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Costume

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Foeura di ball

Non è del tutto tipico quel «Foeura di ball» (fuori dalle balle) con cui Umberto Bossi ha finto di poter liquidare la questione dei profughi in arrivo dall’Africa a Lampedusa. Proprio la formula scelta dal ministro per le Riforme Istituzionali rivela una chiusura, una forma di arroccamento forse più radicale di quanto non sia tradizionale per la direzione della Lega e di quanto non richiederebbero le stesse tattiche politiche e pre-elettorali di circostanza. «La soluzione è: Foeura di ball»: questa la frase originale. Incomincia in italiano e finisce in dialetto, in controtendenza con il faticoso apprendimento della lingua comune compiuto oramai da pressoché tutta la nazione. Bossi non ha mai esagerato con il dialetto, ne ha sempre considerato i rischi di esclusione oltre ai vantaggi di inclusione. Il successo espansivo della Lega degli anni Ottanta e inizio Novanta (quando dalla Lombardia si è allargata al Veneto sino a intestarsi l’intero «Nord») fu dovuto anche al sostanziale abbandono delle rivendicazioni linguistiche. Queste furono limitate ai cartelli stradali, quando notturni verniciatori...

#02 Motoretta in Figueroa

Con Skippy sono andato a bere in un bar, nel tratto est di Figueroa, poco prima delle rampe della 5, vicino a casa. La Figueroa è una strada lunghissima, va da est a sud di Los Angeles. Da Pasadena a Long Beach, più o meno 36 km, è una delle prime strade che mi hanno insegnato, mi dicevano: "se becchi la Figueroa stai andando bene, non ti perdi più, riesci a tornare a casa". Ma tanto io senza la Carlina tomtom mica me ne andavo in giro. La parte est di Figueroa è latina, ci sono ancora le gang, le insegne sono stinte, scolorite, cotte dal sole, gialline, rosine, verdine. Attorno un’atmosfera di seconda mano, a tratti dolce e fatiscente come il vecchio teatro con le sedie di legno, prezzo del biglietto 3 dollari. È  il mio punto di riferimento quando vado a pagare l’affitto di casa. Ma torniamo al bar. Mi ricordo un ragazzo, 23-25 anni con un look bizzarro. Basettone anni ‘70, baffi a manubrio impomatati, pantaloni a tubo scuri, stivaletto affusolato di cuoio giallo, camicia western a scacchi, cravattino, capelli lunghi a caschetto. Ah! che invidia quelle basette, e i baffi con il ricciolo?...

Milano / Paesi e città

Milano, 15 agosto 2003. La città è vuota, son rimasti solo piccioni, turisti e diseredati. Al di là della rete che costeggia il lato interno del marciapiede, cataste di travi che puzzano di petrolio, tratti di rotaie arrugginite, un container per gli attrezzi. Stanno smantellando il capolinea del vecchio trenino Milano-Cormano, faranno un parcheggio. Il botteghino abbandonato della biglietteria coperto da una tettoia ondulata, è teatro di festini notturni dei desperados del quartiere, due panche di ferro attaccate al muro ospitano i loro sonni. In quell'angolo la fila di platani e il marciapiede s'interrompono, i mezzi che entrano in Dogana passano da lì. C'è un segnale di pericolo con un bidoncino della spazzatura fissato al palo. Veicoli militari in manovra - 50m., a due passi un cassonetto giallo per la raccolta dei vestiti usati e la fontanella comunale. In rilievo sulla colonna di ghisa verde scuro, lo stemma del comune, una croce rossa in campo bianco, il rubinetto d’ottone ha la testa di un drago. Nel silenzio irreale si distingue a distanza la musica dell'acqua che sgorga. BINOCOLO SULLA VEDOVELLA show...

Non è colpa dello specchio se il naso è storto

Leonardo Sciascia nella presentazione a Quel regno, questa repubblica osservava che la retorica di un’identità in frantumi e di una nazione in costante dissolvenza ha radici lontanissime. Da sempre, gli italiani “ossessivamente si interrogano, si ritraggono, si autoritraggono nella consapevolezza che non è colpa dello specchio se i loro nasi sono storti”. Al disfattismo di chi è costantemente impegnato nella proclamazione del provincialismo e delle immaturità del nostro Paese, che si accompagna spesso con il dibattito sul crepuscolo letterario e artistico contemporaneo, si oppone la linea di chi invece decanta l’italiana eccellenza culinaria, il sole, il mare, una millenaria storia artistica e letteraria sotto gli occhi di tutti. A chi l’Italia appare troppo piccola e chiusa secondo una tendenza diffusa di mostrarsi pateticamente internazionali e cosmopoliti, risponde chi la vede anche troppo grande e aperta al punto da sentire l’esigenza di innalzare barriere invalicabili per proteggere il proprio orticello e chiudersi astiosamente nella propria cerchia immediata. I sondaggi, a distanza di decenni, confermano...

