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Slavoj Žižek

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Terrorismo e videogiochi

Anche nell'attacco a Parigi, i videogiochi. La tipica inquietudine che genitori, educatori e frettolosi commentatori provano nei confronti dei videogiochi, da quando questi ultimi sono nati, oggi prende proporzioni abnormi. Questo perché si è saputo che i reclutatori di Daesh attirano e addestrano terroristi con giochi come Call of Duty e l'organizzazione comunica anche attraverso le chat delle Playstation, efficienti e difficili da intercettare. L'ansia per l'adolescente di famiglia, la sua possibile dipendenza dal joystick e il possibile scambio fra vita virtuale e vita reale, si amplifica a dismisura, diventa una questione politica e militare di livello planetario. È la Realtà tutta, che oramai teme il proprio Game Over.   Nell'intervista che un invero riluttante Daniel Pennac ha concesso per Repubblica a Fabio Gambaro (19/11/2015) riecheggiano le argomentazioni contro i videogiochi che normalmente, e da decenni ormai, seguono certi violenti casi di cronaca. Parlando dei terroristi, Pennac dice: «Nelle loro azioni omicide c’è la ricerca di sensazioni estreme ai limiti dell’estasi, come nello...

Intellettuali

Non saprei dire se di alcune funzioni siano oggi scomparse le parole oppure la necessità. Ad esempio, il lattaio. Nessuno va più dal lattaio, si compra all’ingrosso nei centri commerciali, al più, se lo si dimentica, al bar. Però pure se nessuno dice mai: vado dal lattaio, magari qualche latteria esiste, lì all’angolo, qualcuno se ne serve ancora. Una figura simile al lattaio è l’intellettuale. Non mi vengono in mente altri ruoli in estinzione ma non del tutto scomparsi. Il lattaio poi se non è ancora scomparso è per la resistenza ostinata della tradizione di bottega, per i pochi affezionati del quartiere, l’anziana. Mentre invece l’intellettuale che non esisterebbe se non e contrario, nel dileggio dei nuovi “esperti di comunicazione”, dove esercita, come si riconosce? Partiamo dal dileggio, proprio: io me ne chiedo sempre la ragione, come mai si dileggia l’intellettuale, se è scomparso, se non serve più a nessuno, se non dobbiamo più preoccuparcene perché i giornali non lo vogliono, o solo ove sia rimbambito, ottuagenario, desueto come il lattaio...

Lacan politico

Che cosa può insegnare la psicoanalisi alla politica? In che cosa il pensiero di Lacan può contribuire alla definizione di una pratica di democrazia radicale? Sono queste le domande alle quali il nuovo libro di Bruno Moroncini (Lacan politico, Cronopio, Napoli 2014) dedicato a Lacan tenta di dare risposta. E lo fa sottraendo il filosofo francese alla vulgata che lo ha considerato un liberale moderato in politica, in fondo, per quanto illuminato, un conservatore.   Il libro è in effetti una raccolta di quattro saggi di cui solo il primo inedito, i quali, in maniera a volte circolare e con apparenti digressioni, ritornano sulle stesse domande, cercando di mostrare come la psicoanalisi lacaniana possa dare un contributo, proprio in quanto pratica analitica, ad una politica radicale capace di essere emancipativa senza essere illusoriamente “progressista”. Due sono a mio avviso i punti di snodo della proposta interpretativa di Moroncini: l'atto analitico e il sintomo. Attraverso questi problemi l'autore discute le posizioni di Badiou e di Žižek innanzitutto, ma risponde, anche se un po' tra le righe (e tra le note), anche ad alcune...

