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Silvio Berlusconi

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Attention! Twitter ment! @palazzochigi e l’analfabetismo digitale

La notizia, seppur piccola, è questa: è stato chiuso il profilo Twitter di Palazzo Chigi. Non quello vero, che non esiste nemmeno, ma quello “fake”, falso, finto, fittizio, finzionale. È un profilo che esisteva dal 2009, di cui non si conosce l’autore, e che prima del cambio di governo aveva come immagine quella di Silvio Berlusconi. I tweet di questo profilo si erano fatti più intensi in questi ultimi giorni e l’immagine di Silvio era sostituita con la faccia bonaria di Monti. L’impressione era stata subito quella di una fiction ironica in 140 caratteri, ben riuscita e divertente. All’indomani del cambio di governo il tenore dei tweet era questo: “Italia è ora di dormire. Domani iniziano i sacrifici. Dormire presto significa risparmiare energia e avere una vita rigorosa e austera”.   In molti ci eravamo appassionati ai tweet di @palazzochigi, ai suoi messaggi d’incoraggiamento all’austerità, alla frugalità, all’operosità del nuovo corso di governo, un nuovo stile di vita, più sobrio e più adatto a questi tempi di crisi. Il profilo era...

Vedi alla voce Tradimento

Caduto (o quasi) martedì scorso il governo, il Presidente del Consiglio si è soffermato a lungo in Parlamento a individuare i nomi di coloro che gli hanno sfilato da sotto la poltrona: i traditori. I giornali vicini a Berlusconi hanno anticipato, rilanciato e amplificato la parola, corredandola di biografie esplicative. Ma che cosa indica precisamente il termine tradimento? L’etimologia, che copriva una variegata area di significati, si è poi ristretta, nel corso della storia, ad alcune accezioni negative derivanti dall’ambito scritturale e militare.   Il verbo latino trado spaziava infatti tra vendere, raccontare, comandare ed affidare, secondo molteplici accezioni, sempre contenendo l’idea di passaggio data dal prefisso trans. Ad imporsi fu poi il significato di consegna (di una città, di armi o amici) durante un conflitto e certamente attraverso il dolo, come nell’uso del verbo in questione nei Vangeli ad indicare la consegna di Gesù da parte di Giuda (Luca, 22, 4). Ciò segnala che il tradimento si dà quando viene violato un patto di fedeltà o di lealtà, esplicito o implicito (e di...

The End. Berlusconi & Cattelan

Per una strana combinazione capita che la crisi finale del governo Berlusconi, con le dimissioni annunciate del suo leader, l’italiano più famoso nel mondo, cada nei giorni in cui si inaugura al Museo Guggenheim di New York la mostra del più celebre artista italiano, Maurizio Cattelan, dall’emblematico titolo: All. Una coincidenza casuale ma che ci permette di ragionare su cosa è stato il berlusconismo nel periodo che va dalla fine degli anni Ottanta ai nostri giorni guardando il tutto attraverso la specola della mostra newyorkese dell’artista padovano, trasferitosi armi e bagagli, da almeno vent’anni, in America.       Nello spazio spiraliforme dell’edificio progettato da Frank Lloyd Wright, che accoglie le opere dell’artista italiano, queste galleggiano nel vuoto appese a corde. Sculture, installazioni, fotografie, dipinti, lavori su carta, tutte opere realizzate a partire dagli anni Ottanta – l’età d’oro delle televisioni commerciali di Berlusconi – ad oggi, galleggiano nell’aria in un vortice di immagini che colpisce e insieme confonde i visitatori. Il motivo...

