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Musica

(254 risultati)

Lou Reed: un cuore da rock'n'roll

Lou Reed se n’è andato lasciandoci il grande rimpianto per delle bellissime canzoni, borbottate o urlate con un’aspra voce e suonate con un’energia che faceva facilmente dimenticare la non eccelsa tecnica chitarristica, ma anche l’interrogativo su perché tanti di noi hanno amato uno così antipatico e scostante, e si sono profondamente identificati con le sue ribollenti storie di abissi umani. Pongo la domanda da un punto di vista personale: perché un borghese come me, che non ha manco per sbaglio fumato nemmeno una canna, non ha mai provato un soffio di turbamento per un uomo e si è sempre tenuto lontano da bettole e bassifondi, si sente così vicino a Lou Reed e “rappresentato” dalle sue canzoni?     Può bastare come spiegazione il ricorso a Dostoevskji e la facile constatazione che è l’ombra ciò che crea la luce e non viceversa? Fa più riflettere che il Cardinal Ravasi, alla notizia della sua morte, abbia twittato proprio i due versi conclusivi di Perfect day, mostrando con una citazione evangelica (“Non fatevi illusioni: Dio non si...

Francesco De Gregori: frammenti e souvenir

Adius, Piero Ciampi e altre storie (2008) è un film di Ezio Alovisi che tenta di fondere la storia del cantautore livornese - a lungo dimenticato e negli ultimi anni felicemente recuperato in più occasioni -, con la Storia d'Italia, quella degli anni '60 e '70, del Movimento Studentesco, della nascita di quel gruppo di autori più o meno inseribili nell'etichetta che risponde al nome di cantautorato italiano.   Un'idea interessante purtroppo distrutta nella realizzazione da una serie di animazioni e ricostruzioni in forma di fiction che tendono a oscurare la missione originaria, quella di assegnare finalmente e platealmente a Ciampi una giusta posizione chiave nella nostra storia musicale.   Guardando questo film ci si imbatte in registrazioni di repertorio, alcune rarissime, altre più note, che appartengono in larga parte agli anni della Contestazione che da noi, come altrove, coincisero strettamente con quelli della nascita della canzone d'autore. In questo senso, in Italia, fu centrale l'esperienza del circolo culturale Folkstudio di via Garibaldi, a Roma, dove nel 1962, davanti a circa quindici persone...

From Sex To Punk

In scena va la rabbia, lo sfregio di una generazione no future. Londra 1974, 430 di King’s Road, Chelsea: “Sex” viene ribattezzato il negozio di abbigliamento e dischi rock che Malcom McLaren si è ritrovato interamente sulle spalle nel 1972, dopo l’abbandono di un tizio che lo subaffittava. Con la compagna Vivienne Westwood ha già lanciato la moda di trasformare, tagliare, ricucire le magliette dello stock “teddy boy” ereditato dal fuggitivo.   Ph. Castorp   Ora, fino al 1976, quando il locale cambierà ancora nome per chiamarsi “Seditionaries” e assumere un aspetto minimale e post-apocalittico, sugli scaffali appaiono capi di abbigliamento e oggetti in gomma, lattice e vinile. Sex punterà su commesse che sembrano un catalogo vivente della nuova moda punk, con le chiome decolorate in tonalità di biondo squillante o trasformate in vere e proprie opere d’arte screziate, con trucchi degli occhi all’antica egizia, bistratissimi. Sono lontani i tempi dei sandali e delle camicie a fiori hippie, come quelli degli stivaletti e dei chiodi rock ‘n’ roll. Le magliette...

Il padrone della voce

San Calimero, esterno giorno 12 settembre 2013. Michael Chance, brillante controtenore inglese, specialista dei repertori rinascimentali d’Albione si esibisce per Mito insieme a Paul Beier, virtuoso di liuto e tiorba. Lo spazio della chiesa è pienissimo, malgrado siano le cinque del pomeriggio. Il pubblico è assiepato fino ai gradini dell’altare, dove una pedana rossa accoglie i due interpreti.   Chance, noto anche per lavori in teatro, memorabile nella sua performance come Apollo in Death in Venice di Britten, ultimo disco un bel Danyel: Like as the Lute Delights, da poco edito da Stradivarius, avanza a passo di carica. Ha un quaderno in mano e un paio di occhiali: apre la bocca e canta. Mirabili pagine di John Dowland, come il famosissimo Lachrymae e di Henry Purcell, tra cui Music for a While, si susseguono. Il lavoro, notevole per cesello d’analisi e potenza a un tempo, è su ogni intonazione dei testi poetici, in inglese e in latino.   Colpisce la “naturalezza” della sua presenza. Come spesso succede negli eventi in chiesa, le campane recitano il loro credo e non si interrompono. Con un garibaldino “...

