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Primo Levi

(157 risultati)

La scuola di Francoforte 1 / La personalità autoritaria

Nella Germania degli anni Venti, all’indomani della pesante sconfitta subita nella prima Guerra Mondiale, negli anni della crisi politica ed economica, si è prodotta un’inedita ridefinizione delle prospettive critiche e degli approcci metodologici e cognitivi ai diversi campi del sapere. Si è iniziato ad esempio a osservare la letteratura dalla prospettiva sociologica, la filosofia da quella economica, la sociologia dalla specola della psicoanalisi e la storia dell’arte da quella della fisiologia umana.  Il progetto della scuola di Francoforte si definisce in questo clima culturale di profonde trasformazioni, soprattutto a partire dalla direzione di Max Horkheimer, ossia dal 1931. Con la pubblicazione dal 1932 della Zeitschrift für Sozialforschung la Rivista per la ricerca sociale l’istituto divenne un luogo di ricerche interdisciplinari a cui parteciparono a vario titolo figure come Theodor W. Adorno (1903-1969), Walter Benjamin (1892-1940), Erich Fromm (1900-1980), Siegfried Kracauer (1889-1966), Leo Löwenthal(1900-1993) e Herbert Marcuse (1898-1979). Doppiozero presenterà alcune sequenze di questa ricerca, a partire dalla questione di quale sia il ruolo della...

Ritratto 5 / L'ombra di Levi

Jillian Edelstein è una fotografa sudafricana. Vive a Londra e lavora nel mondo della moda. Alterna immagini glamour, come quelle che pubblicano le riviste patinate, ad altre più dure. Ha fotografato nel 1986 Primo Levi. Ne è scaturita un’immagine strana, persino paradossale. Lo scrittore alza gli occhiali sopra la fronte. Probabilmente Jillian Edelstein gli ha chiesto di compiere il gesto di levarseli. Levi molto disponibile con chi lo fotografa, l’ha fatto. Si trova controsole e l’ombra della montatura cade sul suo viso e incornicia l’occhio destro; l’altro occhio non si vede. L’effetto è inconsueto: la mano in primo piano, gli occhiali all’altezza della fronte, e il resto del volto non si scorge. Sembra che naso, bocca e barba appartengano a un altro viso. L’immagine è studiata? Probabilmente Jillian Edelstein l’ha colta al volo. Anche a una brava fotografa capita di catturare l’immagine giusta in modo casuale, basta poi saperla riconoscere tra le altre scattate.   Questa fotografia coglie un aspetto decisivo della personalità di Levi: la sua natura centauresca. Il centauro, animale mitologico, è stato assunto dallo scrittore torinese come un emblema a partire da un...

Dizionario Levi / Endecasillabo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Il verso e l'uomo   Entrambi, Primo Levi e l'endecasillabo, mi accompagnano e mi affascinano da lungo tempo. Prima venne il verso, assorbito nelle poesie di Pascoli e Carducci imparate a memoria nella scuola elementare e media («C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole»/«Sta Federico imperatore in Como»/«Oh cavallina, cavallina storna») e soltanto al liceo studiato e compreso nella definizione canonica: verso di undici sillabe nella forma con uscita piana che ha come ultima sillaba tonica la decima (Pietro G. Beltrami, Piccolo dizionario di metrica, Bologna, il Mulino 2015, p. 50). Dopo non molti anni venne anche l'autore, con Se questo è un uomo e La tregua, che il mio quaderno dei libri (...

Ritratto 4 / Levi che fuma

Primo Levi che fuma è un’immagine inconsueta, ma non rara. Ci sono diverse fotografie che lo ritraggono con la sigaretta in mano come nello scatto di Giuseppe Varchetta. Questo è particolarmente bello perché lo coglie di scorcio. Si vede distintamente la sua mano che tiene la sigaretta tra l’indice e il medio, mentre il pollice si appoggia alla guancia. Aspira con voluttà, almeno così pare dall’espressione del viso. Si scorgono i capelli e la fronte, e non porta gli occhiali. La maggior parte delle fotografie che gli sono state scattate a partire dalla metà degli anni Settanta, lo mostrano frontalmente con il suo inconfondibile pizzetto. Questa è stata fatta nel settembre del 1979 alla Festa dell’Unità a Milano. Levi ha pubblicato da un anno La chiave a stella. Ha ricevuto il Premio Strega e il libro è un successo di pubblico. Da quasi quattro anni è in pensione e si può dedicare al sogno della sua vita: scrivere. L’aveva sperato sin dal 1946, eppure sono trascorsi trent’anni prima che potesse farlo. A Milano l’hanno chiamato a discutere con un altro scrittore che si occupa di lavoro, Paolo Volponi, che l’anno prima aveva pubblicato Il pianeta irritabile, un romanzo post-...

