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Primo Levi

(131 risultati)

Paolo Nori / La Grande Russia Portatile

No, che io questo La Grande Russia Portatile di Paolo Nori l’ho preso per due ragioni, ed entrambe sbagliate, perché son fatto così, mi fido delle prime impressioni, e poi me ne pento. Intanto, il titolo: che con un titolo così uno pensa a una bella guida turistica da mettersi in tasca e via, quando vai in Russia, se ci vai (perché se non ci vai non ha molto senso comprare una guida. O forse no, c’ha ancora più senso, che quei posti puoi immaginarteli, invece di vederli con il manuale in mano che ti spiega chi ha costruito quella chiesa, in che anno, cosa ci fanno dentro e un sacco di altre robe che se non le sapevi non ti rovinavano la meraviglia – e infatti quel famoso fotografo che veniva dalle stesse parti di Nori, come si chiama, Luigi Ghirri, lui ha fatto un libro che si chiama Atlante, dove si vede tutto il mondo, solo che il mondo sono delle cartine stampate, appunto; però adesso sto divagando, lo so).   Insomma, già sul bus, quando l’ho scartato, ho capito che avevo preso una cantonata, questo è un libro dove ‘sto tale Nori ci spiega il suo amore per la letteratura russa, e cosa ha fatto in Russia tutte le volte che ci è andato, e come a un certo punto nel 1991 ha...

Sull'intervento di Giorgio Fontana / Il romanzo è morto?

Di solito si interviene in una discussione per esprimere un netto dissenso, ma non è questo il mio caso. Le riflessioni di Fontana sono l'espressione di un lungo lavoro e di molte letture. Se ci sono delle differenze nei nostri ragionamenti si tratta di sfumature, di particolari, qualche volta di accenti. A me non interessa se uno scrittore è giovane o vecchio. L'età non vale come scusante, non vale neppure come spiegazione. Leopardi ha scritto L'infinito a vent'anni. Devo anche dire che senza la sollecitazione di Doppiozero non scriverei questo intervento. Non perché sottovaluti i contenuti espressi da Fontana, che come dicevo trovo intelligenti e per nulla giovanili, ma perché ho già vissuto diverse stagioni di questi dibattiti, alla fine di una tale inutilità che sarebbe noioso riassumerli. Con il passare del tempo dei dibattiti non resta traccia, e neppure delle dichiarazioni di poetica: restano, e non sempre, pochissime opere. Le prime ad appassire le opere delle avanguardie italiane (sempre accademiche o di regime), che dopo una fase involontariamente comica svaniscono nel nulla da cui provenivano.   Il romanzo muore a ogni ciclo generazionale. Ed è giusto così, perché...

Jane Eyre / L’albero delle castagne, amare

Sacramentano i milanesi, perché gli gibollano le carrozzerie: in questi giorni di primo autunno i frutti dell’ippocastano (Aesculus hippocastanum) vengon giù con botti fragorosi. Ma io sto dalla sua parte: girino alla larga e non lo molestino posteggiandogli sui piedi. È un tipo solido, forte di tronco, alto di palco, infonde sicurezza da ogni ramo, vigore da ogni gemma, grossa e protetta da perule vischiose. A maggio, pure le pannocchie florali, erette, impettite all’apice delle fronde, danno un’idea della personalità e del carattere di questo individuo arboreo arrivato a Vienna dall’Europa Orientale nel XVI secolo.     È poi a Parigi nel 1615, per merito di Bachelier, e nel 1633 in Inghilterra, dov’è tenuto in gran conto per le sue qualità paesaggistiche. In Italia lo introduce il medico e botanico Mattioli nel 1557, ma da noi mostra difficoltà a naturalizzarsi (non ci sono boschi di ippocastani) e si deve accontentare dei viali e dei parchi cittadini del centro-nord. Non proprio la situazione ideale per uno che ha bisogno di spazio per mostrare al meglio il suo portamento fiero e distendere la densa chioma piramidale. Così in città, quando non è attaccato dalla...