Amanda Fucking Palmer

Tocca ammetterlo, la realtà è che esiste ancora una nutrita schiera di sessisti che pensano che il fatto che una parte di universo sia in possesso di attributi femminili costituisca una notizia. Quanti di noi moriremmo per potergliene dire un paio? La signora Palmer (in Gaiman - Neil, lo scrittore britannico) è andata anche oltre e gliel'ha cantate in rima. 

     I protagonisti della vicenda sono il tabloid inglese Daily Mail da un lato e la funambolica musicista, nota anche con il nome-che-è-tutto-un-programma di Amanda Fucking Palmer, dall'altro. Tutto ha avuto inizio lo scorso giungno quando nel corso del festival di Glastonbury ad Amanda scappa un seno dalla biancheria intima e il Daily Mail pubblica l'immagine in un articolo intitolato Making a boob of herself (gioco di parole traducibile più o meno con "Amanda fa una figuraccia" ma con un elegante richiamo alla parte del corpo in questione).     La cantante non è certo il tipo che le manda a dire e in risposta all'uscita scrive subito una lettera che "interpreta" nel corso di una esibizione alla London's...

Miley Cyrus nel mondo di Terry

Cos'hanno in comune Barack Obama, Yoko Ono, Courtney Love, Catherine Deneuve, Paris Hilton e Miley Cyrus? Tutti loro hanno fatto una foto accanto a Terry Richardson, un uomo di mezza età che al loro fianco appare sempre sorridente e con il pollice alzato quasi a dire: "Eccomi qui! Ce l'ho fatta un'altra volta!" Chi è Terry Richardson? Sicuramente un fotografo, un blogger, un ex punk rocker, una figura di punta della cosiddetta scena alternative statunitense.   Terry Richardson e Barack Obama. Ph. Terry Richardson   Almeno, lui arriva da lì, ma con gli anni si è avvicinato sempre di più alla cultura mainstream non rinnegando però del tutto le sue origini. Se guardiamo il suo blog possiamo scorrere le sue opere, per meglio dire i suoi scatti, giorno dopo giorno. Ogni giorno lui incontra una celebrità e la fotografa nel suo studio, solitamente su sfondo bianco, solitamente in bianco e nero.   Alyssa Arce. Ph. Terry Richardson   Nei giorni in cui guardavo il suo blog era la volta di Abel Ferrara, Linda Evangelista e Jared Leto. Per tutti e tre abbiamo la stessa sequenza. Prima...

Madchester, andata e ritorno

Sono trascorsi venticinque anni dall'uscita di Bummed (Factory Records, 1988), il secondo album dei mancuniani Happy Mondays. Per celebrare l'anniversario, la band capitanata da quella canaglia di Shaun Ryder darà il via, a novembre, a un tour britannico di quindici date. Pare che il gruppo, che nel 2012 si è riformato con la line-up originale, abbia intenzione di suonare gran parte delle canzoni del “famigerato” album.   Happy Mondays   I loro concittadini The Stone Roses, che si sono riuniti l'anno scorso dopo una separazione durata circa quindici anni, hanno invece fatto ventilare la possibilità di un nuovo disco. In attesa di notizie su quello che sarebbe il loro terzo album, a giugno è intanto uscito un documentario (diretto da Shane Meadows) sul ritorno della band intitolato: The Stone Roses: Made of Stone.   Un po' più contorta la storia degli Inspiral Carpets, anche loro provenienti dai dintorni di Manchester (Oldham, ad essere precisi). Separatasi nel 1995, la band si era riunita nel 2003. Tom Hingley, il cantante che aveva rimpiazzato il frontman originale Stephen Holt (che se n...

