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Scienze

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Che fico!

  Ti prende di sorpresa. Dapprima pungente – come una barba soigneusement negligée – un poco acre, un poco tannico. Poi trasuda il dolce lattice che lo innerva. L’ora di canicola, in campagna, ha l’odore maschio del fico (ficus carica). Quello incontrato a Vignana, entroterra di Levanto, è il padrone dell’orto: con la cupola del suo pesante fogliame si impone sui pallidi ulivi, offre meditativo ristoro.     La lingua francese, distinguendo albero (le figuier) da frutto (la figue), accendeva poetiche femminine immagini in Francis Ponge (“Nous l’aimons comme notre tétine”, Comment une figue de paroles et pourquoi). Sarà anche per questioni di genere grammaticale se quest’albero antico mi fa invece pensare a un amante insaziabile, prorompente, vigoroso, prolifico. Spande i suoi semi con abbondanza: con facilità attecchiscono nel cemento fessurato, ai piedi di un altofusto, al mezzo di un cespo fiorito.   Tardivo nel metter foglia, mostra per lunghi mesi le nude braccia: dritte e lisce da giovani, intrecciate e contorte se, lontano da cesoie, sono libere...

Su Flatlandia

Ci sono libri sui quali il trascorrere degli anni deposita una patina opaca che ne altera la fisionomia autentica e ne spegne le originarie coloriture. Si tratta di un processo di offuscamento, di erosione, di abrasione del senso, dovuto alla cattiva memoria dei lettori e, soprattutto, alla loro miopia interpretativa. Flatland è uno di questi libri. Pubblicato nel 1884, caduto successivamente in un oblio quasi totale e riscoperto soltanto verso la metà degli anni ’50 del secolo scorso, lo “scientific romance” del reverendo Edwin Abbott Abbott viene letto per lo più come una favola geometrica condita con una satira non certo virulenta della società tardovittoriana, della quale si mettono alla berlina l’ossessione classista, l’ipocrisia e il conformismo.   In realtà, uno sguardo critico meno frettoloso può individuare, sotto questa apparenza superficiale, una fitta trama di altri temi che rispecchiano i vasti e multiformi interessi intellettuali dell’autore. Studioso di Shakespeare e di Bacone, predicatore, teologo, pedagogo all’avanguardia del suo tempo, Abbott fu anche anche assiduo...

La falena dell’Acheronte

Ad interessarmi, in quei primi anni, erano quasi solo le farfalle, intendo, le farfalle diurne, quelle che in gergo tecnico si chiamano “ropaloceri”, ovvero “antenne a clava”, essendo questa la caratteristica-chiave che le contraddistingue dalle farfalle notturne, le falene, quelle che hanno antenne di varia forma: filiformi, piumose, a pettine, e così via.   Erano solo le farfalle diurne, dicevo, quelle che mi ossessionavano quando uscivo con il mio retino a caccia: multicolori, bellissime, eleganti, furtive, astute, leggere, veloci. Ma attenzione, lettore: il mondo delle farfalle sensu lato comprende anche la ben più abbondante categoria delle falene che sono 10 volte più numerose delle farfalle. Al mondo vi sono quasi 170.000 specie di farfalle, ed il 90% di esse sono falene. In Europa, ad esempio, abbiamo meno di 500 specie di farfalle diurne su di un totale di 5000. Ma l’interesse per le falene era davvero minimo nei primi anni di ricerche ed esplorazioni per i prati ed i boschi del Biellese. Infatti, questi esseri sono spesso grigiastri, bruni, smorti, monotoni, scuri, pelosi, dal grande corpo e dall’...

“L’ordine complicato” di Yona Friedman

Pubblichiamo in anteprima un estratto del libro L’ordine complicato di Yona Friedman, in uscita presso l'editore Quodlibet/Abitare il 9 giugno, commentato per doppiozero da Manuel Orazi.  Il saggio è accompagnato da una serie di disegni realizzati da Friedman per illustrare e precisare, spesso con caratteristico humour, i concetti espressi nella scrittura.   L'introduzione e il primo capitolo (scarica il PDF)     L’ordine complicato. Come costruire un’immagine   Mentre l’Europa in guerra conosceva la massima espansione della Germania nazista, a Budapest il diciot­tenne Janos Antal Friedman poteva recarsi tranquillamen­te ad ascoltare la conferenza di un noto fisico tedesco:   Heisenberg era venuto a Budapest nel 1941 per tenere una conferenza a un seminario. Ero ancora alle superiori ma quel seminario era aperto al pubblico. Rimasi molto colpito, natural­mente […]. La mia carriera nell’ambito dell’architettura è stata influenzata dal mio approccio nei confronti della scienza e si basa sull’importanza fondamentale dei comportamenti e delle azioni...

