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Psicoanalisi

(272 risultati)

L’opera chiara / Lacan, la scienza, la filosofia

L’opera chiara, testo scritto da Jean-Claude Milner nel 1995 e ora tradotto in italiano presso Orthotes (Salerno, 2019, p. 184), si inserisce perfettamente nella letteratura sulla psicoanalisi lacaniana e, al tempo stesso, procede per vie traverse. Alcuni contenuti assiomatici, diventati enunciati celebri di Lacan, vengono accennati, accentuati, “per meglio far sentire il reale della matrice ritmica” in cui viene ad articolarsi il suo pensare. La procedura è, letteralmente, matematica. E la matrice è costituita dalla materialità stessa del pensiero, dalle sue figure: oggetti che si urtano, contro cui si sbatte la testa, letteralmente, all’insegna di quello che viene definito materialismo discorsivo. Nessun chiarimento, nessuna spiegazione. Se Milner parte dalle proposizioni lacaniane non è per scavarne l’interno e portarle a nuova luce, rendendole più o meno chiare alla lettura. A questo riguardo, nelle pagine dell’Introduzione al testo, viene esplicitato l’intento della suddetta chiarificazione, quella sostenuta dal titolo appunto – opera chiara. L’operazione, né di chiarimento né di depurazione dalle torbidità del pensiero, si rivela essere una messa in evidenza, un dichiarare...

Massimo Recalcati / Ripercorrere la notte del Getsemani

La Bibbia, come scriveva Abraham Joshua Heschel, è un libro sull’uomo, una presa di parola sul soggetto umano, una antropologia dal punto di vista di Dio. Qualora non venga contraffatta da letture devote o apologetiche volte a sterilizzarne il carattere perturbante, qualora non se ne banalizzino le potenti suggestioni rendendole una ideologica pezza di appoggio per le proprie indubitabili e deterministiche dottrine, qualora non venga ridotta a feticcio di propaganda religiosa o politica, la Bibbia si offre al suo lettore come un testo che tende a scompaginare le certezze universali per dischiudere una verità sempre declinata al singolare, attivando così un processo di interrogazione fondamentale sul soggetto umano e su ciò che insiste nella sua esperienza.    È su questo orizzonte di lettura che, fin dalle prime righe, si colloca l’ultimo saggio di Massimo Recalcati La notte del Getsemani, pubblicato da Einaudi: «Attraverso questa scena il testo biblico parla radicalmente dell’uomo, tocca l’essenziale della sua condizione, della condizione “senza Dio” dell’uomo, la sua fragilità, la sua mancanza, i suoi tormenti. Le ferite dell’abbandono e del tradimento, la ferita dell’...

Nell'anniversario della morte di Ibsen / Casa di bambola. Per amare Nora

Ho studiato di recente l’opera celeberrima, Casa di bambola (1879), di Henrik Ibsen. Fortuna ha voluto che leggessi nello stesso periodo un libro pregevole, L’amore del pensiero di Gianni Carchia, prematuramente scomparso nel 2000. Il libro, già pubblicato da Quodlibet nel 2000, sarà presto riproposto insieme a tutti gli altri scritti di Carchia dallo stesso editore, in una collana dedicata. Parlo di fortuna perché l’ampio orizzonte in cui si muove Carchia, fornendo un’interpretazione aggiornata delle opere dello spirito e in particolare dell’arte, è prezioso per una rilettura per certi versi sorprendente di un quadro come di un capolavoro drammaturgico, ma alla fine di noi stessi, del nostro mondo, del modo in cui pensiamo e sentiamo.   Casa di bambola si impernia sul segreto di Nora, sulla sua drammatica e imprevista irruzione sulla scena. Improvvisamente minaccia di rivelarsi agli occhi di tutti qualcosa che doveva restare nel buio e nel silenzio nella vita di una famiglia della media borghesia, alla vigilia di una tappa importante, una promozione sul lavoro del marito Torvald. Essa è attesa con trepidazione perché rappresenta la fine di restrizioni finanziarie della...