Paolo di Paolo. Dove eravate tutti

Cos’è successo negli ultimi vent’anni? L’Italia dov’era mentre Berlusconi faceva sognare gli ingenui e inorridire gli increduli? Gli italiani che quest’anno si celebrano con il tricolore sbiadito ai balconi, dov’erano? Dove eravamo tutti? E dove siamo oggi che lasciamo che cancellino il 25 aprile e il 1° maggio dal calendario festivo? Qui, o poco più in là, oltre i confini nazionali. Ma pur sempre stravaccati su un divano a guardare la tv, o appena più composti a un tavolo di amici a discutere del Cavalier Pirata, o ad un caffè la mattina a scorrere le pagine nazionali tra cornetto e cappuccino. Eravamo tutti qua. Gli anni passavano e il Cavaliere restava “il capo e la coda di ogni discorso, l’infinita colla che teneva insieme le nostre parole” e le nostre vite. Dove eravate tutti è il titolo del romanzo d’esordio di Paolo di Paolo (Feltrinelli, pp. 219, €15), ed è questa l’Italia che ci regala, un paese mancante, attonito o, ancor peggio, assopito.   Il protagonista, che si chiama non a caso Italo, è uno studente universitario, uno di...

Il sopravvissuto

La nostra assoluta fiducia nella razionalità calcolante, nei numeri, nelle statistiche, nei sondaggi, nei puri dati e fatti dell’economia, ci impedisce probabilmente di vedere le radici profondamente antropologiche di quanto accade intorno a noi. Se le vicende italiane fossero raccontate da un mitologo, con protagonisti che vivono in un leggendario regno africano, forse cominceremmo a comprendere la natura biopsichica del nostro Paese. Un racconto che potrebbe figurare efficacemente nelle pagine di un libro di antropologia patologica come Massa e potere di Elias Canetti, l’opera ossessiva, e a suo modo mostruosa, cui si è dedicato tra il 1938 e il 1960 il futuro premio Nobel per la letteratura.   Il centro del libro, un saggio narrativo, sono le storie di re e sovrani che rappresentano il tipo paranoico del potente che tiene in ogni modo e con ogni mezzo lontano dal proprio corpo il pericolo. Sono figure che invece di affrontare il pericolo, o magari provocarlo, come certi eroi classici, e di lottare strenuamente rimettendosi a un destino anche sfavorevole, cercano di sbarrare il passo al pericolo con l’astuzia e la circospezione. Canetti...

Claudio Magris ... e anche la logica non si sente troppo bene

Livelli di guardia (Garzanti) in uscita in questi giorni raccoglie una serie di riflessioni pubblicate sul Corriere della Sera da Claudio Magris tra il 2006 e il 2011. Sono pezzi dedicati alla Costituzione italiana e alla sua messa in discussione, alla laicità e al rapporto con la Chiesa cattolica, fino ai grandi fatti di cronaca che hanno diviso il paese come il caso Englaro e la vicenda di Welby. Un libro ricco e indignato che libera dagli stretti confini dell’attualità e aiuta a riflettere sul cambiamento di un mondo che oggi più che mai ha bisogno di profondità e di memoria per non perdere l’equilibrio. Claudio Magris prende così spunto dall’attualità per darle il respiro del tempo storico: una distanza necessaria per degli scritti che sono sì figli dell’indignazione, ma che non tradiscono il bisogno di una riflessione che vada oltre l’angusto terreno della contingenza. Obliquo ad un mondo spesso incomprensibile, il professore di Trieste ci racconta con lucidità le contradizioni di una società e di un tempo che con la memoria sembra aver smarrito anche l’ironia. Lo...

La canotta

Umberto Bossi è il politico dei gesti: il dito medio, la mossa dell’ombrello, la pernacchia, o il gimme five!, “dammi cinque”, tipico dei giocatori americani. In tempi recenti ha più volte reiterato il gesto del dito medio, la “spinta del medio”, come è chiamata, un gesto fallico, di erezione, vecchio di oltre duemila anni, noto ai Romani, i quali si riferivano, scrive lo zoologo Desmond Morris, al dito medio come dito imprudente ed osceno. Nel caso del Senatur si collega invece a una retorica leghista di tipo maschilista, di cui Bossi si è fatto più volte promotore: l’affermazione che i Padani “ce l’hanno duro”.     Uno studioso dei gesti, Claudio Franzoni, ha sottolineato come si tratti di gesti da bar: far ridere la compagnia dei maschi al Bar Sport. Il senso di queste posture è perfetto: il politico è uno di noi, è come noi. Non, dunque, un intellettuale, un professore, un professionista della politica, uno probabilmente migliore di noi, da ammirare, bensì proprio uno identico a noi, se non addirittura uno inferiore a noi. Segna un...

