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Arte

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Tempo e spazio / “Quando” e “dove” sono usciti di senso

  Sono il tempo. Mi sono dilatato a dismisura.  Sono lo spazio. Mi sono ristretto fino quasi a sparire.   Sono ancora io, il tempo. Tocca a me cominciare. E già qui sono in ambasce. Cominciare è una convenzione. Così come lo è finire. A me non è dato un inizio e una fine. Mi adeguo però, se non altro per riuscire a parlarci, tra me che sono flusso infinito e voi che avete un’origine e un termine. Non vi nascondo che mi avevano mortificato, e così, a lungo, mi sono sentito. Uso convenzioni, come vedete: a lungo per me non vuol dire nulla, così come a breve o simili altri modi di dire che non corrispondono per me ad alcuna realtà. Me la sono passata così male negli ultimi tempi (altra convenzione linguistica questa volta al plurale), allorquando con l’agghiacciante espressione “tempo reale” avevano provato ad annullarmi. Sono confuso, adesso. Ho problemi non piccoli con il “prima” e l’“adesso”, e non so cosa mi aspetta dopo. Dal momento che sono il tempo, capirete che questo non è un problema di poco conto. Non tanto perché la mia vita somigli a una freccia. Non è mai stato così, se non nella mente degli umani. Non vado in nessuna direzione. Non sono neppure assoluto...

Ravenna Festival / Albe e Menoventi. Due modi di morire in versi

La tragedia di uno stermino di massa, quello avvenuto in questi anni nel Mar Mediterraneo, raccontata in versi grotteschi, e quella della morte di un poeta, Vladimir Majakovskij, segno dell’involuzione mefitica di un regime, sono al centro di due spettacoli presentati a Ravenna Festival. Rumore di acque, una creazione Teatro delle Albe, aveva debuttato qui dieci anni fa, ed è stato ripresa ora con la stessa formazione, Alessandro Renda in scena nei panni di un generale pluridecorato, in realtà oscuro ragioniere e archivista di un Ministero dell’Inferno, accompagnato dalle musiche magiche dei fratelli Mancuso, cantillazioni simili a un antico planctus in contrappunto al testo comicamente indignato di Marco Martinelli. Il festival dà ampio spazio ai gruppi locali, che da queste parti spesso vogliono dire il meglio del teatro italiano, e già si era vista una parte dello spettacolo premio Ubu Se questo è Levi di Fanny & Alexander. La seconda pièce presentata, Buona permanenza al mondo. Majakovskij bpm, porta la firma dei faentini Menoventi ed è la seconda tappa di un lavoro in fieri ispirato dal libro di Serena Vitale Il defunto odiava i pettegolezzi (Adelphi), una ricostruzione a...

11 luglio 1920 / Rodari e Pinin Carpi: due fantasie

Il mio problema con Rodari è lo stesso di Obelix con la pozione magica. Se da piccolo sei caduto dentro il pentolone, da grande ti è vietato avvicinarti alla pozione: ne hai già assorbito così a fondo il potere magico che un ulteriore sorso potrebbe avere effetti imprevedibili. Del resto era difficile, con una famiglia come la mia – padre funzionario del Pci, mamma sindacalista, zia maestra democratica e militante –, che Gianni Rodari non assumesse il ruolo di nume tutelare della nostra infanzia. Cipollino e sor Zucchina, le rime fedeli e perfette che traslano in versi le avventure di Pinocchio, favole che viaggiano sul filo del telefono, Gip che viaggia da un canale all’altro del televisore, una torta che vola nei cieli di Roma, Alice che casca, Giovannino che si perde, un bambino povero che sogna così forte un trenino elettrico da farlo animare... eravamo immersi completamente nel mondo rodariano. Dalle vecchie edizioni economiche in grande formato degli Editori Riuniti (con i disegni dalla linea pulita e un po’ retrò di Raul Verdini) agli ormai classici titoli del catalogo Einaudi, accompagnati dall’inconfondibile commento grafico di Bruno Munari.    Col tempo il mio...

