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Primo Levi

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Questa sera alla Cartoleria Bonvini di Milano alle 19 / Commenti a tavole di Una stella tranquilla

I nostri tre incontri alla Cartoleria Bonvini di Milano iniziano questa sera alle ore 19: Una stella tranquilla. Ritratto sentimentale di Primo Levi, con i disegni di Pietro Scarnera e Marco Belpoliti. E poi ancora domani e giovedì: qui il programma completo. Vi aspettiamo!     La vicenda raccontata in Una stella tranquilla inizia in una Torino distrutta dalla guerra e dai bombardamenti e termina quasi ai giorni nostri. La prima è la città in cui Primo Levi ritorna nell’ottobre del 1945, la seconda è la metropoli in cui si muovono i due ragazzi protagonisti del fumetto, che tornano sulle tracce lasciate dallo scrittore. In mezzo ci sono 70 anni di storia: per questo Torino fa da sfondo a tutta la vicenda. Dal dopoguerra al boom economico, dagli anni del terrorismo fino alle Olimpiadi invernali del 2006. Mentre Levi si muove nel centro, i due ragazzi attraversano le periferie e i paesi della provincia in cui Levi ha lavorato. Anche geograficamente, Una stella tranquilla è quindi un confronto tra due generazioni: quella di Primo Levi, quella protagonista della Seconda guerra mondiale, e la mia, quella degli ideali nipoti. Questa tavola in particolare è uno dei momenti nel...

Levi e la Resistenza / 8 settembre. Antifascismo

“E venne l’8 settembre, il serpente grigioverde delle divisioni naziste per le vie di Milano e di Torino, il brutale risveglio: la commedia era finita, l’Italia era un paese occupato come la Polonia, come la Jugoslavia, come la Norvegia. In questo modo, dopo la lunga ubriacatura di parole, certi della giustezza della nostra scelta, estremamente insicuri dei nostri mezzi, con in cuore assai più di disperazione che di speranza, e sullo sfondo di un paese disfatto e diviso, siamo scesi in campo per misurarci. Ci separammo per seguire il nostro destino, ognuno in una valle diversa (“Oro”, in Il sistema periodico).   L’8 settembre è una data cruciale per la storia del nostro paese che Levi fissa nella libertà di scegliere, rischiando se stessi e obbligandosi a fare i conti con se stessi. Se da quella data comincia la lotta di liberazione, dalla prospettiva che qui Levi ci indica possiamo vedere la Resistenza imporsi nelle sue pagine attraverso il “filo rosso dell’antifascismo” inteso come esercizio di libertà, responsabilità di sé e del proprio agire.   È vero che nel 1947, quando esce per la prima volta Se questo è un uomo, la narrazione si leva direttamente dal campo di...

Dizionario Levi / Ibrido

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   “Gli incroci sono fecondi, sempre”, afferma Levi in un’intervista a Federico De Melis sul “Manifesto” nel maggio del 1983, al tempo della traduzione del Processo di Kafka. Credo che nella “fecondità degli incroci” si possa indicare il fulcro tematico dominante attorno al quale ruotano le prospettive del pensare di Levi. Le “nozze” fra  entità diverse (se non opposte) danno origine a realtà ibride; il latino hybrida, “bastardo”, è di etimo incerto, ma in esso si sospetta la presenza dell’hybris greca, eccesso, violenza, da cui il verbo hybrizein, cioè essere sfrenato, varcare i confini. Su quelle entità miste – dal latino miscere, mescolare, sarebbe poi derivato “meticcio” – è gravata la...

