Categorie

Elenco articoli con tag:

Geografie

(2,052 risultati)

Una nuova collana di poesia / Capoversi. John Ashbery

La nuova collana di Bompiani “Capoversi” esce con tre importanti libri di poesia: L’ultimo spegne la luce del cileno Nicanor Parra; Non è tempo di esistere del russo Vladislav Chodasevič, e Autoritratto entro uno specchio convesso (Self-portait in a convex mirror) dello statunitense John Ashbery, in una nuova e bella traduzione di Damiano Abeni introdotta da uno scritto di Harold Bloom, arduo non solo per la densità concettuale, ma anche per essere parte di un discorso critico più ampio e denso di implicazioni, contenuta nel noto saggio Deconstruction and Criticism del 1979 La raccolta del 1972 di Ashbery (1927-2017, Pulitzer Price per la poesia nel 1976) comprende una settantina di poesie, ma prende il titolo dal lungo testo, un poemetto di oltre 500 versi, che la conclude e che è senza dubbio uno dei risultati più alti dell’autore. Nella poesia eponima Ashbery riflette sull’autoritratto che Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, realizzò nel 1524 e che, l’anno dopo, portò a Roma in dono al papa Clemente VII; per farsi conoscere e per stupire, racconta Vasari: riuscendovi perfettamente. Su una delle opere capostipiti del Manierismo, Vasari si esprime nitidamente così ed è...

Arte, cultura, storia / La musica di Komitas e l'Armenia

A Yerevan si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Komitas e gli sono dedicati concerti ovunque. Ho sentito la sua musica per la prima volta a Tbilisi una decina di anni fa e per una serie di coincidenze fortunate riuscimmo a portare a Venezia lo stesso quartetto qualche anno dopo, a Ca’ Rezzonico. Padre Komitas era un orfano (di madre a un anno, di padre a 11), che venne affidato presto alla chiesa Armena ad Echmiadzin, la città sacra della chiesa Armena. Lì vicino il re Tiridate era stato toccato da Gregorio l’armeno (l’illuminatore) che in questo modo aveva invertito la trasformazione del sovrano in cinghiale, iniziata dopo che aveva violentato alcune monache sfuggite a Diocleziano (la storia è ben descritta dallo storico Agatangelo, che parla di 40 suore, di cui Gayane – la badessa – e Hripsime sono quelle che vengono notate dal re e rifiutano la sua violenta voglia di possederle. Il re ordina allora che vengano torturate e uccise). Iniziò così la storia della chiesa Armena, con il primo Re cristiano convertito. Komitas, il cui vero nome era Soghomon Gevorki Soghomonyan mentre Komitas Vardapet è il nome che assume quando diviene sacerdote, si fece notare per la bella voce,...

Franco La Cecla / Africa loro

«Ho imparato negli ultimi mesi a cercare qualcosa di più, essendomi accorto che l’Africa che uno viene a cercare non corrisponde a quella che trova, che questo è un mondo in cui è difficile dire: ho capito, allora è così». In questa frase c’è tutto il senso di Africa loro, ultima fatica di Franco La Cecla. Un libro che in realtà sono due, come se in una sorta di emulazione (pacifica) del Dottor Jeckill e Mr. Hide, l’autore avesse scritto questi racconti cambiando qui e là personalità e punto di vista. Cosa che peraltro accade spesso quando si è in viaggio in paesi non occidentali. I paesi sono Kenya, Tanzania e Sudafrica, che La Cecla visita nell’ambito di un progetto di studio legato a Slow Food e all’Università di Pollenzo. Con la maestria che gli è tipica, La Cecla coglie alcuni aspetti particolari delle realtà i questi luoghi, cercando di metterne in luce il volto meno conosciuto e di uscire dai luoghi comuni.    Peraltro, questo è il fine che si pone già all’inizio del suo viaggio, provare a raccontare l’Africa dal punto di vista dei nativi: «Così sull’Africa si gioca ancora la partita del farla propria – scrive – Veltroni ci tenta per dimostrare quanto lui sia...