Boris Cyrulnik / Sopravvivere al male: Psicoterapia di Dio

È possibile vivere certe esperienze senza esserne devastati? Un bambino traumatizzato dalla violenza vista o subita diventerà a sua volta un carnefice o può sperare in un futuro diverso? Chi ha attraversato l'inferno, può uscirne ancora umano e se ce la fa, a quali risorse interiori si è aggrappato e da dove gli è venuta la forza mancata a un altro? Boris Cyrulnik, psichiatra e psicanalista francese, a sette anni perse i genitori per mano dei nazisti e sopravvisse rocambolescamente fino alla fine della guerra; riuscì a scriverne solo decenni dopo, nel 2012, in La vita dopo Auschwitz. Riflettendo da adulto e da scienziato su come fosse stato possibile che quell'esperienza, pur avendolo segnato profondamente e per sempre, non gli avesse tolto né la fiducia nel mondo né la gioia di vivere, applicò alla psicologia il concetto di resilienza, mutuandolo dalla fisica meccanica che indica in tal modo la capacità di un metallo di resistere agli urti senza spezzarsi. Cyrulnik lo usò per riferirsi alla capacità umana di sopportare ed evolvere in modo positivo nonostante le difficoltà, piccole o immani, cui la vita ci sottopone (cfr. Costruire la resilienza). Ora nel suo nuovo saggio,...

Per una politica senza generi / Le “con-fuse”. Conversazioni tra Deleuze e Parnet

«Le domande, come qualsiasi altra cosa, si costruiscono: e se non vi lasciano costruire le vostre domande, con elementi raccolti dovunque, con pezzi presi da qualsiasi parte, se ve le “pongono”, succede che non avete gran che da raccontare. L’arte di costruire un problema, questa si è importante: un problema, la sua impostazione, lì si inventa ancor prima di trovare una soluzione. Niente di tutto questo avviene in un’intervista».    Potrei fermarmi a queste righe dell’incipit di Conversazioni – scritto nel 1977 da Gilles Deleuze e Claire Parnet, ripubblicata nel 2019 da Ombre Corte – e costruire un piccolo viaggio filosofico sulla conversazione come “tracciato di un divenire”, propedeutico al pensiero del molteplice che si oppone al binarismo. Ma Conversazioni merita di essere ulteriormente citato, perché rappresenta un esperimento unico, dove le voci di chi domanda e di chi risponde si con-fondono, dando vita a «un divenire vespa dell’orchidea e un divenire orchidea della vespa, una doppia cattura dunque, poiché ciò che ciascuno diviene cambia tanto quanto colui che diviene». Ogni capitolo apre una conversazione, mai scandita da domande, dove Deleuze e Parnet...

17 maggio 1925 - 17 maggio 2019 / Il ’68 di Michel de Certeau

“Lo scorso maggio, la parola è stata presa come nel 1789 è stata presa la Bastiglia”, scrive Michel de Certeau nel vivo degli eventi del 1968. La liberazione della parola rappresenta la conquista che assume valore di fondamento, coincide con il “diritto di essere uomo e non più un cliente destinato al consumo o uno strumento utile all’organizzazione anonima della società”. Nelle assemblee studentesche il principio per cui “Qui tutti hanno il diritto di parlare” è riconosciuto soltanto a chi parla a nome proprio, mentre viene rifiutato a chi si fa portavoce di un gruppo o si identifica con una funzione. De Certeau, nato nel 1925 ed entrato nel ’50 nella Compagnia di Gesù, pur avendo scelto di non avere figli – sarà per scelta anche maestro senza discepoli –, appartiene alla generazione dei padri, quella che ha vissuto nell’adolescenza la vergogna della disfatta nel ’40 e il collaborazionismo. I giovani hanno buoni motivi per aderire allo slogan “ribellarsi è giusto”, per rifiutare le ipocrisie celate dietro la maschera dell’amor di patria; nella “presa della parola” si esprime anche la rivolta contro i silenzi di Stato sulle torture in Algeria e le miserie della grandeur...

