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Denaro

(358 risultati)

Supermercato Auschwitz / Come il capitalismo ha colonizzato la terra

C’è un filo diretto che parte dai campi di concentramento nazisti dove si sterminavano uomini e arriva direttamente nei supermercati di oggi dove si nutrono consumatori. I fornitori di materia prima sono gli stessi, il disinteresse per l’utente terminale è lo stesso. Nel 1927 la Standard Oil americana dei Rockfeller e la IG Farben tedesca, futuro pilastro economico del potere hitleriano, fondarono la Standard IG Farben e, quando i nazisti arrivarono al potere, collaborarono all’apertura del campo di concentramento di Auschwitz fornendo capitale e tecnologie. La IG Farben, che era in società con la Monsanto, e di cui faceva parte anche Bayer, produceva lo Zyklon B, un pesticida a base di cianuro usato per lo sterminio dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti, considerato “arma del delitto” al processo di Norimberga, dove IG Farben e associate, tra cui Bayer, Basf e Hoechst, furono condannate per crimini di guerra. “I prodotti chimici sviluppati per uccidere la gente nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale sono diventati prodotti agrochimici utilizzati nell’agroindustria dopo la fine della guerra. Questa agricoltura industriale è stata poi...

Selfie, cucine, voli low cost / Bassa definizione

Le aziende che producono degli strumenti di comunicazione promettono costantemente agli individui di offrire loro dei mezzi per vivere in un mondo più preciso e definito rispetto alla realtà quotidiana. D’altronde, in apparenza le rappresentazioni mediatiche odierne sembrano essere maggiormente accurate e coinvolgenti rispetto al passato. In realtà, è vero esattamente il contrario. Siamo di fronte infatti a una società che si muove decisamente più in fretta rispetto alla capacità umana di tenerle il passo. È inevitabile perciò che gli individui tentino disperatamente di sviluppare delle forme di adattamento a tale tipo di società e si accontentino di forme di comunicazione e d’immagini dotate di un basso livello di definizione. Che sono perciò imprecise e persino grossolane, ma in grado comunque di consentire di comunicare in maniera estremamente veloce. Si fa largo così un’estetica dell’imperfezione e le società occidentali avanzate stanno di conseguenza sempre più trasformandosi in società basate sul principio del cosiddetto «good-enough». Fanno cioè ricorso a un modello sociale nel quale in prevalenza gli individui, per riuscire a rimanere sintonizzati con i processi di...

Finanziamenti e storture del sistema / Il Fus nel paese di Acchiappacitrulli

Lamentazioni e gioia, grida, sussurri, felicità, contenuta soddisfazione. Come sempre, quando escono le attribuzioni dei finanziamenti del Fondo unico dello spettacolo (Fus) alle imprese teatrali, le reazioni sono diverse (qui la delibera dei contributi). Ma qualcosa non si può non notare: grandi imprese come Emilia Romagna Teatro (Ert), Teatro di Roma, Stabile di Catania, Teatro di Genova e del Veneto e altre penalizzate, altre ancora premiate; piccole compagnie gratificate di quel lieve aumento che può consentire di superare qualcuna delle molte difficoltà quotidiane, in un sistema in cui la maggior parte degli attori e degli altri addetti fa fatica a sopravvivere. In ogni caso i contributi allo spettacolo dal vivo sono sempre insufficienti, tardivi e in parte discriminatori. Premiano l’esistente e non prevedono mai il possibile.    Il decreto legge del 2014 che, con aggiornamenti, regola il sistema, chiede a teatri nazionali e a teatri di rilevante interesse culturale di produrre, soprattutto produrre in sede, e meno di far circuitare. Così si moltiplicano i titoli, spesso allestiti per ottemperare agli obblighi che consentono il finanziamento, solo raramente all’...

