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Richard Sennett

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La vita materiale, Palazzo Leone da Mosto / Dare forma all’informe

Di che cosa hanno bisogno gli artisti oggi? Cosa abbiamo bisogno di costruire noi tutti, come individui e come società? Per provare a rispondere a queste domande possiamo rintracciare alcuni indizi raccolti nella mostra La vita materiale. Otto stanze, otto storie, in corso presso le sale di Palazzo Leone da Mosto, prezioso edificio quattrocentesco nel centro di Reggio Emilia.    È da un dialogo ideale con Jean Dubuffet. L'arte in gioco. Materia e spirito, 1943-1985, ospitata presso Palazzo Magnani di Reggio Emilia che prende il via l’esposizione a cura di Marina Dacci. Per l’occasione, le artiste Chiara Camoni, Alice Cattaneo, Elena El Asmar, Serena Fineschi, Ludovica Gioscia, Loredana Longo, Claudia Losi e Sabrina Mezzaqui sono state chiamate a realizzare degli “habitat” nei quali mettere a nudo la relazione tra arte e vita personale, focalizzando l’indagine sul sé attraverso proposte formali che esibiscono il proprio processo costitutivo.    Otto stanze ma soprattutto otto habitat, perché il punto di partenza è ricreare – prendendo a prestito una definizione della biologia – le condizioni ambientali in cui un essere vivente trova una condizione favorevole al...

Intervista a Richard Sennett

Richard Sennett ha ricevuto quest'anno il Premio Hemingway, giunto alla trentunesima edizione, per la sezione “Avventura del Pensiero” a Lignano Sabbiadoro. È un uomo molto gentile e riservato, questo sociologo settantaduenne caratterizzato da una schiera di ammiratori che in tutto il mondo attendono ogni volta con ansia che esca un suo nuovo libro. Forse perché centellina i suoi volumi, visto che il terzo libro del suo progetto “Homo faber”, una trilogia iniziata nel 2008 con L'uomo artigiano e proseguita nel 2012 con Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, si concluderà forse nel 2016 con il libro sulle città e ha avuto una sola interpunzione, un piccolo libro titolato Lo straniero pubblicato l'anno scorso. O forse perché nei suoi libri, mai semplici, si ritrova l'arte dell'artigiano che raccomanda e di cui è maestro: forma e rigore ravvivati da qualche contrappunto di ironia che non sconfina però in nessun caso nella brutalità o nella risata beffarda.   Si percepisce dal suo stile il rispetto profondo per il genere umano. E traspare anche dalla sua...

Non di soli soldi

Verso la fine degli anni Novanta lavorai come grafico editoriale in un giornale di annunci immobiliari. Risposi a un’inserzione su Porta Portese e mi fissarono un colloquio. Due giorni dopo mi presentai al terzo piano di un bel palazzo umbertino nel quartiere Prati. Era un bollente pomeriggio di luglio e c’erano due uomini, uno piemontese e l’altro romano. Lessero il curriculum e mi dissero che secondo loro ero la persona giusta per quel posto, aggiunsero che intendevano assegnarmi il ruolo di coordinatore dell’ufficio grafico. Erano gli anni in cui cominciavano a spuntare i primi free press, e il nostro era appunto un free press. Ci rivedemmo a fine agosto per la prima riunione di redazione. In quell’occasione ci annunciarono che il numero zero doveva essere pronto per metà settembre e che la prima uscita in edicola era programmata per ottobre.   Il giornale era di proprietà di una società di Biella. L’amministratore delegato viaggiava ogni settimana, restava a Roma dal lunedì al giovedì, era un rugbista gioviale e determinato, il classico dirigente da “prima fase”. Il direttore commerciale...

Squat Le Bloc

“Non ho mai visto uno squat fare nulla del genere”, aveva dichiarato una residente del 19simo arrondissement, a proposito del contagioso entusiasmo de Le Bloc, edificio occupato situato al civico 58 di rue de la Mouzaïa. Un’enorme facciata grigia. Niente di più visto dalla strada.     All’interno, invece, una miniera d’oro di creatività e idee. Ispirazione, dialogo e solidarietà. Visite guidate e porte sempre aperte al pubblico, a meno di un mese dall’apertura. Un coinvolgimento senza sosta del quartiere e dei cittadini. Recuperato lo scorso dicembre, questo vecchio edificio appartenente alla Direzione Regionale degli Affari Sanitari e Sociali (Drassif) comprende 7000 metri quadri distribuiti su 7 piani, occupati da quasi 200 persone, tra artisti, giornalisti, creativi, la maggior parte dei quali frequentavano l’edificio solo per approfittare dell’ingente potenziale creativo, conservando il proprio appartamento.   Tra i residenti di le Bloc, invece, c’erano anche, e soprattutto, quelli che i francesi, con un discutibile eufemismo, chiamano “mal-logés”,...