Non chiamatele rivoluzioni

Gli eventi e le proteste degli ultimi anni ci hanno mostrato l’urgenza di una riflessione politica sulle nuove modalità di partecipazione alla scena pubblica, tra occupazioni e nuove esperienze di autogoverno. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di pratiche politiche radicate nella materialità delle esistenze, nella sua concretezza e nelle sue urgenze; esperienze che difficilmente possono essere fatte rientrare in un’unica analisi, dal momento che ognuna mantiene una propria specificità legata al contesto. Inoltre, non è facile tenere assieme uno sguardo generale e l’attenzione al presente, alla materialità e contingenza delle esperienze. Sono eventi specifici, ognuno diverso dall’altro, ognuno unico a suo modo. Eventi unici, eppure in connessione. Tenere insieme questa unicità con lo sguardo ampio di una lettura generale è difficile e forse anche un po’ pericoloso, ma non è impossibile, se conosciamo i rischi dell’uso ingenuo della teorizzazione.   La mia intenzione è quella di prendere in considerazione alcuni eventi di protesta e di riappropriazione degli...

Il giorno dopo

Speranza e orrore si mescolano sempre. Ciò che accade di questi tempi in Egitto e negli altri paesi arabi fa ovviamente ben sperare. Quasi tutti pensano che in tempi postmoderni non possa accadere nulla, ma sono stati smentiti. È accaduto: una sollevazione molto tradizionale senza riferimenti religiosi, che fa esclusivamente appello alla dignità umana e a rivendicazioni laiche. È uno splendido evento, ed è davvero un evento reale.   Con “evento reale” intendo che non c’è stata una transizione morbida. Viviamo in un momento di incertezza e non si sa chi è al potere, e questo naturalmente mostra che c’è speranza. La speranza indica semplicemente un momento aperto quando non si sa chi è al potere e poi il regime crolla.   In queste situazioni, però, il problema è che al contempo c’è speranza e c’è confusione, ci si può ritrovare con un regime ancora peggiore di quello precedente. [...] La lotta va avanti e questo costituisce la vera speranza. Vi ricordate per esempio la grande manifestazione contro Ahmadinejad organizzata da Mir-Hosein...

Teatro Valle: il bacio di Giuda?

Proviamo a vedere la questione del Teatro Valle da lontano. Da una città del Nord. O forse, meglio, da Marte. Una sala storica, che faticosamente si affranca dal teatro di tradizione e cerca nuove strade di sperimentazione, improvvisamente si vede privata di proprietà e di direzione.   Gli umani usano strane sigle seppellite dalla polvere dei secoli per narrare questi fatti: Eti, Comune (chi si ricorda più chi, quando: balugina solo un vago nome famoso per aver rinverdito i fasti del basso impero: Almanno, o qualcosa del genere). Insomma un bel giorno un gruppo di attori, lavoratori dello spettacolo, gente che qualcuno definisce precari senza arte né parte, dimenticando come si tratti di loro creature, forgiate da una cultura che esaltava la terziarizzazione, i lavori creativi, che ha fondato una decina e più di Dams sparsi per l’Italia, che ha moltiplicato scuole e scuolette di teatro: questo gruppo occupa il teatro che voci incontrollate dichiaravano destinato a essere abbandonato o trasformato in qualcosa di indicibile.   La faccio breve: molti dubbi all’inizio. La casta dei teatranti sembra insorgere: lo spazio...

Sdraiati sulla linea

“Quel che non è possibile fare a letto non è degno di essere fatto”. La frase è di Groucho Marx. Ma cosa si può fare a letto? Tutto, si potrebbe rispondere: mangiare, dormire, fare l’amore, nascere, morire, riposarsi, leggere, studiare, conversare… la lista non finisce più. In effetti, la grande distinzione è tra verticale e orizzontale. E, mentre la lode dell’uomo verticale, che ha abbandonato l’animalità del quadrupede e si è elevato sulle zampe posteriori per esser eretto, lascia ora il posto all’uomo-donna orizzontale, o almeno “inclinato”, come scrive Adriana Cavarero nel volume Inclinazioni. Critica della rettitudine (Cortina editore), il problema dello stare sdraiati ritorna con forza. Lo sollecita la lettura di un piccolo libro di Bernd Brunner, studioso eclettico d’origine tedesca: L’arte di stare sdraiati. Manuale di vita orizzontale (Cortina editore). Del resto, la parola “sdraiati” figura anche nella copertina di un romanzo di successo di Michele Serra (Feltrinelli), che ha ripreso una formula in circolazione da qualche anno in Francia...