Francesca Rigotti / Fare buio al buio

Neanche il buio è più quello di una volta. Se l’illuminismo ha vinto molte battaglie ma a quanto pare ha perso la guerra, l’illuminazione ha stravinto su tutti i fronti. “Ogni cosa è illuminata”, nel senso che più niente sfugge alla luce. Le cose, le case, le strade, le campagne, il cielo. Si cerca la luce per sentirsi sicuri, per esorcizzare la paura e la morte. “Infuria, infuria contro il morire della luce”, diceva Dylan Thomas. Ma il buio non è solo minaccia, è anche riposo, possibilità di riflettere, di isolarsi, di negarsi. Il buio è anche ciò che custodisce il segreto, che nasconde e accoglie; è la paura, ma anche, a volte, la protezione, il rifugio; il pericolo, la minaccia e la difesa; l’aggressione e l’intimità, degli amanti e di ciascuno con se stesso... Ma negarsi alla luce diventa sempre più difficile. Sottrarsi alla vista, cercare zone d’ombra, angoli bui, è già un atto sospetto di per sé. Di noi, tutto deve essere visibile e tenuto sotto controllo, solo così possiamo essere protetti. E solo protetti in ogni momento della giornata (del giorno che include la notte, come la donna è inclusa nell’uomo e non viceversa) e da ogni parte, possiamo sentirci non minacciati,...

Ritorna Scarabocchi / Hai delle belle braccia!

Scarabocchi torna a Novara dal 18 al 20 settembre! Tre giorni di laboratori, officine, spettacoli e piccoli atelier per parlare di “corpi” e rimettere al centro gesti e incontri. Ma prima ancora di incontrarci, con tutte le precauzioni necessarie, Scarabocchi riparte online: quattro disegnatori per quattro lezioni di disegno in diretta Instagram sul profilo del Circolo dei lettori, che si trasforma per l'occasione in uno studio d’artista: Guido Scarabottolo (martedì 7 luglio, ore 19), Giovanna Durì (giovedì 9 luglio, ore 19), Pietro Scarnera (martedì 14 luglio, ore 19), Alessandro Bonaccorsi (giovedì 16 luglio, ore 19) insegneranno a grandi e piccoli come trasformare ghirigori in nasi, orecchie, braccia e piedi. Evviva gli Scarabocchi!   Hai delle belle braccia!  La frase coglie di sorpresa sia me che la ragazza alla quale è rivolta. Alberto l’ha detta con una tale naturalezza che non lascia dubbi, è evidente l’assenza di malizia e di piacioneria, è solo una dichiarazione. Lei, da ragazza carina ed educata quale appare, risponde con un timido grazie, mentre io resto con il mio cucchiaio di cappelletti in brodo sospeso quanto quel...

Esibire i conflitti / Goodbye Roosevelt. Vita e morte di una statua

È ormai certo: il memoriale equestre del Presidente americano Theodore Roosevelt (1858-1919) verrà rimosso dallo scalone antistante l’American Museum of Natural History (AMNH) di New York, visitato da quasi cinque milioni di persone ogni anno. La notizia non giunge inattesa: da settimane si moltiplicano gli appelli per rimuovere vari monumenti, da settimane circolano immagini di statue imbrattate o fisicamente rimosse dai Comuni. Issate in pompa magna, con cerimonie ufficiali, vengono smantellate quasi furtivamente nel cuore della notte, sbullonate davanti agli sguardi e ai cellulari degli astanti.  E tra questi due brevi momenti – l’elevazione e la rimozione – la statua vive in un limbo di sovrana indifferenza, in uno stato larvale che può protrarsi per secoli. Finché un soffio di vento riattizza la fiamma affievolita della storia, come dimostra il caso Roosevelt su cui è utile tornare oggi in Italia.   La statua della discordia   Il memoriale equestre è commissionato nel 1925 e installato nel 1940, finanziato pubblicamente (per un costo totale di tre milioni e mezzo di dollari) e quindi di proprietà della città e non dell’AMNH. Rappresenta Roosevelt pronto per una...

Un'intervista con l'artista / Glitch: la verità nell'errore. Conversazione con Emilio Vavarella

Mauro Zanchi e Sara Benaglia: “Report a Problem” è il messaggio che compare in basso nella schermata di Google Street View, e permette di segnalare a Google gli eventuali problemi rilevati nella visualizzazione del luogo che si sta visitando virtualmente. Immaginiamo che si possa creare un sistema in grado di fotografare o rivelare immagini interiori, luoghi che vivono nell'immaginario. Tu hai viaggiato su Google Street View, fotografando sul monitor tutti i “paesaggi sbagliati” che hai incontrato, prima che altri utenti riportassero il problema; così hai indotto l’azienda ad aggiustare l’immagine sostituendo le foto errate. Come ti figuri i paesaggi interiori e una sorta di fantagoogle che sistema le immagini inconsce delle persone? Quale utilità potrebbe avere rendere visibili immagini inconsce?   Quando lo scorso gennaio mi avete chiesto di immaginare una fotografia capace di rivelare immagini interiori non avrei immaginato di rispondere partendo da un coronavirus. Ma mi piacerebbe partire proprio da qui, a dimostrazione di quanto sia rilevante comprendere il ruolo e la produzione delle immagini anche in un momento di profonda crisi come quella innescata dal COVID-19...

