festival scarabocchi 2020

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Scenari di sviluppo sostenibile / Ovo Sapiens

Just è un’azienda statunitense che ha inventato la frittata senza uovo, ma che sa proprio di frittata, cioè di uovo. Venduta in una bottiglietta di plastica con grafica minimale, si presenta come una pastella da crêpe e se la versi in una padella con un po’ d’olio prende proprio la consistenza e il sapore della frittata. Assaggiarla è stata un’esperienza molto interessante. Verrebbe perfino da dire che è buona, ma è chiaro che nel giudizio incide la consapevolezza che è una replica vegana e quindi l’apprezzamento ha un carattere concessivo: buona benché fatta senza uova. Questa è la lista degli ingredienti: acqua, isolato di proteine di fagiolo mungo verde, olio di canola estratto a freddo, cipolla disidratata (<2%), gomma gellano, estratti di carota naturale (colorante), aromi naturali, estratti naturali di curcuma (colorante), citrato di potassio, sale, lecitina di soia, zucchero, sciroppo di tapioca, pirofosfato tetrasodico, transglutaminasi, nisina (conservante). Lo sviluppo del prodotto ha richiesto anni di sperimentazioni e squadre di tecnologi e chimici esperti in camice bianco finanziati da alcuni fondi di investimento con più di 200 milioni di dollari dal 2011 al 2016...

Una socialità inedita / Una nuova semplicità

Credo che Matt Haig sia un buon testimone del suo tempo. Si muove nella realtà con una videocamerina fissata sul suo caschetto, come fanno certi ciclisti, e ti fa vedere ogni cosa, ma senza stare lì sempre a spiegarti il perché e il percome, è in presa diretta, lui va in giro per il nostro mondo e senza particolari filtri te lo mostra con istintività, con le ingenuità e le scaltrezze di un avido osservatore. Questa è la sensazione che si prova e che non ti abbandona mai leggendo i libri di Haig, Ragioni per continuare a vivere e Vita su un pianeta nervoso, (entrambi editi da E/O 2020). E per questo credo che possano essere una bella testimonianza antropologica di come sia oggi l’effettiva sensibilità collettiva. Tutto è in prima persona, singolare o plurale. Non c’è nessun diaframma tra chi racconta e il mondo. Non c’è mediazione, il collegamento con le cose è diretto. In un certo senso non ci sono protezioni, come se chi scrive fosse il semplice cronista di sé. Un cronista “Privo di complessità, con sfumature che vanno dalla facilità all'immediatezza elementare (…), dall'essenzialità alla naturalezza, dalla sobrietà alla modestia, dall'ingenuità alla dabbenaggine”, come dice il...

Marche / Osvaldo Licini e la regione delle Madri

Bella e importante la mostra in corso nelle Marche del sud intitolata “La regione delle madri”, incentrata sul rapporto strettissimo fra il lavoro di Osvaldo Licini e il suo paesaggio. Bella perché ricca, con le opere inserite in un percorso che si snoda dal Centro Studi alla casa dell'artista (ottimamente ristrutturata qualche anno fa con un sapiente recupero), e importante perché significativa per comprendere il prima, la base, il lavoro di elaborazione su cui poggia il salto verso il figurativismo fantastico per cui è famosissimo e amato in tutto il mondo il pittore marchigiano e che, qui, può apparire come l'ancoraggio al terreno prima di spiccare il balzo verso i cieli, i voli, i sogni, le visioni e gli enigmi suoi caratteristici.  Ed è un viaggio da compiere, quello verso Monte Vidon Corrado, paese natale dell'artista (Licini ne fu anche sindaco nel dopoguerra), perché già nell'addentrarsi fra valli e colline in questa estate 2020 particolarmente spettacolare per il giallo dei girasoli e il verdone dei prati, fra dolci curve e ombre improvvise di alberi dalle chiome molte fitte, ci si prepara all'incontro con i quadri che quei paesaggi raccont ano (non si può non...

