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Arte

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Hamamelis / Il nocciolo delle streghe

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis.  Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a che fare con streghe e stregoni», lo battezzarono in tal modo.  La grazia dei fiori del freddo è resa più astratta e contemplativa dalla penuria invernale, e l’Hamamelis rientra fra le rare piante che fioriscono sfidando i rigori del clima. Come il Calicanto, apre le sue eccentriche corolle prima dell’emissione delle foglie, tra gennaio e febbraio, e con quello rivaleggia anche in fragranza,...

24 febbraio 1979 / Luigi Di Sarro, un artista da ricordare

Il 24 febbraio del 1979 moriva a Roma Luigi Di Sarro. Erano gli anni di piombo, un periodo denso, cupo e violento per l’Italia, politicamente e culturalmente, in cui i fermenti politici del decennio precedente, la mobilitazione di giovani, operai, donne, studenti, venivano catturati nel vortice della “strategia della tensione” e della lotta armata. È in questo contesto agitato che nasce la “legge Reale”: nel 1975, il governo Moro introduce in nome della lotta al terrorismo un inasprimento della legislazione penale, consentendo tra l’altro alle forze dell'ordine di usare le armi non solo in presenza di minacce esplicite. Molte sono state le vittime innocenti di quella legge (254 morti e 371 feriti nei primi 15 anni di applicazione) e tra queste Di Sarro, ucciso a due passi da San Pietro a Roma, mentre tornava in automobile a casa da una festa.  Aveva 37 anni, era un artista.   Luigi Di Sarro, Autoritratto, Scrittura luce e movimento in tre posizioni, 1975. Dagli anni Sessanta aveva lavorato con tecniche e linguaggi diversi, secondo un’attitudine sperimentale e aperta, attenta, prima che alle immagini, al loro processo costitutivo, coerentemente alla sua ‘altra’...

John Berger / Motoberger

Ho conosciuto John Berger nel 2004 o giù di lì. Passai due indimenticabili giorni a casa sua a Quincy, parlando ininterrottamente – e alternativamente – del progetto di un film e del senso del mondo. Quando venne l’ora di partire, John mi chiese di aiutare sua moglie Beverly a portare l’auto dal meccanico, perché lui doveva andare a trovare Katya, la figlia, a Ginevra. “Nessun problema”, dissi, mentre ci preparavamo tutti a partire. Fu a quel punto che compresi che per John “andare a Ginevra” significava tirar fuori una motocicletta che a me sembrò enorme (oggi, grazie a questo volume, scopro che si trattava di una Honda “Blackbird”), infilarsi una tuta in pelle e schizzare verso la città svizzera, distante una mezzoretta, affrontando il freddo della stagione. Eravamo a gennaio, intorno a noi i campi della Savoia erano coperti di neve. A questo aggiungete il fatto che John, in quel momento, aveva ormai 78 anni. Perché, invece di prendere un comodo treno come avrebbe fatto qualsiasi suo coetaneo, John Berger sfidava il buon senso saltando in sella a quella moto? Ci doveva essere dietro una passione sconfinata, a me incomprensibile (mai avuto interesse per i mezzi meccanici, io…),...

Intervista ad Alberto Sinigaglia / Inventario di frammenti

Per Alberto Sinigaglia (1984) la costruzione di un progetto è come un’indagine, che continua a evolvere per costruire un linguaggio visivo, al contempo personale e universale, per dare forma a pensieri e a riflessioni specifiche, e per fare luce su alcuni meccanismi ancora non rivelati. La fotografia è il suo mezzo privilegiato di comunicazione, il modo di affrontare e analizzare la realtà. I progetti, sebbene riguardino temi diversi, sono legati da concetti ricorrenti e da processi di esplorazione allargati: invitano lo spettatore in uno spazio di speculazione, dove sono disseminati indizi, tracce, intuizioni, che supportino ipotesi e ulteriori narrazioni e letture. Sinigaglia è da considerare un inventore di frammenti, i quali vengono utilizzati per mettere in discussione la nostra conoscenza visiva del mondo.    Big Sky Hunting (2013) è un viaggio ad ampio raggio, dove l’intangibile, la finzione, le contraddizioni e la reinterpretazione del veduto vengono messi in gioco per esplorare territori che vanno oltre le rappresentazioni descrittive e per analizzare la nostra percezione del cosmo e le connessioni indotte. Attraverso la raccolta di vecchi documenti fotografici...

