Alfabeto Pasolini

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Denaro

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Alfabeto finanziario 4 / La ricchezza degli italiani

Paperon de’ Paperoni è un grande taccagno. Risparmia molto, consuma pochissimo. Accumula ricchezze; ama fare il bagno in una piscina piena di monete d’oro. Ma come stanno andando il risparmio e la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane? Prima della pandemia il risparmio delle famiglie oscillava intorno all’8 per cento del reddito disponibile (è il nostro reddito, al netto delle tasse e comprendente trasferimenti dallo Stato, ad esempio le pensioni). A marzo del 2020 il COVID19 è esploso. Per oltre due mesi non siamo usciti di casa o lo abbiamo fatto con limitazioni. I consumi sono crollati. Il risparmio è schizzato all’insù, fino a superare il 20 per cento del reddito disponibile. Con l’arrivo dei vaccini e il miglioramento della situazione economica, i consumi delle famiglie sono progressivamente tornati a crescere. Il risparmio è sceso. Oggi è intorno all’11 per cento del reddito disponibile: rimane quindi circa 3 punti percentuali al di sopra dei valori precedenti l’esplosione della pandemia.    Il risparmio è un flusso d’acqua che esce dal rubinetto. L’acqua riempie la vasca del bagno: l’acqua della vasca – come le monete della piscina di Paperon de’ Paperoni...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Arjun Appadurai / La vita segreta delle merci

Non c’è che dire, il mondo in cui viviamo è piuttosto strano. Criptovalute, blockchain, bitcoin, bastano poche parole per evocare un’economia di cui in tanti fanno fatica a capire le logiche. Non bastava il mercato azionario con i suoi alti e bassi, con i suoi “miliardi bruciati” e le sue “bolle speculative” a farci andare, perplessi, alla ricerca di cerini e sapone, adesso ci mettiamo a caccia di meccanismi ancora più complessi e oscuri. Quelli secondo cui una moneta che nessuno ha mai visto e toccato può assumere un valore completamente diverso a seconda che uno di coloro che – sembra – ne possiede in quantità (ma quantità di che? come si pesa un bitcoin?) decida di accettare la suddetta moneta in cambio delle automobili elettriche che produce (vedi su doppiozero l’articolo di Riccardo De Bonis).   Macchine, e quindi cose, in cambio di bit insomma, che qualcun altro scambierà con qualcos’altro, sempre ammesso che nel rapidissimo circolare di queste sequenze elettroniche, qualcun altro ancora non decida che da quel giorno non crede più che un ulteriore qualcuno possa credere in quei bit. Al terzo passaggio tra bit, transazioni e merci, la gran parte degli esseri umani...

Autobiografia / Amartya Sen: cittadino indiano nel mondo

Nel 1953, non ancora ventenne, si imbarca sulla SS Strathnaver, un transatlantico della P&O che svolge un regolare servizio passeggeri tra Brisbane nel Queensland australiano e Tilbury in Essex. La ragione del lungo viaggio via mare è strettamente economica: pur prevedendo una sistemazione confortevole – incluso il vino a pasto e perfino la possibilità di giocare tutte le sere a bingo, a condizione di essere disposti a svagarsi con “il gioco più noioso al mondo” – la crociera di quasi tre settimane costa molto meno del più economico dei voli operati dalla BOAC, la progenitrice della British Airways. Gli erano serviti due giorni di viaggio da Calcutta per raggiungere l’imbarco a Bombay, su un treno affollato il cui clima festoso gli aveva ricordato le scene iniziali di Riso Amaro, un pensiero “abbastanza sinistro” sapendo come finisce il film con Silvana Mangano. Dopo una tappa ad Aden e l’attraversata del Mar Rosso, la SS Strathnaver si ferma a Suez per un giorno intero, rendendo possibile un’escursione a terra. Mentre aspetta in fila tra due gruppi di uomini che si lamentano rumorosamente della lentezza con cui le autorità egiziane permettono lo sbarco, un funzionario di...