La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

Non è solo poetica / Cercando un’economia per gli Appennini

L’Italia profonda è espressione con cui significhiamo i sentimenti, i comportamenti, gli umori, “la pancia” degli Italiani che la modernità non riesce a comprendere; persone e genti che pur vivendo il presente ne sono in fondo solo sfiorate rimanendo attaccate alle inerzie, ai valori, alle abitudini, ai pensieri, alle tradizioni di un passato indefinito che però tutto trattiene. Poi, la stessa espressione è anche sinonimo di aree interne, identità geografica vaga quanto evidente, almeno quando comprende luoghi lontani dalle coste, dalle grandi città, facilmente coincidenti con le provincie più sperdute o con ogni vallata di montagna che sia rimasta lontana dal turismo di massa.  In pratica gli Appennini ci sono dentro tutti.   L’Italia profonda è appunto il titolo di un piccolo libro appena edito da Gog, giovane casa editrice romana. È un breve dialogo intervista con Franco Arminio e Giovanni Lindo Ferretti che rispondono su cosa negli Appennini sia la vita in montagna, su cosa resti, sui simboli, sui luoghi, sul lavoro dell’uomo, sul tempo visto da là e da lassù, sulla parola e la poesia intorno ai luoghi e alle persone... Sguardi, quelli di Arminio e Ferretti, diversi...

Autocontrollo digitale / Riprendiamoci la nostra attenzione!

“Come ha notato Jeff Hammerback, il primo ricercatore di Facebook: “Le migliori menti della mia generazione stanno pensando a come far sì che la gente clicchi sulla pubblicità... che schifo”.  (p. 71)   Il libro di Williams, Scansatevi dalla luce, parla di una particolare luce, la luce della nostra attenzione, che secondo Williams, ci sta venendo sottratta dalle corporation tecnologiche globali, corporation per le quali l’autore ha lavorato, contribuendo a mettere a punto proprio quelle tecnologie che oggi rubano la luce agli utenti e dalle quali sta cercando di prendere le distanze, come un pentito della mafia che fa outing e pubblica un libro per esprimere la propria vergogna e il proprio senso di colpa. Williams ha lavorato per Google, come designer. Fa parte di quella lunga lista di interaction designer pentiti, che improvvisamente, come fulminati sulla via di Damasco, si accorgono di aver partecipato allo sviluppo di tecnologie che fanno deragliare intenzionalmente la nostra attenzione verso obiettivi di profitto di grandi corporation globali.  La cosa buona è che Williams sembra davvero sincero, nel suo tentativo di pentimento. E il libro che scrive è godibile...

Case editrici / Editori per il XXI secolo

Fino a qualche tempo per casa editrice si intendeva un'azienda – oggi qualcuno direbbe "impresa culturale" – che produce e vende ai consumatori oggetti fisici prodotti in serie: libri, giornali, riviste... Ma qualcosa sta cambiando ed è già cambiato, come ha raccontato al cinema Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Un celebre aneddoto – o una geniale invenzione di Umberto Eco – ha per protagonista un editore, forse Valentino Bompiani, che durante un party viene avvicinato da un'elegante signora che gli chiede che lavoro faccia.  "L'editore." "Bello! Ma allora lei scrive libri?" "No, a quello ci pensano gli autori." "Ah... Allora li stampa?" "No, di questo se ne occupa la tipografia." La bella signora è sempre più perplessa: "Insomma, li vende?" "A venderli ci pensano i librai." "Mi scusi, ma allora lei cosa fa?" "Tutto il resto!" In questa paradossale risposta c'è già il seme dell'evoluzione che stanno vivendo e vivranno le aziende editoriali. Fino alla metà del XX secolo i grandi editori si ispiravano a un modello industriale che aveva l'ambizione di coprire l'intera filiera produttiva, affidata ai diversi reparti dell'azienda. La redazione si faceva carico di quelli...

Bergen Barokk Suite Life / Gli algoritmi sessuofobici di Facebook

Quale mai può essere la ragione per cui un CD di musica classica viene bandito dalle pagine di Facebook come è accaduto il 25 aprile scorso all’album Bergen Barokk Suite Life, prodotto dall’etichetta norvegese LAWO?   La musica?  Ne dubito, troppo astratta e soprattutto strumentale.    I titoli?  Forse quell’offensivo “Les calotins” seguito da “et les calotines” (bacchettoni, baciapile, bigotti) di Couperin? Oppure l’allusivo “Plainte” (lamento, gemito) di Marais o, per analoghe ragioni, il lascivo, insinuante “Rondeau Le Plaintif” (lamentoso) di Hotteterre?   No, ci dicono l’intelligenza artificiale e le altrettanto selettive e selezionate intelligenze umane al servizio del giovane Mark Zuckerberg, il punto dolente del prodotto è la sua copertina, dove figura nientedimeno che la riproduzione “deemed to be sexual” (da ritenersi sessuale) di una Still Life – altrimenti detta Natura morta, Bodegón, Stillleben, Nature morte… – del pittore olandese Jan Davidsz De Heem, nato a Utrecht nel 1606 e morto ad Anversa nel 1684.   Per la combinazione di IA e IU di cui sopra, qualcosa, in quel dipinto, entra in rotta di collisione con l’impegno del marchio...

II puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Qui la prima puntata.   Il Kitsch comunista. Il suo modello è la cerimonia detta del primo maggio. […] Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti o meglio di essere doverosamente d’accordo. M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.   Il culto delle immagini nei regimi totalitari ha dato esiti diversi a seconda del tempo, del luogo e delle culture coinvolte, ma è partito da un’esigenza comune: rappresentare, illustrare, divulgare il discorso egemonico rendendolo quanto più possibile appagante, convincente e condivisibile. Le cerimonie e i culti che vi si consuma(va)no espleta(va)no la stessa funzione, che alle spalle avessero un ideale politico o religioso, la declinazione della “fede” in funzioni e celebrazioni rituali tende(va) a coinvolgere emotivamente e intellettualmente quanti più adepti possibile, a gestire e indirizzare le loro emozioni, a ottenere il massimo consenso. Le parate, sfilate, processioni dovevano altresì assumere proporzioni grandiose e stupefacenti, per numero di aderenti, per eccezionalità delle scenografie, per...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-scontato. Fenomeno tutt’altro che banale e ovvio, tutt’altro che evidente, se si prende ad analizzarlo con serietà e curiosità, con rigore metodologico e un necessario tocco di ironica pignoleria.   La mente è a riposo, o almeno così crediamo. Eppure lei va lo stesso, non sappiamo se rallentata o semplicemente sciolta, lasciata libera di percorrere i meandri cognitivi, affettivi, valoriali di...

Piacere e colpire / La società della seduzione

L’ultimo libro del sociologo francese Gilles Lipovetsky – Piacere e colpire. La società della seduzione (Cortina) – si occupa in maniera approfondita della seduzione. Il tema trattato da questo libro viene spesso considerato futile e marginale, ma in realtà è particolarmente centrale all’interno delle società ipermoderne. E diversi autori se ne sono interessati, a cominciare da Jean Baudrillard, che anni fa ha dedicato all’argomento il celebre volume Della seduzione (SE). La tesi di Lipovetsky è piuttosto semplice: le società occidentali avanzate sono entrate in una fase talmente dominata da un modello seduttivo che si può considerarle come delle vere e proprie “società della seduzione”. Queste infatti per Lipovetsky sono organizzazioni sociali all’interno delle quali domina un modello culturale che incita costantemente le persone a mettersi in mostra, ad abbellirsi e a presentarsi al meglio.  La seduzione, naturalmente, prima di tutto si è diffusa nell’ambito delle relazioni affettive. Per il sociologo francese, la seduzione si è modificata, non è più quella classica e tradizionale, ma proprio grazie a questa sua capacità di adattamento si è totalmente affermata. Così oggi...

Prima puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

In linea di principio, l’opera d’arte è sempre stata riproducibile. Una cosa fatta dagli uomini ha sempre potuto essere rifatta da uomini. (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.)   Da una decina d’anni (a ottobre 2019 saranno esattamente dieci) il busto di Nefertiti (Nofretete per i tedeschi) è tornato sull’isola dei musei berlinesi al Neues Museum, ristrutturato in pieno centro storico-culturale. La bella regina dagli zigomi alti e dal collo lunghissimo fa ormai parte del repertorio di oggetti d’arte che sono passati dalla fruizione elitaria a quella massificata e che attirano folle di visitatori interessati esclusivamente a identificare quei certi pezzi (Gioconda, Primavera, Partenone ecc.) restando totalmente indifferenti a quanto stia loro intorno e al gusto di scoprire cose nuove. Metafora dell’industria culturale che sposta orde di viaggiatori da un’opera (luogo di memoria, monumento, artefatto) eccellente all’altra senza far perdere tempo prezioso tra le banali infrastrutture che costituiscono il tessuto connettivo di un museo, città o paese. Una catena di montaggio senza fine, priva di sorprese, belle o brutte, trionfo dell’armonia...