Craxismo

Bettino Craxi è alto, prestante e relativamente giovane. Lo è al momento dell’elezione a segretario del Partito Socialista Italiano nel 1976 e lo è nel 1992 quando viene travolto dallo scandalo per la corruzione del sistema politico nazionale. Lo è indefettibilmente al pari del suo gruppo dirigente e, secondo astrazione, anche del suo elettorato. I suoi alleati e competitori democristiani sono invece vecchi per antonomasia, brutti e al limite del rachitismo, “basta guardarli” ebbe a dire una volta il leader radicale Marco Pannella. In realtà Craxi aveva già alle spalle una ventennale esperienza di partito a Milano – il cuore del nuovo miracolo – e da sei anni ricopriva la carica di vicesegretario; un tempo sufficiente per tessere legami e accumulare bile mordendo il freno. Il padre Vittorio, anch’egli socialista, attribuiva la propria trombatura nel Quarantotto alle manovre del Partito Comunista Italiano, cosa che potrebbe non essere secondaria nella collocazione politica del figlio in un paese nel quale il sangue e l’ala familiare, con i relativi gonfaloni e rancori, anima spesso per li rami l...

Informazione e libertà

È chiaro a tutti ormai che la difesa del diritto all’informazione è una delle battaglie fondamentali della nostra epoca. Informazione libera significa la possibilità per i cittadini di controllare gli atti dei loro governanti, di chiamarli a rendere conto delle loro decisioni, di ribaltare le verità prefabbricate della propaganda. Essere informati vuol dire insomma partecipare alle decisioni fondamentali che riguardano la vita individuale e la collettività e allo stesso tempo non subire i condizionamenti di chi detiene il potere – di qualsiasi tipo – e lo esercita nel proprio esclusivo interesse attraverso il controllo dell’opinione pubblica.   Ogni tentativo di condizionare l’accesso all’informazione, in tutte le sue forme, equivale dunque a limitare le libertà fondamentali che sono il fondamento di ogni democrazia. Da anni assistiamo nel nostro paese ai tentativi di colpire il diritto di cronaca in nome di una “difesa della privacy” che è solo l’inconsistente giustificazione escogitata per difendere i privatissimi interessi del presidente del consiglio Silvio...

Dialogo della pittura

  Fin dai tempi dei tempi (tempi di Altamira, tempi di Lascaux) ho visitato con affetto, curiosità e tremore gli studi dei pittori - ogni volta sentendomi invitato in luoghi in qualche modo misteriosi, o addirittura sacri. Quelle soglie, ogni volta che le oltrepassavo, le sentivo temenoi, tagli, fra un fuori normale e un dentro altro, denso e segnato, templare: varco iniziatico (se entri io t’inizio ai miei segni e colori, te li rivelo e ti faccio partecipe) oltre cui avrei trovato colori, odori, disegni, cavalletti, tele, immagini nuove e vecchie, officina, laboratorio, cappella votiva, luogo di meditazione, di artigianato e ispirazione. Andavo da Claudio Olivieri verso il Ticino, a ovest di Milano, fra campi di erbe, in una casa isolata, sderenata, antica, contadina - e lo trovavo (era sempre solo) con le tele intelaiate intorno, quinte, verticali - alcune bianche, alcune con qualche segno e colore, alcune finite. Parlavamo, io cercavo di decifrare, il difficile lavorio del narrare la pittura - e discutere e discutere, il dialogo del poeta e del pittore. Il pittore che aspetta le parole del poeta forse per capire cosa sta facendo. Ma cosa fa il pittore...