Una conversazione / Santiago Sierra. Complici dello sfruttamento

Nell’agosto 2011, Santiago Sierra fa comparire un grande NO visibile/invisibile sopra la figura di Benedetto XVI, mentre il papa parla sul palco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, a Madrid. Il grande NO viene proiettato per mezzo di una particolare tecnologia, sviluppata dall’artista tedesco Julius von Bismarck, chiamata Image Fulgurator: una normale reflex modificata proietta immagini impercettibili all’occhio umano, che sono invece captate dalle altre macchine fotografiche; un sensore luminoso sincronizza la proiezione con il flash degli altri dispositivi e permette di far apparire il NO nelle riprese e nelle fotografie delle persone presenti alla manifestazione, a loro insaputa. Attraverso questo espediente tecnologico, l’artista spagnolo attua una sottile protesta silenziosa contro colui che in quel momento rappresenta la Chiesa Cattolica, con tutte le sue proiezioni simboliche.  Tra il 2009 e il 2011, Sierra mette in azione No, global tour, per sensibilizzare la gente sfruttata a trovare la forza di dire No a tutte le cose che non funzionano su questa terra, a negare ogni affermazione proveniente dai poteri forti.  Un NO monumentale, subordinato al...

Nobel 2019 / Lo sguardo di Olga Tokarczuk

Con il Premio Nobel per la letteratura, assegnato contemporaneamente alla polacca Olga Tokarczuk e all’austriaco Peter Handke, si potrebbe affermare che ha vinto l’Europa Centrale, con tutte le sue contraddizioni (basti pensare alle polemiche per l’appoggio dato dallo scrittore austriaco al nazionalismo serbo). Piccole nazioni che, assieme alle altre, dal Baltico al mar Nero, sono non soltanto un luogo dell’anima e della cultura fondamentale per il nostro sbrindellato continente, ma anche l’espressione di un modo di intendere la letteratura un po’ diverso da quello che va per la maggiore da noi. I loro libri sono assai particolari e, seppur ben scritti, privilegiano lo sguardo filosofico: spesso sono una sorta di patchwork di saggio e finzione. I loro romanzi, ad esempio, non sono caratterizzati da una trama narrativa chiara e definita: sono piuttosto delle occasioni di racconti e memorie apparentemente confuse e, persino, pretestuose, al servizio di una profonda riflessione sulla vita, l’anima e la storia.     Pur essendo nata parecchi anni dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, Olga Tokarczuk (1962) è ben consapevole del peso della Storia per la Polonia e di...

La coscienza senza cervello / Nella mente delle piante

Il barone rampante è tornato. Questa volta è apparso su di un platano del boulevard Saint-Germain di Parigi, vicino al Ministero della Transizione ecologica, si fa chiamare Thomas Breil e protesta contro l’abbattimento di 25 alberi a Condom, nel Gers. Dopo secoli in cui di Cosimo Piovasco di Rondò si erano perse le tracce, negli ultimi anni è stato avvistato in diversi punti del globo e con nomi diversi, Miranda Gibson su di un eucalipto in Tasmania, Julia Butterfly Hill su una sequoia in California, ma sempre con lo stesso intento: far capire al mondo non solo che le piante sono esseri viventi, ma che sono le uniche che potrebbero aiutarci a non estinguerci miseramente. Quel piccolo meraviglioso trattato di botanica allegra scritto da Calvino nel 1957, molto doveva alla madre di Italo, Eva Mameli Calvino, botanica e naturalista che a lui e all’altro figlio Floriano, poi divenuto geologo, aveva trasmesso la passione e il rispetto per le meraviglie della natura.    Viviamo in tempi in cui i campanelli di allarme non si sentono più perché hanno finito di suonare già da un pezzo, siamo passati alle sirene che urlano che il tempo è scaduto e nel comprensibile panico che...