DAU al Théâtre de la Ville, Parigi / Vivere ai tempi della bomba atomica sovietica

Il viaggio a DAU inizia prima di entrare nel grande palazzo in ristrutturazione del Théâtre de la Ville. Ho richiesto un visto online, un Visa come quando si va in un paese straniero con tanto di fotografia da allegare e periodo di permanenza: la scelta era tra 6 ore, 24 ore (con possibilità di entrare e uscire a piacimento in quell'arco del tempo) o accesso illimitato per tutte le tre settimane di allestimento parigino. La metropolitana è tappezzata di manifesti che non dicono o spiegano niente, solleticano la curiosità proponendo un doppio primo piano, quello del regista russo Ilya Khrzhanovsky e quello del fisico sovietico Lev Landau, dalle cui sperimentazioni è nato tutto il progetto. Campeggia a caratteri cubitali la parola DAU.   Foto Alexei Lerer (courtesy Phenomen IP). Tutto inizia nel 2009 quando Khrzhanovsky, diventato noto a livello internazionale con il lungometraggio 4, miglior film all'International Film Festival di Rotterdam, decide di realizzare un film documentario su uno dei padri della bomba atomica sovietica, Premio Nobel nel 1962 per la ricerca pionieristica sulla teoria dello stato condensato della materia e in particolare dell'elio liquido. Ma con l'...

Un progetto dedicato alla lettura / Coquelicot Mafille. Essere intreccio

Incontro Coquelicot Mafille in una mattinata di inizio febbraio: fredda, tersa, con un cielo azzurro che fa pensare alla fine dell’inverno, alla rinascita, alla preparazione per qualcosa di nuovo e imprevisto. Milano sotto questa luce è bella come è bella in questi ultimi anni e il Walden Cafè si trova in una posizione privilegiata, in via Vetere, con affaccio sul Parco delle Basiliche. Il Walden Cafè è un luogo accogliente e inondato di luce, un caffè letterario con una selezione di testi molto interessante e una cucina quasi esclusivamente vegana. Coquelicot mi aspetta al bancone mentre chiacchera amichevolmente con Delis, che si occupa del bar e insieme gestisce anche la programmazione culturale del locale. Qui dal 30 gennaio (fino al 28 febbraio) sono in mostra alcuni suoi lavori pensati e realizzati a partire dal 2016, e ora esposti per la prima volta.    Il progetto, che si intitola Lectures, è dedicato alla lettura, o meglio all’atto di leggere in sé: disegni stampati su cartoncino rappresentano donne, uomini e bambini con un libro in mano, intenti a leggere o assorti nei propri pensieri; su questi è poi ricamata una scritta che indica i dati del libro, ovvero...

Femminismo e crisi della modernità / Soggetto nomade

La mostra “Soggetto nomade”, composta da più di cento immagini, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini inizia proprio nel momento in cui si intuisce che ogni immagine è un luogo di sosta temporanea e per questo ogni immagine deve essere liberata dalla sua natura sedentaria. Rosi Braidotti, a cui si sono ispirate le curatrici, essa stessa nomade e poliglotta, nell’introduzione alla sua raccolta di saggi intitolata proprio Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (Donzelli, 1995) riassume così l’essenza del suo lavoro: “in esso si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, adattamenti a condizioni in continuo mutamento. Per dirla in altri termini, quel nomadismo che sostengo come opzione teorica si rivela essere anche una condizione esistenziale”. E inoltre: “il soggetto nomade è un mito, un’invenzione politica e mi consente di riflettere a fondo spaziando attraverso le categorie e i livelli di esperienza dominanti: di rendere indefiniti i confini senza bruciare i ponti”.    Proprio questo accade mentre si guardano le immagini: pensiero ed esistenza si confondono, anzi l’esistenza e l’esperienza coincidono con il pensiero. Tutto è in movimento. Lungo...

