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Psicoanalisi

(307 risultati)

Bergamo / Il virus visto da dentro

Ho attraversato l’esperienza del virus, proprio questo virus, a Bergamo, in questi giorni. Chissà quanti l’hanno attraversata senza neppure averne consapevolezza, alcuni, i più giovani, senza conseguenze, altri morendo senza causa efficiente, senza che il tampone fornisse loro il sigillo di morte “autentica”. Le pagine dei necrologi sono lievitate da una a dodici, le notizie degli amici, dei conoscenti, dei giornali si diffondono, senza remissione. Io sto meglio, ma non è questo il punto. Chi, come me, il virus lo sta attraversando ha fatto un’esperienza sui generis. La descriverò qui con parole mie, che voglio condividere con il lettore.  Per la mia esperienza – sto attraversando il virus e sto sopravvivendo – non è tanto il fatto di essere stato inserito in una sala d’emergenza gremita; il non avere avuto un luogo dove stare, finché qualcuno non ti dà un giaciglio su cui coricarti, inadeguato, il tuo primo privilegio; neppure stare dentro al lazzaretto degli appestati, dove, se devi pisciare – poiché sei già attaccato a due tubi, liquido e gassoso – lo devi fare lì, in un contenitore di cartapesta, davanti agli altri, che ti guardano, come tu guardi loro. Fai un piccolo...

“Sono tutti uguali gli occhi degli uomini verso l’esilio” / Due sguardi su Claudio Lolli

Tre note su Claudio Lolli di Massimo Recalcati   Prima nota: la sua musica mi ascoltava La musica è qualcosa che davvero ascoltiamo? Quando ho ascoltato le prime canzoni di Claudio Lolli in una scuola occupata di Quarto Oggiaro, nella estrema periferia milanese, ero davvero “io” che le ascoltavo? La musica non assomiglia forse ad un quadro o ad un libro? Sono io che guardo e che leggo o sono il quadro a guardarmi e il libro a leggermi? Ricordo bene la sua voce e le sue parole tra noi mentre io ero, in quell’inverno del 1976, come tutti quelli della mia generazione, attraversato da grandi dolori e furori. Lolli mi ha insegnato per primo che l’esperienza della musica non è quella di un semplice fluido sonoro che visita le nostre orecchie. Ascoltare le sue canzoni era fare l’esperienza perturbante di essere ascoltati, di sentirsi ascoltati, dell’incontro con qualcuno che ti sapeva ascoltare. Non ero io, dunque, che ascoltavo la sua musica e le sue parole, ma erano la musica e le sue parole che mi ascoltavano. Ascoltavano il mio e il nostro grande furore e dolore; erano la sua musica e le sue parole a soffiare via “l’inferno dalla fronte”. Non ero semplicemente “io” che lo...

Joseph Campbell, Le distese interiori del cosmo / Siamo mito

“Come fuori, così dentro” si potrebbe riassumere così, parafrasando la celebre massima alchemica, la tesi dell’ultimo libro di Joseph Campbell, Le distese interiori del cosmo. La metafora nel mito e nella religione, Nottetempo, 2020. Si tratta di una raccolta di saggi che amplificano delle conferenze tenute tra il 1981 e il 1984 nello sforzo, consueto per Campbell, di illuminare la transculturalità, ossia gli elementi costanti, nonostante le variabili etnico-culturali, dei miti. Al cuore di ogni narrazione mitologica, che Campbell ha il merito indiscusso di mostrare ancora viva negli aspetti più comuni delle nostre culture, ci sono temi che Adolf Bastian (1826-1905) chiamava “idee elementari” e Carl Gustav Jung (1875-1961) “archetipi”; si tratta di cristallizzazioni di risposte millenarie che la fantasia e l’immaginazione delle diverse civiltà umane hanno elaborato per affrontare questioni esistenziali che le hanno profondamente interrogate. Naturalmente queste forme archetipiche variano a seconda delle idee etniche che una determinata cultura esprime, ma esiste tra di loro una dialettica che Campbell riassume così: “l’idea elementare è radicata nella psiche; l’idea etnica...