Le nazioni reagiscono al nomadismo / Migranti

Alterno due libri nella lettura: Passare a ogni costo, di Georges Didi-Huberman e Niki Giannari, per l’editore Casagrande di Bellinzona, Svizzera, e Considerare. Migranti, forme di vita, di Marielle Macé, per Metauro di Pesaro. Forse, per scrivere certe cose, bisogna passare per la sensibilità di un’editoria inusuale, marginale, ma ancora viva, un’editoria della differenza. Sono due opere di sguardo diverso sugli insediamenti migratori, non politico, non indignato, piuttosto uno sguardo poetico, descrittivo, di stile gioioso, nonostante la pesantezza della questione.  Il testo di Niki Giannari, seguito da uno scritto di Georges Didi-Huberman e quello di Marielle Macé hanno il dono di raccontare i margini delle cose, ma anche di scrivere che i margini non sono nel linguaggio, sono margini nella relazione tra i corpi e la terra. Entrambi si muovono tra il racconto, la poesia e il saggio.   La terra di Libia, la terra di Parigi. Terra araba e terra europea: le due grandi potenze coloniali che hanno devastato l’Africa. Sappiamo quel che accade in Libia, in Siria, sappiamo delle torture, degli omicidi, delle schiavitù libiche. Sappiamo meno intorno a quel che accade in altri...

1989 - 2019 / The Wall: il diorama del muro a Berlino

Le considerazioni che seguono, come quelle già uscite e altre che si aggiungeranno nei prossimi mesi, al di là del fornire alcune documentazioni e notizie relative alla passata realtà quotidiana nella Germania e nella Berlino divise, hanno l’auspicio di poter essere fonte di riflessione, prese le debite distanze dai coinvolgimenti emotivi e politici, per meglio affrontare e valutare la contemporaneità (nostalgie, demonizzazioni, celebrazioni, anniversari) con un poco di lucidità e qualche strumento in più.   Se ci si spinge poco oltre il caos dell’isolato che ospita quel che resta del Check Point Charlie, fondamentale e fatidico punto di passaggio tra l’est e l’ovest nella Berlino divisa, se si supera la striscia di cubetti di porfido che segna sull’asfalto il vecchio tracciato del muro, se si costeggiano innumerevoli pullman turistici parcheggiati in attesa dei turisti in visita, si raggiunge un padiglione inelegante, a suo modo monumentale, ma non fine a sé stesso e che raccoglie un piccolo grande gioiello: il panorama di Yadegar Asisi che proprio al muro è stato dedicato. Asisi è un artista di origine iraniana, nato a Vienna nel 1955, che ha realizzato svariati Panorami...

Comunità / Manifesto del Futurismo Rurale

All’interno dei dibattiti politici ed ecologici contemporanei, la ruralità emerge come elemento in costante oscillazione fra “alterità” e “identità”: non un semplice spazio geografico, quindi, ma una sorta di “posizione” anche di tipo politico. In questo scenario di tensione interpretativa, è comunque possibile accostarsi al concetto di ruralità in senso critico, provando ad immaginare altri futuri per le comunità, i territori e i luoghi, al di là della stringente dicotomia “alterità/identità” e al di qua di una serie di discorsi che tendono a considerare la ruralità stessa come una componente marginale del mondo contemporaneo.   Manifesto for Rural Futurism 13, Ph Daniela Darielli. Il Manifesto del Futurismo Rurale, documento elaborato recentemente dai curatori e ricercatori campani Leandro Pisano e Beatrice Ferrara, è un tentativo in questa direzione: una prospettiva in cui i molteplici punti di vista e di ascolto forniti dall’arte, ed in particolare dalle tecnoculture, mettono in discussione i termini manichei sui quali si costruiscono i discorsi attuali sulla ruralità: autenticità e utopia, anacronismo e provincialismo, tradizione e senso di stabilità, appartenenza ed...

