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Poesia

(426 risultati)

Una nuova collana di poesia / Capoversi. John Ashbery

La nuova collana di Bompiani “Capoversi” esce con tre importanti libri di poesia: L’ultimo spegne la luce del cileno Nicanor Parra; Non è tempo di esistere del russo Vladislav Chodasevič, e Autoritratto entro uno specchio convesso (Self-portait in a convex mirror) dello statunitense John Ashbery, in una nuova e bella traduzione di Damiano Abeni introdotta da uno scritto di Harold Bloom, arduo non solo per la densità concettuale, ma anche per essere parte di un discorso critico più ampio e denso di implicazioni, contenuta nel noto saggio Deconstruction and Criticism del 1979 La raccolta del 1972 di Ashbery (1927-2017, Pulitzer Price per la poesia nel 1976) comprende una settantina di poesie, ma prende il titolo dal lungo testo, un poemetto di oltre 500 versi, che la conclude e che è senza dubbio uno dei risultati più alti dell’autore. Nella poesia eponima Ashbery riflette sull’autoritratto che Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, realizzò nel 1524 e che, l’anno dopo, portò a Roma in dono al papa Clemente VII; per farsi conoscere e per stupire, racconta Vasari: riuscendovi perfettamente. Su una delle opere capostipiti del Manierismo, Vasari si esprime nitidamente così ed è...

Nobel 2019 / Lo sguardo di Olga Tokarczuk

Con il Premio Nobel per la letteratura, assegnato contemporaneamente alla polacca Olga Tokarczuk e all’austriaco Peter Handke, si potrebbe affermare che ha vinto l’Europa Centrale, con tutte le sue contraddizioni (basti pensare alle polemiche per l’appoggio dato dallo scrittore austriaco al nazionalismo serbo). Piccole nazioni che, assieme alle altre, dal Baltico al mar Nero, sono non soltanto un luogo dell’anima e della cultura fondamentale per il nostro sbrindellato continente, ma anche l’espressione di un modo di intendere la letteratura un po’ diverso da quello che va per la maggiore da noi. I loro libri sono assai particolari e, seppur ben scritti, privilegiano lo sguardo filosofico: spesso sono una sorta di patchwork di saggio e finzione. I loro romanzi, ad esempio, non sono caratterizzati da una trama narrativa chiara e definita: sono piuttosto delle occasioni di racconti e memorie apparentemente confuse e, persino, pretestuose, al servizio di una profonda riflessione sulla vita, l’anima e la storia.     Pur essendo nata parecchi anni dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, Olga Tokarczuk (1962) è ben consapevole del peso della Storia per la Polonia e di...

L'ira del Cosmo / Orford Ness, ritaglio di natura

The river sweats Oil and tar The barges drift With the turning tide Red sails Wide To leeward, swing on the heavy spar.  (T. S. Eliot, The Waste Land)   Il fiume trasuda  Olio e catrame  Le chiatte scivolano  Con la marea che si volge  Vele rosse  Ampie  Sottovento, ruotano su pesanti alberature.  (La terra tesolata, trad. di Roberto Sanesi)   Sono questi versi di T. S. Eliot che mi sovvengono quando penso a Orford Ness. Nel 1922, nel momento in cui viene pubblicato The Waste Land, Orford Ness era già un luogo cosparso, oltre che di “olio e catrame”, anche di una miriade di sostanze chimiche e di aggeggi militari. Un luogo appartato con campi di aviazione e baracche di ogni genere dove si sperimentavano il paracadute, la fotografia aerea e le tecniche moderne di camouflage. Un luogo dove, dal 1924 in poi, si eseguono test balistici per bombardare in modo più performante, anche a basse altitudini. E dove, dal 1935 al 1937, si inventa il radar. A partire dal 1938 qui si eseguono test di “letalità e vulnerabilità”, inclusi quelli volti allo sviluppo di bombe a frammentazione. Durante la seconda guerra mondiale le sperimentazioni...