Ritratto 3 / Primo Levi e la macchina per scrivere

In una fredda giornata del febbraio del 1987 Basso Cannarsa si reca in viale Re Umberto 75 a Torino a casa di Primo Levi. C’è la neve per terra. Basso Cannarsa ha cominciato a fotografare da professionista da poco tempo. Qualche mese prima ha telefonato allo scrittore e gli ha chiesto di poterlo ritrarre. Levi ha risposto di non riuscire a riceverlo. Poi l’ha richiamato lui, e ha accettato di posare. Nella casa torinese regna un gran silenzio. All’inizio il fotografo è un po’ intimorito, eppure Levi è molto disponibile. Qualcuno chiama lo scrittore e questi scusandosi si assenta. Basso Cannarsa ha adocchiato la sua scrivania. Da un lato c’è il computer, dall’altro una macchina per scrivere elettrica. Ha un’idea. Poiché gli pare che in quel periodo le foto degli scrittori che ha visto li ritraggano mentre tengono in mano un libro, oppure mentre bevono il caffè, quando Levi ritorna nella stanza gli chiede di prendere in mano la macchina e di tenerla dalla parte della tastiera.   Levi la solleva e si pone dietro. Basso Cannarsa scatta. Nell’immagine le lettere appaiono al rovescio, e Levi seminascosto dietro l’oggetto che regge. Sembra che la tastiera si sia staccata dal resto...

Dizionario Levi / Meraviglia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Potrebbe sembrare strano che Primo Levi – testimone, razionalista, moralista, devoto dello scrivere chiaro – sia stato anche uno scrittore nato sotto il segno della meraviglia, un discepolo del mistero. Eppure una parte fondamentale della visione del mondo ‘primoleviano’, della sua scienza e della sua epistemologia, è costituita da una sensibilità per quello che Richard Dawkins chiama the magic of reality. Questa “meraviglia” leviana non potrebb’essere più lontana però dai misticismi, dagli esoterismi, dalle mistifcazioni e dalla metafisica: è, anzi, indizio eloquente di un certo porsi davanti al mondo, una forma di precondizione allo sforzo conoscitivo necessario, alla capacità della mente...

Ritratto 2 / Levi e Roth

Il calendario che si sfoglia è al centro: 6 settembre, domenica. A casa Levi lo scrittore riceve la visita di un altro scrittore, Philip Roth. Il fotografo del quotidiano “La Stampa” li coglie davanti alla libreria. Si guardano e sorridono. L’ex chimico torinese sta parlando; la sua mano sinistra accompagna la parola con un breve gesto, il dito indice puntato in avanti. L’americano appoggia invece la mano destra sulla libreria mentre ascolta e tiene la sinistra infilata nella tasca dei calzoni. Levi indossa una camicia a maniche corte, Roth una giacca e la camicia a maniche lunghe. Si sono visti a Londra qualche mese prima, in aprile. È il 1986. A settembre lo scrittore americano, accompagnato da Claire Bloom, con cui vive, è arrivato a Torino. L’incontro ha per scopo un’intervista che uscirà di lì a poco sul “New York Times Book Review”. Confermerà il riconoscimento come scrittore di Primo Levi negli Stati Uniti. Nella fotografia hanno entrambi gli occhiali e la barba.   Quella dell’italiano è bianca e gli contorna il mento, quella dell’americano è su tutto il viso, nera e brizzolata; Roth comincia a invecchiare, finirà per tagliarsela e restare glabro sino al termine della...

