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Denaro

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Consumi e crescita / CHA-CHING! L’arte del Risparmio

Sono giorni di vacanza, tempo di regali. I nonni non si fidano delle proprie capacità tecnologiche e fanno bene: è meglio regalare soldi ai nipoti, che sceglieranno come usare il denaro ricevuto. Qualche nipote spenderà subito tutto; qualcun altro risparmierà, magari ficcando le banconote in un orrendo porcellino rosa, archetipo delle piccole cose di pessimo gusto.  Con l’abituale, straordinario apparato iconografico, Franco Maria Ricci ha pubblicato un volume sull’arte del risparmio, Cha-ching: le fotografie di Mauro Davoli riproducono centinaia di salvadanai, appartenenti alla collezione del Museo del Risparmio di Torino, creato da Intesa Sanpaolo nel 2012. Cha-ching è il suono prodotto dalle monete quando cadono nel salvadanaio. Il volume contiene una prefazione di Gian Maria Gros-Pietro e testi dello stesso Ricci, Giancarlo De Cataldo e Guido Guerzoni.  I salvadanai fotografati sono di ghisa, gesso, terracotta, latta, legno, metallo, ceramica, ottone, plastica. I soggetti sono i più diversi: maiali, altri animali, bambini, scatole di cioccolata, gambe di un tavolo, registratori di cassa, contatori del gas, proiettili, limoni, sacchi, radio, case delle bambole, cigni...

Uno strumento per pensare / Moneta. Dai buoi di Omero ai bitcoin

Ci voleva un libro così, perché le baggianate che si dicono sulla moneta sono talmente tante (e grosse) che rischiano veramente di farci andare a sbattere contro un muro. Tutti noi abbiamo sentito, magari più volte, almeno uno di questi slogan: torniamo all’oro, aboliamo le banche centrali, moneta del popolo, sovranismo monetario, dittatura dei banchieri. Forse ne ho dimenticato qualcuno.   Il libro che ci invita a ragionare su questi temi partendo da basi solide, e che vado a commentare, si intitola Moneta. Dai buoi di Omero ai Bitcoin. È edito dal Mulino ed è stato scritto da Riccardo De Bonis e Maria Iride Vangelisti. Questi due di moneta se ne intendono. Lavorano entrambi alla banca centrale, che poi sarebbe la Banca d’Italia, quella che stampa le banconote. Ah! Orrore! Sento le grida. Ma come, un libro scritto dai colpevoli, dai ladri della moneta popolare! Certo, certissimo, un libro sulla moneta scritto da chi ci lavora. Come dire: un libro sul morbillo scritto da medici, o un libro sugli ascensori scritto da ingegneri. Che sacrilegio!    Il primo strumento che gli autori ci mettono in mano, strumento che permette al lettore di impostare un ragionamento in...

Consumato e finito / Dialetto ed economia circolare

Nel dialetto del mio paese non c’è parola per esprimere il concetto di consumato. O almeno c’è – la t che diventa d e la o finale che diventa e in consumade – ma è scarsamente utilizzata e forse è di introduzione recente, in epoca contemporanea.  Del resto, il consumo come la società dei consumi sono un humus nuovo in cui solo alcune generazioni sono nate e cresciute. Gli echi nel linguaggio non possono essere che recenti.    Prima, era stata un’economia povera ma sempre autosostenibile, all’interno di cicli naturali, dei quali oggi stiamo riscoprendo le necessarie positività. La riscopriamo nell’urgenza di darci nuovi modelli rispetto a una società dei consumi appunto ormai non più sostenibile. Qualcosa da reimparare con urgenza all’interno di uno sviluppo economico che in origine neppure aveva considerato l’ipotesi dell’esaurimento delle risorse naturali.  Non riconoscere che il mondo e il proprio ambiente fossero “finiti”, quello il vizio di fondo insieme all’assuefazione della normalità di produrre rifiuti. Entrambi figli della convinzione di un ruolo dell’uomo al di sopra della natura e di un’economia cosiddetta aperta: ovvero si produce, si consuma e alla...

