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Tullio de Mauro

(11 risultati)

"Dar da pensare" / Dove va la scuola italiana?

A cinquant’anni dal Sessantotto nessuna profezia di quella stagione utopistica appare più realistica del libro di Mitscherlich uscito in quegli anni Verso una società senza padre. L’immagine della nostra società rispecchia questa assenza, che si manifesta anche nel mondo della scuola, il luogo della socializzazione secondaria, in cui sembra essersi smarrito ogni principio di autorità. Non vorrei essere frainteso e sembrare portatore di nostalgici rimpianti. Non è il caso di desiderare un ritorno a un modello familiare che aveva molti risvolti repressivi, ma ritengo sia necessario affrontare seriamente le cause della perdita oggi di autorevolezza degli adulti e degli insegnanti in particolare, cioè delle figure che in passato suscitavano rispetto e apprezzamento anche per il ruolo che rivestivano nella società. Il libro di Giovanni Floris Ultimo banco (Solferino 2018) è una testimonianza di questo declino, attendibile, anche se di parte, anzi soprattutto perché di una parte in causa che sa comunque guardare a fondo al problema in modo multilaterale.   Che cosa è successo nella scuola? Certo è sotto gli occhi di tutti, perché alimentato dalla morbosità dei media, il dilagare...

Voce non bella né di suono né di senso / Il grammatico si è detto "linguista"

“Cerusico”: chi l’ha più sentito dire? E “speziale”? “Passa a prendermi un’aspirina dallo speziale, per favore”: suvvia! Ecco due nomi di mestieri usciti dall’uso. Non ne sono però usciti perché i mestieri che designano sono scomparsi. Questo è il caso, si ponga, di “carbonaio” o di “lavandaia”. In futuro sarà forse il caso di “bancario”. Persino di “giornalista”...   “Speziale” e “cerusico” designano invece mestieri che esistono ancora e prosperano, solo che nessuno li chiama più così. E c’è il sospetto che, per esempio, sopra “cerusico” si sia ormai stesa l’ombra di un tabù. Dare del “cerusico” al chirurgo che si prepara a praticarvi una prostatectomia potrebbe infatti guastarvi con lui, quasi si trattasse di un insulto.   Rembrandt, Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632.  “Grammatico” rischia oggi di procedere sulla stessa strada di “cerusico”. Certo, come parola è diventata rara. Il mestiere di grammatico non è però scomparso né sono svaniti i grammatici (perdoni il maschile generico chi è sensibile alla faccenda: in questo caso, non si sa proprio come cavarsela meglio). Grammatici ne circolano a iosa, oggi, e fuori dei loro tradizionali recinti....

Marco Rossi Doria e la lettera dei 600 / La lingua della vita

Il dibattito di questi giorni sullo stato della competenze linguistiche degli studenti universitari e sulla messa in stato di accusa della scuola italiana è l'occasione per ragionare insieme a Marco Rossi Doria, insegnante ed esperto di politiche educative e sociali e già sottosegretario all'Istruzione, sullo stato della questione ed è anche un modo per riprendere temi e problemi già affrontati da Doppiozero.   La “lettera dei 600” docenti universitari e intellettuali sulla crisi della formazione degli studenti italiani ha avuto una vasta eco. Mi sembra che non aggiunga nulla di nuovo in termini di analisi e piuttosto si concentri sulle responsabilità della scuola, in modo perfino poco intellettualmente onesto. La mia impressione è che manchi una riflessione più ampia sulla società e su come questa, nelle altre sue agenzie di socializzazione, abbia abdicato al ruolo educativo. Ne risulta in questo modo un'accusa molto giudicante che si rovescia sulla sola scuola e sugli insegnanti...   Vorrei non parlare dei toni della lettera dei 600 alla quale ho risposto su Repubblica dell’8 febbraio invitando a un lavoro comune che ha bisogno di responsabilità condivise, molto...