Un fusto svedese

Fu a Parigi il primo incontro: alto, forte, aria decisa, portamento sicuro. Era svedese. Un sorbo svedese che svettava in fondo a un viale della Cité Universitaire. Da allora non me lo sono più levato dalla testa. Lo riconosco a colpo d’occhio anche quando compare nei rigogliosissimi, sin troppo curati, giardini dell’Inghilterra del Nord. In Italia è raro vederlo. Mi devo accontentare dei simili, più alla mano, sorbi montani (sorbus aria) detti anche farinacci.   Lo svedese (sorbus intermedia) si distingue dall’autoctono per un dettaglio non trascurabile delle foglie. Caduche in entrambi, ovoidali e picciolate, di colore verde scuro in superficie, grigie e tomentose nella lamina inferiore. Ma l’elegante scandinavo invece che seghettate le porta lobate: per ogni lamina si contano fino a quindici lobi regolari, seppure poco profondi. Albero dal fusto eretto, dalla chioma folta e globosa, si è diffuso come essenza ornamentale per l’effetto estetico garantito e per la rustica tempra.   A maggio i fiori bianchi riuniti in corimbi ne accrescono l’appeal. Ma il culmine della loro bellezza è...

Appunti di un lepidotterologo

Molti decenni sono trascorsi dal momento in cui presi coscienza che le farfalle, questi delicati insetti – simbolo estremo di ogni metamorfosi – che nella loro esistenza si trasformano incredibilmente da “vermi” a stupendi arcobaleni volanti, erano davvero la raison d’être delle mie lunghe giornate all’aperto in quelle memorabili e interminabili estati dell’infanzia.   In effetti, al contrario delle rare giornate in cui oggi mi immergo nella natura - che si concludono velocemente (e con gran pena) in poche ore - chissà perché quei giorni gai d’infanzia non finivano mai. Parevano non finire mai neppure le estati, almeno nella loro prima parte (l’ultimo mese viaggiava alla velocità della luce): la mia percezione del tempo allora era quasi certamente alterata dall’entusiasmo giovanile, segno che, in fondo, il tempo non esiste se non nella nostra immaginazione ed interpretazione di ciò che avviene intorno a noi.   Ebbene, a quei tempi vivevo a Vallemosso, nel Biellese, paese tessile incassato in una stretta valle, ferito gravemente dall’alluvione del Novembre 1968....

Relazioni pericolose

“Prepotente” e “feroce”, “furia della natura, dolcissima”: così Pier Paolo Pasolini nella Religione del mio tempo. Ti conquista, infatti, con cascate di colore, lilla rosa o bianche, con un profumo di rosolio e confetti. Ma se gli dai un’unghia il glicine (wisteria sinensis) ti prende l’intero braccio. Di balcone in balcone sale sulle facciate di grigi condomini, corre lungo ferrose recinzioni. Ogni frasca, ogni pur minimo appiglio è un trampolino, una base di lancio per scalate vertiginose.   Liana che si fa albero sugli alberi, ladro di forme e di respiri, opportunista e approfittatore, ostinato e invasivo, ha la meglio sul più tenace degli infestanti, sul più vigoroso dei sempreverdi, con un lussureggiare di grappoli sensuali che strappano ammirazione e consenso.   Se il glicine sfugge al controllo, non te ne liberi più. Tanto rampa verso l’alto con la sinuosa ramificazione, quanto i fittoni radicali s’allungano sotto terra rispuntando dove meno te li aspetti con nuovi getti pronti ad abbarbicarsi al sostegno più vicino. È negli incolti che il suo...