Fedeltà e amore ai tempi di Meetic

Qualche mese fa il settimanale francese Les inrockuptibles pubblicò un reportage sul grande successo che stanno riscuotendo in Francia i siti di dating on-line. Meetic, Match.com, OkCupid sono soltanto alcune delle più celebri piattaforme che offrono la possibilità di cercare avventure sentimentali tramite la rete. Negli Stati Uniti oramai da tempo internet è diventato il luogo più diffuso dove inizia una storia d’amore e tuttavia la diffusione dei cellulari di ultima generazione con la geolocalizzazione e la connessione permanente al web hanno estremizzato ancora di più questo processo. Oramai è possibile controllare in tempo reale se nel locale o nel quartiere che si sta frequentando vi sia qualcuno interessato a un’avventura sentimentale e le cui caratteristiche corrispondano a quelle desiderate. Sì, perché i siti di dating on-line promettono soprattutto questo: di ricercare un partner che corrisponda perfettamente ai propri voleri. Titolo di studio, caratteristiche fisiche, provenienza, etnia, interessi culturali saranno tutti filtrati da un algoritmo che eviti le brutte sorprese, così come...

The Spectre Is Still Roaming Around

“Articolare storicamente il passato non significa riconoscerlo 'come realmente è stato'. Significa impadronirsi della (sua) memoria, così come appare in un momento di pericolo […] Il pericolo minaccia sia il deposito della tradizione, sia chi la riceve. Per entrambi è uno solo e lo stesso: diventare lo strumento della classe dominante. […] L'unico scrittore della storia, capace di riaccendere la speranza nel passato, è colui che è convinto che neppure i morti saranno al sicuro dal nemico, se egli è vittorioso. E questo nemico non ha mai smesso di vincere” Walter Benjamin, Sul concetto di storia, 1940 La più diffusa logica culturale post-comunista celebra la caduta della cortina di ferro come “la vittoria finale della democrazia moderna sui suoi nemici totalitari”. Il processo politico di transizione iniziato dopo il 1989 nei paesi dell'Europa post-socialista, interpretato come la conservativa resistenza all'Ovest liberal-democratico contro un inequivocabile modello di modernità, è stato, da una sola parte, la nostra, osservato come l'allineamento dall'...

Giorgio Agamben: la democrazia è un concetto ambiguo

Cos’è la politica? Questo, con sguardo ottimista, Agamben suggerisce di chiedersi nell’intervista greca che presentiamo, a ridosso delle elezioni europee (22-25 maggio) in cui il radicale greco Tsipras sarà il candidato della Sinistra. Le questioni su cui il filosofo ci invita a riflettere sono molteplici. Il filo conduttore è rintracciabile in un richiamo a quei dispositivi che, pur assoggettando la materia biologica, investono la nostra capacità di attivare processi di soggettivazione che vi oppongano resistenza. La crisi che stiamo vivendo può allora diventare ricerca di nuove forme. Queste non sono né giuridiche, né morali, ma innanzitutto politiche. Sulla scia del migliore insegnamento foucaultiano, più che un gesto di liberazione, noi dobbiamo costruire una pratica della libertà, non un altro esistenzialismo ma un’etica del sé non ridotta a individualità. Che politica? è, peraltro, una domanda non posta in una dimensione statale. Il problema non è quello di liberare l’individuo dallo Stato – direbbe Foucault – ma di liberare noi stessi da esso e...