Finitudine

7 Ottobre 2011. Chiuso in una specie di bunker, a  dispetto di una generale richiesta di dimissioni, il Presidente del Consiglio ha ribadito che non vi è alternativa al suo esecutivo. Non vuole finire.   Asparire Volendo rimarcare con forza quanto del Novecento filosofico doveva, a suo parere, essere mandato in soffitta,  un giovane e assai brillante filosofo francese, nel 2006, intitolava il suo libro Dopo la finitudine. In effetti la parola “finitudine”, sebbene non bella e usata quasi solo dai filosofi, calza a pennello. Non ve ne sono altre così capaci di sintetizzare in una battuta l’ossessione di un’epoca. Nell’Ottocento la palma per la parola chiave sarebbe senz’altro andata a “storia” ed il secolo dei lumi non avrebbe avuto dubbi ad assegnarla alla “ragione”. Che la parola novecentesca sia “finitudine” e non la più comune “fine” o l’altrettanto dotta “finitezza”, si deve ad una precisa intenzione espressiva. Connota non un dato di fatto, non una mera condizione, ma un rapporto attivo con la fine, costitutivo dell’...

La democrazia zippata

  Che cosa ci sta accadendo, cosa sta accadendo a noi come persone? C’è un’agenzia di rating che declassa i nostri titoli morali, il nostro prestigio di esseri umani. In giro vediamo solo facce scontente. L’ardore viene scambiato per follia. Il modello è la rete, è Facebook. Una cosa la dico io, una la dici tu e andiamo avanti. La parola come porta girevole. Siamo in mezzo a questi spifferi. L’occidente occulta la sua bancarotta spirituale mettendoci davanti agli occhi la crisi economica. In Italia discutiamo da anni di un uomo terrorizzato dalla morte senza essere capaci di vedere dove va a inabissarsi ognuno di noi ogni giorno. Siamo inumati nelle fosse comuni dell’autismo corale, la rete è il nostro nuovo cimitero. Al posto della faccia sul profilo di Facebook dovremmo mettere una croce. La soluzione non è tacere, non è andare altrove, verso un reale che non c’è. Bisogna solo avere il coraggio di dire come ci sentiamo, dove pensiamo di trovarci. Questo possiamo fare per il mondo, dire la nostra insofferenza, dire la nostra immaturità, la nostra incapacità di scegliere,...

Carezze

Che cos’è una carezza? Una dimostrazione d’affetto compiuta con atti e con parole. Meglio: un particolare gesto della mano che sfiora le membra della persona amata. Così in Machiavelli. Viene da “caro”: colui o colei che suscita sentimenti, antica radice indoeuropea. La carezza si compie con il palmo della mano. Secondo Desmond Morris è stata la lunga attività di caccia dei nostri progenitori a fornirci di mani nude, di pelle sensibile sul palmo, sviluppando così la nostra possibilità di elargire carezze, un atto che nei primati è legato ai contatti sessuali, corpo a corpo, e in particolare alle azioni ravvicinate che precedono la copula.  Il contrario della carezza è lo schiaffo che non a caso s’assesta con il rovescio del palmo: la parte opposta a quella che accarezza. Lo schiaffo, che ha anche un valore di offesa, oltre che di rifiuto – il cosiddetto manrovescio –, differisce dalla sberla che si dà invece con il palmo della mano. Nel gesto di sfida è il colpo assestato con il dorso che indica il rifiuto, la repulsa, l’allontanamento. Tutto il contrario...

Il sabato del villaggio / La camera verde

Il corpo del desiderio e il corpo del reato, il corpo come mezzo e il corpo come fine. Più che dittatura della maggioranza come si dice in questi giorni, l’Italia sembra subire una dittatura dei corpi, quello malato di Bossi e quello ritoccato di Berlusconi. Marco Belpoliti ci spiega quanto sia stretto il legame tra i due leader di governo e il corpo del paese. Anna Stefi recensisce il libro di Michela Marzano che partendo dal suo stesso corpo ripercorre il proprio percorso formativo e professionale, qualcosa di simile elabora Marco Mancassola in forma narrativa: cinque storie private, cinque storie di corpi che raccontano meglio di ogni cronaca la mutazione del nostro paese. Lo recensisce Silvia Mazzucchelli. Antonella Anedda ci racconta La Maddalena, il corpo e la storia di un isola’che è parco nazionale, ma la cui cronaca si lega all’incuria e all’inquinamento di un G8 «promesso e non mantenuto» e di una base militare da poco smantellata. Roberto Marone ci parla delle infografiche e della possibilità di dar forma e corpo alla nostra realtà attraverso colori, grafici e traiettorie. Con una sorpresa:...