Storici e testimoni / Walter Barberis, Storia senza perdono

Storia senza perdono può essere visto come un libro che si occupa di ciò che oggi ci basta di sapere della Shoah. Non solo di quanto, ma soprattutto di come. Più in generale del rapporto tra storia e testimonianza. Qui sta sicuramente il nucleo generativo di questo libro, ma non è qui che sta il nerbo della riflessione che Barberis ci consegna in queste pagine. Se concentrassimo l’attenzione su questo tema, in gran parte fermeremmo la nostra attenzione intorno a un tema importante, indubbiamente, ma laterale. Storia senza perdono è molto di più. Riguarda la riflessione sul ruolo della storia nel processo del sapere. Ovvero, se noi oggi riconosciamo alla disciplina storica, alle procedure proprie della disciplina (che non è – né esclusivamente, né prevalentemente – narrazione del passato) una funzione formativa. Dunque la storia, il sapere storico, e forse più che la competenza, ovvero la dotazione di strumenti per proporre risposte, la sensibilità storica, ovvero la capacità di farsi delle domande. Ovvero se pensiamo che la storia abbia un ruolo da giocare nella coscienza pubblica o meno. Walter Barberis ritiene che non solo lo abbia, ma che questa sia la vera sfida di questo...

Il gioco di Gilles / Breve trattato sull’arte involontaria

Intorno al 350 a.C. un navigatore che ci è noto come Pitea il Marsigliese partì per un viaggio che l’avrebbe portato fino alla favolosa isola di Thule e che descrisse in un libro perduto, Sull’Oceano, di cui ci sono arrivate solo citazioni da autori successivi come Strabone e Poilibio, che accusarono Pitea di essersi inventato tutto. Tra resoconti di viaggio e letteratura fantastica il confine è sempre stato molto incerto. Cosa hanno visto veramente i viaggiatori? Cosa invece hanno inventato o immaginato di vedere? Quando anche il resoconto è perso, il mistero diventa ancora più emozionante. Certo è che quelle visioni, vere o immaginate, hanno da sempre fortemente influenzato la realtà, non solo spingendo altri a partire, ma soprattutto contribuendo a dare forma al mondo descrivendo l’ignoto nei termini del meraviglioso. Si pensi solo alla Collectanea rerum memorabilium di Gaio Giulio Solino, vissuto intorno al 250 a.C. che con le sue descrizioni di meraviglie ha ispirato tutto l’immaginario del Medioevo e trovato una insuperabile visualizzazione nella mappa del mondo del Liber Chronicarum di Hartmann Schedel, stampato a Norinberga nel 1493.    Hartmann Schedel, Liber...

Una conversazione con Preethi Nallu / Clima, diversità, ineguaglianza

Dal 4 al 6 ottobre torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, giunto alla XIII edizione. Tra i 250 ospiti chiamati a parlare di emergenza climatica c’è anche la giornalista Preethi Nallu, nata in Iran, cresciuta in India, consulente UNESCO, esperta in diritti umani e in migrazioni nel Mediterraneo e, più di recente, di rapporti complessi tra diaspora e cambiamenti climatici. A Ferrara interverrà sabato 5 ottobre alle ore 11.30 presso il Teatro Nuovo.   Preethi Nallu, lei ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali, è uno dei volti noti nell'analisi e nella divulgazione delle migrazioni su scala planetaria e da qualche tempo ha iniziato a concentrarsi su eventi climatici estremi e il loro impatto sui flussi migratori umani. Come è arrivata a occuparsi di questi temi e perché? Come migrante che ha avuto il privilegio di fare una carriera negli Stati Uniti, in Europa e altrove, ho sviluppato una naturale inclinazione per l’esplorazione di una delle questioni più significative del nostro tempo. Lungo il percorso ho scoperto che la migrazione non è solo una questione...