Conversazioni / Sebald. Anatomia della memoria

Ad una domanda della scrittrice Eleanor Wachtel su come definirebbe i suoi quattro racconti de Gli emigrati Sebald risponde che a lui interessano gli angoli di osservazione e paragona la sua narrazione a un periscopio che osserva relazioni tra le molteplici prospettive che si offrono alla sua paziente esplorazione.  Individuare relazioni e ricostruire immagini a partire da minuti particolari con un lavoro di accumulo e di ricostruzione è la modalità che domina tutte le scritture sebaldiane, in particolare i suoi romanzi a partire da Vertigini (1990) e poi Gli emigrati (1992), Gli anelli di Saturno (1995) fino ad Austerlitz, il romanzo uscito postumo nel 2001. La sua è stata definita una narrativa della memoria perché la sua ricerca letteraria appare come un tentativo di disinnescare i meccanismi della rimozione – individuale e collettiva – per consentire alla coscienza di riportare alla luce esperienze, ricordi, momenti di un passato spesso doloroso.    Il fantasma della memoria. Conversazioni con W.G. Sebald a cura di Lynne Sharon Schwartz uscito nel 2007 negli Stati Uniti da Seven Stories Press e ora da Treccani con una prefazione di Filippo Tuena è un libro che...

Dizionario Levi / Analogia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Leggiamo dal racconto Ranocchi sulla luna: “Lungo la sponda sinistra brulicavano i girini, a centinaia. Perché solo a sinistra? Dopo molto ragionare osservammo che lì correva un sentiero frequentato alla domenica dai cacciatori; le trote se ne erano accorte, e stavano alla larga, lungo la sponda destra. A loro volta i girini si erano stabiliti sulla sinistra per stare alla larga dalle trote”. Se Primo Levi, come sappiamo grazie alle indicazioni di Marco Belpoliti e Mario Barenghi, nel suo essere chimico e scrittore era anche antropologo ed etologo, ecco un bell’esempio di come tutti questi sguardi, e questi discorsi, si incrociano in un’unica enunciazione narrativa: cacciatori, trote e girini...

L’esperimento / Perifrasi del concetto di fame di Leo Spitzer

Una breve premessa, con licenza di anacronismo effettivo e di mancanza di attinenza soltanto apparente. Tra il 1944 e il 1945, nel Lager di Buna-Monowitz, Primo Levi fu partecipe di un esperimento sull’umanità. Ecco in proposito un passaggio del suo primo, celebre libro che dice come, da giovane uomo versato per la scienza, egli ne fosse consapevole: “Vorremmo far considerare come il Lager sia stato, anche e notevolmente, una gigantesca esperienza biologica e sociale. Si rinchiudano tra i fili spinati migliaia di individui diversi per età, condizione, origine, lingua, cultura e costume, e siano quivi sottoposti a un regime di vita costante, controllabile, identico per tutti e inferiore a tutti i bisogni: è quanto di più rigoroso uno sperimentatore avrebbe potuto istituire per stabilire che cosa sia essenziale e che cosa acquisito nel comportamento dell’animale-uomo di fronte alla lotta per la vita”. Le cavie di esperimenti simili furono innumerevoli, come si sa, nella quasi totalità messe nella condizione di non poterne riferire. Con Se questo è un uomo, Levi diede forma letteraria anche al protocollo dell’esperimento del Lager. Mostrò così come la fame vi fosse fattore di rilievo...

Dizionario Levi / Bellezza

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.     “Crying Girl on the Border”, John Moore, World Press Photo of the Year 2019   Cercarla sempre, la bellezza, ma non crederci mai, come è anche per la poesia. Riconoscere della bellezza la dimensione sodale con il terrore. Un fine pudore e la sottigliezza dell’ironia sembrano accompagnare gli avvicinamenti di Primo Levi a queste manifestazioni dell’umano. Come quando parla delle possibilità di esprimersi, per Levi l’accessibilità a quelle esperienze sembra la questione. “Trasmettere in chiaro, esprimere, esprimersi e rendersi espliciti”, anche se è una necessità, riesce a pochi: “alcuni potrebbero e non vogliono, altri vorrebbero e non sanno, la maggior parte né vogliono né sanno...