1941-2019 / In ricordo di Alberto Castoldi

La prima volta che mi sono imbattuto nel nome di Alberto Castoldi è stato leggendo un libro di André Chastel, La grottesca pubblicata nel 1989 in una collana di Einaudi oggi scomparsa, che conteneva saggi straordinari di Camporesi, Kafka e Calvino. Lo storico dell’arte francese lo citava. Non sapevo nulla di lui. Cinque anni dopo trovai in libreria Clérambault. Stoffe e manichini, che conteneva un saggio dello psichiatra francese, maestro di Jacques Lacan. Castoldi aveva scritto un ampio saggio di accompagnamento allo scritto di Gatian de Clérambault. Mi aveva colpito il taglio molto originale dello scritto. Poi era venuto un altro testo che mi aveva fatto scoprire definitivamente questo studioso: Il testo drogato, edito da Einaudi nel 1997, dedicato agli scrittori e alla droga, pagine illuminanti con un taglio davvero originale. Così avevo concluso che Alberto Castoldi era un autore da seguire, e perciò attendevo con interesse l’uscita dei suoi libri, come ho fatto negli anni seguenti prima di conoscerlo di persona. Era avvenuto in una conferenza dedicata a Italo Calvino, dove eravamo invitati entrambi come relatori. Mi colpì la sua persona e lo stile assertivo accompagnato a una...

Centenario / Sogno

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Primo Levi mostra che tutti i sogni sono un sogno unico, un'esperienza abnorme, che dura tutta la vita e la raddoppia. Il sogno è duplice, caotico e narrativo. Sigmund Freud distingue il lavoro onirico in due parti: gli elementi del sogno e il suo significato (Deutung). La verità sta nel sogno, ma la sua rivelazione è impossibile, Friedrich Nietzsche usa uno dei termini greci che stanno per “verità”: aletheia (disvelamento), termine che indica una verità evanescente, fessurata, abitata dal nulla. Freud parla di sovradeterminazione: il sogno appare magro e insignificante, eppure ogni elemento del sogno corrisponde a una molteplicità di pensieri del soggetto e ogni pensiero del soggetto...

Nella stanza d'analisi / La cura va a zig zag

L’onda è enorme, io sono piccolo, il mare è un deserto, una distesa d’acqua infinita, galleggio, non riesco a nuotare, sono paralizzato, anche se sono un nuotatore provetto. Sono solo, esito: riuscirò ad appoggiarmi al ritmo del frangente oppure sprofonderò negli abissi? Gli esseri umani che ogni giorno svaniscono nel mare nostrum penetrano nei sogni, dove le acque si mescolano, e l’angoscia della condizione migrante incontra la realtà psichica dell’io del sognatore.  A volte, ecco, quello che Jung chiamava un grande sogno, il rappresentare qualcosa che “dimostra che la psiche umana è in parte soltanto unica e soggettiva o personale: per l’altra parte invece è collettiva e oggettiva”. È un fenomeno di cui lo psichiatra svizzero aveva fatto esperienza diretta, quando, poco prima dello scoppio della Grande guerra, in un punto drammatico della propria esistenza, dopo la rottura con Freud e la separazione da Sabina Spielrein, immagini oniriche di un’Europa immersa nel sangue gli avevano fatto temere la follia.    La stanza d’analisi, situazione democratica e promiscua, si rivela così una sorta di stanza-laboratorio, un luogo potenzialmente “contro”, dove la psiche mette...

Una conversazione / Pierre Bourdieu. La violenza simbolica

Sergio Benvenuto – Nell’ambito del suo pensiero, Professor Bourdieu, lei ha elaborato il concetto di "violenza simbolica". Che cosa intende con questa nozione?  Pierre Bourdieu – La nozione di violenza simbolica mi è parsa necessaria per designare una forma di violenza che possiamo chiamare "dolce" e quasi invisibile. È una violenza che svolge un ruolo importantissimo in molte situazioni e relazioni umane. Per esempio, nelle rappresentazioni ordinarie, la relazione pedagogica è vista come un’azione di elevazione dove il mittente si mette, in qualche modo, alla portata del ricevente per portarlo a elevarsi fino al sapere, di cui il mittente è il portatore. È una visione non falsa, ma che maschera l'aspetto di violenza. La relazione pedagogica, per quanto possa essere attenta alle attese del ricevente, implica un'imposizione arbitraria di un arbitrio culturale. Per fare un esempio, basta paragonare – come si sta iniziando a fare – gli insegnamenti della filosofia negli Stati Uniti, in Italia, in Germania, in Francia, ecc.: si vede, allora, che il Pantheon dei filosofi che ognuno di questi tipi nazionali di insegnamento impone ai discenti è estremamente diverso e una parte dei...

"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è tutt’altro che facile, dato che di solito o si preferisce tacerne oppure si tende a nasconderlo dietro all’apparenza del neutro.     Nymphomaniac era non tanto un Bildungsroman sessuale (magari in forma perversa-pornografica) quanto il racconto di un desiderio femminile che emergeva attraverso due atteggiamenti diversi e incompatibili nei confronti della sessualità: quello di Seligman...