Arte e influencer / Chiara Ferragni. Finale di partita

Si avverte una sensazione di déjà-vu osservando come Chiara Ferragni si pone innanzi agli occhi del pubblico. E non perché si serva di arcinote tecniche di marketing e pubblicità; adotti l’onorata professione di blogger; riproponga i manierismi di coloro che raccontano di sé su Instagram; sfrutti la fusione tra le industrie creative e quelle del lusso e della moda; ottimizzi il gossip quale strumento comunicativo; crei assuefazione apparendo vuoi una persona affabile vuoi un’ingegnosa affarista, imitabile nei suoi exploit. Così descritto, il fenomeno ammonterebbe a un rimescolamento di carte già sulla tavola. Da ottima ape regina, Ferragni avrebbe attinto la larva da più parti, assimilato la filosofia del management e compreso che per produrre plusvalore occorre infiltrarsi in ogni recesso del sociale, assoldare un numero sempre maggiore di api operaie. L’immagine di sé che comunica è consona alla Milano berlusconiana e post-, ma anche a tanti luoghi similmente popolati da borghesi autocompiaciuti e proletari ignari di esserlo, imprenditori rampanti e sedicenti creativi. Pur non essendo il suo target visibile, essi le sono di ispirazione.   Nel guidare i Millennials nella...

Da Roosevelt a Broadway / Fratello, dove sei? Musica della Grande Depressione

Fra le fotografie che meglio richiamano la Grande Depressione degli anni ’30 ci sono senza dubbio gli scatti in bianco e nero dei serpenti umani in attesa di una zuppa e un tozzo di pane a Manhattan, isola assurta, allora, a neocapitale economica del pianeta. Le tristemente note bread lines, le code per il pane. A New York, nei primi mesi di quel decennio, le bread lines più lunghe, potere della filantropia, potevano contare su un padrino illustre: William Randolph Hearst, il magnate della stampa che sarebbe poi stato immortalato da Orson Welles in Citizen Kane. Hearst aveva predisposto un autocarro dal quale dei volontari elargivano abbondanti ciotole di zuppa calda e fette di pane alle legioni di disperati che facevano la coda intorno a Columbus Circle in attesa del loro turno, uno dietro l’altro all’incrocio fra la Cinquantanovesima Strada e Central Park West. L’economia statunitense era collassata nel giro di pochi mesi portandosi dietro, nella caduta, centinaia di migliaia di uomini e di donne che da un giorno all’altro si trovarono per strada senza un lavoro e senza un soldo.     Nel 1932, all’apice della crisi e, si potrebbe dire, nonostante la crisi, Broadway...

Anatomia di un sistema in crisi / Capitalismo beffardo

Se il capitalismo fosse una persona e potesse parlare, ogni dieci anni dovrebbe annunciare, come fece Mark Twain, che ‘la notizia della mia morte è fortemente esagerata’. Più o meno ogni decennio infatti una crisi economica scuote le fondamenta dell’ordine costituito, e qualcuno si chiede se sia la volta buona: il capitalismo sta esalando gli ultimi respiri? Wofgang Streeck si pone questa domanda nel libro Come finirà il capitalismo? Anatomia di un sistema in crisi, recentemente pubblicato da Meltemi. Streeck è professore emerito di sociologia economica, ex direttore di un centro di ricerca del Max Planck Institute. Il libro raccoglie diversi saggi scritti nell’ultimo decennio, dedicati all’analisi del capitalismo e del suo destino.   Senza crisi ovviamente nessuno scriverebbe libri del genere. Ma il rischio, per chi li scrive, è enorme: il capitalismo è sopravvissuto più a lungo di tutti coloro che prematuramente ne hanno annunciato la morte. Se fosse una persona, si farebbe quattro risate passeggiando fra le tombe di Marx, Mill, Keynes, Schumpeter e Marcuse, per citare alcuni uccelli del malaugurio. Non sorprende dunque che molti scienziati sociali abbiano smesso di...

