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Memoria

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Arte e desiderio a Palazzo Te / Giulio Romano e il piano sequenza

Sul coperchio della scatola Baci Perugina da 257 grammi due innamorati si baciano sotto un cielo stellato. L’influsso delle stelle sembra avere una relazione con il desiderio dei due innamorati, come suggerisce il termine latino “de-sidere” (dal quale discende il nostro “desiderare”), composto dalla preposizione “de”, che indica il moto dall’alto verso il basso, seguita da “sidere”, ablativo di “sidus – stella”.   Scatola Baci Perugina da 257 grammi. “Oh se potessi toccare la mano di Neobule!” esclama Archiloco nel frammento 118 West, citato da Plutarco di Cheronea nel contesto di una discussione sulla natura della lettera “E” contenuta nella formula di consultazione oracolare (L’E di Delfi, in Dialoghi delfici. Adelphi, Milano 1983, p. 139). Archiloco canta l’amore con immagini di forte erotismo e Plutarco lo cita portando l’attenzione in modo colto ed elegante sul rapporto fra Eros e divinazione. Nella letteratura greca, già a partire da Omero (Odissea 291s.) e dagli Inni (H. Ven. 155ss.), l’espressione “toccare la mano” indica i preliminari di un amplesso. L’Eros al quale Plutarco si riferisce nei dialoghi pitici non è quello sensuale di Archiloco ma quello virtuoso di...

Divulgare / L’infinito in uno spot

In questi giorni, all’Infinito di Giacomo Leopardi tocca in sorte una reiterata epifania nella programmazione delle reti della televisione pubblica italiana, con il pretesto di una celebrazione bicentenaria. C’è ben più del rischio che, per quanto la poesia possa essere considerata un bene immateriale e quindi, in linea di principio, inattaccabile dal degrado, essa venga egualmente sfigurata dall’usura, come altre delicate e preziose opere radicate in un passato di ormai vertiginosa diversità. È del resto cominciata già qualche anno fa un’anamorfosi del pensatore, prosatore e poeta recanatese che ha avuto, come esito, la proiettiva creazione di un’icona pop. “Giovane favoloso”, creatura “fragile”, languido rimedio e innesco dolciastro per le turbe esistenziali e sentimentali dell’adolescenza in cui pare eternamente permanga, malgrado l’anagrafe e ben oltre l’età della scuola, l’attempato pubblico dell’industria culturale nazionale.   Nello spot televisivo, la recitazione dell’idillio non è stata affidata, come si sarebbe fatto un dì, alla declamazione professionale di un attore o a quella, forse malferma, ma partecipante, di un vate (la recente morte di Andrea Camilleri ha...

Giorno 29 / Bosco

Ho fotografato, da lontano, un bosco all’ora del tramonto. Rapita al rosa intenso sopra le cime degli abeti, non mi ero accorta della macchia di luce  color fuoco che filtrava tra il folto degli alberi. Aveva la forma di un cuore. Meraviglia e paura, terrore e incantamento, così batteva quel cuore dentro il cuore del cuore del bosco. Predatori e predati, carnefici e vittime, streghe e giganti, lupi, civette, piccoli aiutanti magici, tronchi cavi e casette segrete. Orrore o riparo? Di ognuno, e di ogni cosa, un cuore batteva.   Ma più forte di tutti, il nostro batteva. Avventurosi e impauriti fermi sul limitare, sulla soglia, spaccati: inseguire la luce o consegnarci all’ombra? impauriti e avventurosi, il respiro trattenuto, nel doppio movimento, e ammonimento: “Entra! Non te ne pentirai!” “Scappa! O te ne pentirai!” Me lo chiese di colpo il bambino, cosa volesse dire quella parola: Bosco, e dovetti riflettere un istante, perché la consuetudine mi avrebbe fatto rispondere “deriva dal latino, oppure dal greco” e invece no, l’italiano ha selve, e foreste, e il boscus certo, dal latino medievale ci è passato, bos come di legno, ma la parola veniva di là, dalle nordiche...

Cotti e crudi / Cavoli, è l’anno nuovo!