Forsythe: vedere alla voce del verbo danzare / A Quiet Evening of Dance

A Quiet Evening of Dance di William Forsythe, andato in scena in prima nazionale al Teatro Grande di Brescia e poi al Teatro Valli di Reggio Emilia, è un capolavoro omogeneo, essenziale e dotato di grande trasparenza. La serata, composta da cinque brevi composizioni, tra cui figurano due nuove creazioni, ha un carattere introspettivo, intimo ma anche ironico che si concilia perfettamente con la capacità di pensare e scrivere la coreografia dell’artista americano nato a New York nel 1949.  La complessità cristallina dell’architettura dello spettacolo non è causa della riuscita della serata, ma un effetto che – pur nel suo essere direttamente, piacevolmente “scenico” – non corrisponde a un desiderio di ostentazione di un qualche tipo di sfarzo intrinseco. La drammaturgia della coreografia composta da William Forsythe si dispiega davanti al pubblico esattamente come è, senza fronzoli: organica, aperta, leggibile, chiara. Le volute tracciate dai virtuosismi dei danzatori, le maestrie tecnico-compositive e l’evoluzione di natura costantemente inventiva dei movimenti corporei sono espressione, sullo schermo della superficie esterna dello spettacolo, dell’esito di una ricerca molto...

La Gradiva / Casa Freud

Da quel che si osserva nella fotografia di Edmund Engelmann eseguita pochi mesi prima del trasferimento di Freud a Londra, il calco della Gradiva occupava una posizione di rilievo nell’ambiente destinato alle sedute. Appesa a destra della parete che costeggiava il lettino, era perfettamente visibile dal paziente che anzi, la osservava esattamente come se procedesse verso di lui. Gli veniva incontro. Freud, al contrario non poteva osservarla durante l’analisi poiché mentre ascoltava i pazienti il suo sguardo era rivolto alla parete opposta, quella da cui entrava la debole luce della finestra che si affacciava sul cortile interno.   Il calco posseduto da Freud, era stato preso da un bassorilievo ritrovato nella villa Palombara sull’Esquilino 74x 189 della prima metà II secolo. Nelle Indicazione Antiquaria del Braccio Nuovo del Museo vaticano, (Roma 1845) al n. 644 si legge: FRAMMENTO del più puro ed elegante stile, con cerimonia bacchica, accompagnata da danza, e da libazioni. La celebrazione dei Misterj Dionisiaci apparteneva alle sole donne in molte parti della Grecia. È da osservarvi la compostezza di queste sagre ballerine, Sono scolpite in marmo pentelico, e furono trovate...

Intervista a Giorgio Di Noto / Effimero invisibile

Nel Deep Web gli annunci di vendita di droga, armi, documenti falsi e altre merci illegali, sono accompagnati da foto pensate per essere totalmente anonime, effimere, eliminabili dopo un breve periodo, scattate da telefoni cellulari. Queste immagini rispondono a un’estetica che si dilata da registri pubblicitari fino a virate surreali, con foto realizzate sia a livello professionale sia con evidenti errori e trascuratezze, dove spiccano i flash sulle buste di plastica e figure di tutto quello che c'è in vendita sulla darknet, scatti con riflessi sui televisori o sui monitor. Anche questo repertorio di immagini rientra nel campo della meta-fotografia? Giorgio Di Noto (1990) ha indagato le questioni estetiche di questo “archivio impossibile”, costituito da immagini sepolte nella vasta area di internet non indicizzata dai motori di ricerca, foto effimere o quasi invisibili, scaricate da siti che aprono e chiudono velocemente, cancellati dagli stessi gestori o chiusi dalla polizia. Scorrendo questo repertorio vediamo un annuncio di speed corredato dalla fotografia di un giaguaro, figure utilizzate come una vera e propria firma, come brand identity, dove l’immagine di un certo animale...