Infinito e oltre / Leopardi a Lapedona: traduzione e anagrammi

È curioso dover parlare di traduzione a Lapedona su invito di Fabio Pedone. È ancora più curioso se poi si scopre che fra gli organizzatori ci sono anche Maria Pedonesi e Andrea Pedonesi. Ma imbarazzante, oltre che curioso, per un non marchigiano, parlare di Leopardi a Lapedona, dove c’è tra l’altro una piazza dedicata al poeta. Fra Pedone, Pedonesi e Lapedona il gioco è evidente, ma anche tra Leopardi e Lapedona ci sono molte affinità, a parte la piazza: Lapedona è quasi un anagramma del cognome del poeta.  Sei lettere su otto. Un caso? Certo.    Come forse è un caso che un anagramma di Leopardi sia L’opera di: L’opera di Leopardi. Una specie di immagine specchiata, in cui però i singoli componenti nell’immagine riflessa sono mescolati. Pensate a un traduttore che debba tradurre il semplice sintagma nominale “L’opera di Leopardi” sapendo che dentro c’è anche un anagramma e magari con l’intenzione di rispettare quel vincolo… Un bel problema.   Ecco altri anagrammi di Leopardi: Deplorai, Lapiderò, Le parodi, L’adoperi, Lo predai… Volendo si potrebbe cercare di metterli assieme in un brevissimo dialogo traduttologico a più voci:    Molti sosterranno,...

Una conversazione con Preethi Nallu / Clima, diversità, ineguaglianza

Dal 4 al 6 ottobre torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, giunto alla XIII edizione. Tra i 250 ospiti chiamati a parlare di emergenza climatica c’è anche la giornalista Preethi Nallu, nata in Iran, cresciuta in India, consulente UNESCO, esperta in diritti umani e in migrazioni nel Mediterraneo e, più di recente, di rapporti complessi tra diaspora e cambiamenti climatici. A Ferrara interverrà sabato 5 ottobre alle ore 11.30 presso il Teatro Nuovo.   Preethi Nallu, lei ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali, è uno dei volti noti nell'analisi e nella divulgazione delle migrazioni su scala planetaria e da qualche tempo ha iniziato a concentrarsi su eventi climatici estremi e il loro impatto sui flussi migratori umani. Come è arrivata a occuparsi di questi temi e perché? Come migrante che ha avuto il privilegio di fare una carriera negli Stati Uniti, in Europa e altrove, ho sviluppato una naturale inclinazione per l’esplorazione di una delle questioni più significative del nostro tempo. Lungo il percorso ho scoperto che la migrazione non è solo una questione...

Torino spiritualità / I guardiani della notte

Nel 1995 arriva nei cinema Dead Man, sorta di acid western visionario, rarefatto sogno ad occhi aperti che Jim Jarmusch cattura chissà come e mette in pellicola. Fan di Jarmusch e adepto della chitarra di Neil Young, che della colonna sonora del film è autore, corro a vedere questa delirante e scheletrica rivisitazione del mito della frontiera. Quando esco dal cinema ho un terzo idolo da pedinare: William Blake.  I versi del poeta inglese, scopro nel buio della sala, attraversano Dead Man in lungo e in largo, si incidono nella trama e di colpo deflagrano con la vitalità eversiva e fuorilegge di una poesia scritta con il sangue. Non che fino a quel momento non conoscessi Blake, lo si studia a scuola e «Tyger! Tyger! Burning bright...» si manda a memoria piuttosto facilmente, ma non avevo mai percepito davvero l’intensità dei suoi versi. In particolare, nei giorni che seguono, non mi escono più dalle orecchie le strofe degli Auguries of Innocence che l’indiano Nessuno, ispiratissimo, recita per un attonito Johnny Depp: «Ogni notte e ogni mattina nascono alcuni alla rovina. Ogni mattina ed ogni notte nascono alcuni al soave diletto. Nascono...