Ritratto 1 / La normalità di Primo Levi

L’uomo con la lattina in mano è il più noto scrittore italiano. Il suo nome lo conoscono tutti gli studenti delle nostre scuole. Di lui si parla di continuo soprattutto in corrispondenza del 27 gennaio, giorno che è dedicato alla memoria dell’enorme crimine perpetuato contro l’umanità, il primo di un’ininterrotta serie, avvenuto oltre settanta anni fa nel più colto paese dell’Europa: la Germania. Lui c’era quel 27 gennaio del 1945, quando cessò. Era là a Monowitz, il campo di lavoro dove faceva, già da qualche mese, parte del Kommando Chimico nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica, sui cui margini sorgeva il suo Lager. La foto scattata da uno psicologo dell’organizzazione, Giuseppe Varchetta, lo ritrae molti anni dopo, nel settembre del 1979 a Milano.   Si trova al Festival dell’Unità a discutere di “Romanzo e lavoro” insieme a un altro scrittore. Ha pubblicato da poco un libro su quel tema, che contiene una delle più belle frasi pronunciate nel Novecento nella nostra lingua: “l’amare il proprio lavoro (…) costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Si sta girando verso un interlocutore che gli parla. Tiene in mano la birra...

Colorato, fratto, diviso / Mario Schifano, America 1970

Il 15 marzo 1970 Mario Schifano si imbarca a Roma su un volo di linea diretto negli Stati Uniti. Ha trentacinque anni ed è già a suo modo una leggenda nel mondo dell’arte, della letteratura, e anche della musica; i Rolling Stones gli hanno dedicato da poco Monkey Man. Vive un momento di grande creatività, di pigra febbrilità, come la definisce acutamente Giorgio Vasta, che coglie così uno degli aspetti salienti della frenesia artistica di Schifano. Ha un’idea in testa, fare un film. L’argomento: gli alieni. Per questo vuole compiere una serie di sopralluoghi in America, paese dove si suppone che, a partire almeno dal 1950, possano essere stati identificati gli extraterrestri. Va a Washington al Pentagono, poi in Virginia, quindi a San Francisco, visita la sede centrale della Bank of America, si reca a Los Angeles, a Los Alamos; e a Huston e a Cape Kennedy, da cui partono i missili spaziali.     Quale luogo migliore per cogliere gli alieni se non quello? Da pochi mesi, i terrestri hanno posto piede sulla Luna e allora perché “loro” non possono essere arrivati da noi? L’ossessione dell’extraterrestre segnerà tutti gli anni Cinquanta e Sessanta. Mario Schifano ha scritto...

Felice Cimatti / Cose. Per una filosofia del reale

Se il mondo – come diceva Heidegger – mondeggia, la lingua linguaggia? Il nuovo libro del filosofo Felice Cimatti, Cose. Per una filosofia del reale (Bollati Boringhieri, 2018), affronta un tema caldo del pensiero contemporaneo: è possibile far parlare le cose in nome di un realismo che vorrebbe superare i limiti del postmodernismo? E la domanda sembra senza speranza se si presuppone, come Cimatti, che il linguaggio sia il marchio dell’uomo mentre le “cose sono mute”.    Per affrontare questo interrogativo, Cimatti ripercorre un sentiero che da Heidegger giunge a Lacan passando per le recenti ontologie orientate all’oggetto. Nelle sue pagine si passa con disinvoltura dall’intreccio mortale tra essere ed ente ai tanti viventi e non viventi che si fanno carico di problemi metafisici quando non metà-fisici: dalla scatola di sardine di Lacan all’aringa di Heidegger, dall’albero di Cezanne alla lumaca di Ponge, dall’ape di Heidegger alla rana schiacciata di Mathias, dall’atomo di Carbonio di Levi alla vita da cani dei cinici, dal castagno di Artaud al pesce di Robbe-Grillet. Le cose saranno mute, ma sono spesso più illuminanti di tanti filosofi.   Anche se il libro non è...

Centenario / Democrazia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   È l’inverno del 1986, l’intervista è filmata nello studio di Primo Levi a Torino. Il giornalista della RAI è giunto quasi alla fine di una conversazione a tutto campo e prepara le domande ad effetto. “Levi, lei crede ancora in qualcosa?”, chiede con trepidazione. Levi ci pensa su un attimo; mai stato tipo da risposte affrettate, lui. “Sì”, dice poi convinto, “Credo ancora alla democrazia”. Il giornalista si entusiasma. “È un valore!”, commenta. A questo punto Levi lo guarda in tralice, come uno che avesse detto che fuori piove mentre splende il sole, e lo gela così: “No. È una tecnica…”. Nelle mie ricerche per La strada di Levi, il film che con Marco Belpoliti dedicammo a ripercorrere l’...