Ipotiposi / Fra la terra e il mare

“C’è su questa terra una condizione di vita, ci sono circostanze paesistiche (se di ‘paesaggio’ è lecito parlare nel caso che abbiamo in mente) nelle quali una siffatta confusione e l’eliminazione delle distanze di tempo e spazio fino alla vertiginosa uniformità hanno luogo, si può dire, per natura e di diritto, sicché l’abbandono al loro fascino in ore di vacanza può in ogni caso considerarsi lecito. Alludiamo alla passeggiata in riva al mare”. Hans Castorp, il protagonista della Montagna incantata di Thomas Mann, dal suo “esilio” nel sanatorio sulle Alpi svizzere, evoca con piacere nostalgico l’esperienza “disturbante” di una passeggiata sulla spiaggia. Lì consolidate distinzioni si con-fondono, vengono meno i nostri abituali riferimenti, le coordinate di quella coppia benedetta o maledetta della storia del pensiero occidentale, lo spazio e il tempo, i kantiani a priori della sensibilità, perdono valore. Dalla passeggiata non si giunge mai a casa in tempo, perché il tempo ci ha perduto o noi lo abbiamo smarrito; i criteri con cui abitualmente misuriamo distanza e profondità si fanno incerti: quali dimensioni possiede la vela che si perde nella “schiumosa lontananza verdegrigia...

(ma non solo) / Luca Maria Patella. Canzoniaere: la poesia

Patella è uno degli artisti più caparbi che abbia mai conosciuto. L’età non l’ha piegato, casomai un po’ raddolcito, è diventato più autoironico, ma non transige su ciò che vuole. E ciò che vuole è “semplicemente” – ci vogliono sempre le virgolette, vero? – che si colga la sua arte così come lui la intende. L’arte per lui è faccenda complessa, un modo di pensare e di essere che se lo si è scelto è perché è diverso dagli altri modi, da quello scientifico o filosofico, o psicanalitico o antropologico o semiologico, e soprattutto perché non è una disciplina tra queste ma il modo di riprenderle tutte, da qui la complessità, rigiocandole a un altro livello, il livello esistenziale: arte e vita. So bene che la formula “arte e vita” fa arricciare il naso a molti, ma c’è poco da esitare: ci deve essere una corrispondenza, fosse pure in negativo, en creux, come dicono i francesi.   Faccio due esempi che lo riguardano. Patella ha una formazione scientifica di alto livello, è stato assistente di un collaboratore del Premio Nobel Linus Pauling, studi, argomenti, forma mentis che non sono certo stati dimenticati, anzi che hanno determinato il senso della sua decisione di passare all’arte...

Genova 1960/1970 / Lisetta Carmi: travestiti e camalli

“O mi metti in copertina o non accetto”.  È il 1972 e la Gitana ride soddisfatta. Ci è riuscita, ha convinto la fotografa Lisetta Carmi a farsi mettere sulla copertina di un libro: a torso nudo, senza reggiseno, con il volto leggermente rovesciato e i capelli cotonati. Lo sfondo della foto? Nulla è davvero a fuoco. La luce è tutta sul suo corpo. Il libro si intitola “I travestiti”. La Carmi inizia a fotografarli nel 1965 durante una festa di Capodanno e per cinque anni non smette di frequentarli. Ne diviene amica e condivide con loro i problemi della vita quotidiana. Impara a conoscerli: Morena, quella che ha ispirato a Fabrizio De André la canzone Via del Campo, “un po’ mamma di tutte, lettrice di “Bolero Film”, e poi Novia, “una ragazzina giovane e bellissima che lavorava in coppia con la Gitana, che a vent’anni era stata l’amante di De Pisis e aveva in casa un suo piccolo quadro”. Non è stato facile diffondere questo libro. Le librerie lo tenevano nascosto. “La polizia mi avrebbe arrestato con molto piacere, sapevano che ero figlia di una famiglia borghese. Una volta un poliziotto è andato da un travestito e l’ha interrogato: “Cosa fa Lisetta Carmi con voi, viene a letto...