virtù / L’eccellenza germanica

Chi era giovane negli anni 60 e 70 ricorda sicuramente l’enorme prestigio di cui godevano in Italia e in genere nell’Europa meridionale le società scandinave, la Svezia in particolare. Un prestigio trasversale, in gran parte, che veniva da sinistra come da destra. I regimi socialdemocratici che allora reggevano quei paesi erano esaltati come una mescolanza riuscita di capitalismo e socialismo, con un welfare molto ampio grazie a cui lo stato prendeva cura di ciascun cittadino “dalla culla alla tomba”. Società particolarmente prospere, certo, ma soprattutto emancipate, profondamente libere, oltre che permeate da civismo. Per un giovane italiano il viaggio in Svezia a cerca di avventure amorose era un’esperienza obbligata. Perché alla alta reputazione economica e politica di un paese si accompagna anche una elevata reputazione estetica: bellezza delle donne e degli uomini, ottimo cinema e ottima letteratura. E in effetti i paesi scandinavi annoveravano maestri universalmente riconosciuti, soprattutto nel cinema, mostri sacri come Ingmar Bergman o Karl Dreyer… Leggevamo Kierkegaard, Ibsen, Strindberg, ascoltavamo la musica di Grieg… Non stupiva il fatto che la Danimarca fosse stato...

Guerra di affetti, guerra di vasetti / Nutella sotto attacco

Da quando, qualche settimana fa, è stato lanciato sul mercato italiano il primo concorrente della Nutella Ferrero, la crema Pan di Stelle di Barilla, sul web è tutto un prove d’assaggi, confronti su blog di cucina e marketing, videorecensioni su youtube e sui social. Tutti a dire la loro, tastando la differente cremosità delle due spalmabili, valutandone colore e lucidità, mangiandole effettivamente, chi rigorosamente in punta di cucchiaino e chi ad abbondanti cucchiaiate. Con precisissimi confronti tra le etichette: una crema è fatta usando l’olio di palma (come orgogliosamente dichiarato in un recente spot – link), mentre l’altra con quello di girasole; una contiene una maggiore percentuale di nocciole, l’altra più cacao, e così con vari dettagli sugli ingredienti e sui rispettivi valori nutrizionali.  Da quando è stato annunciato l’arrivo della nuova crema di Barilla, sembra che non si aspettasse altro che la possibilità di provarla. Del resto, l’attesa è una delle passioni più utili per fare marketing di quasi qualsiasi cosa. Il pubblico ha riconosciuto nella nuova arrivata una sfidante della più famosa delle creme alla nocciola, con le carte in regola per esserlo, a...

Desiderio / L’economia è psicologia o non è

Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. Il valore e il prezzo di un bene derivano dal fatto che lo desideriamo. E il desiderio – come ricordava Janigro – è un evento psichico. Lo studio dell’economia può esser diviso in due filoni: quello di Adam Smith che indica la via del libero mercato e quello di Karl Marx che propone un controllo statale dei mezzi di produzione, chiamato comunismo.    Facciamo una prima osservazione che riguarda la cronologia. L’economista scozzese vive nel settecento; quello tedesco nell’ottocento, con l’industrializzazione già in atto. Potremmo pensare che capisca meglio la modernità. Invece, nella post-modernità sembra che il libero mercato stravinca. Aggiungiamo una seconda osservazione. Dove è stato...

Contro l’analfabetismo economico (parte terza) / Miti e leggende dell’austerità

Il termine ‘austerità’ ha una forte connotazione etica. Il dizionario Treccani indica come sinonimi castigatezza, continenza, frugalità, misura, moderazione, e morigeratezza. Ma l’austerità è entrata anche nel lessico economico e politico. Si riferisce in questo caso alle politiche che mirano a ridurre la spesa pubblica. Il secondo significato indicato dal dizionario Treccani è infatti: ‘regime economico-politico di risparmio nelle spese statali e di limitazione dei consumi privati, imposto dal governo al fine di superare una crisi economica’. In realtà si tratta di un uso infelice del termine, che rischia di confondere un concetto economico con uno etico. ‘Austerità’ evoca i volti torvi della Merkel e di Juncker, lo spettro del Fondo Monetario o della Ue che obbligano gli ‘stati-cicala’ a stringere la cinghia. Gli economisti in realtà hanno a disposizione un linguaggio neutro per descrivere le politiche di spesa, parlando di manovre ‘espansive’ e ‘restrittive’. Questo linguaggio è preferibile perché le buone politiche non sono mirate a ‘stringere la cinghia’ per ragioni etiche. Non c’è niente di immorale o di sbagliato nell’aumentare la spesa pubblica quando è necessario.  ...