Cinquecentenari / Lo sguardo ecologico di Leonardo

L’anno appena iniziato è per i leonardiani, e non solo, un anno per molti versi memorabile: ricorre infatti il cinquecentesimo anniversario della morte del grande genio toscano, avvenuta il 2 maggio 1519. Per l’occasione le Nazioni europee che custodiscono codici, manoscritti, fogli sparsi, disegni e opere dipinte, si sono impegnate a commemorare l’evento attraverso mostre, convegni e pubblicazioni sui diversi aspetti dell’universalità del pensiero di Leonardo e della sua poliedrica e complessa attività di artista scienziato.  Nella sua epoca gran parte dello studio dei fenomeni di trasformazione della materia organica e inorganica era ancora pervasa di occultismo e di magia e costituiva prevalentemente oggetto di attenzione delle pratiche alchemiche. Il famoso studioso degli aspetti filosofici dei metodi scientifici, autore del bestseller mondiale Il Tao della fisica (Adelphi, 1982) Fritjof Capra, nel suo più recente testo (Leonardo e la botanica. Un discorso sulla scienza delle qualità, Aboca, 2018) mette in evidenza l’innovativo approccio di Leonardo da Vinci negli studi dei processi metabolici della vita.   Per il fisico e filosofo della scienza austriaco l’intento...

Le immagini secondo James Elkins / Il cosmo legnoso

Pittura su legno Lavorando sull’immaginario alchemico, lo storico dell’arte americano James Elkins si reca un giorno alla biblioteca dell’università di Glasgow, ricco di manoscritti e incunaboli sull’alchimia e la chimica, le scienze occulte e la stregoneria, la Kabbala, i Rosacroce e la massoneria. Compulsando il fondo della John Ferguson Collection, il suo sguardo cade sulla scheda di un documento di cui è ignoto l’autore, la data, la provenienza, la storia e, come si renderà presto conto, anche il senso.  È così, per pura serendipity, che s’imbatte in un manoscritto misterioso, il cui unico indizio viene dal frontespizio, ammesso che sia della stessa mano delle illustrazioni, cosa di cui dubita. Qui si accenna alla magia naturale, alla natura pneumo-cosmica, all’autore come scimmia della natura, a disegni dipinti e incisi e modellati in rilievo.   Le immagini sono tutte prese da "What Heaven Looks Like".   Il libro si compone di 52 acquerelli rotondi di una dimensione variabile tra 11 e 13 cm (poco più grandi di come li vediamo ora sullo schermo dei nostri computer), realizzati su carta olandese e databili all’incirca a metà Ottocento. Ci troviamo senza dubbio...

Yorgos Lanthimos, “La Favorita” / C’era una volta in Gran Bretagna

Inghilterra, 1707. Fuori si combatte la Guerra di Successione Spagnola (1701-1715), uno dei più importanti conflitti europei del diciottesimo secolo, ma il primo movimento di macchina di La Favorita è introiettivo, perché ci infila subito in una camera: uno spazio interno separato e destinato a funzionare come habitat fisico e simbolico dell’intero film. È lì che vivremo per gran parte della visione, dentro una luce naturale, sia di giorno che di notte, che favorisce l’impressione di un mondo mostrato nel suo realismo, ma usando contemporaneamente carrelli inattesi, angolazioni dal basso e lenti grandangolari che ci faranno stare dentro la scena in una maniera vertiginosa e paradossale, come se fluttuassimo e guardassimo attraverso il corpo di un pesce volante. Ci troviamo negli appartamenti reali della Regina: è Anna Stuart (Olivia Colman), prima sovrana del Regno di Gran Bretagna, in carica dal 1702 fino alla morte, nel 1714, e la conseguente estinzione della discendenza al trono degli Stuart per mancanza di eredi. Tra gravidanze interrotte, bambini nati morti o non sopravvissuti a lungo, Anna, come lei stessa svelerà in un momento cruciale del film, visse almeno diciassette...

Dada e Surrealismo a Alba / Avanguardia e sogno

Ah, le avanguardie! Ma perché a un certo punto se ne è parlato così male? Traditi, pentiti, disillusi? Si rimprovera loro quello che si dà per scontato oggi? Cioè che il mondo è quello che è, che là fuori è la giungla, che il sistema... Sia come sia, però, insomma, un’effervescenza, un impegno, un coinvolgimento tali che sembra che si inventasse qualcosa ogni giorno per sé e ogni settimana in condivisione, ogni opera era l’elaborazione dentro la propria poetica di un’idea che circolava. Oppure diciamolo così: quelle beghe, quelle contraddizioni, quei fallimenti che gli si rimprovera, erano la vita stessa di quella vita, e la sua nuova forma. Nostalgia? No, grazie, si fa solo per dire, per invitare a visitare una mostra di più, leggere una rivista di più, tentare qualcosa diversamente. Una rivista: quando leggo “Mousse” – purtroppo ora solo in inglese, ma è un segno non solo di mercato ma anche di pubblico interessato – a volte ho l’impressione che in certe capitali internazionali ci sia ancora questo fermento, naturalmente di altro tipo, su altri registri, ma si ha l’impressione che un dibattito ci sia, che gli artisti e i critici si confrontino su argomenti che condividono, che...

