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Rudolf Steiner

(9 risultati)

Due libri / Szeemann dentro la testa degli artisti

Primavera 1969. In un piccolo, tranquillo museo svizzero, la Kunsthalle di Berna, si inaugura una mostra di giovani artisti internazionali, per lo più ancora sconosciuti al mondo dell'arte. Molti realizzano le loro opere proprio in quel momento: c'è chi lancia piombo fuso lungo lo spigolo tra il pavimento e la parete di una sala; chi appiccica grasso animale negli angoli; chi stacca un metro quadrato di intonaco da una parete; chi appende al muro ritagli di feltro; chi sfonda la piazza davanti al museo con una palla da demolizione; chi lascia un telefono sul pavimento con la scritta: se suona, puoi rispondere e parlare con l'artista.   Sono solo alcuni esempi, ma bastano a rendere l'idea del terremoto che avrebbe scatenato quella mostra, destinata a diventare il simbolo del cambiamento epocale che in quel momento stava sconvolgendo l'arte. (I nomi degli artisti citati sono, nell'ordine: Serra, Beuys, Weiner, Morris, Heizer, De Maria; tutti entrati poi nelle storie dell'arte assieme agli altri 63 presenti, tra cui: Andre, Anselmo, Boetti, Haacke, Hesse, Kosuth, Kounellis, LeWitt, Long, McLean, Merz, Nauman, Oldenburg, Pascali, Pistoletto, Ryman, Smithson). Il titolo completo...

Due libri, di Mark O' Connell e Benjamin Labatut / Paura dell'apocalisse

"Dobbiamo sradicare dall'anima la paura di un futuro sconosciuto, perché questa paura non ci aiuterà a cambiarlo. Dobbiamo aspettarlo con serenità, perché attraverso paura e timore, noi blocchiamo la nostra evoluzione". Questa frase, tratta da una preghiera laica (Per l'epoca di Michele, 1924) di Rudolf Steiner sarebbe stata bene in esergo al libro dell'irlandese Mark O'Connell, Appunti da un'Apocalisse – Viaggio alla fine del mondo e ritorno (Il Saggiatore, 2021). Lui invece, obbedendo alle esortazioni di Greta Thunberg, sceglie questa: "...Voglio che proviate la paura che io provo ogni giorno. E poi voglio che agiate. Voglio che agiate come fareste in un'emergenza. Voglio che agiate come se la nostra casa fosse in fiamme. Perché lo è". Bisogna arrivare alla fine, a pagina 231, per sentirlo finalmente ammettere: "...mi sono stancato del nichilismo cosmico, della disperazione cosmica. Di recente ho cominciato a essere felice di vivere questo tempo, se non altro perché è l'unico tempo in cui mi è dato vivere". Le pagine precedenti, quindi tutto il libro, sono "tribolazioni" (il significativo titolo del primo capitolo) di un uomo nutrito di buone letture che si trova...

Al MAC di Lissone / Sean Shanahan: l'infinito nel cavo della mano

Cosa si può dire di un colore? Nonostante l'apparente semplicità, un colore non è una cosa semplice. Si può nominarlo il più accuratamente possibile, magari indicando il suo numero di Pantone. Si possono elencare le cose che quel colore ricorda, le associazioni mentali che evoca, e man mano esplorare la nebulosa di significati e immagini che nella nostra memoria è in qualche modo legata a quel colore. Si può addirittura scriverne una storia, come ha fatto Michel Pastoureau; o farne delle teorie generali, come la versione ufficiale della scienza, che si basa sulla teoria della luce di Newton; o la teoria di Goethe, radicata nella percezione umana; o le teorie esoteriche, come quella di Rudolf Steiner; o ancora come le teorie dei fisiologi, degli psicologi e dei semiotici, quelle dei filosofi e quelle dei pittori. Tutto questo rimane ovviamente nel campo del concetto e non potrà mai sostituire l'esperienza diretta. Parole, metafore e sinestesie sono tutto ciò che il linguaggio può offrire a chi non vede quel colore. E l'essenziale rimane lost in translation.   Per questo è sempre spiazzante parlare del lavoro di Sean Shanahan, in questi giorni in mostra al MAC di Lissone con...

Tra corpo e psiche / Respirare

All’interno della grande esposizione sull’ambiente, intitolata Broken Nature alla Triennale di Milano nel 2019, un'installazione poteva passare inosservata. C’era una botte piena di terra con una superficie leggermente curva sabbiosa, un po’ spoglia e mentre lo spettatore si interrogava sul suo senso, il terreno cominciava a sollevarsi come in un sospiro profondo, poi si fermava, quindi si abbassava. Un attimo di riposo. Dopo di che riprendeva a gonfiarsi, come se vi abitasse un polmone immenso. Chi osservava si accorgeva di respirare insieme a questa superficie: inspiro ed espiro. E il ricordo di aver visto respirare la terra rimase impresso a lungo.  In molte grandi religioni il respiro è direttamente connesso alla divinità. Nell'Antico Testamento si legge: “Lì Dio, il Signore, formò l'uomo dalla terra polverosa, gli inspirò la vita nel naso. Così l'uomo divenne un essere vivente” (Gen. 2,7). La maggior parte delle traduzioni dall’ebraico predilige il termine “alitare” a soffiare. Alitare è un respiro più intimo, le labbra sono sciolte mentre l'impulso muscolare deriva dal diaframma. Non deve esserci sforzo fisico per alitare – Dio non si sforza – perché si possa formare...