Ritratto 15 / Levi umorista

Primo Levi che sorride. L’ha colto con il suo obiettivo fotografico Paola Agosti nel settembre del 1977 a Canale d’Alba. Una bella foto. Non sono molte le immagini che ritraggono Levi sorridente. Basta cercare nel web per accorgersi che prevalgono quelle che lo ritraggono serio o riflessivo, se non proprio corrucciato, come se a lui fosse toccato in sorte il destino di assumere l’eterno ruolo del testimone dell’Olocausto, parola che Levi non usava quasi mai, così come non utilizzava Shoah. Un destino che lo ha inchiodato a uno stereotipo. Però come in tutti gli stereotipi qualcosa di vero c’è. Levi è stato il testimone dello sterminio ebraico, e non solo, perché i nazisti hanno mandato a morte milioni di persone ad Auschwitz e negli altri campi della morte insieme agli ebrei: omosessuali, rom, russi, slavi, oppositori politici di innumerevoli paesi e nazioni. Tuttavia Levi non era solo seriosissimo, sapeva anche sorridere e ridere. Era spiritoso e amava l’umorismo. Quando è morto nel suo ricordo sul quotidiano torinese “La Stampa” Massimo Mila, musicologo, come lui amante della montagna, ha scritto: “Parrà una enormità, ma se mi chiedessero di definire con una sola parola lo...

Dizionario Levi / Torino

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   1959. “Nessuno si aspettava il successo che a Torino hanno incontrato la Mostra della Deportazione e i due successivi colloqui che hanno avuto luogo nei locali dell’Unione Culturale a Palazzo Carignano. Non solo i giovani, ma particolarmente i giovani cercavano di sapere, e insieme di avere un contatto umano; dalle domande che hanno formulato, era evidente il loro bisogno, non solo di informazione sui fatti, ma di una penetrazione più profonda nell’intrico (non solo per loro oscuro) del perché e del come. È stato forse necessario che passassero quindici anni, mezza generazione, perché in questi contatti si potesse trovare il tono giusto; ma ora, il tempo è maturato, non è più ora di tacere. Ci...

Ritratto 14 / Levi e i sommersi

Nel mese di maggio del 1986 Levi pubblica il suo l’ultimo libro: I sommersi e i salvati. L’ha pensato a metà degli anni Settanta e si è messo a scriverlo tra il 1977 e il 1978. Sono quasi dieci anni prima dell’uscita. Ha proceduto con lentezza e per accumulo, scrivendo e riscrivendo, anche se nella sua idea generale il tema gli era ben chiaro sin dall’inizio: un libro in cui ripensava a quarant’anni di distanza l’esperienza del Lager, arricchito dalle riflessioni sue e di altri ex deportati, dai libri letti e chiosati nel corso di quei decenni. Perché, nonostante tutto, Levi non si era mai staccato dal Lager. Il 12 giugno lo presenta a Milano, presso la Libreria Einaudi diretta da Vando Aldrovandi. Hanno disposto delle sedie nella piazzetta dietro la libreria, che si apre verso via Bompresso. Lo introducono Oreste Del Buono e Aldrovandi stesso. Arriva parecchia gente ad ascoltarlo, parecchi giovani, ma anche reduci dai Lager; tanti in piedi.   Il libro ha subito sollevato una discussione per via del suo capitolo centrale, La zona grigia. Giorgio Bocca ha usato l’espressione “zona grigia” in un suo articolo su “La Repubblica” dedicato a Kurt Waldheim, il presidente austriaco,...