L'ultimo album / Bob Dylan: Rough and Rowdy Ways

“Ah, ma allora ero molto più vecchio, sono molto più giovane adesso” cantava Dylan nel 1964, all’età di 23 anni (“Ah, but I was so much older then, I’m younger than that now”). Il dio Crono in persona deve averlo sentito, e ha pensato: “Vuoi sconfiggere me, il signore del tempo, con le tue canzoncine? Bene, allora per te serberò una sorte speciale. Invecchierai come tutti, ma a ritroso. Diventerai così vecchio che ricorderai tutto quello che è accaduto ben prima che tu venissi al mondo. Assisterai alle guerre dei tempi passati, sarai con Giulio Cesare quando ha attraversato il Rubicone e con le donne troiane quando sono state vendute in schiavitù. E dovrai mettere tutto questo nelle tue canzoncine, altri strumenti non ne avrai”. “Buio non è ancora, ma presto lo sarà” cantava Dylan nel 1997, all’età di 56 anni (“It’s not dark yet, but it’s getting there”), e tutti i critici giù a scrivere che stava meditando sulla sua mortalità. Non era un po’ presto?   Oggi che ne ha 79 e con il suo ultimo album, Rough and Rowdy Ways (Sony), traducibile all’incirca con Modi rozzi e rissosi, è in testa alle classifiche mondiali – per quel che valgono le classifiche – ancora tutti i critici...

1929 - 2020 / Milton Glaser, I ❤ NY

Non poteva che morire a New York. Lì dove era nato nel 1929, nella stessa città che aveva celebrato con un logo nel frattempo diventato uno dei più spaventosi successi – perché fuori controllo, perché incommensurabile – della comunicazione moderna.   L’intera storia professionale di Milton Glaser è nel segno di un’intimità non convenzionale con il suo lavoro, con ciò che gli si chiede di raccontare, pubblicizzare, tradurre in grafica. Nei poster realizzati per Olivetti, come quello in cui citava un quadro di Piero di Cosimo, c’era il suo stretto rapporto con l’Italia, dove aveva studiato e si era educato all’arte colta. Nel logo per la Brooklyn Brewery, con quella grande B che sembrava uscita dal cappellino dei Dodgers, c’erano le passioni popolari della sua città, baseball in primis. Glaser prende dalla vita, respira la metropoli, non smette di guardarsi intorno e ricucire la sua esperienza con i segni che produce. Un dialogo intimo, ma in pubblico.     I love NY, che è il culmine di un’intera carriera, e forse anche di una stagione della comunicazione pubblicitaria, definisce non a caso un rapporto sentimentale, e va raccontato. Lo slogan e la campagna...

Archivio Zeta / Il Cimitero di guerra negato

«Disperati, increduli, smarriti» sono Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, gli Archivio Zeta, perché la seconda parte del loro Pro e contra Dostoevskij non si farà al Cimitero Militare germanico del Passo della Futa (sul cimitero e sulla prima parte dello spettacolo, nel 2019, leggi qui). Sulla proibizione dello spazio la compagnia bolognese ha scritto il 19 giugno un post su Facebook che ha raccolto più di 700 reazioni, oltre 150 commenti, varie centinaia di condivisioni. Cosa è successo?  Da diciotto anni Archivio Zeta ha scelto come palcoscenico per i suoi spettacoli estivi un luogo fuori dell’ordinario, il Cimitero militare germanico della Futa appunto, dove sotto lastre tombali fitte lungo i pendii della collina sono sepolti molti militari tedeschi morti durante l’ultimo conflitto mondiale. Il luogo della pace di chi aveva portato furia e distruzione, tra i monti ventosi, con odori di menta e rosmarino d’estate, si è trasformato nell’arena amplissima dove rappresentare gli orrori e le meditazioni della tragedia greca, i misteri del Macbeth di Shakespeare, gli stermini e le tanta parole di propaganda della Grande Guerra mutando il sito in quel “teatro di Marte” di cui...