Ci disegnano così

Al New York Times ormai sono una prassi, le infografiche. All’accadere di qualsiasi evento c’è un team che spiega con colori, traiettorie, grafici, torte e diavolerie le più geniali la complessità della questione sul tavolo.   Da noi la cosa fatica a prender piede sui giornali istituzionali (su cui al massimo si trova qualche piantina del catasto che illustra l’omicidio del mese) mentre sembra cominciare ad affacciarsi nei nodi della rete.   Ne è un esempio in questi giorni Vincenzo Cosenza che, con software opensource e dati in creative commons, sta provando a rappresentare graficamente, a puntate (finora due), la rete di blog italiana. Tanto per capire chi siamo, quanti siamo, come siamo e dove stiamo andando.   Nei suoi articoli c’è una puntuale spiegazione dei criteri e delle logiche sottostanti la grafica: dove ha preso i blog (blogbabel), che dati ha incrociato e con quali criteri li ha poi filtrati, selezionati e raccontati. Quello che ne viene fuori è una mappa bellissima.   Sia graficamente (chapeau),  ma soprattutto come sguardo. Già solo...

I corpi dei Capi

Una delle fotografie che più mi avevano impressionato mentre visionavo gli scatti realizzati dai fotografi ufficiali di Silvio Berlusconi, per scrivere Il corpo del Capo, era un’istantanea realizzata da Alex Majoli. Il Presidente del Consiglio vi appariva in piedi davanti a un pesante tendaggio di color chiaro. Lo sguardo spento, la bocca chiusa, le braccia dietro la schiena. Una posa che sembrava smentire tutta la politica del sorriso, dell’ottimismo, della solarità tipica dell’imprenditore televisivo, prima, e dell’uomo politico, poi. Emergeva dall’immagine qualcosa di lugubre e di funereo che probabilmente stava acquattato da sempre dietro la facciata – la faccia – di Silvio Berlusconi. La pulsione di morte che la pulsione di vita trascina inevitabilmente con sé, e che di solito è occultata dietro la baldanza e l’ottimismo.   Era il 2008. Quella foto, che contraddiceva tutta la politica dell’immagine sin lì condotta dal padrone di Mediaset, dal leader di Forza Italia, dall’uomo di Stato, mi metteva a contatto in modo inequivocabile con una questione che nel libro sulle...

Roberto Ferrucci. Sentimenti sovversivi

  La narrativa italiana conosce un momento particolare. Sarà per via dell’aumento vertiginoso delle pubblicazioni – romanzi e racconti –, sarà forse per l’arrivo di una nuova generazione di scrittori, nata a metà degli anni Settanta, e anche dopo, ma non passa settimana che non escano libri nuovi, e anche interessanti. Non tutti ovviamente, anche perché l’attuale ritmo editoriale, imposto dalle leggi del marketing , sollecita anche gli scrittori già affermati – quelli della generazione degli anni Sessanta – a pubblicare un libro ogni anno, o quasi, non sempre con risultati soddisfacenti.   In questa massa di opere come orientarsi? Quali libri leggere? Quali no? Chi consiglia a chi? Tutti interrogativi cui vale la pena di rispondere. Come? Provando ad affidare il compito di leggere e recensire i libri ad una nuova generazioni di lettori, e soprattutto di lettrici – sono le donne a leggere più libri di narrativa, o più libri in generale, rispetto agli uomini. Ecco allora che inizia con questo primo articolo una “rubrica” di recensioni scritte da persone che...