Solidarietà introversa / Una comunità di solitudini

Papa Francesco cammina con una piccola scorta tra le vie deserte del centro di Roma. Non è una scena di un film di Buñuel, né un’installazione di Cattelan. Piuttosto evoca la cifra più profonda del suo pontificato: rinunciare all’idea di una sovranità astratta, restare accanto a chi trema, a chi ha paura. Sotto i colpi del Covid-19 è la città che trema, che ha paura, che è caduta nello sconforto. Francesco si mostra come l’Altro che risponde alla chiamata del suo popolo. È la prima parola, la parola più eminente di ogni pratica di cura: “eccomi!”. È la postura materna di tutti coloro che oggi si prendono cura dei nostri malati. Eccomi! “Non vi lascio cadere, non mi allontano, resto con voi. Qualcosa di spaventoso sta accadendo; una strana guerra, ma io sono in mezzo a voi”. Non si tratta di negare, di rimuovere, di minimizzare la gravità estrema di questo tempo, ma nemmeno di restare paralizzati, privati di speranza. Il corpo del papa appare come un punto bianco nel buio.   Il contrasto tra questa scena e quelle recenti del saccheggio dei supermercati e della fuga dalle zone rosse è eloquente. Il prendersi cura lascia in questi casi il posto alla regressione panicata....

Parte I / Imparare, tra cervello e macchine

“Non vi è giuoco più interessante di quello offertoci dalla nostra immaginazione”, scrive Vladislav Vancura a pagina 12 del suo capolavoro del 1934, La fine dei vecchi tempi, Adelphi, Milano 2019. Forse non vi è migliore descrizione dell’apprendimento umano che associarlo a due aspetti della nostra esperienza: l’immaginazione e la negazione. Oggi l’immaginazione ha assunto un’ulteriore centralità nei processi di apprendimento, in quanto una parte decisiva dei fenomeni e della loro conoscenza sono accessibili solo immaginandoli, come ad esempio accade con l’infinitamente piccolo, i quanti, o l’infinitamente grande, le galassie e gli universi. Allo stesso tempo la discontinuità che caratterizza l’apprendimento, nel caso degli esseri umani è notevolmente connessa alla distinzione specie specifica di dire di no, di mettere in discussione e trasgredire la consuetudine. Se, come sostiene Stanislas Dehaene, in Imparare. Il talento del cervello, la sfida delle macchine, Raffaello Cortina Editore, Milano 2019; edizione originale 2019, è solo la manipolazione delle probabilità, cioè dell’incertezza di ciò che impariamo, a consentirci di ottenere il massimo da ogni informazione, ciò è...

Re-imparare a immaginare / Per una clinica del presente

In una poesia intitolata Lezione di anatomia Arrigo Boito narra di un professore di medicina intento a dissezionare il corpo di una giovane donna. Tutto il componimento si gioca sul contrasto tra la freddezza del chirurgo, mentre estrae gli organi per mostrarli ai suoi studenti, e l’immaginazione del poeta. Boito vede davanti a sé un corpo ancora caldo e possibile e pensa “agli eterei / della speranza / mille universi!”. Quelli a cui rivolge la mente sono universi aperti da un altro sapere, un sapere fecondo, che si mescola con la magia, con il mistero e, in ultima analisi, con la vita. Tuttavia al medico e agli studenti quella donna appare solo come un cadavere freddo, come il mero oggetto della loro osservazione, da sottoporre all’analisi della disciplina. Così di fronte all’orrore della dissezione di quel corpo giovane e bello, Boito inveisce contro la scienza ottocentesca: “Scïenza, vattene / co’ tuoi conforti! / Ridammi i mondi / del sogno e l’anima”.    Dopo un secolo e mezzo nelle università e nelle scuole si dissezionano ancora cadaveri. Il pensiero di scienziati, filosofi, sociologi, psicologi, economisti e persino quello degli attivisti – che nel loro stesso...