Succulenti con salsicce, cotiche e costolette, i cavoli ben si sposano anche con eriche, ciclamini e viole del pensiero. No, non vi sto proponendo per il cenone di Capodanno  una rivisitazione con fiori eduli della cassoeula milanese. Ma è innegabile la fortuna del momento di questo ortaggio (Brassica oleracea), povero quanto gustoso, versatile quanto vituperato, che dal piatto s’è allargato al centrotavola, dopo aver conquistato giardini e aiuole cittadine. Cavoli ornamentali, dunque o, come dicono fiorai e giardinieri, brassiche, dal nome del genere.    Vuoi mettere come è più fine, nonché specialistico, dire brassica invece che cavolo! Visto poi che il termine non gode di buon uso: sia come eufemismo di un più triviale e assonante intercalare («son cavoli amari», «cavoli miei», ecc.) sia come allusione  allo scarso valore  o alla nessuna importanza («non capisci, non vali un cavolo»). Per non parlare di proverbi e modi di dire, dove per lo più compare in situazioni non lusinghiere: si dice infatti «salvare capra e cavoli» per barcamenarsi, «starci come i cavoli a merenda» per inadeguato, inopportuno, «portare il cavolo in mano e il cappone sotto» per...

Da Karl Kraus a Ece Temelkuran / Riprendersi il linguaggio

In alcuni saggi di Furio Jesi dedicati alla costellazione di scrittori mitteleuropei di lingua tedesca del primo Novecento, accanto a Elias Canetti viene citato ripetutamente Karl Kraus (entrambi sono stati da Jesi tradotti in italiano): nel laboratorio jesiano la sua figura è avvicinata a quella di Rainer M. Rilke – oggetto di amore e di decostruzione – per via di una simile abilità linguistica di «dismisura di scrittura, ambiguità semantiche e audacie di metaforesi» ma portata avanti con «lucidità ironica»; lo scrittore austriaco, a differenza del poeta anacoreta dalla sensibilità e dalla ricettività divina, mostra una «voce umana, scrive, legge in pubblico, parla» con la sua «satira istrionica e affilata come una lama» e dà vita a una scrittura eminentemente politica. Canetti, la cui riflessione insiste sul rapporto tra potere, massa e violenza, avrebbe appreso proprio da Kraus l’allegoria come strumento per «smascherare» le forme profonde del potere, il che fa di lui un precedente per l'indagine linguistica di critica dell'ideologia. Anche per Herbert Marcuse (e Umberto Eco) Kraus è tra i pionieri di un’analisi del linguaggio «rivelatrice di un sistema morale e politico»....

Il memento mori del rock / L’arte di dire addio in 4/4

Spero di morire prima di invecchiare – I hope I die before I get old – da My Generation degli Who, è il verso rock per eccellenza. Quando la canzone uscì, nel novembre del 1965, autore del brano e interprete, Pete Townshend e Roger Daltrey, avevano rispettivamente 20 e 21 anni. Oggi i due di anni ne hanno 74 e 75, e il minimo che si possa dire è che l’auspicio non si è realizzato (vi risponderanno, con ogni probabilità, che l’ospizio può attendere). Leggenda vuole che Paul McCartney, d’indole forse meno spaccona o soltanto più interessato al sistema pensionistico britannico, avesse soltanto 16 anni quando scrisse una canzone come When I’m Sixty-Four – quando avrò sessantaquattro anni – dove s’immaginava con i nipoti Vera, Chuck e Dave sulle ginocchia, oppure intento a strappare le erbacce in giardino, oltre che ben disposto a cambiare i fusibili nel caso fosse saltata la luce (la canzone sarebbe poi apparsa anni dopo su Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band). Sir Paul oggi ha 77 anni ed è uno dei tanti nonni del rock che stanno attenti alle correnti d’aria.   Ben più allarmante della morte, per il rock, e legata a filo doppio con l’incubo dell’obsolescenza (It's better to...