Quando il nero si vede bianco

  Tra i privilegi di chi svolge un’attività fuori dall’orario di ufficio vi è quello di poter viaggiare sui mezzi pubblici stando comodamente seduto, senza essere stipato come una sardina. Di questo privilegio anche il nostro sguardo ne trae giovamento, perché può spaziare liberamente all’interno della vettura e posarsi su ciò che al momento meriti attenzione. Qualche giorno fa, durante la traversata della città in tram, il mio sguardo vagante venne attratto da una coppia di indumenti identici, indossati da un ragazzo e da un uomo adulto, il cui tono colloquiale lasciava supporre fossero padre e figlio. Si trattava di due giubbotti di cotone cerato, molto di moda quest’anno, ai quali, in pendant avevano accostato entrambi un paio di scarpe anch’esse di vernice nera lucida. Per chi vive nelle grandi metropoli, sono sempre più frequenti le occasioni per registrare quanto la moda plasmi e modifichi non solo il comportamento degli adolescenti ma anche degli adulti, al punto da non riuscire più a distinguere, in molteplici circostanze, gli uni dagli altri. Ma in verità il mio sguardo...

Strategie erotiche

Giocano d’anticipo gli aceri rossi e gli aceri saccarini. Sono i primi a fiorire sul finire dell’inverno, prima delle chiassose gialle forsizie, segno certo della primavera. Sanno che i loro minuscoli corimbi non possono rivaleggiare con le corolle di seta dei fruttiferi o con quelle carnose e sensuali delle magnolie. La loro strategia amorosa punta perciò sul tempo: sin dalla fine di febbraio concentrano tutto il loro potere attrattivo nei numerosissimi, microscopici stami rossi. Devono garantirsi l’impollinazione offrendo agli insetti un primo dolce bottino: attaccati alla corteccia, stretti in gruppi, i fiorellini richiamano anche il nostro sguardo. Difficile in questo periodo dell’anno distinguere un acero rosso dal parente con cui spesso si ibrida e che gli americani chiamano silver maple (acer saccharinum). Da lontano, rami nudi alonati di sanguigna sono indizio d’acero saccarino; se la matita vira verso un intenso cremisi è più probabile si tratti di acero rosso. Ma solo un’osservazione ravvicinata può fugare i dubbi: cinque petali, cinque sepali, due stili allungati, seppure in miniatura, fanno la differenza...

Nocciolo sposato alla Vitalba

Avete visto gli orecchini dei noccioli? Sui rami nudi, i pendenti d’un giallo paglierino ornano ogni frasca. Ondeggiano a coppie, i più vanitosi anche a tre o a quattro, allungandosi ben oltre i dieci centimetri d’ordinanza. Non possono passare inosservati nei giorni di fine inverno, quando alberi e cespugli intirizziscono agli ultimi freddi. Sono le infiorescenze maschili del corylus avellana, il nocciolo nostrano diffusissimo nei boschi e nei parchi cittadini. Allo sguardo frettoloso di chi non sa cogliere a terra, tra le foglie secche, i primi azzurri di pervinche e anemoni, annunciano il prossimo cambio di stagione. Sui filamenti centrali girano minuscoli petali con antère dal lieve profumo di miele. Spugnosi al tatto, nel giusto momento della maturità diffondono al vento nubi di polline dorato. Difficile invece soffermarsi sulle assai modeste infiorescenze femminili: simili a gemme, come unico sfoggio hanno in dote un ciuffetto rosso appena visibile. Ma da qui si sviluppanno i frutti golosi. Aerei, sospesi tra i gialli pendagli dei noccioli sorprendono lo sguardo i batuffoli grigio argentei della vitalba in livrea invernale. Sono i...

Macchine

Quella della macchina è stata una delle due grandi metafore dell’opera d’arte nel secondo dopoguerra. (L’altra è quella del corpo, dell’organismo vivente). L’opera come macchina produttrice di senso, è un’immagine cara allo strutturalismo e alla semiotica: macchina il testo letterario (la “macchina pigra” di cui parla Eco in Opera aperta), ma anche, per estensione, l’opera d’arte visiva, il quadro, la scultura. Quest’ultima, a sua volta, riannodando i fili delle avanguardie storiche, dal Futurismo al Costruttivismo, nel corso degli anni Cinquanta si trasforma in macchina vera e propria, congegno con parti mobili o in movimento. È la grande stagione dell’arte cinetica, dagli automi sferraglianti di Tinguely ai dispositivi raziocinanti e tecnocratici dei vari collettivi di artisti europei. Un paio fra questi ultimi sono italiani: il Gruppo N di Padova, il Gruppo T di Milano. Le città di provenienza, trattandosi di ricerche fra arte e tecnologia, sono tutt’altro che indifferenti: dietro la geografia artistica, si intravede la geografia economica del boom di quegli anni...