James Romm / Alessandro Magno e il fantasma sul trono

Che differenza c'è tra Alessandro (Magno) e un pirata?  Quasi nessuna, almeno a giudizio del pirata, il quale infatti così rispose ad Alessandro che gli chiedeva come mai gli fosse venuto in mente di infestare i mari: facciamo lo stesso mestiere io e te, Alessandro; solo che io lo faccio con una piccola imbarcazione e perciò mi chiamano “pirata”, tu invece lo fai con una grande flotta e sei definito per questo “condottiero”.   Questo celebre aneddoto è riferito da Sant'Agostino nel quarto capitolo del quarto libro del De civitate Dei, ed è ricavato a sua volta dal terzo libro del De re publica di Cicerone. Lo menziona anche James Romm, professore di Classics al Bard College di Annandale-on-Hudson, nel suo Il fantasma sul trono (a pagina 281), appena uscito per i tipi di Keller. È la storia, affascinante, di ciò che successe all'indomani dell'undici giugno del 323 a.C., giorno in cui Alessandro morì, a Babilonia, e che si protrasse fino al 308 a.C., anno in cui, non si sa bene esattamente quando, morirono – uccisi per ordine di Cassandro – Alessandro IV, figlio di Alessandro il Grande, e sua madre Rossane, sancendo in tal modo l'estinzione della dinastia degli Argeadi che...

Dialetto lombardo / Balabiótt

Balordo, perdigiorno, lazzarone. Etimologicamente: ‘colui che si mette in ridicolo ballando nudo’.   Una storia milanese: Nel 1820 Villa Simonetta, costruita da Gualtiero Bascapè, camerario di Ludovico il Moro, alla fine del 1400, poi passata a Ferrante Gonzaga e quindi alla famiglia Simonetta, venne ribattezzata la "Villa dei balabiott". Era lì, infatti, che il ricchissimo barone Gaetano Ciani, alias Baron Bontempo, capo della celebre "Compagnia della Teppa", organizzava le gozzoviglie della sua banda, che, secondo la leggenda, spesso degeneravano in orge e persino in omicidi. Quella della Teppa era "una compagnia di giovinastri, prepotenti e crudeli che fanno il male per amore del male e per smania di sbevazzare" (F. Angiolini, Vocabolario Milanese-Italiano, 1897). Costoro, quasi tutti di ottima famiglia, si riunivano inizialmente nelle gallerie sotto il Castello Sforzesco, che erano umide e piene di muschio, nel dialetto lombardo detto "tèpa", termine da cui discende il loro nome. Poiché facevano scherzi che finivano spesso con atti di violenza, Giuseppe Rovani, nel suo romanzo storico Cento anni (1859-1864), li definì "teppisti". Altro che balabiott!    Una...

Ricordi di un entomologo / Jean-Henri Fabre, La passione degli insetti

Jean-Henri Fabre è stato il principe degli entomologi, il fondatore di questo mestiere, così strano, curioso ed emozionante. Ma prima di tutto è stato uno scrittore, e che scrittore! Chi legge Ricordi di un entomologo (tr. it. di Laura Frausin Guarino, Adelphi), capisce al volo cosa significa saper descrivere, raccontare e commentare. Basta una sola riga d’avvio d’un capitolo di quel libro pubblicato in originale in dieci volumi tra il 1879 e il 1907, per capire cosa vuol dire esporre una materia così splendida, eppure anche ostica, com’è la vita degli insetti. “Ecco come andarono le cose”, così principia Lo scarabeo d’oro, primo capitolo del primo volume dei Ricordi, per poi proseguire: “Eravamo cinque o sei, io il più vecchio, il maestro, ma soprattutto il compagno e l’amico; loro giovani dal cuore ardente, dalla fervida immaginazione, traboccanti di quella linfa che scorre nella primavera della vita e ci rende così esuberanti e assetati di conoscenza”. Fabre sta per raccontare la ricerca dello scarabeo sacro in un villaggio vicino ad Avignone nei pressi del Rodano da parte di un gruppo di osservatori guidati da lui. La sua prosa raccoglie il meglio della lingua francese dell’...