Testimonianze, diario, racconti / Gustaw Herling, Etica e letteratura

Ho chiesto ad alcuni insegnanti di liceo se qualche volta propongano ai loro studenti la lettura di Un mondo a parte di Gustaw Herling (1919-2000) e la risposta è stata per lo più negativa. Scorrendo gli indici di alcune delle più diffuse antologie per il biennio delle superiori, scopriamo che Herling non vi compare. Eppure nelle stesse antologie è quasi immancabile una “unità” sui generi della narrativa realistica e storica, oppure una “unità tematica” sui crimini dei totalitarismi del ‘900 o sulle atrocità che hanno afflitto, in modo quasi equanime anche in anni postcoloniali, i popoli dei diversi continenti; né in quelle antologie mancano testimoni non meno sfortunati, ma spesso tanto meno significativi dal punto di vista letterario.  Escluso allora che si tratti di una intenzionale damnatio memoriae di uno dei libri più straordinari sui gulag sovietici, in questa assenza conviene piuttosto vedere la conferma della distanza che ha separato Herling dalla nostra cultura letteraria e dai gruppi che ne indicavano gli orientamenti prevalenti. Herling è stato davvero e a lungo “uno scrittore a parte”.    E questo a dispetto delle circostanze lo portarono, nel 1955, a...

Letteratura, flash mob e studi critici su identità e violenza di genere / Non siamo mai stati femministi

“Com’è la casa dei tuoi sogni, bambina?”, “È tutta bianca e rosa!” Una famosa immobiliare ci ha bombardato per mesi, se non per anni, con questo spot in cui tutte le stereotipie di genere venivano confermate all’ennesima potenza. In questo periodo si vede continuamente, nella televisione cosiddetta generalista, lo spot di una marca di cioccolata italiana in cui bambino e papà, sullo sfondo, sono chini sui quaderni di scuola mentre la mamma, in edonistica solitudine, sgranocchia la sua tavoletta. Per non parlare della fastidiosa denominazione che viene data alle ragazze che coadiuvano Flavio Insinna nel popolare gioco a quiz L’eredità, tutte le sere su Rai Uno. Al gruppetto di giovanissime donne, selezionate chiaramente in base all’avvenenza, è dato come unico compito quello di leggere brevi schede che spiegano il senso di alcune risposte. Ma il format prevede per loro, come spesso sottolineato vivacemente dal conduttore, la definizione di “professoresse”, etichetta che forse gli autori trovano spiritosa e ironica ma che non è altro che la trita riproduzione di un cliché odioso: la donna, specie se giovane e bella, non deve dimostrare nessuna competenza reale e, se messa a contatto...

Piccolo di Milano / Latini, Mangiafoco, il ghiaccio, il teatro

La scena è bianca. La luce opaca. Da una masnada di attori con mascheroni di Mickey Mouse attraverso un sipario a strisce viene introdotto uno scivolo, che lancerà nell’ampia arena gli attori-personaggi, maschere di sé stessi e del loro amore per il teatro.  C’è il ghiaccio e c’è il fuoco, la confessione, il silenzio, la citazione, l’urlo, la rabbia mitragliata a un microfono ad asta. C’è la passione e il pericolo nell’ultimo spettacolo di Roberto Latini, andato in scena al Piccolo Teatro Studio di Milano fino a poco prima di Natale, una coproduzione Piccolo Teatro, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera 2019, Associazione Basilicata 1799 / Città delle 100 scale Festival in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata.    Mangiafoco – come lo chiamava, alla toscana, Collodi, nel suo Pinocchio a puntate, poi riunito in un unico romanzo nel 1883 – è uno spettacolo sul rischio di recitare, di vendersi l’abbecedario per il teatro, sulla possibilità di finire in brace per arrostire un bel montone e saziare una pancia già debordante o sulla liberazione che alla fine di un lungo processo di trasformazione e riconoscimento può arrivare, se si sanno...