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure con La pulce e Il bagno, estremi testi inquietati e inquietanti di Majakovskij, prima del suicidio per impossibilità di esistere in un’Unione Sovietica schiava dei burocrati e del terrore. Bulgakov sopravvisse alle minacce del potere. Si rinchiuse nella scrittura del romanzo e in un’attività minore di aiuto regista al Teatro d’Arte di Stanislavskij, il guru della nuova scena dell’interiorità...

Un posto per tutti / Vita, architettura e società giusta

Un posto per tutti. Vita, architettura e società giusta è un libro multiforme. Richard Rogers ha saputo abilmente intrecciare il racconto autobiografico alla descrizione dei suoi celebri edifici, raccontando con tono intimo i legami familiari, le amicizie, gli amori, le sorprese e le tragedie che hanno costellato la sua lunga vita.  Tuttavia il libro è molto di più di un’autobiografia. I fatti forniscono il pretesto per una riflessione ad ampio spettro riguardo il ruolo degli architetti nella società contemporanea e le sfide che li attendono nei prossimi decenni. Sfide individuate anzitutto nel risparmio energico e nel contrastare l’abbruttimento delle periferie dei maggiori centri urbani, verso i quali nei prossimi cinquant’anni si concentrerà una percentuale sempre maggiore della popolazione mondiale.    Raramente nel panorama delle ‘archistar’ contemporanee si ha la possibilità di apprezzare lo stringente legame fra architettura e impegno civile che ha caratterizzato la carriera di Richard Rogers. Un ethos ereditato dalla grande tradizione del moderno – trasmessogli anche dal cugino Ernesto Nathan Rogers – e coltivata nella Gran Bretagna del dopoguerra, il Paese...

Immaginazione e negazione generativa / Perché il popolo sposta il vaso?

  Consenso e ironia   Le implicazioni di questa fulminante vignetta di Altan sono davvero molte. Così come è forte la provocazione nei confronti della nostra indifferenza. La preoccupazione di Baruch Spinoza riguardo alla nostra disposizione a rimanere sudditi emerge in tutta la sua portata. Una domanda potrebbe essere: se anche di fronte a evidenti errori e scelte sbagliate che persino chi esercita il potere riconosce, quello stesso potere o una delle sue espressioni sente di poter contare su una disposizione incondizionata a colludere, compensare, adattarsi, confermare, comunque e nonostante, il consenso, come sarà mai possibile aprire gli occhi, dire di no, generare una discontinuità e creare un cambiamento dello stato attuale delle cose? La propensione alla conferma, si sa, prevale nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti, anche quando è evidente che mantenere la consuetudine produrrà esiti indesiderabili. Le forme di comunicazione politica che fanno un uso strumentale della paura sono sempre state una efficace via di manipolazione delle opinioni e delle scelte di chi governa. Ancor più efficace si è mostrata e si mostra l’individuazione di un nemico,...

Asakura / Tra Oriente e Occidente. Un viaggio a Tokyo

Al visitatore occidentale il nome di Asakura non dice granché. Eppure capita di essere presi da una singolare emozione nell’entrare in queste stanze, dopo essersi tolti le scarpe e averle riposte nel sacchetto di plastica che il museo mette a disposizione. In Giappone anche il minimo dettaglio è pianificato. Prima ancora di essere entrati nella casa-museo, si è già varcata una soglia che resta per lo più invisibile al viaggiatore occidentale. Prima ancora che se ne accorga, è già dentro un cerimoniale minimo, ma inaggirabile, di vestizioni e svestizioni, di atti e di posture. In fondo quella giapponese è una cultura della soglia. Lo si scopre ben presto, visitando i templi buddisti o scintoisti o i monasteri zen.  Il 朝倉彫塑館 (nome inglese: Asakura Museum of Sculpture) è la prima e unica casa-museo che visiteremo durante il nostro viaggio in Giappone, un paese che ha con il nome proprio e le sue sopravvivenze un rapporto evidentemente molto differente da quanto capita in Occidente. Fumio Asakura (1883-1964) è stato uno scultore di assoluto rilievo all’interno dell’arte giapponese del ’900.   All’interno di questa casa non solo ha vissuto e lavorato, ma vi ha anche istituito...