Carteggi d'amore / Gozzano e Guglielminetti. L'ansiomania inesplicabile del Signorino Infelicito

Il carteggio d’amore più commovente e utile sarebbe quello che racconta la resistenza nel tempo, di un amore: sappiamo come fare innamorare, innamorarci, ma quel che è difficile è rimanere accanto a qualcuno, sostenerlo, rispettarlo, desiderarlo, volerlo ogni giorno per anni. Ci incuriosisce comunque leggere di fiammate, ci entusiasma il plateau in cui sia lui che lei sono innamorati, ci rattrista l’intiepidirsi dell’ardore, assistere al distacco di uno dei due, alla disperazione e poi alla tristezza di chi amava e resta solo con la torcia della passione tra le mani. L’amore tra Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano è tra i più malinconici possibili. L’era delle lettere ci permette di scrutare dalla serratura, post mortem, il diagramma che dalla pianura dell’indifferenza si innalza al picco dell’ardore, per poi calare per versanti quasi sempre non paralleli al piattume del ritrarsi, dell’amor proprio che si ricuce con orgoglio ritrovato, a volte con ripicche, colpi di coda che virano il triste in squallido.     Le lettere dei due poeti gravitanti sulla Torino di una tardiva Belle Époque furono collezionate da Spartaco Asciamprener, industriale milanese del vetro,...

L'estate in città / Altre forme di vita

      Leggi anche: Pietro Scarnera | Nuovi inizi Pietro Scarnera | Moscerini Pietro Scarnera | Ultras  Pietro Scarnera | La casa del popolo Pietro Scarnera | Attraverso i muri Pietro Scarnera | La santa

22 agosto 1920 – 22 agosto 2020 / Bradbury: quando i marziani abitavano al 10265 di Cheviot Drive

Cento anni fa, il 22 agosto 1920, nasceva a Waukegan, Illinois, lo scrittore Ray Bradbury. Lo celebriamo con questa intervista inedita tratta dal libro di Claudio Castellacci Los Angeles: alle radici della cultura pop, di prossima pubblicazione.   «Vuole parlare di futuro? Di città? Di Los Angeles? Le città sono il mio argomento preferito». Raymond Douglas Bradbury, meglio conosciuto come Ray Bradbury, guardò scettico il registratore. «Funziona?». Sì, funziona. «Bene». Si alzò dalla poltrona in soggiorno e si avviò verso una porta che, scoprirò, conduceva in un altro mondo, sorta di interno di astronave da dove potevi partire per un viaggio tra le stelle.  L’accesso al sancta sanctorum del più eclettico fra gli scrittori di fantascienza di tutti i tempi (o come diceva lui “scrittore di idee”, perché «La fantascienza è la scienza del possibile, io invece scrivo l’impossibile») era dal pianerottolo d’ingresso: si scendevano dei gradini, si apriva una porta e si era a livello terra – nel senso letterale: di terra battuta.  «Faccia attenzione alla testa». Non fa in tempo a finire che un’astronave di plastica (poi, a un più attento esame, si rivelerà essere un modellino...

Le fotografie al Castello Sforzesco / Cesare Colombo. L’occhio di Milano

Un enorme tavolo occupa la sala del Castello Sforzesco dove si tiene la mostra di Cesare Colombo. Tante piccole lampade sono disposte sulla sua superficie. Sembra un immenso piano di lavoro costituito da due pannelli sostenuti da alcuni cavalletti che fanno venire in mente quelli usati dagli imbianchini. Lo sguardo ne è immediatamente attratto. Chi si avvicina e lo scruta con curiosità non ne rimane deluso, anzi, ne subisce un moto di empatia.   Su un lato è stampata la biografia di Cesare Colombo e sull’altro si possono leggere molti dei suoi scritti, legati all’attività di critico e curatore. La luce delle lampade crea un’atmosfera di intimità e favorisce una prossimità con l’autore. Sono lampade disegnate da Philippe Starck, le Miss Sissi, “quasi un grottesco ricordo del policarbonato delle abat-jours di un tempo”, dice l’ideatore del tavolo, Italo Lupi che con Colombo ha una lunga storia di collaborazioni. Sotto quella luce anche lo sguardo si fa caldo, aperto e disponibile a conoscere la storia del fotografo e di Milano, la sua città. Al tavolo non ci si avvicina con lo sguardo, è necessario spostarsi con il corpo ed è richiesta anche la postura del raccoglimento, quella...