Tavoli | Massimo Recalcati

Il luogo di lavoro di Massimo Recalcati non è il tavolo, ma lo studio dell’analista. L'analista non procede con l'addizione e l’accumulo, ma con la sottrazione. Il suo lavoro è quello di operare dei tagli e delle interruzioni nel discorso dell'analizzante in modo che il flusso di pensieri acquisisca una punteggiatura inedita.   Il tavolo dell'analista non è dunque il tavolo di chi prova a produrre l'evento del pensiero con l'accumulo del sapere è invece il tavolo di chi opera coi detriti dell'atto analitico: quel sapere che viene fatto in frantumi durante l'analisi. Se infatti l'analisi produce un pensiero non è dell'ordine del sapere, ma di quello della verità. E su questo tavolo vediamo tanti libri che hanno attraversato in modo singolare quella particolare esperienza del pensiero che è la psicoanalisi: Victor Tausk il cui suicidio a quarant'anni fu una pietra dello scandalo del primo movimento psicoanalitico; un lacaniano "militante" e di sinistra come Jorge Aleman; una žižekiana à la page come Alenka Zupančič, ma anche un filosofo molto vicino alla...

Igor Pelgreffi. Slavoj Žižek

Esce oggi per doppiozero un nuovo ebook della collana Starter acquistabile nella libreria di doppiozero e sui principali store. Una monografia, a firma di Igor Pelgreffi, che ripercorre in modo organico il lavoro di Slavoj Žižek, fra i più discussi intellettuali contemporanei, mettendone in evidenza il peculiare stile-provocazione, che è elemento e metodo del pensiero del filosofo sloveno, e i principali snodi teorici. Ne pubblichiamo qui un breve estratto.     Se potessimo osservare dall’esterno le nostre vite, con ogni probabilità oggi le vedremmo percorse da due tensioni divergenti: una verso il globale e una verso il frammento. Il nostro tempo è global-frammentario, e il nostro mondo non è altro che la forma del tempo. I nostri corpi si trovano a vivere, per lo più, sospesi fra la grande sfera e il punto, fra l’iper-relazione e la solitudine. Ora, come elaborare una filosofia capace di rispondere a queste alterazioni nelle omeostasi che per secoli hanno accompagnato lo svolgersi delle nostre esistenze singolari e collettive? Come contrastare filosoficamente le narcosi singolari e collettive in cui le...

Kathryn Bigelow. Zero Dark Thirty

È possibile che una caccia ai fantasmi si trasformi in un’evocazione, che la pretesa razionalità di un dispositivo rivolto alla cattura di un nemico evanescente diventi una trappola che inghiotte chi l’ha progettato. L’oscurità che emana da Zero Dark Thirty è forse il risultato di un simile rovesciamento, e andrebbe considerata al contempo come una riuscita e un fallimento: evitando di fornire un quadro sufficientemente articolato dello scenario storico e politico affrontato (ovvero il “post-undici settembre”) e delle parti coinvolte così come di sintetizzarlo in un discorso assimilabile da una di esse (dunque senza essere né autenticamente critico né smaccatamente propagandistico), il film riesce tuttavia a dire qualcosa su tale scenario, o forse qualcosa, dal profondo, arriva a parlare attraverso di esso, facendo breccia nella sua impassibile superficie.     Nella nube di questioni sollevata da un’opera che tocca punti cruciali riservandosi un ampio margine di ambiguità, l’unico dato apparentemente solido e condiviso è che Zero Dark Thirty sia un prodotto...