Boomer / Sessantenni nello specchio del coronavirus

Ti viene da pensare al Diario della guerra del maiale dopo l’invito dell'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera rivolto agli over 65 a non uscire di casa per prevenire il coronavirus. Ci si sente sotto attacco, c’è poco da fare, sembra che il sistema si scateni come i giovani di Buenos Aires del racconto di Bioy Casares che per una settimana cercano di eliminare “i maiali”, cioè tutti coloro che hanno più di cinquant’anni. E tu, come “i maiali”, sei costretto a difenderti nascondendoti e fuggendo le tue stesse abitudini.  Ma come, dice Lella Costa: “Noi, i figli del boom, siamo carne di cannone quando impongono di non andare in pensione, di lavorare sempre più, di rimboccarsi le maniche e anche di contribuire a mantenere figli e nipoti. Poi, arriva questa malattia e ci dicono, in sintesi, che siamo cagionevoli ed è meglio tenerci a casa. In realtà, mi sembra che questa Milano sia piena di settantenni in forma, consapevoli, capaci di prendersi cura della loro salute. Perciò viene un po' da ridere, all'invito a stare chiusi a casa.” (intervista in Repubblica-Milano del 04.03.2020).    A un “esame di realtà” le ragioni della scienza sono evidenti e...

Differenze e identità / Lo Straniero e l’ospite

L’incipit dei Miserabili di Victor Hugo racconta l’incontro tra un miserabile avanzo di galera di nome Jean Valjean e Monsignor Myriel. Dopo l’uscita dal campo di lavori forzati, Jean Valjean, ripudiato da tutti per via del suo passaporto giallo, indice di infamia, trova rifugio presso l’abitazione di Myriel. La mattina fugge, rubando l’argenteria. Catturato dalle guardie, viene riportato presso Myriel. Il sacerdote, suo ospite tradito, risponde che l’argenteria non è refurtiva, ma dono e, al dono, aggiunge i candelieri. Il salto iperbolico è salto che dice di un’idiozia, ma quale idiozia? Non, seguendo la diagnosi, il “grave ritardo mentale”, né idiozia è qui da intendersi come insulto che usiamo per squalificare l’altrui persona. L’idiozia è quella della cecità della fiducia.   Michel Agier, nella prima parte del suo bel saggio Lo straniero che viene: ripensare l’ospitalità, uscito di recente per Cortina, discute da una prospettiva antropologica e con ammirevole competenza, il programma filosofico di Jacques Derrida sull’ospitalità. I testi di Derrida, in buona parte anch’essi comparsi presso Raffaello Cortina (Politiche dell’amicizia e ...

Rocco Ronchi e Bernard Stiegler / Governare l’ingovernabile

Come si governa la complessità? La domanda suona ineludibile in un tempo in cui l’arte del governo appare sempre più catturata da un vortice di forze ingovernabili, in balia di spinte contrapposte e di rovesci repentini. Anche la semplice attività di mappare un territorio, preliminare ad ogni decisione di intervento, per identificarne i nodi sociali, economici e culturali, rilevarne le tendenze, le pieghe, i punti di forza e di debolezza, sembra oggi una sfida impossibile: ogni punto individuato sulla mappa si mostra infatti immediatamente connesso a migliaia di altri punti secondo interazioni imprevedibili che evolvono più velocemente di qualsiasi mappatura. Forse è sempre stato così, sin dai tempi dell’originaria urbanizzazione, delle prime città-stato e degli imperi mesopotamici, non a caso connotati dagli storici con l’epiteto di “società complesse”. Ma nell’attuale epoca di crisi della politica e del simbolico, affievolitosi quel velo di fiducia nella legge umana e nella sua capacità di controllo, l’ingovernabilità si rende visibile in tutta la sua abissale potenza.   Con questo tema si confrontano Rocco Ronchi e Bernard Stiegler nel libro L’ingovernabile (Il melangolo,...