A 10 anni dalla morte della cantante argentina / Mercedes Sosa: folklore ed esilio

Nel breve ciclo di conferenze dedicate al tango pubblicate di recente da Adelphi, Jorge Luis Borges a un certo punto usa l’espressione guitarra trabajosa per sottolineare come nei tango da lui amati la chitarra dia “sempre l’impressione di fare fatica”. Borges sostiene che la chitarra entrò nel tango prima del bandoneon ma dopo il pianoforte, il flauto e il violino, e si serve dell’annotazione per confutare l’idea secondo cui il tango sarebbe nato in periferia e nelle osterie, dove la chitarra regnava sovrana.   Borges tenne quel ciclo di conferenze nell’ottobre del 1965, lo stesso anno in cui Jorge Cafrune presentò una quasi sconosciuta Mercedes Sosa al festival del folklore di Cosquín, dandole notorietà nazionale. Poco più di due anni prima, l’11 febbraio 1963, a Mendoza, un gruppo di artisti fra cui la stessa Mercedes Sosa, il poeta Armando Tejada Gómez e il compositore e primo marito della Sosa, Manuel Óscar Matus, avevano presentato il Manifiesto Fundacional de Nuevo Cancionero, un documento programmatico volto alla promozione di una nuova forma di canzone popolare che fosse, nelle parole di Mercedes Sosa, “espressione dell’uomo argentino del nostro tempo”. In quei mesi...

Oltre il nudge / Libertà di scelta, felicità e comportamento

I due elefanti nella stanza degli economisti   “Non pensate all’elefante!” ammoniva provocatoriamente il linguista George Lakoff in un libro sulla comunicazione politica molto fortunato di qualche lustro fa. E naturalmente era impossibile per chiunque si fosse imbattuto in quel titolo non focalizzare per qualche tempo la propria attenzione sulle movenze e il carattere del pachiderma in questione. Anzi: era quasi impossibile toglierselo dalla mente, almeno per un po’. Per una inusuale coincidenza gli economisti hanno molto “pensato all’elefante” negli ultimi anni. Due dei più significativi contributi alla ricerca e alla divulgazione economica degli anni duemila sono infatti indissolubilmente legati all’immagine dell’elefante.   Il primo è la famosa “curva a elefante” relativa alla dinamica della diseguaglianza mondiale in tempi di globalizzazione (il ventennio 1988-2008), descritta dall’economista serbo-americano Branko Milanovic. Milanovic ha infatti notato che se proviamo a tracciare su un grafico i guadagni che ciascun gruppo sociale mondiale ha ottenuto dall’eccezionale espansione dell’economia di mercato precedente la Grande Recessione e misuriamo sull’asse verticale...

La seconda rinascita a Dungeness / Il giardino di Jarman

È difficile raccontare quanto Derek Jarman amasse Dungeness, la più grande distesa di ciottoli d’Europa e unico deserto d’Inghilterra. Ogni tentativo diventerebbe una pallida approssimazione, perché l’amore per questa terra desolata e per Prospect Cottage possono essere compresi solo attraverso la sua opera. Un’opera totale che include diari (Modern Nature, Smiling in Slow Motion), saggi (Chroma), film (The Garden) e un giardino.    Decisi di fermarmi là; dopo tutto era proprio la sua desolazione ad avermi fatto innamorare di Prospect Cottage. [Tutte le traduzioni sono dell’autrice]   Derek si trasferisce a Dungeness nel 1986, l’anno della diagnosi dell’AIDS. Ci arriva in uno stato di “terminalità”, quando di fronte a lui non si prospettavano che la morte, lo smantellamento su larga scala delle politiche sociali iniziato da Margaret Thatcher e il disastro ecologico di Chernobyl.  Secondo quanto racconta nei diari, sarebbe stato una mattina in occasione di una spedizione a caccia di campanule, dopo un fish and chips al pub locale, guidando lungo la strada che costeggia la centrale nucleare che Tilda Swinton avrebbe gridato “quello è in vendita, fermiamoci!”,...

