riportati dai codici Palatini, i secondi dal...

Realmente si stava meglio nel tempo che fu? / Città sicure

Alcuni vips italiani si sono lamentati di recente circa la scarsa sicurezza delle città in cui vivono. Anzi, a dire il vero, non proprio delle città intere, a cui a loro non è che importi poi così tanto, ma dei loro quartieri specifici di residenza. Insomma, se nemmeno un vip che abita in una zona vip può ritenersi al riparo da spiacevoli incontri, dove andremo mai a finire? Dove siamo già arrivati, se un onesto personaggio dello spettacolo o della cultura, sul tardi, non può più portare in pace il levriero a far pipì?! (La bestiuola oltretutto potrebbe riportare traumi durevoli dal semplice contatto con sgradevoli individui.) In passato era diverso, si dice. Una volta sì, si ripete, che si stava bene, tranquilli, sereni, nelle nostre città, paesi, villaggi ch’erano autentiche oasi di pace senza traccia alcuna di turpi invasori. Ma è davvero così? Realmente si stava meglio nel tempo che fu? Proviamo a interrogare, un po’ random, qua e là indietro nei secoli, qualche testo letterario, per vedere cosa ci suggerisce. Essi sono i nostri oracoli, dopotutto.    Prendiamo Plauto, il primo atto dell’Amphitruo, che registra questo significativo esordio di Sosia: “qui me alter est...

Parole già dette / Il primo giorno di scuola (nei secoli dei secoli)

C’è una commedia di Plauto che si chiama Bacchides, ossia Le due Bacchidi. Non è magari la più nota. Non è passata in proverbio come il Soldato fanfarone e non è stata imitata allo sfinimento come l’Anfitrione, che da Plauto è passato a Molière e poi a Kleist e ad altri, per finire in gloria con l’Amphitryon 38 di Giraudoux. L’intreccio di questo testo plautino meno conosciuto di altri è quello solito: un giovane squattrinato che cerca di conquistare le grazie di una meretrice, avversato dai familiari e aiutato da uno schiavo ingegnoso e fedele. Solo un po’ più complicato del solito, perché qui di giovanotti vogliosi ce ne sono due, e due sono anche le avvenenti cortigiane, le due sorelle Bacchidi per l’appunto. I nomi dei due ragazzi sono Mnesiloco e Pistoclero.   E la scuola che c’entra? si chiederà forse qualcuno. C’entra, c’entra perché si dà il caso che Pistoclero abbia un pedagogo di nome Lido. E questo pedagogo a un certo punto della commedia (a partire dai vv. 423 e ss.) si produce in una lunga tirata sulla scuola. Sulla scuola del buon tempo antico. Allora, dice Lido, dovevi presentarti in palestra prima che sorgesse il sole, se no c’era caso di beccarsi una buona...

Javier Cercas. L’impostore

Di impostori, che impastano di menzogne la verità sino a costruirci sopra un nuovo abito da indossare, anzi una nuova vita da affiancare o sostituire alla precedente, sono pieni i secoli e i libri. Dal Miles gloriosus di Plauto in poi non c’è epoca che non abbia avuto i suoi millantatori e impostori che suddivisi nelle variegate e affollate categorie di riferimento erano e sono ben decisi a turlupinare il mondo. Chi non ricorda, in una pagina de Il nome della rosa il lungo elenco che ne viene fatto? “bari, birboni, baroni, bricconi, gaglioffi, guidoni, trucconi… e barattieri e gente che viveva sulla credulità altrui”.   Tra le figure più diffuse c’è indubbiamente quella del falso cospiratore che mai, sino alla caduta del despota, si è sognato di opporsi davvero alla dittatura. Cospiratore che ha agito così segretamente, sempre e solo tra sé e sé, mai mettendo piede nella realtà ed evitando il benché minimo contatto con gli altri, da rasentare il vertice del congiurato perfetto.   Perfetto perché la sua azione accende il dubbio che non abbia lasciato la...

Lamezia Terme, 4 ottobre 2011

In volo verso Lamezia, mezzo addormentato, di prima mattina, quando i pensieri barcollano e stanno per scivolare giù, e resistono, galleggiando tra il sonno e la veglia, ripenso agli Aristofane affrontati in tutti questi anni: tra Albe e non-scuola mi arrivano le immagini degli otto testi messi in scena (degli undici che sono sopravvissuti al naufragio del tempo: Aristofane ne scrisse circa quaranta…). Mancano al mio personale appello Acarnesi, il primo scintillante apologo contro la guerra e le storture della nascente democrazia, Vespe e Donne alle Tesmoforie. Prima o poi li attraverserò. In volo mi tornano soprattutto i versi degli Uccelli, penso alla fantasia del volo che prese l’antico scrittore di teatro, abituato a sognare sulle rive boscose del Mediterraneo, guardando le allodole e le colombe levarsi nell’azzurro.   Scendo dall’aereo e trovo nuvole nere che circondano le montagne. Forse questa interminabile estate sta davvero per finire. In giornata incontrerò Emanuele, i corsari napoletani e la squadra degli adolescenti lametini di Capusutta. Questa pausa estiva proprio non ci voleva: le non-scuole vanno sempre da...