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Design

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iOS7, una grafica senza più alibi

Al netto della oramai acclarata crisi innovativa e creativa della Apple, è ingeneroso non segnalare l’impressionante rivisitazione grafica dell’interfaccia di iOS7 (il sistema operativo di iPhone e iPad, quello che ci ha messo il web a puntata di dito). Ed è una rivoluzione non da poco, va detto.   Come previsto da molti, l’interfaccia grafica di iOS7 sancisce la fine definitiva dello Skeumorfismo, ovvero l’imitazione grafica del reale: ombrette, luccichii, simil materiali e diavolerie varie, che ci accompagnano dalla nascita del 2.0. Quando fu abbandonata la grafica nerd, ostica ai più, per avvicinarsi alle persone e rendere digeribile uno schermo. Oggi si chiude anche quel capitolo, e se ne vede aprire uno nuovo, fatto di una grafia piatta, semplice, essenziale.     E non è, va da sé, una questione meramente formale (il ritorno a una pulizia e a una eleganza) ma qualcosa che invece sancisce un passaggio antropologico definitivo. Ovvero la non necessità di una geografia estetica rassicurante, domestica, conosciuta (quella del toccabile), e il passaggio definitivo a un’estetica...

L'indispensabile nel libro

Per una volta non parliamo di libro come oggetto, almeno non oggi. La retorica del fronte-retro, l'insostenibile leggerezza del suo peso, l'odore e la rugosità delle pagine, l'involucro copertina che svela ma non troppo, non subito, ecc. Potremmo parlare piuttosto di come ciascuno di noi si immagina un libro che coniughi la tecnologia più avanzata e la perfezione di un oggetto pronto all'uso. Forse un giorno invece che le pagine su un unico schermo di un unico tablet, avremo uno schermo su tutte le pagine di un unico libro. Perché no? Studi e test nell'ambito delle tecnologie dei materiali hanno reso possibile la trasmissione di alcune informazioni digitali attraverso le fibre cartacee. Ieri sono stata a rimuginare ore e ore – mentre passavo da treno ad aereo e ancora a treno – a questa malsana idea di un libro del futuro: bianco (o dal colore mutante), di dimensione media, portatile / sfogliabile / navigabile, con delle pagine-schermo fatte di una carta speciale che si accende e si spegne. Tutto il buono del digitale insieme a tutto il meglio dell'analogico. Preferisco però parlare di libro come...

Christopher Isherwood. Un uomo solo

A Single Man, uscì negli Stati Uniti nel 1964, Isherwood aveva già sessant’anni, era un autore affermato e da più di dieci anni viveva col pittore Dan Bachardy, suo compagno sino alla morte.     Isherwood e Bachardy rappresentarono a lungo uno dei pochi modelli di coppia gay stabile e di successo. In Italia, col titolo di Un uomo solo, arrivò, nella traduzione di Dario Villa, solo nel 1981, da Guanda. Non che Isherwood non fosse autore conosciuto in Italia, ma tutti i suoi testi erano – e sono – stati tradotti spesso con grande ritardo – molti ancora mancano – e da case editrici diverse, senza continuità e attenzione, quasi fosse un autore minore, e non uno dei grandi del Novecento: Addio a Berlino uscito nell’edizione originale nel 1939, fu tradotto da Maria Martone per Longanesi nel ‘44. Nel ‘48, sempre Longanesi pubblicò la versione di Marcella Hannau di The Memorial, del ‘32, col titolo Ritratto di famiglia. Poi Mondadori, nel ‘48 pubblicò nella Medusa Il Signor Norris se ne va (che era uscito nel ‘35 presso la Hogart Press, la casa editrice di...

Ensemblematic

Cosa hanno in comune degli accumuli di grasso e vecchie scatole di cibo risalenti al periodo della DDR, metri di seta segnati compulsivamente con una penna biro blu, una grande pentola piena di gusci di cozze cosparsi di colla e vernice, dei piccoli lotti di terra strappati al loro contesto originario, delle austere griglie di ferro e metallo che si contraggono e dilatano nel corso del tempo mediante un dispositivo meccanico e una carcassa di cavallo ripiegata su se stessa riposta dentro una grande madia? Domanda insidiosa se presa troppo seriamente, implicita nella sincrasi del titolo dato a questa singolare mostra che vede riunite, nelle sale dello Stedelijk Museum Voor Actuele Kunst di Gent, opere di artisti come Panamarenko, Marcel Broodthaers, Thomas Schütte, Jan Fabre, François Morellet, Mark Manders, Berlinde De Bruyckere, Thierry De Cordier, Leo Copers e Joseph Beuys.   Se persuasi da quanto suggerito dalla parte iniziale di questo titolo, inizieremo molto probabilmente a notare somiglianze, sottili evocazioni, ad attivare senza sosta quella fitta rete di corrispondenze e conoscenze, di rimandi tra un’opera e l’altra, tra il pensiero di...

#Advancity

“Facts, not opinions” è l’iscrizione incisa sul timpano d’ingresso di un eccentrico museo nel centro di Londra che apre una volta al mese. Il museo ospita i macchinari utilizzati nei suoi esperimenti da David Kirkaldy, il primo scienziato che nel 1865 si occupò di testare l’acciaio industriale per farne poi materiale per ponti, navi e ferrovie. La frase rappresenta una precisa dichiarazione di intenti che descrive il cambio paradigmatico di cui fu protagonista il pensiero e il metodo scientifico nella seconda metà dell’800. Un periodo che segnò il cambiamento in cui la scienza dei materiali passava dall’essere un terreno di studio in cui convergevano diversi ambiti disciplinari, all’essere caratterizzata da pratiche di indagine esclusive. Gli scienziati dell’epoca per la prima volta erano in grado di analizzare composizioni e strutture dei materiali, connettendo i dati esaminati con le proprietà intrinseche della materia. Queste competenze producevano nuove metodologie e ruoli, allargando le distanze tra il mondo della scienza e quello dell’arte, un tempo parte dello stesso sapere...

Infografica e visualizzazione delle informazioni

Pubblichiamo l'introduzione a L'arte funzionale. Infografica e visualizzazione delle informazioni di Alberto Cairo in uscita in questi giorni da Pearson.    Se mi si chiedesse di nominare un mistero che mi ha affascinato nel corso degli anni, direi la capacità del nostro cervello di creare e comprendere rappresentazioni visive con diversi gradi di astrazione: elementi grafici che codificano dati, concetti, connessioni e posizioni geografiche. Com’è possibile che il cervello, una massa raggrinzita di carne e grasso pigiata in una cavità per lei troppo piccola, possa assolvere a compiti tanto impegnativi? Questo volume è il mio personale tentativo di dare risposta a tale domanda.     Il cervello umano ha decine di regioni legate alla percezione visiva: gruppi di neuroni fittamente interconnessi dediti all’elaborazione e alla selezione delle informazioni che raccogliamo attraverso i nostri occhi. L’evoluzione ci ha concepiti in modo che nessun’altra attività necessiti più risorse mentali della percezione e cognizione visiva. Questo fatto intride tutto ciò che facciamo e...