Flussi e rotte / Venezia e Gran Bretagna

In Bleak House due giovani che aspettano una cospicua eredità, e per questa ragione non riescono a sviluppare i propri talenti nella società, si ritrovano alla fine di un eterno procedimento giuridico senza una lira: tutto è finito nelle tasche degli avvocati che hanno amministrato la contesa. Con la rivalità che caratterizza tutte le competizioni, si è diffusa in tutta Europa una carità pelosa nei confronti del parlamento e del sistema giuridico inglese, ormai da tre anni e mezzo prigioniero del dibattito sulla Brexit. Capire chi sia davvero al potere tra tribunali che emettono sentenze diverse, parlamento, governo e corona, non è facile neppure per gli esperti di diritto inglese. Tanto che Johnson ha ormai apertamente assunto un tono barricadero in cui punta alle elezioni facendosi forte proprio delle complicate procedure che a suo dire tendono solo a frustrare il desiderio di indipendenza inglese. Sulla carità pelosa dobbiamo ricordarci che siamo tutti in realtà nella stessa barca: le crisi istituzionali degli stati nazione e le loro difficoltà a legiferare in modo efficace di fronte alle sfide che si trovano ad affrontare è il sintomo di una difficoltà che riguarda tutti i...

Scenari drammatici / Ucraina: un attore comico come Presidente

L'Ucraina vive un momento delicato della sua storia, in cui saranno presto messe in discussione le politiche perseguite negli ultimi anni, dopo la rivoluzione della dignità del 2014, che ha cacciato il presidente Yanukovich e ha tentato di affrancare il paese dall'influenza della Russia. Le drammatiche vicende successive, come l'occupazione della Crimea manu militari da parte di Mosca, e l'avvio di una guerra per procura nel Donbass da parte dell'ingombrante vicino, hanno causato all'Ucraina, oltre che la perdita di importanti territori, una caduta drammatica dell'economia e una perdita di vite umane ben superiore alle cifre ufficiali, congelate da gran tempo sulla cifra ormai irrealistica di tredicimila morti. La salita al potere dell'attore comico Volodymyr Zelensky rappresenta innanzitutto un esperimento politico innovativo, per le modalità con cui si è realizzata, e per la figura stessa del nuovo presidente, un homo novus creato e promosso dai media con una stupefacente operazione: la realtà ha riprodotto in modo speculare la finzione, in cui il protagonista, nominato presidente, tentava di spazzare via i privilegi e le ingiustizie del vecchio potere; tale il successo della...

Torino spiritualità / Boochani. Nessun amico se non le montagne

Reza Barati, il “Gigante Gentile”, e Hamid Khazei sono morti a Manus Island. Omid Masoumali, 23 anni, si è dato fuoco per protesta. Lo stesso ha fatto Hodan Yasin, che aveva 21 anni. Un'altra ragazza si è cucita le labbra. Una bambina si è incisa il cuore su una mano.  Per esprimere la sua rivolta, Behrouz Boochani ha scritto un libro, anche se al Manus Island Regional Offshore Processing Centre, dove è stato confinato per più di cinque anni, dal 17 luglio 2013, è difficile avere carta e penna. L'ha scritto sul cellulare – che nel frattempo gli hanno rubato e sequestrato un paio di volte – e l'ha inviato per frammenti, via sms e whatsapp. Non è stato facile: per un certo periodo, medici o assistenti sociali che avessero testimoniato su bambini vittime di abusi sessuali, oppure su atti di violenza e crudeltà nei campi, rischiavano fino a due anni di carcere.  Behrouz Boochani è curdo, un “figlio della guerra”. Però Nessun amico se non le montagne (Add Editore, 18 euro) l'ha scritto in farsi, la lingua degli oppressori del suo popolo. Omid Tofighian l'ha tradotto in inglese, oltre 300 pagine fitte di vita, di pensiero, di poesia.  Il libro è stato pubblicato in...