Il migliore italiano linguista / ll vichiano Tullio De Mauro

Con Tullio De Mauro è scomparso un grande intellettuale e l’ultimo rappresentante con autentico rilievo pubblico di una fondamentale tradizione culturale italiana. Tale tradizione è stata protagonista nella vicenda nazionale degli ultimi secoli e, nel Novecento, ha nutrito un ceto politico o prossimo alla politica, di formazione laica, sparso dall’area liberale alla comunista. In quest’ultima area, in particolare, trovò formulazione l’idea che, orientato il cammino verso il meglio (così voleva la fede nel progresso della modernità), il traguardo potesse raggiungersi seguendo una “via italiana”. Da tale idea, il giovane De Mauro fu certamente marcato. A essa egli è rimasto fedele per tutta la vita.   D’altra parte, il nocciolo generatore del pensiero e dell’opera di De Mauro è stata un’idea di storia. La medesima che, da Giambattista Vico e, ancora, fino a oltre la metà del secolo scorso, è stata tipica di una tendenza prevalente nella cultura italiana, pur nelle sue diverse declinazioni. La maggiore di tali declinazioni, come si sa, la si dovette a Benedetto Croce. Della storia, gli intellettuali italiani hanno avuto un concetto più filosofico che filologico, più speculativo...

Il cane ci precede

Il cane ci precede. Prima lui e poi noi sapiens. Il cane ci ha fatto uomini, ci ha aiutato a diventare la specie dominante (ma ha un senso questa parola?), ci ha fornito l'esempio di stili di vita fondati sulla fedeltà, ci ha sostenuto e ci sosterrà sempre nei momenti difficili, nelle zone di passaggio, nelle penombre dell'esistere. L'idea, semplice ma sconvolgente, è alla base del libro di Gian Piero Quaglino Meglio un cane (Raffaello Cortina Editore 2015), che si pone come un punto d'arrivo nella abbondante (e in gran parte stucchevole) letteratura "canina" degli ultimi anni. Perché quanto fa Quaglino è mettere da parte le "certezze" della scienza e, mandando gambe all'aria le gerarchie, rifarsi al mito, alla leggenda e alla fiaba (a largo raggio, dalle civiltà indiane del Nord America a quelle delle Hawai e della Nuova Guinea) o alle opere letterarie come il Tristan di Tommaso d'Inghilterra per trovare risposte a quello che comunemente "sente" chi trascorre la vita con i cani.    Le conclusioni, o meglio le aperture, sono sorprendenti. Non siamo stati noi a catturare lui...

C'era una volta la Buona Scuola

Negli ultimi giorni la mobilitazione di docenti, studenti e genitori contro il progetto di riforma della scuola è stata molto intensa. Il clima di festa e protesta, che si è visto nelle principali città italiane, ha preso il posto delle immagini dei danneggiamenti di Milano e dei precari caricati a Bologna nei giorni scorsi. I giornali riferiscono di decine di migliaia di persone in piazza e di uno sciopero generale con un’adesione che si aggira all'80%; tanti gli studenti. Le cifre sarebbero 25mila a Roma, 20mila a Milano, 10mila a Torino, 15mila a Bari, 5mila a Cagliari, 10mila a Palermo e 5mila a Catania. Un successo in ogni caso per i sindacati, in un momento in cui lo sciopero come strumento di rivendicazione è vissuto con sfiducia. Da segnalare la presenza di tante scuole primarie e bambini: a Torino (dove ero) è stata la cosa che più ha colpito l’occhio, con i cori delle scuole elementari e i piccoli striscioni di carta colorata: «la scuola di Renzi e di Giannini/non è la scuola dei bambini».   Robert Doisneau   La sensazione comune è che ci fossero tutti quelli che ci...

Scuola bene comune

La scuola è un gigantesco animale che respira seguendo ritmi propri e stagionali. A volte sembrano le danze incomprensibili di quegli stormi di uccelli migratori in volo che, visti da lontano, sembrano altro. Se poi non se ne parla, l’effetto di alternanza tra emergenza e insabbiamento si fa ancora più straniante.   Prima delle vacanze natalizie, l’attivismo dichiarativo del ministro e quello ‘riformatore’ dell’apparato avevano involontariamente risvegliato un grande movimento di attenzione dentro e attorno alla scuola, portando alla riconsiderazione del ruolo della scuola nella società. Di fatto, con l’eccezione delle pochissime realtà che se ne occupano costantemente (per lo più Radio 3, qualche rivista cartacea o in rete), la scuola è ora sparita dal discorso, un discorso ormai completamente dentro le logiche e le strategie della campagna elettorale per le più anomale e deliranti elezioni degli ultimi anni, almeno per i tempi e le modalità, in un paese che già non brillava per razionalità politica.   Certo, la scuola è importante per tutti i...