Il turismo necessario / B&B, alberghi e ombrelloni

In periodo come questo che stiamo vivendo c’è una riduzione all’essenziale che corrisponde a una specie di digiuno ascetico. Sembra che le cose importanti siano poche, le essenziali ancor meno. È una sensazione che sembra emanare realismo. Molti se ne fanno assertori, invocano ritorni alla campagna, promettono enormi cambiamenti, minacciano coloro che non hanno gli stessi sentimenti. È un momento delicato, perché di questa fase possono approfittare coloro che sono convinti che una “certa riduzione” nei bisogni altrui sia più che conveniente. È un momento delicato perché scompare l’ironia, soprattutto l’autoironia. Certo la pandemia ci invita a riformare parecchie cose, a pretendere un mondo meno inquinato e meno soffocato dalle automobili, meno afflitto dalle ragioni del mercato e invece motivato dalle relazioni affettive e amicali. Bisogna però stare attenti alla voglia di “sfrondare” che tutto ciò porta con sé. Ecco, alcune cose sembravano davvero inessenziali. Che senso ha il turismo in un mondo affetto da una pandemia? Anzi, non è proprio il turismo un effetto/causa della globalizzazione? Non c’è nel bubbone che ci minaccia proprio quell’avere consentito che tutto il mondo si...

Bergamo e Val Seriana / Medici: danza macabra in Lombardia

Il primo segnale di allarme sulla chat dei vecchi compagni di liceo è del 24 febbraio: è la foto di una mascherina 3M, accompagnata dall’augurio “in attesa di ATS”. La manda Olmo, medico di base dell’hinterland bergamasco. Nei giorni successivi i messaggi s’infittiscono e vi partecipano altri medici, anche ospedalieri; col tempo, su mia sollecitazione, mi verranno inviati via mail resoconti più dettagliati. Il materiale con cui è costruito questo articolo proviene quindi dalle testimonianze di amici dei primi anni ’70, diplomati insieme a me al Liceo Classico di Bergamo.  A qualcuno magari verranno in mente le confraternite studentesche americane ma sarebbe fuori strada: nessun rituale di ingresso, nessun simbolo di appartenenza, nessuna pratica di lobbying fra vecchi sodali. A tenerci vicini in tutti questi anni una sola vera eredità: l’amicizia. Coltivata negli anni, legata alla condivisione di un tempo bello delle nostre vite e nutrita da un affetto profondo. Anche per rispetto verso quel sentimento, quindi, nelle prossime righe attribuirò loro nomi di circostanza: occorre molta prudenza da quando è emersa l’odiosa abitudine di accusare di “infedeltà aziendale” il...

Tutti gli usi della parola a tutti / Rodari, Einaudi e i Lucumoni

Ha scritto Italo Calvino ricordando Gianni Rodari in occasione della sua morte (1980): “Poche esistenze furono illuminate da un umore più gaio e generoso e luminoso e costante della sua”. Temo che Rodari, di cui attendiamo a settembre il “Meridiano” curato amorevolmente da Daniela Marcheschi, non si sia mai potuto concedere il lusso di essere gaio, così come spesso i grandi umoristi soffrono di umori malinconici e depressivi (metto tra quelli che anche Gadda, che quando rileggo l’Adalgisa e o il Pasticciaccio mi strappa ancora delle risate; e lo stesso Primo Levi, che umorista era stato acutamente definitivo da Massimo Mila nel suo necrologio). No, tutto quello che ha ottenuto Rodari se lo è sudato palmo a palmo, lavorando come un metalmeccanico alla catena di montaggio delle parole, lottando contro il grigiore burocratico del suo stesso partito, contro le distrazioni del suo editore, Einaudi, che negli anni ’60, al culmine del potere culturale che si era conquistato sul campo, aveva troppe cose cui badare, troppi grandi autori da seguire, e dedicava una qualche attenzione ai libri per ragazzi principalmente per la passione del suo leggendario redattore capo, il mite, onnipresente...