La valle di Champorcher dove sognavano di tornare insieme / Primo Levi e Mario Rigoni Stern. Una lunga amicizia

Primo Levi disse che lui, Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli erano come tre petali di un trifoglio perché avevano attraversato le tragedie della Seconda Guerra mondiale, sofferto il freddo e la fame, visto e superato l’orrore, e poi scritto opere contigue per senso etico e nitore di stile.  Levi fu catturato il 13 dicembre 1943 sulle montagne della Val d’Aosta mentre con altri cercava di organizzare una piccola unità partigiana di Giustizia e Libertà; fu trasferito dapprima nel campo di concentramento di Fossoli, poi alla destinazione finale di Auschwitz. Lì gli venne marchiato sul braccio il numero 174157 e lì avrebbe trascorso un anno e mezzo di durissima prigionia, in un luogo pieno solo di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il pensiero di un mondo scomparso dall’orizzonte, quello degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima. Come quando prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna…”. Lo assale il rimpianto: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, di’ qualcosa,...

Domani alle 19 al Teatro Franco Parenti (MI) / Intervista a Primo Levi

Domani giovedì 5 luglio al Teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo, 14) di Milano, alle ore 19.00, incontro con Marco Belpoliti in occasione della presentazione del volume Primo Levi, Opere complete III. Letture di Gioele Dix.   Fino alla metà degli anni Settanta, Levi è interpellato soprattutto per parlare della sua esperienza di deportato raccontata in Se questo è un uomo e nella Tregua. Poi, accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Inoltre, questi testi contengono molte notizie biografiche non altrimenti note. Levi parla distesamente anche di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l'ebraismo. Questo libro di interviste è dunque uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di...

Rispondere all'incertezza / L’ira impossibile, ovvero: elogio dell’ira

Non è compito facile sottrarre l’ira alla sua fama. E la sua non è una buona fama. Inscritta tra i vizi capitali da Evagrio Pontico (Ibora, 345 – Egitto, 399), un monaco cristiano, scrittore e asceta greco antico, l’ira non si è più liberata della caratterizzazione negativa con cui è spontaneamente considerata.    Erotica/Irotica  “Sine ira et studio”, senza ira e parzialità, fu l’espressione usata da Tacito (Annali I, 1) con riferimento al proprio programma storiografico, talvolta citata per sottolineare l’obiettività di un proprio giudizio o atteggiamento. Ancora una volta l’ira assume una connotazione negativa e problematica, quella di un fattore di disturbo del giudizio e causa del turbamento di una presunta obiettività.  Eppure non dovrebbe essere difficile riconoscere come vi sia una interconnessione abbastanza stretta tra i sistemi emozionali umani che presidiano alla ricerca, alla curiosità, alla creatività, al desiderio e, perciò, ad un’erotica dell’esistenza e della conoscenza, e i sistemi emozionali della collera, della rabbia, dell’attrazione coinvolgente, dell’aggressività non necessariamente distruttiva e, perciò, di quella che con un neologismo...

Mirandola, 7/10 Giugno 2018 / La memoria dentro le parole

Quest’anno dal 7 al 10 giugno l’appuntamento è con la seconda edizione del Memoria Festival, promosso dal Consorzio per il Festival della Memoria in collaborazione con Giulio Einaudi editore. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni scritti di approfondimento sui temi di cui si discuterà durante il Festival, in compagnia di numerosi protagonisti italiani della cultura, del pensiero e dello spettacolo. Pubblichiamo alcuni stralci della relazione di Stefano Bartezzaghi che sarà al Festival oggi 9 giugno alle 21.30 (Tenda della Memoria).   L’argomento che mi è stato assegnato è un po’ difficile, in particolare per un motivo: un motivo che ha a che fare più con i nostri sentimenti per la lingua e non tanto con le procedure e i nostri modi di impiegarla. Il motivo è questo: la memoria ha un valore sentimentale positivo mentre i luoghi comuni hanno un valore sentimentale negativo. Questi due dati di fatto fanno fatica a stare assieme, almeno nella coscienza che ne abbiamo. Ci torneremo, ma perché il discorso non si faccia davvero troppo serio, giochiamo con le associazioni mnemoniche.   Prendiamo una parola, un nome: Berta. Cosa vi fa venire in mente? Un cultore di proverbi,...