Turismo, città e pandemia

Dalla fine del lockdown mi è capitato di viaggiare, in Italia e all’estero. Il primo segnale della società marchiata dal virus non sembravano le mascherine o i gel igienizzanti, quanto la folla: non ve n’era più. A Roma il centro è improvvisamente tornato a misura di residente, sebbene il paesaggio di saracinesche abbassate e di cinema chiusi restituisca uno sconforto più che la riconquistata vivibilità. Anche perché di residenti, nel centro di Roma, non se ne vedono da tempo.  Almeno fino al vaccino sarà inevitabile ripensare il turismo, e infatti fioccano le proposte. Il ritornello è fin troppo abusato: Venezia (e Roma, e Parigi ecc) moriva di turismo e muore oggi senza turisti. Che fare? Sintomo di un certo modo di pensare è uno strano articolo pubblicato sul Corriere della Sera dello scorso 7 agosto, a firma Carlo Ratti (“Così un nuovo turismo salverà Venezia dalla crisi”).   Un articolo, diremmo, ancient régime. Non è il turismo il problema, dice Ratti, ma il turismo “mordi e fuggi”. Per combatterlo, perché non favorire una permanenza di lunga durata? Tanto ormai con lo smart working uno può lavorare a Los Angeles come a Venezia, a Parigi come a Hong Kong. I “...

Da museo a moschea / Istanbul: Ayasofya

Riprendo in mano un vecchio libro illustrato, di una cinquantina d’anni fa, dedicato a Santa Sofia (a c. di Lord Kinross, Mondadori, 1992), la basilica prima cristiana, poi cattedrale ortodossa, poi moschea, e ancora dopo museo, ora ridiventata moschea per consolidare le mire nazionalistiche del nuovo “Sultano” Erdogan. Sfoglio il libro e ritrovo il fascino delle pubblicazioni di quegli anni: ricchissima ricerca iconografica, ma senza le alte definizioni ormai in uso; una piccola antologia critica che forse oggi potrebbe essere più esauriente; una ricostruzione storica accurata, ma che tradisce una predilezione spiccata – e dunque perciò stesso datata – per il significato che quel tempio ha rappresentato per la cristianità, a partire dal titolo stesso del libro: Santa Sofia, come se si trattasse di una santa di nome Sofia, e non dello “Spirito di Sapienza” cui la basilica fu dedicata fin dalle sue origini.  Il fascino, per me, è dovuto anche alle reminiscenze di un viaggio, compiuto in Turchia, verso la metà degli anni Ottanta, un viaggio povero e avventuroso, pieno di pensieri, di sguardo, di bellezza, di conoscenza. Entrammo ad Ayasofya (il nome turco sul calco di quello...

Un petit monastère en Toscane / Otar Iosseliani, l’innamorato

Nato nel 1934 a Tbilisi (Georgia), il giovane Otar Iosseliani studia pianoforte al conservatorio della sua città natale e nel 1953 si trasferisce a Mosca per frequentare la facoltà di matematica e meccanica. Per paura di «contribuire personalmente alla distruzione del mondo» fabbricando armi (come ha confidato a Michel Ciment in un’intervista del 1977) abbandona l’università e due anni dopo entra alla VGIK, la scuola sovietica di cinema già diretta da Lev Kulešov. Allievo dell’ucraino Alexandre Dovženko, esponente del nuovo cinema rivoluzionario insieme a Vertov, Ėjzenštejn, Pudovkin, e del georgiano Mikhail Chiaureli, campione di Stalin per l’affermazione dell’estetica realista a partire dagli anni ‘30, Iosseliani realizza il suo primo cortometraggio Akvareli (in italiano Acquarello) nel 1958. La sua duplice formazione musicale e matematica fa di lui, ancora allievo alla VGIK, un regista e montatore meticoloso: «un acquarellista del quotidiano», appunto, come dirà trent’anni più tardi il critico Raphaël Bassan. È del 1962 il suo film di fine corso Aprili (Aprile), che segna l’inizio dei suoi guai con la censura, ancora al tempo impegnata nella campagna contro il formalismo....