Pier Vittorio Tondelli / Trent'anni di camere separate

Nel 2019 ricorre il trentennale di quello che probabilmente non è il romanzo migliore di Pier Vittorio Tondelli ma di sicuro è il più importante: Camere Separate.  Il libro uscì nove anni dopo quel 1980 che segnò l’esordio deflagrante dello scrittore emiliano: con Altri Libertini, Tondelli aveva mostrato una tecnica sopraffina al servizio di storie pruriginose, di provincia, talmente contemporanee da essere un insulto per una parte dell’opinione pubblica italiana, che non tardò a indignarsi e ad accusare l’autore. Altri Libertini venne ritirato dopo un anno dalla pubblicazione dal procuratore di L’Aquila per oscenità e rimane ancora oggi una delle vette della letteratura italiana della seconda metà del Novecento.  Tondelli compariva sulla scena letteraria armato di una capacità di modellare il linguaggio unica: sapeva piegare al suo volere le parole, con la consapevolezza dello scrittore navigato, pur avendo solamente venticinque anni. L’uso della lingua tondelliana diviene subito materia di dibattito e di curiosità, nascendo da quella fucina di creatività che vedeva due enfant prodige, abitanti di Bologna e animatori della sua scena culturale, conquistare la ribalta;...

Ascolto

A quanto pare abbiamo una tendenza innata ad associare l’ascolto con lo spionaggio, i sotterfugi, le relazioni illecite. Chi non ha mai sognato di farsi mosca – o meglio cimice – nella stanza dei bottoni per carpire segreti senza esser visto?   Il Re di La città di smeraldo di Oz ordina al suo suddito Origlione di intercettare i dialoghi degli stranieri che si stanno minacciosamente avvicinando. Origlione spalanca allora le sue enormi orecchie, facendole oscillare leggermente su e giù, avanti e indietro. Verrebbe da pensare a una nuova versione di elephant man, adesso non più connotato per mostruosità fisica, ma perché le orecchie così giganti ricordano le straordinarie capacità uditive degli elefanti che comunicano tra loro a decine di chilometri di distanza.   Origlione riferisce che lo Straccione sta giungendo a liberare il fratello imprigionato. Lo sente prima che arrivi. Ma in America e nella terra di Oz non vivono gli elefanti. Le sue orecchie sono perciò più simili a parabole. Negli stessi anni, prima dell’arrivo del radar, si stavano sperimentando ingombranti strumenti composti da trombe, conchiglie curve, tubi fonoassorbenti. Servivano a localizzare i suoni a...

Giorno 26 / Ascolto

A quanto pare abbiamo una tendenza innata ad associare l’ascolto con lo spionaggio, i sotterfugi, le relazioni illecite. Chi non ha mai sognato di farsi mosca – o meglio cimice – nella stanza dei bottoni per carpire segreti senza esser visto? Il Re di La città di smeraldo di Oz ordina al suo suddito Origlione di intercettare i dialoghi degli stranieri che si stanno minacciosamente avvicinando. Origlione spalanca allora le sue enormi orecchie, facendole oscillare leggermente su e giù, avanti e indietro. Verrebbe da pensare a una nuova versione di elephant man, adesso non più connotato per mostruosità fisica, ma perché le orecchie così giganti ricordano le straordinarie capacità uditive degli elefanti che comunicano tra loro a decine di chilometri di distanza.Origlione riferisce che lo Straccione sta giungendo a liberare il fratello imprigionato. Lo sente prima che arrivi. Ma in America e nella terra di Oz non vivono gli elefanti. Le sue orecchie sono perciò più simili a parabole. Negli stessi anni, prima dell’arrivo del radar, si stavano sperimentando ingombranti strumenti composti da trombe, conchiglie curve, tubi fonoassorbenti. Servivano a localizzare i suoni a grande distanza....