Un progetto interamente digitale / Francesco Vezzoli. Love Stories

L'immagine che ha inaugurato il nuovo progetto digitale di Francesco Vezzoli, curato da Eva Fabbris, è la Giuditta e Oloferne di Caravaggio. Sovrapposti al dipinto, due testi: il nome dell'autore e “American Horror Story”, titolo di una celebre serie tv. Per tutti i giorni a seguire, sul canale Instagram della Fondazione Prada, con cadenza quotidiana, sono state pubblicate immagini di coppie più o meno celebri: Fidel Castro e Gina Lollobrigida, Charlotte Rampling in una scena di Il portiere di notte, Picasso e Dora Maar, due donne dipinte da Toulouse Lautrec, Liz Taylor e Richard Burton in Cleopatra. Ogni foto presenta un sondaggio, un breve testo ironico che invita l'utente a una scelta binaria, come nel caso del dipinto caravaggesco. Ogni immagine è accompagnata da arie di Verdi, Mozart, Rossini, Bellini, una colonna sonora dal carattere melò, in puro stile Vezzoli.   A un primo sguardo, il nuovo progetto dell'artista bresciano intitolato Love Stories è spiazzante. Si tratta di un progetto interamente e nativamente digitale, una riflessione in forma artistica sul tema della coppia. Per l'occasione, Fondazione Prada ha messo a disposizione il proprio canale Instagram, che...

Un ricordo a 90 anni dalla nascita / Barbara, l’amore assoluto

L’entrata in scena era la parte più difficile. I francesi lo chiamano le trac, la paura del palcoscenico. Quei pochi metri prima di raggiungere il pianoforte. A una giovane attrice che sosteneva di non aver mai provato paura in scena, si dice che Sarah Bernhardt abbia risposto: non si preoccupi, arriverà col talento. L’amore che Barbara sentiva per il pubblico, meritava quella paura. Un concerto, per lei, era l’equivalente di un rendez-vous al chiaro di luna. E chi diamine si presenta a un appuntamento senza che gli tremino almeno un po’ le gambe?   Una volta seduta al pianoforte le cose s’aggiustavano. L’applauso si smorzava e spettava a lei domare il pubblico. La paura si trasformava in controllo. In silenzio, in sussurri. Come ci riusciva? Verrebbe da dire: intingendo la penna nel calamaio o, per meglio dire, ponendosi al pianoforte con le stesse intenzioni di chi, seduto allo scrittoio, s’accinge ad aprire il cuore a un amico o all’amata. Molte delle più belle canzoni di Barbara sono confidenze da separè, e molte di queste si presentano sotto forma di lettera. Per funzionare non devono soltanto colpire l’ascoltatore nell’intimo, ma metterlo nella condizione di sentirsi l’...

Mostra a Milano / Georges de La Tour, L’educazione della Vergine

Suonatori ciechi di ghironda, mangiatori di piselli, ubriachi che litigano; zerbinotti gabbati da bari e donne di mondo che si scambiano maliziosi sguardi d’intesa; soldataglie che giocano ai dadi in una taverna; santi che sembrano contadini, dalle mani grosse, le dita nodose e sporche, che impugnano come armi, o falci o randelli gli emblemi che dovrebbero farli riconoscere; donne con infanti sul grembo o in compagnia di bambine o che deridono il vecchio marito, e altre, che al lume di candela, scarmigliate, con specchi, teschi e grossi libri accanto, sembrano meditare su “trascorsi che non sarà bello tacere”, per dirla con Gozzano. Questi i principali soggetti delle opere di Georges de La Tour, ora di nuovo visibili nella mostra di Milano a Palazzo reale, finalmente riaperta e prorogata fino al 27 settembre. De La Tour in Francia è una vera e propria gloria nazionale, oggi ormai ammirato ovunque come lo era in vita, dopo la riscoperta iniziata nella prima metà del 900 che ha fatto seguito a un oblio totale di tre secoli, ma ancora per vari aspetti sconosciuto. Nonostante i ritrovamenti di alcuni documenti e i molti studi e relative scoperte e ipotesi, permangono infatti riguardo...

Un verso / Paul Valéry. Il mare, il mare sempre rinascente!

Quale verso delle ventiquattro sestine che compongono il Cimitero marino di Paul Valéry può raccogliere nel suo specchio i riflessi che vengono dagli altri versi? La configurazione formale, ritmica, immaginativa e teoretica del testo poetico ha tale rigorosa e necessaria e impeccabile tessitura che separare un verso dagli altri versi può mandare in frantumi l’intero mirabile edificio. E tuttavia questo verso della prima sestina – La mer, la mer toujours recommencée – può fare se non altro da avvio ad una breve riflessione che accompagni lo scorrere del poème:, il quale ha esattamente cento anni (uscì nella prima versione sulla “Nouvelle Revue Française” nel giugno del 1920). Perché in questo verso il mare mostra, nel suono della ripetizione, il movimento dell’onda, e allo stesso tempo il suo doppio legame con un tempo fuori del tempo (toujours, sempre) e con un ritorno senza fine (recommencée), un ritorno che è rinascita, partecipazione a una creazione che sempre ricomincia. Il mare, dunque, e lo sguardo sulla sua superficie, sul suo movimento, sulla sua bellezza, che dischiude la meditazione su quel che più conta, come l’essere, l’apparenza, il divenire, il già stato, la morte,...