Possibilità / L’automa e la macchina

I libri di filosofia non soltanto servono a produrre pensieri, spesso suggeriscono anche un panorama percettivo: alcuni assomigliano a costruzioni cristalliformi, dispongono i concetti in serie, ordinano il paesaggio in modo rigoroso, funzionano come una mappa perché vengono incontro alla capacità di orientamento del lettore. Altri sono meno rigorosi, più impressionistici, si rifiutano di mettere una volta per tutte a fuoco il paesaggio che continua a fluttuare sotto lo sguardo del lettore, come se la prospettiva cambiasse a ogni passo e fare il punto diventasse impossibile. Altri libri ancora sono inclassificabili, non appartengono alle tipologie appena ricordate, perché raggiungono la precisione del concetto per mezzo di folgorazioni e inducono nel lettore una percezione contraddittoria, quella di un paesaggio estremamente mobile che improvvisamente s’incanta, poi ricomincia a fluire e rompe la nettezza dei contorni, poi nuovamente congela… Quest’ultimo è il caso del libro di Federico Leoni – L’automa. Leibniz, Bergson, Mimesis, Milano 2019 – in cui salti e smottamenti concettuali se ne stanno in agguato sotto il velo di una scrittura più che elegante e una coerenza sistematica...

Pietas / Vita e teatro, arte e terapia

Non ci sono officine che riparano il cuore dolorante degli umani, non ci sono luoghi dove ripararsi quando l’individuo si ritrova braccato dalla Grande Storia. L’incontro con la distruttività – l’appartenere a una specie implicata in storie di male nell’espressione di Paul Ricoeur – non lascia scampo, ma il “mondo in frantumi” dell’esistenza può essere trasfigurato. Trasformato in immagine e parola, nell’armonia del canto. È quello che riesce a Charlotte Salomon con la sua opera omnia Vita? O teatro? (Castelvecchi, 2019). L’arte non ha salvato la sua vita, ma ha permesso la sua resurrezione. E noi oggi siamo di fronte a questo Grande Libro, un oggetto che si avverte sacro e un po’ si teme di toccare, un oggetto pesante da tenere in mano, che ha in copertina un autoritratto dell’autrice che ci osserva con sguardo sapiente, figura femminile dalla potenza archetipica. 796 fogli, difficili da classificare, da leggere e da guardare, una partitura di testi e disegni, associata a un’aria musicale. “Qualcosa di speciale, totalmente folle”, un Singspiel lo chiama lei: “La creazione delle pagine seguenti dev’esser immaginata così: un uomo siede davanti al mare. Dipinge. D’improvviso, una...

Saggio incalzante sulla fine dei tempi / Il male che viene

Porre la fine dei tempi come una certezza effettiva significa uscire dal circolo incantato di un’affermazione apocalittica che deve essere fatale, pur non essendolo in definitiva così tanto – e che mobilita una certezza per celia al servizio di un’angoscia che, per coronare il tutto, si supererà da sola per magia. In realtà, la certezza in questione, nella sua piatta banalità, è proprio quella che è scongiurata dall’“euristica della paura”, dalla metafisica dell’“angoscia ontologica” o dall’etica del “dovere dell’angoscia”. Sono sicuro della fine dei tempi in un orizzonte storico, che non ho affatto bisogno di datare per definire la fine imminente. Quanto all’angoscia che provo, nemmeno essa ha caratteristiche trascendenti, poiché non concerne strettamente nulla che verta sull’essere o sul mondo, bensì sugli eventi concreti e sulle loro cause sociali e naturali. Stranamente, anzi, questa certezza suona a morto per l’angoscia come sentimento indefinito. Essa riapre infine la porta alla paura, il che è molto diverso. E l’avvenire ci fa sicuramente temere cose precise, e per ottime ragioni. Notate peraltro che, siccome questa certezza e queste paure non hanno niente di molto banale,...