Avventure, storie, immaginario / Il libro della neve

La neve, come è noto, si compone di un numero infinito di cristalli, ognuno diverso dall’altro: è bella, fragile e pronta a svanire quando la si tiene nella mano, potente e pericolosa quando si accumula nei declivi e tra le alte cime. Nulla come il mutare della neve e dei ghiacciai rende il senso della bellezza che fugge via, della velocità del tempo che passa. A prima vista quest’opera di Brevini appare come il libro ideale da donare in dicembre, magari a Natale, e certo lo è, per la ricchezza di storie e citazioni letterarie, artistiche e alpinistiche, e per le magnifiche immagini di paesaggi innevati, fotografati o dipinti. Ma quest’opera è molto di più, è un motore di ricerca che stimola la curiosità e il desidero di approfondire autori e luoghi, storie recenti o antichissime.  Le vicende evocate sono così tante e interessanti da aprire due diverse vie di lettura: seguire l’ordine delle pagine e dei capitoli, cercando di non perdersi tra tutte quelle nevi, memorizzando le vicende che ci appaiono più coinvolgenti, oppure aprire il libro a caso e seguire la storia che si dipana davanti agli occhi. Il mio consiglio è di seguire la prima volta l’ordine delle pagine e poi di...

Narrare / Robert Morris: prima di morire

Robert Morris è sicuramente uno dei grandi artisti degli ultimi sessant’anni. Scomparso l’anno scorso, il 28 novembre, era talmente esasperato dalle continue domande sul minimalismo con cui era stato identificato e sul perché aveva poi deviato da quella strada che ha scritto una lettera aperta di “indisponibilità” ai critici e giornalisti. Ricordo ancora quando vidi per la prima volta a metà degli anni ottanta in una mostra a New York le sue opere con teschi e ossa in bassorilievo, tutti neri, con enormi cornici. Erano in mostra insieme a dei Richard Serra e dei Bruce Nauman, così discordanti dai lavori degli altri due. Mi fecero un grande effetto. Erano gli anni del successo dirompente della Transavanguardia e della New Image, Picture Generation, Neo-Geo, e la sua opera davvero apparve come una sterzata sorprendente. Era noto come minimalista della prima ora, quello delle L-beams uguali ma disposte in tre modi diversi nella mostra alla Green Gallery del 1964, poi dell’Antiform, certo anti, ma pur sempre nella scia di riflessione sulla form, quindi come dire post-minimalista.   Poi si cominciò a parlare dei suoi lavori precedenti il 1964, quelli con Simone Forti, minimalisti...

Giorno 24 / La lingua naturale

La lingua naturale non esiste. Accade spesso, certo, che si confondano le due categorie – anche se nella stessa scelta della parola è evidente che si tratta di appigli raffazzonati; incertezze terminologiche di riuso – di Lingua e di Linguaggio. L’affermazione “non esiste” potrebbe sembrare eccessivamente perentoria, quando non si parta dalla ricreazione scritta (dall’invenzione, vìa) di grammatiche e di linguaggi letterarî che testimoniano, e ratificano, l’artificiosità d’arrivo delle lingue descritte (e quindi ricreate). In sostanza: vogliamo considerare naturale lo sforzo linguistico inerziale, almeno ai nostri occhi, di Toto nel Mago di Oz; o la percezione diffratta di Buck nel Richiamo della foresta (o il loro contraltare pluriversale dei Conigli della Collina più o meno omonima)? Non c’è lingua naturale perché forse non esiste neppure la natura: se la riconosciamo nella sua ricreazione scritta e intanto non la consideriamo parte integrante di noi (così come ne siamo parte noi quando ne invochiamo una definizione scritta, per l’appunto). Già.   Un’approssimazione di ‘natura’ richiede uno sforzo comprensivo che interessa tutte le dimensioni narrative. Anzi. Nel tentativo...

Un'intervista / Enrico Morteo e il Grande Atlante del Design

“È stata una grande avventura questo entrar nella fabbrica e nel suo mondo”. La citazione di Marco Zanuso, uno dei padri pionieri di quel fenomeno che viene compreso sotto il nome “design italiano”, è una delle molte sintesi che si incontrano lungo il percorso di lettura che Enrico Morteo ha tracciato nella nuova edizione del suo Grande Atlante del Design, dal 1850 fino a oggi (Mondadori Electa, 2019, p. 440). Nell’individuare alcune storie minori da raccontare all’interno della storia magniloquente del Novecento, usa anche parte dell’Ottocento per fissare e far meglio comprendere l’evoluzione degli oggetti d’uso fin dal sorgere dell’industria nei suoi primordi, un fenomeno che non solo ha stravolto la vita degli uomini ma che ha cambiato in maniera irreversibile la vita del pianeta stesso. Questo Atlante si pone, quindi, come opera frammentaria, non definitiva, curiosa in quanto composta di tanti episodi che hanno il pregio appunto di sorvolare “a volo d’uccello” un’epoca, quella che corrisponde all’industrializzazione per come si è posta fin dall’inizio della sua comparsa come grande rivoluzione di oggetti, di prodotti e merci: non più esattamente manufatti ma qualcosa che è...