Il senso dell’attenzione per Roberto Casati / La lezione del freddo

La lezione del freddo (Einaudi, p. 184, € 18,00) è il racconto di dieci mesi vissuti in un ambiente inconsueto per il protagonista, perché dominato a lungo dal freddo, e dell’ingegno necessario per capirlo e affrontarlo.  Roberto Casati, filosofo delle scienze cognitive, deve abitare e insegnare per un anno accademico nel college di Hanover, nel New Hampshire, nel nord est degli Stati Uniti. Qui la neve e il gelo sono una presenza costante per cinque mesi, da dicembre ad aprile, con temperature che scendono anche a venti sotto zero. Un mondo del freddo che non è dominato né dal bianco, come si potrebbe pensare, né dall’oscurità, bensì dall’azzurro. Non è il freddo del mondo alpino, ricco di vette e grandi orizzonti, ma di un territorio pianeggiante e collinare, con boschi senza fine, dove è facile e pericoloso perdersi. La casa presa in affitto si trova a duecento metri dall’Appalachian Trail, l’ampio sentiero di duemiladuecento miglia che inizia in Georgia e conduce al Maine.    La vita di Casati, della moglie Beatrice, delle due figlie, Ninni e Anouche, e del loro cane Blacky, inizia nel colore di un autunno unico al mondo per varietà e sfumature, pervaso da una...

È uscito il terzo volume delle Opere Complete / Philip Roth e le tre interviste a Primo Levi

Uno dei più bei libri di Philip Roth non è un romanzo e neppure una raccolta di racconti, bensì un libro di interviste. Si intitola Shop Talk, in italiano Chiacchiere di bottega. Lo ha pubblicato in inglese nel 2001 e contiene una serie di conversazioni con colleghi scrittori. Sono interviste precedute da fulminanti ritratti delle persone che Roth ha incontrato, da Aharon Appelfeld a Ivan Klíma, da Isaac Bashevis Singer a Milan Kundera, poi una visita a Edna O’Brien e uno scambio epistolare con Mary McCarthy, un ritratto di Philip Guston e una serie di rapide recensioni ai libri di Saul Bellow. Sono testi molto belli dove Roth manifesta non solo la qualità dell’eccellente lettore – come potrebbe essere diversamente dato che è uno scrittore? – ma anche quelle del critico, cosa in cui non tutti gli autori, soprattutto se celebri e famosi, sono versati. Un critico è uno che entra nelle pieghe dei libri che legge, ne percorre la tela fine che li compone e ne trae riflessioni d’ordine generale sulla letteratura, sul mondo, su se stesso. Roth dimostra nelle sue chiacchiere di bottega di possedere una straordinaria umiltà. Non si pone mai al di sopra degli autori che incontra e neppure...

Durante il Ventennio / La montagna etica

“Conoscere l'intimo della realtà si dice”, scrive Elémire Zolla in La montagna a proposito dei culti dei neri trascinati dall'Africa a Cuba, “entrare nella montagna, con sommo rispetto e consapevolezza, offrendo un sacrificio devoto, salutando i venti che ruotano attorno alla vetta”; e per tutto il saggio trova consonanze, attorno alla montagna sacra, nelle religione monoteiste come tra gli sciamani del nord America, nel buddhismo himalayano trapiantato in Cina e Giappone o nell'Induismo e nello Zoroastrismo. La montagna letterariamente nasce viceversa con il Romanticismo. Ciò lungo la prospettiva del sublime, ovvero della fascinazione per una natura dominante e pericolosa, e della conservazione del simbolico (altitudine, purezza, divino). Nel secondo Ottocento anche l'alpinismo si sviluppa professionalmente come competizione e conquista, il turismo d'élite si appropria delle vette, mentre è della Grande Guerra l'esperienza collettiva della fatica e del sacrificio estremo. A noi interessa un altro aspetto ancora della montagna, quello etico, databile per l'Italia tra i due conflitti mondiali, durante il Ventennio.    Di queste differenti dimensioni si nutre buona parte...

Non si leverà nessuna voce a chiedere conto di questa nuova strage? / Gaza

English Version   Sembrano due immagini diverse e accostate. Nella prima prevale il colore giallo-rosso della terra, su cui camminano in diagonale tre soldati in assetto di guerra con gli zaini sulle spalle. Nella seconda è il colore verde dell’erba, e poi la folla composita di bambini, giovani, adulti, uomini e donne, con le bandiere. In mezzo, a separare le due immagini una rete e il filo spinato. La fotografia è stata scattata venerdì a Gaza dove sono stati uccisi 16 manifestanti palestinesi e feriti altri 1400. Sabato i morti sono invece due, e non sono ancora stati contati i feriti. Una folla di 30.000 persone ha manifestato lungo la recinzione che separa questo territorio dallo Stato di Israele. I manifestanti hanno tirato sassi e molotov contro i reticolati dietro cui stavano acquattati oltre 100 tiratori scelti dell’esercito israeliano. Il ministro della Difesa d’Israele, Avigdor Lieberman, ha sostenuto che questi erano gli ordini e se qualcuno dei manifestanti si avvicinava ai reticolati, i militari avevano l’ordine di sparare. Gli abitanti della striscia di Gaza, egemonizzata da Hamas, vivono in uno stato di segregazione che è stato raccontato in questi anni da...