Il verde e il blu / Luciano Floridi, discussione sulla politica digitale

Nell’ormai remota fine di maggio, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump decide di utilizzare il suo principale mezzo di comunicazione “ufficiale”, Twitter, per regalare al mondo l’ennesimo post dalla dubbia fondatezza. Il social questa volta non ci sta e aggiunge un link al post, che rimanda a lidi più informativi. Il gesto censorio indispettisce il Presidente che dichiara aperta la guerra alle compagnie tech della Silicon Valley, colpevoli – a suo dire – di sopprimere la libertà di parola, a discapito soprattutto dei conservatori. L’opinione pubblica cavalca il dissing e siccome ciò che riguarda il rapporto tra i social network e il “leader del mondo libero” riguarda ormai necessariamente tutto il mondo, tutti iniziamo a parlarne. C’è chi sta con Trump, c’è chi sta con Twitter e poi c’è chi sta in “silenzio”: Facebook. La compagnia guidata da Mark Zuckerberg ha delle proprie regole in tema di fake news: in un post sul suo profilo, il patron di Facebook comunica che la sua compagnia deve garantire «la massima libertà di espressione possibile a meno che questo non comporti un rischio imminente di danni specifici o pericoli dichiarati in politiche chiare» – che tradotto...

Diario 10 / Il fruscio di settantamila pensieri

Ho visto un documentario in tv sui due più veloci risolutori al mondo del cubo di Rubik: un ragazzo australiano e uno americano. L’australiano si chiama Feliks Zemdegs ed è stato il più longevo campione di Speedcubing. Il suo trono ora però è insidiato da Max Park, il nuovo fenomeno della specialità. Max è autistico, e nel documentario conosciamo la sua storia e quella dei suoi genitori. Tra Feliks e Max nasce un’amicizia profonda che trascende la rivalità. I due sono capaci di risolvere il cubo di Rubik in poco più di quattro secondi, muovendo le mani e la mente a una velocità inconcepibile. Riescono a manipolare il cubo anche con una mano sola, e dopo aver memorizzato la posizione iniziale delle varie facciate sono in grado di risolverlo bendati, nel tempo che io di solito impiego per versarmi da bere. Ho letto che la velocità con cui viaggiano le informazioni nel cervello è superiore ai quattrocento chilometri orari. Ogni giorno un essere umano riesce a elaborare settantamila pensieri. Feliks e Max spendono gran parte dei loro settantamila pensieri giornalieri per elaborare gli algoritmi che servono loro a risolvere il cubo. Io spendo i miei per maledire i rumori della mia...

Footprints, In Search of Future Fossils / Cosa resterà degli umani

In questi ultimi anni, dominati dall’immaginario dell’Antropocene, noi umani ci interroghiamo sulla nostra permanenza sul pianeta iniziando a vederla come effimera e a prendere in considerazione l’idea della morte della specie come un’ipotesi più che concreta. L’estinzione di massa è entrata stabilmente nel nostro quotidiano e abbiamo iniziato a convivere con l’idea della nostra scomparsa dall’orizzonte della storia del pianeta Terra. Quanto di tutto ciò è legato al fascino dell’eternità che almeno da Parmenide in poi ha impregnato tutto il mondo occidentale? Il pensiero greco fin dalle origini si è contrapposto al fluido universo del mito e nell’affannoso tentativo di fondare un metodo razionale, si è incamminato su di un sentiero dove il divenire e la trasformazione sono volentieri relegate nella categoria delle illusioni. Ora, di fronte all’idea della scomparsa, il panorama sembra essersi rovesciato, l’uomo razionale si trova impreparato e non può far altro che cercare conferme della propria esistenza nelle tracce fisiche che ha lasciato sulla terra, come se l’idea di eternità immutabile si fosse rivelata una delle più consolatorie illusioni costruite dal nostro imprevedibile...