Twitter Revolution? Social Network e cambiamento politico

Con questo articolo doppiozero inaugura una serie di riflessioni sul ruolo della Rete, dei social networks e delle nuove tecnologie nei cambiamenti sociali, culturali e politici degli ultimi anni. In seguito alla pubblicazione di alcuni articoli sul tema si è sviluppato un animato dibattito, sia all'interno della redazione che sul sito e sui social networks. Le posizioni sono eterogenee e si basano su interpretazioni anche molto diverse tra loro. Dato che intendiamo doppiozero soprattutto come uno spazio di confronto per la critica culturale, abbiamo deciso di chiedere ad alcuni autori di riflettere sull'argomento, in modo da restituire la complessità con cui si articolano le posizioni. Buona lettura.     Fin dai giorni delle rivolte iraniane del 2009, i media tradizionali si interrogano sul ruolo avuto dai social network negli stravolgimenti sociopolitici degli ultimi due anni. Ad ogni nuovo stravolgimento che vede gli attivisti impegnarsi anche attraverso i nuovi media, vengono riproposte due letture dicotomiche. Da un lato c’è chi parla di Twitter Revolution, un cambiamento sociale spinto soprattutto dalla facilit...

Elezioni in rete

Il rapporto tra centrodestra milanese e comunicazione on-line durante le ultime settimane è stato un calvario, uno strazio, un’agonia. Al punto di far venire voglia a molti di astenersi dall'infierire. Chissà perché, poi, alla fine nessuno l'ha fatto.   Nel 2001, il rapporto tra Internet e campagne elettorali venne improvvisamente alla ribalta dei media tradizionali, quando iniziarono ad apparire su blog e siti manifesti elettorali rielaborati. L’obiettivo principale, anche se non esclusivo, fu Silvio Berlusconi, i cui slogan di chiara derivazione pubblicitaria si prestavano particolarmente: “Meno tasse per Titti”, “Un impegno concreto: il mare a Milano”, etc. Si trattava della riproposizione di massa di una pratica di attivismo politico molto diffusa negli ambienti radicali anglofoni, definita “subvertsing” dall'unione tra “to subvert” (sovvertire) e “advertising” (pubblicità).     Rivedere oggi on-line una pagina del 2001 sull’argomento segna la distanza dei dieci anni passati, ponendo alcuni interrogativi interessanti su come si...

Intervista a Ingo Schulze

È uscito per Feltrinelli il nuovo libro di Ingo Schulze, Arance e angeli. Bozzetti italiani, con fotografie di Matthias Hoch. Sono racconti ambientati nel nostro paese, scritti da Schulze dopo un soggiorno presso l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Pubblichiamo un’intervista di Stefano Zangrando, traduttore di Schulze, sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia.   Non dev’essere stato facile confrontarsi da scrittore tedesco con una materia italiana, considerata l’imponente tradizione che hai alle spalle – Goethe, Seume... Sì, naturalmente vi è in questo una certa temerarietà. Ma quando nel 2007 mi trovavo a Villa Massimo invidiavo i miei colleghi che giravano per la città con il blocco da disegno o la macchina fotografica. Volevo fare anch’io qualcosa di simile. E quando si prova a scrivere su un certo argomento, si è più precisi e si ha la sensazione di essere più vicini alle cose. Per questo ho voluto cimentarmi anch’io con degli schizzi, con dei bozzetti italiani.   Com’è nata l’idea di combinare i racconti con le foto...

L'ardesia e la rete

A circa 200 anni dall’introduzione della lavagna di ardesia, usata per la prima volta a West Point nel 1809, nel 2006 l’allora ministro dell’istruzione Fioroni annunciava l’introduzione della LIM (Lavagna interattiva multimediale) nelle scuole italiane attraverso un piano, poi rilanciato nel 2008, che prevedeva 10.000 esemplari. Il comunicato stampa annunciava un investimento da 20 milioni di euro, che sarebbe entrato a regime per l’anno scolastico 2008/2009: i ministri Gelmini e Brunetta, per l’occasione insieme al premier Berlusconi promettevano che nel mese di dicembre 2009 il progetto avrebbe riguardato circa 4000 scuole, “il 40% degli istituti scolastici principali”, contestualmente a un piano di formazione per 24.000 docenti: “le scuole potranno così sviluppare contenuti didattici digitali, fruirne in rete e utilizzare strumenti di collaborazione come blog, wiki e videoconferenze”.     Anche per l’assenza di dati disponibili e a fronte di numeri vaghi e approssimativi, non è mia intenzione fare il punto della situazione sull’attuazione del piano e sulla retorica della...