Steve Earle. Non uscirò vivo da questo mondo

Steve Earle ė uno dei cantautori più conosciuti e controversi della musica country-rock contemporanea. La sua fortunata carriera – interrotta più volte da turbolente vicende personali – ha inizio nei primi anni ’70, quando si introduce, ancora giovanissimo, nella scena underground texana, entrando in contatto con alcuni tra più dotati songwriters dell'epoca. Tra questi spiccano, per qualità della scrittura, tre nomi: Townes Van Zandt (considerato da Steve Earle il proprio maestro), Guy Clark (recentemente indicato da Bob Dylan come uno dei suoi cantautori preferiti) e Blaze Foley (meno conosciuto degli altri due a causa della prematura scomparsa, nel 1989, durante una sparatoria).   Nel bellissimo documentario Heartworn Highways, girato da James Szalapski nel 1976, Steve Earle, appena ventunenne, viene invitato da Guy Clark ad eseguire alcune delle sue prime composizioni, che colpiscono per la maturità e la pulizia della scrittura. Durante l’assidua e prolungata frequentazione del circuito underground del Texas e del Tennessee, il giovane cantautore non apprende solo il mestiere, ma assimila...

Scintille rock sul mare Adriatico

Qualche giorno fa sono stati annunciati i vincitori della Targa Giovani MEI 2.0: il gruppo che il 28 settembre salirà sul palco del Teatro Masini di Faenza per ritirare il premio come Migliore Band dell'anno sono i pesaresi Brothers in Law.   Nella foto di gruppo in copertina su La Repubblica XL di luglio/agosto troviamo un'altra pesarese DOC: la cantautrice pop Letizia Cesarini, meglio nota come Maria Antonietta. È da qualche anno che la “scena pesarese” fa parlare di sé a livello nazionale e, addirittura, internazionale. Se ai Be Forest è stato chiesto di aprire tutte le date del tour europeo dei Japandroids, i Brothers in Law sono stati invitati a partecipare al SXSW Festival 2013 a Austin, Texas. I Soviet Soviet sono un'altra band che spesso gira l'Europa in tournée, riempiendo i locali, come pure gli STRi. In Italia, afferma Marco Roscetti di Villa'n'Roll, “Maria Antonietta è sulla bocca e sulle cuffie di tutti, tanto da essere tra le artiste del nuovo manifesto politico-culturale di Manuel Agnelli 'Hai Paura Del Buio?'”, mentre “Gli Ebrei finiscono ad essere...

Oggetti d'infanzia | Le audiocassette

Io secondo me la colpa è di Zucchero Sugar Fornaciari. Che stamani mentre il gommista diceva Porta pazienza mi è tornata in mente la cassetta di Zucchero Sugar Fornaciari. Una volta lo chiamavano così, completo; e poi una volta per cassette si intendevano le audiocassette. Va beh, dice, una volta un cazzo, sarà vent’anni fa, venticinque toh. Eh, ti pare poco a te, che io di anni ne ho 34 abbondanti e fatti due conti, poi vedi se non è una volta. Io mica lo so perché ho detto che le audiocassette sono il mio oggetto d’infanzia.     Cioè potevo dire le fettine fritte con le patatine che me le ricordo calde quando Altobelli ha battuto il centro contro la Bulgaria ai mondiali dell’86. Che io ero fuori a giocare a bocce con Gianluca e la mamma ha urlato dalla finestra Inizia. E sono corso su e Gianluca voleva continuare e ha tirato le bocce per tutto il prato per farmi restare ma quando ha visto che correvo ha detto Vaffanculo, però io, sordo, sono salito in casa e ho visto l’inizio della partita e le fettine calde e mi sono sentito sicuro. Mica lo so, ripeto, perché ho detto le...