Marche / Vent’anni da No Logo

Nel dicembre del 1999, la giornalista canadese Naomi Klein ha pubblicato nel suo paese il volume No Logo: Taking Aim at the Brand Bullies. Un volume che all’inizio del 2000 è uscito negli Stati Uniti e in Inghilterra e, nell’aprile dell’anno successivo, anche in Italia, pubblicato dall’editore Baldini & Castoldi. In vent’anni, è stato tradotto in più di trenta lingue e ha venduto oltre un milione di copie. Probabilmente, ciò è accaduto perché No Logo ha posto per la prima volta all’attenzione generale il tema del ruolo sociale svolto dalle marche aziendali. Il che gli ha anche consentito di diventare una specie di “bibbia” per tutti coloro che avevano una posizione critica nei confronti del mondo delle imprese. Vent’anni fa, il contesto culturale e sociale nel quale le marche aziendali operavano era molto differente da quello odierno. C’erano, infatti, dei movimenti sociali che erano apertamente schierati contro il mondo delle marche e la crescente invasione della società da parte del modello di consumo occidentale. Tali movimenti portavano dei vistosi attacchi durante importanti eventi internazionali come il vertice del WTO tenutosi a Seattle nel novembre del 1999....

Osservazioni marginali di un lettore di provincia / La società signorile di massa

La società signorile di massa è un saggio appena uscito di Luca Ricolfi che sta riscuotendo un notevole e, se mi posso permettere, meritato successo. Cercherò di riassumerlo e di esprimere alcune considerazioni che mi sono venute in mente leggendolo. Non ho particolari titoli per farlo, non essendo un esperto in materia, né un sociologo né un economista né uno che si occupi abitualmente di questi o analoghi temi. Sono solo un lettore.    Se un marziano assumesse informazioni sull’Italia, scrive Ricolfi, troverebbe che queste sono generalmente di segno negativo. Un paese povero, pieno di vecchi che campano a stento con una misera pensione, di giovani esclusi dal mercato del lavoro, di immigrati che faticano per paghe da fame, di milioni di persone prive dei più elementari diritti. Poi però lo stesso marziano, se perlustrasse la penisola, la troverebbe piena di gente che non lavora o che lavora poco e che in compenso è spesso in vacanza, cena fuori, assiste in massa a eventi musicali, possiede automobili, case di proprietà, barche addirittura, eccetera. Come si spiega questa discrepanza tra la narrazione dominante a tinte fosche e il quadro della realtà tutt’altro che...

Istruzioni per riscrivere la storia del debito / O la borsa o la vita

La politica sembra porre oggi più che mai la questione del “debito pubblico” nei termini di un problema di primaria importanza. Il discorso economico-finanziario dominante non fa che produrre e diffondere l’idea secondo cui è importante che ciascuno “faccia la sua parte” e che la vita di ciascuno venga in parte impegnata nel tentativo di estinguere un debito che riguarda tutti.  Abituati a concepire simili preoccupazioni come “normali”, se non addirittura “legittime”, non stupisce che a un certo punto un filosofo – vuoi per noia o per insofferenza verso lo “stato delle cose” – cominci a chiedersi da dove provenga l’obbligo della restituzione, visto e considerato che la condizione stessa del vivente non è mai stata nulla di diverso dall’esperienza di un “avere da altri”. Che cosa è mai dovuto accadere nella storia dell’umanità affinché tale esperienza, che coincide in fondo con il vivere stesso, venisse a un certo punto ricollegata a un debito da estinguere?    Assumendo la radicalità della domanda Gianluca Solla mette a fuoco nel suo ultimo libro Il debito assoluto, l’economia della vita (ETS, 2018) le condizioni tanto storiche quanto teoriche a partire dalle quali...