Letto in un’altra lingua / Adolfo García Ortega. Inventore di compleanni

Fabula: «Tutti i romanzi affabulano, cioè tutti i romanzi inventano. Significa forse che stanno mentendo? Assolutamente no. Nessun romanzo è menzogna né mendace. Non saranno sinceri, ma dicono la verità». (Abecedario)   Quando, nel 2006, ho aperto l’originale spagnolo dell’Inventore di compleanni di Adolfo García Ortega, ho trovato in esergo la Schwarze Milch der Frühe, il negro latte dell’alba, di Paul Celan. E un proposito: dare una vita al Senza Nome, il bambino di forse tre anni morto agli inizi di marzo del 1945 dopo essere scampato ad Auschwitz e di cui Primo Levi parla in una pagina della Tregua. I suoi compagni di baracca lo chiamavano Hurbinek per il borbottio inintelligibile che emetteva. Nessuno gli aveva insegnato il linguaggio: era un simbolo del silenzio, uno dei più atroci che la Storia avesse creato. Prolungare i suoi giorni significava addentrarsi nell’orrore. Significava attraversare il secolo. Non ricostruire la Storia, ma piuttosto offrire ai lettori la crudele possibilità di viverla nei panni delle vittime. In una bella recensione su «Letra», Antonio Muñoz Molina osservava che più ci allontaniamo dall’epoca di quei fatti, meno ci bastano le informazioni...

Sergio Luzzatto / I bambini di Moshe

Secondo una leggenda il re David non sarebbe morto, ma solo addormentato in una caverna il cui ingresso è però segreto. Attende che qualcuno lo svegli per tornare sulla scena e salvare il Popolo eletto. Due ragazzi si mettono a cercare la grotta e dopo varie peripezie la trovano. Entrano e vedono re David sdraiato su un letto d’oro. Sono però abbacinati da tutte le cose che scorgono lì intorno. Il re allunga le braccia verso i due affinché gli versino l’acqua raccolta nei giardini dell’Eden contenuta in una bottiglia; questo potrebbe finalmente svegliarlo. I due imbambolati da quello che hanno visto non reagiscono in tempo; re David si stringe le spalle e non succede niente. Scoppia improvvisa una tempesta e i due sono costretti a uscire dalla caverna. Si trovano proiettati in un luogo sconosciuto e per quanto facciano molti tentativi, non trovano più la caverna.   Intorno al 1939 Adele Liberman deve aver ascoltato questa storia alla scuola ebraica di Rovno in Polonia. La raccontavano i sionisti e il suo significato simbolico sta proprio nell’Estote parati, il “siate pronti” predicato dal movimento: il viaggio verso la Terra promessa. Tocca a voi. A chi? Ai giovani, agli...

Un vero giardiniere coltiva il suolo / Fango

Un vero giardiniere, ha scritto Karel Capek, non coltiva fiori, coltiva il suolo; il suo occhio non si arresta alla superficie come uno spettatore, s’immerge in profondità, apprezza la fertilità del terreno. Di fronte alla bellezza dell’argilla limacciosa e cocciuta si comprende quale tremenda battaglia la vita abbia dovuto combattere contro l’ostilità della materia per mettere radici nella terra. Nella Genesi è scritto: “Il Signore plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita”. Nell’immaginario mitico-religioso, sotto diverse latitudini, ricorre un’antropogonia che ha nel fango la sua materia costitutiva. Il Prometeo artifex modella l’essere umano con pani di argilla, talora assistito da Atena che pone sulla testa del nuovo nato una crisalide di farfalla, simbolo dell’anima. Nel mondo romano, le Fabulae di Igino (1° secolo a.C.) tramandano un mito, ripreso anche da Heidegger: la dea Cura, attraversando un fiume, ebbe l’idea di modellare fango argilloso per trarne la figura di un uomo in cui Giove infuse lo spirito vitale. Al dio sarebbe spettato rientrare in possesso dell’anima dopo la morte, alla Terra sarebbe toccato il corpo dell’essere...