Non c’è scienza che dia conto del tuo esistente / Pensione blues

Eri lì che vivevi, certo avevi cominciato a pensarci da un po’, impaziente in certi momenti, ma poco cosciente. Poi, a un certo punto, la pensione ti è esplosa tra le mani. Ecco, delle note sfumate, dei quasi semitoni che danno il mood alla tua giornata: questa è la musica della pensione. Le note spezzate che piano piano si insinuano nella tua vita, quei semitoni storti che ti creano agitazione mista a una certa meraviglia per la loro stranezza, per la loro novità; sono sottili imprecisioni, sfrangiature, contorni che sfumano e non sai perché, non capisci che cosa hai fatto di sbagliato per avere queste novelle imperfezioni. Non che prima andasse tutto a meraviglia, dio sa se ce n’erano di imperfezioni e magagne, ma queste non le hai mai viste e ti agitano, sono misteriose incongruenze che ti mettono paura. E il bello è che hai tutto il tempo per stare a osservarle queste brutte novità. Uno pensa alla salute, certo, quella si fa sentire con una chiara significazione, ma non è quello il punto: queste sono onde emozionali mai vissute, che vengono da te e che gli altri ti ribadiscono: come si sta in pensione, ti chiedono.  E quella è la ratifica del tuo nuovo stare, una domanda...

Ritorno al futuro / "Le Conseguenze economiche della pace" di John Maynard Keynes

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sono passati cento anni da quando, alla fine del 1919 – pochi mesi dopo la firma del trattato di Versailles – John Maynard Keynes pubblicò Le conseguenze economiche della pace. L’autore, che aveva partecipato alle trattative come rappresentante del Tesoro britannico, denuncia la durezza e l’insensatezza della “pace cartaginese” imposta alla Germania sconfitta. Il libro ebbe grande diffusione, e rimane ancora oggi nella memoria delle persone colte. Keynes non sapeva, naturalmente, il corso futuro della storia europea. Ma molti, in seguito, hanno letto il suo libro come una premonizione: la pace cartaginese di Versailles fu interpretata come il germe del revanscismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale. Rileggere il libro oggi, rivivere la temperie di un secolo fa, ci aiuta a ragionare su due temi quanto mai urgenti e vivi: l’Europa; il populismo.   Il libro, per...

Contro l’analfabetismo economico (parte seconda) / Il ruolo della politica e la scienza dei costi e benefici

Si racconta che il presidente Harry Truman, alla fine di una lunga riunione con i suoi consiglieri economici, avesse sbottato: “Portatemi un economista con un lato solo! Questi dicono sempre ‘da un lato…, ma dall’altro…’”. Vera o falsa che sia, in questa storiella c’è più di una semplice battuta. In un momento storico nel quale il ruolo della scienza è messo continuamente in discussione, la storia di Truman può aiutarci a capire meglio che cosa fanno gli economisti e che cosa dovrebbero fare i politici. La crisi cominciata un decennio fa ha senza dubbio incrinato la fiducia dei cittadini nei confronti degli esperti. Molti politici, intellettuali e giornalisti hanno affermato che bisogna togliere le redini del comando agli economisti e ai burocrati che prendono importanti decisioni senza avere ricevuto alcun mandato popolare. La polemica contro i ‘numerini’ e gli ‘zero virgola’, cominciata da Renzi e proseguita dall’attuale governo, riflette questo atteggiamento, che si può sintetizzare nello slogan: meno economia e più politica.   Ma che cosa vuol dire esattamente? Superficialmente lo slogan suggerisce che i politici dovrebbero smettere di ascoltare gli economisti. Forse...

Storia di noialtri / Coop 70. Valori in scatola alla Triennale di Milano

Settant’anni e dimostrarli. No, non è un giudizio estetico, tanto meno una provocazione. Eppure potrebbe essere questa una delle considerazioni che affiorano alla fine della mostra Coop 70_ Valori in scatola curata da Giulio Iacchetti e Francesca Picchi e aperta fino al 13 gennaio 2019 alla Triennale di Milano. Si entra pensando a una mostra sulla Coop, si esce pensando a molto altro.   Settant’anni sono del resto un tempo significativo se rivolto alla storia e all’evoluzione dei consumi nel nostro paese, inevitabilmente anche la storia e l’evoluzione della nostra società, inevitabilmente di quello che siamo e che siamo diventati  Lungo le sette stazioni in cui è suddivisa la mostra, che ci si immerga nell’evoluzione delle diverse pubblicità Coop come in quella dei prodotti a marchio, si ha l’impressione di percorrere parte di una storia che ci appartiene e in cui ci si può riconoscere, proprio come nelle sequenze fotografiche inventate nel 2000 da Noah Kalina, in cui la stessa foto e la stessa inquadratura ripetuta tutti i giorni evidenziava i mutamenti della persona e il trascorre del tempo. È un selfie dilatato per settant’anni quello che si percorre visitando la...