Su Sigmund Freud / Ama il prossimo tuo

“Amaci, delinquente!”          (Voi)                                                                                                                        Nel quinto paragrafo del saggio intitolato Il disagio della civiltà (Das Unbehagen in der Kultur, 1929), Sigmund Freud prende in esame una di quelle che chiama “pretensioni ideali della società incivilita”, il precetto “Ama il prossimo tuo come te stesso”, e propone di adottare verso di esso “un atteggiamento ingenuo, come se ne sentissimo parlare per la prima volta”. L’analisi critica che ne discende ha provocato in me, fin dalla prima lettura, un’alternanza di inquietudine, entusiasmo, riso, spavento. Con quel passo, e con le mie reazioni, ho cercato nel corso degli anni di fare i conti. Vorrei provare, qui, a ripercorrere le mie riflessioni. Non avendo io alcuna competenza in materia di psicanalisi, esse...

Elogio della rabbia e della disobbedienza / Incazzarsi

“…abbiamo bisogno di un’educazione sentimentale per gestire e indirizzare l’affetto e la passione – e spesso non basta un’esistenza per venirne a capo…”. Così scrive Salvatore La Porta in Elogio della rabbia. Perché dovremmo incazzarci di più e meglio, Il Saggiatore, Milano 2019; p. 50.     Ma come, verrebbe da dire, se non si assiste ad altro che a gente arrabbiata? Dai talk-show televisivi al linguaggio della politica, agli stadi, alla gente per strada, alla vita familiare, ovunque si sentono imprecazioni e incazzature. Allora cosa può voler mai dire che “dovremmo incazzarci di più e meglio”? Le rabbie che si vedono in giro quasi mai sfociano in progetti e in forme efficaci di emancipazione e innovazione. Nella maggior parte dei casi si esauriscono e implodono in esiti rancorosi e in conferme dell’esistente. Viviamo un tempo in cui ognuno deve esaltare la propria dimensione pubblica e teatrale esibendo la propria vita. È un dovere a cui non è facile sottrarsi. Ce lo impone una certa struttura a dominanza nelle nostre relazioni sociali odierne. Nella posizione affettiva e relazionale in cui si ritrova oggi ognuno di noi, non sollecitiamo con quel "deve" una...

Muri e solitudine / Massimo Recalcati. Le nuove melanconie

L’ultimo libro di Massimo Recalcati, Le nuove melanconie, si apre con un esergo tratto dal Vangelo di Giovanni, lo stesso esergo che Giacomo Leopardi scelse come ingresso a La ginestra: “e gli uomini vollero le tenebre piuttosto che la luce”. Il godimento senza limite, cifra del capitalismo, ha assunto oggi un nuovo volto, complementare al primo, diventando godimento della chiusura: dall’iperattività all’autoreclusione. Così i confini – porosi, aperti, essenziali perché si produca relazione – sono diventati muri. L’esito di questo essere-per-le-tenebre sarebbero dunque i disturbi melanconici sul piano della sofferenza individuale – l’esistenza come peso da trascinare, l’assenza del sentimento della vita, il culto del denaro e del possesso –, e la difesa a oltranza dei propri confini identitari sul piano del vivere sociale – una nuova pulsione securitaria che separa gli uni e gli altri.    L’espansione maniacale capitalistica, scrive Recalcati, ha lasciato attorno a sé solo un mucchio di ceneri, e quello cui assistiamo è una nuova deriva melanconica. Il rapporto solipsistico con l’oggetto ha prodotto una chiusura autoconservativa del soggetto su se stesso, spezzando...