Nuovi volumi sullo scrittore torinese / Il sorriso di Primo Levi

1. Tre giovani su una panchina sorridono all’obiettivo in una foto in bianco e nero. A sinistra, c’è una ragazza mora seduta accanto a un uomo in maniche corte, che tiene il mento sollevato, la testa inclinata e le spalle un po’ curve. In primo piano, a destra, le gambe accavallate di un’altra ragazza, abito leggero e capelli raccolti in un’acconciatura d’epoca. L’uomo al centro è Primo Levi, la figura sulla destra è la sorella Anna Maria, quella a sinistra è la futura moglie Lucia Morpurgo.      La fotografia ci guarda da una delle prime pagine dell’Album Primo Levi, da poco uscito per Einaudi, a cura di Roberta Mori e Domenico Scarpa. Pubblicato nella collana dei «Saggi», la stessa in cui nel ’58 fu accolto Se questo è un uomo, il volume ha però il formato di un atlante, e non a caso: oltre a raccogliere le immagini, il libro disegna infatti anche una mappa, una topografia di Levi e dei suoi mondi concreti e immaginari. Proprio «I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza» è il titolo della mostra dedicata allo scrittore, allestita al Palazzo Madama di Torino dal gennaio all’aprile del 2015 e in seguito portata in luoghi emblematici (come il campo di...

Venerdì 26 gennaio, ore 18, Libreria Coop Ambasciatori (Bologna) / Conservare la memoria: i 10 libri scelti

Conservare la memoria. Di che cosa? Del passato, ma anche del nostro presente. Gli scrittori che hanno accettato l’invito a indicare dieci libri da proporre in lettura ai giovani hanno declinato in vari e differenti modi la loro idea di memoria e di memorabile, ovvero di cosa occorre ricordare, cosa si deve ricordare. Il XX secolo è alle nostre spalle, ma il suo carico di eventi terribili, luttuosi e devastanti, pesa ancora su di noi. Ma anche il nostro presente è carico di memoria che occorre custodire e per cui occorre agire. La lettura come uno strumento per pensare ma anche per fare. Per non restare indifferenti. Questo il contributo che proponiamo alla Giornata della Memoria.   Gli episodi di ordinaria cancellazione e offesa della memoria si susseguono a ritmo incessante, incalzante, inquietante. Dalle lapidi profanate alle svastiche disegnate sui cartelli delle scuole dedicate ad Anna Frank. Dai saluti romani a Marzabotto (Città Martire) ai raduni arroganti e minacciosamente evocanti. Dieci autori consigliano dieci libri agli adolescenti. Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Doppiozero promuovono una raccolta di 10 volumi indicati da 10 autori. Dieci libri che...

Il nuovo volume della collana Riga / Primo Levi e Israele

Conoscere il rapporto tra Primo Levi e lo Stato di Israele a prescindere dall’esperienza tragica e pregnante di Auschwitz è impossibile. Quella che Levi stesso ha definito come l’esperienza della sua vita ha modificato certamente l’opinione dello scrittore, senza tuttavia modificarne la sua natura di uomo mite, pacato e riflessivo. È interessante allora analizzare l’evoluzione di tale rapporto alla luce del suo essere un ebreo della Diaspora, sopravvissuto ai campi di concentramento e in virtù degli eventi storici che hanno segnato gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Novecento.   A partire da tre racconti in particolare del Sistema Periodico: Argon, Zinco e Oro Levi mette in evidenza i primi momenti in cui la componente ebraica ha fatto capolino nella sua vita, designandolo come qualcosa di più rispetto a un italiano, borghese, di professione chimico.  Determinante sarà poi il periodo vissuto nel campo di concentramento di Auschwitz senza il quale non sarebbe emersa in maniera determinante la coscienza divisa che Levi avrebbe finalmente attribuito non solo a se stesso, ma anche alla moderna identità ebraica nella Diaspora come tale. Durante la sua permanenza...