ll senso del ridicolo / Belli, Romaccia eterna e la buffa vanità del potere

Belli famigliare: endecasillabi d'ordinaria quotidianità   È un privilegio e insieme una dannazione nascere romano, per troppi motivi che qui sotto forse alla fine si capiranno, ma certo è “un gran gusto”, per dirla con il Poeta, crescere ed essere educato belliano. Ancora una volta mi dispiace esordire in modo così scopertamente autobiografico, ma a casa mia, dai nonni in giù, s'infilava Giuseppe Gioachino Belli in qualunque discorso o situazione, nel vivo dei sentimenti e dei passaggi dell'esistenza: nascite, morti, matrimoni, figli, animali domestici, studi, successi e incidenti professionali, malattie e altre umane fragilità, politica, allegria, noia, ansia e tristezza, sghignazzi e tragedie, queste ultime due cose procedendo perfettamente insieme nell'alta poesia di questo vulcano. Per cui non sarà stato tanto pedagogico, o forse sì, ma tra i primi sonetti mandati a memoria, in tenera età, c'è questo, piuttosto spaventoso e senza speranza, che s'intitola “La vita dell'Omo”, e che si riporta come tutti gli altri con la data di composizione e le note dell'autore:     Nove mesi a la puzza: poi in fassciola (1) tra sbasciucchi, (2) lattime e llagrimoni: poi p’er...

Novara, 20-22 settembre 2019 / Indovina lo scarabocchio!

Sembra questo, sembra quello Pare brutto e invece è bello L’importante è sempre osare Anche se si può sbagliare Perché quando ti avvicini Oz trascende i suoi confini…   In questo scarabocchio di Mara Cerri si nasconde la forma che ha preso questa volta Oz. Indovinala! e vincerai una copia dei libri a lui dedicati scritti da L. Frank Baum.   Scrivici a questo indirizzo (redazione@doppiozero.com) con la tua soluzione entro il 18 settembre.   La soluzione più bella e fantasiosa sarà quella che riceverà il premio: il vincitore dovrà presentarsi con la mail ricevuta in risposta in uno dei giorni del festival per ritirare il libro.   Chi sei tu? Perché sei venuto a cercarmi? Chiara Lagani e Mara Cerri saranno con noi, con un laboratorio per bambini:   Nella saga di Oz scritta da L. Frank Baum Dorothy e i suoi strampalati amici vanno a cercare un Mago per chiedergli quello che desiderano più al mondo e che non sanno come altro ottenere: un cervello, un cuore, il coraggio, poter tornare a casa. Il Mago è grande e terribile ma nessuno sa davvero dire come sia fatto. Qualcuno l’ha visto in forma di gatto, di elefante, c’è chi dice di aver visto una grande testa, una...

Mario Schifano e «Umano non umano» / Sandro Penna. Ritratto dell’artista da vecchio

Seduto su un letto disfatto dall’incongrua struttura di bambù, in una stanza traboccante di panni, carte, libri, quadri, cianfrusaglie, il poeta Sandro Penna legge ad alta voce, in un tono cantilenante in cui è ancora sensibile l’accento umbro: “La vita… è ricordarsi di un risveglio triste in un treno all’alba…”. La camera stringe sul suo corpo: Penna si ferma, sfoglia le pagine dell’edizione Garzanti che tiene in mano, si distrae, commenta, fa battute, si schernisce (“sono cose un po’ romantiche”, dice). L’immagine inquadra ora il suo volto in primo piano: sceglie un’altra poesia, la recita con voce cadenzata (“io leggo i versi proprio come sono scritti”), poi smette, si lamenta dei suoi malanni, parla al telefono, chiede di fermarsi, tace.   È una sequenza memorabile di Umano non umano, un lungometraggio girato da Mario Schifano tra 1968 e ’69 (16 e 35mm, 95’), che forma insieme a Satellite (1968) e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani (1969) una compatta trilogia, unica nel panorama dell’underground italiano, in cui l’artista estendeva al mezzo cinematografico la sua indagine sulle trasformazioni dell’immaginario nell’epoca dei media e della società di massa (...

Prosa e poesia / Patrizia Cavalli, con passi giapponesi

Nella letteratura italiana degli ultimi centocinquant’anni non sono molti gli scrittori che si sono dedicati con lo stesso impegno alla poesia e alla prosa, e che hanno ottenuto risultati egualmente significativi in entrambi i campi. Io non saprei citarne più di tre: d’Annunzio, Palazzeschi, Pasolini. Su questa via s’era mosso anche Rocco Scotellaro, ma la sua parabola è stata troppo breve (colgo l’occasione per ricordare la recente uscita negli Oscar Mondadori di Tutte le opere, a cura di Franco Vitelli, pp. XX-800, € 28). In compenso, non pochi poeti hanno pubblicato preziose raccolte di narrazioni e saggi (critica letteraria a parte), ciascuna a proprio modo, rivelatrici.   Abbiamo così avuto Il povero nella città di Ungaretti, Scorciatoie e raccontini di Saba, La farfalla di Dinard di Montale, Gli immediati dintorni di Sereni: opere che, senza intaccare il primato della produzione in versi dei rispettivi autori, rappresentano un indispensabile complemento per definire la loro fisionomia e il loro universo poetico. Potrei sbagliarmi, ma altrettanto non mi pare si possa dire per i narratori e i romanzieri, le cui incursioni nel territorio della poesia serbano un carattere...