Barolo: Collisioni 2013

Collisioni è il festival musicale e letterario che da cinque anni si tiene tra le colline delle Langhe, nel cuneese. Inizialmente a Novello, la kermesse ha preferito successivamente appoggiarsi all'ospitalità del Comune di Barolo e ha progressivamente aggiustato il tiro rispetto alla propria natura di festival, passando, nel giro di poche edizioni, da momento dedicato prevalentemente alla letteratura a rassegna musicale in grado di richiamare nomi di altissimo livello della scena nazionale e internazionale. La particolarità di questo festival è quella di contaminare tra loro pubblici diversi, appartenenti grossomodo alle tre aree di interesse di Collisioni, quella letteraria, quella musicale e quella enogastronomica. Per centrare questo obiettivo la strategia degli organizzatori è puntare tutto sulla popness dell'evento, declinando i tanti appuntamenti in calendario di conseguenza. Questo vuol dire, per quanto riguarda i concerti, scegliere nomi di richiamo come Jamiroquai, Gianna Nannini, Elio e le storie tese, Fabri Fibra, Elton John (il cui concerto è stato annullato per motivi di salute). Stessa cosa dicasi degli incontri...

Un disco per l’estate

Ormai ci siamo, cotti al punto giusto per spegnere la testa e accendere le nostre diavolerie elettroniche in modalità "musica da ascoltare spatasciati sotto l'ombrellone". Non mi riferisco certo al tormentone estivo scatena anca e truzzaggine. La hit del tramortimento previo insolazione apre scenari incontaminati dalle brutture terrestri per farci scivolare in una dimensione evanescente fluttuante evaporante, in cui svolazzare liberi e rappacificati con qualche stupidaggine che sicuramente abbiamo fatto durante l'inverno. E allora giù con l'ambient, il dream pop, lo shoegaze, il post rock, l'art rock, l'idm (intelligent dance music) tra tappeti elettronici ed esplosioni chitarristiche.   Negli anni passati la colonna sonora del mio nirvana estivo era composta soprattutto dai grandi classici del viaggio mentale come Mogwai o M83, ma anche da gruppi un po' meno noti come The American Dollar. Ho letteralmente consumato l'album Atlas del 2010 (solcatissimo in punti come Second Sight), che forse non sarà il migliore del duo newyorkese ma i dischi so' piezzi 'e core.
Quest'anno invece mi sono...

Tavoli | Luciano Ligabue

C’è una chitarra. Un microfono. Un computer e due signore casse e cuffie professionali per l’ascolto. Cd. Libri. Vedete tutto anche voi, non devo scrivere una didascalia, mi dico. E poi: per forza, Luciano Ligabue è un cantautore rock, ed è uno scrittore. Cosa dovrebbe esserci sul suo tavolo?   Ma c’è anche una biro, e un bloc notes. E questi magari non sono così scontati. E soprattutto Dizionari. Questi non ve li sareste aspettati. E invece eccoli qui. A dire che scrivere – anche quando si tratta di una grande passione – è un lavoro. Un lavoro che ha bisogno, fra le altre cose e non è una tautologia in questo caso, di appropriati strumenti  di lavoro. Questi Dizionari per me non sono solo una presenza strumentale (strumenti, strumenti come la chitarra), sono “segnali stradali”, indicano una via, una direzione, un metodo, che peraltro conosco direttamente: a questo tavolo si gioca (ma non è un tavolo da gioco), ci si diverte, ma si fatica anche. Si cercano le parole: per una canzone, per un racconto, per un romanzo, per una poesia.   Si intravedono anche...

L’artista elettronico e il grande pubblico

Artisti elettronici. Computer artists. Artisti digitali. New media artists. Nel corso del tempo sono stati chiamati in molti modi. Ma la base del loro lavoro è sempre la stessa: coniugare la ricerca artistica con quella tecnologica, sperimentando nuove forme d'interazione tra uomo e macchina, nei territori meno esplorati dall'arte e dalla cultura ufficiali. Al crocevia tra robotica, architettura, cinema, musica, sound art, design, pittura, programmazione, teatro, danza. La storia dell'arte elettronica arriva da lontano. È la storia dell'uomo che si interroga sui propri limiti, su come piegare la tecnologia alla volontà e trovare il meraviglioso nelle macchine.   Ogni nuovo media ha sempre attirato l'attenzione di artisti e creativi. Se la musica elettronica aveva trovato in Stockhausen un padrino d'eccezione già nei primi anni '50, e la video-arte si era diffusa nei '60, è solo negli anni '80 che si inizia a distinguere un vero circuito dell'arte elettronica tout-court. Con alcune notevoli eccezioni, si tratta ancora di un sotto-mondo dell'arte, come quelli della pittura degli...