Doppiozero off line / Tre incontri da Bonvini

Doppiozero off line!   10 settembre 2019 ore 19   Una stella tranquilla. Ritratto sentimentale di Primo Levi   In occasione del Centenario della nascita di Primo Levi un incontro con il disegnatore Pietro Scarnera e Marco Belpoliti curatore delle “Opere complete” di Primo Levi che dialogano tra loro su come si racconta la vita di Levi con il disegno e  perché e come Levi ha scritto i suoi libri.   Mostra dei disegni di Pietro Scarnera.   11 settembre 2019 ore 19   Riunione di redazione aperta ai lettori e collaboratori   Come si fa una rivista on line? In che modo si progettano articoli e interventi? Cosa è l’amalgama di un sito culturale?   Anna Stefi, vice direttrice di doppiozero, Luigi Grazioli, capo redattore, e Gabriele Gimmelli, editor. Sarà presente la redazione.   12 settembre 2019 ore 19   L'Almanacco di Doppiozero   Stampato da Bonvini e del progetto grafico on line del sito di doppiozero.  Doppiozero off e online.   Paola Lenarduzzi, grafica, Roberto Gilodi, presidente di doppiozero.

Ritratto 13 / Levi al naturale

Mario Dondero ha scattato diverse immagini di Primo Levi a metà degli anni Ottanta. Sono tutte immagini prese senza mettere in posa lo scrittore. Catturate al volo, mosse o appena sfuocate, perché questo è il modo di scattare di Dondero. Si può dire che la sua sia una “fotografia naturale”; il contrario dell’“istante perfetto” di Henri Cartier-Bresson, per cui il fotografo cerca di cogliere il momento unico, di fermarlo nel continuum temporale che scorre davanti ai suoi occhi. Dondero amava fotografare in modo imperfetto, per cogliere il flusso medesimo della vita. Sono immagini che somigliano agli istanti di memoria, che non si staccano da ciò che è accaduto, ne conservano un’intensità che sembra perpetuarsi. Quando si ricorda, nulla è davvero totalmente a fuoco, nitido come in una fotografia. Questo scatto, che coglie Levi mentre parla con una persona, non è esattamente una fotografia; eppure lo è, almeno materialmente, poiché Dondero ha premuto il pulsante della sua macchina analogica.   Qui lo scrittore è a fuoco, cosa che non si può dire del suo interlocutore, di cui scorgiamo solo la nuca. Anche ciò che si vede sullo sfondo è sfumato, fuori fuoco, confuso. Tuttavia l’...

Dizionario Levi / Ecologia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Negli scritti di Levi il tema ecologico assume due diverse declinazioni. La prima riguarda le vere e proprie preoccupazioni ambientali. Levi, che negli anni Settanta aveva concepito ma non concluso un libro ecologico, Il doppio legame, apprezzava la sensibilità maturata nelle nuove generazioni: «c’è la consapevolezza che stiamo sfruttando all’eccesso, in modo irreversibile, le risorse del pianeta. Tutto questo è nuovo, non c’era trent’anni fa…» (così in un’intervista del 1986 per il TG2, a cura di Ennio Mastrostefano). Del resto, il tema era già emerso nel secondo libro di racconti, Vizio di forma (1971), in cui lo scrittore aveva dato corpo all’immaginario ecologico e al sentimento...

Ritrovare la fede nell'umano / Petter Moen, Mollergata 19

«I confini del mio corpo sono i confini del mio io – scrive Jean Améry –. La superficie cutanea mi protegge dal mondo esterno: se devo avere fiducia, sulla pelle devo sentire solo ciò che io voglio sentire» (in Intellettuale ad Auschwitz, Bollati Boringhieri). La tortura rovescia questa certezza e travolge ogni scelta, decisione, proposito: «quando non si può sperare di essere soccorsi, la sopraffazione fisica da parte di un altro diviene definitivamente una forma di annientamento dell'esistenza» (Améry). Questo accadde a Petter Moen, intellettuale ed esponente della resistenza norvegese all'occupazione nazista, quando all'età di 43 anni venne rinchiuso nella prigione della Gestapo a Oslo, in via Mollergata 19. Il 3 febbraio 1944, Moen viene arrestato insieme alla giovane moglie Bergliot S.V. Gundersen che verrà subito internata nella prigione Lager di Grini, un campo di transito aperto dai nazisti in Norvegia e destinato agli oppositori. Prigioniero alla Victoria Terrasse, il quartier generale della Gestapo tedesca, Petter è sottoposto a tortura e interrogato ripetutamente. Da questo momento, le sevizie e gli interrogatori infiniti saranno una regola, anche quando Moen verrà...