Moneta e democrazia nell’età di Pericle / I Greci e l’arte di fare i conti

L’ossessione dell’uomo per la registrazione delle relazioni economiche è antichissima. In Mesopotamia, più o meno tra il 3.000 e il 2.500 avanti Cristo, è nata la scrittura cuneiforme. I caratteri cuneiformi venivano incisi su tavolette d’argilla, arrivate a noi in centinaia di migliaia di esemplari. Le tavolette sono spesso documenti economici; registrano pagamenti di tasse, certificazioni di proprietà, prestiti tra privati, interessi da pagare e divieti dell’usura, spedizioni e consegne di merci, vendita di terreni, di schiavi e di altre merci, affitti, salari. La finanza è nata in Mesopotamia, quando la moneta metallica non era ancora stata creata: l’argento e l’orzo, pesati, erano i mezzi principali di pagamento tra il Tigri e l’Eufrate.    Giovanni Marginesu ci fornisce invece un’analisi dell’arte di fare i conti nella Grecia del V secolo avanti Cristo. I Greci dei tempi di Pericle (circa 495-429) “resero l’uso del denaro qualcosa di molto simile a un’arte, informandolo ad alcune leggi elementari e a una buona dose di etica e di estetica condivise”. La gestione del denaro nell’amministrazione pubblica fu legata alla nascita della democrazia, la rivoluzione del V...

Un saggio dell’economista francese / Thomas Piketty: la Storia maestra di uguaglianza

“Tra le novità che attirarono la mia attenzione durante la mia permanenza negli Stati Uniti, nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni. Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che essa esercita sull’andamento della società: essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti dei nuovi principi, ai governati abitudini particolari”. Con queste celebri parole, Alexis de Tocqueville introduceva nel 1835 il suo studio sociologico e politico, compiuto sul campo oltreoceano, La democrazia in America, indicando subito quello che ai suoi occhi appariva non solo come il principio fondamentale delle istituzioni democratiche americane, ma anche l’ideale e la meta verso i quali vedeva incoercibilmente convergere le aspirazioni profonde e la storia sociale e politica anche degli europei: l’uguaglianza. E più avanti aggiungeva, non senza un tono retorico: “Il graduale sviluppo dell’uguaglianza delle condizioni è un fatto provvidenziale; e ne ha i caratteri essenziali: è universale, duraturo, si sottrae ogni giorno alla potenza dell’uomo; tutti gli avvenimenti, come anche tutti gli uomini, ne favoriscono lo...

Anche questa è l'America / Povertà

Ci sono giorni in cui vorrei solo chiudere gli occhi. Non vedere, non sentire. E fingere che non sia questa la mia scoperta dell’America – la povertà come ho imparato a conoscerla in uno degli stati più miseri, maltrattati e lasciati indietro del paese. Una presenza costante e inevitabile. Una geografia di muri e telecamere, guardie armate e confini invisibili. Di qua i ricchi, di là il resto del mondo. Noi e loro, bianchi e neri, winners and losers. Visti dall’Italia sembrano orizzonti lontani, diversi, estranei. Ci separa un oceano ed è anche un oceano di senso. Se non che i grandi europei hanno sempre saputo che per intercettare il futuro basta guardare dove va l’America. In questo caso, meglio tenersi stretti perché è come traslocare sull’ottovolante.   Queensborough è un buon punto di partenza. Uno dei quartieri più poveri e segregati degli Stati Uniti, a cinque minuti da casa mia. Un pugno di abitazioni affacciate sull’immensa raffineria che da cent’anni in quest’angolo del nord Louisiana innalza al cielo il suo fiato gonfio di veleni. I bianchi se ne sono andati da un pezzo, sostituiti dagli afroamericani. Qui un abitante su due è povero – di quella povertà...

La città esperienziale / Stadi di alterazione

Sebbene in ritardo, anche l’Italia si vedrà sempre più investita dal vasto processo di privatizzazione degli impianti sportivi, soprattutto legati al calcio. Oggi il nostro paese sconta una condizione di evidente alterità rispetto ai principali mercati sportivi europei: solo quattro stadi in serie A, ovvero il 20% del totale, sono di proprietà dei rispettivi club; in Spagna la percentuale sale al 40%, in Germania al 61%, per finire con l’80% in Inghilterra. La proprietà pubblica è dunque, nel nostro paese, ancora la forma consueta del rapporto tra squadra di calcio e impianto di gioco, proprietà che è generalmente del Comune di riferimento, e solo in un caso (lo stadio Olimpico di Roma) di proprietà di un ente statale, il Coni. La transizione in atto comporta notevoli problemi, che però insistono su questioni tra loro differenti: da quella sportiva, legata alle capacità competitive delle squadre italiane nel contesto internazionale, alla sostenibilità finanziaria dei club; dalla competizione economica tra città, che sfrutta lo stadio come attrattore di capitali internazionali, per finire alla dimensione urbana, correlata allo stadio come importante elemento del paesaggio...