Microfoni & Macerie

Il 17 marzo 2011, a Milano, è morto Giorgio Medail. Era nato a Dolo, Venezia, il 4 settembre 1945. È stato giornalista, conduttore, autore radiofonico e televisivo. Prima però, ha lavorato alla Edilnord di Silvio Berlusconi e, solo qualche anno dopo, è diventato, come si dice in questi casi, uno dei pionieri della tv commerciale italiana, tra i primi a lavorare per Telemilano Canale 58, emittente da cui nascerà Canale 5. Tra il 1983 e il 1985 ha seguito tutti i viaggi del Presidente del Consiglio, Bettino Craxi. È stato autore di TeleMike, ideatore della testata giornalistica Ciak, che forniva i servizi di spettacolo per i tre Tg Mediaset. Ha lavorato per molti anni in radio, a Rtl. Da giugno 2007 ad agosto 2008 ha diretto La tv della Libertà. Negli ultimi tempi era dirigente della struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Molte informazioni di questa breve scheda sono fornite proprio dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.   I principali siti dei quotidiani online, lo hanno ricordato con questo video.  ...

Nicola Guiducci

La prima volta che ho sentito la voce di Nicola Guiducci era in una cassettina registrata, piena di musiche strane, divertenti, messe insieme secondo un criterio personalissimo, degno di un capriccio del Guardi, con prospettive sonore personalissime, apparentemente sbilenche eppure coerentissime. Quella era solo una delle migliaia di compilation che nel tempo ha dato a me come a tutte le altre persone che hanno attraversato il suo itinerario, facendo ballare in vari paesi al loro ritmo. La presentazione era avvenuta per via di un’amica, Carla Chiti, pistoiese come lui, che si occupa da sempre di musiche radicali ed eccentriche. Forse il ritratto più vero che si può trovare rimane quello di una capacità notevole di mischiare ambienti e persone, di far risuonare una disco delle rivisitazioni strazianti delle chansons del cabaret (luogo in cui il nostro aveva mosso i primi passi a Firenze ancora al tempo del liceo) o dei ritmi ambigui della memoria, sospesi tra parodia e seduzione, remixati come per costruire un percorso narrativo di immagini da ballare. Sulla casa milanese, piena di musica e immagini dal soffitto a terra, sovrintende come nume tutelare...

Power point al potere

Guardate questa immagine. È comparsa ieri sugli schermi dei televisori e oggi sulle prime pagine dei quotidiani. Cosa si vede? Il Presidente del Consiglio che mostra un disegno. Si scorge la bilancia della Giustizia, simbolo della prudenza, dell’equilibrio, in due differenti posizioni: sulla sinistra di chi guarda, uno dei piatti pende pesantemente verso il basso; sulla destra, invece, i piatti sono in perfetto equilibrio. In alto, la scritta: “Il giusto processo”. Naturalmente l’uomo politico che regge il disegno, e lo esibisce davanti a telecamere e fotografi, intende dire che lui ha riportato in equilibrio i due piatti della bilancia, e dunque della Giustizia. Oggi su “La Repubblica” Filippo Ceccarelli, memoria iconologica della politica italiana, scrive giustamente che si tratta di un intervento da piazzista, da imbonitore del porta a porta, e ricorda le altre occasioni in cui Berlusconi è ricorso alle immagini per veicolare un suo gesto politico, per convincere o sedurre gli elettori parlando dallo schermo televisivo. Un’immagine comunica un messaggio diretto, immediato, e vale, come si dice, più di mille parole...

#01 The lion

Rubrica californiana sul paesaggio urbano, umano, inanimato. Curata da Alessandro Pessoli e firmata dall’inviato speciale Coppertone. Una rubrica molto libera, molto freeway, rubrica zingara che rotola da un punto ad un altro, come è naturale qui a Los Angeles, dentro racconti e storielle.   # 1 The lion La macchina in questione era una Mercury Cougar degli anni settanta. Dico era perché è stata demolita l’anno scorso. Stefano l’aveva comprata da un meccanico dopo aver fatto un incidente con una piccola Mazda su una highway, prima che Sonia si trasferisse a Los Angeles. Ai tempi abitava con dei fulminati a Echo Park, e in autostrada con la Mercury si sentiva al sicuro... Per Stefano è stato un lutto farci un cubo, se avesse potuto l’avrebbe spedita in orbita insieme ad uno dei satelliti di cui calcola le rotte, una storia eroica alla Apollo 13. La Mercury era un concentrato di americanità, come andare a Venezia e vedere le gondole: cosa c’è di più veneziano delle gondole? Per Stefano è stata una perdita e davvero si è trattato di perdite, nel senso che perdeva olio, come...