Venerazione di Arquà / Petrarca in collina

Ogni epoca, per oscura che appaia, ha le sue stelle. Già in vita Francesco Petrarca è una star del suo tempo. Qualcuno dirà: felice l’epoca che ha avuto una stella di quest’ordine. Se l’astronomia si occupa delle stelle celesti, visibili e invisibili, e l’astrologia di quelle altrettanto potenti del nostro immaginario, la scienza delle stelle terrestri è indubbiamente l’aneddotica. Quella del poeta ad Arquà è estremamente ricca, a dispetto della tranquillità che l’uomo viene a cercare da queste parti, nella cornice idilliaca dei Colli Euganei. In questo borgo Petrarca si trasferisce nel 1369 in cerca di isolamento e di silenzio, a ritrovare la Valchiusa che tanto aveva ispirato le sue canzoni,. In una lettera inviata a Francesco Bruni nel 1371 scrive: “Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo, lontano dai tumulti, dai rumori, dalle faccende, leggendo continuamente e scrivendo”. Qui lo schema sembra essere lo stesso che aveva opposto ad Avignone – la Babilonia della cattività francese dei papi cattolici – il paesaggio della...

Elio Pagliarani? / La ragazza Carla

Date le brezze che spirano in Italia attorno alla poesia, è doveroso inchinarsi al coraggio di un editore (Il Saggiatore) che nel 2019 pubblica Tutte le poesie (1949-2011) di Elio Pagliarani (1927-2012), figura di spicco della neoavanguardia degli anni ’60, ma ormai da tempo un po’ in ombra.  Oltretutto il libro – curato da Andrea Cortellessa – non è nemmeno un morbido volumetto tascabile: è un ponderosissimo parallelepipedo formato 15x30, cartonato e spigoloso, di più di 500 pagine. Maneggiarlo – anche fisicamente – non è facile.  Ma il problema non riguarda solo le dita (anche loro “leggono”, però: bisognerà pure tenerne conto…): è che risfogliare oggi l’opera del poeta di Viserba chiama il lettore a uno sforzo non da poco.    Pagliarani è noto principalmente (e comprensibilmente) per un poemetto dallo spiccato carattere narrativo: La ragazza Carla (1960), inserito più tardi nella fatale antologia I Novissimi (1961, 1965), curata da Alfredo Giuliani, dove si raccoglievano i testi della emergente neoavanguardia, e li si imponeva sulla scena letteraria italiana come la Novità con cui fare i conti.  Ricordo che per me, giovane lettore di poesia alle prime...

Questa nostra vita / Dulcamara

Melanzane, pomodori, peperoni e peperoncini in giardino o sul balcone? Perché no! Sono piante belle nei fiori e nei frutti e gli inglesi le hanno accolte nelle loro aiuole da tempo.  Solo con le patate avrei qualche dubbio. Nessuno invece per il tabacco (Nicotiana tabacum) e  per tutte le nicotiane ornamentali dagli attraenti fiori imbutiformi e multicolori. Che hanno in comune queste essenze? Appartengono tutte alla numerosissima e importante famiglia delle Solanaceae, con esemplari che da tempo rallegrano il verde di casa come petunie, Dature e Brugmansie. Ma a queste ultime ho già dato. Vorrei invece soffermarmi sul Solanum jasminoides e sul Solanum rantonnetti, entrambi originari del Sudamerica. Il primo, sarmentoso, vuole un sostegno cui affidarsi e può svilupparsi in altezza anche oltre i cinque metri, oppure lo si può lasciar libero di ricadere a cascata dall’alto. L’aggettivo lo assimila al gelsomino con cui, in verità, poco lo accomuna: forse per le stelline candide (o cilestri) a cinque petali, ma il cuore di antere gialle e stilo pronunciato è come quello dei fiori di patata, paragone ai miei occhi non declassante, e la lieve fragranza serale non è comparabile...