Oggetti d’infanzia | Latte Nestlé

La latta rotonda, nel ripiano alto del frigorifero, era sempre un po’ unta. A prenderla in mano, ci si restava quasi incollati, come a formare un’unica entità ibrida e ideale che costituiva il principale desiderio del mio palato e il buco senza fondo dell’iperestesia tardo moderna. All’interno c’era una tersa sostanza bianca che nemmeno le lunghe e fascinose rêveries di un Gaston Bachelard avrebbero potuto descrivere nelle sue ricchezze materiche e nella sua algida compiutezza cromatica. Questa sostanza era assai consistente, al punto che, per esser correttamente consumata, andava allungata con un tot d’acqua di rubinetto riscaldata sul fornello col pentolino – a ipocritamente ricostituire ciò che non era mai stata, ovvero una porzione di latte caldo per la sedicente colazione del bambino (cioè di me, forse proprio per questo tendente all’adipe già da allora).   Sto parlando di un barattolo di latte condensato prodotto da una celebre marca alimentare allora esotica, se non esoterica, che soltanto la cieca smania di progresso tipica di quegli anni ha potuto a poco a poco naturalizzare...

Nel Regno del Kitsch

Una grande giostra da Luna Park composta di tazzine color rosso scuro su cui ci si può sedere a coppie e al centro una caffettiera azzurra; tutto intorno, dentro ampie feritoie bianche, sono esposti piccoli oggetti: occhiali, statuine di gesso, Torre di Pisa e Torre Eiffel, orologio a cucù, automobiline americane, segnatempo a forma di corallo, equini di porcellana, portafoto arabescati, composizioni di conchiglie, palle di vetro, candele, scarpe, cappelli, portalampade femminili, e altro ancora. Siamo nel Regno del Kitsch, all’interno della Triennale, nelle sale di una mostra, Kitsch. Oggi il kitsch, e il sovrano di questo impero del “cattivo gusto” è un signore centenario, Gillo Dorfles, laureato in medicina nei primi decenni del XX secolo, con specializzazione in psichiatria.   Quarantaquattro anni fa, nel novembre del 1968, nel bel mezzo della contestazione studentesca, il critico d’arte mandava in libreria un volume diventato ben presto cult, Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta, dove insieme ai contributi di studiosi come Herman Broch e Clement Greenberg, che del Kitsch avevano scritto negli anni...

New York. Occupy Wall Street

Domenica 9 ottobre, a mezzogiorno, “ il filosofo marxista Žižek Slavoj”,  come ha detto il telegiornale di RAI International, parla ad OccupyWallStreet. Arrivo con la metro a Fulton street, giro sulla Broadway e in cinque minuti sono a Zuccotti Park, ribattezzata Liberty Plaza dal movimento che l’ha occupata il 17 settembre. È la prima volta che ci vengo e mi aspetto che le tre settimane di campeggio libero abbiano ridotto male sia il posto sia gli occupanti. Il primo presagio dell’occupazione è un rullo continuo di tamburi, come è immancabile in queste situazioni che sembrano esercitare una forte attrazione sui percussionisti. La piazza sarà un duecento metri in lungo e cento in largo: al centro un giardino pubblico, sui lati lunghi due stretti controviali occupati uno dai mezzi della polizia di New York, l’altro da televisioni e media vari. I poliziotti hanno anche costruito un torretta di avvistamento, come quelle che ci sono nei campi di prigionia, per la sorveglianza dall’alto.     Da lontano Liberty Plaza sembra un bivacco di barboni. Non è permesso montare tende e...

Yuppies

Giovani, abbronzati, in carriera, devoti al consumo, sono i Young Urban Professionals, i nuovi manager rampanti della giungla urbana. Agenda fitta di appuntamenti, telefono come protesi irrinunciabile, cocktail, aperitivi, party, dieta e palestra. I golden boys anni ottanta “fanno affari”, perché gli affari danno status e lo status aiuta gli affari. È l’apoteosi della vita in vetrina. D’altra parte l’edonismo o è sfacciato o non è: dunque, via le tende, via le pareti, case e uffici rigorosamente open-space. Nascono la Milano da bere, i miti dei soldi facili, della Borsa e della finanza per tutti. Tutti possono aspirare al Successo. Basta una Ranger Rover, e il giusto appeal… La nuova categoria mobilita i sociologi. Nel 1988 Ralf Dahrendorf scrive ne Il conflitto sociale della modernità: “La parola yuppies è usata per indicare giovani professionisti urbani (o in ascesa), e di loro si dice che desiderassero più spazio per l’iniziativa”. E Slavoj Žižek parlerà per gli yuppie di “ascetismo edonistico”, riferendosi alla narcisistica ed esagerata cura di s...