Abruzzo / Viaggio in Italia

Chi abita al nord, o meglio, è originario del nord Italia, di norma non fa differenze: per capirsi, a Torino si dice che da Cuneo in giù sono tutti terroni. Abitudine ormai talmente radicata che addirittura Flaiano ironizzò sull’argomento in questo articolo del '45 dal titolo Terroni e polentoni: “In questi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia di un manifesto che circolerebbe nel Nord, incitante quelle laboriose e integerrime popolazioni contro i ‘terroni’. I terroni sarebbero quegli italiani che vivono al di qua della linea Spezia–Rimini. La notizia ha fatto il suo chiasso. Qualcuno l’ha commentata con amarezza, scagliandosi contro i campanilismi, un giornale ha preso addirittura le cose al tragico. Pacifici lettori hanno visto, nell’immaginazione, chiudersi le porte delle città degli affari, altri hanno meditato in cuor loro le più tremende rivalse. Intanto occorre notare che gli autori del manifesto hanno fatto le cose troppo in fretta. Stabilendo una linea di demarcazione Rimini–Spezia, hanno lasciato insoluto il più grande problema della nostra storia e cioè se...

Tweet per la rivoluzione

Di ciò che sta accadendo nei paesi del Maghreb continua a sfuggirci il senso profondo: il significato degli eventi, ma soprattutto la loro direzione. Si va avanti o indietro? Chiusure filo-islamiche regressive o aperture all’occidente democratico? Destra o sinistra? Leader storici che cadono, venti di ribellione, ma a che pro? Non si capisce. Da cui innumerevoli opinioni e interviste, interventi e interpretazioni, dibattiti, appelli d’ogni tipo. Una cosa su cui tutti sembrano comunque essere d’accordo è che a fomentare queste rivolte, a coinvolgervi migliaia e migliaia di persone, soprattutto giovani, a diffondere entusiasmo e voglia di fare hanno molto contribuito i social network. Laddove i vecchi leader usano la solita televisione per diffondere proclami di rito o, più che altro, per segnalare la loro ostinata presenza in loco (sono un beduino, ha ribadito Gheddafi dinnanzi alle telecamere di regime), internet e i nuovi media che vi pullulano vengono usati dai rivoltosi per scambiarsi sempre e comunque informazioni sulle iniziative più o meno estemporanee di protesta. E, così facendo, per fare rete, edificare gruppi...

L’Italia è divisa tra Est e Ovest

Anni fa, quando il problema della comunicazione tra nord e sud del paese era all’ordine del giorno, e ancora non si parlava di Grandi opere, si era aperta una discussione sulla "variante di valico" dell’Autostrada del Sole tra Bologna e Firenze. Negli stessi mesi veniva pubblicato un libro in due volumi in cui erano raccolti gli studi sul mutamento del territorio italiano: Le forme del territorio italiano, curato da Alberto Clementi, Giuseppe Dematteis e Pier Carlo Palermo, promosso dal Ministero dei Lavori pubblici e edito da Laterza (Temi e immagini del mutamento, vol. I; Ambienti insediativi e contesti locali, vol. II). La prima cosa che colpiva in questa ricerca era una considerazione sull’aspetto fisico del nostro Paese. Per quanto l’immagine dell’Italia domini nelle aule scolastiche, e quella dello stivale sia la figura più impressa nella memoria collettiva degli italiani, gran parte della stampa continuava allora a parlare di strozzatura tra Nord e Sud, e altre cose del genere, ignorando una fondamentale questione, quella, per dirla con il titolo dello scritto di Franco Purini, architetto romano e saggista, compreso nel...

Re Sole e Reami d’Ombra al tempo d’Affittopoli

C’è un aspetto paradossale, ma rivelatore, nella faccenda di “Affittopoli”: l’assoluta congruità degli affitti pagati dai super vip, vip e annessi e connessi, per le case di proprietà degli enti pubblici milanesi. Il Trivulzio, ma non solo. Visto che ora lo stesso fenomeno emerge anche per le proprietà del Policlinico milanese. 11.262 euro annui per 75 metri quadri in via San Marco? Una cosa giusta. 600 euro per 82 mq in via Alfieri? Perfetto. 1000 euro al mese per 80 mq in via Santa Marta? La cifra equa da pagare. E allora perché si titola “affitti a prezzi stracciati”? Perché si parla di prezzi di favore? Semplice. Perché queste cifre non hanno nessun rapporto con quelle che si devono pagare per disporre di una casa in affitto nel mondo reale. Quello dove vivono i cittadini. Quella stragrande maggioranza che paga cifre come queste, o doppie di quelle riportate, per abitazioni ficcate a un’ora di metrò dalle ubicazioni di pregio. O sborsa, per case analoghe a quelle del centro, importi pari a quattro, cinque volte quelli richiesti dagli enti pubblici. Cifre assolutamente fuori...