Lessico amoroso / Psicoanalisi in televisione

La tv generalista italiana offre, in media, uno spettacolo desolante. Cerchi il peggio e lo trovi, a tutte le ore: puoi andare sul sicuro. E tutto procede tranquillo e senza intoppi.  Capita poi che, per una sorta di svista, quasi un lapsus, in seconda serata, venga affidata una trasmissione a uno psicoanalista che ha rielaborato in modo personale l'eredità di uno dei grandi pensatori del Novecento: Jacques Lacan. Lo psicoanalista terrà alcune lezioni sull'amore in tv. Niente risse. Niente coppie più o meno scoppiate che litigano o piangono o si riappacificano o si mandano lettere. Niente ospiti sfatti. Niente nani e ballerine. Nessun orrendo servizio in stile Iene. Niente polemiche o attacchi. Niente toni sopra le righe.  Che cosa c'è allora? Psicoanalisi. Letteratura. Poesia. Filosofia. Lacan, Freud, Roth, Pasolini, Shakespeare, Hegel. E la parola di uno psicoanalista, Massimo Recalcati, che mostra di saper usare lo strumento televisivo senza dover banalizzare il proprio discorso. Che mostra un pensiero in atto. Da casa il pubblico segue. Non cambia canale. Si appassiona.    In una situazione come quella attuale, non solo televisiva, si dovrebbe gridare...

L'Idiota della famiglia / Un piccolo scarto

Una ridefinizione della libertà   In un’intervista rilasciata in un periodo coevo al lavoro sul suo Flaubert, Sartre fa riferimento a una profonda revisione del concetto di libertà rispetto alla sua enfatica celebrazione proposta nell’ontologia fenomenologica de L’essere e il nulla. Ne L’idiota della famiglia, come del resto già nella Critica della ragione dialettica, la libertà non è più pensata come pura trascendenza del soggetto, come potere di nullificazione, di nientificazione (néantisation) del «per sé». La libertà dell’esistenza non appare più come incondizionata, ma si trova castrata dalla presenza di «essenze storiche» che la precedono condizionandola inevitabilmente. La stessa formula capitale dell’esistenzialismo sartriano, ovvero «l’esistenza precede l’essenza» – teorizzata rigorosamente ne L’essere e il nulla e ripresa poi nella celebre conferenza titolata L’esistenzialismo è un umanismo – subisce una drastica riforma. Non esiste esistenza che non sia preceduta da essenze, non metafisiche ma storiche; non esiste esistenza che non appaia nel mondo se non determinata da concrezioni fatticistiche che la precedono e la attraversano. In questo...

"La mia vita non sono io" / Meditare la vita

Nonostante sia “mushotoku” ossia, secondo la definizione Zen, senza scopo né spirito di profitto, si parla spesso della meditazione a partire dai (molti) benefici psicofisici che è in grado di produrre in chi vi si dedica con una certa continuità; tuttavia tale approccio rischia di tradire il senso originario e decisamente più profondo di questa pratica che, come spiega con una prosa ispiratissima e a tratti poetica Chandra Livia Candiani, consiste piuttosto nel fare i conti con se stessi per provare, e non necessariamente imparare, a stare con quel che c’è:   “meditare non è cercare vie d’uscita ma piuttosto vie d’entrata. (…) Il mondo è pieno di persone che danno ricette per disfarsi di qualsiasi cosa ci opprima, per non sentire o entrare in un’illusione anestetizzante, la pratica della consapevolezza, invece, insegna a stare, a entrare in intimità con quel che accade, e il paradosso è che questa intimità è impersonale. Non restiamo invischiati nell’autonarrazione, l’intimità della meditazione è contatto con il tessuto dell’esperienza, con la percezione diretta e non mediata dai concetti” (p.58).   Si tratta di un passo molto denso, sul quale vale la pena di meditare,...