Saga. Il canto dei canti

In una manciata di millenni l'uomo ha costruito la propria storia, l'ha voluta Civiltà; ha sviluppato la propria dimensione psichica e comportamentale avvalendosi della complicità di un animale che facendosi cavalcatura ne ha potenziato le doti fisiche: l'ha fatto più alto, più veloce, più potente: l'ha fatto cavaliere. Una linea di frattura ha diviso l'umanità che ha potuto fare affidamento sui cavalli da quella che ha dovuto farne a meno. Cavalcare ha modificato la forma mentale dell'uomo e l'Era delle Macchine non è che lo stadio terminale di uno sviluppo abbastanza cosciente da siglare cavallo\vapore l'unità di misura della potenza meccanica. Era ieri e sembra preistoria. Un buco nero da cui affiora il vuoto.   Come pestilenza un anonimo delirio da contatto per connessione copia e incolla, scarica e  mixa, propaganda un vuoto di esperienza e conoscenza stipato di notizie ed intimità esibite. Digitare. Invio. Ai cavalli è rimasta la dimensione sportiva, l'agonismo sfrenato, la selezione genetica; una funzione alimentare sempre più...

Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti appare e scompare dalla scena, viene avvistato sporadicamente mentre passa a cavallo attraverso il suo tempo. 
L'ho incrociato la prima volta nell'ottantacinque a Monza, dove con un entusiasmo sconsiderato organizzai un concerto all'ISA, l’Istituto Sperimentale d'Arte che frequentavo.   Quell'happening mescolava almeno cinque bande giovanili: skinheads, rockabilly, metallari e punk e new wavers. La miscela era esplosiva, gli head liner erano i CCCP. In molti subivano il fascino della loro iconografia, senza comprendere realmente la lettura critica e dissacratoria che il gruppo di Giovanni dava sia alla socialdemocrazia in cui era immerso nella realtà emiliana, sia a certe espressioni del punk. La loro forma di concerto teatrale, mitteleuropeo, krautrock orientato, era veramente una manifestazione concreta e reale dell'esclamazione "I'm so bored with the USA". 
Io ero Clashiano sino al midollo, affascinato da un'iconografia anglo-americana-caraibica, ma tutto il segno grafico architettonico russo dal costruttivismo in poi mi affascinava, e quel gruppo si chiamava CCCP e si orientava...

Le regine del semifreddo

Un tempo erano le divine del jazz: Bessie, Sarah, Billie, maestre di stropicciature della vita da sgranare tra le pieghe del blues struggente delle loro voci. Avvolte in una coltre torbida, si stagliavano irraggiungibili come stelle del firmamento, cose che noi umani possiamo solo immaginare. In tempi più recenti quei modelli sono stati rielaborati in chiave meno fascinosa ma parecchio patinata. Eravamo nel bel mezzo degli anni '80 quando svettava in cima alle classifiche il sound morbido di Smooth Operator di Sade Adu, allora acclamata dal Times come The Queen of Cool. Con un mix di r'n'b, jazz e pop e un'immagine raffinata e sexy la bella Sade generava atmosfera felpata. Mentre il mito delle divine iniziava inesorabilmente a farsi un puntino lontano.     E di questi tempi chi rimpinza il nostro soul system generando atmosfera? Ritrovare quell'insieme di ingredienti esplosivi è cosa rara ormai. Di maledetto c'è poco, le nostre signore della scena musicale sono spesso professioniste rigorose e tecniche impeccabili, e l'ambiente dei club fumosi lo si può ricreare senza dannarsi troppo l'anima grazie al...