Intimità

La campagna elettorale in corso ha davvero delle caratteristiche sorprendenti. Ma dopo trent’anni di televisione berlusconiana si poteva forse prevedere che le sue due figure più eclatanti sarebbero state un imprenditore istrione e un attore comico. Silvio Berlusconi con le sue esternazioni clamorose, compreso il gesto con cui ha pulito la sedia di Marco Travaglio a “Servizio pubblico”, e Beppe Grillo con i suoi comizi-spettacolo, la traversata a nuoto dello Stretto, le battute e i gesti, sono senza dubbio i dominatori apparenti della competizione in corso. Se tutto questo si tradurrà davvero in un successo elettorale, non è affatto certo. E nonostante l’uso propagandistico dei sondaggi, arma di manovra e di persuasione degli incerti, nessuno sa bene cosa succederà al momento di andare alle urne. Tuttavia qualche riflessione su quello che è accaduto, e sta ancora accadendo, possiamo farla.   La prima cosa che colpisce è che la nostra società si manifesta anche in questo frangente come una “società dell’intimità”. Cosa significa?  Alla fine degli anni Settanta...

Alla mano

C’è ancora qualcuno che crede che la televisione non sia poi così importante nell’orientare le scelte politiche dei cittadini. Sta di fatto che anche in questa campagna elettorale vediamo leader di partito presenziare per ore in televisione, in qualunque programma e in qualunque stazione nazionale o locale. Tranne Beppe Grillo, che (finora) ha optato per uno spazio immateriale (la Rete) e per uno più che mai concreto (le piazze), tutti gli altri non rinunciano a passare per gli studi televisivi, lasciando una parte marginale ai vecchi manifesti da strada, compresi quelli 6 per 3.   Insomma, ecco ancora una volta davanti a noi il politico seduto in poltrona; ha davanti a sé un giornalista oppure discute con altri politici seduti come lui, ed è seduto anche il pubblico di contorno. Poi, dopo le trasmissioni, ci si lamenta che si è parlato di tutto meno che dei “programmi”, dei “contenuti”, dei “problemi”. Eppure sappiamo da tempo che le apparizioni televisive dei politici non servono tanto a descrivere “programmi”, “contenuti” o a spiegare come si risolveranno...

Se la folla è intelligente

La folla è stata la maledizione del Novecento. Nella sua versione di “massa cieca e irrazionale” è al centro di molte riflessioni negative, tra cui quella celeberrima di Elias Canetti. Ma già alla fine del secolo precedente, nel 1895, in Psicologia delle folle (Tea), Gustave Le Bon si mostrava preoccupato per l’ascesa delle masse all’interno delle democrazie occidentali e mostrava un palese terrore per la gente comune diventata protagonista della vita politica.   La folla, sosteneva, è molto di più della somma delle singole parti, è un superorganismo indipendente che ha identità e volontà proprie, così chi si trova al suo interno – l’individuo – si comporta in un modo imprevedibile. La folla è stupida, irrequieta, manipolabile, impulsiva, distruttiva; la follia collettiva la abita inesorabilmente. Quello che è accaduto nel Novecento ha dato, purtroppo, ragione a Le Bon.   È stato così per almeno cinquant’anni, poi di colpo qualcosa è cambiato. Se ne era accorto all’inizio degli anni Cinquanta Marshall McLuhan....

Mano

Si protendono e svolazzano, si applicano e staccano, si aggrappano e si liberano, piangono e cantano: dove si fa musica regnano le mani. Il direttore d’orchestra guida con il gesto, lo stile di un interprete è nella posa delle sue mani. A casa mia, dove tutti eccetto me sapevano suonare, la cosa che contava era l’estensione della mano. Se era ampia, se le dita erano lunghe e affusolate, ecco già pronto uno strumento da imparare. A Milano, negli anni settanta, i miei fidanzati potevano pure essere perdigiorno rivoluzionari, l’importante era che fosse bella la loro mano.   A Zagabria, negli anni cinquanta, dove gli usi e costumi erano quelli di una società ancora pregna dell’eredità di un mondo contadino, la mano curata era un ideale, il segno della possibilità di una rivoluzione sociale. Il baciamano un’abitudine anziana che evocava l’ossequio borghese, la rappresentazione di un certo femminile e di un certo maschile. Il baciamano raccontato dallo scrittore Dževad Karahasan condensa la nuda vita di Sarajevo sotto assedio:   “La giovane attrice porge in modo civettuolo la mano per...