Volume numero 38 / Primo Levi

Settanta anni fa usciva a Torino presso un piccolo editore, De Silva, il primo libro di un giovane chimico. S’intitolava, come tutti oramai sanno, Se questo è un uomo. Era l’opera di uno sconosciuto aspirante scrittore, che raccontava agli italiani la vicenda dei campi di sterminio nazisti dove erano morti milioni di persone: ebrei, antifascisti, zingari, omosessuali, militari; uomini, donne e bambini, sterminati dalla macchina tedesca con metodo industriale. In questi sette decenni trascorsi da allora questo libro si è trasformato in un classico della nostra letteratura, uno dei libri più letti, commentati e amati dai lettori, tradotto in innumerevoli lingue. E dire che Primo Levi aveva esordito con fatica, respinto da alcuni importanti editori, come racconterà molto dopo, tra cui Einaudi, la casa editrice che l’annovera oggi tra i suoi autori maggiori. Com’è potuto accadere che questo volume, riprodotto su una carta povera del Dopoguerra – era il 1947 – sia divenuto un testo fondamentale? Lo racconta qui «Riga» ripubblicando le più importanti recensioni uscite da quell’anno al 1988, poco dopo la scomparsa di Primo Levi e la pubblicazione di un altro libro fondamentale, I...

Milano, 16/19 ottobre 2017 / Doppiozero a Bookcity

  Ecco gli appuntamenti Doppiozero per questa nuova edizione di Bookcity 2017:   Sentimenti al negativo   18.30 venerdì 17 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Nicole Janigro​ INVIDIA   18.30 sabato 18 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Pietro Barbetta ODIO   18.30 domenica 19 novembre Sala 3 del Teatro Franco Parenti Anna Stefi GELOSIA     Doppiozero per Riga   18.o0 venerdì 17 novembre Scuola Civica Traduttori Altiero Spinelli ​Rocco Ronchi e Giuseppe Zuccarino, Elio Grazioli MAURICE BLANCHOT Letteratura e filosofia per il XXI secolo   15.30 sabato 18 novembre Fondazione Corriere della Sera. Sala Buzzati. Mario Barenghi, Marco Belpoliti, Robert Gordon, Mario Porro PRIMO LEVI Enciclopedia, antropologia, etologia

Primo Levi reloaded / La bella addormentata nel frigo multimediale

A trent’anni dalla scomparsa, tra le acquisizioni più importanti della “riscoperta” di Primo Levi vi è la piena consapevolezza che egli sia stato narratore di gran lunga eccedente la qualifica di “testimone”, sia pur d’eccezione, o di icona della memoria. Lo attestano importanti operazioni editoriali che hanno restituito la complessità della sua figura, come la nuova edizione delle Opere complete (Einaudi, 2016), quella in lingua inglese The Complete Works (Liveright 2015) e l’enciclopedia leviana scritta da Marco Belpoliti, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda, 2015). Emerge come la scrittura di Levi sia un reagente in grado di esprimere un’immagine sfaccettata e multidimensionale della condizione umana, tra esperienza quotidiana ed etica universale e tra gli estremi della profondità che caratterizza la descrizione del lager e i colpi di ala ironico-parodistici della produzione fantastica.    Proprio al crocevia tra letteratura e scienza si situa la produzione di fantascienza, tra cui i racconti pubblicati sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 (ma scritti in precedenza) con il titolo di Storie naturali: storie che Levi stesso...

Un nuovo libro su Primo Levi / I tedeschi e la colpa

Quando nel ’46 il filosofo Karl Jaspers riprese l’insegnamento in Germania, che era stato costretto ad abbandonare per aver sposato un’ebrea, dedicò il suo corso alla questione della colpa, soffermandosi sulla colpa ‘metafisica’, quella che investe chi non fa nulla per impedire il male inflitto a un proprio simile. È questa la dimensione a cui si pone il confronto che Levi aspira ad avere con i tedeschi. «La mancata diffusione della verità sui lager costituisce una delle maggiori colpe collettive del popolo tedesco, e la più aperta dimostrazione della viltà a cui il terrore hitleriano lo aveva ridotto» (SeS). Le pagine del suo primo libro Levi le aveva scritte senza pensare a un destinatario specifico, come chi sente il bisogno di gridarle sui tetti, ma quando Se questo è un uomo viene tradotto in lingua tedesca nella Germania Federale, dice nella prefazione che ha trovato compimento lo scopo della sua vita, «di portare testimonianza, di fare udire la mia voce al popolo tedesco, di ‘rispondere’ al kapo che si è pulito la mano sulla mia spalla, al dottor Pannwitz, a quelli che impiccarono l’Ultimo, ed ai loro eredi».   In I sommersi e i salvati, dice che, all’annuncio del...