In sella a un disegno / Viaggio nella terra degli Etruschi

Gli Etruschi allevavano i ghiri in orci di terracotta (gliraria) per poi cucinarli e servirli conditi con miele. Uno di questi contenitori è stato recentemente ritrovato a Celleno antica scavando un magazzino etrusco, che sembrava un butto medievale, un pozzo dove si gettavano i rifiuti. Abbandonata nel 1951, a causa del progressivo franare della rupe tufacea sulla quale è arroccata, Celleno antica si trova lungo uno degli itinerari archeologici che ho percorso disegnando contorni in sella a una motocicletta.   Ingresso di Celleno antica / Sezione di un glirarium. “Per anni sono stato affascinato da un certo parallelismo tra l’atto del pilotare una moto e l’atto del disegnare” scrive John Berger, osservando che quando il motociclista cambia direzione inclinando il suo corpo verso la parte interna della curva, questo spostamento del baricentro forza la ruota anteriore a puntare nella direzione opposta (Sulla motocicletta, Blackbird, Neri Pozza, Vicenza 2019, pp. 86-90). “In sella a un disegno" Berger avverte in modo cinestetico oltre che visivo la tensione della linea che contorna un’area. I contorni che delimitano una superficie si percepiscono come unità più facilmente di...

Generazioni / Giovanni Mastrangelo, I padri e i vinti

Nella Parte decima di I padri e i vinti (Epilogo e ringraziamenti), Giovanni Mastrangelo annuncia la prossima uscita di un altro romanzo, intitolato Il sistema di Gordon, che sarà insieme «un seguito e un inizio» di quello appena concluso; ed entrambi faranno parte di una tetralogia in corso d’opera, Soundtrack, «che vuole raccontare la storia di un uomo attraverso le persone che lo hanno influenzato durante la vita», sulla base della «convinzione profonda che ognuno di noi esiste solo e unicamente in relazione agli altri, così come le cellule del nostro corpo esistono solo ed esclusivamente in stretto rapporto con la propria collettività».  Un progetto ambizioso, al quale non si può certo rimproverare la mancanza di chiarezza. Si può invece avanzare una piccola riserva sull’uso del termine «saga», che compare nel risvolto di copertina. I padri e i vinti narra bensì la storia di una famiglia lungo tre generazioni; e, a questo proposito, tre rappresenta una soglia canonica. Finché le generazioni in gioco sono due, prevale infatti la dimensione centripeta del confronto diretto (padri vs figli, vecchi vs giovani); quando se ne aggiunge una terza, la freccia della diacronia...

Lettere a don Julio Einaudi / La prammatica della fantasia

La casa editrice Einaudi è nata nel 1933: nel 1983 festeggiò il suo anniversario con varie iniziative, fra cui la pubblicazione del suo catalogo storico. Il volume uscì con il titolo Cinquant’anni di un editore nella collana Pbe ed era dotato di un apparato iconografico, che riproduceva le immagini di una mostra allestita per la ricorrenza. Erano copertine di libri, documenti storici (come l’informativa che la polizia torinese mandò a Mussolini già il 3 marzo del 1934 in merito alla nuova, e certamente antifascista, casa editrice), ritratti fotografici di autori (da Leone a Carlo Ginzburg, e fra Wittgenstein, Gadda, Benjamin, Beckett anche un indimenticabile Giorgio Manganelli, che esce dalla tenda a strisce di una salumeria di Dogliani, tenendo in mano un goloso pacchettino). A testimonianza del fatto che gli autori Einaudi non erano tutti crucciati professori o profondi letterati, era esposta anche la riproduzione di una lettera di Gianni Rodari a Giulio Einaudi, scritta con una calligrafia minuta ed esatta su carta intestata del quotidiano Paese Sera, favolosamente (ed enigmisticamente) datata “6-1-61”: befane e sciarade, come per un presagio.  L’occasione della lettera è...