Ritratto 12 / Primo Levi e il monumento ai caduti

A Canale d’Alba nella Piazza del Municipio domenica 30 settembre 1977 si inaugura un monumento. Si tratta dell’opera di Gino Scarsi, uno scultore locale. È un omaggio ai “Caduti e dispersi delle due guerre mondiali”. L’iniziativa è promossa dai circoli di base, dal movimento non violento, da una comunità cristiana di base del luogo e da gruppi politici locali. La scultura è una struttura in ferro modellata a caldo del peso di circa dieci quintali; raffigura una mostruosa creatura a tre teste su cui stanno tre copricapi che l’identificano: un generale, un fascista e un capitalista; ai loro piedi un soldato morto indossa un elmetto. Ricorda un disegno di Enrico Baj. La scultura sarà poi itinerante, esposta in altri luoghi, dal 1984 è ad Acri. L’autore collezionerà quattro denunce per vilipendio, ma sarà prosciolto in istruttoria. Primo Levi è presente. Il suo nome non c’è sul manifesto che annuncia l’iniziativa, tuttavia la sua partecipazione è gradita al gruppo di giovani che hanno organizzato l’iniziativa.   L’hanno invitano a prendere la parola. Paola Agosti, fotografa che ha rappresentato il mondo contadino del Piemonte e anche il movimento femminista degli anni Settanta, è...

Ritratto 11 / Levi e gli occhiali

Basso Cannarsa ha scattato questa fotografia insieme ad altre in un giorno di febbraio del 1987. Non so se sia l’ultimo ritratto di Levi, di sicuro è uno degli ultimi. Lo scrittore si ucciderà due mesi dopo, l’11 aprile 1987, gettandosi nella tromba delle scale del suo palazzo. Credo che sia uno dei più bei ritratti di Primo Levi. La parte destra del volto emerge dal buio con una forza inattesa, mentre il lato sinistro rimane immerso nel buio, eppure lo si vede ugualmente. Basta anche solo metà del viso per far capire l’intensità della concentrazione di Primo Levi. S’è messo in posa e guarda altrove, verso qualcosa che si trova alle spalle di chi lo sta fotografando. Sembra perso nella contemplazione d’un oggetto che non scorgiamo o di un pensiero che non conosciamo. Come potremmo altrimenti? Nella fotografia c’è solo questo sguardo che allude ad altro. Si tratta dello sguardo di chi si è smarrito, tuttavia conserva ancora una precisa concentrazione su di sé, una forma di presenza nell’assenza. Lo dice la postura delle braccia incrociate; le due mani, che si scorgono in basso, sono come un contrappunto all’espressione del volto. La barba biancheggia in primo piano, ma ad attirare...

Dizionario Levi / Straniero

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nella Prefazione di Se questo è un uomo, Levi mette in guardia il lettore sui sintomi che rischiano di assumere forme politiche organizzate: “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all´origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager.”                           Riguardo alle leggi...

Ritratto 10 / Teatro delle dieci

“Il teatro mi mette allegria”, così s’intitola un’intervista rilasciata da Primo Levi a Lionel Lingua e Guido Quarzo nel 1986 in occasione della messa in scena della Chiave a stella nella riduzione di Flavio Ambrosini. Non è quindi strano vedere un Levi sorridente. Con lui c’è infatti la compagnia del “Teatro delle dieci” che ha messo in scena tre suoi racconti. Levi è in alto, e sembra dire: Sono qui, cari attori. Lo indica Elena Magoia: Ecce homo. Gli altri, da sinistra, sono: Franco Vaccaro, Wilma Deusebio, Mariella Furgiuele, Gigi Angelillo. Il teatro si chiama così perché recita a quell’ora della sera, diretto da Massimo Scaglione. Siamo vent’anni prima di quella intervista, nel 1966, che poi è l’anno di pubblicazione di Storie naturali. Gli attori hanno portato in scena: Il sesto giorno, La bella addormentata nel frigo e Il versificatore. Levi aveva scritto i tre racconti per una commissione radiofonica, e poi inseriti nel libro. La foto l’ha scattata il marito di Elena Magoia, Aldo Zargani, allora impiegato alla Rai, dove era entrato come dattilografo nell’immediato dopoguerra. Zargani è un ebreo torinese, amico di Levi, scampato alla deportazione grazie al padre...