Straniero / Elvio Fachinelli, maestro e amico

Il 21 dicembre cade il trentennale della scomparsa di Elvio Fachinelli (1928 - 1989). Oggi gli psicoanalisti italiani delle varie scuole lo considerano una delle figure più significative della psicoanalisi italiana dalla sua nascita in poi. Anche se troppo spesso la sua rilevanza tende a essere appiattita in quella dello psicoanalista militante dei movimenti di contestazione politica degli anni ’60 e ’70. Nacque a Luserna, villaggio delle Alpi italiane, in un’area in cui si parlava tedesco, italiano e cimbro (una lingua locale usata da poche migliaia di persone). Dopo studi di medicina e psichiatria a Milano, entrò nella Società Psicoanalitica Italiana (SPI), avendo come analista Cesare Musatti, uno dei fondatori storici della SPI. Musatti, curatore dell’edizione italiana delle Opere Complete di Freud, poi divenne celeberrimo in Italia grazie alle sue carismatiche apparizioni televisive. Fachinelli stesso partecipò alla traduzione italiana delle Opere di Freud; tradusse L’interpretazione dei sogni e La negazione.    L’essere membro della SPI non gli impedì di organizzare assieme ad altri analisti, nel 1969, una contestazione del Congresso Internazionale di psicoanalisi...

Memoria del limite, di Luciano Manicardi / Vita lunga, vita immortale?

Nell'opera intitolata Morte e Vita del 1916, Gustav Klimt (1862-1918) dipinse la morte che osserva l’umanità raccolta davanti a lei in un groviglio di corpi – uomini, donne, giovani, vecchi, bambini – affettuosamente intrecciati l’uno all’altro. Anche se il suo sorriso è il ghigno di un teschio, nel quadro la morte non sembra maligna. Quasi intenerita, persino un po' dispiaciuta per il compito che deve svolgere, osserva i corpi abbracciati e sereni che fluttuano in un universo luminoso fatto di tessere dai colori vivaci. Più che aspettarli, li cova con gli occhi. Ha la testa leggermente inclinata e in mano tiene qualcosa: un bastone? una clessidra? una specie di campana per battere l’ora? Di sicuro, comunque, non una falce. Una striscia scura la separa nettamente dai viventi inconsapevoli della sua presenza. Non è cattiva, è soltanto brutta e triste; la sua immagine, così poco attraente, la condanna alla solitudine. Probabilmente l'orrore che suscita in noi riflette più i nostri sentimenti che non la sua vera realtà.    Il quadro di Klimt è riprodotto sulla copertina del saggio Memoria del limite (ed.Vita e Pensiero) di Luciano Manicardi, priore di Bose, in cui l'autore...

Tra cinema e “psicomagia” / Jodorowsky: pensiero astratto, pensiero magico

Poeta prima che cineasta, attore prima che drammaturgo, personaggio prima che persona, ma prima di tutto pensatore, laddove il pensiero è la chiave immaginativa per comprendere la realtà.  Psicomagia, un’arte per guarire è l’ultimo film di Alejandro Jodorowsky, distribuito in Italia lo scorso 8 ottobre – un documentario che sintetizza in maniera semplice ed emozionante il lungo percorso che ha portato l’autore cileno a dedicarsi al personalissimo progetto di “Terapia Panica”.   Alejandro Jodorowsky è nato in Cile nel 1929, a Tocopilla, un porticciolo cileno stretto tra il gelido Oceano Pacifico e la regione arida del deserto di Tarapacà. A dieci anni, con la famiglia si trasferisce a Santiago, la capitale. Ricorda spesso la sua giovinezza in Cile, un paese che definisce “tremolante”, surreale, perennemente instabile e in continuo stravolgimento. Ripercorrendo la sua vasta e avventurosa biografia vi si trovano diversi aneddoti, fra tutti quello di quando lui e il suo amico Lihn – poi divenuto un affermato poeta in Cile – decisero di camminare in linea retta senza fermarsi mai. Questo significava che, se incontravano un’auto parcheggiata, ci salivano sopra mantenendo...