Portammo tutti un eskimo innocente / Gli 80 anni di Francesco Guccini

Un giorno, invitato a pranzo da mia madre, notai che stava ascoltando i Metallica alla radio. Nothing else matters le sembrava una canzone adatta a farci il sugo. Poche settimane prima mi aveva detto di aver visto Guccini da Fabio Fazio, e che ne era rimasta commossa. Le feci presente che era recidiva. La passione tardiva per Guccini faceva il paio con l’amore sbocciato per De André grazie alla fiction trasmessa mesi prima da RAI Uno. Che avesse infine digerito Renato Zero e il triangolo era cosa risaputa in famiglia, ma nessuno si sarebbe aspettato di vederla sbucare in via Paolo Fabbri o su via del Campo.   Negli anni ’70 questo non sarebbe potuto succedere. Alla locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia mia madre avrebbe certamente preferito lo slow train coming di dylaniana memoria, un treno più lento, evangelico, che portava con sé il languore di un sud refrattario e devoto, rassegnato alla giustizia ultraterrena. La passione senile per Guccini, non potendo derivare dalle canzoni o dal lambrusco, doveva per forza sgorgare dallo sguardo retrospettivo del Guccini quasi ottantenne, un suo quasi coetaneo. Mia madre aveva verosimilmente colto, nelle sue parole e nella...

Architettura e istruzione / Abitare le scuole

Guardo e riguardo da alcuni giorni il rendering diffuso dal Ministero dell’Istruzione e spero sia uno dei tanti scherzi che appaiono in rete da qualche mese. Ogni bambino inscatolato in una mini-stanza di plexiglass, seduto diligentemente al suo tavolino, ben vestito e concentrato. Provo ad allargare lo zoom e vedo venti stanzette simili, ben allineate seguendo una scacchiera regolare, tutte orientate verso la professoressa/maestra e la lavagna. Un vero incubo! Cento anni di pedagogia sperimentale in cui l’Italia ha dato un discreto contributo grazie a Maria Montessori, Lorenzo Milani, Mario Lodi e Reggio Children che vanno immediatamente in fumo. Tutte le recenti teorie pedagogiche che parlano di allargamento della vita comunitaria e relazionale, dell’annullamento della seduta fissa e obbligata, della possibilità per ogni alunno di esprimersi con la mente e il corpo, di un dialogo differente tra docenza e allievo, tutte queste belle visioni che stavano cercando di riplasmare i nostri vetusti edifici scolastici, si polverizzano a causa del covid-19 ma, soprattutto, di un disarmante ritardo culturale della commissione istituita dalla ministra Azzolina.   Francesca Cirilli,...

Sulla fine dell’estetica / Conversazioni con Arthur C. Danto. Che cos’è un’opera d’arte?

Gli interrogativi sullo statuto dell’opera d’arte che la riflessione di Arthur C. Danto solleva potrebbero coinvolgere tutta la storia dell’estetica, pur nascendo da un singolare e fortunato incontro avvenuto a Manhattan nel 1964. È qui che, nei locali della Stable Gallery, veniva esposta per la prima volta Brillo Box, l’opera iconica di Andy Warhol, una delle più note dell’artista americano e fenomeno inaugurale di un nuovo modo di pensare l’arte. Da questa novità, incarnata da banali scatole di detersivo esposte in una galleria, trasfigurate in opere d’arte, prende avvio la filosofia dell’arte di Danto, che ruota, com’è noto, attorno a una domanda chiave: che cos’è un’opera d’arte? O meglio, che cosa rende un’opera d’arte tale, quando dal punto di vista estetico e percettivo nessuna differenza sostanziale permette di distinguerla da un altro oggetto banale, di uso quotidiano? E quindi che cosa differenzia, non da un punto di vista estetico, bensì essenziale, ontologico, le comuni scatole di detersivo Brillo (seppur disegnate, com’è noto, dall’artista James Harvey) vendute nei supermercati americani, dalle Brillo di Warhol, trattandosi in apparenza di oggetti indiscernibili?...