Figure a colori / Nutella Biscotti

È arrivata la confezione dei nuovi biscuits (non biscotti) Nutella da 22 pezzi. Ventidue come il numero dei giocatori in una partita di calcio, per dire che è un dolce super partes, ma forse più probabile che sia in riferimento ai capitoli dell’Apocalisse di Giovanni. Non è chiaro se sia un biscotto o un pasticcino: se la confezione è triste, sciatta, da paese povero, il dolcetto è ben farcito e molto cremoso. Sicuramente sono gli unici biscotti con una specie di coperchio galleggiante distante dai bordi, che dà un senso pienezza, di imbottitura florida. Simile a una batteria a bottone, densa di energia, il doblone alla Nutella agisce così in modo subliminale, invitando a premere il coperchio che sprofonda, come si fa con una bolla, un foruncolo, un tasto rosso. Hanno già avuto un grande successo e si dice che siano introvabili. A Napoli, giorni fa, in un negozio è apparso un cartello che giustificava il prezzo raddoppiato. 

Soggetti nuovi e pratiche nuove / Istantanee del capitalismo contemporaneo

Marx non è mai stato attuale e forse mai lo sarà. Il suo pensiero è piuttosto attraversato da una profonda inattualità, dall’impossibilità di essere ricondotto agli schemi culturali vigenti nel suo XIX secolo. Sulle orme di Nietzsche dobbiamo però intendere l’inattualità come capacità di smascherare e problematizzare i concetti portanti che strutturano un’epoca, utilizzandoli per metterne a nudo ipocrisie e incoerenze. In breve, si tratta di rovesciare contro un’epoca ciò di cui essa va fiera. Nel caso della congiuntura storica di Marx, il grande motivo di vanto della sua epoca fu evidentemente la Rivoluzione borghese, che portò con sé l’uguaglianza politica. Marx non assume tale trasformazione come una grande conquista, piuttosto ne mostra l’illusorietà: sotto l’uguaglianza politica si cela infatti una più profonda diseguaglianza sociale. Ecco il nocciolo dell’inattualità dell’insegnamento marxiano: aver assunto come un male da sradicare ciò che fino ad allora era accolto e lodato trasversalmente. È necessario far risalire la critica di Marx al capitalismo a questa prima consapevolezza. Nel suo Karl Marx Federico Chicchi ne coglie a fondo la portata teorica, muovendo i suoi passi...

Un giorno alla volta / Sono una giocatrice compulsiva

Fino alla primavera del 2006 di mio padre sapevo tre cose: che lavorava tanto, che andava sempre a messa, e che non m’aveva mai detto brava. Quell’anno, una domenica, vengo a conoscenza della quarta: mio padre gioca d’azzardo. La sala in cui si rinchiude ogni giorno si trova a piazza Cola di Rienzo. La sala ha aperto da poco, eppure io che lavoro in una Concessionaria Giochi non lo sapevo.  Mio padre per sé non ha mai comprato niente. Una volta, da ragazzina, l’ho visto arrotolarsi uno spago intorno ai pantaloni perché gli si era rotta la cintura. Però la matta di casa ero io, la figlia storta dell’Avvocato, l’unica, quella che non ha il senso del denaro. Una mattina lo seguo nella sala giochi. Il locale è privo di finestre. Le macchine, che sembrano cento, o mille, rullano e fischiano. Sento un buon odore. In ufficio un fornitore di profumi da ambiente mi ha spiegato che a ogni sala giochi viene abbinata una profumazione, così il giocatore riconosce l’odore e si sente a casa. La profumazione viene diffusa anche all’esterno per invogliarlo ad entrare. Quel giorno mio padre mi spinge uno sgabello sotto il culo e cinquanta euro nella fessura, preme un pulsante e la macchina...