Simboli / Greta Thunberg non è una ragazzina

È difficile restare indifferenti di fronte a Greta Thunberg, l’attivista climatica svedese che da qualche tempo è salita agli onori della cronaca per il notevole successo, anche mediatico, incontrato dai suoi appelli per un risveglio della coscienza ecologica globale.  Greta è una donna, giovane, che si è esposta nel dibattito pubblico fin dall’inizio senza filtri particolari, e soprattutto sfuggendo a ogni stereotipo di sessualizzazione della propria immagine.  Il volto, la figura tutta, di Greta attirano per questo, fin dal principio, sentimenti di identificazione o di repulsione, ma più raramente i commenti sessisti e gli shitstorming dal disgustoso sfondo sessuale riservati ad altre donne influenti o particolarmente presenti dal punto di vista mediatico. Da parte dei suoi detrattori il primo livello di delegittimazione delle sue argomentazioni e prese di posizione si gioca su questo livello primario e basale, quello della sua immagine e della narrazione che essa veicola.    Come ha sostenuto, infatti, il filosofo e mediologo Stefano Di Pietro nel suo Comunicazione di massa e scienze della mente (2016) anche con riferimento a Trump e Berlusconi, è dall’...

Etica e sacro / La parola profetica di Greta Thunberg

Ha esordito con: “È tutto sbagliato”. Una frase che solo un’adolescente può dire e l’ha detta con il tono con cui solo un’adolescente può dirla: arrabbiato e insieme commosso. I primi due minuti del messaggio rivolto ai grandi del mondo da Greta Thunberg mostravano una rabbia e una durezza cui non siamo abituati, da una persona che, per quanto molto giovane, ha l’autorevolezza per farlo. La sua autorevolezza nasce in lei da un’ostinazione, che è iscritta nella sua voce, nell’espressione del suo viso, nel modo con cui prende fiato e riapre bocca per dire nuovamente. Gli autorevoli se esistessero parlerebbero così. E tuttavia gli autorevoli oggi non esistono. Di più: manca ogni discorso minimante autorevole. Questo lo è. La sua autorevolezza è certificata dalla sua ostinazione, dalla certezza della propria ragione. Non si può bluffare come accade sempre.      Greta Thunberg ha parlato come un profeta biblico, uno che è stato chiamato a fare qualcosa che probabilmente non vorrebbe fare, e che è costretto invece a compiere: “Io non dovrei essere qui”. Come Giona, il profeta che Dio manda a Ninive per predicare agli abitanti che se non si convertiranno la città sarà...

A cosa somiglia? A niente / Nader Ghazvinizadeh, Addio vint

All’inizio della Morte di Ivan Il’ič, un amico e collega del magistrato viene intrattenuto dalla vedova. Apparentemente la donna vuole condividere il dolore; ma dietro il galateo, che entrambi rispettano senza ingannarsi neanche un po’ sulla sua natura di guscio vuoto, l’intento è quello di capire se può spillare allo Stato qualche soldo in più della pensione. Intanto l’amico, apparentemente concentrato sulla tragedia di Il’ič, è in realtà tutto occupato dal pensiero che le lungaggini funebri gli impediranno di giocare la solita partita serale. “Addio vint”, dice lo sguardo che si scambia con un altro collega. Il vint sarebbe una forma di whist russo: alcune traduzioni riportano anzi proprio il termine “whist”. Ma all’orecchio italiano la prima espressione suona più suggestiva, specie se si vuole ricavarne un titolo. È quello che ha fatto Nader Ghazvinizadeh, ponendo sotto il suo sigillo quattro racconti di ambientazione bolognese usciti in primavera per la casa editrice Bébert e illustrati da Andrea Bruno. L’espressione viene evocata nel terzo, Dare a Cesare, quando il narratore (anche lui un uomo di legge come Il’ič) sta per sedersi in un caffè a fare una partita col calciatore...