Tatuaggi / Stupido è chi non si disegna

Sono appena usciti insieme due importanti volumi collettivi sul tatuaggio, visto come antico fenomeno antropologico ripresentatosi più vivo che mai, e con significati diversi, nella società contemporanea, dove straripa ormai da anni. Il primo, curato da Gianfranco Marrone con Tiziana Migliore, si intitola Iconologie del tatuaggio (Meltemi, pp. 320, € 24); l’altro, curato dallo stesso Marrone con Francesco Mangiapane, ha per titolo Culture del tatuaggio (Museo Pasqualino, pp. 278, € 26). Da questo secondo volume pubblichiamo parte del saggio di Simone Ghiaroni.   Sono seduto a un tavolo nella prima sezione della scuola dell'infanzia da qualche minuto quando vedo un bambino dirigersi verso di me. Si chiama Paolo ed ha tre anni. Si avvicina velocemente stringendo in una mano un portapenne pieno di pennarelli colorati e nell'altra alcuni fogli, barcollando nella sua corsetta in un modo leggermente scoordinato. I fogli sono stampati su un lato con fatture, bolle di accompagnamento o altri documenti da ufficio sottratti al cestino della carta straccia e riutilizzati dal personale della scuola mettendoli a disposizione dei bambini per eseguire i loro disegni spontanei. Paolo...

Note sulla poetica di Claudio Parmiggiani / Dentro la tavolozza, la cenere…

Il trauma dell’opera: “urlo”, “incendio”, “Sfinge”   Non esiste opera d’arte che non sia in rapporto a un trauma, all’insistenza di un incontro che sovverte il nostro rapporto abituale con la realtà e che non si lascia dimenticare. Il reale del trauma impone lo scompaginamento dell’ordine della realtà. Il suo statuto è quello di un’alterità irriducibile che frantuma l’inquadramento simbolico del mondo. Allo stesso modo la forza poetica di un’opera d’arte resiste ad ogni tentativo ermeneutico di decifrazione; essa non può mai essere assorbita da una significazione univoca, definita, stabilita o da una traduzione ritenuta legittima, ma si spalanca anarchicamente a un universo plurimo di significazioni, ogni volta mai compiuto, inesauribile, intraducibile. Per questo la cifra ultima dell’opera d’arte per Claudio Parmiggiani è quella del silenzio e dell’enigma. Lo segnalava a suo modo anche Freud quando ricordava lo sfasamento e la sproporzione che sussistono sempre tra l’intenzione dell’artista e l’opera che essa realizza. Non a caso Parmiggiani ci ricorda che ogni opera d’arte resta un enigma innanzitutto per il suo autore il quale sta di fronte a ciò che ha creato come un uomo...

Al Mudec di Milano / Paul Klee, archeologo della pittura

“Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell'immaginazione, e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione.” Paul Klee, La confessione creatrice   Paul Klee è uno di quegli artisti che subisce l’ingiusta condizione di essere oscurato dalla troppa notorietà. Sovente derubricato dal pubblico nella polverosa categoria dei classici scolastici, la sua opera è invece un fuoco d’artificio di scoperte, intuizioni, tuffi in profondità in epoche e culture lontane. L’occasione per guardare ad essa con occhi ripuliti dai preconcetti è la splendida mostra in corso al Mudec di Milano Paul Klee. Alle origini dell’arte, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, nella quale i curatori indagano in profondità l’aspetto del primitivismo di Klee e la genesi della sua opera.  La mostra è frutto di un lungo lavoro di ricerca e raccoglie oltre cento opere provenienti da prestiti importanti, in particolare dal Zentrum Paul Klee di Berna, di cui alcune inedite in Italia. Divisa in cinque sezioni, nasce con il dichiarato intento di fare chiarezza sulle fonti del suo lavoro, percorrendo a ritroso le vie battute dall’artista per decostruire il mito del Klee “sciamano” e dare...