Albert-László Barabási / Le leggi universali del successo

Recensire un libro sul successo può creare qualche problema. Se il libro funziona, allora sia che ne parliate bene sia che non lo facciate non avrà alcuna importanza: sarà comunque un successo. Se invece non lo fa, beh, non ha senso parlarne. Capirete bene l’imbarazzo quando mi hanno chiesto di recensire La formula. Le leggi universali del successo di Albert-László Barabási (Einaudi, 232 pagine, 26 euro), in cui l’autore, professore di Network Science alla Northeastern University di Boston, nonché direttore del Center for Complex Network Research nella stessa città, illustra i risultati dei suoi studi. E tuttavia, conoscere le leggi che tengono “lontano il best seller dal cesto delle offerte e i miliardari dalla bancarotta” per uno che scrive libri e che aspira fin dalla più giovane età a essere miliardario senza riuscire mai a trovare il decino giusto da cui cominciare, è qualcosa di irresistibile. Eccomi allora, qualche giorno più tardi, a leggere avidamente quello che speravo fosse un manuale di istruzioni, una sorta di ricettario che ero sicuro di poter applicare alla mia modesta esistenza.   Capirete la sorpresa quando, alla prima pagina, mi sono trovato davanti a...

Oltre il nudge / Libertà di scelta, felicità e comportamento

I due elefanti nella stanza degli economisti   “Non pensate all’elefante!” ammoniva provocatoriamente il linguista George Lakoff in un libro sulla comunicazione politica molto fortunato di qualche lustro fa. E naturalmente era impossibile per chiunque si fosse imbattuto in quel titolo non focalizzare per qualche tempo la propria attenzione sulle movenze e il carattere del pachiderma in questione. Anzi: era quasi impossibile toglierselo dalla mente, almeno per un po’. Per una inusuale coincidenza gli economisti hanno molto “pensato all’elefante” negli ultimi anni. Due dei più significativi contributi alla ricerca e alla divulgazione economica degli anni duemila sono infatti indissolubilmente legati all’immagine dell’elefante.   Il primo è la famosa “curva a elefante” relativa alla dinamica della diseguaglianza mondiale in tempi di globalizzazione (il ventennio 1988-2008), descritta dall’economista serbo-americano Branko Milanovic. Milanovic ha infatti notato che se proviamo a tracciare su un grafico i guadagni che ciascun gruppo sociale mondiale ha ottenuto dall’eccezionale espansione dell’economia di mercato precedente la Grande Recessione e misuriamo sull’asse verticale...

Salvare il mondo / Scienza senza coscienza

La notizia   Sul New York Times del 10 Agosto scorso è apparso un articolo di Sheri Fink dal titolo “This High-Tech Solution to Disaster, Response Maybe too Good to Be True”, che si potrebbe tradurre, grosso modo: “Troppo bello per essere vero, ma forse questa soluzione ad alta tecnologia porta disastri”. Si parla di un’impresa, chiamata One Concern, che ha inventato tecnologie per “salvare vite umane” in casi di emergenza: terremoti, alluvioni e incendi improvvisi. Già parte del titolo – troppo bello per essere vero – fornisce qualche indizio.  La frase “troppo bello per essere vero” si riferisce al mondo onirico, alle rêverie, ai sogni a occhi aperti evocati da Bion, Winnicott, Bachelard. Nel campo dell’imprenditoria è uso evocare il visionario, il “lucido folle” che, seguendo un sogno, ottiene risultati insperati.  Anche il signor Ahmad Wani, di 31 anni, capo di One Concern, dichiara di avere un sogno. Ha vissuto la propria infanzia in India e testimoniato come la perdita di vite umane durante i disastri ecologici fosse dovuta alla disorganizzazione dei mezzi di soccorso e all’improvvisazione, non solo in India, ma anche nel mondo industrializzato. Anche lui ha...