Alfabeto finanziario III / Che cos'è l'euro digitale

Un nipote scatenato sui siti delle criptoattività. Un mercoledì di novembre l’assemblea di condominio del nostro palazzo è saltata, per mancato raggiungimento del numero legale. Alcuni hanno esultato e si sono precipitati a casa per vedere la partita della Champions League di calcio. Altri condomini si sono depressi, constatando che la tortura della riunione era solo rimandata. Mentre stavo per lasciare la riunione, sono stato avvicinato dalla signora Menegazzi e dal signor Angeloni, gli inquilini del sesto piano. In maniera gentile si sono detti preoccupati per il nipote Giuseppe. Ecco una sintesi delle preoccupazioni “A dottò, semo aggitati pe’ nostro nipote Giuseppe. Sta tutto er giorno davanti ar computer a comprà Bitcoin e altre cose. Ma noi non ci capiamo un cavolo. A scuola va bene, è bravo, educato, ma vorremmo esse sicuri che non faccia cavolate. Sta sempre a giocà su una piattaforma, che ora è diventata pure ’o sponsor della prima squadra di calcio della capitale. Mo Giuseppe dice che nun compra più Bitcoin, che s’è buttato sulle stable coins, su Tether. Ma che vor dì? E poi abbiamo letto che la Banca centrale europea vo’ fa’ l’euro digitale. Se semo persi a capì ste...

Mai dire Maid / Sarà mai felice una colf?

“Voglio un mondo in cui chiunque possa arrivare fin dove i suoi sforzi e il suo talento lo possono portare” ha detto il presidente Obama un centinaio di volte nei suoi discorsi al popolo americano. Non è il mondo in cui si muove Alex, la protagonista di Maid, una miniserie televisiva di Netflix tratta dal bestseller autobiografico di Stephanie Land (Maid: Hard Work, Low Pay, and a Mother's Will to Survive).  O forse sì. Forse il mondo che Obama si immagina non è così diverso dal mondo di Maid, perché tanto in questa storia, come nella visione di Obama (la sua vision), si combinano gli elementi fondamentali della narrazione del sogno americano e cioè il talento, il duro lavoro, un movimento verso l’alto (“fin dove”), più un quarto elemento che in genere è solo implicato o relegato nello sfondo, ma altrettanto fondativo: la condizione degli umili senza arte né parte da cui i meritevoli si affrancano e che resta, lì in basso, negletta e deprecata. Attorno a questo dubbio girano le riflessioni del presente articolo.   Alex è una giovane madre statunitense che per uscire dalla relazione malata e violenta con il marito è costretta a entrare nella povertà estrema. Fugge di casa...

David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens / Un Nobel all’empirismo

Fino a pochi anni fa i manuali di economia si aprivano con un avvertimento: il lettore era avvisato che lo studio dei fenomeni sociali è difficile e incerto perché non è possibile effettuare esperimenti controllati come quelli che effettuano i fisici, i chimici o i biologi. Per fortuna, proseguivano gli autori, nel corso del tempo gli economisti hanno sviluppato un apparato teorico in grado di spiegare un vasto raggio di fenomeni sociali partendo da poche e semplici assunzioni. I capitoli successivi erano quindi dedicati a illustrare un apparato teorico effettivamente unico nelle scienze sociali – un insieme di modelli matematici che permettono di analizzare un numero impressionante di casi concreti.   Questo stesso apparato teorico costituisce da sempre un vanto e un cruccio per gli economisti. Secondo i detrattori, le poche e semplici assunzioni sulle quali costruiscono i propri modelli sono in realtà delle caricature ridicole e semplicistiche. L’uso della matematica è un vizio che induce a scambiare la verità per l’eleganza formale. E ogni qual volta – capita spesso – gli economisti si rivelano incapaci di prevedere una crisi economica o finanziaria, essi sono accusati di...