Limiti e libertà / Manuel Puig, l'indefinibile

“Quel tanto di vita in più che si conquista leggendo non discrimina tra grandi opere d’arte e letteratura d’intrattenimento, fanno parte della mia vita e la scalinata di Odessa dell’Incrociatore Potemkin e inseguimenti alla diligenza visti nel più smandrappato dei western” scriveva Umberto Eco in un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera, che si intitolava “Perché leggendo vi allungate la vita”.  Libri e film, quale che sia il loro valore artistico, arricchiscono la memoria di ricordi ed esperienze altrettanto nitidi che il vissuto.    Nell’immaginario dello scrittore argentino Manuel Puig, certamente i ricordi della cittadina di provincia in cui era cresciuto s’intrecciavano con quelli dei film visti al cinema anche due, tre volte a settimana assieme alla madre – e anche con lo sguardo entusiasta di lei, o con il fascino ineguagliabile di quelle attrici bellissime, gli restituivano per la prima volta l’immagine di donne certo ancora non indipendenti ma da cui traspariva un’ombra di ribellione e una lezione di libertà. Tutto ciò, insomma, che contribuì a costruire il suo immaginario, il suo sguardo sul mondo, il suo modo di percepire – e restituire – la...

Una conversazione / Nino Migliori. Oltre le strutture del reale

In Venezia (1958), un manifesto pubblicitario mostra in primo piano una giovane donna in abito da sposa, posta accanto alla scatola del detersivo Persil, che “lava presto, bene e tutto”, per un bucato lampo. E nello schema concettuale della fotografia, questa immagine nell’immagine è messa in dialogo e in rapporto semantico con il reale bucato, steso tra due case sul canale, visibile in secondo piano. In Gente dell’Emilia (1955), quattro bambini stanno “sentendo” messa in modo distratto. Dietro di loro, sul lato sinistro, un’apertura rettangolare lascia vedere invece un gruppo di pie donne nel matroneo, ispirate dal rituale cattolico, completamente rapite dalla discesa dello spirito santo in quel luogo sacro. Anche qui la finestra apre al rapporto tra superficie del reale e rimando a significati altri suggeriti dall’immagine dentro un’altra possibilità interpretativa dell’immagine. Ciò che si muove al di là delle vetrine, all’interno dei bar, e in primo piano, nei due scatti delle serie Gente del Nord (1950) e Gente dell’Emilia (1959), rappresenta la coesistenza di più livelli e piani nella stessa ripresa fotografica, con diversi silenzi,...

Saturazione / Paesaggi fragili

Olivo Barbieri –Site-specific Shanghai. 1. Come nell’Eden, dove era stato piantato un giardino, il tutto durò poche ore, sembra sei ore, prima che l’uomo e la donna presenti, smettendo la passività della contemplazione, violassero l’esistente e la sua regolazione, così al momento di accorgerci del paesaggio ci siamo accorti della sua fragilità, della sua precarietà, della sua dissoluzione. Allorquando un luogo giunga a mostrare la sua propria struttura senza spazi e margini di vuoto e di interpretazione, presentando come un tutto pieno il suo esterno e il suo interno, noi diciamo che quel luogo è saturo, ovvero dà di sé un’espressione satura, propone e offre un paesaggio saturo. Quel luogo, quell’oggetto, quell’artefatto, come accade per il Centre Pompidou di Parigi, per mostrarsi in immagine e azione, in percezione e movimento, per offrirsi, può solo ricorrere, e di fatto ricorre, ad un’affordance satura. La sua struttura, il suo interno nudo e crudo, letteralmente sviscerano se stessi per generare un significato, e ci riescono solo in quanto il processo di sense-making aderisce, coincidendo, alla cosa stessa che si è denudata per esprimersi. Nessuno svelamento è necessario,...