Il trauma dei patimenti

Negli scrittori contemporanei è assai frequente il ricorso a descrizioni esplicite del dolore fisico, anzi: del patimento, avrebbe detto Leopardi, come stato, cioè, di sofferenza eminentemente corporea e creaturale, ovvero connessa alla fragilità del nostro essere biologico. La riprova è in due rappresentazioni particolareggiate della fenomenologia patologica, prese da due libri recenti: in un caso si tratta di Tommaso Pincio, che nel suo Hotel a zero stelle racconta di una febbre altissima che lo colpì bambino a seguito di un intervento alle tonsille. Febbre che si risolse in un modo del tutto imprevisto, con una misura terapeutica non solo audace, ma assolutamente contraria a ogni più banale profilassi: il padre del piccolo ammalato, credendo avvicinarsi il momento finale e fatale di quella malattia senza nome e dunque non suscettibile di diagnosi, lo porta alle giostre, e solo a quel punto il piccolo riesce a vomitare il tampone che l’incauto (a dir poco, evidentemente) chirurgo gli aveva dimenticato in gola durante l’intervento (caso nemmeno troppo inverosimile, a quanto sappiamo da svariati episodi di cronaca)....

Slavoj Žižek. Vivere alla fine dei tempi

Ai libri di Slavoj Žižek ci si deve arrendere, se si desidera leggerli porre delle resistenze è del tutto inutile, mentre se ci lasciamo andare alla loro sovrabbondanza la lettura si fa il più delle volte piacevole, i toni delle frasi diventano molto più accondiscendenti, si coglie una generosità di fondo che vuole esprimersi, mettersi effettivamente in gioco sul proprio tempo. Anche per Vivere alla fine dei tempi vale la stessa cosa, d’altronde già lo stesso titolo sembrerebbe imporlo: quando il tempo è alla fine non ci si può che arrendere alla vita.   Žižek usa diversi registri riflessivi, alcuni riferimenti portanti come la dialettica hegeliana e la struttura concettuale della psicoanalisi di Lacan, ma poi intreccia una miriade di altri riferimenti che intesse con profonda abilità, in particolare attingendo dal mondo della letteratura, ma soprattutto dal mondo del cinema. Alcune scene filmiche diventano un contrappunto ideale a sostegno delle sue analisi politiche e sociali, riesce a tenere insieme questo mondo immaginario con la struttura del reale in modo ogni volta sorprendente.   D...

Futuro anteriore

Mi ha molto colpito vedere un gruppetto di senzatetto discutere di politica internazionale, di Obama, del conflitto israelo-palestinese, della Russia e della Cina... Immaginavo che avere tanti problemi inducesse una depressione che allontana da questioni così lontane, che toglie la voglia e l’energia per affrontare argomenti così distanti dal quotidiano. “Psicastenia leggendaria” la chiamava Roger Caillois e la legava al mimetismo. Rosalind Krauss ha ripreso poi in maniera affascinante questo rapporto per interpretare una certa concezione surrealista della fotografia: la rappresentazione fotografica non come pura riproduzione della realtà ma come mimetismo nei suoi confronti, imitazione psicastenica di un soggetto che si lascia andare ai colori e alle forme del reale che lo circonda, e che attribuisce così un carattere attivo allo spazio, non più puro contenitore, sul soggetto. Dunque, dicevo, guardando quella scena di dibattito tra senzatetto ho avuto una sensazione strana, mista di piacere per l’energia non nevrastenica di quelle persone e di imbarazzo per una loro palese inadeguatezza al compito che si davano. Non...