Condizioni di minorità / Migrazione e schiavismo

Il linguaggio denso di disprezzo e di normalizzazione del disprezzo per i migranti a cui ci hanno abituato Salvini, Putin e Trump, accompagna la reintroduzione della schiavitù. Gli africani sono presentati innanzitutto come poveracci, abusivi, gente che violenta e ruba. Questa diffidenza non è episodica o superficiale, ma sistemica, serve appunto a rendere inaccessibili i diritti di cui gode la parte più ricca del mondo. Nel diciottesimo secolo, mente l’Europa elaborava idee di stato e democrazia ancora alla base delle nostre istituzioni, la ricchezza di Inghilterra e Francia, all’avanguardia in tante sfere giuridiche e scientifiche, era in larga misura costruita sul commercio degli schiavi (una famiglia su cinque secondo Taroor era direttamente coinvolta nel trafficarli); anche per noi oggi la ricchezza è legata all’accettare che questi gruppi umani, senza diritti civili o sindacali, trafficati e ricattati dalla precarietà dei loro arrivi in Europa, sopravvissuti a naufragi e accatastati in centri di accoglienza e smistamento, siano semplicemente migranti.   La realtà, come Salvini e la Lega, così vicini agli interessi commerciali del Nord Est sanno bene, è che l’unica...

Supermercato Auschwitz / Come il capitalismo ha colonizzato la terra

C’è un filo diretto che parte dai campi di concentramento nazisti dove si sterminavano uomini e arriva direttamente nei supermercati di oggi dove si nutrono consumatori. I fornitori di materia prima sono gli stessi, il disinteresse per l’utente terminale è lo stesso. Nel 1927 la Standard Oil americana dei Rockfeller e la IG Farben tedesca, futuro pilastro economico del potere hitleriano, fondarono la Standard IG Farben e, quando i nazisti arrivarono al potere, collaborarono all’apertura del campo di concentramento di Auschwitz fornendo capitale e tecnologie. La IG Farben, che era in società con la Monsanto, e di cui faceva parte anche Bayer, produceva lo Zyklon B, un pesticida a base di cianuro usato per lo sterminio dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti, considerato “arma del delitto” al processo di Norimberga, dove IG Farben e associate, tra cui Bayer, Basf e Hoechst, furono condannate per crimini di guerra. “I prodotti chimici sviluppati per uccidere la gente nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale sono diventati prodotti agrochimici utilizzati nell’agroindustria dopo la fine della guerra. Questa agricoltura industriale è stata poi...

Selfie, cucine, voli low cost / Bassa definizione

Le aziende che producono degli strumenti di comunicazione promettono costantemente agli individui di offrire loro dei mezzi per vivere in un mondo più preciso e definito rispetto alla realtà quotidiana. D’altronde, in apparenza le rappresentazioni mediatiche odierne sembrano essere maggiormente accurate e coinvolgenti rispetto al passato. In realtà, è vero esattamente il contrario. Siamo di fronte infatti a una società che si muove decisamente più in fretta rispetto alla capacità umana di tenerle il passo. È inevitabile perciò che gli individui tentino disperatamente di sviluppare delle forme di adattamento a tale tipo di società e si accontentino di forme di comunicazione e d’immagini dotate di un basso livello di definizione. Che sono perciò imprecise e persino grossolane, ma in grado comunque di consentire di comunicare in maniera estremamente veloce. Si fa largo così un’estetica dell’imperfezione e le società occidentali avanzate stanno di conseguenza sempre più trasformandosi in società basate sul principio del cosiddetto «good-enough». Fanno cioè ricorso a un modello sociale nel quale in prevalenza gli individui, per riuscire a rimanere sintonizzati con i processi di...