Gadget 3 / Il plusvalore di Chiara Ferragni

Il suo volto è splendente, il suo sorriso affascina, i suoi capelli si muovono come oro liquido quando li agita con grazia per rendere più evidente l’eccellenza del prodotto che la sua figura rappresenta o impersona. La pulsione, secondo Freud, non può essere direttamente rappresentata, perciò la si decifra indirettamente attraverso un suo rappresentante – una “rappresentanza della rappresentazione” (Vorstellungsraepresentanz). Insomma la pulsione è fuori-scena. Di che cosa è rappresentante il volto di Chiara? Quale pulsione si fa indirettamente rappresentare? E poi, la pulsione di chi? La nostra, naturalmente. Chiara rappresenta (teatro, fantasy) una pulsione diffusa dell’immaginario che precipita in un prodotto, in questo caso Pantene by… By – come se Chiara ne fosse l’autrice (a film by…). O magari il mezzo, il tramite –rappresentante appunto. Torno a casa by train, compro uno shampoo by Chiara.   L’influencer è un rappresentante della rappresentazione appunto. Rappresenta o mette in scena un irrappresentabile. Più laicamente, se lo (la) prendiamo sul serio, è il funzionario o la funzionaria di ciò che può essere chiamata un’economia. Mette in luce un certo stato, un certo...

Rapporto Coop 2021 / Gli italiani della post-pandemia

Da alcuni decenni, sono cresciute le nostre difficoltà di comprensione delle dinamiche di evoluzione della società. Lo sviluppo ipertrofico dei processi di globalizzazione e comunicazione ha reso infatti il mondo culturale e sociale contemporaneo sempre più complesso e difficile da capire. Così, le società occidentali contemporanee evidenziano spesso ai nostri occhi una natura incomprensibile e le persone che le abitano incontrano delle notevoli difficoltà nell’attribuire loro dei significati. Ma è possibile comunque mettere a punto e perfezionare degli strumenti in grado di consentirci d’illuminare almeno in parte i processi di cambiamento in corso. Degli strumenti d’analisi cioè, i quali possano consentire alle persone di orientarsi in maniera efficace rispetto alle dinamiche evolutive della società, pur nella consapevolezza delle difficoltà interpretative che comunque tali dinamiche comportano.   In Italia, sono stati effettuati vari tentativi di questo tipo da parte di diversi soggetti. Coop è uno di quelli che ha perseguito con maggiore costanza un progetto di analisi dell’evoluzione sociale. Infatti, ha creato e progressivamente perfezionato un portale dedicato alla...

Lavoro culturale e occupazione / Papa Francesco, Maggiani e i lavoratori della cultura

Il papa e lo scrittore   “Vale la pena di produrre la bellezza grazie agli schiavi?” Se lo è chiesto Maurizio Maggiani il 27 luglio 2021 su “la Repubblica”, interrogandosi sulla filiera produttiva dei suoi libri. Al “gentile signor Maggiani” ha risposto con una lettera aperta Papa Francesco, il 12 agosto: “Lo avevamo visto durante il lockdown, quando tanti di noi hanno scoperto che dietro il cibo che continuava ad arrivare sulle nostre tavole c'erano centinaia di migliaia di braccianti privi di diritti: invisibili e ultimi – benché primi! – gradini di una filiera che per procurare cibo privava molti del pane di un lavoro degno”.  Nella sua autocritica, lo scrittore introduceva un’aggravante a proprio carico: “Magari sono stati degli schiavi a stampare tutti quanti i miei romanzi; le mie storie così colme di aneliti libertari, così madide di empatia per gli ultimi, per i senza voce, sono finite tra le mani delle brave persone che le hanno volute leggere perché a farne degli oggetti acquistabili sono stati degli umani violati, picchiati, derubati e privati di ogni dignità perché fosse contenuto al minimo possibile il prezzo di copertina.” Il pontefice aveva accolto la...

Fabriano Fabbri: arte e stile / La carta astrale della moda

La moda è un universo di senso complesso, basato su un modello ciclico che oscilla tra espansioni e ritrazioni. Così come nell'universo comunemente inteso, la moda ingloba diverse materie, energie e corpi che percorrono traiettorie differenti, anche se vicine nello spazio e nel tempo. In La moda contemporanea II. Arte e stile dagli anni Sessanta alle ultime tendenze (Einaudi 2021), Fabriano Fabbri sostanzia questa metafora cosmologica asservendola a un metodo di analisi strutturato sullo “strumento della generazione” ideato dal suo maestro Renato Barilli (cfr. Intervista a D.it - la Repubblica).    Per srotolare, spiegare, il tutt’uno della moda contemporanea ‒ attorcigliatasi su sé stessa nel corso dei decenni ‒ Fabbri propone una classificazione kepleriana degli stilisti a partire dalla decade di nascita. L’essere “nati attorno al” equivale al tipo di orbita adottata nel percorso creativo e artistico, vicina al nucleo valoriale e identificativo della generazione (perielio) o distante in termini di “orientamenti espressivi” e “poetiche” caratterizzanti (afelio). Tale prossemica orbitale sembra influire anche sulla velocità delle traiettorie creative: di evoluzione più...