Ritratto 9 / Levi e il gufo

Chiunque ha visto questa fotografia di Primo Levi scattata da Mario Monge nel giugno del 1986 ha avuto un sussulto. Impressiona. Sembra che indossi una maschera, anche se in realtà non si tratta di una maschera. Come la farfalla appesa sopra la sua testa, è invece una scultura realizzata con il filo di rame. Il materiale lo ricavava dalla Siva, l’azienda chimica dove ha lavorato dal 1947 al 1975. Si trattava di scarti della produzione. Alla Siva si realizzavano vernici per ricoprire i cavi. Le sculture ritraggono per lo più animali: coccodrillo, canguro, formica, civetta, farfalla, camaleonte, gabbiano, pinguino, insetti e altre creature. Philip Roth, venuto a trovarlo a Torino, a casa sua, aveva notato questi animali misteriosi e gli era sembrato anche di distinguere “un ebreo che suonava il suo naso”. Possibile. I destinatari di questa attività sono stati prima di tutto gli amici e i parenti, cui le regalava, e nelle cui case mi è capitato di vederli nel corso degli anni. Gli animali sono uno dei temi ricorretti della sua narrativa e della poesia: citati, analizzati, raccontati. Ci sono tantissimi animali nelle pagine di Levi.   Era una passione giovanile, che si è...

Dizionario Levi / Studio

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel secondo paragrafo della prima pagina di Se questo è un uomo Primo Levi scrive che il suo libro non aggiunge nulla in fatto di particolari atroci sui lager. Tutto è ormai noto ai lettori di tutto il mondo. E poi specifica: Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi d’accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell’animo umano. Sono parole molto conosciute, su cui molte altre parole sono state spese. Contini direbbe che non è più possibile operarvi “a caso vergine”, oppure che esse sono occultate dal bagliore della loro stessa familiarità con il lettore. Ma forse è possibile tentare qualche ipotesi inedita. Prima però partiamo dall’...

Ritratto 8 / Levi, conversazione con signora

Anno 1967. Primo Levi riceve il Premio Bagutta per il suo primo libro di racconti, Storie naturali, uscito l’anno precedente da Einaudi. Il 15 gennaio a Milano Riccardo Bacchelli, presidente della giuria, lo incorona vincitore. A riprendere la serata c’è una fotografa milanese, Carla Cerati, che ha da poco iniziato a lavorare come fotogiornalista. Nel 1966 è a Firenze e fissa con la sua macchina la devastazione delle acque dell’Arno. Proprio lì sono annegate le residue copie di Se questo è un uomo stampate nel 1947 da De Silva in deposito della Nuova Italia. Carla Cerati scatta un intero rullino al Bagutta, da cui trae alcune immagini. L’anno dopo realizza con Gianni Berengo Gardin nei manicomi italiani un reportage che resterà memorabile: Morire di classe, edito da Einaudi.   La casa editrice torinese ha stampato il libro di Levi con un altro nome in copertina: Damiano Malabaila. Uno pseudonimo però smentito dalla presentazione nella quarta di copertina, che identifica l’autore dei racconti con chi ha firmato Se questo è un uomo e La tregua. L’uso dello pseudonimo è stato suggerito da Roberto Cerati, direttore commerciale della editrice, marito di Carla. La ragione...