Curva pericolosa

Sono stati presentati pochi giorni fa i risultati di una ricerca promossa da Pearson, uno dei colossi dell’editoria mondiale con un importante coinvolgimento nel settore scolastico ed educativo. The Learning Curve è uno studio nell’ambito dell’istruzione svolto dall’Economist Intelligence Unit (EIU) che, prendendo in considerazione cinquanta paesi, ha sviluppato un indice sulle capacità cognitive e sul livello d’istruzione (Global Index of Cognitive Skills and Educational Attainment), basato su dati dell’OCSE-PISA, sulle valutazioni TIMMS e PIRLS e sulle  rilevazioni del numero di diplomati e dei laureati. I risultati, che sono pubblici e disponibili online, prendono in considerazione numerosi fattori come spesa pubblica nell’istruzione, età di ingresso nella scuola, salari dei docenti e possibilità di scegliere il tipo di scuola; tasso di alfabetizzazione, di raggiungimento del diploma e della laurea; disoccupazione nazionale, PIL, aspettativa di vita, criminalità. In tal modo si possono correlare fattori strettamente educativi con un più ampio spaccato della società.   Difficile...

C’erano una volta le biblioteche scolastiche

  Proprio mentre si svolgono gli esami di maturità, l’Invalsi, dopo aver visionato insieme all’Accademia della Crusca un campione di circa 500 temi svolti durante l’esame di stato del 2008/9, ci informa che sostanzialmente la maggior parte dei nostri studenti adolescenti sono semianalfabeti e che molti hanno nulle o scarse capacità ortografiche, logiche, argomentative. Scelgo deliberatamente di non approfondire la questione per non dover sentire i soliti professionisti di scuola e di cultura giovanile parlare di cose che non conoscono, ricordando a tutti dati altrettanto preoccupanti sulla popolazione adulta di questo paese: scrive De Mauro commentando dati Ocse che “il 38% della popolazione italiana in età di lavoro ricade in condizioni di analfabetismo, il 33% è a rischio e solo il 19% conserva i livelli minimi di competenze necessarie in società moderne” (da Internazionale, 24 giugno 2011). Se non bastasse ricordo a tutti qual è il rapporto con la cultura di chi ci governa e cosa sta facendo in questi giorni con la nuova manovra economica alla scuola pubblica, non contento di averla già...

Biennale 2011 / Ospedale Italia

Il meccanismo di selezione dei curatori e, di conseguenza, degli artisti, nei padiglioni nazionali della Biennale di Venezia non è dappertutto uguale. Come dei piccoli consolati artistici autonomi, ogni singolo padiglione può decidere cosa presentare (e come) all’interno delle proprie mura. Delle mura ‘storiche’, o meglio, permanenti, per quei padiglioni che, a partire dai primi anni del Novecento si sono impiantati nei Giardini; altre provvisorie come le tante sedi sparse a Venezia per mancanza di spazi all’interno della piccola città nella città che è la Biennale di Venezia. Proprio perché rappresentanze ufficiali di una nazione è il Ministero della Cultura di ogni singolo Paese che prende le decisione a riguardo. I criteri di scelta, però, possono davvero essere molto diversi tra loro. In genere il Ministero delega, per competenza, la scelta di artista e/o curatore a un museo; altre volte dispone di commissioni di esperti. Il comune denominatore resta la ricerca delle personalità artistiche migliori per esprimere la parte più rappresentativa della creatività e della capacità artistica che uno stato può esprimere.   Proprio per tali caratteristiche molti artisti,...

Intervista a Girolamo De Michele

Inizia oggi la rubrica Lavagna, uno spazio di riflessione sul mondo della scuola, sull’educazione, la pedagogia e la cultura della conoscenza. La scuola di cui parleremo è un luogo dove si concentrano le contraddizioni culturali, economiche e sociali del presente, fotografato in una fase di trasformazione che tocca in primo luogo i suoi soggetti principali, gli studenti. Un luogo di formazione e di scoperta individuale, un punto di intersezione tra cultura alta e bassa, libresca e di strada, di avvicinamento alla politica attraverso cui guardare le pratiche di democrazia e di cittadinanza vissuta nel quotidiano. La scuola è anche un ponte tra le generazioni, un mezzo di comunicazione con gli adulti fuori dalla famiglia, e quindi un punto di incontro e scontro tra visioni della realtà; ed è il luogo dove si mostrano fenomeni relativamente nuovi per l’Italia come le migrazioni, che fanno della scuola e dei diversi attori sociali che la compongono un laboratorio di multiculturalità molto più vivace e attivo di quanto non emerga dai media. La scuola è un microcosmo, in qualche modo protetto, che riflette quello che...