Nel giorno del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio / Dalla luna. XX lettera di Giacomo Leopardi

Prima parte, lo sbarco.   Miei carissimi amici, italiani, europei, terrestri tutti, e voi Armstrong, Aldrin e Collins Scrivo anche a voi perché in notti come questa non ci ricordiamo d’esser morti e saltiamo come lepri alla luna o come que’ miei morti di Ruysch risuscitati nell’anno grande e matematico. Eppure non ho facoltà di parlare solo per un quarto d’ora! È pur vero ch’io vi scrivo, dunque non posso dirlo con certezza. In effetto la poesia, la letteratura, la filosofia come me, non possono parlare altrimenti che rispondendo a qualche persona viva. Vivemmo. Che fummo?
 Che fu quel punto acerbo
che di vita ebbe nome? 
Cosa arcana e stupenda oggi è la vita al pensier nostro, e tale qual de’ vivi al pensiero
 l'ignota morte appar.
 Cantiamo di mezza notte come galli! Qui, nella sfera celeste, navigando verso la luna. È certo e manifestissimo e ingenito non solo ne’ poeti ma universalmente negli uomini, un desiderio molto efficace di vedere e toccare e aggirarsi tra gli astri come faccio io adesso: il Leopardi ritorna per calcare il cammino anzi il volo dei tre, cinquant’anni addietro. Celebro la vostra impresa, opra ardita, immortal; volo anch’io, vedendo meco viaggiar la...

L'idiozia della perfezione / Cipolle (e lampascioni)

Non entrai nel negozio del fioraio sfizioso che le esponeva in vetrina insieme agli ellebori. Ma sorrisi divertita e sgranai gli occhi davanti a quei vasetti di coccio in cui stavano allogate singole cipolle ramate o rosse, con il loro ventaglio di foglie cilindriche e un biglietto dalla grafica ben studiata. Come fossero presenze rare, or ora giunte da un lontano angolo di mondo nella loro camicia di seta lucida e frusciante. Non sembravano cipolle fresche, frutto di semina o bulbillo, piuttosto cipolle del raccolto precedente lasciate rigermogliare.     Gli inglesi ci hanno insegnato a guardare agli ortaggi con intenzioni non solo gastronomiche, e non sorprende trovarne accanto ai fiori tradizionalmente coltivati in giardino o in vaso. Siamo persino assuefatti alle aiuole di brassicacee dalle forme e dai colori più insoliti, poco meno ai carciofi che troneggiano e spadroneggiano tra cespugli di rose, alle biete dalle coste gialle e rosse, o ai fiori di pisello – non solo sweet peas – e ai peperoncini mescolati con le erbe aromatiche a gigli e campanule. Spendiamo per un bulbo di Allium gladiator quanto per quello di Fritillaria imperialis o persica, troviamo gradevoli...

Il pugile che si dimenticò di combattere / I soldati di Giulio Trasanna

Immaginate un pugile, che, una sera, invece di salire sul ring, se ne sta tranquillo a casa, semplicemente perché s’è scordato di combattere. E perché poi s’è scordato di combattere? Perché qualcuno gli ha messo tra le mani una copia di Al di là del bene e del male di Friedrich Nietzsche e lui, il pugile, si è gettato così a capofitto nella lettura da dimenticare tutto il resto, combattimento compreso. Il fatto non è inventato. Il pugile ha un nome e un cognome. Si chiamava Giulio Trasanna. Nato in Svizzera (nel 1905), cresciuto a Udine, vissuto a Milano, dove conobbe fior di scrittori e intellettuali (Sereni, Treccani, Visconti, De Grada e altri) e morto all’ospedale civile di Angera, riva sinistra del Lago Maggiore, nel 1962. Salvatore Quasimodo lo ricordò in un articolo il cui titolo, assai eloquentemente, suona Un poeta morto di stenti.   Un emarginato dunque, o, quanto meno, il classico esempio di outsider, di scrittore autodidatta lontano dalle tertulie, chiamiamole pure cricche, o non abbastanza integrato in esse per poter emergere quanto meritava. Nonostante ciò riuscì ad esercitare ugualmente un suo efficace magistero su alcuni giovani dell’epoca, tra i quali spicca...