Il saggio come specchio di sé stessi / Jonathan Franzen e Martin Amis

Per un narratore, diversamente che per un critico, scrivere un saggio vuol dire esporsi direttamente, senza i filtri che la scrittura di un romanzo impone. Tutto, in un saggio, può essere rilevante, tutto può interessare l’io, che una volta tanto non deve preoccuparsi troppo di dare senso e coerenza alla vita di un personaggio immaginario. Ciò vale soprattutto per gli scrittori capaci di rappresentare caratteri diversi e ulteriori rispetto alla proiezione del sé, dominante e a volta ingombrante nella letteratura contemporanea.  Naturalmente, bisogna intendersi sul significato da dare alla parola ‘saggio’ o essay: è un genere che non corrisponde a un’interpretazione critica oggettivamente documentata (ci sono scrittori e poeti che sono anche ottimi critici in questo senso per così dire tecnico, ma è un’altra cosa). Il saggio è una forma di espressione libera, senza rigidi vincoli tematici o codici stilistici. Esempi efficaci di questo tipo di scrittura sono offerti dai due volumi recenti di Jonathan Franzen, La fine della fine della terra (‘The End of the End of the Earth’, 2018) e di Martin Amis, L’attrito del tempo. Bellow, Nabokov, Hitchens, Travolta, Trump. Saggi e...

Da fronti di guerra, boschi e montagne / Le lettere di Mario Rigoni Stern

Leggere gli epistolari degli scrittori a volte delude, specie quando dalla corrispondenza con le loro case editrici emergono rancori, piccolezze, avidità, che possono lasciare perplessi gli estimatori dei loro libri. Questo non avviene con Mario Rigoni Stern: ogni lettera ha la qualità narrativa e la velocità di un piccolo racconto, a volte aspro e sanguigno, altre volte elaborato e ricco di riflessioni. Le prime lettere di Rigoni che ho letto erano proprio dirette a me, un lettore appassionato che voleva saperne di più delle storie raccontate nei suoi libri e dei luoghi vissuti ed evocati, spesso montagne dell’arco alpino. Tante volte gli ho inviato foto di valli e montagne a lui care, lontane dall’altipiano dei 7 Comuni: le vette della Val Veny e Val Ferret, le cascate di Lillaz e i laghi sopra Champorcher, le nevi della Val Formazza e i prati di maggio della Val Soana. Lui una volta mi rispose: “lei è come se viaggiasse per me”.  Volevo saperne di più di Mario Rigoni Stern, non avevo ancora in mente di scriverne la biografia – avvenne molti anni dopo – e andai in cerca di scritti rari e dimenticati ma anche dei luoghi della sua giovinezza. Durante le ricerche, un giorno mi...

1960 - 2013 / Philip Roth, Perché scrivere?

Davanti a un volume di «collected nonfiction» (questo il sottotitolo originale), riesce difficile abbozzare un compendio, sia pure approssimativo, tanto più che gli scritti raccolti in Perché scrivere? coprono un arco temporale molto vasto, che va dal 1960 al 2013, l’anno successivo a quello del fatidico annuncio di non scrivere più. In questo libro ricchissimo e a suo modo labirintico, l’unica cosa possibile è perdersi, o magari provare a tracciare dei percorsi particolari, alla ricerca di una risposta a quell’interrogativo che campeggia in copertina. Occorre dirlo subito: la risposta, per lo meno in termini diretti, non c’è, perché Philip Roth non fa che girare attorno al nucleo della sua e della altrui scrittura, in brevi saggi, in conversazioni straordinarie con altri scrittori o in vari scritti d’occasione.    In questo itinerario, che naturalmente ogni lettore può percorrere secondo le proprie inclinazioni e i propri interessi, si incontrano delle pietre miliari, dei landmarks essenziali e inaggirabili, a cominciare da uno dei testi più belli mai scritti dallo scrittore di Newark, giustamente collocato in apertura: «Ho sempre voluto che ammiraste il mio digiuno»...