Un libro di Gilles Châtelet / Vivere e pensare come porci

Scrivo davanti a una finestra che dà su un antico quartiere industriale di Londra, Hackney Wick, un luogo che, nonostante la grande rivalutazione immobiliare generata dalla costruzione degli impianti sportivi per le Olimpiadi del 2012, porta ancora i segni dei quartieri operai dei primi dell’Ottocento, c’è come un “aroma” (sia detto senza ombra di ironia) di quel mondo che qua e là l’Inghilterra conserva ancora. Quando, come diceva mio fratello, “mangiavo pane e Grundrisse”, queste tracce me le ero andate a cercare (con Dickens nel tascapane) anche su a Edimburgo e poi a Glasgow e a Manchester. Lo sguardo un po’ scientifico e un po’ sentimentale mi avvicinava a quell’umanità, provavo uno slancio autentico di rispetto per le sofferenze pregresse delle grandi masse sfruttate.    Il fatto è che l’anima feroce di quel capitalismo storico oggi si è in qualche modo sublimata e ha prodotto, con l’odierno Neoliberismo, uno sfruttamento sociale ancora più feroce e diabolico. La stessa parola “rivoluzione” sembra quasi che si sia spostata dalla semantica dell’emancipazione, che le apparteneva da più di due secoli, a quella dell’astronomia: come i pianeti compiono una rivoluzione...

I rivoluzionari marginalisti / La strana storia della scuola austriaca di economia

Esattamente centocinquanta anni or sono apparivano a Vienna i Principi fondamentali di economia politica, opera di un oscuro giornalista di nome Carl Menger. Gli storici considerano la pubblicazione dei Principi un evento fondamentale per la nascita della teoria neoclassica — il paradigma teorico che, riveduto e ampliato, viene ancora insegnato nelle università di tutto il mondo. La ricezione del libro di Menger per la verità fu inizialmente poco entusiasta e il suo impatto limitato. Yanek Wasserman (I rivoluzionari marginalisti: come gli economisti austriaci vinsero la battaglia delle idee, Neri Pozza, 2019) attribuisce questa resistenza alla relativa arretratezza e isolamento dell’università austriaca di fine Ottocento: nella capitale del più grande impero d’Europa gli scienziati sociali erano pochi e le posizioni accademiche mal remunerate. I migliori economisti preferivano impiegare il proprio talento nell’amministrazione pubblica o nel mondo degli affari, arrivando spesso a ricoprire incarichi di grande prestigio.   La prima parte del libro di Wasserman cerca di ricostruire l’ambiente dal quale scaturirono le prime due generazioni di economisti viennesi, e che forgiarono...

Alfabeto finanziario 2 / Contro Calvino: moneta e aggettivi

Italo Calvino, il nemico degli aggettivi. Guido Davico Bonino, storico della letteratura e del teatro, e critico letterario, ha ricordato un aneddoto divertente del 1961 su Italo Calvino. Davico Bonino era un giovane di 23 anni, in procinto di sostituire Calvino come capo ufficio stampa della casa editrice Einaudi. Calvino aveva un odio viscerale per gli aggettivi. Ecco il pezzo saliente ai nostri scopi del dialogo tra i due (il ricordo integrale lo trovate qui). Calvino: 'Basta! Ma che cos'è questo aggettivo, cosa ci sta a fare? Non si parla con gli aggettivi, si parla con i sostantivi'.  Davico Bonino 'Tu però nei tuoi racconti alcuni aggettivi li usi'.  Calvino 'Aggettivi io? Assolutamente no'.  È ovvio che Calvino, in parte, provocava. Basti pensare ai titoli della “Trilogia degli antenati”. Ma non è di questo che vogliamo parlare.   Gli aggettivi della moneta. Per la moneta gli aggettivi sono cruciali. Altrimenti si corre il rischio di fare confusione. Vediamo sei esempi.   Moneta legale (e Primo Levi). La moneta legale – le banconote e le monete metalliche – deve essere accettata in cambio di beni e servizi o, se qualcuno la consegna, per cancellare...