Innocenza popolare / Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice

Nel trentennale della caduta del muro di Berlino, Feltrinelli pubblica in Italia, con la traduzione di Stefano Zangrando, l’ultimo romanzo di Ingo Schulze, uscito in patria nel 2017: Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice. Il protagonista della storia è Peter Holtz, personaggio di cui seguiamo le peripezie negli anni a cavallo della caduta del muro. Il genere letterario scelto da Schulze per raccontare questo homo germanicus è il romanzo picaresco.  La scelta del genere picaresco appare l’aspetto più interessante del libro. Ma rispetto al canone (di origine spagnola) Peter Holtz devia in alcuni punti fondamentali. Se infatti Schulze rimane fedele al procedimento autobiografico (Peter, orfano di genitori fuggiti a ovest, racconta in prima persona le proprie avventure), e se è vero che, da tradizione, il suo protagonista è un uomo che nasce in una realtà fatta di stenti (in questo caso la DDR), la condotta del personaggio non è mai improntata all’aggiramento della legge e della morale per fini di tornaconto personale, né per questo è dominata dall’astuzia. Astuzia e amoralità sono al contrario i capisaldi del mondo entro cui il picaro Peter si muove.   Peter piuttosto...

Patrimonio Gastronomico / Le orecchiette delle origini

La scena del delitto è sotto i riflettori mondiali: una taverna a piano terra dal diffuso olezzo di umido. Tra crocifissi, immagini votive, e paccottiglia cinese, tutti appiattiti dalla gelida luce color neon, spicca un artefatto vernacolare, un segno di riconoscimento secondo gli inquirenti: si tratta di uno schermo piatto trentadue pollici, installato con la complicità dei nipoti. Emerge dall’inchiesta come le losche attività delle bandite avessero gioco facile nel quartiere, ammantate da una D’Urso implacabile e a volumi esplosivi. La prova decisiva: il centro del bunker è dominato un tavolone di legno grezzo, dove la mercanzia viene tagliata con movimenti esperti dalle signore. Il tavolo, perpendicolare alle orribili imposte di alluminio anodizzato, avanza sul marciapiede. La merce viene allora ammassata sopra grossi telai metallici, contigui al tavolo, e data alla mercé di passanti, polvere e piccioni. Il sospetto afflusso di avventori stranieri, attirati dallo spaccio, ha reso il centro di Bari vecchia una piazza internazionale, impenetrabile alla legge.    Sui telai che assediano Arco Vecchio, le spase di manufatti illegali vengono pettinate dalle infaticabili...

Giorno 23 / Scelta

– È meglio essere molto intelligenti o molto coraggiosi? – chiese retoricamente lo Spaventapasseri. – È meglio avere il batticuore – rispose l’Uomo di Latta. – A me se c’è un pericolo viene molto batticuore – disse il Leone Codardo. – Forse hai un cuore difettoso – esclamò lo Spaventapasseri. – Può darsi – rispose il Leone. – Dovresti essere contento, allora, di averne uno – aggiunse sconsolato il Boscaiolo. – E il cervello...? – incalzò lo Spaventapasseri. – Il cervello non so... – ammise il Leone.   C’erano una volta tre traduttori. Volevano andare insieme alla magica città dei traducenti di Smeraldo seguendo la strada di parole gialle, che erano parole facili e difficili, antiche e moderne, perfino inventate. Ma tutte erano pericolose, come lo sono sempre le parole.   Uno di loro, detto lo Spaventaparole, era versato nelle strutture della lingua e ci teneva a non inventare niente e a studiare molto. Ma proprio perché aveva studiato molto, sapeva che non avrebbe mai potuto essere abbastanza intelligente da sapere tutto delle parole, e si disperava per questo. Il secondo era coraggiosissimo, giocava con le parole, le inventava, ma si sentiva arido, diceva di non sapersi...