Scrivere una canzone

In altri contesti culturali (penso soprattutto agli Stati Uniti) manuali come questo Scrivere una canzone si trovano ad ogni angolo; in Italia sono una rarità. Nella nostra cultura – ancora profondamente crociana, nonostante tutto – l’idea che la scrittura “creativa” (la poesia!) possa essere oggetto di insegnamento, continua a incontrare molte resistenze. Gli autori del volumetto, Giuseppe Anastasi e Alfredo Rapetti (figlio di Giulio, in arte Mogol), si sono lasciati il problema alle spalle: da tempo, in qualità di affermati parolieri professionisti, mettono la loro esperienza a disposizione degli iscritti al Centro Europeo di Toscolano (CET), l’“università della canzone” fondata da Mogol. Da loro ci si aspetterebbe dunque un approccio pragmatico, artigianale, alla composizione di testi per musica.     In effetti, alcuni capitoli (i meno stimolanti, inevitabilmente) sono dedicati agli aspetti tecnici della scrittura per musica, al verso, alla rima, alla metrica in genere, al rapporto con la melodia e con l’interpretazione vocale. Ma i due non sono americani. Al loro italianissimo amor...

David Bowie is everywhere

“All art is unstable. Its meaning is not necessarily that implied by the author.  There is no authoritive voice.  There are only multiple readings.” (David Bowie)     All’entrata un fluire di creste gialle e rosse, di eyeliner marcati, di capelli lunghi diventati bianchi. Mamme con figlie di vent’anni di meno, uguali e irrimediabilmente diverse; una ha vissuto anni da celebrare, l’altra forse non ancora. Padri trentenni con in braccio neonati, signori che camminano appoggiati a un bastone. Sembra che non manchi nemmeno una generazione qui all’ingresso della mostra. “David Bowie is everywhere”. Raramente una massa di teste davanti a un quadro o a una foto in una galleria d’arte suscita interesse anziché irritazione. La mostra migliore è quella deserta. Ma ci sono eccezioni e l’exhibition in corso a Londra su David Bowie è una di quelle. Creste colorate, capelli cotonati che si interpongono, si sovrappongono e si stagliano su videoclip anni ’70, le ombre della gente che cadono sui vestiti di scena disegnati da stilisti eccentrici, tutto questo contribuisce a...

La vita all’aperto come negli anni ’90

In questi giorni è uscito Waking on a Pretty Daze, il quinto album di Kurt Vile, un tipo buffo con il look lo-fi del Beck looser e le movenze di una liceale al centro commerciale di sabato pomeriggio (vedere per credere). Con un titolo così, che mette in scena lo stupore confuso del risveglio del mattino, quest’album potrebbe essere la colonna sonora perfetta dell’inizio di qualcosa di nuovo. Quella sensazione che si prova di fronte all’orizzonte, a una casa da riempire o nel momento in cui il tuo aereo sta atterrando nel posto che erano anni che volevi andarci. Insomma davanti a spazi ampi come queste canzoni, fatte di lunghi e ariosi minuti in cui Kurt suona la chitarra come se fossimo tutti sul pulmino delle vacanze, rilassati e un filo emozionati. C’è tutto il tempo di perdersi in queste canzoni, senza andare troppo a fondo delle questioni, restando sospesi su pensieri tiepidi. E il basso profilo del loro stile rende tutto più familiare.   Le melodie leggere di Vile potrebbero far pensare che il ragazzo sia cresciuto alla luce della West Coast ma ingannano, perché viene da Philadelphia, esattamente...

Pisapia, Boeri e Bob Dylan

Milano, 4 Febbraio. Con in mano il prezioso invito alla “preview” della mostra dei dipinti di Bob Dylan, New Orleans Series, arriviamo a Palazzo Reale. All’ingresso rigido controllo dei nomi e degli accrediti. Il gruppo di persone ammesse per prime a visitare la mostra è solo di una cinquantina di persone: tranquilli 50-60enni benvestiti, tipici baby boomer incanutiti, cresciuti con la sua musica. L’impressione è che nessuno (tra di noi parecchi figli di: Feltrinelli, Abbado, Archinto, genere cui appartiene lo stesso assessore Boeri&old friends) sia lì per i quadri, ma solo per Lui. Infatti la voce incontrollabile è che Lui arriverà, si mostrerà solo ai “primi ammessi”, passerà, darà un’occhiata alla mostra, forse stringerà qualche mano, ma non ci sarà una conferenza, in barba al programma: infatti Lui ha costretto le autorità a relegarla alla mattinata, a mostra ancora chiusa.   D’altronde, tra noi che lo conosciamo dagli anni ‘60 e seguiamo da più di 10 anni il suo Neverending Tour, è escluso che Lui si presenti, discuta, si definisca in un dialogo col pubblico e con la stampa, fosse pure per i suoi quadri; non lo fa da quasi 50 anni, dagli incidenti con i giornalisti...