Il carattere della libertà

Passando velocemente per Milano non si può non notare la scenografia alla Lele Luzzati fatta con tante figurine di cartone che ci guardano con benevolenza. Sono gli stantii poster elettorali che promuovono visi, facce, mezzibusti. La maggioranza dei candidati predilige la foto ambientata: perciò rimane nella mente il sorriso un po’ forzato di Giuliano Pisapia con sullo sfondo una polverosa libreria o la sorridente frangetta anni ottanta di Letizia Moratti che si ripete sempre uguale (nei formati verticali) senza dar modo di comprendere che il testo sottostante cambia ogni volta. Quindi una campagna prevalentemente fatta di immagini, di icone, a parte qualche esempio leghista in cui comunque le parole d’ordine sono affiancate dalla parte illustrativa dedicata ad Alberto da Giussano.   Sembra che la capacità persuasiva della parola sia considerata nulla, che la possibilità di comunicare verbalmente sia venuta meno. Ma per fortuna che la sedicente “Associazione dalla parte della democrazia” c’è. Certo, i temi e i contenuti sono provocatori, ma esserlo oramai non è cosa facile. Per suscitare lo scandalo...

Italia: un’analisi di Tim Parks

In un articolo apparso di recente sul “New Yorker”, Tim Parks, scrittore e giornalista inglese, professore allo IULM di Milano, si sofferma sul disagio che ha accompagnato le celebrazioni dell’anniversario dei centocinquant’anni dell’Unità di Italia, testimoniato dai conflitti intorno alla decisione del governo di dichiarare il 17 Marzo giornata di festa nazionale (peraltro festività senza diritto alla retribuzione). Al di là delle realtà esplicitamente ostili all’unificazione o quantomeno lontane dall’intenzione di celebrare un evento potenzialmente capace di rinfrancare l’orgoglio nazionale, la Lega Nord in testa, lo scrittore inglese registra una generale scarsa propensione ai festeggiamenti, che connette da un lato al difficile momento storico - c’è ben poco da festeggiare! - dall’altro a qualcosa di più profondo, come se il sentimento legato al progetto di unità nazionale fosse compromesso sin da principio.   Nel suo articolo, significativamente intitolato Booted, insieme stivale (e dunque Italia) ma anche, in gergo, calcio nel sedere (inteso come “...

Firmato S. B.

Le date, 20 Febbraio 1986 - 20 Febbraio 2011, sono ricamate in oro, così come la firma in corsivo. Da meno di vent’anni le squadre di calcio hanno il nome dello sponsor stampato sulla maglia ma non era mai accaduto che qualcuno vi apponesse il suo nome e cognome alla maniera di una griffe: invece il Milan sceso in campo contro il Chievo (maglia bianca e banda verticale rossonera) brandiva sul petto la prova che da venticinque anni esso è una privata e anzi personale proprietà di colui che, da altrettanti, è signore e padrone del nostro paese. Si dice lo abbia fatto per mettere le maglie all’asta e versarne i proventi a Alice for Children (un progetto per i bambini di Nairobi) pure se le Carte federali (all’art.72) fanno espresso divieto di esibire distintivi o scritte di segno politico e confessionale. Quella firma è però di tutt’altra natura, perché è segno non soltanto di una metafisica proprietaria quanto di un dominio biopolitico cui non possono scampare, oramai, né l’immaginario degli appassionati né gli stessi calciatori in carne e ossa. Molto meno vistosa, eppure rilevante...