La strada al MAXXI di Roma / Dove si crea il mondo

Lo spazio è saturo di rumori, echi, suoni, voci. Dal frastuono emerge un fischiettio insistente e stonato, come se qualcuno si sforzasse di riprodurre melodie familiari, mentre schermi e monitor proiettano bagliori colorati. Il primo impatto con La strada. Dove si crea il mondo, la grande mostra aperta lo scorso 7 dicembre al MAXXI di Roma (fino al 28 aprile 2019) evoca la saturazione sensoriale, lo strepito assordante di una strada, uno spazio di movimenti, flussi, architetture, oggetti, veicoli, corpi, segni e gesti in perpetua trasformazione. Con oltre 200 lavori di 140 artisti internazionali, la mostra curata da Hou Hanrou è una prova coraggiosa e per molti versi controcorrente che susciterà attenzione e dibattito, senz’altro uno dei progetti più ampi e ambiziosi della sua attività di direttore artistico dell’istituzione romana (mirabile e per certi versi tangente a questo fu Open museum open city del 2014).    Sacrificando alcuni aspetti ormai canonici della pratica curatoriale, della strada la mostra ci restituisce la virulenza: ogni opera si presenta in tutta la sua fisicità, fatta di suono, colore, e spazio, vicina alle altre, a noi e agli altri, con una...

Il corpo della scrittura dalla letteratura al teatro / La voce umana è un miracolo

“La voce umana è un miracolo”, dice Mucho Maas, dj radiofonico, a sua moglie Oedipa, protagonista del secondo romanzo di Thomas Pynchon, L’incanto del lotto 49. Naturalmente noi non ci addentreremo nella labirintica trama del romanzo, cui pure viene attribuita la fondazione della letteratura postmoderna, né nel mirabolante mondo di Pynchon; questa affermazione ci servirà per introdurre senza troppi preamboli il rapporto voce-corpo/lingua-testi letterari, con particolare attenzione ai grandi autori e sperimentatori del Novecento italiano. Ma innanzitutto occorre chiederci: perché, per dirla con Pynchon, la voce umana e sempre un miracolo? Forse potremmo dire, molto semplicemente e in primo luogo, perché la voce è la parte più segreta e misteriosa del corpo umano, dal momento che, anche se non dovrebbe essere necessario ribadirlo, la voce è corpo. La cosa però non è così scontata, se è vero che ancora oggi in molte scuole di formazione per attori, dove il corpo e la voce sono materie di studio, le due cose vengono nettamente separate e insegnate come fossero entità distinte. Da un lato il corpo dall’altra la voce, come se dovesse spettare poi successivamente all’attore mettere...

Robert Smithson visita lo Yucatan / Rovine all’inverso

Performare la parola Una persona legge un testo in piedi dietro un podio, mentre alle sue spalle scorrono le illustrazioni di un power point; in una sala buia, un pubblico segue attento la tessitura tra parola e immagine. Non si tratta di una semplice conferenza illustrata, ma di una conferenza tenuta da un artista o di una lecture performance. La conferenza diventa così una pratica artistica dove l’enunciazione e l’affabulazione verbale corre parallela alla sfera audiovisiva. Alfabeto e corpo, lo scritto e l’orale, il verbale e il visivo, la pagina e lo schermo entrano in un circolo ermeneutico, ermetico, eretico ed erotico. È anche il caso del film performativo, “un evento, unico o suscettibile di essere ripreso, che attualizza, attraverso una serie di enunciati, verbali, sonori, visivi, corporali, emessi da uno o più partecipanti in presenza di spettatori, un film virtuale, a venire o immaginario”, come lo definisce Erik Bullot. I suoi caratteri principali vengono dalla conferenza (la presenza dell’oratore o di un lettore davanti un uditorio), dalla seduta cinematografica (oscurità della sala, proiezione d’immagini su uno schermo, presenza di un pubblico, durata circoscritta) e...