Dialogo con Jerry Brown e Carl Mitcham / Illich. We the People

Brown: Nella prossima ora avremo una grande opportunità e uno speciale privilegio. Abbiamo ospiti, nel nostro studio di Los Angeles, Ivan Illich e Carl Mitcham, due cari amici di cui spero apprezzerete il contributo. Restate in ascolto, sarà istruttivo. Ivan Illich è autore di due celebri testi: Descolarizzare la società, molto influente negli anni Settanta, e Nemesi medica. Ha inoltre scritto vari altri saggi come Rivoluzionare le istituzioni, La convivialità, Genere e Nella vigna del testo, il suo ultimo libro, un commentario su Ugo di San Vittore, santo e letterato del xii secolo.  Assieme a noi, qui in studio, abbiamo anche Carl Mitcham, che insegna Scienze umane alla Penn State University, dove Ivan Illich e i suoi amici e colleghi si incontrano, per alcuni mesi l’anno, proprio per studiare i temi che nel corso della prossima ora faremo del nostro meglio per spiegare e condividere.  Ivan, cominciamo dal libro che ha segnato il mio primo incontro con la tua opera, Descolarizzare la società. Puoi spiegarci cosa avevi in mente quando lo hai scritto e come ti appare la realtà odierna? La scuola infatti è tuttora una questione aperta all’interno della nostra società....

La matematica ci aiuta? / Come misurare la diseguaglianza dei redditi

In un tempo passato, a un viaggiatore in terre lontane capitò di visitare Anastasia e Zobeide. Anastasia era una città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni; una città ingannatrice che appariva come un tutto in cui nessun desiderio andava perduto e di cui ognuno faceva parte, ma in cui non restava che abitare questo desiderio ed esserne contento. Di là, dopo sei giorni e sette notti, si arrivava a Zobeide, città bianca, ben esposta alla luna, con vie che giravano su stesse come in un gomitolo, fondata aspettando di ricreare un inseguimento sognato, senza che quello si ripetesse né nel sonno né da svegli. Il viaggiatore, acuto osservatore, notò che in tutte e due le città gli abitanti si suddividevano in cinque classi, distinte l’una dall’altra per la professione dei loro componenti, ma altrimenti assai omogenee, tra loro e al loro interno. A ciascuna classe si associava non una posizione diversa nell’ordinamento sociale, ma una differenza nel livello di reddito e, quindi, nel tenore di vita. Il viaggiatore registrò questi redditi in una tabella, esprimendoli tutti in ducati, la moneta del suo paese, e correggendoli per annullare le differenze nel costo della vita...

Cultura, realtà sociale, media / Propaganda

Il termine «propaganda» indica una forma di comunicazione particolarmente intensa. Si riferisce cioè all’impiego sistematico di strumenti e tecniche di comunicazione che hanno lo scopo di influenzare pesantemente le opinioni e i comportamenti delle persone. Il primo uso di tale termine risale al XVI secolo, quando la Chiesa cattolica ha dato vita alla Congregatio de propaganda fide, che aveva l’obiettivo di promuovere la fede cattolica per contrastare la crescente diffusione della religione protestante. Ma probabilmente la presenza della propaganda è rintracciabile in tutti i tipi di società, perché ogni regime politico ha avuto la necessità di tentare di mantenere elevato il proprio consenso sviluppando delle specifiche attività di comunicazione. È stato però in occasione della prima guerra mondiale che vari Stati hanno sviluppato intensamente la loro attività propagandistica e ciò ha reso evidente cosa poteva essere ottenuto con tale attività. In seguito, sono apparsi dei regimi autoritari come il nazismo e il fascismo, che hanno ulteriormente evidenziato i notevoli risultati che si possono ottenere facendo della propaganda con i mezzi di comunicazione di massa.   ...