Pratiche teatrali per la cura della persona / Gabriele Vacis. Educare alla relazione

La scoperta dell’identità – ha scritto Édouard Glissant nel suo libro dal bel titolo Poetica della relazione – non può essere solo scoperta delle proprie radici, se si intendono le radici come uniche, come «ceppo che assume tutto su di sé e uccide quanto lo circonda» (Macerata, Quodlibet, 2007, p. 23), ma è anche scoperta della relazione. Nel mettere in discussione il luogo comune secondo il quale è l’immagine della radice a definire meglio di ogni altra il concetto di identità, Glissant vi oppone, con Deleuze e Guattari, quella del rizoma, «radice demoltiplicata che si estende in reticoli nella terra e nell’aria, senza che intervenga alcun irrimediabile ceppo predatore. […] Il pensiero rizomatico sarebbe all’origine di quella che io chiamo una poetica della relazione, secondo la quale ogni identità si estende in un rapporto con l’Altro» (p. 23). Strettamente connesso all’idea del rizoma, che non è mai esclusione ma inclusione e alleanza, è l’altro concetto portante del pensiero di Glissant, quello di «nomadismo circolare», contrapposto al «nomadismo a freccia». Se quest’ultimo è il «nomadismo invasore» di chi si sposta da un luogo a un altro per occuparlo e impossessarsene...

Domani, ore 18, Aula Magna della Cavallerizza Reale (Torino) / Breve vita di Primo Levi scrittore e della sua alterna fortuna

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   La prima parola che apre Se questo è un uomo è “fortuna” e con la fortuna Primo Levi ha avuto un rapporto davvero altalenante. Nasce a Torino sotto una buona stella in una famiglia borghese di cultura e religione ebrea. Quel 1919 è l’anno della “spagnola” la febbre che miete vittime subito dopo la fine del conflitto mondiale, ma Primo sopravvive. Lo chiamano così, Primo, perché è il primogenito di Ester Luzzatti e Cesare Levi, avrà una sorella, Anna Maria. Gracile di costituzione è spesso...

Intolleranza e migrazioni / Umberto Eco e i migranti

Come sempre Umberto Eco non ci tradisce. Anche alcuni scritti (o parlati, visto che in molti casi si tratta di conferenze) che potremmo definire minori, non peccano mai di banalità. Anche questo libretto, nato dalla trascrizione di interventi fatti in momenti diversi sul tema del razzismo e delle migrazioni, rivela osservazioni interessanti e in certi casi, visto che alcuni scritti sono della fine degli anni Novanta, anche premonitrici. Interessante la distinzione tra immigrazione e migrazione: nel primo caso è solo una parte di una popolazione che si sposta ed è quindi un fenomeno, che può essere gestito: nel secondo si tratta invece di fenomeni paragonabili agli eventi naturali a cui è pressoché impossibile opporsi. Pertanto, il futuro dell’Europa (ma anche il passato peraltro lo è stato) sarà del meticciato: «Ebbene, quello che attende l’Europa è un fenomeno del genere, e nessun razzista, nessun nostalgico reazionario potrà impedirlo».   Invece si assiste ogni giorno di più a un barbaro tentativo di opporsi al diritto che ogni essere umano dovrebbe avere, di cercare un futuro migliore. In tutta l’Europa vediamo rigurgiti di razzismo, che speravamo relegati nei polverosi...

Una conversazione con Marco Belpoliti / Perché studiare Primo Levi?

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   Pietro Scarnera     Marco Belpoliti ha frequentato i libri, i manoscritti, gli appunti e le lettere di Primo Levi più di ogni altro lettore in Italia. Lo ha fatto sempre con la passione dell'uomo che ama la letteratura contemporanea, la scrittura, il modo con cui le parole sulla pagina ci dicono qualcosa, ci rincorrono ma, anche, si susseguono e si intrecciano tra loro, con risonanze e sequenze ritmiche, ridondanze e silenzi, cadute nell'ombra e scivolate decise dentro squarci...

Centenario / Sogno

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Primo Levi mostra che tutti i sogni sono un sogno unico, un'esperienza abnorme, che dura tutta la vita e la raddoppia. Il sogno è duplice, caotico e narrativo. Sigmund Freud distingue il lavoro onirico in due parti: gli elementi del sogno e il suo significato (Deutung). La verità sta nel sogno, ma la sua rivelazione è impossibile, Friedrich Nietzsche usa uno dei termini greci che stanno per “verità”: aletheia (disvelamento), termine che indica una verità evanescente, fessurata, abitata dal nulla. Freud parla di sovradeterminazione: il sogno appare magro e insignificante, eppure ogni elemento del sogno corrisponde a una molteplicità di pensieri del soggetto e ogni pensiero del soggetto...