Un verso / Juan Ramón Jiménez. Madre, dimentico qualcosa, ma non mi ricordo…

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso, che appartiene a una poesia dal titolo El Adolescente (L’Adolescente) non è forse tra i versi del poeta andaluso che meglio possono essere indicati come esemplari di una poetica, dei suoi modi, delle sue forme. Ma per questo verso, e per la poesia che lo comprende, m’è...

Ritratto 8 / Levi, conversazione con signora

Anno 1967. Primo Levi riceve il Premio Bagutta per il suo primo libro di racconti, Storie naturali, uscito l’anno precedente da Einaudi. Il 15 gennaio a Milano Riccardo Bacchelli, presidente della giuria, lo incorona vincitore. A riprendere la serata c’è una fotografa milanese, Carla Cerati, che ha da poco iniziato a lavorare come fotogiornalista. Nel 1966 è a Firenze e fissa con la sua macchina la devastazione delle acque dell’Arno. Proprio lì sono annegate le residue copie di Se questo è un uomo stampate nel 1947 da De Silva in deposito della Nuova Italia. Carla Cerati scatta un intero rullino al Bagutta, da cui trae alcune immagini. L’anno dopo realizza con Gianni Berengo Gardin nei manicomi italiani un reportage che resterà memorabile: Morire di classe, edito da Einaudi.   La casa editrice torinese ha stampato il libro di Levi con un altro nome in copertina: Damiano Malabaila. Uno pseudonimo però smentito dalla presentazione nella quarta di copertina, che identifica l’autore dei racconti con chi ha firmato Se questo è un uomo e La tregua. L’uso dello pseudonimo è stato suggerito da Roberto Cerati, direttore commerciale della editrice, marito di Carla. La ragione...

Scrivere tra vita e morte / La morte del poeta. Potere e storia in Pier Paolo Pasolini

Fin dalle prime pagine la lettura del libro di Bruno Moroncini, La morte del poeta. Potere e storia in Pier Paolo Pasolini, viene presa dentro a una domanda: può il potere colmare tutto lo spazio della scrittura poetica oppure ci sono delle possibilità sottili, impercettibili, effimere, di manovra per la poesia?  Il grido “È morto un poeta!”, che l’amica Elsa Morante aveva levato durante i funerali di Pasolini, sembra essere rimasto senza lutto in uno scenario storico politico, letto sulla scorta delle analisi di Michel Foucault, in cui la politica del potere ha disarmato tutto e tutti.    Nessuna parola, politica o filosofica, sembra avere qualche possibilità di manovra, diventando invece l’arma più efficace di un potere microfisico. Eppure quel grido di Morante che Moroncini sceglie di porre in esergo alla sua introduzione fa precipitare il lettore e la lettrice dentro l’impasse di una contraddizione fondamentale. Da un lato la forma del potere è radicalmente cambiata: non si presenta più come legge, ma come norma; non è più repressiva, ma tollerante; non stigmatizza il sesso, ma lo promuove purché non sia smodato e non ecceda nella gioia e nel dolore. Tutte le...

Un verso, la poesia su doppiozero / Friedrich Hölderlin. Chi pensa il più profondo, ama il più vivo

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso di Friedrich Hölderlin  (Wer das Tiefste gedacht, liebt das Lebendigste), che sopra riporto nella traduzione di Giorgio Vigolo, in un’altra traduzione, per dir così più esplicativa, quella proposta da Luigi Reitani nel “Meridiano” dedicato al grande poeta tedesco, suona...