Jazzi. Secondo natura / Caos sensibile

  Jazzi è un programma di valorizzazione del patrimonio ambientale dell'area di Licusati (Camerota) a ovest dell pendici del Monte Bulgheria nel Parco Nazionale del Cilento e dell Vallo di Diano, per abitare la relazione con la natura.    La serie dei testi Secondo Natura vuole evidenziare il medesimo ritorno alle esperienze sensoriali riferendosi a quegli elementi che incontriamo ogni giorno nel mondo intorno a noi: acqua, vento, onde, nuvole, sabbia, polvere, pietre, stelle, eccetera. Un viaggio sensibile e intellegibile che auspichiamo, sulla scorta degli antichi poeti e filosofi, sia davvero secondo natura.   L’estate è la stagione migliore per fare osservazioni. Seduti su una spiaggia guardiamo le onde che si frangono contro l’arenile, oppure sdraiati in un prato osserviamo le nuvole che corrono veloci sopra la nostra testa. Salendo lungo un sentiero di montagna siamo invece attratti dall’acqua che corre lì a fianco: il torrente va veloce verso il basso. Fermiamo lo sguardo ai suoi rapidi movimenti. Dietro a ogni pietra si formano onde che rimangono nello stesso luogo mentre vengono percorse da acqua sempre nuova. Poco più in là ci sono invece piccole...

Cibo biodinamico e cibo biologico

Tra le promesse di benessere a cui è possibile affidarsi in questo scorcio di modernità, il cibo biodinamico e quello biologico sembrano essere possibilità attraverso cui proteggersi dagli insulti di un ambiente e di un agricoltura vissuta come potenzialmente "tossica", modi di concepire il nostro rapporto con l'ambiente, punti di vista da cui guardare il mondo, almeno quello più prossimo, come in fondo sono i "pezzi di natura" che attraverso l'alimentazione diventano parte di noi stessi. Eppure la differenza tra "biodinamico e biologico" va oltre gli alimenti e le loro ancora misteriose interazioni con l'organismo – "materia alimentosa che si sustanzia nel corpo" – si poteva leggere nei testi medici rinascimentali – e sembra abbracciare "altro" appunto, un diverso modo di concepire l'agricoltura, la natura, il cibo, un altro modo di vedere il mondo che non sia solo quello alimentare...   L'agricoltura e il cibo biologico sono la scelta più semplice da comprendere. In pratica e per sommi capi si tratta di tutti i prodotti agroalimentari e zootecnici...

La Biennale come archivio universale / L’enciclopedia interminabile

Il Palazzo Enciclopedico del Mondo è un gigantesco modello alto tre metri e mezzo, fatto di legno, ottone, plastica e celluloide, una strana torre cilindrica a più stadi, una specie di missile circondato da un porticato e quattro incongrue cupole dorate, a metà strada tra un’architettura visionaria del primo modernismo e un grattacielo staliniano. È il sogno della vita di Marino Auriti, emigrato dall’Abruzzo in America negli anni trenta del Novecento per sfuggire al fascismo: un museo “per contenere tutte le opere e le scoperte dell’uomo”, passate e future, da edificare sul Mall di Washington, un archivio labirintico e vertiginoso come la borgesiana Biblioteca di Babele.   Marino Auriti   L’impresa impossibile di Auriti – la cui vicenda singolare è narrata qui da sua nipote – è l’emblema della 55a Biennale di Venezia e il suo paradossale modello di riferimento: che forma può avere, se non appunto iperbolica e fallimentare, un’enciclopedia nell’età immateriale che attraversiamo? Non è forse la stessa nozione di “enciclopedia”, col suo ingombrante retaggio illuminista e il suo olezzo di accademia, ad aver infine ammesso la sua inconsistenza di fronte agli smaliziati...

On the Beyond

Il volume On the Beyond raccoglie un’ampia conversazione tra due dei più noti artisti attivi a Los Angeles, Mike Kelley e Jim Shaw, e lo storico d’arte John C. Welchman. Passando in rassegna temi come la religione, i sogni, le droghe, le allucinazioni, gli UFO e altre forme di trascendenza empirica o speculativa, i tre interlocutori parlano del paesaggio americano, delle architetture sublimi, utopiche o memoriali e della straordinaria capacità dell’arte di “andare oltre”. Di volta in volta appassionato e umoristico, anticonformista e inconsueto, il dialogo non presuppone nessuna fede o speranza nell’“oltre” preso in sé. Elenca invece alcune delle straordinarie modalità in cui stati paranormali e “soprannaturali” vengono scoperti o inventati, desiderati o pervertiti in così tanti registri della cultura americana, come pure dei generi e delle forme di autorialità sociale in cui si trovano inscritti. Kelley va dritto al cuore del problema quando sottolinea il suo gusto per quanto Welchman descrive come “perversità, finzione, fantasia e proiezione"; “l...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...