#5 / Perché Freud è ancora necessario

Un sintomo che non guarisce Sergio Benvenuto   Foucault scrisse: "il marxismo sta nel pensiero del XIX secolo come un pesce sta nell’acqua; e cessa di respirare in qualsiasi altro luogo”. Anche Freud stava come un pesce nell’acqua del XX secolo, e non respira più nel XXI? Freud e psicoanalisi restano temi più che mai controversi nella nostra epoca: chi considera Freud un ciarlatano – “la psicoanalisi è spalmarsi miti greci sui genitali” (Nabokov) – e chi gli dedica un culto acritico di massimo genio della modernità. Credo che l’importante di Freud non siano le teorie “freudiane” – l’Edipo, l’eziologia sessuale, la scena primaria, ecc. – ma il setting analitico, una certa relazione tra due persone, uno speciale “gioco linguistico” che la nostra epoca ha inventato e di cui le è molto difficile disfarsi. Dopo Freud abbiamo avuto tante altre ‘chiavi’ psicoanalitiche, e non-psicoanalitiche, ma lui ha fatto il colpo gobbo: il “terzo orecchio” con cui si ascoltano le persone. Non importa che cosa si ascolti con il terzo orecchio – ogni scuola sente cose diverse – l’importante è che faccia capolino l’orecchio in più. Che ci sia un ascolto speciale. Fin quando esisterà il bisogno di...

La scoperta dell'esistenza / Breve ritratto di un maestro: Franco Fergnani

Franco Fergnani, professore per trent’anni di Filosofia morale presso la facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano, entrava in aula sempre un po’ stropicciato. Spesso, a prescindere dalle stagioni, avvolto nel suo vecchio immancabile impermeabile beige. Talvolta portava sul collo i segni lasciati dal rasoio di una barba fatta troppo in fretta nella solitudine della sua casa. Raramente l’ho visto in giacca. Per lo più indossava maglioni a v con camicia, spesso a scacchi e cravatta annodata stretta. La sua camminata appariva sempre come sospesa nel vuoto, in equilibrio precario su di una corda. Rasente alle mura la sua sagoma appariva nei chiostri della Statale come una figura solitaria e eccentrica. Entrava in aula come catapultato. Posava la sua borsa strapiena di libri sulla cattedra prima di sedersi. L’aula era sempre strapiena di studenti che lo attendevano. Si faticava a trovare posto.   Dopo aver estratto confusamente i libri che gli sarebbero serviti nel corso della lezione e aver sistemato i suoi appunti prendeva non senza una incertezza iniziale la parola. Rapidamente calava un silenzio assoluto. Il tono della voce era caldo e intenso. Via via la sua...

#4 / Perché Freud è ancora necessario

Ciò che resta di Freud Davide Radice   Nel corso della sua vita Freud è riuscito a proporre due pratiche che hanno fornito all’umanità uno strumento per la conoscenza di se stessi e che non credo possano essere sostituite da alcunché: l’interpretazione del sogno e la situazione analitica. La risposta di Freud alla domanda su come si diventasse analista è stata: “analizzando i propri sogni”. Si può certo mettere l’accento su “sogni”, la via regia verso la conoscenza di ciò che è inconscio nella vita psichica, ma anche su “propri”, ovvero sul fatto che l’analista, il quale lavora sulle manifestazioni del proprio inconscio, in modo da abbassare il rischio che i suoi complessi possano diventare macchia cieca nel suo sguardo sul paziente. Questa risposta contiene però qualcos’altro di rivoluzionario e di permanente: il sogno è il materiale per eccellenza su cui esercitarsi ad “analizzare” nel senso etimologico di sciogliere, scomporre. L’inizio dell’interpretazione consiste nell’abbandonare l’interezza del sogno e concentrarsi sui singoli elementi: una parola, un nome, un luogo, una persona. Da ciascun elemento si dipanano connessioni che non sono possibili in un modo ordinario di...