Frigoriferi Milanesi, 19 giugno ore 19 / UN DONO DI VERSI

C'è sempre uno schermo tra le parole e i corpi, anche se ci sentiamo vicini ogni giorno. A due mesi dalla festa di Ravenna, Doppiozero organizza una serata offline per incontrare i propri collaboratori e lettori, cercando, attraverso la poesia, un nuovo senso dello stare insieme. La poesia, diceva Fortini, non vuole comandare, persuadere, indurre, dimostrare; la poesia non serve a niente, ed è per questo che la mettiamo al centro del nostro operare.   19 giugno alle ore 19 Frigoriferi Milanesi   Con noi, questa volta a Milano, alcune delle più belle voci della poesia contemporanea: Mariangela Gualtieri, Giulia Niccolai, Umberto Fiori.     Frigoriferi Milanesi Via Piranesi 10 20137 Milano per info: redazione@doppiozero.com

Paulownia tomentosa, l’albero della Principessa

Le quattro di Place de Furstenberg, a Parigi, le più stuporose. In piena fioritura, paiono grandi candelabri lilla, che tendono i bracci fino ai piani alti dei fortunati edifici affacciati sull’isola tonda che le alberga. Più che una piazza, uno slargo in mezzo alla via omonima, un raccolto cortile pubblico assai charmant nell’area dell’antica abbazia di Saint Germain des Prés, scelto da Eugène Delacroix come sua ultima dimora, oggi casa-museo.  Ci capitai per caso un maggio di molti anni or sono, quando le quattro paulonie erano di eguale età e grandezza, e fu uno spettacolo da togliere il fiato. Ora, una sola delle originarie sopravvive, e l’asimmetria con le più giovani sostitute riduce l’effetto di magie étonnante. Chissà in Cina, da dove provengono, quali e quante venerabili sorelle offriranno vedute ancor più incantevoli.  La Paulownia tomentosa fu introdotta in Europa a inizio Ottocento dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, e così battezzata in omaggio ad Anna Pavlovna, figlia dello zar Paolo I, poi moglie di Guglielmo II dei Paesi Bassi. L’aggettivo se l’è guadagnato invece per la peluria che ricopre foglie racemi e frutti (se ne sarà adontata la...

Matera e la Basilicata / Lo sguardo del confinato Carlo Levi

(…) Aliano è un posto dove, appunto, «Cristo non è arrivato», e non a caso sono confinati in nove. Eppure, dopo lo shock iniziale, pian piano l’atteggiamento di Carlo Levi cambia: i volti dagli occhi neri, le donne velate, i bambini sempre per strada, il senso del dovere e del sacrificio dei contadini, la solidarietà che regola la vita delle famiglie (e con la quale viene accolto), il paesaggio unico che lo incanta anche dalla sua casa («Sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato») lo conquistano, in un crescendo irreversibile. Le ragioni dei contadini, piegati dalla fatica e dalla miseria, diventano le sue ragioni. Le credenze popolari – streghe, lupi mannari e monachicchi, cioè i dispettosi spiriti dei bambini morti prima che venissero battezzati – non solo non gli appaiono respingenti, ma anzi lo incuriosiscono e affascinano. Al contempo si struttura e cresce una forte consapevolezza sociopolitica: da un lato si sente vicino a chi lavora duramente e onestamente, dall’altro denuncia «i Luigini» (dal nome del podestà del paese), coloro che godono di rendite...

Demoni e gli angeli della narrazione / I racconti di Walter Benjamin

Benjamin è un narratore consapevole che l’arte del raccontare è da tempo al tramonto. La ragione di questo declino è la caduta dell’oralità, dei rituali che l’accompagnavano, e insieme la perdita di un’attitudine, quella di scambiarsi esperienze. Nelle Considerazioni sull’opera di Leskov Benjamin evoca le due figure “arcaiche” che hanno alimentato la narrazione orale: l’agricoltore sedentario, che nella sua stanzialità custodisce e tramanda tradizioni e storie della propria terra, e il mercante navigatore, che venendo da lontano ha molto da raccontare. Da queste figure si generano due forme del narrare, una incline a raccogliere memorie, l’altra intenta a rievocare avventure di terre lontane. Due linee che già in epoca medievale si compenetrano: l’artigianato, il sistema delle arti, la bottega permettono di preservare e trasmettere un universo complesso di storie. La narrazione orale, osserva ancora Benjamin, è diffusa in una società nella quale è forte il senso dell’ascolto, la sapienza dell’ascolto. Anche questa disposizione è da tempo in declino.    È nel cerchio di questa consapevolezza intorno al declino dell’oralità e dell’ascolto che prende forma la scrittura...