26 maggio 1925 – 6 luglio 2021 / Angelo Del Boca, partigiano e storico del colonialismo italiano

Partigiano Alberto Volpi   Angelo Del Boca è noto soprattutto per i suoi studi pionieristici e rivelatori sulla pagina oscura del colonialismo italiano (i volumi degli anni settanta Gli italiani in Africa e quelli del decennio successivo sulla presenza in Libia sempre per Laterza), amplificati dalla cassa di risonanza giornalistica delle schermaglie con il negazionismo di Montanelli sull'uso delle armi chimiche in Etiopia. Tuttavia c'è stata una precoce vocazione narrativa a seguito della capitale esperienza della Resistenza: “Avevo già l'idea di fare lo scrittore. Annotavo tutto perché avevo capito che questi avvenimenti bellici avrebbero cambiato la mia vita, e quindi prestavo molta attenzione nel fare le cose, nel descrivere situazioni, personaggi, stati d'animo.” Così Del Boca scrive proprio in Nella notte ci guidano le stelle: la mia storia partigiana, che è appunto quel diario, uscito settant'anni dopo per la cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori 2015) e un'integrazione dello stesso autore. Il quale ancora ricorda un romanzo scritto a sedici anni, “che gli editori avevano rifiutato, ma che comunque rappresentava una prima prova, forse non del tutto indegna”; un altro...

Un libro del premio Nobel Esther Duflo / Mettere fine alla povertà

Il libro e il Nobel. Lottare contro la povertà, versione italiana della lezione inaugurale tenuta da Esther Duflo al Collegio di Francia nel 2009, è un testo polemico, scritto dieci anni prima che l’autrice ricevesse il premio Nobel per l’economia, insieme a Michael Kremer e a Abhijit Banerjee. I tre vincitori sono stati premiati per l'approccio sperimentale nella lotta alla povertà globale. Recita così la motivazione per il Nobel: "for their experimental approach to alleviating global poverty." Ma che cosa significa approccio sperimentale?    Gli avversari di Esther Duflo. Prima di rispondere alla domanda vediamo quali sono gli obiettivi polemici di Esther Duflo. Duflo se la prende prima di tutto con Jeffrey Sachs, autore nel 2005 del libro La fine della povertà. Secondo Sachs i paesi poveri sono prigionieri di una trappola della povertà, dovuta a clima, svantaggi geografici e malattie. La povertà potrebbe essere sconfitta se i paesi ricchi si mettessero d’accordo per aiutare i paesi poveri, innalzando i volumi degli aiuti e puntando su azioni come sovvenzioni per i concimi, microcredito, zanzariere, scuole gratuite.  All’opposto di Sachs, e criticato aspramente da...

Cronache anticapitaliste / David Harvey, L'accumulazione come spoliazione

“Viviamo tempi pericolosi, ma anche adatti a esplorare nuove possibilità”. Così scrive David Harvey, pensatore marxista che si fa fatica a etichettare in una disciplina (chi ci ha provato, misurandone il successo su Twitter, lo ha messo al quarto posto tra i sociologi più seguiti al mondo, e al quindicesimo tra gli economisti, per dire). Il suo ultimo libro tradotto per Feltrinelli da Virginio B. Sala, Cronache anticapitaliste, deriva dal lavoro fatto per le “Anti-Capitalist Chronicles”, un podcast quindicinale nel quale dal 2018 Harvey “guarda al capitalismo attraverso lenti marxiste”, come si legge nella presentazione del progetto prodotto da Democracy at work. Lo stile è un continuo e alterno mix tra ricerca e militanza: Harvey, come ricordano i curatori del libro, è stato ed è un innovatore, che ha riversato i suoi 40 anni di studi sul marxismo nello spazio online, diventandone una star – le sue letture del Capitale, videocorso gratuito, sono state viste da oltre 4,5 milioni di persone in 200 Paesi.   Lettore rigoroso e filologico di Marx, ha accettato – all’inizio con un po’ di stupore, racconta – la proposta di riversare in un libro quel flusso di idee nato dagli eventi...