L’involuzione della società psicotica / Dopo le Ramblas e Piazza Indipendenza

Ero lontano quando è accaduto lo sterminio delle Ramblas, anche in Brasile è risuonata la voce di Mario Vargas Llosa, una condanna al fanatismo, soprattutto un ricordo di luoghi dove aveva vissuto per anni, con cui aveva un legame. Un grande scrittore ha saputo ricordare, in un momento in cui rabbia e tristezza pervadono la nostra essenza. Bisogna ringraziarlo.   Nel frattempo, su media e social network escono nuove/vecchie cose, come l'intervista a Wafa Sultan del 21 febbraio 2006 su Al Jazeera Qatar. Wafa Sultan, parla arabo e dice che il messaggio del Corano è ben diverso da quello della Bibbia o del Libri cristiani. Secondo Sultan l'origine di ogni fanatismo islamico sta dentro le radici stesse del messaggio guerrafondaio, essenzialmente presente nel Corano. Infine dice che l'unica soluzione sarebbe una riforma del Corano. Però, durante gli stessi giorni in cui queste dichiarazioni riemergono, venti milioni di Islamici si mettono in marcia contro ISIS. Smentiscono Wafa Sultan. Il Corano c’è anche chi lo sa leggere, ove per “leggere” si intende inserire la lettura dentro il contesto storico in cui si vive. Raccogliere il legame all’indietro presente nelle parola “religione...

Il più ampio epistolario dello scrittore / Primo Levi e l'amica tedesca

La prima lettera la scrive lei: 18 ottobre 1966. Ha appena scoperto l’edizione tedesca di Se questo è un uomo, in ritardo di cinque anni. Gliel’ha data Herman Langbein, ex deportato, uno dei più attivi nel dopoguerra nell’azione contro i criminali nazisti. Si chiama Hety Schmitt-Maass, è coetanea di Primo Levi, bibliotecaria, collaboratrice di giornali, socialista, diventerà membro del governo regionale dell’Assia. Nel 1935 è stata espulsa da scuola perché non iscritta alla gioventù hitleriana, mentre il padre, pedagogista, socialista, nel 1944 è deportato a Dachau. Ed è sopravvissuto. Si riferisce alla prefazione all’edizione tedesca del primo libro del chimico torinese: “Capire “i tedeschi” sicuramente non le riuscirà – non riesce neppure a noi tedeschi”. E aggiunge: “Libri come il suo, che ricordano in maniera così umana il disumano, sono dunque, in particolare per la nuova generazione, estremamente importanti”. Corrisponderanno per quattordici anni.   Sono oltre cento lettere scritte in lingue diverse (italiano, tedesco, inglese, francese), conservate presso “Stadtarchiv” di Wiesbaden, probabilmente l’epistolario più importante di Levi, e uno dei più vasti. Hety, nominata...

La libertà deve essere nell’uguaglianza / Scrittore o intellettuale? Intervista a Javier Cercas

Javier Cercas ha appena pubblicato Il sovrano delle ombre (Guanda), tradotto ottimamente da Bruno Arpaia,  romanzo dedicato a Manuel Mena, un giovane spagnolo  morto diciannovenne nella battaglia dell’Ebro durante la guerra civile il 21 settembre 1938. Era lo zio della madre, un falangista che combatteva nelle file dell’esercito di Francisco Franco. Manuel, come Javier, era nato a Ibahrnando, un piccolo paese dell’Estremadura, regione poverissima della Spagna, da cui lo scrittore se n’è andato da bambino per trasferirsi con i genitori a Gerona. Si tratta di una vera e propria inchiesta storica, la ricostruzione della vita di questo giovanotto che ha combattuto dalla parte sbagliata della storia, e si è immolato per valori come la Patria, la famiglia, la solidarietà. Cercas ha posto sotto il titolo del suo libro la parola “romanzo”. Ed è davvero un romanzo, nei modi e nello stile che lo scrittore spagnolo ci ha resi consueti con Anatomia di un istante, dedicato al fallito colpo di stato del colonnello Tejero, un capolavoro, e L’impostore, romanzo dedicato alla figura di Enric Marco, un uomo che si è finto deportato in un campo nazista ed è diventato uno dei...