16 agosto 1938 / Robert Johnson, o della persistenza del mito

A San Antonio, in Texas, fu picchiato dalla polizia, arrestato per vagabondaggio e sbattuto in galera, la sua chitarra sfasciata perché s’era messo in testa di suonarla per strada. Era il novembre del 1936 e Robert Johnson era giunto in città da poche ore. Il giorno dopo, nella stanza 414 del Gunter Hotel, avrebbe inciso una manciata di canzoni poi entrate nella storia, ma quella sera, il viso tumefatto e il morale a terra, chiamò Don Law, il manager che lo assisteva in Texas, spiegandogli quel che era successo. Law lo tirò fuori di galera, lo riaccompagnò in albergo e gli allungò 45 centesimi che, gli disse, sarebbero bastati per la colazione del mattino. Pochi minuti dopo essere rientrato nel suo di albergo – Law era bianco e Johnson nero, dovevano per forza alloggiare in strutture diverse – Law ricevette una seconda telefonata da parte di Johnson. Stavolta lo informava ch’era in compagnia di una certa signora, ma che difettava di 5 centesimi per coprire la tariffa intera: non è che poteva allungargli anche quelli? Il giorno dopo Johnson si presentò al Gunter Hotel in orario ma sprovvisto di chitarra, e Law fu costretto a noleggiarne una per la registrazione. Johnson era...

16 agosto 1920 - 16 agosto 2020 / Charles Bukowski, il puritano timido

Charles Bukowski, nato cent’anni fa a Andernach, nella Renania Palatinato, e vissuto poi quasi tutta la vita a Los Angeles, dove è morto nel 1994, era un puritano. Lo dice lui stesso in Shakespeare non l’ha mai fatto, appena ripubblicato da Feltrinelli nella traduzione di Simona Viciani e con un corredo fotografico di Michael Montfort: “Serena si è seduta accanto a me. Era un tipo molto vittoriano, ma andavamo d’accordo. Mi conosceva bene. Sapeva che nonostante tutte le mie storie sconce sotto la scorza da stupratore si celava solo un puritano”.  Non era una posa, era la verità. Bukowski era un puritano timido. Sapeva benissimo che ci vuole molta più faccia di bronzo a fare il puritano che a fare il puttaniere, e se ha scelto l’alcol e il sesso è solo perché mai e poi mai avrebbe avuto l’improntitudine di presentarsi al mondo come paladino dell’onestà, della fedeltà, del rigore morale e della buona condotta. Bukowski non è tra i miei scrittori preferiti, posso fare a meno di lui come del vino di pessima qualità che gli piaceva tanto. Non lo porterei su un’isola deserta e soprattutto non lo consiglierei come modello a un giovane scrittore.      Però quando alla...

Meteorologia napoletana / Strizzicheia

Meteorologie napoletane:   Strizzicheia: pioggerellina fitta che sembra innocua ma che, alla fine, altroche’ se bagna. Tiemp’ bbafuogn: aria afosa, pregna di umidità che non riesce a trasformarsi in pioggia, appiccicosa. Arb e nunn’arb: momento che precede la levata del sole in un momento ancora essenzialmente buio.

SHIFT

Gli accadde dunque di spirare, morire come tutti, dopo una di quelle solite lunghe vite che si possono definire “senza costrutto”. E, con tutto il tempo che aveva avuto a disposizione, non era neppure riuscito a capire il perché delle gioie e dei dolori, della salute e della malattia. Concluso l’ultimo rantolo, svaniti i rimorsi e le vergogne di sé che tanto importunano i vecchi, si infilò anche lui nel Nulla. Se lo aspettava, ma non ebbe la possibilità di prenderne atto perché nel Nulla non c’è compiacimento né raccapriccio. Tutto lì. O meglio, nulla lì.   La morte, come si sa, è l’esperienza che tutti fanno, ma, contrariamente a quel che si pensa, si può addirittura raccontare proprio come esperienza soggettiva, sicché, tutto sommato, è quasi banale sperimentarla. Sono molte le esperienze di morte con ritorno. A parte il coma nei suoi vari gradi, il sonno senza sogni, gli svenimenti, chi nella vita non è stato anestetizzato almeno una volta? Mentre il librium o il pentotal, o qualche altra molecola, entra piano piano nella vena del braccio – e il medico si abbandona a vane chiacchiere da barbiere mentre chi sta per andare sotto i ferri, buono buono, si limita a guardargli...

Estate in città / La santa

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