Giorno 21 / L’isola sommersa

L’isola sommersa, predisposta in modo tale da poterla fare sprofondare, per ragioni difensive, come un grande sommergibile trasparente, evoca l’inconscio: il nostro straniero interno, estimo, che sorge da un impatto tra il dentro e il fuori e ci perturba.  L’isola sommersa è la verità profonda, irrappresentabile e inafferrabile che ci abita, la verità rimossa che stiamo sempre cercando.   L’ascolto analitico è ospitalità femminile e vibrante di questa alterità, di questo ospite-interno. Si manifesta come uno stato di grazia e sorge dalla possibilità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate, inabissate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate. È possibilità di interrogare i tentativi, gli inciampi disordinati del dire.   L’isola sommersa è il sogno, l’evento, l’impatto con l’abisso, lo sfaldamento dell’identità. Il sogno arriva senza preavviso e in modo oscuro, scardina certezze e ci perturba, ci espone a una perdita. Occorre avventurarsi nel mare, dopo aver imparato a nuotare certo: un mare che apra all’incontro e all’inconscio, un mare...

21 dicembre 1989 / Un ricordo di Elvio Fachinelli

Se a Bologna alla fine degli anni ’70 fioriva un antagonismo curioso, colto, intraprendente, mentre in altre parti d’Italia le ultime pagine di un confronto armato tra fascisti e comunisti ha finito con l’etichettare tutta l’epoca come anni di piombo, a fare attenzione e quindi amplificare quel che avveniva tra gli studenti di Eco, Celati, Ginzburg, Scabia e tanti altri ottimi maestri, erano editori come Elvio Fachinelli.  Se si leggono i libri di Elvio è chiaro perché: sfuggire alla nevrosi è il compito fondamentale che ogni umano si dà, e la fuga è anche verso la rivoluzione. Resistenza, il conflitto che dalla psicanalisi alla lotta ai fascismi segna come un arcobaleno la promessa del futuro, le linee di fuga deleuziane e la fatica e la gioia di ogni pagina scritta o vissuta. I referendum su divorzio e aborto, il femminismo e l’antipsichiatria, dovevono pur dare opportunità, vita, bellezza, come il suo uma tentativa de amor sulla rivoluzione portoghese. Se invece ci si reinfila, come accadde allora con la reazione ai giovani del PCI e le strategie folli delle BR in un’ottica classista e in fondo religiosamente legata ai propri dogmi, è inevitabile che la società...

Straniero / Elvio Fachinelli, maestro e amico

Il 21 dicembre cade il trentennale della scomparsa di Elvio Fachinelli (1928 - 1989). Oggi gli psicoanalisti italiani delle varie scuole lo considerano una delle figure più significative della psicoanalisi italiana dalla sua nascita in poi. Anche se troppo spesso la sua rilevanza tende a essere appiattita in quella dello psicoanalista militante dei movimenti di contestazione politica degli anni ’60 e ’70. Nacque a Luserna, villaggio delle Alpi italiane, in un’area in cui si parlava tedesco, italiano e cimbro (una lingua locale usata da poche migliaia di persone). Dopo studi di medicina e psichiatria a Milano, entrò nella Società Psicoanalitica Italiana (SPI), avendo come analista Cesare Musatti, uno dei fondatori storici della SPI. Musatti, curatore dell’edizione italiana delle Opere Complete di Freud, poi divenne celeberrimo in Italia grazie alle sue carismatiche apparizioni televisive. Fachinelli stesso partecipò alla traduzione italiana delle Opere di Freud; tradusse L’interpretazione dei sogni e La negazione.    L’essere membro della SPI non gli impedì di organizzare assieme ad altri analisti, nel 1969, una contestazione del Congresso Internazionale di psicoanalisi...