Centenario / Zona grigia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Da quando l’espressione «zona grigia», proposta da Primo Levi, è entrata nel vocabolario concettuale contemporaneo, si assiste a un’evoluzione del suo significato non sempre coerente con quello originario e, a volte, addirittura «cannibale» rispetto ad altri concetti o espressioni in uso da tempo. Si pensi a indifferenza, inerzia (tipici della sociologia, della storia sociale o della psicologia sociale), narcisismo sociale o sonnambulismo, che sono stati impiegati per interpretare il culto dell’io, il venire a patti, costi quel che costi, con il potere o, ancora, al pensiero diffuso che spinge a «farsi i fatti propri» e a perdere interesse per gli altri.    A livello storico, molti...

Fanny & Alexander / Un rito per Primo Levi

Siamo qua continuamente a combattere con la memoria che svanisce, non solo per l’età che avanza ma soprattutto per le distrazioni, gli stimoli mitraglianti, gli appoggi esterni che ti dicono: tanto schiacci un pulsante e trovi notizie, neppure devi più alzarti per prendere un libro, per andare a cercare un giornale… Confesso il mio metodo: quando vedo gli spettacoli scrivo, scrivo moltissimo, cerco quasi di fermare tutto quello che sento, che vedo, che provo. Dato che annoto nel buio, quando vado per rileggere poco capisco di quello che ho segnato. Ma delle volte, come nel caso di Se questo è Levi, una “performance/reading itinerante sull’opera di Primo Levi” la luce è buona. I tre atti si svolgono in ambienti illuminati bene. Posso appuntare con cura, sempre con l’ansia di perdere, mentre scrivo, qualcosa del flusso dello spettacolo. Silvio D’Amico, il grande critico, fondatore dell’Accademia d’arte drammatica e dell’Enciclopedia dello spettacolo, diceva: durante la recita abbandonatevi a essa, non appuntate, non pensate a quello che dovrete poi mettere su carta, ai collegamenti brillanti, alle idee pungenti. Siate come in trance, rapinati da quello che vedete (così l’ho capita...

Gianfranco Pacchioni / L’ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie

Nel gennaio 1987, quando Einaudi decise di ripubblicare dopo 16 anni Vizio di forma, Primo Levi scrisse all’editore una lettera, rallegrandosi che venisse riproposto «il più trascurato» dei suoi libri, e che alcune delle più fosche previsioni contenute in quei racconti non si fossero avverate (prima fra tutte, la catastrofica ipotesi di un improvviso aumento della viscosità dell’acqua). Altre invece erano divenute, nel frattempo, realtà: o almeno, apparivano prossime alla realizzazione. Gianfranco Pacchioni, docente di chimica all’Università di Milano Bicocca, scienziato attento sia agli aspetti organizzativi della ricerca sia alle ricadute sociali delle scoperte scientifiche, è ritornato sui racconti d’invenzione di Primo Levi – segnatamente su Storie naturali (1966) e Vizio di forma (1971) – usandoli come lente per mettere a fuoco alcune delle più produttive linee di ricerca della scienza e della tecnologia contemporanee. Ne è risultato un libro vivace, inquietante e istruttivo: da un lato un omaggio al grande scrittore torinese, che ha dato prova di una lungimiranza a volte davvero straordinaria, dall’altro un aggiornamento sul nostro presente e soprattutto sul nostro futuro...

Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

21 luglio 1919 / La guerra dei poveri di Nuto Revelli

L’agenda di Nuto Revelli ha una copertina rigida, in cartone marrone zigrinato, all’interno riporta la dicitura: Agenda per l’anno 1942, XX dell’era fascista. Le pagine sono fitte di una scrittura chiara, con poche correzioni. Ha accompagnato l’autore per tutti i mesi della guerra in Russia, registrandone con buona regolarità azioni e riflessioni. La prima data è 21 luglio 1942, il giorno della partenza per la Russia, dalla stazione di Rivoli, ore 3,05. Finita la guerra, l’agenda diviene un libro: Mai tardi. Diario di un alpino in Russia, pubblicato nel 1946, dall’editore Panfilo, pseudonimo dell’ex partigiano Arturo Felici. In copertina, un dipinto di Lalla Romano che ricalca una nota foto della ritirata.  L’editore-tipografo Felici era egli stesso un personaggio di rilievo della Resistenza, la sua tipografia tra il ’43 e il ’45 era stata un centro di reclutamento e smistamento di giovani che volevano prendere la via delle montagne, da cui il nomignolo Panfilo. Suo il noto proclama del Partito d’Azione piemontese dove si dichiarava che la lotta per “assicurare la giustizia e la libertà” non avrebbe avuto sosta, e che “per questa generazione non v’è congedo”. Finita la guerra...

Fossoli / Cosa imparare da Primo Levi

Quello che segue è il testo dell'intervento di Ernesto Ferrero, presidente del Centro Internazionle Primo Levi di Torino, in apertura della lettura di Fabrizio Gifuni dedicata a Se questo è un uomo e I sommersi e i salvati, a Fossoli per il Centenario della nascita di Primo Levi.   Calvino diceva che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha dire. Vorrei aggiungere una piccola variante: che continua a darci sempre di più con il passare del tempo. Se questo è un uomo è un classico che è stato scritto da un ragazzo di ventisei anni che per modestia si è nascosto a lungo dietro l’autodefinizione riduttiva, molto riduttiva, di scrittore della domenica o di chimico che scrive: come se la chimica fosse una lieve ma evidente disabilità mentre, al contrario, semmai offre un più di strumenti conoscitivi. Lo sappiamo: Primo Levi non ha mai voluto sollecitare emozioni, né tanto meno si è atteggiato a vittima da compiangere. Da buon tecnico di laboratorio, che si diceva “studioso di vortici”, ha cercato di capire: come funzionava la macchina dello sterminio, come funzionava la testa dei tedeschi, come funzionano le società umane e come funziona la nostra testa, di...

Ritorno al futuro / "Marcia su Roma e dintorni" di Emilio Lussu

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sembra scritto oggi Marcia su Roma e dintorni, terminato poche ore fa, eppure ha già la veneranda età di ottantotto anni. Quando Emilio Lussu si mise a scriverlo, ne aveva appena quarantuno, ed era nato alla fine dell’Ottocento. Il libro uscì in francese e in inglese, e solo due anni dopo in italiano. Era il 1931 e il fascismo aveva vinto: il potere di Mussolini in Italia non sembrava scalfibile. Di lì a poco Adolf Hitler, suo ammiratore, sarebbe salito a sua volta al potere.   Tanto tempo fa. Tempi lontani, eppure rileggere Lussu oggi, nel pieno della crisi italiana ed europea, nel momento dell’avvicinarsi al potere di un partito di destra rinnovato e xenofobo, e del suo leader, Marcia su Roma e dintorni dà da pensare.  La sua modernità è prima di tutto linguistica e narrativa. Scritto in modo icastico, rapido, ma mai sommario, possiede una lingua scattante e...

Enrico Palandri / Verso l’infinito di Giacomo Leopardi

A duecento anni dalla stesura dell’Infinito, Enrico Palandri dedica a Giacomo Leopardi un omaggio appassionato, il saggio narrativo Verso l’inifinito, edito da Bompiani nella collana «Passaggi». Palandri ha esordito nel 1979 a vent’anni con Boccalone, un romanzo scritto quando era uno studente dell’università di Bologna negli anni caldi delle lotte politiche, tracciando il ritratto di una generazione. Oggi Palandri ha sessant’anni, molti libri importanti al suo attivo e tre figli, tutti in età di studi superiori e universitari: leggendo questo scritto, tenuto in equilibrio perfetto tra il racconto, lo studio di documenti e il saggio filosofico, dedicato a un poeta che si può definire come il più classico e il più irregolare della letteratura italiana, si ha l’impressione che il suo autore abbia pensato a loro. Nel racconto degli anni di Recanati, quando Leopardi progetta la fuga dalla casa dei genitori, pianificandola nei dettagli, Palandri ci mette di fronte alla vicenda di un ragazzo insofferente dell’educazione familiare. Nonostante la natura eccezionale delle sue doti intellettuali e della sua formazione, avvenuta sotto la guida di un padre innamorato dei libri al punto da...