Tre anni fa se ne andava Enzo Jannacci / Per Enzo Jannacci

A farmi conoscere Enzo Jannacci, cinquant’anni fa, sono stati mio padre e mia madre, entusiasti dello spettacolo Milanin Milanon, andato in scena al Teatro Gerolamo nel 1962 per la regia di Filippo Crivelli. Il disco d’esordio, La Milano di Enzo Jannacci, con la sua copertina rosso-nera, girava in continuazione sul giradischi di famiglia. Quelle canzoni così lontane dalla moda corrente (Beatles, Rolling Stones), così fuori tempo e così vive, i miei fratelli e io le ripetevamo a memoria, come tante preghiere. A Milano, in quegli anni, il dialetto circolava ancora: lo si parlava dal prestinaio (panettiere), all’ufficio postale e persino a scuola; anche i neo-milanesi come noi lo masticavano abbastanza per apprezzare Tì te sé no, Sun chì sensa de tì o M’han ciamà, nella cui straziante malinconia naufragavamo voluttuosamente.  Ricordo bene la prima apparizione di Jannacci in tivù, con El purtava i scarp del tenis: un marziano occhialuto dall’aria allucinata, che reggeva la chitarra sotto il mento, sparando fuori una voce metallica, un po’ chioccia. Una bomba. Non era la prima volta che il milanese si affacciava alla canzonetta, ma quello di Jannacci non era il meneghino...

Ragazze oltre i confini

Siamo in area otto marzo e mi fa piacere parlare di donne. Non sono mai stata un’accanita festeggiatrice della ricorrenza ma se c’è un motivo valido, perché no? Non farlo sarebbe come perdermi una partita della nazionale ai mondiali. Quindi ho ascoltato un po’ delle ultime voci femminili in circolazione ultimamente ed è stato un bel tour fin’oltroceano.    Ho avuto la conferma che Nashville è un terreno sempre fertile per la musica di qualità. L’ultima giovane promessa locale si chiama Caitlin Rose ed ha in uscita il suo secondo album, The Stand-In, proprio in questi giorni. Caitlin ha soffiato una ventata di freschezza sul country, mettendoci la sua faccia naif da moderna Loretta Lynn e circondandosi di musicisti con l’aria spaesata da nerd. Ma è rimasta fedele alla semplicità rurale del genere e alle tematiche di difficoltà quotidiane e cuori spezzati con cui è cresciuta, anche perché, oltre a provenire da Nashville, sua madre Liz Rose è una nota cantautrice country. In occasione del Record Store Day del 2012, la Domino Records le ha...

Yellow Magic Orchestra. Rydeen

I primissimi piani dei tre componenti della Yellow Magic Orchestra appaiono in filigrana su un cielo stellato nel video del singolo Rydeen, tratto dal disco del 1980 Solid State Survivor.   Secondo Ryiuichi Sakamoto, il tastierista della band, il titolo del pezzo è ispirato a Raiden, lottatore di sumo del ‘700. Yukihiro Takahashi, il batterista, dice che hanno deciso la pronuncia “raidiin” come quella del robot creato da Tomino Yoshiyuki nel 1975 “Yuusha Raideen”. Siamo in una sorta di Space Invaders musicato, dove le grafiche sono quelle sfarfallanti dei primi homecomputer degli anni ‘80 e le armi sono i sintetizzatori del trio giapponese. La linea melodica principale del pezzo sembra la sigla di un anime, immersa in un groviglio impressionante di puntigliosi sequencer che infondono al pezzo un incredibile dinamismo.   Nel video vediamo i componenti della band ai loro strumenti. E non sono strumenti qualsiasi. Il batterista suona qualcosa di molto simile a una batteria elettronica ante litteram, basta sfiorarla e questa magicamente suona! Sakamoto è impegnato su delle tastiere minimal delle quali vediamo...