Nancy K. Miller : genealogie femministe / Le mie amiche geniali

«Finché continuerò a scrivere delle mie amiche, è come se riuscissi a trattenerle in vita, e trattenendo loro in vita, è come se anche io restassi viva insieme a loro. Continuiamo le nostre conversazioni, anche se forse sono io a parlare di più». Così Nancy K. Miller spiega la nascita del suo ultimo saggio, My Brilliant Friends. Our Lives in Feminism, uscito per la prestigiosa Columbia University Press: un libro vivace, ma toccante al tempo stesso, tra le cui pagine Miller convoca le amiche di una vita, ora tutte scomparse. Carolyn Heilbrun, Naomi Schor, Diane Middlebrook. Grandi intellettuali, scrittrici, accademiche, ma prima ancora donne, l’una inciampata nella vita dell’altra. Si tratta di donne tra loro differenti, ognuna con il proprio carisma e sensibilità; qualcosa che le accomuna però esiste, e riguarda quella testardaggine che ha convinto l’una a dare una possibilità alle altre, a concedersi reciprocamente del tempo e dello spazio. La stessa testardaggine con cui tutte hanno ricercato per sé un destino differente, un orizzonte alternativo a quello maschilista del tempo, del quale hanno denunciato le sopraffazioni, le ingiustizie, le repressioni subite.   Le nostre...

Sherazade, le biografie di Freud / Ingannare la morte

Nell'ultimo numero dell'annata 2018, l'International Journal of Psychoanalysis dà notizia della pubblicazione in Germania nel 2017, a cura di Gertie F. Bögels, del prezioso carteggio contenente le lettere inviate da Freud dal 1921 al 1939 a Jeanne Lampl de Groot, dapprima giovanissima candidata all'analisi (che iniziò a Vienna nel 1923) e poi figura di spicco della psicoanalisi internazionale. con cui Freud mantenne un rapporto di amicizia, esteso anche alle famiglie, molto intenso e diretto, nato da stima e simpatia immediate.  Nei prossimi mesi, sempre in Germania, uscirà un'opera, dal titolo Sigmund Freud:Seine Persönlichkeit und seine Wirkung, scritta da Erich Fromm nel 1959, tradotta in Italia da Newton Compton nel 1972 col titolo La missione di Sigmund Freud. Analisi della sua personalità e della sua influenza. Insomma, la produzione libraria sul tema della vita di Freud continua, negli intervalli liberi da opere nuove, con riproposizioni che dicono di un'attenzione e di una richiesta persistente di chi scrive e di chi legge.   Le biografie di Freud, e in generale tutte le notizie sulla sua vita mostrano nel tempo una singolare proliferazione. Forse nemmeno Cesare...

Desiderio / L’economia è psicologia o non è

Un articolo di Nicole Janigro su Doppiozero si intitola Quando l’economico è psichico. Non ho nulla da aggiungere al contenuto, che condivido in modo completo. Mi permetto solo una correzione al titolo. Quando l’economico è psichico sottintende che i fatti economici possano essere tutt’uno con quelli psicologici, oppure non esserlo. Penso si debba invece togliere il “quando” e affermare, semplicemente: L’economico è psichico. Anche più direttamente: L’economia è psicologia o non è. Il valore e il prezzo di un bene derivano dal fatto che lo desideriamo. E il desiderio – come ricordava Janigro – è un evento psichico. Lo studio dell’economia può esser diviso in due filoni: quello di Adam Smith che indica la via del libero mercato e quello di Karl Marx che propone un controllo statale dei mezzi di produzione, chiamato comunismo.    Facciamo una prima osservazione che riguarda la cronologia. L’economista scozzese vive nel settecento; quello tedesco nell’ottocento, con l’industrializzazione già in atto. Potremmo pensare che capisca meglio la modernità. Invece, nella post-modernità sembra che il libero mercato stravinca. Aggiungiamo una seconda osservazione. Dove è stato...

Intorno a Il desiderio dissidente / Il desiderio e la sua logica

In uno dei suoi ultimi racconti, The Crack-Up, Francis Scott Fitzgerald fa un’affermazione, destinata a incontrare, nel tempo, una grande fortuna, finendo per risultare tra le cose più note e citate dello scrittore americano. «Il segno di un’intelligenza di prim’ordine – scrive Fitzgerald – è la capacità di fissarsi su due idee contraddittorie senza però perdere la possibilità di funzionare». Un’affermazione che mi è sempre parsa capace di fissare la condizione minima per ogni pensiero che desideri misurarsi, in qualche modo, con il peso della contraddizione – lavorarci dentro, lavorare con essa, lavorarla. Porsi in un confronto serrato con la contraddizione vuol dire, innanzitutto, avere la capacità di individuarla, circoscrivere luoghi e tempi della sua maturazione, modalità e conseguenze del suo dispiegamento. Il che significa, per prima cosa, impegnarsi, «attraverso una dura fatica, un lavoro continuo» (E. Fachinelli, Su Freud, a cura di L. Boni, Adelphi, Milano 2012, p. 42) nell’interrogazione di tutta una serie di opposizioni sbrigativamente confinate nella forma deterministicamente cristallizzata di un dualismo che rende impossibile, o improduttiva, una qualsiasi loro...