Finanziamenti e storture del sistema / Il Fus nel paese di Acchiappacitrulli

Lamentazioni e gioia, grida, sussurri, felicità, contenuta soddisfazione. Come sempre, quando escono le attribuzioni dei finanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (Fus) alle imprese teatrali, le reazioni sono diverse (qui la delibera dei contributi). Ma qualcosa non si può non notare: grandi imprese come Emilia Romagna Teatro (Ert), Teatro di Roma, Stabile di Catania, Teatro di Genova e del Veneto e altre penalizzate, altre ancora premiate; piccole compagnie gratificate di quel lieve aumento che può consentire di superare qualcuna delle molte difficoltà quotidiane, in un sistema in cui la maggior parte degli attori e degli altri addetti fa fatica a sopravvivere. In ogni caso i contributi allo spettacolo dal vivo sono sempre insufficienti, tardivi e in parte discriminatori. Premiano l’esistente e non prevedono mai il possibile.    Il decreto legge del 2014 che, con aggiornamenti, regola il sistema, chiede a teatri nazionali e a teatri di rilevante interesse culturale di produrre, soprattutto produrre in sede, e meno di far circuitare. Così si moltiplicano i titoli, spesso allestiti per ottemperare agli obblighi che consentono il finanziamento, solo raramente all’...

La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

Non è solo poetica / Cercando un’economia per gli Appennini

L’Italia profonda è espressione con cui significhiamo i sentimenti, i comportamenti, gli umori, “la pancia” degli Italiani che la modernità non riesce a comprendere; persone e genti che pur vivendo il presente ne sono in fondo solo sfiorate rimanendo attaccate alle inerzie, ai valori, alle abitudini, ai pensieri, alle tradizioni di un passato indefinito che però tutto trattiene. Poi, la stessa espressione è anche sinonimo di aree interne, identità geografica vaga quanto evidente, almeno quando comprende luoghi lontani dalle coste, dalle grandi città, facilmente coincidenti con le provincie più sperdute o con ogni vallata di montagna che sia rimasta lontana dal turismo di massa.  In pratica gli Appennini ci sono dentro tutti.   L’Italia profonda è appunto il titolo di un piccolo libro appena edito da Gog, giovane casa editrice romana. È un breve dialogo intervista con Franco Arminio e Giovanni Lindo Ferretti che rispondono su cosa negli Appennini sia la vita in montagna, su cosa resti, sui simboli, sui luoghi, sul lavoro dell’uomo, sul tempo visto da là e da lassù, sulla parola e la poesia intorno ai luoghi e alle persone... Sguardi, quelli di Arminio e Ferretti, diversi...

Autocontrollo digitale / Riprendiamoci la nostra attenzione!

“Come ha notato Jeff Hammerback, il primo ricercatore di Facebook: “Le migliori menti della mia generazione stanno pensando a come far sì che la gente clicchi sulla pubblicità... che schifo”.  (p. 71)   Il libro di Williams, Scansatevi dalla luce, parla di una particolare luce, la luce della nostra attenzione, che secondo Williams, ci sta venendo sottratta dalle corporation tecnologiche globali, corporation per le quali l’autore ha lavorato, contribuendo a mettere a punto proprio quelle tecnologie che oggi rubano la luce agli utenti e dalle quali sta cercando di prendere le distanze, come un pentito della mafia che fa outing e pubblica un libro per esprimere la propria vergogna e il proprio senso di colpa. Williams ha lavorato per Google, come designer. Fa parte di quella lunga lista di interaction designer pentiti, che improvvisamente, come fulminati sulla via di Damasco, si accorgono di aver partecipato allo sviluppo di tecnologie che fanno deragliare intenzionalmente la nostra attenzione verso obiettivi di profitto di grandi corporation globali.  La cosa buona è che Williams sembra davvero sincero, nel suo tentativo di pentimento. E il libro che scrive è godibile...