#3 / Perché Freud è ancora necessario

La Legge del desiderio  Massimo Recalcati   La concezione freudiana dell’inconscio resta per un verso vittima dell’ontologia. L’inconscio freudiano è il luogo dell’archè, dell’archeologico, dell’archivio, del passato inestinguibile. L’indistruttibilità del desiderio che troviamo in chiusura della Traumdeutung sembra avallare questa concezione dell’inconscio come traccia già scritta, iscrizione infantile. Dall’altra parte il testo di Freud ci consegna una eredità che squarta questa configurazione ontologica dell’inconscio. Lo stesso concetto di indistruttibilità del desiderio può essere letto in un modo eccentrico rispetto alla figura del passato che ritorna e si ripete. Freud parla anche di una “voce” del desiderio, di un Wunsch che diviene vocazione. In questo caso il desiderio coincide con la Legge; con una Legge alternativa a quella sadica e patibolare del Super-io.  È la Legge del desiderio come luogo dove l’Io è tenuto ad avvenire. Non nel senso dell’archeologia ma della ripresa in avanti, del non ancora avvenuto. L’ostacolo maggiore all’accesso di questo inaudito “sollen” che coincide con il proprio Es (Wo es war soll Ich werden) è costituito dalla pulsione di...

Coscienza / Noi siamo, tu sei, io sono

  “Chi sono io e chi sei tu se non ci comprendiamo”, scrive Lou Andreas Salomé a Rainer Maria Rilke. Come facciamo a comprendere l’altro e a comprenderci con gli altri? e come facciamo ad avere coscienza di noi stessi, degli altri, del mondo?: sono per molti aspetti domande della vita di ogni giorno a cui tendiamo a dare risposte di senso comune, e allo stesso tempo si propongono come le questioni delle questioni. Sembrano, infatti, a prima vista, domande banali e scontate, salvo scoprirne la profondità appena siamo toccati direttamente nell’esperienza della nostra vita. In buona misura, dalle più grandi tradizioni poetiche, letterarie e filosofiche, fino alle domande che oggi si pongono le neuroscienze cognitive e affettive, non abbiamo mai smesso di interrogarci sulla nostra esperienza intersoggettiva e sul rapporto tra quell’esperienza e la nostra individuazione. L’altro lo comprendiamo e allo stesso tempo siamo spesso incagliati nell’incomprensione, nell’incomunicabilità e nell’indifferenza. Quando ci sembra di avere tutto chiaro, si affacciano dubbi ed esperienze sconcertanti e inspiegabili. Così come sappiamo di esserci e abbiamo coscienza di...

#2 / Perché Freud è ancora necessario

Freud necessario Claudia Baracchi   Freud, o del creare raccordi: tra visibile e invisibile, veglia e sonno, passato remoto e possibilità future, principio di realtà e sogno, individuo e tessitura della vita. Freud, o della forza di unire, tracciando corrispondenze tra mondi all’apparenza lontanissimi, eppure risonanti nel pathos della discontinuità. Molte sue intuizioni restano imprescindibili, tra cui il nesso disagio e disturbi della memoria, l’attenzione al piccolo e trascurabile, la dimensione terapeutica dell’espressione, della parola che dà voce, del ricordo, della ripetizione. Non meno necessari sono certi suoi modi: la libertà di avventurarsi (anche errando) da non specialista in ambiti di ricerca diversi, il movimento fuori da ogni disciplina nota, l’audacia immaginativa, la capacità di cogliere l’arte e la letteratura come vie conoscitive non meno della scienza. Ma quello che, particolarmente oggi, mi sembra del tutto necessario, è l’esercizio consapevole di sopportare in sé elementi divergenti, di comporre conflitti di improbabile risoluzione. Non solo la teorizzazione dell’ambivalenza, dell’Unheimlichkeit che inquieta l’interiorità, ma lo sforzo di sostenere l’...