La Gradiva / Casa Freud

Da quel che si osserva nella fotografia di Edmund Engelmann eseguita pochi mesi prima del trasferimento di Freud a Londra, il calco della Gradiva occupava una posizione di rilievo nell’ambiente destinato alle sedute. Appesa a destra della parete che costeggiava il lettino, era perfettamente visibile dal paziente che anzi, la osservava esattamente come se procedesse verso di lui. Gli veniva incontro. Freud, al contrario non poteva osservarla durante l’analisi poiché mentre ascoltava i pazienti il suo sguardo era rivolto alla parete opposta, quella da cui entrava la debole luce della finestra che si affacciava sul cortile interno.   Il calco posseduto da Freud, era stato preso da un bassorilievo ritrovato nella villa Palombara sull’Esquilino 74x 189 della prima metà II secolo. Nelle Indicazione Antiquaria del Braccio Nuovo del Museo vaticano, (Roma 1845) al n. 644 si legge: FRAMMENTO del più puro ed elegante stile, con cerimonia bacchica, accompagnata da danza, e da libazioni. La celebrazione dei Misterj Dionisiaci apparteneva alle sole donne in molte parti della Grecia. È da osservarvi la compostezza di queste sagre ballerine, Sono scolpite in marmo pentelico, e furono trovate...

Note sulla poetica di Claudio Parmiggiani / Dentro la tavolozza, la cenere…

Il trauma dell’opera: “urlo”, “incendio”, “Sfinge”   Non esiste opera d’arte che non sia in rapporto a un trauma, all’insistenza di un incontro che sovverte il nostro rapporto abituale con la realtà e che non si lascia dimenticare. Il reale del trauma impone lo scompaginamento dell’ordine della realtà. Il suo statuto è quello di un’alterità irriducibile che frantuma l’inquadramento simbolico del mondo. Allo stesso modo la forza poetica di un’opera d’arte resiste ad ogni tentativo ermeneutico di decifrazione; essa non può mai essere assorbita da una significazione univoca, definita, stabilita o da una traduzione ritenuta legittima, ma si spalanca anarchicamente a un universo plurimo di significazioni, ogni volta mai compiuto, inesauribile, intraducibile. Per questo la cifra ultima dell’opera d’arte per Claudio Parmiggiani è quella del silenzio e dell’enigma. Lo segnalava a suo modo anche Freud quando ricordava lo sfasamento e la sproporzione che sussistono sempre tra l’intenzione dell’artista e l’opera che essa realizza. Non a caso Parmiggiani ci ricorda che ogni opera d’arte resta un enigma innanzitutto per il suo autore il quale sta di fronte a ciò che ha creato come un uomo...

Il lavoro fa soffrire / Quando l’economico è psichico

Anna è giovane, e sempre bella, già sulla soglia intravedo una faccia tirata, pare rattristata, penso a un problema sentimentale, invece è patrimoniale. Anna è una collega, suo marito un libero professionista dagli introiti alternati, dai pagamenti sempre spostati, il mutuo è grande, il figlio piccolo, in banca non accettano dilazioni, a fine mese non si arriva, piange per la mortificazione, l’umiliazione di dover continuare a chiedere qualcosa che ogni giorno sudatamente guadagna. Riccardo è uno stagista, ma non è di Milano, dopo due mesi di lavoro ovviamente gratuito e con orari prolungati, chiede i buoni pasto, il capo alza il telefono e chiama un altro, da domani lui se ne può andare.  L’ospedale gode di buona fama, ma le infermiere protestano perché i turni notturni sono seguiti da quelli diurni, il che è illegale, ma soprattutto mette in ansia chi lavora in un reparto neonatale. Il budget non è stato raggiunto, la direttrice raduna tutti, fustiga e maltratta, e dato che questa è la sua guerra, le parole sono insulti da lanciare come pallottole.   Carlo scaraventa il computer in aria e abbandona la postazione, dopo l’ennesima richiesta di reperibilità. Erica medita...