Case editrici / Editori per il XXI secolo

Fino a qualche tempo per casa editrice si intendeva un'azienda – oggi qualcuno direbbe "impresa culturale" – che produce e vende ai consumatori oggetti fisici prodotti in serie: libri, giornali, riviste... Ma qualcosa sta cambiando ed è già cambiato, come ha raccontato al cinema Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Un celebre aneddoto – o una geniale invenzione di Umberto Eco – ha per protagonista un editore, forse Valentino Bompiani, che durante un party viene avvicinato da un'elegante signora che gli chiede che lavoro faccia.  "L'editore." "Bello! Ma allora lei scrive libri?" "No, a quello ci pensano gli autori." "Ah... Allora li stampa?" "No, di questo se ne occupa la tipografia." La bella signora è sempre più perplessa: "Insomma, li vende?" "A venderli ci pensano i librai." "Mi scusi, ma allora lei cosa fa?" "Tutto il resto!" In questa paradossale risposta c'è già il seme dell'evoluzione che stanno vivendo e vivranno le aziende editoriali. Fino alla metà del XX secolo i grandi editori si ispiravano a un modello industriale che aveva l'ambizione di coprire l'intera filiera produttiva, affidata ai diversi reparti dell'azienda. La redazione si faceva carico di quelli...

Bergen Barokk Suite Life / Gli algoritmi sessuofobici di Facebook

Quale mai può essere la ragione per cui un CD di musica classica viene bandito dalle pagine di Facebook come è accaduto il 25 aprile scorso all’album Bergen Barokk Suite Life, prodotto dall’etichetta norvegese LAWO?   La musica?  Ne dubito, troppo astratta e soprattutto strumentale.    I titoli?  Forse quell’offensivo “Les calotins” seguito da “et les calotines” (bacchettoni, baciapile, bigotti) di Couperin? Oppure l’allusivo “Plainte” (lamento, gemito) di Marais o, per analoghe ragioni, il lascivo, insinuante “Rondeau Le Plaintif” (lamentoso) di Hotteterre?   No, ci dicono l’intelligenza artificiale e le altrettanto selettive e selezionate intelligenze umane al servizio del giovane Mark Zuckerberg, il punto dolente del prodotto è la sua copertina, dove figura nientedimeno che la riproduzione “deemed to be sexual” (da ritenersi sessuale) di una Still Life – altrimenti detta Natura morta, Bodegón, Stillleben, Nature morte… – del pittore olandese Jan Davidsz De Heem, nato a Utrecht nel 1606 e morto ad Anversa nel 1684.   Per la combinazione di IA e IU di cui sopra, qualcosa, in quel dipinto, entra in rotta di collisione con l’impegno del marchio...

II puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Qui la prima puntata.   Il Kitsch comunista. Il suo modello è la cerimonia detta del primo maggio. […] Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti o meglio di essere doverosamente d’accordo. M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.   Il culto delle immagini nei regimi totalitari ha dato esiti diversi a seconda del tempo, del luogo e delle culture coinvolte, ma è partito da un’esigenza comune: rappresentare, illustrare, divulgare il discorso egemonico rendendolo quanto più possibile appagante, convincente e condivisibile. Le cerimonie e i culti che vi si consuma(va)no espleta(va)no la stessa funzione, che alle spalle avessero un ideale politico o religioso, la declinazione della “fede” in funzioni e celebrazioni rituali tende(va) a coinvolgere emotivamente e intellettualmente quanti più adepti possibile, a gestire e indirizzare le loro emozioni, a ottenere il massimo consenso. Le parate, sfilate, processioni dovevano altresì assumere proporzioni grandiose e stupefacenti, per numero di aderenti, per eccezionalità delle scenografie, per...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-scontato. Fenomeno tutt’altro che banale e ovvio, tutt’altro che evidente, se si prende ad analizzarlo con serietà e curiosità, con rigore metodologico e un necessario tocco di ironica pignoleria.   La mente è a riposo, o almeno così crediamo. Eppure lei va lo stesso, non sappiamo se rallentata o semplicemente sciolta, lasciata libera di percorrere i meandri cognitivi, affettivi, valoriali di...