Dare un nome alle vittime del Mediterraneo / I morti sono più eloquenti dei vivi

Mi giunge ora, domenica 20 gennaio 2019, un WhatsApp. Me lo invia una collega psicoanalista che da anni si occupa di trauma: “Aiutateci, presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando”. Il messaggio dice che queste parole sono state inviate alla Guardia Costiera alle 20:30 di oggi. Pare che su questa nave ci siano circa 100 persone, che assommate ai dispersi di questi giorni potrebbero portare le vittime a oltre 250.  Da alcuni anni ascolto richiedenti asilo che non dormono di notte, hanno incubi insopportabili, hanno paura, sono arrabbiate – in questo caso si tratta soprattutto delle donne –, mostrano i segni delle torture e le tumefazioni delle botte ricevute in Libia. La Libia di oggi, tutti lo sanno, maltratta, tortura, schiavizza, uccide, massacra e alimenta i viaggi della morte a pagamento. Nessuno fa nulla, ogni tanto se ne parla in televisione, troppo poco. È già accaduto settant’anni fa: gli aerei passavano sopra la Germania nazista, fotografavano i campi, nessuno ne parlava, gli alleati facevano finta di nulla, anche allora. Qualche voce, qui e là, ma ancora oggi, a settant’anni dal “male assoluto”, non è venuto fuori tutto. All’epoca però si sapeva chi...

15 gennaio 1914 / Etty Hillesum e la gratitudine

“Non sopravvalutare le tue forze interiori”, scrive Etty Hillesum in un passo del suo Diario (Adelphi, 2012). È la mattina del 10 marzo 1941. Il groviglio della sua anima, che non smette di interrogare, è groviglio che, al cuore, ha questo “sentirsi prescelta”, questo “dover diventare ‘qualcuno’” cui fa spesso ritorno. L’educazione spirituale passa, per la giovane ebrea che morirà ad Auschwitz, attraverso una profonda accettazione della propria “nullità”: io stessa, scrive, devo scomparire interamente, devo abbandonare il mio piccolo ego. La propria vita emotiva e intellettuale è messa in relazione con quella delle persone che, ai suoi occhi, appaiono “normali”; sa bene, tuttavia, che non le è dato comprendere nulla del mondo interiore di chi ha davanti. Del proprio, invece, conosce la bizzarra irrequietezza. “Perché devi saper fare qualcosa?” L’ambizione trattiene il suo dire, la vanità lo attorciglia. Etty Hillesum non porta soluzioni, le pagine del diario mostrano invece il continuo guardare alla propria posizione: dove sono?, sembra chiedersi in ogni parola che scrive. C’è un passo, in Vite che non sono la mia, in cui Carrère scrive: “la malattia, il terrificante approssimarsi...

Cosa significa essere umani / Uno, nessuno, centomila

Ma non eravamo uno, unitario, stabile e immodificabile? No, pare che ci siamo moltiplicati? Ma dov’è, o meglio dove sono, allora? Ma chi, di cosa parli? Di me, di te, di cosa vuoi che parli. Beh! Te, me, non è poi così facile stabilire dove finisci tu e comincio io. E il contesto, poi dove lo metti? E dove metti quello che siamo e facciamo senza esserne coscienti? Mi confondi e non ti seguo, mi inquieti! Smettila! Vedi, basterebbe che ti chiedessi da dove viene la tua inquietudine: da te, da me che ti parlo di queste cose, dal tuo inconscio. E dov’è l’inconscio? Non è mai stato possibile localizzarlo o localizzarli, perché di questi tempi c’è chi dice che ne abbiamo più di uno. Eh! Ma questo è un problema. E poi di cosa è fatto o sono fatti? Niente di materiale, pare. Accidenti, sempre più difficile. Come si fa a parlare di qualcosa di invisibile? Ma è vicino, lontano, dentro noi, fuori? Troppe domande in una volta sola. Ne basterebbe una per creare confusione, figurarsi così. Eh, sì; già per noi esseri umani è difficile fare i conti con l’invisibile, con l’immateriale e con tutto quello che è lontano. Siamo evoluti come specie umana avendo dovuto vivere o sopravvivere con una...